Oggi ricevo da Stefano un post filosofico! Si perché il dilemma fra realtà e senso comune è stato affrontato dai filosofi di ogni epoca. Per Aristotele esso è l’atto percettivo che fonde in unità i dati dei vari organi di senso, riferendoli all’unico oggetto da cui sono determinati. Unità delle sensazioni singole, la «sensazione comune» accompagna ogni esperienza sensibile in quanto ne rappresenta l’autoconsapevolezza. In epoca moderna, da Kant a Hegel a Marx il senso comune è definito più un “sapere immediato” piuttosto che una vera forma di conoscenza. Quindi gli oggetti reali, esistenti al di fuori della mente, corrispondono alle rispettive rappresentazioni mentali? Il senso comune è un istinto originario con cui la mente umana riconoscerebbe in maniera intuitiva e immediata i principi fondamentali della conoscenza? Ma per riflettere su queste ed altre domande vi lascio al post di Stefano:
La realtà che ci circonda è veramente reale o è solo apparenza?
Analizziamo con calma i vari aspetti: ciò che ci circonda viene percepito dai nostri organi di senso e viene trasferito al cervello tramite impulsi elettro-chimici, dove poi verrà recepito, elaborato ed in seguito ricordato. La prima conclusione è che ciò che “entra” nel nostro cervello non è la realtà, ma una sua rappresentazione costituita da una serie di impulsi generati dagli organi che il nostro cervello interpreta come: luci, colori, suoni, calore, sapori, odori… eccetera, ma sono solo impulsi eletto-chimici, non sono certo la realtà che “entra” nel nostro cervello. È come una televisione che rappresenta la realtà, ma che non è certo tale. La pietanza deliziosa mostrata nella “Prova del Cuoco” non la puoi assaggiare. È ovvio, inoltre, che se il segnale/rappresentazione della realtà viene falsato già in partenza, in qualche maniera, dagli organi di senso, ecco che poi la rappresentazione è sempre meno reale. Se per esempio gli occhi sono ipovedenti perché miopi, presbiti… oppure non percepiscono bene i colori perché daltonici, la realtà “visiva” che appare dell’ambiente circostante è diversa e soggettiva. Se invece un altro individuo ha gli occhi particolarmente sensibili e “perfetti” il suo rosso acceso apparirà addirittura fastidioso, quando invece per il daltonico quel rosso è solo una diversa sfumatura di grigio o di beige. Ma chi stabilisce quale realtà è più reale? E la visione a scacchetti di una mosca è meno reale? Per la mosca il mondo è fatto così e lei interagisce benissimo col suo mondo, sa muoversi con estrema precisione nel suo mondo a scacchetti. E la realtà dell’ambiente percepita dagli eco del sonar di un pipistrello? E la realtà olfattiva di un cane, al quale gliene frega molto marginalmente delle forme e dei suoni? Qual è la realtà vera? Quella degli strumenti atti a misurare le varie proprietà dell’ambiente? Per me no! Sono solo strumenti inventati dall’uomo e sugli standard dei sensi umani. Una mosca avrebbe inventato un rilevatore di luce a scacchetti, un cieco pipistrello, invece, non avrebbe mai inventato un rilevatore di luce. Ci sono animali che vedono gli infrarossi o gli ultravioletti, altri che sentono gli infrasuoni o gli ultrasuoni… la loro realtà è più corretta o più sbagliata della nostra?
Poi c’è l’interpretazione che ne dà il cervello, perché i cervelli non sono tutti uguali. Il cervello di un neonato, per esempio, non ha esperienze per cui quegli stimoli elettro-chimici devono essere interpretati ex novo: arriva uno stimolo visivo da parte di un oggetto che si muove davanti a lui, il bimbo allunga la mano e tocca l’oggetto… lui realizza quindi che a quello stimolo corrisponde un oggetto a portata di mano, oppure fuori portata eccetera. Sente la voce della mamma, ne annusa l’odore e ne vede il volto lui sa che alla mamma corrisponde la pappa, il calore e la protezione… quindi la mamma sarà bellissima, anche fosse la donna più brutta del mondo. Qual è la realtà più vera, quella della donna bellissima o quella della donna bruttissima? In questo caso la valutazione deriva dalla cultura che ogni cervello ha sviluppato autonomamente. L’interpretazione, da parte del cervello, degli impulsi elettro-chimici è soprattutto culturale. A me capita spesso di vedere una donna che ritengo bella, poi la conosco, mi sta antipatica ed automaticamente diventa brutta per me, le trovo ogni difetto estetico. Viceversa incontro una donna che ritengo brutta, ma poi mi risulta solare e simpatica, di colpo diventa attraente. Mi fanno un po’ ridere quelle discussioni in cui ognuno afferma la propria verità e cerca di avere ragione ad ogni costo. Mentre più probabilmente hanno ragione entrambi o nessuno dei due.
E quando si sogna? Il cervello auto genera la sua realtà, ci sono impulsi elettro-chimici che si muovono all’interno del cervello e che vengono interpretati nello stesso identico modo della “realtà” per cui, per il cervello, realtà e sogno sono la stessa identica cosa. È solo perché ce lo hanno insegnato che la mattina lo valutiamo come sogno, e quindi non reale, ciò che abbiamo vissuto di notte, è la nostra cultura.
E l’immaginazione? E i ricordi? Vi propongo un semplice esperimento: provate a ricordare un film che vi è piaciuto particolarmente e che avete visto l’ultima volta diversi anni fa, provate a ricordare una o più scene significative. Poi scaricate il film e riguardatelo… potrei scommetterci che il vostro ricordo sarà diverso da quelle scene a cui assisterete, vi sorprenderete che i personaggi hanno espressioni diverse, dialoghi diversi, colori diversi, anche angolazioni della ripresa diversa. Eppure il film è sempre quello. La registrazione di quel film non può cambiare, ma il vostro ricordo sì… perché? Siete sicuri che i vostri ricordi, anche i più cari, rappresentino la realtà dei fatti accaduti all’epoca? O che invece non siano paragonabili ad un sogno. Ad una diversa interpretazione di stimoli elettro-chimici, facilmente manipolabili dal cervello. Quindi il nostro passato esiste o no? O per lo meno esiste per come ce lo ricordiamo? Sono così attendibili i testimoni di un delitto?
