Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
“Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.” Da Berlino e Parigi ritorno alla realtà, Corriere della Sera, 26 agosto 2003, p. 1
Non so se avete già avuto modo di leggere queste affermazioni di Tommaso Padoa Schioppa , ministro dell’economia del governo Prodi nel 2007, convinto europeista e sostenitore della moneta unica. Sono affermazioni agghiaccianti perché traducono in pratica quello che da lì a pochi anni (eravamo nel 2003), l’adozione dell’euro e governi ultra-liberisti di destra ed estrema destra, avrebbero permesso di realizzare nel nostro Paese. Perché per chi ancora non l’ha capito in Italia da decenni si sta lavorando ad una distruzione sistematica dello stato sociale, i cosiddetti diritti costituzionalmente garantiti, tanto odiati dalle élite industriali e finanziarie mondiali : abolizione dell’articolo 18, job act, Fornero, tagli lineari a scuola, sanità, … UN SOGNO CHE SI È REALIZZATO PER QUESTI PERSONAGGI, RIPORTARE L’INDIVIDUO (CIOÈ NOI PERSONE COMUNI) AD UN CONTATTO DIRETTO CON LA DUREZZA DEL VIVERE!
Padoa Schioppa diceva: “l’Europa si è fatta seguendo un metodo che si potrebbe definire col termine di dispotismo illuminato – procedura perfettamente legittima, ma ancorata al metodo democratico solo per l’esistenza della democrazia all’interno degli Stati, non da un processo democratico europeo. Si può dunque parlare di democrazia limitata.”
Bene, chi ha concepito l’UE con siffatte idee è portatore (in) sano di principi eversivi nei confronti di qualsivoglia democrazia, ESSI lo fanno per noi, per il nostro bene dobbiamo tornare ad essere schiavi.
Scelte politiche che hanno portato l’Italia ad avere una sovranità limitata- definite perfettamente legittime – al punto tale che non c’è alcun margine di manovra all’interno di un contesto dove le finanziarie vengono scritte sulla base di risorse e riforme imposte dall’esterno.
E quindi, che fare? Intanto dare il giusto peso alle parole, chiunque vada in tv a parlare di lotta all’evasione, tagli agli sprechi, reddito minimo garantito, ma anche “cambiamenti climatici e impatto antropico”, ecc. ecc. ecc. secondo voi sta continuando a realizzare il programma di governo del buon Padoa Schioppa o invece sta dalla nostra parte di semplici cittadini bisognosi di lavoro e tutele statali?
Oggi più che mai il nuovo fronte delle riforme anti-umane è globale, ci dicono che il Pianeta è in pericolo e quindi : 1) È necessario ridurre la natalità anche in Africa o Asia. 2) In Europa e America è invece necessario aumentare la mortalità via drastico abbassamento della qualità della vita e introduzione di pozioni magiche dagli effetti non meglio definiti. 3) Il Pianeta e le sue risorse limitate con tutte le strampalate ricette per salvarlo può diventare quindi una nuova e potentissima arma in mano ai turbo-capitalisti che governano il mondo. Per ESSI noi siamo solo mandrie da sfruttare o da mandare al macello, ma ESSI non sono affatto così complicati da nascondere le loro intenzioni dietro chissà quali complotti. Anzi è tutto alla luce del sole, i lacchè che parlano a loro nome o sono semplicemente stupidi, o sono sfacciatamente sinceri, comunque in entrambi i casi dicono con chiarezza che il problema siamo noi e bisogna continuare a togliere diritti per sostituirli con privilegi da dare ai loro padroni. Ormai siamo arrivati al punto che il diritto da togliere è l’esistenza stessa, noi siamo il problema è ESSI (per salvare il PIANETA certissimissimamente) vogliono avere in mano il bottone da schiacciare nel momento in cui non siamo più sfruttabili. Questo è purtroppo, noi torneremo contare qualcosa solo quando la menzogna verrà respinta con repulsione immediata appena ce la troveremo di fronte. E qualsiasi persona la incarni al momento, sia esso medico, scienziato o politico o magnate illuminato, essa ha sempre la stessa faccia e parla con un’unica voce, è davvero difficile non riconoscerla sotto la maschera se si vuole aprire gli occhi. Noi possiamo diventare nuclei di verità e la menzogna con cui ci hanno soggiogato tornerà ad essere solo un’ombra fuggevole destinata a scomparire nella nuova luce.
Petrarca evidenzia la sua disapprovazione per la politica interna dei Signori italiani, in cui s’individua la prima causa della difficile situazione della nazione. Faccio mia la sua invocazione per evidenziare che oggi come ieri la politica è fatta di mercenari senza dignità alcuna pronti a svendere la nazione ad interessi esteri.
Il canto apre con un’invocazione all’Italia stessa (v. 1: “Italia mia”), simboleggiata dai tre principali fiumi della Penisola (il Tevere, l’Arno e il Po, vv. 5-6) e di cui si compiangono le ferite “mortali”. Segue addiritttura un’invocazione a Dio, affinché intervenga per migliorare la situazione della nazione “sacra”.
Il piano del ragionamento del poeta è duplice: da un lato, ritornano le accuse di negliglenza, corruzione e disonore contro i prinicpi italiani; dall’altro riemerge l’idea della morte incombente – uno dei temi cardine di tutto il Canzoniere – che dovrebbe invitare i regnanti e prestare più attenzione alla loro vita dopo la morte e alla loro condotta terrena. Si tratta di un vero e proprio memento mori (esperessione latina che significa: “ricordati che devi morire”), che si collega sia alla polemica politica sia al ricordo della grandezza passata dell’Italia. Tutti problemi di ieri e di oggi, la condanna di un popolo e una terra destinata ad essere in mano a persone mediocri, eppure tale è la grandezza celebrata dal Petrarca per la nostra terra che a distanza di secoli ancora è viva la speranza di un riscatto.
Il congedo: la “pace” per la penisola (vv. 113-122)
Pace, essere esempio e messaggeri di pace, questa è la vera missione di ogni popolo in grado di realizzare già su questa terra un paradiso mai compiuto.
Quando pensate alla città di Fabriano certamente vi viene in mente la cartiera il cui marchio porta il suo nome. Ma pochi sanno che le origini della produzione della carta sono proprio nel piccolo paese di Pioraco, circondato da boschi e ricchissimo d’acqua! La carta veniva prodotta in questi luoghi già a partire dal 1300 e ancora oggi qui c’è una della sedi della cartiera di Fabriano.
Il fiume potenza attraversa l’abitato
È un paese situato su un altipiano e circondato da montagne ricche di boschi. L’ambiente naturale e l’impatto antropico limitato lo rende un posto adatto sia a chi vuole trascorrere una vacanza rilassante, sia a chi ama passeggiare o fare sport.
La gola li vurgacci
È possibile attraversare la gola li vurgacci direttamente dal centro del paese, dove il fiume in piccole cascate scende fino alla cartiera.
Incontrerete facce di mostri scolpite nella roccia e ponti di legno che vi permetteranno di attraversare la gola senza difficoltà.
Purtroppo il terremoto ha colpito questi luoghi, ma la loro bellezza e la tenacia degli abitanti ha impedito la spopolazione. Anche per questo ne parlo, ho passato un fine settimana con il camper a Pioraco e ho constatato con piacere che è davvero tanta la gente che sceglie di passare il tempo in questa bellissima valle. Dove non arriva lo Stato ognuno di noi può contribuire ad aiutare, per tenere a galla micro economie che si reggono su equilibri precari, ma che hanno potenzialità per riprendersi che vanno valorizzate. Andate a Pioraco e ne rimarrete soddisfatti!
Molti aanni fa ho fatto anch’io la strascialsta con Stefano e posso assicurarvi che ciò che dice è tutto vero. Fra l’altro quest’estate ha avuto molta risonanza nei media locali il racconto postato da un anconetano che ha avuto l’idea di dare Passetto Portonovo a piedi e a nuoto, cioè solo una minima parte della strascialata di cui parla Stefano.
Post ddi Stefano
La Strascialata
Purtroppo è finita l’estate, io amo il mare e d’estate cerco di andarci il più possibile, inoltre c’è un appuntamento al quale proprio non posso rinunciare e che ogni anno, e fin quando le forze me lo consentiranno, continuerò a rispettare: la Strascialata. È il nome che le ho dato io in anconetano (il mio dialetto) e significa una cosa molto faticosa, sfinente, a volte inutile, devastante per il fisico… in effetti, quando termina sono molto stanco, ma felice e soddisfatto per avercela fatta ancora una volta. Vivo ad Ancona nella riviera del Conero, in quel tratto di costa adriatica da Trieste al Gargano più bello e a mio giudizio secondo solo al Gargano. Questo tratto di circa 20 Km, caratterizzato da un’alta costa con all’apice proprio il Monte Conero a 572 metri di altezza a picco sul mare, è di una varietà e di una bellezza uniche. Le sue numerose spiagge e spiaggiole non sono tutte facilmente accessibili alla balneazione, alcune sono raggiungibili solo attraverso ripidi sentieri ed altre solo via mare, altre addirittura vietate per il pericolo di frane. Il mio tributo annuale per esprimere l’amore che nutro per la “mia” costa è appunto “La Strascialata”, ovvero il percorso che compio lungo la costa. Lo percorro una volta all’anno ad agosto, a piedi, a nuoto, saltando da un sasso all’altro, da uno scoglio ad un altro, arrampicandomi, eccetera. Parto dal parco di via Panoramica di Ancona, dove una stradina scoscesa, ma agevole e pavimentata, porta alle “grotte” del Cardeto, sulla spiaggia un po’ scogliosa e un po’ cementificata della Grotta Azzurra, per raggiungere poi da lì la destinazione finale, il porticciolo di Numana: in tutto, impiego circa 8/10 ore. Equipaggiamento: cappellino, costume, occhiali da sole, scarpacce sportive alla fine della loro carriera, zainetto con borraccia e sacchetto impermeabile con cellulare, un documento e qualche soldo. Lo spirito è quello della passeggiata, non ho nessun record da stabilire: se sono stanco mi riposo, se vedo un bel mare trasparente faccio il bagno, se ho sete bevo, se ho fame mangio… Di solito cerco di partire verso le sette di mattina e, quando sono lì, sinceramente, mi vergogno un po’ a spogliarmi di quasi tutto proprio al centro di un quartiere ricco e residenziale, ma tant’è… comunque mi affretto e corro giù per lo stradello tra gli alberi, tanto a quell’ora si incontrano solo quelli che portano a passeggio il cane, ma io saluto tutti educatamente per fingere una disinvoltura che in quel momento non ho. Finalmente raggiungo il litorale dove stare in costume è normale. Guardando verso nord noto il muro che delimita il Cantiere Navale di Ancona, subito lì dietro c’è il Porto ed ancora più verso Nord/Ovest cominciano gli “spiaggioni” che, con poche variazioni, arrivano fino a Trieste, ma la mia destinazione è a Sud/Est. Da poco è sorto il sole che illumina le “grotte”. Queste sono circa 500 disposte in vari raggruppamenti, per lo più belle e curate, dai cancelli di legno variopinti. Nate come ricoveri per le barche dei pescatori e scavate a mano nella falesia dalla metà dell’800 agli anni ‘60 del ‘900, rappresentano per molti anconetani la casa al mare, con all’interno una cucina, alcuni mobili e di solito una grande tavolata: sono una realtà unica al mondo. Dopo una breve discesa tra gli scogli, devo subito tuffarmi per attraversare il breve tratto davanti alla Grotta Azzurra, di origine naturale: questo primo bagno nel fresco del mattino mi disturba un po’ perché sono freddoloso, ma è breve, giusto un paio di metri di acqua. Da lì risalgo sugli scogli resi scivolosi dalle alghe o pieni di piccole cozze taglienti chiamate in anconetano “moscioli”, poi altro breve tratto a piedi stando sempre attento a non scivolare sugli scogli più pericolosi, quelli del bagnasciuga ricoperti dalle alghe.
Seggiola del papa, Passetto Ancona (fonte Pixabay)
Altro mini bagno obbligatorio: dove la falesia finisce a picco nel mare non c’è alternativa. Arrivo ad una corta spiaggia di sassi grossi misti a scogli, nella zona del “Quadrato”, poche scalette fino al litorale cementato delle Grotte del Passetto proprio davanti alla “Seggiola del Papa”, piccolo faraglione che si erge sul piano scoglioso fuori dall’acqua. Guardando in alto sopra le rupi, “Ripe” per noi, si scorgono villette e palazzine in posizione panoramica e l’Ospedaletto dei bambini, dove è nato mio figlio e la maggior parte degli anconetani. In questo punto, anche se non appare evidente, sono nel centro storico della città! Proseguo sulle piattaforme di cemento con le “Grotte” alla mia destra fino a trovarmi sulla spiaggia di sassi posti lì artificialmente per volontà di un vecchio sindaco e a raggiungere l’imponente ascensore degli anni ‘50, appoggiato alle ripe ed alla grande scalinata monumentale di epoca fascista che scende dal Monumento ai Caduti nel quartiere del Passetto, uno dei più belli di Ancona. Poco dopo e sotto i due stabilimenti su palafitte, c’è la prima barriera artificiale: una rete che vorrebbe impedirmi di proseguire su un piano scoglioso, dove andavo sempre da bambino, che non ha mai rappresentato un pericolo per nessuno: la aggiro senza problemi. Sempre attento a non scivolare devo affrontare un altro mini bagno per arrivare all’altra lunghissima sequenza di grotte artificiali che stanno sotto la Piscina Comunale sovrastante le ripe. Salutati alcuni simpatici “Grottaroli”, devo scendere dalle rocce e tuffarmi per una breve nuotata fino ad una spiaggia prima rocciosa e poi di piccoli sassi, posto meraviglioso con formazioni scogliose lunghe in mezzo al mare. Percorso vario di rocce, sassi e spiaggette fino alle poche grotte artificiali sotto il quartiere di “Pietralacroce”, dove arrivano un paio di sentieri chiamati “La Scalaccia”. Proseguo mentre il caldo si fa sentire, ma tanto subito bisogna fare un altro tuffetto fino ad una spiaggetta selvaggia e poi rocce e poi altre spiaggette di sassi fino alle altre poche grotte sotto la località de “La Vedova”, le ultime che si incontrano. Un Grottarolo mi chiede “Da dove vieni?”, “Dalla Grotta Azzurra”, “Portonovo?”, “No, Numana!”, mi guarda ammirato mentre annuisce: “Vuoi dell’acqua?”, “Grazie ce l’ho.”. Il posto è selvaggio ed inaccessibile, un continuo di rocce e scogli da superare con difficoltà, interrotto solo da qualche piccola spiaggetta. Quello che cerco sempre di intravedere da lontano è il mio primo traguardo: “Il Trave”. È una formazione rocciosa peculiare larga 5 metri che parte da un piccolo promontorio e si allunga in mare per chilometri, ma, dopo poche centinaia di metri, scende sott’acqua: è il posto d’eccellenza per pescare i “moscioli”, io lì ne ho presi a tonnellate! Prima di arrivare alla chilometrica roccia bisogna fare una lunga nuotata che parte da una spiaggia di sabbia fino a superare il promontorio; inoltre, per arrampicarsi e scavalcare il Trave, occorre che il mare sia calmo e oggi lo è, altrimenti non sarei partito, non mi ci frega più!
Spiaggia di Mezzavalle veduta dal Belvedere Nord (Monte Conero) Foto da Flickr
Sono passate circa 2 ore e mezza ed ora devo percorrere la lunga e frequentatissima spiaggia di Mezzavalle, raggiungibile da due ripidi sentieri che partono dalla strada che conduce a Portonovo. Approfitto della doccia pubblica per ricaricare la borraccia, mi ci vuole un’altra ora ed un altro fastidioso percorso su rocce scivolose con l’acqua alle cosce per arrivare finalmente alla Baia di Portonovo nella zona del “Molo”, qui sopravvivono ancora pochi “capanni” di legno che hanno la stessa funzione delle “grotte”. Qui il fastidio invece è rappresentato dai milioni di persone/asciugamani/ombrelloni/lettini tra i quali devo fare lo slalom, ma è ora di fare merenda e mi riposo con un bel gelato in mano. Riprendo lo slalom, oltrepasso il piccolo molo artificiale e giro intorno all’ex “Fortino Napoleonico” ora ristorante di lusso, fino alle Terrazze in cemento ed a due “brutte” spiagge di sassi grossi che sarebbero belle, ma l’uso che se ne fa le imbruttisce, l’ultima è usata come ricovero barche. Quando ero bambino, questa zona era più bella con i suoi capanni, fatti poi togliere in seguito ad infinite polemiche. L’insenatura finisce con la “Torre di Guardia” sempre di epoca napoleonica, affascinante villa sul mare a forma di torretta di avvistamento e di proprietà di una famiglia di ex nobili anconetani, ora B&B. Sulla mia destra in alto incombe Lui, il verde Monte Conero. Percorro, scavalcando corpi distesi al sole, l’altra frequentatissima e lunga spiaggia di Portonovo zeppa di ombrelloni e raggiungo finalmente la millenaria Chiesetta Romanica, purtroppo nascosta dagli alberi, me la lascio sulla destra per affrontare un’altra baia di grossi sassi che diventano massi da scavalcare davanti allo scoglio della “Vela”: un imponente faraglione alto una decina di metri a cinquanta metri dalla riva. Ci sono affezionato, ci facevo i tuffi da ragazzo, ma ora devo affrontare la prima arrampicata seria, ci sono anche delle corde per aiutarsi, ma io ne faccio volentieri a meno, poi ci sono un paio di passaggi vertiginosi, da lassù si ammira tutta la baia che ho percorso fino al Trave, è un panorama che a volte mi godo anche d’inverno, ma davanti a me c’è la Spiaggetta, la Mia Spiaggetta, piccola, deliziosa, bianchissima, delimitata da scogli lunghi in mare, frequentata da nudisti. Credo si chiami “Sassi Bianchi”, appunto, qui un rilassante bagno è d’obbligo, l’acqua è limpidissima e sono proprio sotto il Monte, continuerò a girargli intorno fino ai Sassi Neri, ma c’è ancora un sacco di tempo… Rimetto zainetto e scarpe e via per il massacrante e lungo lido di sassoni e scogli vari fino alla Spiaggia dei Gabbiani, nel percorso ci sono un paio di passaggi pericolosi su roccia scivolosissima alla base di placche bianche, anni fa erano anche decorate con dei moderni dipinti rupestri, ormai scoloriti dal mare e dal sole. Bisogna fare molta attenzione per non cadere. Tra una placca e l’altra incontro una decina di capre che vengono giù direttamente dal Conero, unici esseri viventi terrestri presenti in quella zona impervia. Il mare è azzurrissimo, peccato sia pieno di centinaia di barche, gommoni e kayak, ma la bellezza del posto è unica. Prima di raggiungere la Spiaggia perdo l’equilibrio, cado e mi ferisco una coscia, un gomito ed un pollice… ci sta! Non è mai capitato che faccia tutta la Strascialata indenne, qualche anno fa stupidamente sono partito con il mare “poco mosso” secondo il “meteo”, il risultato è stato che ci ho messo 2 ore di più del solito ed ho collezionato svariate ferite, inoltre un’ondata mi ha strappato e fatto perdere gli occhiali… da sole e da vista! La Spiaggia dei Gabbiani è una delle più belle ed è frequentata, anche troppo, da gente che ci arriva via mare. Mi devo preparare per una lunga nuotata fino alla Spiaggia delle Sirene. Approfitto quindi per nuotare solo con le braccia, così riposo le gambe ormai a pezzi, puntuali mi vengono i crampi ai piedi, ai polpacci e alle cosce, ma niente di grave. La vista della grigia roccia alta centinaia di metri a strapiombo sul mare incute timore, ma affascina insieme. Approdo stanco dalle Sirene, mi siedo per riposare in compagnia del similare popolo nautico. Mi appresto a percorrere la corta spiaggia prima di un’altra lunga nuotata simile alla precedente sia nella lunghezza che nel paesaggio stupendo, stavolta i crampi non arrivano, già pregusto la prossima meta delle Due Sorelle e questo mi elettrizza… ma non sono certo dietro l’angolo. Prima c’è il litorale lungo e irto di scogli, poi c’è la seconda arrampicata seria, anche questa, volendo, è agevolata delle corde, ma anche qui ne diffido. Arrivo quindi su una specie di altopiano di roccia bianchissima, a volte con dei praticelli di arbusti e… “Paccasassi”, in italiano: Finocchietto Marino, buonissimi come sottaceti. Ci sono anche i resti di una antica cava e i relativi binari, ormai arrugginiti, per i carrelli trasportatori.
Spiaggia delle due sorelle fonte Wikimedia
Piccola agevole discesa ed ultima spiaggia sassosa prima delle Due Sorelle, anche qui ci sono dei resti ferrosi, ma sono di una nave naufragata. Un passante mi chiede se ci sono altri posti belli da vedere nei dintorni, gli rispondo stizzito se tutto questo non è abbastanza, poi lo indirizzo verso la grotta naturale tra i “Libri”. Le Due Sorelle sono i faraglioni più famosi di questa costa, alti una quindicina di metri, si chiamano così poiché da una certa angolazione sembrano due suore che pregano. A me non hanno mai dato questa impressione, solo una delle due, per me, assomiglia ad uno scarpone da sci. Cammino con l’acqua al petto tra i faraglioni e la costa molto alta e poi mi avvicino faticosamente, per la resistenza dell’acqua ed il fondo scivoloso, fino alla Spiaggia vera e propria. Anche qui i bagnanti arrivano solo via mare, ma è pieno di gente perché ci sono gite organizzate con dei grandi barconi. Veramente, c’è un sentiero che viene giù direttamente dal Conero, attraverso il Passo del Lupo, non è neanche eccessivamente difficile, solo faticoso, io l’ho fatto centinaia di volte, anche di notte (giuro!), dal Passo si gode il panorama più bello di tutta la costa, ma adesso è vietato. La Spiaggia è semplicemente perfetta, un gioiello, inoltre ci incontro sempre qualcuno che conosco, anche quest’anno ho incontrato una ex collega, arrivata lì in barca. Riposino ed altro bagnetto ristoratore nell’acqua cristallina, mi attende un altra lunghissima nuotata per superare “I Libri”, una formazione rocciosa che assomiglia, appunto, ad una serie di libri appoggiati ad una parete. Le placche di roccia scoscesa e bianchissime sono molto lunghe, la stanchezza ormai si fa sentire prepotente, fatico a prendere riva tra gli scogli, do una ginocchiata ad una roccia sott’acqua, non mi faccio molto male, ormai sogno il pranzo ristoratore che farò nella spiaggia dei Sassi Neri, la prima che ha degli stabilimenti con ristoranti. Anche questa spiaggia non è dietro l’angolo, la si scorge sempre, con tutte le sue file di ombrelloni, ma è ancora lontana, prima c’è il litorale sassoso, poi un altra nuotatina, poi delle placche da superare con i piedi in acqua attento a non scivolare, poi altri scogli, poi una piccola arrampicata… i Sassi Neri sono lì, ma non arrivano mai, sarà la stanchezza? Man mano la gente si infittisce e dopo gli ultimi scogli comincia la “facile” spiaggia di sassolini… per niente neri… boh? Finalmente arrivo al balneare dove mangerò, è ora di pranzo per tutti e c’è da fare la coda, ordino la prima cosa che c’è e, con il mio vassoio, mi siedo all’ombra, mi sembra di rinascere, me la prendo comoda, controllo i messaggi e rassicuro mia moglie. Stancamente, dopo il caffè, mi incammino per tutta la lunghissima Spiaggia, non ho mai capito dove comincia la Spiaggia di San Michele di Sirolo, è un tutt’uno. Anche qui troppa gente, è bellissimo, ma oramai non sono più sotto il Conero, l’ho lasciato alle mie spalle ed arrivare qui è agevole, la folla aumenta sempre più densa e raggiunge il massimo nella spiaggetta Urbani di Sirolo, molto carina, ma molto, troppo turistica. La spiaggetta finisce con un molo artificiale e con delle formazioni rocciose su cui si può camminare, c’è anche una grande grotta naturale sulla destra. Adesso però mi spetta l’ultima grande fatica: la nuotata più lunga, per superare i “Lavi”, altra formazione rocciosa di placche inclinate verso il mare, troppo inclinate per poterci camminare, alcuni lo fanno a loro rischio. Io preferisco nuotare. Nuoto lentamente dosando le ultime forze, noto le tre grandi grotte naturali che interrompono le placche, a quest’ora il sole fa capolino e a volte scompare dietro l’alta costa. Finalmente approdo sul litorale sassoso, all’ombra, mi siedo un po’ affannato, mi manca pochissimo, devo solo superare, camminando con l’acqua al petto, l’ultimo tratto fino alla Spiaggia dei Frati. Dai Frati il sole c’è e ormai so di essere arrivato, tocco il cielo con un dito, mando un messaggio alla cara mogliettina per farmi venire a prendere al porticciolo di Numana. In quindici minuti percorro i Frati e la Spiaggiola di Numana. Sono arrivato! Controllo l’orologio: 8 ore esatte! E’ andata meglio del previsto. Anche stavolta ce l’ho fatta. Più a Sud scorgo la lunga spiaggia di Numana bassa fitta di ombrelloni. Fino al Gargano solo “spiaggioni” con rare eccezioni, il gioiello dell’Adriatico è alle mie spalle. La Strascialata la facevo da giovane fino, circa, ai 45 anni di età, poi ho smesso, non so perché, ma mi rimaneva sempre il desiderio di riprovare. Quando ho compiuto 60 anni mi sono detto: “Voglio vedere se ci riesco ancora”, da allora vado avanti imperterrito. Solo un paio di volte ho avuto un accompagnatore, ma di solito scoraggio chiunque voglia provare a venire. Anche adesso vi raccomando di non provare, a meno che non siate particolarmente esperti, in forma atletica e… pazzi come me: è molto difficile e faticosa, a volte pericolosa. In ogni caso, vi ho avvertito!
Personalmente la penso abbastanza come Lidia, magari sarebbe interessante conoscere il parere di uno storico come il professore Barbera sulla questione. Ma a parte la verità storica, bisognerebbe certamente leggere l’intervista perché così come riportata la frase viene da pensare : questa affermazione a che serve?
Gli alimenti così come la natura li produce, non trasformati, solitamente sono più salutari. Il miele esiste fin dall’antichità: esistono graffiti che dimostrano che quando eravamo cacciatori e raccoglitori, conoscevamo il miele che si mangiava succhiandolo direttamente dal favo. Se avete la fortuna di assaggiare miele direttamente dal favo, cosa che pochi apicoltori oggi producono, capirete che ha un sapore diverso perfino da quello grezzo estratto tramite centrifugazione. All’inizio vi sembrerà strano, forse “vecchio” ma poi probabilmente non riuscirete più a farne a meno. Il problema è che non siamo più in grado di sentire i sapori perché l’industria ci ha abituati a coprirli, tutto è esageratamente dolce o salato e null’altro esiste nel mezzo! Il miele è un alimento che è sempre stato nella storia dell’uomo, il nostro corpo lo conosce. Non è stato trasformato, è come la natura lo produce.
Quali sono le sue caratteristiche? Il miele è fatto per l’80 per cento da glucosio e fruttosio liberi, non attaccati come nello zucchero (il saccarosio). È importante capire che sia il glucosio sia il fruttosio possono avere degli effetti nocivi per la salute perché fanno alzare la glicemia quindi anche il miele la fa alzare. Il fruttosio ha un’azione negativa perché ostacola il funzionamento dell’insulina, è la causa principale della gotta perché fa aumentare l’acido urico e questo impedisce il buon funzionamento dell’insulina. Però nel miele e nella frutta c’è anche la vitamina C e una quantità di polifenoli che moderano l’azione negativa del fruttosio. Oltre a degli enzimi contenuti nella saliva delle api che contribuiscono a trasformare il miele in un prodotto unico e ancora in parte dai benefici misteriosi.
Le proprietà salutari del miele sono tante… Mangiando il miele possiamo beneficiare delle sue sostanze protettive antinfiammatorie e antisettiche. Il miele è anche un ottimo disinfettante. Studi mostrano come sia utile sciacquare la bocca con una soluzione che contenga miele quando si hanno afte in bocca. Nei malati trattati con la radioterapia per il tumore della lingua e della guancia, che causa disastri nella mucosa orale, il miele allevia questo dolore, e permette di guarire le afte. Va utilizzato localmente, in bocca e non per ingestione, dato che nei malati in chemioterapia la glicemia deve rimanere bassa. Esistono anche studi che mostrano come il miele sia in grado di abbassare la glicemia in caso di diabete.
Infatti alcuni ricercatori dell’Università di Toronto hanno recentemente pubblicato uno studio, apparso sulla rivista Nutrition Reviews, che ha preso in considerazione ben 18 studi clinici volti a determinare gli effetti del miele sulla salute metabolica, con il coinvolgimento di più di 1100 soggetti. Lo studio ha dimostrato chiaramente che il consumo moderato e regolare di miele abbassa la glicemia a digiuno, il colesterolo totale e LDL (spesso definito come “cattivo”) e i trigliceridi, mentre alza i livelli di colesterolo HDL, cioè quello “buono”, che protegge la salute delle nostre arterie.
Gli stessi autori dello studio definiscono tali risultati come sorprendenti, perché il miele è costituito per l’80% da zuccheri. Tuttavia, non tutti gli zuccheri sono uguali: la miscela di zuccheri rari e comuni, proteine, acidi organici e altri principi nutritivi tipica del miele sembra essere la chiave vincente di questo straordinario alimento.
Essenzialmente i cibi raffinati, il loro esagerato contenuto di zucchero e carboidrati, provano spesso scompensi metabolici, sembra invece che alimenti naturali come il miele siano utili nel prevenirli! Quindi ritornare alla natura è sempre la migliore garanzia di buona salute.
L’autunno è tempo di cristallizzazione per il miele, perché il processo che lo rende solido è accelerato da temperature comprese tra i 14 e i 16 gradi. Se prendiamo 100 gr di miele esso è composto per 80 grammi da zuccheri e per 17 grammi da acqua, quindi capite bene che la cristallizzazione è una condizione normale per la maggior parte del miele, quelli che rimangono liquidi sono infatti un’eccezione. La velocità di cristallizzazione dipende dalla presenza del glucosio, esso a contatto con l’aria forma appunto dei cristalli e favorisce la solidificazione del miele. Nell’alveare le api deumidificano il nettare dall’umidità in eccesso e quando esso è diventato miele mettono i tappi di cera alle cellette che lo contengono. Isolato dall’aria il miele rimane liquido e utilizzabile dalle api durante l’inverno. Ma quando l’apicoltore lo estrae dai favi esso inizierà a solidificare dopo l’estate al cambiare delle temperature. Come mai allora alcuni tipi di miele rimangono liquidi a lungo? Mieli come quello di acacia, castagno e melata contengono un maggior quantitativo di fruttosio rispetto al glucosio e ciò rallenta o impedisce la cristallizzazione. Un discorso a parte ce l’hanno i mieli industriali, essi solitamente sono liquidi perché subiscono un processo di pastorizzazione, vengono scaldati a temperature molto alte e questi trattamenti distruggono le parti nobili e peculiari del miele ma lo mantengo liquido. Tali trattamenti non devono essere indicati in etichetta e quindi se comperate miele al supermercato è sempre meglio prenderlo solido così almeno potete stare certi che non ha subito trattamenti. Se poi non potete fare a meno del miele liquido allora potete provare a scaldarlo voi, mettete un vasetto a bagnomaria, utilizzate un termometro alimentare e mantenete la temperatura intorno ai 40 gradi fino a trasformazione avvenuta! Questo trattamento a temperatura controllata perlomeno non altera troppo il miele mantenendolo abbastanza vicino a quello grezzo.
“Soffrire è produrre conoscenza” Emil Mihai Cioran Il funesto demiurgo 1969
“La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza” Fëdor Dostoevskij Memorie dal sottosuolo 1864
«Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto»
Non so davvero se nella consapevolezza possa esserci pace, un momento di pausa dalla vita! E se tutta la vita possa dirsi tale, o piuttosto un’immagine banale di ciò che potrebbe aspettarci. La tempesta o la quiete non sono dimensioni terrene a farci vedere oltre, parti umane appartengo al divino, infinitamente intime ma lontane come stelle, brillanti come soli e misteriose e potenti come buchi neri.
Non so, sinceramente non so cosa io sia davvero, se esistano il bene e il male, se siano essi stessi specchi della mente per ingannare la vita. Qualsiasi cosa io, noi siamo, non possiamo rinunciare all’amore. Nell’abisso è l’unico pieno che non può essere cancellato.