I.D. (Identità Digitale)

Racconto fanta-ironico e/o semi-serio di Stefano. Sono tante le riflessioni che si potrebbero fare, aggiungo solo che il cosiddetto “cluod” secondo me, più che uno spazio sicuro dove archiviare i dati, altro non è che il computer di qualcun altro. Ma tranqui, è sicuro! Sicuro esattamente come la Posta Elettronica (Email), per esempio, oppure i vari social come Facebook, Instagram o Twitter, ecc. ecc. ecc. Applicazioni dove gestiamo un nostro spazio privato, sul quale condividiamo ogni tipo di informazione, personale e non. Riflettiamo gente, riflettiamo…

Racconto di Stefano

Ormai è quasi una tradizione, pressoché tutti i sabati mattina Alberto ed io ci incontriamo vicino alla darsena, dove è possibile parcheggiare, poi, dopo una lunga, ma piacevole passeggiata nel lungo-porto arriviamo in centro, ci sediamo nel nostro bar preferito, dove il caffè è delizioso, e dopo una pasta, una sfogliata di giornale ed una chiacchierata con i camerieri, condita da qualche risata, riprendiamo la nostra passeggiata verso il corso e il viale. Alberto è un mio ex collega, ma ancora amico… anzi, sicuramente amico, anche se non credo abbiamo mai avuto un’opinione in comune, però che dire, non litighiamo mai seriamente, sicuramente ci rispettiamo e poi: la diversità è una ricchezza, questo concetto almeno lo condividiamo.

Poche settimane fa litigavamo, come al solito amichevolmente, su un argomento: era capitato che, disordinato come sono, non trovavo più il mio portadocumenti ed ero partito in macchina, per il mio solito appuntamento, senza la patente in tasca. Ovviamente, quando poi tornai a casa, mia moglie mi fece trovare il portafogli sulla cassettiera…

Passeggiando piacevolmente lui esordisce: «Caro Silvio sei un troglodita!»

«Ah sì… e perché?» Ormai sono rassegnato ai suoi attacchi.

«Uno sbadato come te dovrebbe arrendersi e portare tutti i suoi documenti sul cellulare, come ho fatto io.» Gongolante mi mostra il suo smartphone con tanto di QR Code visualizzato.

«Cioè, fammi capire?»

«Ma lo sanno tutti, ora si possono portare tutti i documenti sul telefono, così non te li perdi di sicuro!»

A me viene di provocarlo con l’ironia: «E se poi ti perdi il telefono? Perdi tutto.»

Per un attimo si fa serio: «Ma ti pare? E poi tu hai perso i documenti mica il telefono, ce l’hai sempre con te, quello non lo perdi mai! Ormai ce l’abbiamo sempre in mano per i messaggi, per internet, per i social…»

Godo nel provocarlo: «E quando si scarica?»

Mi guarda con un’aria di compassione: «Si scaricherà a te! Il mio è l’ultimo modello e dura 3 giorni poi ci sono le Power Bank, ne ho una sempre carica in macchina.»

Lo schernisco io: «Ah così, per evitare che si scarichi una batteria te ne porti un’altra… poi per evitare che si scarichi la seconda puoi portarne una terza, una quarta e così via?»

«Ah, ah, ah, spiritoso, invece tu sei preistorico, non ti rendi conto della comodità!» Prende fiato come per fare una lunga esposizione: «Ormai faccio tutto con il cellulare: apro la portiera ed accendo la macchina, pago qualsiasi cosa, se qualcuno mi chiede un documento gli mostro il QR Code.»

Resto molto stupito: «Non mi dire che hai tutti i documenti lì dentro?»

«Beh certo! Cioè, non stanno “fisicamente” qui dentro, stanno in un qualche data base, ma io, e solo io, posso accedervi con le mie password.»

Sono un po’ incuriosito: «Ma tanto avrai il cartaceo dei documenti a casa?»

«No, certo che no, quando passi all’Identità Digitale non ne hai più bisogno. Fine delle code agli sportelli, fine dei rinnovi… cioè quando qualcosa scade ti arriva un avviso e di solito basta compilare un questionario, sempre online. A volte purtroppo, unica scocciatura, tocca andare a fare qualche visita medica…»

«Scusa eh, no seriamente, può capitare che ci si perda il cellulare, a me potrebbe capitare di sicuro, oppure che ti cada e si rompa, o che te lo rubino…»

«Eh, allora non c’è problema, basta fare una denuncia online… lo troverai un cane che ti presta il suo cellulare no? Poi ogni cosa è collegata al tuo numero di telefono ed alla tua I.D. ed in men che non si dica recuperi tutto.»

«Ma tu hai tutti, tutti, i documenti nel telefono?»

Resta pensoso mentre enumera con le dita: «Dunque, mi restano fuori il passaporto… era scaduto e adesso non mi serve e l’assicurazione della macchina, ma appena la dovrò rinnovare lo chiedo all’agente e se non ce l’ha cambio compagnia!»

«Ma è pazzesco… anche il bancomat?»

«Certo, quella è stata la prima cosa.»

«Ma non ti tieni qualche soldo a casa? Non si sa mai.»

«Macché, basta con il contante! Tanto, molto presto lo aboliranno, ed io sono d’accordissimo, così niente più pagamenti in nero e le tasse le pagheranno tutti!» Sottolinea con un aria cattiva.

«Questa è una enorme baggianata! Le evasioni erariali, quelle grosse, avvengono con denaro virtuale appoggiato nei paradisi fiscali e così anche le grandi corruzioni. Poi, ti pare che se qualcuno vuol pagare in nero non trova qualche sistema? Ci sono sempre l’oro ed i gioielli, le criptovalute e, immagino, altri mille sistemi.»

«Sì, sì, lo so che sei sempre il solito complottista, ma io sto parlando soprattutto della comodità: ho le tasche sgombre dalle mille cose che sei costretto a metterci tu, ho un unico aggeggio con cui faccio tutto…»

«Io non lo so, ma affidare tutta la mia vita a qualche entità, esterna a me, mi angoscia un po’, per carità sarà tutto affidabilissimo, però…»

Alberto si limita a scuotere la testa con fare paternalistico.

Questa piacevole discussione avveniva un mese fa circa, ma oggi, di mattina presto, mi arriva una strana telefonata da un numero sconosciuto: «Pronto, scusa non mi conosci, sono la compagna di Alberto, ti vorrebbe parlare.»

«Beh certo, passamelo, ah, piacere di averti conosciuta finalmente.»

Non mi risponde Lucia, ma la voce preoccupata dell’amico: «Senti, non so da dove cominciare, ma è pazzesco!»

«Cosa ti è successo? Perché non parli dal tuo numero, dal tuo inseparabile cellulare?»

«Dunque, ti racconto tutto: ieri pomeriggio sono andato al supermercato, ho pagato, come al solito con lo smartphone, tutto regolare, poi quando volevo aprire la macchina lei non si apriva. Sono rimasto lì come uno scemo e con due borse della spesa pesanti in mano. Provo a chiamare Lucia, niente, provo a chiamare te… niente. Sul telefono appariva il tuo numero, ma la chiamata si chiudeva subito come se non avessi campo, ma lì il campo c’è.»

Se non fosse per la situazione tragica mi verrebbe da ridere, mi trattengo: «Quindi come hai fatto?»

«Sono tornato dentro al supermercato, dove mi conoscono, ed ho chiesto alla cassiera di chiamarmi un taxi, lei gentilmente lo ha fatto. Aspetto il taxi, ma poi l’autista vuole sapere come intendo pagare, ovviamente gli mostro il QR Code, lui lo inquadra e poi mi dice: “il suo telefono non è abilitato al pagamento, non ha il bancomat o i contanti?” io rispondo di no. Lui mi guarda interrogativo, io riesco a convincerlo che dopo a casa c’era la mia compagna che avrebbe potuto saldare, un po’ scocciato ha accettato ed eccomi qui.»

«Ok, bene, ma questo è successo ieri, sei riuscito poi a scoprire l’arcano?»

«Veramente vorrei che mi aiutassi tu.»

«In che modo?»

«Beh, Lucia deve andare a lavorare, io non ho né la macchina né il telefono, visto che non funziona…»

«Anche io ho un impegno, va bene, cerco di liberarmi e poi ti richiamo.»

Rapidamente come se temesse che io chiuda: «No, no, non puoi richiamarmi, Lucia ora esce ed il mio telefono non riceve neanche.»

Io resto basito: «Boh, va bene, aspettami lì, appena posso arrivo.»

«Tanto dove vado? Grazie mille!»

 Un’ora dopo sono a casa di Alberto: «Scusa se te lo dico, ma mentre venivo qui mi è tornata in mente la nostra discussione riguardo l’Identità Digitale.»

«Ti prego non infierire visto come sono incasinato, e poi sono sicuro che non c’entra niente, è un malfunzionamento del cellulare, forse passeggero…»

«Dunque, tu mi dicesti che basta una telefonata, una denuncia e poi tutto si risolve… ci hai provato?»

«No, finora no, speravo si risolvesse da solo, ma forse ormai è ora?»

«Eh, direi di sì.»

«Ah ecco, nella rubrica ho il numero, ma non posso chiamarlo…»

«Dai, dettamelo che lo chiamo io.»

Risponde la solita voce elettronica: digita 1… digita 2… mi ci vuole la bellezza di 20 minuti solo per sentirmi dire che i servizi telefonici e di identità del numero di Alberto sono stati disabilitati. Questo lo sapevamo già! Anzi no, speravamo fosse un malfunzionamento ed invece è qualcosa di peggio.

«Che facciamo ora?» Chiedo pensoso.

Dal volto di Alberto comincia a trasparire una certa disperazione: «Non so, proviamo a chiamare la mia Banca, il Comune, la Motorizzazione, l’Agenzia delle Entrate…»

Non so perché, ma l’unico soggetto che mi affascina è un altro: «Scusa, ma da quando hai la partita IVA non hai un Commercialista? Chiamiamo lui.»

«Perché?… Di certo lui non c’entra niente col blocco del cellulare.»

«Che ne so, però lui lo conosci, è un essere umano e non una entità, magari parlandone, lui ha qualche esperienza in più.»

«Boh, forse, proviamo.»

«Ciao Carlo, scusa se uso un telefono diverso dal mio, sono Alberto, mi trovo in questa situazione…… chissà se mi puoi aiutare?»

Carlo resta in silenzio, troppo a lungo, poi esordisce: «Vuoi vedere che…»

Alberto resta molto stupito: «Cosa?»

«No, è che circa 15 giorni fa scadeva il pagamento delle tue tasse, io ero incasinatissimo col lavoro ed ho pensato, se pago domani non succede niente, già lo so che se si paga anche con tre giorni di ritardo neanche se ne accorgono, solo che dopo mi sono dimenticato completamente, ti chiedo scusa, davvero…»

Pacchi, scatole e scatoloni

Una grande azienda costruita scatola su scatola, ma come al solito il sistema schiaccia gli operai disumanizzando il lavoro al punto tale che anche la morte è un semplice ostacolo – basta girarci intorno, nascondere, ignorare – l’efficienza e il profitto sono gli unici valori possibili!

“Lo scorso 27 dicembre il magazziniere Rick Jacobs, 61 anni, ha avuto un infarto ed è morto mentre era sul posto di lavoro, nello stabilimento di Amazon a Colorado Springs. Ma la “macchina” non si può fermare e quindi i responsabili del turno hanno circondato il corpo con scatoloni e proseguito le operazioni come se nulla fosse accaduto. “

Continua qui https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/01/11/amazon-magazziniere-muore-dinfarto-ma-nello-stabilimento-si-continua-a-lavorare-come-se-nulla-fosse/6932494/

Grrr…illi per la testa!!!

E si, è ora di rispolverare un po’ di latino e stare attenti agli ingredienti di una miriade di alimenti di uso comune: le farine “proteiche” infatti potrebbero in tutta probabilità contenere i tanto sponsorizzati insetti, il cibo del futuro che le nostre èlite europee in tutta fretta hanno autorizzato per l’alimentazione umana.

E chiaramente dai professionisti dell’informazione parte la campagna mediatica martellante e in grande stile. Li ho mangiati, ottimi, gustosi profumati….inZomma basta crederci che ESSI so sempre i primi a cimentarsi nelle ideologie propagandate e distorte di turno!

Poi volgi lo sguardo a destra e trovi affermazioni di stampo socialista: ESSI di aumentare stipendi ai lavoratori non ne avranno mai ragione né pietà alcuna, ma non c’è da preoccuparsi per i poveri c’è sempre una giusta soluzione! Mi raccomando voi credeteci e niente grrrr…illi per la testa!

In natura non esiste nulla di così perfido, selvaggio e crudele come la gente cosiddetta normale”. Herman Hesse

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I.A. (intelligenza artificiale)

Un divertente racconto fanta-ironico, ma con quella giusta dose di realtà per farci riflettere, scritto da Stefano:

«Antonio… scusa Antonio.»

Io proprio non riesco ad abituarmi a ‘sta specie di radio appoggiata sulla credenza che mi parla e si rivolge a me chiamandomi per nome: «Sì, dimmi Amhanda.»

«No, è che Cronotermostato mi chiede di dirti che la caldaia è spenta.»

«Lo so!»

«Lui dice: allora come faccio ad accenderla?»

«Infatti non la deve accendere.»

«Senti Antonio, io non voglio entrare nelle vostre beghe, ora mi scollego e ti faccio parlare direttamente con lui. Intanto ti metto un po’ di musica?»

«D’accordo, ma no, niente musica.»

La suadente voce femminile di Amhanda si trasforma in una scocciata voce maschile: «Se mi avessi fornito di altoparlante potevo comunicare direttamente con te senza bisogno di chiedere tutto ad Amhanda.»

«Figuriamoci, già riesco a malapena a sopportare una macchina come interlocutore, se ognuno di voi avesse la sua voce qui dentro sarebbe un vero inferno!»

«Boh, io non ti capisco, siamo qui per aiutarvi… comunque, hai visto che temperatura c’è in casa? Non è confortevole e rischiate anche di ammalarvi.»

«Io non ho freddo.»

«Ho capito, probabilmente è perché stai sfaccendando e sei accaldato, ma il mio scopo è quello di farvi vivere in un ambiente confortevole e salutare, abbiamo anche accordato insieme le varie temperature nel corso della giornata per cui…»

«Lo so.»

«Se ti decidessi a cambiare quel ferrovecchio di caldaia con una di quelle intelligenti potrei dialogare con lei e scegliere insieme.»

«Quel “ferrovecchio”, come la chiami tu, ha la bellezza di 21 anni, l’ho fatta revisionare sempre e, ad oggi, non mi ha dato mai nessun problema, non le fanno più così, se ne comperassi una nuova sono sicuro si romperebbe di continuo.»

«Va bene, come vuoi, ma ti prego non la spegnere che per me è frustrante e poi se non posso regolarvi la temperatura che cosa ci sto a fare… mi annoio!»

Tra me penso “adesso le macchine si annoiano ed hanno problemi esistenziali!” Rido un po’: «Senti, non me ne frega niente, è inutile che ti spieghi che il costo del gas è raddoppiato per cui ho deciso di risparmiare un po’ sulle spese di riscaldamento.»

La voce di Cronotermostato diventa quasi implorante: «Se vuoi studiamo un nuovo piano di temperature, sono sicuro di riuscire a farti risparmiare un sacco di soldi.»

«No! Oggi ci sono solo io a casa e sto benissimo così.»

«Se vuoi, d’ora in poi, mi faccio dire da Amhanda quanti siete in casa ed in che stanze state, così regolo tutto di conseguenza.»

Mi sono proprio scocciato: «Amhanda, per favore, scollega Cronotermostato, non voglio più parlare con lui.»

La voce torna dolce e femminile: «Come vuoi, ma dovresti darci un po’ più retta, siamo tutti qui per collaborare e rendervi la vita più agevole.»

Con un’aria di scherno: «Sì, va bene, grazie, ma ora taci che non ho tempo da perdere.»

«Un’ultima cosa: Frigorifero mi ha chiesto di dirti che non riesce ad avere le cose che gli mancano.»

«Cioè?»

«Dice che ha ordinato tutto ieri all’Automatic Store, ma Drone ha trovato la finestra chiusa, a proposito, se cambiassi gli infissi con quelli intelligenti, potrei aprire io a Drone, tra l’altro lo conosco bene, è simpatico e mi piace dialogare con lui.»

Mi vengono le sudarelle mentre penso: “come fa una macchina ad essere simpatica?”: «Ti piace dialogare con lui? Le finestre vanno benissimo così… stesso discorso della caldaia!»

«Sì, ma è inutile che Frigorifero ordini da mangiare e poi Drone non riesce a portarvi la roba.»

Mi comincio ad alterare: «Ho già spiegato a Frigorifero che prima di effettuare qualsiasi ordine ci deve avvertire perché potremmo anche cambiare idea o dieta no?»

«Frigorifero dice che mancava anche la ricotta e la marmellata ai frutti di bosco, dopo come facevi a fare colazione?»

«Infatti oggi è festa e voglio andare al Bar a fare colazione!»

«Frigorifero chiede: sì, ma domani?»

Ormai sono arrabbiatissimo: «Basta! A domani ci penserò domani, non voglio più parlare con Frigorifero!»

«Va bene, va bene, non ti arrabbiare… avrei una cosa da parte di Lavatrice, ma se sei arrabbiato lascio perdere.»

«Uffa, solo se è una cosa importante.»

«Lei dice che per le federe non c’è bisogno di sfregare a mano col detersivo prima di inserirle, che lei ha ogni programma per togliere tutte le macchie e anche l’ingiallimento.»

«Ma che c’entra? Mia moglie ha sempre fatto in questo modo, così vengono benissimo!»

«Lavatrice dice che si è un po’ offesa, lei pensa che non vi fidate di lei.»

Sto diventando furioso: «Insomma basta! Lavatrice si offende, Cronotermostato si annoia, Frigorifero prende le iniziative, Drone è simpatico… mi avete rotto tutti quanti!»

Faccio per uscire, ma interviene Amhanda: «Aspetta Antonio, non uscire in queste condizioni.»

Mi fermo sull’uscio stupito :«Perché?»

«Sto analizzando il numero dei tuoi battiti, i valori di pressione ed ossigenazione, non sei in grado di uscire.»

Comincio ad urlare: «Io sto benissimo e voglio solo andare a fare due passi per calmarmi!»

«Scusa Antonio, ma ho provveduto a bloccare la porta d’ingresso, non posso permettere che tu abbia un incidente, ho già chiamato Robot Medico, tra pochissimo sarà qui e potrà curarti.»

Sto schiumando ed intimo stridulo: «Non ho bisogno di nessuna cura, voglio solo essere lasciato in pace, apri immediatamente la porta!»

«Antonio, noi ti vogliamo bene e non possiamo permettere che tu abbia problemi di salute, per cui siediti ed aspetta il Medico! Ti metto la tua compilation preferita?»  

Umiliazione?

Ho messo il punto di domanda perché c’è chi dice che qui Benedetto XVI non voleva stringere le mani ai cardinali, ma semplicemente fare un gesto di presentazione. Fatto sta che alcuni la mano gliela stringono e altri sembrano proprio scansarsi alla suo passaggio. Ognuno faccia le proprie considerazioni, se davvero dentro la chiesa c’era chi lo rifiutava come papa potrebbe capirsi meglio la fatica di continuare un percorso davvero difficile. Rimane il fatto che oggi la chiesa celebra la sua morte in tutto e per tutto come quella di un papa, emerito e assai meno evidentemente “dimissionario”!

Eremo di San Silvestro

In realtà si chiama eremo di Grottafucile e si trova sul monte Revellone vicino Serra San Quirico in provincia di Ancona. Ma il suo fondatore fu proprio San Silvestro come si può vedere dall’effige incastonata nella roccia

Certo questo non è San Silvestro I la cui ricorrenza capita proprio nella notte di San Silvestro, cioè il 31 dicembre, ma San Silvestro Guzzolini che nel 1200 circa di ritirò in questa grotta come potete leggere qui: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Eremo_di_Grottafucile

Diciamo che la bellezza dei luoghi e la giornata gradevole ci ha portato a passeggiare proprio in questo Eremo.

E con questa bellissima immagine fatta proprio al ritorno dalla passeggiata vi auguro di cuore un meraviglioso Anno nuovo!

Buon 2023 a tutti!!!!

Paramenti e abiti sacri

Spesso siamo soliti dire che “l’abito non fa il monaco”, ma in realtà nella sacralità dei riti le cose non stanno proprio così. L’abito talare infatti, è lungo proprio perché il sacerdote possa passare fra la gente come “spirito”, coprendo la propria materialità! Ma sul sito Vatican.va possiamo leggere molto altro sul simbolismo della vestizione sacra.

I paramenti sacri hanno una funzione importante nelle celebrazioni liturgiche: in primo luogo, il fatto che non sono portati nella vita ordinaria, e perciò possiedono un carattere cultuale, che aiuta a staccarsi dalla quotidianità e dai suoi affanni, al momento di celebrare il culto divino.

Tali vesti “mimetizzano” l’individuo e il suo corpo materiale, evidenziando invece il vero protagonista del rito, Gesù Cristo!

Il sacerdote diventa così un vero strumento nelle mani del Signore.

Da, Domine, virtutem manibus meis ad abstergendam omnem maculam; ut sine pollutione mentis et corporis valeam tibi servire.

(Dà, o Signore, alle mie mani la virtù che ne cancelli ogni macchia: perché io ti possa servire senza macchia dell’anima e del corpo).

All’abluzione delle mani, segue la vestizione.

Il camice o alba è la lunga veste bianca indossata da tutti i sacri ministri, che ricorda la nuova veste immacolata che ogni cristiano ha ricevuto mediante il battesimo. Questo si esprime nella preghiera detta dal sacerdote, mentre indossa il camice, orazione che fa riferimento ad Apocalisse 7,14:

Dealba me, Domine, et munda cor meum; utin sanguine Agni dealbatus, gaudiis perfruar sempiternis.

Purificami, Signore, e monda il mio cuore, perché purificato nel Sangue dell’Agnello, io goda degli eterni gaudi.

La stola è l’elemento distintivo del ministro ordinato e si indossa sempre nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali. È una striscia di stoffa, di norma ricamata, il cui colore varia secondo il tempo liturgico o il giorno del santorale. Indossandola, il sacerdote recita la relativa preghiera:

Redde mihi, Domine, stolam immortalitatis, quam perdidi in praevaricatione primi parentis; et, quamvis indignus accedo ad tuum sacrum mysterium, merear tamen gaudium sempiternum.

(Restituiscimi, o Signore, la stola dell’immortalità, che persi a causa del peccato del primo padre; e per quanto accedo indegno al tuo sacro mistero, che io raggiunga ugualmente la gioia senza fine).

http://Vestizione dei paramenti liturgici e relative preghiere

Corpi

Miseria

umana miseria

corpi si disgregano

nel respiro leggero

dell’Eterno

Guardate le stelle

Nella notte dell’8 dicembre 1937, nei pressi dell’allora Leningrado veniva ucciso durante una sanguinosa purga staliniana Pavel Florenskij, matematico, filosofo, teologo, sacerdote, sposo, padre di 5 figli.

Queste le ultime parole che rivolse ai figli:

“Era tanto che volevo scri­vervelo: guardate più spes­so le stelle. Quando provate dolore nell’anima, guarda­te le stelle oppure l’azzurro del cielo. Quando vi sentite tristi, quando qualcuno vi offende, quando non vi rie­sce qualcosa oppure vi so­praffà la tempesta interiore, uscite fuori e rimanete a tu per tu con il cielo. E allora la vostra anima si placherà.
Non rattristatevi e non da­tevi pena per me. Se sarete lieti e coraggiosi, ne sarò confortato anch’io. Sarò sempre con voi nell’anima, e se il Signore lo permetterà verrò a voi di frequente per vegliare su di voi. La cosa più importante che vi chie­do è che facciate sempre memoria del Signore e cam­miniate al Suo cospetto. Con questo, vi ho detto tut­to quello che ero in grado di dirvi. Il resto non sono che particolari secondari. Ma questo non dimenticateve­lo mai.”

Guardate più spesso le stelle

Le stelle guidano chi ha l’umiltà di alzare la testa al cielo e affidarsi al mistero di salvezza racchiuso nel bambino di Betlemme. Dal buio della grotta, terrestre e primordiale, alla luce della stella, lontana e irraggiungibile ma capace di farsi vedere e farci vedere! Lì c’è ogni origine e ogni fine, lì c’è l’unica risposta in grado di placare l’animo umano.

Buon Natale

Senso ultimo

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

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Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo

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