Il vicino

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Filastrocca tragicomica sulla sfi…ducia!

O notte tenebrosa,

o giornata tempestosa,

o mattina senza sole,

così mi sento, questo è il mio cuore.

Sono stato abbandonato

e mi ritrovo disperato

la mia amata se n’è andata

col mio vicino si è accoppiata.

Ho comprato allora un canarino

che cantava ogni mattino

rallegrandomi un tantino,

ma il gatto del vicino

lo ha mangiato poverino.

Sono solo e mi rattristo

di penar più non resisto

comprerò un cagnolino

che rallegri il mio mattino.

Un cagnolino poi ho comperato

ma un sol giorno lui è durato

è rimasto spiaccicato

sol la coda ho ritrovato

è crudele il mio destino

era l’auto del vicino.

Son rimasto desolato

triste, solo e abbandonato

ma non è il crudel destino

è quello str@nz@ del vicino!

* siamo tutti un po’ vicini…

Silenzio assordante

fiamma
 Ci sono luci che non possiamo spegnere, nonostante tutto…

Metafora dev’essere

della vera vita

la nostra esistenza.

E difficile è coglierne

il senso profondo

nell’intelligenza divina

enigmatico mistero

di fronte alla sofferenza

degli esseri tormentati.

Quante volte chiediamo costretti

senza essere ascoltati ?

Ugualmente amiamo Dio

perché è l’unica speranza di salvezza.

Contraddizioni viventi noi siamo.

Smania continua di pienezza

ricerca di risposte concrete

che non ci siamo dati da soli.

Già un no sarebbe molto,

annullerebbe l’indifferenza

e ci innalzerebbe a creature.

Ma è chiedere troppo.

Significherebbe essere ascoltati

o meglio sapere con certezza

che qualcuno ti ascolta.

Un no vorrei sentire

per essere felice.

Ma la sua voce è muta

di un silenzio assordante

che non è possibile accettare.

* La poesia non è una negazione, ma un’affermazione di fede!

Il risparmio dello Stato colpisce ancora!

Sotto ripubblico un articolo che avevo scritto i primi di novembre del 2016. Per chi lo leggerà faccio notare che cambiando l’ordine dei burattini al governo (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, avanti il prossimo…) i risultati non cambiano, ma anzi la strada delle riforme di-strutturali va avanti senza ostacoli. In un recente articolo sul Corriere (LEGGI QUI!) ci informano che la crescita della spesa pubblica italiana nel triennio 2013-2016 è stata pari a ZERO, contro una crescita media nell’UE del 7%. I risparmi sbandierati nell’articolo suddetto sarebbero di ben 30 miliardi nel solo 2017, ma noi cittadini ce ne siamo accorti? Certo che si! Li vediamo (e subiamo) ogni volta che ci viene tolto un servizio, o quando accadono catastrofi come quelle di questi giorni causate dalle alluvioni: le amministrazioni locali e le regioni non hanno sufficienti risorse per mettere in sicurezza i territori, idem dicasi per affrontare le emergenze! Inutile ascoltare gli appellisti che dicono che il governo ha stanziato le risorse per la messa in sicurezza dei territori e che aspetta a loro usarli e bla, bla, bla…! La coperta è sempre più corta, le scete (sui tagli) sempre più dolorose e socialmente inaccettabili! L’alternativa alla privatizzazione dello Stato è ripristinare la Costituzione che mette al primo posto i diritti sociali e NON I RISPARMI FATTI SULLA PELLE DEI CITTADINI, ma ciò è possibile solo uscendo dall’euro e dai trattati sovracostituzionali che l’appartenenza all’UE ci impone! Lascio parlare il vecchio post che credo sia ancora attuale…

QUANDO LO STASTO RISPARMIA

Quando lo Stato risparmia…

disastri

Dall’inizio della crisi e in particolare dall’entrata in campo di Monti che ha inaugurato l’era infinita dell’austerità, lo Stato italiano ha realizzato nelle manovre finanziarie notevoli “risparmi”, ma essi sono andati di pari passo ad una caduta verticale degli “investimenti” pubblici in modo praticamente trasversale a tutti i settori della vita sociale, che sono proprio quelli che servono ad esempio per la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, la prevenzione di disastri ambientali… Insomma, più lo Stato ha risparmiato, più ha tolto, cancellato, letteralmente MANDATO IN ROVINA il nostro paese! Inutile qui dire l’elenco infinito dei disastri che si sarebbero potuti evitare o perlomeno limitare con la giusta manutenzione e con adeguati investimenti pubblici, basta ricordare il recentissimo crollo del viadotto di Lecco! Ma come mai, se lo Stato risparmia, – perché il debito pubblico SAREBBE IL SOLO E UNICO PROBLEMA – tali risparmi non si convertono in servizi aggiuntivi, in risorse per affrontare l’emergenza, come ce la cantano giornalmente in tutte le salse da anni i media di regime?!?!?!?!?!?  La spesa è un problema, quindi il risparmio, i TAGLI AGLI SPRECHI, sarebbero la soluzione, non è forse vero? Iniziamo a vedere l’effetto dei tagli o se preferite dei risparmi, sul comparto sanità: “La spesa sanitaria italiana è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno…” Qui trovate la fonte di tali dati.

Possiamo continuare con la spesa per l’istruzione:

Ocse: Italia penultima per spesa, record di Neet e prof anziani

venerdì 16 settembre 2016  –   Edscuola  –  da Il Sole 24 Ore   –   di Alessia Tripodi

Una spesa pubblica scesa del 14% in 5 anni – che mette l’Italia al penultimo posto dopo l’Ungheria – record di insegnanti over 50 (con salari in calo) e di Neet, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano… L’articolo continua qui.

InZomma, sia se l’analizziamo per settori, – salute, istruzione, servizi… – sia se l’analizziamo in termini assoluti, l’Italia risulta tra i paesi dell’area euro con la spesa pubblica più bassa! Ed è tale spesa – che per i liBBeristi di tutte le salse che invadono con le loro blaterazioni la tv sarebbe ABNORME, PESO IMMORALE SULLE SPALLE DEI FIGLI, IMPRODUTTIVA, BRUTTA, SPRECO DA TAGLIARE… – che è rimasta in termini reali praticamente INVARIATA tra il 2005 e il 2015! Certo il debito pubblico continua a salire, ma siamo sicuri che sia questo il problema? SI! Siamo sicuri che il debito pubblico NON è il problema e ce lo certifica la stessa Commissione europea oltre che prestigiosi istituti di ricerca tedeschi. Qui l’articolo. Per chi non ha la pazienza di aprire i link e leggersi gli articoli riporto dei brani significativi:

“Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report…”, “…l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! “

Per collegare i puntini fra una frase e l’altra ripeto che l’articolo dovete leggervelo da soli. Però non fatevi trarre in inganno dalle conclusioni, dove l’autore dice che siccome l’Italia è il paese che più di ogni altro ha applicato i vincoli di bilancio imposti dall’UE, avrebbe quindi titolo per “chiedere”, “pretendere”, “realizzare” un maggiore flessibiltà e incrementare così gli inesistenti investimenti pubblici rilanciando la domanda interna ( i consumi) e incrementando il pil (la ricchezza prodotta dagli italiani). Le avrete sentite tutti le farneticazioni del buon Renzi, che addirittura si è spinto a dire “…non possiamo accettare che crollino le scuole per rispettare le regole di bilancio europee!” Eppure lui insieme ai suoi predecessori (Letta e Monti) sono stati i campioni di austerità: se riduci il deficit e porti il tuo paese al “pareggio di bilancio” ,e applichi addirittura il Fiscal compact allora significa che accetti con leggerezza di continuare a impoverire il tuo paese e a tagliare le risorse per la sicurezza e lo stato sociale! Ma al di là degli slogan politici, il motivo per cui i garzoni di bottega che si sono succeduti negli ultimi tre governi hanno “curato” la gamba sana dell’Italia, cioè la spesa pubblica con cui dal dopoguerra ad oggi gli italiani tutti hanno visto migliorare le loro condizioni di vita, non è certo per ignoranza o per incompetenza. Essi infatti hanno lavorato al servizio dei creditori esteri, gli stessi che attraverso il controllo del mercato dei capitali e degli spread dettano le regole del gioco: limitare la democrazia (per ESSI sinonimo di populismo), azzerare le tutele sul lavoro, demonizzare tutto ciò che è pubblico spingendo l’ex-Stato a privatizzare i servizi. Se vi ricordate la “crisi” è iniziata da una banca statunitense, la Lehaman Brothers, che a causa delle speculazioni dei mutui subprime fallì spalmando la voragine di insolvenze accumulate nel sistema bancario di tutto il mondo. Per chi non lo sapesse i mutui subprime sono ad alto tasso di insolvenza proprio perché dati a persone con lavori precari e senza tutele, appunto perché negli Stati Uniti la precarizzazione selvaggia del lavoro è la regola! Quando TUTTI o la stragrande maggioranza dei lavoratori hanno lavori senza tutele e possono essere licenziati dal datore di lavoro senza problemi, il sistema finanziario spinge a dare prestiti senza garanzie, siano essi carte di credito, mutui, finanziamenti poco importa: il modello sociale si basa sul DEBITO (non sui consumi) e poi quando una recessione globale fa saltare il giochetto aumentando vertiginosamente la disoccupazione, ebbene ci pensano gli Stati, attraverso l’austerità, a rapinare i propri cittadini incrementando le tasse e cancellando lo Stato sociale con i tagli: il tutto naturalmente per ripagare le SPECULAZIONI PRIVATE DELLE BANCHE. L’Italia, per fare un esempio, ha regalato, attraverso i fondi ESM istituiti dall’UE per salvare prevalentemente le banche francesi e tedesche, oltre 40 miliardi di euro. Leggete questo articolo per chiarirvi le idee. Questi soldi sono stati versati alle banche greche che prima della crisi avevano prestato senza troppe garanzie enormi capitali sotto forma di mutui e prestiti alle famiglie e imprese greche e tali soldi arrivavano prevalentemente dalle ricche banche tedesche e francesi. Tanto sapevano che arrivata la crisi nei vari paesi dell’eurozona ci sarebbero stati umili servitori pronti a strangolare i loro cittadini atteraverso l’austerità pur di ripianare, con i dovuti interessi, le folli speculazioni fatte dal sistema finanziario deregolamentato. In tutto ciò l’euro è il principale baluardo del sistema: una moneta che non appartiene a nessuno stato, gestita dal sistema finanziario a garanzia della realizzazione delle cosiddette “RIFORME DI-STRUTTURALI” e della speculazione selvaggia. Nel mondo dei predatori il più grosso mangia il più piccolo e in Europa il sistema finanziario tedesco è quello che più di ogni altro gestisce l’euro per i propri fini, senza tener troppo conto degli ormai innumerevoli focolai di ribellione che nei paesi europei stanno per venire alla luce. Forse è ora di iniziare ad aprire gli occhi e iniziare a guardare la realtà con più consapevolezza. In Italia finché l’opinione pubblica è distratta dai soliti temi della casta, della corruzione, dei privilegi, continueranno a farci credere che la terra è piatta, anche se sono ormai molti i liBBeristi che iniziano a raccontarci che il sole è luminoso e l’acqua è bagnata. Cosa voglio dire? Che iniziano già a cambiare disco cantando “lo Stato è brutto si, ma l’austerità è anch’essa cattiva”, “l’euro è divino si, ma se la Germania fa sempre e solo i ca..i suoi allora è meglio andare ognuno per la propria strada”. Il problema è che sti personaggi che dicono tali mezze verità, non lo fanno certo per noi, perché si sono pentiti o sono rinsaviti dopo aver per anni demonizzato lo stato e idealizzato la DIS-Unione europea basata sul Mercato Salvatore. Lo fanno perché da un momento all’altro il sistema potrebbe implodere e potranno così dire: ve l’avevo detto che era sbagliato! Ma chi vende menzogne non potrà mai fare niente di buono per la collettività. Che ci rimane allora a noi cittadini? La consapevolezza di quale sia la direzione da seguire, rafforzare lo Stato per ripristinare i diritti sociali garantiti dalla Costituzione e la speranza che ancora possano esistere forze politiche e sociali, vecchie o nuove che siano poco importa, in grado di schierarsi dalla nostra parte.

La ricerca del silenzio

raggi
Poesie di Lorenzo

Oh Creatore delle forme,

di bellezze irraggiungibili,

allontana da noi

questo superbo rumore

che ci avvolge

impotenti ed ignari,

concedici

quell’umile e glorioso

silenzio

fonte di creazioni,

porta dell’Amore,

rifugio di salvezza

ricettacolo dei tuoi raggi

che, unico, ci ricorda d’essere cellule

del tuo grande corpo.

L’amore è un sogno

camomilla
* Filastrocca tragicomica sull’amore

In questa notte

un manto di stelle

ci rivestiva di luce

ma assai più splendenti

erano i suoi occhi

languidi d’amore

e socchiudendoli appena lei mi disse:

“C’ho sonno! Andamo a dormì?”

Io allor mi meraviglio

il mio cuore è uno scompiglio

ma a lei scappa uno sbadiglio

più non so cosa pensar?!?!

“Amore non ti preoccupare”

– lei mi dice insonnolita –

“anche se a casa voglio or tornare

un bel sogno potrò fare

e noi lì ci incontreremo

certamente ci sposeremo

e molti figli avremo…

YAAAAWNNN…

Presto mettiti al volante

il mio sonno è ormai imperante!!!

Prima ero un po’ eccitato

ma ormai me so sgonfiato

io credevo che lei fosse una fata

non la Bella Addormentata!

“Ecco a casa ti ho portata,

o mia bella addormentata.

Dimmi domattina ti posso chiamare?

Sarai più riposata e la stanchezza

se ne sarà andata”.

Mi risponde un po’ assonnata:

“Prima di mezzogiorno non mi chiamare.

Sai com’è, troppo presto

non mi vorrei svegliare.

E anche al pomeriggio

magari un tantino

è bene fare un pisolino”.

“Oh che donna da sogno ho trovato,

sono proprio fortunato”,

prima che mi lasci solo gli dico:

” Cara Ca(mo)milla

SOGNI D’ORO!!!”

  • Inauguro con questa filastrocca una sezione “leggera” del blog, che spero possa far almeno sorridere.

Domani

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Poesie di Lorenzo

Domani

concederà il vento

alla foglia di vivere?

Sospiri d’eternità.

Hai sfidato la notte

in una lotta di pensieri.

Una domanda alla luna

che domina il vento

resterà senza risposta.

Solo un sorriso…

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (terza parte)

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Monte Conero – Veduta della spiaggia delle Due sorelle dal sentiero del Passo del lupo

Innanzitutto mi scuso per la pessima qualità delle foto, vecchie di oltre 20 anni, sbiadite dal tempo e ri-fotografate con un telefono… il peggio in resa ma il passato è pur sempre passato quando ne resta traccia nel presente. Siamo infatti sicuri che i nostri cosiddetti ricordi siano meno sbiaditi e\o evanescenti delle foto da me pubblicate? Ma proseguiamo sulla via dell’in-voluzione interiore: in-… appunto perché riguarda l’interiorità; in-… perché circoscritta e poco mutevole, è come un voltarsi in varie direzioni e dimensioni rimanendo fermi; in-… perché non c’è mai un andare avanti che non sia al contempo un tornare indietro alla ricerca di sé stessi, rimbalzando eternamente e immutabilmente nella frazione di tempo che ci è stata donata!

In concreto dallo pseudo-passato…

Facciamo un passo indietro per parlare dei “pesi” e allegati: ero monade in un mondo parallelo, parliamo di quando avevo 15-16 anni, ero arrivato come su una faglia tettonica sottoposta a terremoti ricorrenti e qualcosa stava per cambiare; infatti scoprii di non essere l’unico di tal fatta, vi ricordo che il sistema sociale non ci ignora, ci riconosce ma non riesce ad incanalarci del tutto, ad offuscare nel marasma nullificante della pseudovita social-interattiva! Ebbene pur respingendo attirai anch’io dei poli con cui allargare gli orizzonti assai ristretti in cui mi ero rinchiuso. Il primo punto d’interesse fu l’attività fisica, che da attività praticata solitamente per passare il tempo oltre che per divertirsi e fare del bene al proprio corpo materiale, per me divenne un fine, una routine mentale oltre che fisica. Pompare endorfine quotidianamente, cercare di costruirmi un’immagine adeguata puntando sul fisico, non tanto per l’apparire, cosa che mi era aliena a quei tempi, quanto per sentirmi in qualche modo forte, al di sopra di uno standard che mi faceva sentire bene. In realtà correre e sforzare il proprio corpo senza riuscire poi mai a farne a meno era un male più che un bene, perché l’abitudine oltre che virtù aristotelica può trasformarsi in una pena, soprattutto quando ne sei schiavo, quando ti preclude un’evoluzione e ti limita. Il benessere fisico, trovare qualcosa che lo garantisse e insieme all’attività aggiungere anche vitamine e integratori vari nel tentativo di fermare il tempo e il male a venire. A che pro mi domando adesso? Ma andiamo avanti…
Alcune giornate tipo del tempo che fu: pioggia torrenziale, ma per non fermarci andavamo comunque a correre su e giù per le scale di casa, piccolo condominio di tre piani. Un rumoreggiare che si ripeteva per 20 e passa minuti lasciando allibiti i poveri condomini. Neve alta mezzo metro e corsa con stivaloni di gomma. Corsa alle due di pomeriggio in piena estate, quando non era possibile metterla in orari più idonei (no, non è la trama di un film di Fantozzi!). Oltre alla corsa e ai pesi, che si alternavano durante tutta la settimana, la domenica era invece dedicata a passeggiate più o meno avventurose sui monti vicini, parliamo del Conero o della Gola della Rossa o di Frasassi.

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Me sulle placche del Monte Conero

Quest’esperienze sono sicuramente le più belle del periodo, attraversare le placche rocciose sul mare sopra la spiaggia delle Due Sorelle: magari con al seguito un bel gruppo di persone inesperte da traghettare e far uscire indenni dall’esperienza, era sempre un bel passatempo che credo mi metteva a contatto con un’intimità che solo la natura può rivelarci. Pur essendo al di fuori, come il tutto che ci circonda, nella natura ritroviamo noi stessi proprio perché siamo anche noi natura, sussistiamo nella reciprocità ed è un dono di Dio che dovremmo considerare di più. Al di fuori delle nostre case, delle nostre isole mediatiche, delle nostre routine quotidiane, alienate ed alienanti, c’è un mondo che ci parla e che noi con le barriere mentali, materiali e immateriali cerchiamo quasi sempre di allontanare. Nelle nicchie cittadine un albero è solo un ornamento, non invece insegnamento, respiro, bellezza, sostegno, come è nella sua vera natura. Quindi debbo molto ai miei amici di quel tempo , a quelli della prigione fisica che però mi fecero incontrare la natura, pur con tutti i miei e loro limiti e anche non girando il mondo, basta un punto vero per conoscere il tutto nella sua essenza. Se la natura ti parla non sei più monade, perché lì c’è Dio! Questo l’avevo capito: si può morire nelle proprie routine alienanti e impersonali, ma si rinasce nel lasciarsi trasportare dalle sensazioni che solo la bellezza e la perfezione del creato può darti.
Quante passaggiate, innumerevoli! D’inverno partivamo alle tre del pomeriggio e si girava con le pile, a volte fuori sentiero, con la corda sulle spalle per scendere da paretine o canaloni scoscesi accompagnati dalla luna. O scendere saltellando su una parete con luce neon a tracolla, come alieni che discendono dallo spazio con le loro navicelle, attiravamo curiosi dalle vicine strade, anche se per fortuna sempre poco trafficate. Ripeto, avevo 15 – 16 anni quando iniziai a frequentare la combriccola dei pesi, capobanda Andrea che con i suoi 30 anni e 150 KG di peso come massimale alla panca, era maestro venerato da noi adolescenti. Allora conobbi anche il fascino dell’avventura chiedendogli consiglio per attraversare il Conero, partendo dalla piazzetta di Portonovo fino al paese di Sirolo. Mai avevo messo piede in quei sentieri, ma attraverso i racconti di Andrea che lo conosceva bene, una guida cartacea appena uscita in libreria e un compagno trascinato a forza nell’impresa un giorno partimmo con l’autobus e pur con molte difficoltà riuscimmo ad arrivare alla meta prevista! A dire il vero riuscimmo al secondo tentativo (a quel tempo non demordevo facilmente dalle idee che mi mettevo in testa) con un nuovo compagno, Massimiliano e la fortuna ci assistette visto che mentre arrivava ormai il crepuscolo, dopo 12 ore di camminata e vari avanti e indietro (così sarà tutta la mia vita) su sentieri e fuori sentieri sbagliati, dopo essere così riusciti ad attraversare tutto il versante mare del Conero iniziammo a scendere verso il “Passo del Lupo” ripido sentiero fra le pareti dell’anfiteatro e la spiaggia delle “Due sorelle”, non sapendo bene come continuare apparentemente prigionieri fra il mare e le ripide pareti del Passo del lupo, un sentiero che faticavamo ad individuare ben nascosto com’è dalle rocce! Fu un signore che stava risalendo dalla spiaggia che ci accompagnò verso la strada che portava alla vicina Sirolo, dove telefonammo da un telefono pubblico( non esistevano cellulari) al padre del mio amico Massimiliano per farci venire a prendere e riportarci a casa sfiniti! Dopo quella prima esperienza mi aggregai al gruppo di Andrea, che aveva eccellente spirito d’avventura nell’organizzare spedizioni domenicali sui monti nostrani. Ricordo gruppi di malcapitati in varie occasioni “critiche”: eravamo una volta in un pendio ripidissimo, in una zona vicino a Poggio San Romualdo credo. Fuori sentiero, buio, freddo, terreno bagnato e roccioso dentro il bosco, una lunga fila di persone che passavano a fatica fra i rami e la fitta vegetazione cercando di rimanere impiedi e…ogni tanto qualcuno spariva!!! C’era davanti a me Fagià (soprannome di Fabiano), che quando era teso e preoccupato diventava balbuziente, ricordo che disse ad Andrea più o meno queste parole:” O o o ohh An-An-Andrrreea, ma n..dovè a a-aanda-to Bru-Bru-Brun-nello, che era davanti a a m-me..” un secondo dopo lo svidi scivolare inghiottito dal buio lungo il ripidissimo pendio, solo un urlo e svariate scintille lo accompagnavano, mentre rimbalzava, nella discesa. Tenendomi la pancia per le risate non tardai a prendere la discesa anch’io: tutt’altro che spaventato, totalmente incosciente, continuavo a ridere mentre cadevo come una scheggia nel fitto del bosco… eravamo come sassi lanciati sulla superficie di un lago, saltellavamo sul terreno, rimbalzavamo fortunatamente senza tante ammaccature, con le gambe tese in avanti – ero voltato su un fianco – per poi fermarmi nei cespugli più folti sperando che fossero senza spini. Si ritornava a casa senza forze ma soddisfatti della nostra non-impresa, non c’erano altri fini che l’evadere da un sistema a cui tutti siamo sottoposti e noi stessi ci sottoponiamo, un sistema dove apparentemente tutto viene fatto per uno scopo, dove passeggiare di notte in pieno inverno, con le pile in un bosco scosceso, viene sicuramente considerata una pazzia, non se ne capisce bene il motivo, quando invece è semplicissimo: ci accorgiamo di vivere quando usciamo dalla gabbia delle regole che nell’in-voluzione della società umana abbiamo creato in modo sempre più rigido e soffocante. Se fossi un leone in gabbia o un delfino in una piscina probabilmente mi sentirei più libero di come ora, la vita che faccio ogni giorno con il suo contesto falsamente sensato e protettivo, m’impone soffocando ogni istinto di libertà.

Continua…

Il cimitero allegro!


Sapanta è una piccola cittadina della regione del Maramures, in Romania, dove nel 1929 l’artista Stan Ioan Patras ebbe l’idea di realizzare queste epigrafi dipinte di blu e scolpite in legno di quercia con rappresentato il defunto insieme ad un epitaffio spesso ironico sintesi del suo vissuto! Ieri mentre osservavo meravigliato queste particolari opere d’arte nel piccolo cimitero, sentivo le risate di una comitiva di turisti spagnoli che ascoltavano divertiti la loro guida che traduceva le frasi scritte sulle tombe. Cogliere l’ironia della vita anche dopo la morte di qualcuno a noi caro o conosciuto dimostra ancora una volta che l’uomo, pur con i suoi mille difetti, sa dare un senso positivo al tutto di cui fa parte. Una speranza in più per rendere la vita oltre che un viaggio meraviglioso anche un vissuto che con ironia e speranza attraversa la morte senza la paura dell’oblio.

Fra la polvere dell’oblio e i navigatori senza tempo

Il tempo è polvere, strati su strati formano le sue dune cangianti e ingannevoli. Soffoca e appesantisce nell’intimità, crea dei solchi, come rughe dell’anima!

Ma come esploratori dell’infinito basta un soffio per alleggerire e spazzare via la nebbia dell’oblio proprio come Navigatori senza tempo…

http://opinioniweb.blog/2017/02/18/navigatori-senza-tempo/

Ferragosto, ricolmi di luce e beatitudine!

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Spero di non essere noioso nel ripubblicare queste brevi riflessioni. Aggiungo che la pienezza di vita raggiunta dalla natura porta in sé un velo di tristezza: le giornate si accorciano e l’estate con le vacanze sta per finire. Ferragosto è una celebrazione della vita, essa va sempre celebrata come ogni cosa bella, da gustare goccia dopo goccia… Buon ferragosto!

Nel pieno dell’estate, la natura carica di luce e di calore, dà esempi di morte per eccesso di vita! Pensiamo al girasole che ha finito il suo ciclo vitale, o all’oro della terra, cioè il grano, falciato già a fine giugno. La chiamano la stagione della maturità, ma i frutti maturati sono pronti per il raccolto…

Forse è proprio per questo che i cristiani festeggiano l’assunzione di Maria in questo giorno d’estate. Essa è salita in cielo piena di vita senza passare attraverso la corruzione della morte: morire di vita, una pienezza tale da essere incontenibile se non in un corpo di luce e beatitudine.

Così come succede ad un girasole che ormai abbassa la testa e muore ed è pieno di luce solare. Colmi di ogni bene assaggiamo anche noi i frutti maturi dell”estate per vivere la vita nella pienezza che essa merita, come la natura ci insegna da sempre.

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

Racconti brevi di vita quotidiana ( spero allegri ed umoristici) aforismi pensieri idee di un allegro pessimista

Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista

Pensieri di Lisa

Le emozioni mi strabordano

Il pensiero libero

Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo

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