Ancora sulla (Buona) scuola!

 

Renzi Giannini

Come da titolo – per dar seguito al post “Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia” –  continuo a proporre delle riflessioni e approfondimenti sulla legge n.107/2015 in vista della sua definitiva approvazione e della (ancora) possibile azione di contrasto da parte del mondo della scuola attraverso l’adesione allo sciopero del 17 marzo.

Nei mesi di settembre-ottobre 2014 era stata aperta una piattaforma digitale su la Buona scuola, che oltre ad indicare le caratteristiche della Legge permetteva ai docenti e alle istituzioni scolastiche di inserire pareri, critiche, consigli. Non sappiamo se davvero tali commenti vennero presi in considerazione, ma pur essendo scettico sul modo e sull’efficacia della consultazione scrissi anch’io alcune righe in merito alla Riforma  dopo aver letto pareri pro e contro e consultato varie fonti. Alla luce della sua applicazione le ripropongo, credo siano ancora utili per analizzare cosa è stato fatto e le (ancora parziali) conseguenze di questi 18 mesi di applicazione della Legge. Ecco le riflessioni di allora:

Leggendo il rapporto su ” La buona scuola” Clicca per leggere – lungo ben 136 pagine (esiste però una versione light di sole 13 pagine) – e difficilmente commentabile con “qualche crocetta” o “mi piace” come si sta facendo attraverso una superficiale consultazione on line – è difficile NON pensare che esso NON sia il completamento dello smantellamento della scuola pubblica, che di fatto funzionerà (e costerà) sempre di più come quella privata!

C’è un po’ di tutto, difficile da leggere e soprattutto da commentare: si evidenzia il raccordo della scuola all’impresa, dando per scontato che l’occupazione dipenda direttamente dall’istruzione, non invece da scelte politiche di modelli economici efficaci (come quello keynesiano volto al sostegno pubblico dello Stato per la piena occupazione proposto dalla Costituzione). Si parla di un ulteriore ampliamento dell’offerta formativa (forse pilotata dall’exstrascuola: aziende, famiglie, enti vari…) e la flessibilità didattica sembra in realtà un adattamento-imposizione-improvvisazione al non ben definito”nuovo modello” di scuola delle competenze. Si va verso l’annullamento del contratto collettivo nazionale, presto sostituito da bonus-premiali di stampo meritocratico, che servono a mettere in competizione (non bastavano gli alunni) gli insegnanti, valutati su progetti e attività quasi sempre lontani anni luce dalla loro attività d’insegnamento (che NON è valutabile in modo oggettivo e univoco). La mobilità viene proposta in funzione tappa-buchi e volta esclusivamente al risparmio, con un’assegnazione schizofrenica che non tiene minimamente conto delle esigenze familiari e personali degli insegnanti…

Questa Riforma, per ammissione dello stesso Renzi e del(la) Ministro(a) della Pubblica istruzione Giannini, va a completare le Riforme della scuola che iniziarono con la legge sull’AUTONOMIA SCOLASTICA del 1999, la quale non si basava su finalità culturali e pedagogiche, ma serviva ad estendere principi di stampo privatistico all’area dell’istruzione. In particolare venne utilizzato il principio di sussidiarietà (ecco perché si parla di autonomia a tutti i livelli dell’apparato statale) per far  passare esplicite cessioni di sovranità statali a enti-super-burocratizzati sovranazionali e non eletti (vedi UE, BCE, FMI e simili…). Essi nello Stato nazionale, in varie forme e attraverso percorsi contorti e intricati,  – costruiti ad hoc proprio per rendere al cittadino difficile vedere il rapporto di causa ed effetto ( a noi deve passare esclusivamente il messaggio “Stato ladro, inefficiente, fonte di ogni danno e burocrazia”!) –  impongono interessi privati con il fine di smantellare le tutele sociali sul lavoro, togliendo ai lavoratori diritti garantiti (sta accadendo ORA in tutti i settori pubblici e privati). Anche la scuola pubblica attraverso l’autonomia si trasforma da un’istituzione che svolge una funzione statale nel prevalente interesse generale, in un’azienda pubblica, – su modello di un’azienda privata – che svolge un servizio pubblico! Invece di realizzare il diritto allo studio, costruisce un sistema aziendale di natura privata in cui deve proporre e mostrare alla “clientela” il piano delle attività, tutto va formalizzato e burocratizzato fino all’assurdo: commissioni di ogni genere e tipo, funzioni e incarichi fra l’inutile, il fantasioso e il dannoso, POF, PTOF, crediti, debiti, progetti, corsi d’aggiornamento,, valutazione e valutazioni, dipartimenti, consigli ordinari e straordinari… Cosa resta per l’insegnamento? Quale didattica possono portare avanti gli insegnanti in questo contesto assurdo e ingestibile in cui si trovano a lavorare? Dov’è la centralità degli alunni in tutto ciò?

Ritorniamo all’oggi: mi sembra che quello che si temeva prima dell’approvazione della Riforma si sia poi in gran parte realizzato, soprattutto negli aspetti negativi sopraevidenzati. Dobbiamo però riflettere sul fatto che questo modello “mercatocentrico” che ci chiede (impone) l’Europa potrebbe avere i giorni contati. Mi riferisco ai segnali che vengono sia dai paesi europei in cui stanno per svolgersi nuove elezioni, in primis Francia e Germania, sia dagli Stati Uniti in cui le elezioni ci sono già state con i risultati che sappiamo. Se il revival del nazionalismo dovesse travolgere come un’onda il globalismo-colonialista che ha imperato finora nell’UE e in generale nel mondo occidentale, le riforme non avrebbero più motivo alcuno di essere imposte, soprattutto perché i governi avrebbero di nuovo a disposizione strumenti di natura finanziaria per uscire dalla crisi, gestendo le monete nazionali fuori da cambi fissi imposti e deprimenti l’economia. Se i cittadini prendono consapevolezza dei loro diritti i governi dovranno porre rimedio ai danni fatti. Ma la campagna mediatica di distrazione di massa che ha per anni incitato all’odio verso lo Stato ladro e la corruzione senza dire una parola nei confronti della privazione continua e devastante dei principali diritti costituzionali fatta attraverso la cessione di sovranità a istituzioni private al servizio della finanza, lascia ben poco spazio e ancor meno speranze che la massa  di cittadini sia tale da far cambiare rotta alle riforme e recuperare così quello che ci hanno tolto. La scuola in un momento così delicato dovrebbe dare un contributo in tal senso: aiutare i ragazzi a capire quali sono i loro diritti e a pretenderli. Sicuramente NON fa parte dei loro diritti lo sfruttamento che subiscono attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Quello come TUTTE le riforme serve esclusivamente a favorire la DEFLAZIONE SALARIALE (cit. Alberto Bagnai), cioè ad abbassare ancora di più il costo del lavoro, con la beffa che i primi a rimetterci saranno proprio i nostri giovani. Partiamo quindi dalla scuola, base di ogni sistema democratico, prepariamoci al cambiamento e non perdiamo di vista l’importanza dei principi costituzionali unici garanti dell’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini.

 

 

Campo Imperatore

campo_imperatore
Poesie di Lorenzo

Un fiore

uno stelo d’erba

accarezzato dal vento

appoggiato

e confuso in quest’immenso.

Vorrei essere così

un granello

di questo silenzio infinito,

dove il sibilo del vento,

il tepore del sole,

le sconfinate distese verdi

e le lontane cime maestose

si incontrano

in un canto soave.

 

* ricevo e pubblico le poesie di un amico, Lorenzo.

Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Breve aggiornamento all’articolo pubblicato i primi di marzo 2017: il 7 aprile, dopo appena due mesi di tempo sono state approvate in via definitiva le 8 leggi delega della legge 107! Chiaramente il confronto con il “mondo della scuola” sarà stato congruo e proficuo, vista soprattutto la fretta di arrivare a concludere la legge 107 bis! Altrettanto chiaramente il governo avrà preso in considerazione le proteste fatte dai lavoratori della scuola in occasione dello sciopero del 17 marzo! Ecco di seguito nota del MIUR con le dichiarazioni della Ministra Fedeli di cui riporto sotto degli stralci:

“I provvedimenti approvati oggi in Consiglio dei Ministri sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione in sede parlamentare, nelle commissioni competenti. C’è stato un ampio confronto che è servito a migliorare ed arricchire i testi. Si tratta di decreti che qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione del nostro Paese”. Lo dichiara la Ministra Valeria Fedeli in occasione del via libera definitivo del Consiglio dei Ministri sui decreti legislativi attuativi della Buona Scuola… Con i provvedimenti approvati oggi “prosegue il cammino avviato nei primi due anni di attuazione della legge Buona Scuola che ha gettato le basi per un cambiamento culturale importante: la scuola vista come comunità aperta, innovativa, inclusiva in cui ragazze e ragazzi diventano cittadini attivi, accorti, protagonisti, capaci di contribuire alla crescita e alla competitività del Paese, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nella piena attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione”, conclude la Ministra.”

Come realizzare la “democrazia sostanziale” prevista dall’articolo 3 della Costituzione mantenendo intatti i principi di “controllo della spesa pubblica” di matrice europea che impone allo Stato di non spendere, trovando al massimo le risorse attraverso i soliti tagli e le tasse, ebbene questo non è dato a sapersi! Comunque per chi non l’avesse letto ecco riproposto l’articolo che avevo scritto, dove esprimevo tutte le mie perplessità riguardo la (le) Riforma (e) sulla scuola, finalizzate esclusivamente a smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia:

Nel mese di marzo sono previsti una serie di scioperi che riguardano il mondo della scuola, che ancora una volta vede gli insegnanti e gli alunni confrontarsi e scontrarsi con delle riforme piovute dall’alto in grado di destabilizzare e peggiorare ulteriormente il già precario percorso dell’istruzione pubblica. Il governo del SI all’Europa della finanza e delle Riforme di-strutturali, pulendosi il cu.. ehm posteriore con il voto referendario, – che indicava chiaramente il malcontento popolare verso un modello sociale ed economico lontano anni luce da quanto previsto dalla nostra ormai ex-Costituzione – ha approvato la maggioranza dei decreti attuativi previsti dal comma 180 della legge su la Buona scuola: riforma del sostegno, riforma dei professionali, riforma degli esami di stato, la riforma del reclutamento docenti e riforma del ciclo da 0 a 6 anni. Il governo aveva tempo 18 mesi per procedere alle deleghe attuative e dare il via alla Riforma e il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha approvato  8 decreti  proprio allo scadere dei termini prefissati,  sabato 14 gennaio 2017. La ministra Fedeli è stata appunto “fedele” al modello eurista-globalista che i vari governi clone hanno fin qui rapidamente realizzato senza guardare in faccia a nessuno (neanche al buon senso!) Leggiamo nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri: “Il decreto aggiorna, riorganizza e razionalizza i provvedimenti vigenti in materia, tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia.”

In realtà il modello di scuola proposto sembra totalmente affine a quello di una società di precari destinati allo sfruttamento e alla competizione selvaggia per guadagnarsi il (tozzo di) pane quotidiano. Basta pensare a come l’alternanza scuola-lavoro diventi non tanto un’opportunità per gli studenti (scelta e programmata liberamente dagli istituti nella loro autonomia scolastica) di fare esperienze di realtà lavorative a cui un domani potranno avere accesso, ma un obbligo per accedere all’esame di maturità e un ostacolo nel percorso di apprendimento che di fatto diventa secondario e quasi impraticabile!!! L’apprendistato gratuito degli alunni arriverà ad incidere fino al 40% sull’orario scolastico curricolare, si prevedono inoltre psedo-contratti con le imprese, l’introduzione di esperti aziendali esterni e una valutazione delle “competenze acquisite” dallo studente in questo percorso di pseudo-cultura del lavoro!  Una scuola che deve educare alla competizione e al merito, cioè a finalità utilitaristiche, non ha nulla a che fare con l’uguaglianza e l’inclusione e la cooperazione su cui nasceva la scuola pubblica della nostra ex-Costituzione!

Sull’inclusione degli alunni disabili e la trasformazione degli insegnanti di sostegno in tecnici-consulenti -coordinatori dei docenti di classe, di fatto sempre più soli e sobbarcati – essi si che ne farebbero volentieri a meno – di beghe buro-cartacee-digitali con le quali dovrebbero magicamente risolvere in maniera inc-lusiva le innumerevoli problematiche che si nascondono dietro le astruse sigle ormai conosciute anche ai profani: DSA, BES, PDP,… Non ci sono risorse e in pratica l’inc-lusività si riduce a pezzi di carta che dovrebbero magicamente tradursi in strategie mirate ed efficaci!!! La legge delega mette in discussione ben 18 articoli su 44 della legge 104 del 1992 stravolgendola, una legge (la 104) ottima che ha avuto negli anni forse l’unico difetto di non essere pienamente applicata! Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA,… RIPETO: Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA,… RIPETO: Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA, a partire dalla funesta adesione del trattato di Maastricht nel 1992, anno dal quale il nostro paese ha sempre e costantemente accumulato consistenti avanzi primari (tradotto: lo Stato ha sempre speso meno di quello che ha incassato attraverso i tagli alla spesa e le tasse), ebbene la “disponibilità di risorse pubbliche” è sempre stata anteposta ai “diritti degli alunni disabili”, ma anche a quelli di tutti gli altri cittadini. Le classi con max 20 alunni con la presenza di un alunno disabile si facevano laddove le risorse lo permettevano, questa è la “mentalità contabile” che impongono le regole sovracostituzionali che prevedono i trattati europei ai quali abbiamo aderito. I diritti vengono DOPO e i limiti di spesa vengono stabiliti a tavolino da BUUU-rocrati con l’unico fine di smantellare lo Stato e privatizzare TUTTO a partire dalla scuola, base della coscienza critica di tutta la società civile! Demonizzare il pubblico, porre le premesse del suo malfunzionamento tagliando risorse, martellare i cittadini sulla piaga dei furbetti e furbettini che nulla centrano con la cronica mancanza di risorse, serve solo a far sembrare NECESSARIA la svendita di diritti sacrosanti che sono alla base di ogni sistema democratico: in primis la SCUOLA PUBBLICA, per la quale lo Stato italiano spende MENO di ogni stato europeo CLICCA QUI!

Ora chiediamoci: chi, nella società civile, ha guadagnato finora dall’applicazione della Riforma della Buona scuola (o dalla riforma dell’autonomia scolastica o da altra successiva ad essa collegata)? Non è forse ora di restituire la dignità agli insegnanti e a tutti gli operatori della scuola, al fine di garantire i diritti a tutti gli studenti? Il No di dicembre al Referendum sulla Costituzione, come il No alle Riforme che non tutelano i diritti fondamentali della persona (garantiti dalla Costituzione), come il NO ai trattati sovranazionali che distruggono le democrazie relegandole al Partito unico dell’euro e del liberismo sfrenato sono l’unica e coesa risposta che il mondo della scuola (docenti, ata, studenti, genitori…) insieme a tutta la società civile deve esprimere in maniera decisa contro un disegno politico totalmente sbagliato. Per questo ritengo che l’adesione allo sciopero del  17 marzo da parte di tutto il personale della scuola, finalizzato ad ottenere il ritiro dei decreti attuativi alla Legge 107 del 2015, sia doverosa e anche più importante del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Partecipiamo compatti a sostegno della scuola e della democrazia.

Fare il deserto: incontrare Dio nel silenzio e nella solitudine!

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Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo della Quaresima, un tempo in cui l’uomo dovrebbe impegnarsi a fare il deserto in sé stesso per entrare nel silenzio! Nel libro del Qoelet c’è scritto: “C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere”, perché nell’esprimere la propria sapienza l’uomo deve poi essere illuminato dalla grazia e creare così un equilibrio in vista dell’unità tra uomo e Dio! Ci sono teologi che dicono che la Bibbia è il libro del silenzio di Dio perché è nel silenzio che la Parola deve essere ascoltata nell’anima.

Nella Bibbia la permanenza nel deserto e il silenzio a questo collegato segnano prima il rapporto tra Dio e il popolo d’Israele, successivamente le tentazioni a cui Satana sottopone Gesù. Da sempre l’uomo ha avuto paura del silenzio cercando in ogni modo di fuggire da esso. Perché chi ha paura di sé stesso cerca la folla e il rumore per mettere a tacere i suoi fantasmi altrimenti fin troppo reali e inquietanti. Gesù invece è andato incontro al silenzio e si è confrontato con le tentazioni preparandosi così ad affrontare la vita e la missione a cui era destinato. L’uomo che ha compreso il senso della vita deve anche lui andare oltre la dimensione delle parole per confrontarsi con il silenzio.

Dal silenzio che precedette la creazione al silenzio come condizione umana per generare parole e relazioni interpersonali: è un momento importante che diventa condizione per riprendere a comunicare. La Bibbia infatti dice che nel deserto si può rimanere soltanto 40 anni o 40 giorni, cioè un tempo più o meno lungo, ma non certamente l’intero arco della vita dato che ogni uomo nasce in relazione con altri uomini. Eppure è nel silenzio che si genera l’incontro radicale con la solitudine che coincide con il mistero personale dell’uomo. Ognuno è un mistero segreto e personale, unico e irripetibile,  una monade senza porte o finestre direbbe il filosofo Leibniz. Provare questa solitudine assoluta generata dal silenzio ci porta però alla consapevolezza della nostra contingenza, del nostro non bastare a noi stessi, del nostro infinito bisogno d’Amore! Non ci sono appigli umani in grado di salvarci nelle prove della vita e arriverà un giorno, in ogni caso l’ultimo giorno, in cui ci troveremo faccia a faccia  e soli con LUI, unica pienezza in grado di colmare i nostri infiniti vuoti. Per questo motivo non dovremmo mai fuggire dal silenzio e dalla solitudine, perché entrambi queste dimensioni spirituali ci permettono di percepire già ora la Presenza in grado di colmare la sete d’infinito: nella solitudine, dove nessun altro uomo può sentire o arrivare, siamo in realtà sempre in due!

I conti non tornano: dall’emergenza terremoto alle banche asfittiche passando per la manovrina di primavera!

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Quante bugie ESSI raccontano per difendere la LORO verità!

Conta che ti conta ma tanto i conti non possono tornare: chi crede ancora che le manovre e manovrine possano non essere recessive? Il conte sembra essere uno di quelli, anche se non è molto credibile dato che fino a ieri diceva NO a nuove manovre imposte dall’UE! Il suo ministro dell’economia come al solito la butta sul virtuoso affermando che tanto ridurre il debito è fare l’interesse nazionale! Chissà perché però ci sono spese che sono virtuose e intoccabili per principio, una su tutte i super-sostanziosi contributi che l’Italia versa al bilancio UE: dal 2000 abbiamo versato oltre 80 miliardi in più di quelli che abbiamo ricevuto indietro, i quali fra le altre cose sono pure vincolati a regole di cofinanziamento  che ne limitano enormemente la spendibilità! A titolo di esempio: nel 2014 l’Italia ha versato 17.188 milioni di euro nelle casse UE ricevendo indietro solo 9.882 milioni di euro con un disavanzo di oltre 7.300 milioni. Siamo passati dai circa 3 miliardi di euro del 2007 (l’inizio della crisi) agli oltre 7 miliardi di oggi, sostenendo così i bilanci di altri stati UE che a differenza dell’Italia ricevono più di quello che versano. E se i trattati una volta firmati è giusto rispettarli, viste le conseguenze disastrose a cui ci hanno portato sarebbe anche  giunto il momento di far sentire la voce dei cittadini di questo martoriato paese senza se e senza ma: l’imposizione di regole di bilancio fortemente recessive – i nostri lacché al governo e i famigerati tecnici della Commissione – dove dovrebbero mettersele? I risultati sono evidenti e i conti non tornano! Il governo dovrà redigere una manovrina di circa 3 miliardi con i soliti tagli e aumenti vari ed avariati, rastrellando soldi direttamente e indirettamente dalle tasche di noi tutti! Senza pensare poi minimamente all’emergenza terremoto. Essi ci mandano a dire che tale correzione – se non avessero tenuto conto dell’emergenza terremoto – avrebbe dovuto essere di almeno 10 miliardi!!! Soldi che come una spada di Damocle sono pronti a richiederci se entro aprile non arriverà la manovrina del governo. Intanto il neo-presidente del parlamento europeo Taiani  pochi giorni fa ha fatto un bel tour nelle zone terremotate promettendo – a nome dell’UE – sostanziosi fondi: ben 30 milioni di euro sono stati stanziati a novembre (se sò sprecati) e altri aiuti arriveranno! Pare (per ora sono chiacchiere) che tra fondi per l’emergenza e fondi strutturali già a disposizione dell’Italia (praticamente i nostri soldi che ci rigirano dopo aver trattenuto il giusto compenso) si potrà arrivare perfino a 2 miliardi di euro!!! Addirittura i fondi strutturali saranno spendibili al 100% senza cofinanziamenti e burocrazie euriste varie! Tanta generosità lascia senza parole, peccato però che rispetto ai conti prontamente inviati dalla Protezione Civile alla Commissione europea, che ammontano a ben 23 miliardi necessari per la ricostruzione, non sembrano granché. Ben altra cosa sono i soldi che l’Ue daccordo con il governo italiano ha permesso di stanziare per ricapitalizzare le nostre banche,  20 miliardi di nuovo debito buttati poi come acqua in una vasca senza tappo: è inutile cercare di ricapitalizzare un sistema bancario che continua ad accumulare sofferenze a causa dei tagli e delle tasse che il modello economico euroimposto aggrava di giorno in giorno. Soldi quindi buttati nel cesso dell’austerità!

Come quelli che l’allora governo Monti si affrettò a versare nei fondi ESM, – chiamati dai media salva-stati – quando in realtà servirono a ricapitalizzare le banche (degli altri, soprattuto quelle tedesche e francesi) che a causa dei loro azzardi e speculazioni rischiavano di saltare in aria: ben 60 miliardi versati da noi italiani tramite IMU e compagnia bella alle banche greche, le quali li rigirarono prontamente a quelle del nord europa, i veri finanziatori dei mutui e prestiti a basso costo del popolo greco. Ma almeno altri 20 miliardi l’Italia ha versato nei fondi ESM sempre per ricapitalizzare le banche (degli altri) che avevano prestato a man bassa in paesi quali la Spagna o il Portogallo. Tanto gli speculatori sapevano che all’arrivo della crisi ci avrebbe pensato mamma UE e babbo BCE, – con governi lacché compiacenti – a restituire il tutto a suon di STATO LADRO DEBBBITOPUBBLICOBRRRUTTTO E SPRECHI E CORRUZZZIONE E FRESCACCE SIMILI: eccoti servita su un piatto d’argento la propaganda ideale per i polli che beccano le più indecenti menzogne! Debiti privati del sistema bancario e finanziario europeo ripagati con gli interessi dai cittadini europei a suon di austerità e riforme. In tutto ciò l’Italia, paese con una grande ricchezza privata proprio per la laboriosità e la produttività dei propri cittadini-lavoratori-imprese, sta pagando un prezzo altissimo e ingiusto: ci stanno spolpando senza ritegno e continueranno a farlo finché glielo permetteremo non focalizzando il vero problema: il nemico non è lo Stato, ma il sistema finanziario deregolamentato di cui l’UE è il braccio esecutivo!

Concludo ritornando sull’emergenza terremoto: che nulla o quasi è stato fatto ce lo dice lo stesso Errani! A settembre aveva detto che in 7 mesi sarebbe partita la ricostruzione, quando invece in regioni come le Marche ci sono comuni che ancora devono vedere le casette! Addirittura la regione Marche affida solo ora ai Consorsi di bonifica  i lavori per fare le stalle, insomma giusto in tempo per il pascolo primaverile! Tutto ciò oltre che alla mancanza di un’organizzazione efficiente, fa pensare alla mancanza di risorse. Per far ripartire il paese servono soldi e investimenti, così per ricostruire un territorio devastato dal terremoto e ridare vita al suo tessuto produttivo idem! E se le calamità naturali sono imprevedibili, non altrettanto lo sono le cause della crisi infinita a cui ci hanno condannato, una crisi che ha portato distruzione e sofferenze enormi: è giunto il momento di dire basta a questo sistema folle e pretendere giustizia compatti contro le infinite menzogne che ci raccontano da ormai troppo tempo. E se proprio volete sapere le giuste parole da dire all’Unione europea – e aggiungerei al governo –  di fronte alle richieste assurde che continuano a imporci, ascoltate quelle dette dal professor Becchi alla trasmissione Agorà (clicca per vedere il video), in particolare dal minuto 3,30 e condividete!

…in ogni istante

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Sandra Capomagi

Vorrei averti accanto

in questo torpore in cui sono caduto

non so come, non so quando

Vorrei averti accanto

in questo stato

come soffocato

fra paesaggi rocciosi

ho deposto il mio amore

Vorrei averti accanto

in questa densa malinconia

Tu

un vento caldo e impetuoso

puoi farlo

far svanire le nubi

in un infinito orizzonte

di luce blu

i miei occhi che guardano i tuoi

limpidi

carezze lievi per sfiorarti…

avrei paura d’infrangere l’incanto

Vorrei averti accanto

tanto è il bisogno che mi stringe

da sempre avvolto

scintillante

d’argento e d’oro puro

è il mio intimo sentire

la tua dolce presenza

in ogni istante

accanto a me.

* Ringrazio l’artista Sandra Capomagi per avermi permesso d’inserire il suo splendido quadro come cover ideale della poesia….”in un infinito orizzonte di luce blu…”

Navigatori senza tempo

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Come foglie cadute dagli alberi

veleggiamo

sulle nebbie del tempo

nell’oblio della continuità

del nostro eterno essere,

appesantiti dalla polvere

raccolta sulle strade della vita

che mantiene

le impronte del nostro passato.

Chi conosce

l’uomo che le ha lasciate?

Sei tu

non pensare alla polvere

che ti soffoca,

soffiaci sopra con il cuore leggero

per tornare a sentire

il respiro dell’esistenza.

Populismi e pupùlismi a confronto!

populist

Sui media in questi giorni siamo soliti sentire il disco rotto ripetere – martellandoci i timpani – la seguente solfa: “populismi de qua, populismi de là, populismi de su, populismi de giù…”. I più seri, quelli che mettono le mani avanti e ci avvertono per tempo dei rischi a cui stiamo andando incontro, sono gli esimi rappresentanti del partito unico dell’euro e della globalizzazione (sinonimi interscambiabili) che avanzano appelli e proposte per affrontare questa inconcepibile deriva anti-EURO-peista. Gli esempi sono infiniti, ma nel mucchio proviamo a leggere l’articolo scritto sull’Avanti:

Di fronte al rischio che l’Unione Europea imploda, un gruppo di giuristi ed intellettuali ha lanciato un appello alla rifondazione dell’Unione, in modo che possa rispondere alle “tendenze autoritarie e all’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe” che hanno messo sotto attacco l’Unione “sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere  per decenni”. L’appello, pubblicato su diversi quotidiani  europei, è stato firmato, tra gli italiani, da Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo Cacciari e Giuliano Cazzola”.

Notare l’abbinamento classico NAZIONALISTI=XENOFOBI! Oltre ai giuristi e agli intellettuali, in prima linea per la difesa dell’Unione metterei anche i LECCOnomisti, quelli chiamati per informarci che uscire dall’euro sarebbe un immane disastro,a causa della svalutazione, inflazione, spread alle stelle e chi più ne ha più ne metta, precisando poi immancabilmente che a rimetterci – stringe il cuore – come al solito sarebbero i più deboli, dalla vedova all’orfano, all’invalido de guerra ecc. ecc. ecc… Chiaramente una spiegazione credibile sui motivi della crisi infinita – con dati catastrofici mai visti dall’unità d’Italia escluse naturalmente le due guerre mondiali, – non è data a sapersi!

Quindi il pericolo è l’avanzata dei populismi, quelli per intenderci rappresentati da Trump in America o dalla Le Pen in Europa, cioè da chiunque presenti al “popolo” un programma alternativo all’UE e all’euro. Nel miglior dei casi essi sono descritti come demogoghi e il popolo agonizzante a causa delle “cure da cavallo” imposte dal sistema è rappresentato come demagogo di sé stesso, in grado di autoadularsi replicando sui social o simili le pericolose fantasie che descriverebbero l’Europa come un covo di finanzieri spregiudicati nemici della democrazia: non sapendo scegliere il nostro VERO BENE, sarebbe più giusto far scegliere a LORO, quelli seri e responsabili che sanno sempre qual è la cosa giusta da fare e da applicare costi quello che costi (non a LORO naturalmente)! E il fatto che le alternative al sistema (tipo Trump o Le Pen…) si propongano come alternativa democratica, – cioè cercando di venire eletti attraverso libere elezioni e non certo con colpi di stato autoritari o con il manganello dello spread –  poco importa: l’unica alternativa all’Europa è l’Europa (della finanza e delle banche)! La tattica è quella di sporcare l’immagine dell’avversario attribuendogli le peggiori nefandezza (razzista, sessista, xenofobo, omofobo, umanofobo…) nella migliore tradizione pupùlista-liberista. E ne stanno a fa de me..lma col disco rotto sparato a ripetizione – in ogni dove e in ogni occasione – contro ogni forma di recupero di sovranità popolare. Ma uscire dalla me..lma è possibile, lo dimostrano proprio le raffiche sopracitate e le tante che avrete sentito e continueremo a sentire nei prossimi giorni. Perché se la produzione di tal materia marroncina è indipendente dalla richiesta (quando scappa scappa!), è vero che quando l’offerta è troppa anche la me..lma s’inflaziona svalutandosi da sola e il tanfo rischia di svegliare perfino i più addormentati dalla propaganda. Aspettando che l’attacco diarrotico-mediatico si calmi proviamo a buttar giù alcune delle migliori popu-popò-pupù LISTE attualmente in voga nei media:

  • Se usciremo dall’euro gli spread saliranno alle stelle… esattamente come quando c’imposero il governo Monti? Chissà se allora l’euro ci difese o se invece fu la causa del ricatto dei mercati?
  • A rimetterci saranno le classi più deboli, gli stipendi perderanno potere d’acquisto… ad avercelo ancora uno stipendio dopo 7 anni di crisi euro-imposta, la disoccupazione al 12% condita dalle riforme che impongono la precarizzazione permanente con l’aggiunta di aumenti di tasse e tagli indiscriminati  che cerrrrrtamente hanno aiutato le classi deboli!!!
  • Le materie prime andranno alle stelle… con i prossimi aumenti delle accise fatti per “correggere i conti perché “ce lo chiede l’Europa” arriveremo ad avere la benzina a 2 euro al litro? Abbiamo mai veramente sentito i benefici di una moneta forte per acquistare le materie prime in tutta questa infinita era dell’euro?
  • La lira si svaluterà… esattamente come si è svalutato l’euro(fino al 30%) in più occasioni senza che ce ne accorgessimo?
  • Il debito pubblico sarà insostenibile… grazie alle riforme che hanno distrutto i consumi interni e la crescita (pil) il debito pubblico italiano che la stessa UE definiva sostenibile nel medio e lungo periodo è ora a rischio! Siamo sicuri che senza un recupero della sovranità monetaria potremo mai tornare fare politiche di bilancio pubblico sostenibili?                                                                                                           InZomma potremmo continuare a lungo (se ci sono volenterosi cercatori di pupù la aggiungano nei commenti) ma la sostanza è che nella maggioranza dei casi vengono semplicemente scambiati gli effetti con la causa e le RIFORME servono proprio per mantenere in vita la causa della crisi: l’euro come strumento a servizio del capitale finanziario, il bastone abbinato all’olio di ricino in grado di far digerire immantinente ogni possibile protesta! Gli effetti collaterali (dell’olio di ricino) li sentiamo però tutti, non turiamoci il naso è ora di SVEGLIARSI!!!

 

 

Incontrarsi…in dialogo con il Tu che ci costituisce!

beetle-nebbia

Come galassie che s’incontrano…l’uomo è intrinsecamente aperto all’alterità e alla trascendenza, non può esistere isolato perché non basta a sé stesso. Anche chi sceglie forme di clausura o d’isolamento è in realtà alla ricerca di qualcosa che sia altro da sé, cioè di un ponte fra questa vita e il trascendente. L’animo umano è quindi identità e mistero profondo, ognuno di noi è una porta verso l’oltre alla ricerca di un Tu che possa colmare l’incessante divenire dei nostri vissuti con degli istanti d’eternità!

 

INCONTRARSI

Che cosa posso dirmi per continuare a sperare nella vita, a me che sono così vecchio

in quest’esistenza sconfinata, che mi dilata senza argini a porvi un freno?

Tu sei il mio argine,

il confine in cui arrestarmi a guardare le stelle, a fiorire nel deserto

che ho fatto in me e intorno a me, un senso

una polarità che dia senso alle molteplici dualità mistiche e reali

che sconfinano nell’assurdo e nel tormento dell’animo.

Prego come davanti ad uno specchio, parlo e chiedo a me stesso

al mio solo ed unico Dio

di aiutarmi a nascere alla vera Vita e al vero Essere

senza abbellimenti ed ornamenti.

Non so chi sono, niente mi appartiene,

neppure ciò che credo di essere,

neppure il mio corpo e la mia mente

che riferisco a me come possesso

e che forse mi possiedono a loro volta,

un totale abbandono al nulla per tornare alla Verità che ci costituisce

allo stupore di esserci, di guardare le stelle

che ammantano il cielo e i nostri animi.         

Vorrei che ci fossi Tu in mezzo a questa nebbia,

Tu ad aspettarmi,

ad abbracciarmi e consolarmi

per il dolore che appartiene a noi  come umanità

che ricerca la via dell’Eden perduto,

al fine di tornare puri

come cristalli o gocce di rugiada,

al fine di abbandonare i contenitori

che imprigionano la nostra consapevolezza,

annullare l’illusione del tempo e dello spazio,

percepire tutto attraverso tutto e tutti,

senza più anime tormentate che lottano

per ergersi al di sopra del mondo

e chiedono per sé stesse, a Dio

il potere e la gloria.

                                        

 

I luoghi di confine: dal romito di Lampedusa al multiculturalismo globalista.

lampedusa

Nel XV secolo esisteva a Lampedusa uno strano luogo di culto, una grotta dedicata alla Madonna, dove si depositavano sia cimeli cristiani sia quelli musulmani, a cui si rivolgevano in preghiera pescatori, naviganti, marinai, corsari, di entrambe le religioni. Era un luogo di culto “doppio” appartenente contemporaneamente all’islamismo ed al cristianesimo. Secondo la leggenda il compito di accendere il lume per i naviganti era affidato ad un romito che si presentava a seconda del bisogno o cristiano o musulmano: questo rappresentava un modello di sincretismo religioso, cioè una convergenza di culture e religioni diverse. Nel libro di Lucetta Scaraffia “Rinnegati” leggiamo che un avventuriero spagnolo a cavallo tra ‘500 e ‘600, cavaliere di Malta, presentava nelle sue memorie una descrizione di questo luogo:  c’era un altare, posto sotto il quadro della Madonna, dove si trovavano   << molti oggetti che vi hanno lasciato in elemosina i cristiani e vi è perfino del biscotto, del formaggio, dell’olio, delle carni salate, del vino e del denaro>> e dall’altra parte della caverna <<si vede una tomba dove è sepolto un marabutto turco, uno dei loro santi a quanto si racconta>>e accanto ad esso <<le medesime elemosine della nostra Immagine Santa>>.

Quindi ieri come oggi Lampedusa costituiva un approdo speciale grazie alla sua posizione geografica. Sempre nel testo della Scaraffia sopracitato leggiamo: almeno a partire dal XV secolo risulta che fu acceso un lume per guidare i naviganti. Secondo una leggenda siciliana il compito di accendere il lume era affidato ad un romito, che viveva nella grotta sacra e si presentava come cristiano o come musulmano, a seconda della provenienza dei naviganti che vi sbarcavano, <<da ciò il comune detto in Sicilia “il romito di Lampedusa” per indicare una persona dalla doppia fede>>.  Possiamo parlare di multicultura e multireligione praticata già oltre 500 anni fa da chi viveva in questi luoghi di confine.

Isole poste al centro del Mediterraneo come Pantelleria, Lampedusa o Malta, videro convivere famiglie musulmane e cristiane e si parlava un dialetto arabo almeno fino a tutto il XV secolo. Si configuravano come luoghi “neutri” che riconoscevano tributi sia ai re cristiani sia ai califfi musulmani. Isole di libertà religiosa, politica, sociale dove si abolivano i confini fra l’islam e il cristianesimo e ciò era possible solo perché c’era un equilibrio di forze fra le due parti. Infatti nel XVIII secolo con la decadenza dell’impero ottomano i paesi barbareschi del nord africa persero la loro autonomia economica e iniziarono a diventare colonie degli stati europei, in particolare della Francia.Quando c’è qualcuno che comanda non si può più scegliere la neutralità, ma ci si deve decidere a favore di un’unica identità: quella che i colonizzatori imponevano con la forza della loro dominazione.

Nel mondo di oggi ha più senso parlare d’incontro tra diverse identità religiose? L’uomo occidentale ha in gran parte spezzato i legami identitari con la propria religione  cadendo nell’individualismo e perdendo tutti quei riferimenti gerarchici di tipo morale e sociale dati prima dalla Legge divina. La stessa Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane e visto quello che sta accadendo con l’accelerazione incontrollata dei flussi migratori sembra sempre di più finalizzata ad accogliere in modo indiscriminato gli apporti culturali e religiosi che vengono dall’esterno. Non sappiamo più se definirci cristiani o se alla fine sia davvero importante difendere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Per i musulmani invece un’Europa islamizzata è un’opportunità anche per procedere ad un’innovazione culturale altrimenti impossibile nei loro paesi d’origine: questa religione può infatti rispondere all’ateismo, all’individualismo, al recupero dei valori tradizionali come quello della famiglia in modo altrettanto efficacie del cristianesimo!

Eppure la Chiesa cattolica, proprio nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa relativamente alla difesa delle identità così si esprime: “La Nazione ha <<un fondamentale diritto all’esistenza>>; alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove la sua “sovranità” spirituale>>; a <<modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, ovviamente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e in particolare, l’oppressione delle minoranze>>”. In sostanza nel Compendio si dice che l’accoglienza non deve mai essere indiscriminata, cioè non deve mai arrivare a minare quelle tradizioni e quella cultura che son alla base dell’unità sociale e del bene comune che questa unità garantisce!

Mettiamo ora a confronto le affermazioni del Compendio sopracitate, con quelle di una rappresentante del globalismo moderno in salsa eurista, la presidente(a) della Camera Laura Boldrini:

“I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi”, “Dobbiamo dare – spiegava la Boldrini – l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. Una sfida che porta anche una maggiore opportunità di circolazione delle persone perché nell’era globale tutto si muove”. Qui l’articolo e il video.

Si augurava che lo stile di vita portato dai migranti si sarebbe sostituito al nostro: non diceva che i migranti avrebbero avuto maggiori diritti, ma anzi che la loro precarietà e povertà sarebbe diventata un modello anche nella nostra società. La religione eurista ha nella sua essenza la mercificazione del lavoro e per fare questo è necessaria la libera circolazione delle persone funzionale all’impoverimento collettivo e alla cancellazione dei diritti sul lavoro: ci deve sempre essere qualcuno così disperato da accettare un salario sempre più basso, l’importante è che chi lavora ad un costo più elevato sia immediatamente licenziabile senza troppi problemi (vedi Jobs act).

Se la Chiesa vuole recuperare il suo ruolo di evangelizzazione della società deve necessariamente opporsi a queste idee che invece di mantenere in vita il confronto fra culture e civiltà, rischia di annientarle. Per instaurare un dialogo non si può perdere di vista se stessi. E proprio un musulmano, Fuod Allam,  in un articolo apparso sulla Repubblica del 23 settembre 2003 scriveva: “la questione delle radici cristiane dell’Europa, in un momento in cui si parla di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi?… L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici….L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi, ma restia ad accettarsi; ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della luce, è né d’oriente né d’occidente”. Qui è evidente la preoccupazione nei confronti di una civiltà che sta perdendo di vista se stessa e i propri valori, che si riferisce solo a finalità utilitaristiche rischiando così di adottare stili di vita incompatibili con l’accoglienza e la pace, che spingono invece allo sfruttamento e all’odio reciprico.

In natura i luoghi di confine sono segnati dall’incontro degli elementi: l’acqua e la terra sul bagnasciuga di una spiaggia, le tenebre e la luce nel momento del crepuscolo e dell’alba…sono e rimangono linee di confine, d’incontro e separazione fra elementi diversi di due mondi! Come il romito di Lampedusa essi possono esistere e convivere solo in certi luoghi e in certi momenti. La civiltà occidentale è oggi indebolita dalla perdita della propria identità religiosa e culturale, non è in grado di dialogare ma solo di soccombere ad un modello che invece di integrare i popoli rischia di portare al rifiuto e all’odio, il tutto in nome della religione globalista che nega ogni forma di identità!

Siogiovanni

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