Populismi e pupùlismi a confronto!

populist

Sui media in questi giorni siamo soliti sentire il disco rotto ripetere – martellandoci i timpani – la seguente solfa: “populismi de qua, populismi de là, populismi de su, populismi de giù…”. I più seri, quelli che mettono le mani avanti e ci avvertono per tempo dei rischi a cui stiamo andando incontro, sono gli esimi rappresentanti del partito unico dell’euro e della globalizzazione (sinonimi interscambiabili) che avanzano appelli e proposte per affrontare questa inconcepibile deriva anti-EURO-peista. Gli esempi sono infiniti, ma nel mucchio proviamo a leggere l’articolo scritto sull’Avanti:

Di fronte al rischio che l’Unione Europea imploda, un gruppo di giuristi ed intellettuali ha lanciato un appello alla rifondazione dell’Unione, in modo che possa rispondere alle “tendenze autoritarie e all’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe” che hanno messo sotto attacco l’Unione “sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere  per decenni”. L’appello, pubblicato su diversi quotidiani  europei, è stato firmato, tra gli italiani, da Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo Cacciari e Giuliano Cazzola”.

Notare l’abbinamento classico NAZIONALISTI=XENOFOBI! Oltre ai giuristi e agli intellettuali, in prima linea per la difesa dell’Unione metterei anche i LECCOnomisti, quelli chiamati per informarci che uscire dall’euro sarebbe un immane disastro,a causa della svalutazione, inflazione, spread alle stelle e chi più ne ha più ne metta, precisando poi immancabilmente che a rimetterci – stringe il cuore – come al solito sarebbero i più deboli, dalla vedova all’orfano, all’invalido de guerra ecc. ecc. ecc… Chiaramente una spiegazione credibile sui motivi della crisi infinita – con dati catastrofici mai visti dall’unità d’Italia escluse naturalmente le due guerre mondiali, – non è data a sapersi!

Quindi il pericolo è l’avanzata dei populismi, quelli per intenderci rappresentati da Trump in America o dalla Le Pen in Europa, cioè da chiunque presenti al “popolo” un programma alternativo all’UE e all’euro. Nel miglior dei casi essi sono descritti come demogoghi e il popolo agonizzante a causa delle “cure da cavallo” imposte dal sistema è rappresentato come demagogo di sé stesso, in grado di autoadularsi replicando sui social o simili le pericolose fantasie che descriverebbero l’Europa come un covo di finanzieri spregiudicati nemici della democrazia: non sapendo scegliere il nostro VERO BENE, sarebbe più giusto far scegliere a LORO, quelli seri e responsabili che sanno sempre qual è la cosa giusta da fare e da applicare costi quello che costi (non a LORO naturalmente)! E il fatto che le alternative al sistema (tipo Trump o Le Pen…) si propongano come alternativa democratica, – cioè cercando di venire eletti attraverso libere elezioni e non certo con colpi di stato autoritari o con il manganello dello spread –  poco importa: l’unica alternativa all’Europa è l’Europa (della finanza e delle banche)! La tattica è quella di sporcare l’immagine dell’avversario attribuendogli le peggiori nefandezza (razzista, sessista, xenofobo, omofobo, umanofobo…) nella migliore tradizione pupùlista-liberista. E ne stanno a fa de me..lma col disco rotto sparato a ripetizione – in ogni dove e in ogni occasione – contro ogni forma di recupero di sovranità popolare. Ma uscire dalla me..lma è possibile, lo dimostrano proprio le raffiche sopracitate e le tante che avrete sentito e continueremo a sentire nei prossimi giorni. Perché se la produzione di tal materia marroncina è indipendente dalla richiesta (quando scappa scappa!), è vero che quando l’offerta è troppa anche la me..lma s’inflaziona svalutandosi da sola e il tanfo rischia di svegliare perfino i più addormentati dalla propaganda. Aspettando che l’attacco diarrotico-mediatico si calmi proviamo a buttar giù alcune delle migliori popu-popò-pupù LISTE attualmente in voga nei media:

  • Se usciremo dall’euro gli spread saliranno alle stelle… esattamente come quando c’imposero il governo Monti? Chissà se allora l’euro ci difese o se invece fu la causa del ricatto dei mercati?
  • A rimetterci saranno le classi più deboli, gli stipendi perderanno potere d’acquisto… ad avercelo ancora uno stipendio dopo 7 anni di crisi euro-imposta, la disoccupazione al 12% condita dalle riforme che impongono la precarizzazione permanente con l’aggiunta di aumenti di tasse e tagli indiscriminati  che cerrrrrtamente hanno aiutato le classi deboli!!!
  • Le materie prime andranno alle stelle… con i prossimi aumenti delle accise fatti per “correggere i conti perché “ce lo chiede l’Europa” arriveremo ad avere la benzina a 2 euro al litro? Abbiamo mai veramente sentito i benefici di una moneta forte per acquistare le materie prime in tutta questa infinita era dell’euro?
  • La lira si svaluterà… esattamente come si è svalutato l’euro(fino al 30%) in più occasioni senza che ce ne accorgessimo?
  • Il debito pubblico sarà insostenibile… grazie alle riforme che hanno distrutto i consumi interni e la crescita (pil) il debito pubblico italiano che la stessa UE definiva sostenibile nel medio e lungo periodo è ora a rischio! Siamo sicuri che senza un recupero della sovranità monetaria potremo mai tornare fare politiche di bilancio pubblico sostenibili?                                                                                                           InZomma potremmo continuare a lungo (se ci sono volenterosi cercatori di pupù la aggiungano nei commenti) ma la sostanza è che nella maggioranza dei casi vengono semplicemente scambiati gli effetti con la causa e le RIFORME servono proprio per mantenere in vita la causa della crisi: l’euro come strumento a servizio del capitale finanziario, il bastone abbinato all’olio di ricino in grado di far digerire immantinente ogni possibile protesta! Gli effetti collaterali (dell’olio di ricino) li sentiamo però tutti, non turiamoci il naso è ora di SVEGLIARSI!!!

 

 

Incontrarsi…in dialogo con il Tu che ci costituisce!

beetle-nebbia

Come galassie che s’incontrano…l’uomo è intrinsecamente aperto all’alterità e alla trascendenza, non può esistere isolato perché non basta a sé stesso. Anche chi sceglie forme di clausura o d’isolamento è in realtà alla ricerca di qualcosa che sia altro da sé, cioè di un ponte fra questa vita e il trascendente. L’animo umano è quindi identità e mistero profondo, ognuno di noi è una porta verso l’oltre alla ricerca di un Tu che possa colmare l’incessante divenire dei nostri vissuti con degli istanti d’eternità!

 

INCONTRARSI

Che cosa posso dirmi per continuare a sperare nella vita, a me che sono così vecchio

in quest’esistenza sconfinata, che mi dilata senza argini a porvi un freno?

Tu sei il mio argine,

il confine in cui arrestarmi a guardare le stelle, a fiorire nel deserto

che ho fatto in me e intorno a me, un senso

una polarità che dia senso alle molteplici dualità mistiche e reali

che sconfinano nell’assurdo e nel tormento dell’animo.

Prego come davanti ad uno specchio, parlo e chiedo a me stesso

al mio solo ed unico Dio

di aiutarmi a nascere alla vera Vita e al vero Essere

senza abbellimenti ed ornamenti.

Non so chi sono, niente mi appartiene,

neppure ciò che credo di essere,

neppure il mio corpo e la mia mente

che riferisco a me come possesso

e che forse mi possiedono a loro volta,

un totale abbandono al nulla per tornare alla Verità che ci costituisce

allo stupore di esserci, di guardare le stelle

che ammantano il cielo e i nostri animi.         

Vorrei che ci fossi Tu in mezzo a questa nebbia,

Tu ad aspettarmi,

ad abbracciarmi e consolarmi

per il dolore che appartiene a noi  come umanità

che ricerca la via dell’Eden perduto,

al fine di tornare puri

come cristalli o gocce di rugiada,

al fine di abbandonare i contenitori

che imprigionano la nostra consapevolezza,

annullare l’illusione del tempo e dello spazio,

percepire tutto attraverso tutto e tutti,

senza più anime tormentate che lottano

per ergersi al di sopra del mondo

e chiedono per sé stesse, a Dio

il potere e la gloria.

                                        

 

I luoghi di confine: dal romito di Lampedusa al multiculturalismo globalista.

lampedusa

Nel XV secolo esisteva a Lampedusa uno strano luogo di culto, una grotta dedicata alla Madonna, dove si depositavano sia cimeli cristiani sia quelli musulmani, a cui si rivolgevano in preghiera pescatori, naviganti, marinai, corsari, di entrambe le religioni. Era un luogo di culto “doppio” appartenente contemporaneamente all’islamismo ed al cristianesimo. Secondo la leggenda il compito di accendere il lume per i naviganti era affidato ad un romito che si presentava a seconda del bisogno o cristiano o musulmano: questo rappresentava un modello di sincretismo religioso, cioè una convergenza di culture e religioni diverse. Nel libro di Lucetta Scaraffia “Rinnegati” leggiamo che un avventuriero spagnolo a cavallo tra ‘500 e ‘600, cavaliere di Malta, presentava nelle sue memorie una descrizione di questo luogo:  c’era un altare, posto sotto il quadro della Madonna, dove si trovavano   << molti oggetti che vi hanno lasciato in elemosina i cristiani e vi è perfino del biscotto, del formaggio, dell’olio, delle carni salate, del vino e del denaro>> e dall’altra parte della caverna <<si vede una tomba dove è sepolto un marabutto turco, uno dei loro santi a quanto si racconta>>e accanto ad esso <<le medesime elemosine della nostra Immagine Santa>>.

Quindi ieri come oggi Lampedusa costituiva un approdo speciale grazie alla sua posizione geografica. Sempre nel testo della Scaraffia sopracitato leggiamo: almeno a partire dal XV secolo risulta che fu acceso un lume per guidare i naviganti. Secondo una leggenda siciliana il compito di accendere il lume era affidato ad un romito, che viveva nella grotta sacra e si presentava come cristiano o come musulmano, a seconda della provenienza dei naviganti che vi sbarcavano, <<da ciò il comune detto in Sicilia “il romito di Lampedusa” per indicare una persona dalla doppia fede>>.  Possiamo parlare di multicultura e multireligione praticata già oltre 500 anni fa da chi viveva in questi luoghi di confine.

Isole poste al centro del Mediterraneo come Pantelleria, Lampedusa o Malta, videro convivere famiglie musulmane e cristiane e si parlava un dialetto arabo almeno fino a tutto il XV secolo. Si configuravano come luoghi “neutri” che riconoscevano tributi sia ai re cristiani sia ai califfi musulmani. Isole di libertà religiosa, politica, sociale dove si abolivano i confini fra l’islam e il cristianesimo e ciò era possible solo perché c’era un equilibrio di forze fra le due parti. Infatti nel XVIII secolo con la decadenza dell’impero ottomano i paesi barbareschi del nord africa persero la loro autonomia economica e iniziarono a diventare colonie degli stati europei, in particolare della Francia.Quando c’è qualcuno che comanda non si può più scegliere la neutralità, ma ci si deve decidere a favore di un’unica identità: quella che i colonizzatori imponevano con la forza della loro dominazione.

Nel mondo di oggi ha più senso parlare d’incontro tra diverse identità religiose? L’uomo occidentale ha in gran parte spezzato i legami identitari con la propria religione  cadendo nell’individualismo e perdendo tutti quei riferimenti gerarchici di tipo morale e sociale dati prima dalla Legge divina. La stessa Europa ha rifiutato di riconoscere le proprie radici cristiane e visto quello che sta accadendo con l’accelerazione incontrollata dei flussi migratori sembra sempre di più finalizzata ad accogliere in modo indiscriminato gli apporti culturali e religiosi che vengono dall’esterno. Non sappiamo più se definirci cristiani o se alla fine sia davvero importante difendere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Per i musulmani invece un’Europa islamizzata è un’opportunità anche per procedere ad un’innovazione culturale altrimenti impossibile nei loro paesi d’origine: questa religione può infatti rispondere all’ateismo, all’individualismo, al recupero dei valori tradizionali come quello della famiglia in modo altrettanto efficacie del cristianesimo!

Eppure la Chiesa cattolica, proprio nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa relativamente alla difesa delle identità così si esprime: “La Nazione ha <<un fondamentale diritto all’esistenza>>; alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove la sua “sovranità” spirituale>>; a <<modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, ovviamente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e in particolare, l’oppressione delle minoranze>>”. In sostanza nel Compendio si dice che l’accoglienza non deve mai essere indiscriminata, cioè non deve mai arrivare a minare quelle tradizioni e quella cultura che son alla base dell’unità sociale e del bene comune che questa unità garantisce!

Mettiamo ora a confronto le affermazioni del Compendio sopracitate, con quelle di una rappresentante del globalismo moderno in salsa eurista, la presidente(a) della Camera Laura Boldrini:

“I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi”, “Dobbiamo dare – spiegava la Boldrini – l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. Una sfida che porta anche una maggiore opportunità di circolazione delle persone perché nell’era globale tutto si muove”. Qui l’articolo e il video.

Si augurava che lo stile di vita portato dai migranti si sarebbe sostituito al nostro: non diceva che i migranti avrebbero avuto maggiori diritti, ma anzi che la loro precarietà e povertà sarebbe diventata un modello anche nella nostra società. La religione eurista ha nella sua essenza la mercificazione del lavoro e per fare questo è necessaria la libera circolazione delle persone funzionale all’impoverimento collettivo e alla cancellazione dei diritti sul lavoro: ci deve sempre essere qualcuno così disperato da accettare un salario sempre più basso, l’importante è che chi lavora ad un costo più elevato sia immediatamente licenziabile senza troppi problemi (vedi Jobs act).

Se la Chiesa vuole recuperare il suo ruolo di evangelizzazione della società deve necessariamente opporsi a queste idee che invece di mantenere in vita il confronto fra culture e civiltà, rischia di annientarle. Per instaurare un dialogo non si può perdere di vista se stessi. E proprio un musulmano, Fuod Allam,  in un articolo apparso sulla Repubblica del 23 settembre 2003 scriveva: “la questione delle radici cristiane dell’Europa, in un momento in cui si parla di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi?… L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici….L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi, ma restia ad accettarsi; ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della luce, è né d’oriente né d’occidente”. Qui è evidente la preoccupazione nei confronti di una civiltà che sta perdendo di vista se stessa e i propri valori, che si riferisce solo a finalità utilitaristiche rischiando così di adottare stili di vita incompatibili con l’accoglienza e la pace, che spingono invece allo sfruttamento e all’odio reciprico.

In natura i luoghi di confine sono segnati dall’incontro degli elementi: l’acqua e la terra sul bagnasciuga di una spiaggia, le tenebre e la luce nel momento del crepuscolo e dell’alba…sono e rimangono linee di confine, d’incontro e separazione fra elementi diversi di due mondi! Come il romito di Lampedusa essi possono esistere e convivere solo in certi luoghi e in certi momenti. La civiltà occidentale è oggi indebolita dalla perdita della propria identità religiosa e culturale, non è in grado di dialogare ma solo di soccombere ad un modello che invece di integrare i popoli rischia di portare al rifiuto e all’odio, il tutto in nome della religione globalista che nega ogni forma di identità!

Il governo risponde all’UE: tranqui, continueremo a massacrare i cittadini…

uecommission

…ma tanto tranqui quelli della commissione europea non sembrano! Il buon Junker sta certamente sfogliando la margherita: li commissariamo o non li commissariamo, avviamo sta procedura d’infrazione o non l’avviamo?!?  Perché come dice  Repubblica  il presidente Junker è da sempre impegnato ad aiutare l’Italia (e pensa te se non ci aiutava come eravamo ridotti!!!).

Riassumendo: il ministro Padoan invia alla Commissione UE una  letterina in cui promette i soliti tagli conditi da tasse in salsa d’accise varie ed avariate, ma non detta i tempi per realizzare tali immond…ehm agognate e purificatrici manovre correttive. Pare che chiarirà i conti ad aprile, ma si sa che ” ad aprile è dolce dormire” e quindi i virtuosi del nord non si fidano degli inaffidabili italiani del sud… Pare che lo stesso Renzi, che sta preparando di gran lena la prossima (imminente?) campagna elettorale, abbia suggerito al suo (ex?) governo di prendere tempo, allontanando così i venti burrascosi dell’impopolarità dai suoi commilitoni di partito.

Ricapitolando: Junker a breve dovrà scegliere se fare campagna elettorale per l’uscità dall’euro commissariando l’Italia avviando la famigerata procedura d’infrazione (beatificando Salvini e la Meloni che da tempo dicono di uscire) o se dare tempo all’armata brancaleone eurista capeggiata (sembra) dal solito Renzi e condita dagli strasoliti Bersani, D’Alema, Vendola e compagnia bella, perdendo al contempo credibilità (n’do sta il rigore se – addirittura anche perfino – gli italiani se ne sbattono degli ordini made UE?).

Ma questi avranno capito che il vento è cambiato? Se la stampa è riuscita addirittura a riesumare dall’oblio la vicenda delle dimissioni premature del buon Ratzinger significa che dopo l’elezione di Trump si è scoperchiato un vaso di pandora che lascia alle élite mondialiste ben poche possibilità di vittoria. Speriamo che una volta tanto saranno i cittadini ad assistere alle loro disfatte, facendoci due risate quando, presi dal panico, dovranno lasciare le loro amate poltrone di comando!

L’uomo-scorpione simbolo dell’irrazionalità umana!

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Un’antica favola persiana intitolata “Lo scorpione e la tartaruga” o la versione attribuita ad Esopo, anche se non ci sono prove certe in merito, chiamata “La rana e lo scorpione” racchiude in sé uno dei misteri che caratterizza l’essenza della natura umana: la capacità di agire in modo irrazionale, causando coscientemente danno a se stessi e agli altri!

Una rana stava tranquillamente sguazzando in un fiume quando gli si avvicinò uno scorpione.   Devo passare dall’altra parte – disse – ma io non so nuotare e non so come fare, se provo affogherò. Tu potresti darmi un passaggio sul tuo dorso? La rana dubbiosa rispose: – Se io ti lascio salire sul mio dorso tu mi pungerai.  Ma lo scorpione rassicurò la rana: – Non ti preoccupare, perché dovrei farlo? Se ti pungessi affogherei anch’io perché entrambi andremmo a fondo. La rana rassicurata fece salire lo scorpione sul suo dorso. Quando arrivarono al centro del fiume lo scorpione punse la rana, che stupita da tale gesto trovò la forza di chiedergli: – Ma perché l’hai fatto? Moriremo entrambi! Lo scorpione rispose: – Non ho potuto farne a meno, è nella mia natura!

Guardando alla storia recente o passata possiamo trovare innumerevoli  esempi in cui l’uomo dà il peggio di sé provocando guerre, morti e sofferenze a non finire. L’intelligenza umana è stata in grado – più di ogni altra forza della natura –  di trasformare il mondo e plasmarlo per i suoi fini. Questo non sarebbe un problema se i fini dell’uomo fossero compatibili con la vita di cui l’uomo stesso è parte. Il problema nasce nel momento in cui ci si accorge che la vita, il benessere e l’amore è secondario all’interno della nostra specie, prioritaria è invece la sete assoluta di potere e di dominio che alcuni individui esercitano in modo totalmente irrazionale su tutto e su tutti, comportandosi né più né meno come lo scorpione della favola. Sentiamo spesso citare in televisione una famosa frase di Einsten, che affermava che quando le api spariranno dal pianeta all’uomo rimarranno solo quattro anni di vita. La causa della moria delle api è proprio l’uomo-scorpione, quello che grazie “alla sua natura” modifica l’ecosistema portando squilibri irreversibili che minano la sua stessa esistenza. Ma se fosse l’uomo a sparire accadrebbe lo stesso alle altre specie viventi? Perché il privilegio di sapere di esserci che caratterizza l’umanità rispetto a tutti gli altri esseri viventi, comporta anche la consapevolezza del non-esserci più, del tornare al NULLA da dove veniamo che sembra affascinare i tanti che fanno del male scientemente e si immolano per questo! Noi siamo in perenne guerra gli uni contro gli altri, la pace viene spesso invocata, ma quante persone riescono davvero a capire che cos’è?

La vita stessa è guerra, sempre e comunque contro l’oblio. Riflettendoci è il paradosso della vita: sia la guerra degli uomini, sia la guerra del finito contro l’infinito, sono entrambe causa della morte come assurdo e limite! Perché la vita vuole sempre e comunque Essere al di là di ogni confine fisico o spirituale e oltre l’insensatezza umana. A volte mi chiedo: siamo davvero sicuri che l’ultimo nemico da sconfiggere sia la morte? Certo, nel cristianesimo Gesù si è immolato sulla croce per poi risorgere, identificando in sé stesso la via verso la verità e la vita. E lo stesso Gesù disse:” Se uno vuol venire dietro a me rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”Luca 9,23. Non sembrano proprio razionali frasi che spingono l’individuo a “rinunciare a se stesso”, ma qui Gesù mette il dito nella piaga dell’egoismo che impedisce all’uomo di amarsi e amare gli altri.

Non è tanto la morte fisica quella da cui Dio salva, Lui salva dall’inganno e dal male di vivere gli uni contro gli altri, nell’invidia e nell’odio che porta  alla distruzione. Il fatto di esserci ora, qui e adesso, ci condanna alla vita: rimbalzeremo come bilie, avanti e indietro nel tempo, in questo spazio d’eternità in cui ci è concesso di vivere o fermeremo il divenire incessante in un eterno presente dove il limite e l’infinito coincidono e l’amore per l’assoluto colmerà ogni vuoto?

Nella favola della rana e dello scorpione si tende ad identificare l’uomo con lo scorpione dimenticandosi della rana: essa, pur diffidente perché conosce la pericolosità dello scorpione, sceglie di fidarsi di lui! Non credo che sia stata solo ingenuità: la rana ha voluto credergli, come tanti uomini e donne ogni giorno credono nella vita e nella sua sacralità. Se il germe dell’irrazionalità e del caos fa parte del genere umano, esso pur essendo potente è comunque nulla rispetto al Bene che l’uomo può riconoscere e fare. Quindi c’è sempre la speranza, che come gocce nel mare, ogni gesto, ogni pensiero trasformi la vita in un percorso di crescita e di pace da fare insieme.

Voto o non voto? Cosa faranno i nostri EUROi?

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Dopo la cancellazione del referendum sul Jobs act, ieri la Consulta si è espressa sull’Italicum dichiarandolo parzialmente incostituzionale, pur mantenendone diversi aspetti come il premio di maggioranza al 40% alla Camera. La cosa più interessante rimane però l’aver evidenziato l’immediata applicabilità delle leggi elettorali così uscite dal loro verdetto. E questo pur non avendo in alcun modo risolto la totale disomogeneità tra i sistemi elettivi di camera e senato, come aveva invece chiesto il Capo dello Stato Mattarella subito dopo il voto referendario del 4 dicembre: «È inconcepibile indire elezioni prima che le leggi elettorali di Camera e Senato vengano rese tra loro omogenee», «il risultato del referendum abbia confermato un Parlamento con due camere, regolate da due leggi elettorali profondamente differenti, l’una del tutto proporzionale, l’altra fortemente maggioritaria con forti rischi di effetti incompatibili rispetto all’esigenza di governabilità». QUI  l’articolo!

Ora noi sappiamo che la coerenza è una caratteristica delle nostre istituzioni, una coerenza che però fino ad ora li ha portati ad andare avanti sulle loro tanto amate riforme, perdendo totalmente di vista il popolo che non rappresentano più da tempo!

Ma per tornare al tema delle elezioni anticipate, la domanda è sempre la stessa: a chi giova? Tutti sappiamo quanto faccia gola ai nostri politici il vitalizio di fine legislatura, quindi non è meglio giocare e sacrificare sull’altare delle future e devastanti riforme di-strutturali il governo Gentiloni? Per provare a vedere oltre le nubi nere che si prospettano all’orizzonte facciamo un passo indietro…

Il 23 gennaio il Commissario agli affari economici dell’UE affermava riguardo al terremoto: C’è piena disponibilità della Commissione europea” (bene, dico io…), “per il terremoto stiamo facendo tutto quello che possiamo” ( cioè?..),  “La ripetizione dei terremoti dimostra che c’è un qualche aspetto strutturale lì(ah, vuol dire che siamo i soliti italiani spreconi e incapaci che non sanno risolvere i loro problemi?), E siamo pienamente disponibili. Non parliamo di altre spese, ma è chiaro che la Commissione lo considera una questione per la flessibilità” ( chiaro no? Niente soldi, anzi LORO la flessibilità (de che?) ce l’hanno già data, adesso si aspettano che noi prepariamo una manovrina correttiva, come richiesto, da 3,4 miliardi!)

Giustamente, dopo aver confermato il governo del SI e avuto all’economia le persone “giuste”(vedi alla voce Padoan) che sanno cosa si deve fare, ora la Commissione batte cassa sapendo di sfondare porte già aperte. Infatti è di oggi la notizia che Moscovici torna alla carica esplicitando le già abbastanza chiare richieste: ” Lo scorso 17 gennaio la Commissione ha inviato una richiesta di chiarimenti, da fornire entro il primo febbraio prossimo, sul mancato rispetto dell’obiettivo di deficit, chiedendo interventi pari allo 0,2% del pil. Ora Moscovici si aspetta “una risposta precisa a una lettera che era estremamente precisa”. Anche perché, e il commissario Ue ci ha tenuto a sottolinearlo, “l’Italia è il paese che ha maggiormente beneficiato della flessibilità”. “L’ha avuta per gli investimenti, le riforme, i rifugiati e il terremoto. È chiaro – ha aggiunto – che nelle spese che abbiamo già integrato per il terremoto ci sono elementi straordinari ed elementi strutturali, come le spese per migliorare la prevenzione, il consolidamento per rimediare ai danni”. QUI l’articolo. 

Quindi Moscovici conferma quello che avevamo già capito: l’Italia ha avuto tutto quello che doveva avere, (peccato che noi cittadini di tanta generosità non ci siamo accorti) ora prepari gli italiani alla stangata di 3,4 miliardi da noi richiesta nella letterina inviata al governo. Come? SO CA..I VOSTRI!!!

A tanta generosità dei buuuu-rocrati euristi risponde indignato addirittura il presidente del PD Orfini:

“Le parole di Moscovici sono sconcertanti”. Matteo Orfini ha duramente criticato la linea della Commissione europea. “Mentre stiamo ancora piangendo i morti della tragedia di Rigopiano, sentire coloro che dovrebbero rappresentare i valori di solidarietà su cui è nata l’Europa esprimersi con argomentazioni fredde, proprie delle burocrazie che da anni difendono gli interessi politici legati al feticcio dell’austerity, è inaccettabile e offensivo – presidente dell’assemblea nazionale del Pd – dopo questo ennesimo atto mi tocca ribadire che la lettera di Bruxelles è irricevibile”QUI l’articolo!

Peccato che i primi ad applicare TUTTE le regole dell’austerity siano stati proprio i politici italiani, in primis quelli del PD! Quindi non c’è via di scampo e sembra che abbiano poco da scegliere: prendere (il poco) tempo, sperando che il sistema dell’euro si sfaldi facendo saltare il banco insieme alle manovre e manovrine varie che ci aspettano ( ricapitalizzazione delle banche, aggiustamenti del deficit da 3,4 miliardi, manovrone lacrime e sangue di fine anno…), oppure andare alle elezioni e completare comunque la svendita del paese, ma perlomeno lavandosi la bocca con la cosiddetta legittimazione popolare attraverso il voto… E Renzi naturalmente è di nuovo pronto a garantire un futuro radioso al suo paese!

 

Da Obama a Trump: finirà l’era global-colonialista-progressista?

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Fra gli “esportatori di democrazia” americani, Obama risulta essere il più originale riuscendo ad impersonare nuovi slogan grazie alle sue caratteristiche innovative: il primo presidente di colore, con un nome musulmano – Barak Hussein Obama – in grado di diventare egli stesso il simbolo di più popoli e più culture! Il suo discorso di apertura lo fece il 4 giugno del 2009 all’università del Cairo – Bashar al Assad – dove invitò i musulmani a concepire gli Stati Uniti in un nuovo modo, spingendoli ad entrare a far parte dell’impero globale dove tutti i popoli e tutte le nazioni avrebbero dovuto convivere. Questa è la parte del suo discorso dove era chiaro il suo programma futuro: 

” Noi siamo formati da ogni cultura, usciti dai quattro angoli del mondo e siamo conquistati da un semplice concetto : E pluribus unum : « Da parecchi popoli, uno solo » “

QUI    il testo integrale. In questo discorso Obama si schiera dalla parte dei popoli musulmani affermando al contempo la volontà degli Stati Uniti di combattere il terrorismo. Obama fece anche un appello alla democrazia e al diritto del popoli di liberarsi dai regimi oppressivi, appello che molti lessero proprio come un esplicito invito alla rivolta nei confronti dell’ormai trentennale dittatura di Mubarak in Egitto, cosa che in effetti accadde nel 2011.

Si usò il termine di “primavera araba” per riferirsi a quella serie di proteste e agitazioni che portarono a drastici cambiamenti di regime in paesi quali l’Egitto, la Tunisia, la Libia, la Siria… E fu proprio in Egitto che Obama, facendo eco alle parole pronunciate al Cairo pochi anni prima, disse di appoggiare “una ordinata transizione verso un governo che sia in linea con le aspirazioni del popolo egiziano” . Oggi sappiamo che la destabilizzazione del vicino e del medio oriente causata dalle scelte di politica estera dell’amministrazione Obama è stata catastrofica anche per i paesi europei e non solo per motivi economici (basta pensare all’onda migratoria incontrollata accolta a braccia aperte dai nostri leader euristi)! Inoltre se l’intento di Obama era quello di riprendere il controllo di questi paesi in funzione anti-russa, certamente non è riuscito: dopo aver reso ingovernabile la Siria cercando in tutti i modi di far cadere il governo di Assad, arrivando addirittura ad armare i ribelli siriani, non è riuscito ad isolare-accerchiare Putin.

Quindi la tesi del “mondo unipolare a guida USA” sostenuta da Obama è di fatto caduta mentre fanno da contraltare le “nuove” intenzioni politiche dichiarate dal presidente Trump, che nel suo discorso d’insediamento del 20 gennaio ha detto: “c’è la cruciale convinzione che un paese esiste per servire i suoi cittadini. Ma per molti cittadini la realtà è diversa”. Famiglie in difficoltà, industrie abbandonate, scuole senza soldi, criminalità e bande: “Questa carneficina finisce qui e ora”.  A noi cittadini italiani ed europei dicono qualcosa queste affermazioni? La politica dell’unione europea di stampo globalista, palesemente contro le nazioni, – concetto definito obsoleto dalle nostre stesse istituzioni – non ha forse portato alle stesse tragiche conseguenze indicate come mali da Trump?

Ma continuiamo con il suo discorso: “Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da  oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri paesi che distruggono i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. L’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini…” “Cercheremo l’amicizia con le nazioni del mondo, ma con la consapevolezza che è diritto di ogni nazione mettere i propri interessi davanti a tutto.” 

Di fronte a queste affermazioni chiediamoci: è un ritorno al protezionismo o all’affermazione della democrazia, intesa come diritto di autodeterminazione dei popoli resi ormai delle colonie dal sistema imperialistico globalizzato guidato dagli USA e in Europa dalla Germania? Credo che nelle intenzioni dello stesso Trump la parola America può essere tranquillamente cambiata con Italia, Grecia, Spagna,…o qualsiasi altra nazione e popolo del mondo! Solo riconoscendo la propria identità e la propria cultura i popoli potranno tornare a dialogare pacificamente con gli altri, senza mire espansionistiche volte alla cancellazione delle nazioni. Ed è proprio perché il mondo è di tutti che nessuno può pensare di farne il proprio orticello personale!

L’eurismo neoliberista è incompatibile con la civiltà!

2016_central_italy_earthquake

Si rimane senza parole di fronte al disastro e alla disperazione delle persone che sono da giorni senza elettricità e devono sopportare il freddo, la neve e il terremoto aspettando gli aiuti di uno Stato sempre più assente e lontano dalla realtà! Ma in l’emergenza non è iniziata in quel terribile 24 agosto 2016, così come non iniziò in Emilia Romagna il 20 maggio 2012 o a L’Aquila il 6 aprile 2009 o in una delle innumerevoli tragedie con cui la natura ci mette da sempre a dura prova. La tragedia è iniziata da quando le istituzioni nazionali ed europee hanno deciso di staccare la spina ad un sistema, che pur con tutti i suoi difetti, aveva garantito un benessere crescente alla nostra società, quello cioè delle democrazie costituzionali nate dopo la seconda guerra mondiale. Questo è il motivo per cui oltre ai soldi per affrontare l’emergenza non ci sono neanche quelli per affrontare l’ordinaria amministrazione: grazie al patto di stabilità i comuni non hanno soldi disponibili, ogni anno fioccano nuove emergenze e i fondi “europei” sono vincolati al rastrellamento, sul territorio, di ulteriori soldi pubblici da procurarsi mediante nuove tasse e/o tagli…servono cioè ad avere ancora MENO STATO! Questa è l’essenza del liberismo: liberarsi, appunto, dello Stato per limitarsi a dare al popolo giusto quello che gli serve per non ribellarsi. Ma cosa serve alla gente per non ribellarsi? Poco, sembra, visto che ci hanno già tolto quasi tutto! Il lavoro per i giovani è di fatto cancellato da leggi che li rendono precari a tempo indeterminato, la sanità viene velocemente privatizzata mettendo a carico dei cittadini visite o analisi un tempo a carico del SSN, la previdenza è una chimera per chi deve andare in pensione nei prossimi anni, mentre si prospettano salvifici fondi privati per i precari e sottoccupati senza alternative e speranza per il futuro.

Pensiamo solo ai soldi (di noi PRIVATI cittadini) raccolti per l’emergenza terremoto e attualmente non disponibili: è una storia che si ripete puntualmente da anni, prima con il terremoto dell’Aquila nel 2009, quando l’allora capo della protezione civile Bertolaso decise di affidare tali fondi ad una società finanziaria, l’Etimos, che formò un fondo di garanzia per garantire le banche che dovevano dare piccoli prestiti ai terremotati;  i terremotati invece di ricevere quei soldi DONATI per l’emergenza e la ricostruzione delle proprie VITE, dovevano rientrare nei criteri di solvibilità stabiliti dalle banche e restituire i prestiti con gli interessi! Anche con il terremoto dell’Emilia del 2012, nonostante i fondi raccolti con gli sms furono versati presso la Banca d’Italia, si dovette attendere che le regioni coinvolte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, decidessero le modalità per la ripartizione e presentassero progetti per la ricostruzione. Oggi come allora i soldi inviati dagli italiani tramite sms ci sono, ma quando veramente servono non si possono toccare come potete leggere su la stampa.

Ma il problema sono davvero i soldi oppure è una questione di civiltà? Le politiche neoliberiste impongono ai governi una rigida mentalità contabile volta essenzialmente al controllo sociale, dove l’uomo deve essere de-costruito a modello della neo-società liberista, basata sui principi del mercato e del lavoro-merce. Uno sfruttamento senza ritegno è la proposta o meglio supposta politica che ci impongono i nostri governanti, in cambio, grazie anche al controllo totale dei mass-media, gettano negli occhi degli sprovveduti il fumo e la sabbia della democrazia cosmetica, abbellimenti appunto per mascherare una realtà ben diversa.

Ricordiamoci invece che in questo sistema l’euro è il manganello impietoso per imporre le regole, la BCE un vero e proprio organo politico al servizio dei paesi egemoni, la Commissione Europea l’organo esecutivo pronto a sanzionare e attivare le famigerate procedure d’infrazione: nonostante la terribile emergenza che l’Italia sta affrontando in questi giorni, sti signori hanno la faccia e lo stomaco per chiederci una correzione dei conti stimata in 3,4 miliardi!

Soldi che chiaramente verranno rapidamente trovati senza troppe dilazioni, al di là del solito teatrino che i nostri politici, garzoni di bottega al soldo del capitale finanziario, ci propinano ogni volta impersonando finte proteste e ottenendo alcunché. Non è lo stesso per chi vive l’emergenza sulla propria pelle, perché i soldi per la prevenzione e la tutela del territorio non ci sono, quelli per l’emergenza arrivano a babbo morto e ogni anno è peggio in un vortice distruttivo senza fine! Un modello di “inciviltà” imposto da autorità che distribuiscono rimproveri e minacciano sanzioni in funzione esclusiva di interessi esteri di paesi e istituzioni dominanti, che è incompatibile con la democrazia. Non si può parlare di aiuti o dire “non vi lasceremo soli” se le pseudo-istituzioni che fanno tali affermazioni accettano questo modello neoliberista che usa strumenti coercitivi (la moneta-euro e i mercati dei capitali) cancellando ogni principio d’umanità! In realtà tutto quello che all’apparenza è democratico (referendum, libere elezioni, informazione di qualsiasi forma o tipo, rete e social compresi) viaggiano da tempo su binari morti, che nulla possono e nulla decidono…Il cambiamento se ci sarà sembra provocato da tragiche rotture, fatte da persone portate alla disperazione e che non accettano più il falso buonismo della propaganda! Oppure, nonostante il governo ombra che si è formato sta già agendo in modo feroce, un cambio al vertice del sistema della governance mondiale, sperando perlomeno che un Trump non sia lì solo per distruggere, ma anche per rifondare un minimo di civiltà perduta…

Sant’Anselmo: Dio è…id quo maius cogitari nequit!

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Dio è… <<quella cosa di cui nulla può pensarsi di più grande>>!

Siamo in un epoca in cui gli uomini si stanno abituando a “mettere fra parentesi” il pensiero e questa è una delle cause per cui i fondamentalismi religiosi e anti-religiosi prevalgono: proliferano in modo solo apparentemente antitetico le ideologie estremiste di matrice terroristica come l’Isis e le organizzazioni mondialiste che mirano a sciogliere nell’acido nullificandoli i valori e le identità che caratterizzano i popoli, sostituendoli con finzioni e abbellimenti che nulla hanno a che vedere con la democrazia. Questa è l’epoca dove prevale il “pensiero debole”, un pensiero che ha perso di vista il fondamento dell’esistenza umana e che sta andando alla deriva. Se vogliamo ricominciare a “trattare l’uomo sempre e anche come fine e non mai come mezzo” – è una massima kantiana – dobbiamo necessariamente andare oltre l’agire razionale e trovare il fondamento ultimo di ogni nostra azione volta al bene in Dio, che si presenta all’intelletto nello stesso tempo, sia come idealità suprema, sia come oggetto che non può essere risolto nelle categorie della ragione. Ogni filosofia non può essere che ricerca e la ricerca non può essere che libertà. Ogni religione implica invece l’accettazione di una rivelazione, cioè di una verità che l’uomo accetta in virtù di un essere superiore che la testimonia. Ma questo atteggiamento non esclude la ricerca, dato che la fede non esclude la domanda sul significato della verità rivelata e il bisogno dell’uomo di avvicinarsi a tale verità! Sant’Anselmo d’Aosta, un filosofo cristiano, è quello che più di ogni altro ha proiettato la fede nell’orizzonte di verità che gli è stata donata per avvicinarsi al mistero di Dio.

Sant’Anselmo è considerato uno dei più grandi pensatori dell’XI secolo, un’epoca in cui erano evidenti i segni di una rinascita della vita europea in tutte le sue forme, sia quelle materiali, sia quelle spirituali (praticamente l’opposto di oggi)! Perfino i servi della gleba fuggivano e cercavano di liberarsi dal feudo spinti dal desiderio di libertà che respiravano! Ricordiamoci che per un teologo la questione sull’esistenza o meno di Dio è abbastanza banale: chiunque si ponga la domanda sull’origine del mondo e della vita crede ad un principio primo, indipendentemente dal fatto che esso sia materia o spirito. La novità portata da Anselmo consiste nell’avere chiarito che anche con l’intelletto si può arrivare al nucleo fondamentale di ogni religione. Lui cerca di vivere e presentare la fede in un contesto di vita nuovo, in cui la ragione diviene lo strumento principe al servizio della teologia e della religione. La sua idea di Dio è luminosa proprio perché è Dio stesso a presentarsi al nostro intelletto nella sua perfezione, a manifestarsi nella trascendenza a noi esseri finiti. Questo, secondo Anselmo, vale per tutti gli uomini, siano essi atei o stolti, perché già il negare Dio è insieme pensarLo! L’idea stessa di Dio è quella di un Essere di cui non si può pensare nulla di più grande, quindi oltre ad esistere nell’intelletto Egli deve necessariamente esistere anche nella realtà. Per Sant’Anselmo il sentimento di Dio è fortemente presente in ogni uomo e con il suo ARGOMENTO ONTOLOGICO dà una struttura logica alla fede: Dio è l’Essere in cui l’essenza e l’esistenza coincidono. Nell’idea di Dio, nella nostra stessa possibilità di concepirlo, è racchiusa la prova innegabile della sua esistenza.

Anselmo sembra pensare alla fede come ad una spinta dinamica che sta a fondamento della stessa intelligenza umana con la quale l’uomo si apre al trascendente concependo Dio come necessario. Nel testo del Proslogion Anselmo così invoca Dio: <<Io non tento, Signore, di sprofondarmi nei tuoi misteri perché la mia intelligenza non è adeguata, ma desidero capire un poco della tua verità che il mio cuore già crede e ama. Io non cerco di comprenderti per credere, ma credo per poterti comprendere>>. La fede è il presupposto per comprendere il senso della realtà, della propria esistenza e la presenza di Dio che è alla base del tutto che ci circonda.

Molte furono le critiche poste a quest’argomento: San Tommaso affermò che è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio a priori perché dal pensare Dio non necessariamente si arriva alla sua esistenza. Per San Tommaso è possibile arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio solo a posteriori, cioè per mezzo dei suoi effetti. In epoca più recente Kant distinse in modo radicale l’esistenza pensata dall’esistenza reale, negando quindi ogni validità all’argomento ontologico di Anselmo. Ma tutti i suoi oppositori ammettono che Anselmo è riuscito ad enunciare quest’argomento nella sua nuda purezza logica, evidenziando come le ragioni della fede possono essere comprese solo nella loro incomprensibilità.

A dimostrazione di ciò possiamo aggiungere che perfino il grande logico Kurt Gödel scrisse un teorema logico formato da 28 passaggi la cui conclusione equivale alla seguente affermazione: <<Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare>>. Gödel ha cercato di fondare la ragione dell’esistenza nel mondo di un ordine logico e matematico attraverso la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio.

La speculazione di Anselmo, iniziatasi con Dio, si concludeva con l’anima umana. Egli aveva fatte sue le parole di Sant’Agostino:<<Desidero conoscere Dio e l’anima; e null’altro>>. Noi uomini moderni a cosa ci stiamo rivolgendo? Forse queste preoccupazioni di Sant’Anselmo ci fanno sorridere, le releghiamo facilmente in un tempo lontano e senza alcun collegamento con la realtà che viviamo. Come se si potesse davvero fare a meno della verità pensando che non ci sono alternative al non-essere che ci propinano, veleno istillato a basse dosi che ci offusca l’anima e ci tiene lontano da Dio e dal bene.

Concludo, come già fatto in “il potere solidale”, con una citazione tratta dal Fedone di Platone:

A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o,  se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione”.

 

 

 

 

 

Se negano il lavoro la sovranità a chi appartiene?

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Articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La domanda sorge spontanea: dopo la bocciatura del Referendum sul Jobs act, la sovranità a chi appartiene? Se gli italiani nel referendum del 4 dicembre avevano chiesto una riaffermazione dei valori della Costituzione, primo fra tutti quello sul lavoro, ora è chiaro che tutti i segnali di natura politica e giuridica vanno in senso diametralmente opposto. Chi dà la legittimazione a governare non siamo certamente noi cittadini, ci sono ben altre istituzioni che lavorano con efficienza per scegliere e comandare al nostro posto. Basta vedere i risultati delle riforme di-strutturali per togliersi ogni dubbio, prima fra tutti quella sul lavoro che dimostra, dati sulla disoccupazione alla mano, che garantisce esclusivamente la precarizzazione e l’impoverimento collettivo, eppure per la maggioranza dei giudici della Consulta va bene così, il quesito sul Jobs act era scritto male mentre tale legge sarebbe sacrosanta e non in conflitto con la Costituzione sociale!

Come dicevo nel post precedente è lo stesso Istat, nella sezione Faq, domande frequenti sulla rivelazione sulle forze lavoro , a chiarire come viene fatta la rivelazione relativa alla disoccupazione:

5. Che significa essere occupato?

Nella nuova indagine, sono considerate occupate le persone con più di 15 anni che nella settimana a cui si riferisce l’intervista hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuita. E’ occupato anche chi ha lavorato almeno per un’ora presso la ditta di un familiare senza essere retribuito. E’ questo un criterio oggettivo che differenzia la nuova indagine rispetto alla precedente, dove valeva la condizione percepita e dichiarata dall’intervistato.

Ho volutamente evidenziato l’ultima frase del punto 5 per domandarvi: è veramente più OGGETTIVO considerare una persona OCCUPATA se ha lavorato almeno un’ora nella settimana dell’intervista rispetto al chiedere all’intervistato? Purtroppo conosco persone che svolgono lavori saltuari,ad ore o giorni tramite voucher o agenzie interinali, che non si sentono in alcun modo “occupate” e non certo per una loro OPINIONE SOGGETTIVA!!! Chi è stato licenziato e ha perso un LAVORO VERO grazie alla crisi infinita e istituzionalizzata, rischia semmai, proprio a causa di questo indegno sfruttamento a cui viene sottoposto, di arrendersi al “non-lavoro” escludendosi da qualsiasi statistica con il plauso del governo di turno. Infatti non rientrando più fra i disoccupati, i numeri della disoccupazione torneranno magicamentea scendere: se volete “divertirvi” con il gioco delle tre carte fatto con i dati su OCCUPATI-DISOCCUPATI-INATTIVI potete leggerli aggiornati QUI!

Ricordiamoci però che tali dati, quelli sull’occupazione-disoccupazione in continuo saliscendi, sono alterati pesantamente da quell’ora di piena occupazione in cui incapperebbero i fortunati cittadini! Inoltre ci sono altri indici che confermano la terribile realtà a cui ci stanno condannando, quelli cioè sulla DEFLAZIONE. Sempre l’Istat segnala che il 2016 si è chiuso con una variazione negativa sui prezzi al consumo del 0,1%, un dato così negativo non si vedeva in Italia dal 1959! Sappiamo che nel mese di Dicembre 2016 c’è stato un moderato aumento dei prezzi al consumo, che possiamo però attribuire a rincari che tutti abbiamo visto: benzina e materie prime. Invece non sono pervenuti aumenti dei SALARI, unico fattore che può agire direttamente sul potere d’acquisto dei lavoratori e risollevare i consumi portando ad una VERA CRESCITA DELL’ECONOMIA! In meno di 10 anni i consumi degli italiani sono calati di oltre 80 miliardi e questi dati sono ben chiari a chi ci governa, ma non fanno altro che calare come una mannaia ulteriori riforme deflattive che stanno portando velocemente alla fine della cosiddetta “classe media”:gli stipendi caleranno ulteriormente perché il fine delle riforme è precarizzare il lavoro e conseguentemente creare bolle sull’economia reale. Un esempio su tutti è il sistema bancario oberato di sofferenze, cioè di crediti inesigibili a causa dei fallimenti delle imprese e della perdita di reddito e di lavoro stabile da parte delle famiglie italiane. Il fatto che il governo getti 20 miliardi di aiuti pubblici nel sistema bancario senza sostenere al contempo i redditi delle famiglie garantendo il lavoro e l’occupazione, è totalmente inutile, come sarebbe inutile continuare a voler riempire una vasca aumentando il getto dell’acqua dei rubinetti senza però avere alcuna intenzione di mettere un tappo nello scarico! L’Italia, con l’euro e la sua cura deflattiva, oltre a salassare i cittadini e massacrare i servizi pubblici (scuola e sanità su tutti), altro non può fare, per quanto ne dicano i tanti tromboni di regime che vediamo comparire in televisione!

Siogiovanni

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