Tu sei il giorno e la notte. Noi siamo crepuscolo. Tutto ciò che Tu crei è solamente sera e mattino, serrato fra il giorno e la notte, lama sottile, angusta fessura. I più alti fra i tuoi spiriti li hai chiamati stelle del mattino, ma noi, uomini, siamo davvero i figli della sera. Davanti a noi fugge eternamente il giorno e dietro noi avanza la notte e incessantemente ci partorisce dal tuo seno. Dietro a noi e davanti a noi, principio e fine, in una lontananza irraggiungibile, perché noi non possiamo evadere dall’angusto sentiero del mattino e della sera. Nella pallida luce crepuscolare del mattino e del vespero le tue creature si aggirano come uno spettrale corteo. Esse non possono penetrare nel tuo mezzogiorno avvampante, nella mezzanotte vellutata senza confine. O imperscrutabile! Che vivi in una luce inaccessibile che è anche inaccessibile tenebra! Tratto da “Giobbe parla con Dio”, Peter Lippert, editrice Studium, Roma.
Siamo fragili creature eppure c’è chi si crede Dio, impera e dall’alto della sua saccenza manipola la vita e schiavizza altri uomini. Il godere di quell’amore che crea e ci sostiene dovrebbe essere il faro che ci guida nella notte, eppure non è così. Una realtà di mezzo, per quanto il male ci renda ciechi il suo dominio è limitato ed evanescente. Scacciamo quindi la paura e affidiamoci alla Perfezione luminosa che precede e genera l’esistenza toccando ognuno di noi con il suo infinito Bene!
<< In verità […] se si mentirà sempre – e se non si potrà fare a meno di mentire – allora non possiamo forse affermare che il mondo della menzogna è il mondo reale?>> G. Anders, La catacomba Molussica, Milano, Lupetti – Edizioni di Comunicazione, 2008, p. 186
<<Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti.I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini. L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi. Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario.Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo. Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massicciamente, attraverso la televisione,divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. E’ buono, in chiacchiere e musica incessante, impedire allo spirito di pensare. Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio. In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana.E il modello della libertà. Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione,che l’unica paura,che dovrà essere mantenuta,sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità. L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve essere un gregge. Tutto cioò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale, il che metterebbe a repentaglio il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato,… Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato”, 1956″
<Quanto più totale è un potere, tanto più muto è il suo comando. Quanto più muto un comando, tanto più naturale la sua obbedienza. Quanto più naturale la sua obbedienza, tanto più assicurata la nostra illusione di libertà. Quanto più assicurata la nostra illusione di libertà, tanto più totale il potere. Questo è il processo circolare, o a spirale, che la società conformistica mantiene e che, appena essa si è messa in moto, continua automaticamente a perfezionarla>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato II”
Così – dice Anders – il nostro asservimento è completo, incapaci anche solo di percepire la nostra mancanza di libertà. La società conformista è riuscita a renderci totalmente passivi! Pubblico o privato non esistono più, idem la sfera dell’intimità, la stessa anima dell’individuo si identifica con le “merci” che gli vengono offerte. Ma la capacità del singolo di omologarsi e limitarsi a ripetere la voce della collettività, non è forse una perdita della propria umanità? E chi mantiene dei residui della propria individualità non è per caso un malato?
<< Quando le sirene delle fabbriche annunciano la fine del lavoro, contemporaneamente annunciano sempre che ora inizia l’inevitabile monopolio del mondo sirenico dei mass media e della pubblicità; che ora dipendiamo da esso, che cominciamo le ore del nostro essere impiegati senza limiti e senza contratto, le ore melmose che dobbiamo attraversare, con il sudore dell’ozio sul volto>>
L’individuo della società conformista non possiede neanche più la “libertà di lamentarsi” delle proprie condizioni di servitù. Egli è corteggiato dai raggiri della propaganda mediatica, non si rende più conto che essi in realtà, sono incarichi imposti, ordini impartiti.
<<Bei tempi erano quelli in cui i soldati si minacciavano e si massacravano a vicenda e in cui le guerre erano combattute da uomini capaci di odiare! Si trattava comunque di esseri umani. E coloro che si odiavano reciprocamente potevano un giorno, in determinate circostanze, anche smettere di odiare; e così smettere di combattere; e così smettere di sterminare; o forse persino iniziare ad amarsi. I computer invece non possono smettere di combattere giacché in loro non c’è odio da spegnere. Per non parlare di amore>> Günther Anders, “L’uomo è antiquato II”
Analisi terribile questa di Anders, dalla quale è difficile intravedere un barlume di speranza. Uscire dalla società dell’omologazione e dell’asservimento totale dell’individuo è impresa apparentemente impossibile. Eppure l’antidoto al pensiero unico è e rimane da sempre il pensiero libero. Ogni uomo ne è dotato e “liberamente” può scegliere l’asservimento o la liberazione.
La grandezza di un uomo sta nel saper leggere i segni dei tempi prima e meglio di altri. Le parole di Anders dimostrano che non c’è stato solo Orwell, del resto anche la battaglia che ci fu fra i padri costituenti nel redigere una Costituzione veramente “sociale” mettendo al primo posto l’essere umano e le sue esigenze di libertà e liberazione (attraverso l’istruzione e il lavoro soprattutto) fu feroce e le forze reazionarie fecero di tutto per impedirlo. La momentanea retromarcia fu solo una breve tregua dovuta al bagno di sangue delle guerre, bastarono pochi anni per tornare a distruggere e reprimere e oggi vediamo i frutti avvelenati delle nuove dittature morbide.
Bella riflessione di Stefano. Per quel che mi riguarda posso dire che facilmente sono disposto ad aiutare gli altri, molto meno lo sono riguardo alle persone che ho vicino, spesso sono sfuggente e superficiale purtroppo. Ma il peggio lo do nei confronti di me stesso, guai ad aprire gli occhi, sempre a sfuggire e rifuggire, a guardare le ombre e indossare delle maschere. Eppure come mai potrò amare se non accetto, nel profondo, ciò che sono?
Post di Stefano
AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE
Queste parole che ho letto su FB sono profondamente vere, io me le dovrei imprimere nel profondo perché spesso pecco nella presunzione di poter aiutare ad aprire gli occhi a delle persone che amano tenerli chiusi. Bisogna amare, questo sì, semplicemente perché questo rende felici se stessi e gli altri, ma è ben diverso dal voler imporre il proprio aiuto a persone che, attraverso il loro dolore ed i propri sbagli, hanno l’occasione di poter evolvere. Questo ovviamente vale anche e soprattutto per me. Intanto vi invito a leggere queste parole di profonda saggezza:
-Aiuta soltanto chi te lo chiede.
-Non ti intromettere mai nella sofferenza altrui.
-L’uomo deve stancarsi di se stesso e bere fino in fondo la coppa di veleno che gli spetta.
-Non essere presuntuoso e non sperare di poter aiutare tutti, è possibile aiutare soltanto chi è pronto ad accettare l’aiuto.
-Una persona che soffre vede il mondo attraverso il proprio dolore, e perciò è sorda e cieca.
-Ognuno si trascina dietro la sua esperienza di vita senza vedere che si tratta di un peso morto.
-Se interverrai nella altrui sofferenza, il vortice karmico ti risucchierà in un gioco a te estraneo.
-Ricorda che l’uomo è capace di contagiare, con la sua sofferenza.
-Procedi per la tua strada senza voltarti.
-Soltanto se stai facendo la tua strada potrai aiutare la gente a rialzarsi.
<<Persino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale. Era una perdita, dunque, tutto ciò che la rendeva preziosa come cosa di sogno?
Sogno di essere famoso? Sento l’indifferenza che la gloria reca, capisco la privazionedell’intimità e dell’anonimato che rende la gloria dolorosa.>>da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, ed. Feltrinelli
“Sognare è dimenticare” – dice Pessoa – “è un sogno senza sogni fatto in stato di veglia!”.
Pensateci! Smettiamo mai di sognare? Forse, quell’inquietudine, quei déjà-vu, quei disallineamenti nell’apparente continuità della nostra vita. La lucidità è pazzia, vedere i sogni senza più dimenticare schiaccia la coscienza e stride, forse, addirittura, uccide la speranza, u c c i d e la speranza, si… la uccide.
Premessa: chiunque sia esperto di filosofia si astenga dal commentare, compreso l’editore di questo articolo, non ho mai studiato tale materia e sarebbe quindi come sparare sulla Croce Rossa. Grazie. Dunque, su quali certezze posso far conto? Sulla base delle scoperte scientifiche e sulle consapevolezze certe e dimostrabili? Ovviamente quello che elencherò non è farina del mio sacco, ho attinto qua e là, senza peraltro ricordare i nomi di tutti gli autori. -IO ESISTO, penso quindi esisto, e di conseguenza esiste anche tutto il resto. Beninteso, non dico che il tutto esista nella forma e nella sensazione che percepisco, poiché potrebbe essere una sensazione illusoria, dico solo che qualcosa esiste. Che non è nulla, che non è vuoto. Fosse anche solo una apparenza, una mia creazione immaginaria, un ologramma… comunque sia, quella illusione esiste, quell’ologramma esiste, un qualcosa in grado di creare quell’illusione esiste. -IO HO UN CORPO, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa sia la materia. Interagisce con qualsiasi cosa io (che esisto) percepisca come materia. Se tiro un pugno al muro mi faccio male. Lo so che la scienza dice che la materia non è altro che energia condensata e che la materia stessa è composta per la stragrande maggioranza da vuoto, ma la consistenza del mio corpo è paragonabile alla consistenza di qualsiasi altro corpo materiale e questa cosa, qualsiasi cosa sia, è un corpo. -IO SONO VIVO (per ora), mi comporto in maniera diversa da qualsiasi cosa non sia viva, tipo un minerale. Mi comporto, invece, in maniera simile a qualsiasi altro essere percepisco come vivo. Nasco, mi nutro, cresco, mi muovo volontariamente o involontariamente, ma nell’ultimo caso per effetto di processi biologici, posso anche “venir mosso”, ma in tal caso mi comporterei in maniera non difforme da un minerale, ho la possibilità di riprodurmi, nella maggioranza dei casi, ed infine morirò come tutti gli esseri viventi. -IO MORIRÒ, per quanto la scienza non possa asserire con certezza assoluta né il quando, né il come, né, addirittura, il se… visto che è un evento “solo” altamente probabile, ma non certo (sempre per la scienza). Però, visto che l’esperienza, nella vita dei miei predecessori, almeno negli ultimi 3000 anni (da quando esiste la storia documentale), per TUTTI gli esseri considerati “viventi”, non è mai successo che qualcuno sopravviva in eterno, io credo sia ragionevole e certo asserire che tutti gli esseri viventi prima o poi muoiano. -IO SONO QUALCHE COSA IN PIÙ DI SOLAMENTE UN CORPO, il mio corpo, ripeto, qualunque cosa sia, è costituito da un insieme di parti più piccole suddivisibili fino all’infinitesimo. Queste parti, che per convenzione chiamiamo molecole ed atomi, subiscono una sostituzione continua. È stato calcolato che mediamente tutti (TUTTI!) i singoli atomi del corpo vengono sostituiti nel giro di 4 anni, tranne i neuroni che ci mettono un po’ di più, ma al massimo 10 anni. Io ho più di 60 anni, quindi come minimo mi sono “cambiato” almeno 6 volte! Quel bambino, che giocava con gli amici e che saliva in braccio a mamma, non sono più io. Quel ragazzo che si innamorava delle prime ragazze, quell’uomo che dopo tanti ripensamenti decideva di avere un figlio, eccetera, non sono più io. Quegli atomi ora appartengono a qualche altra pianta, a qualche altro animale o a qualche altro essere umano, oppure sono a zonzo nell’atmosfera, nell’oceano o nel terreno. Però io sono sempre io, ho tutti i miei ricordi, le mie esperienze e le mie maturazioni, il mio carattere e le mie manie… Dunque, se il mio corpo non c’è più, che cosa è rimasto di me? Non so cosa sia, ma è qualcosa che va oltre il mio corpo.
Altre certezze non sento di averne, anzi, un’ultima certezza ce l’ho ed è quella di “non sapere”, ma chi pensa di annoverarne altre, di certezze… certe! Prego, si faccia avanti (filosofi esclusi!), sarebbe interessante interloquire.
Alberto Moravia ne Gli indifferenti diceva che ” Quando non si è sinceri, bisogna fingere e a forza di fingere si finisce per credere. Questo è il principio di ogni fede.”
Il libro è del 1929 e Moravia presenta i personaggi come impotenti di fronte ad una vita concepita come un destino da subire, qualcosa di ineluttabile da cui farsi travolgere tentando magari di seguirne l’onda per mantenersi a galla senza troppi sforzi.
Sopportare una vita simile significa proprio accettare di vivere nella finzione e trasformare la menzogna in una fede cieca e incrollabile, un vero e proprio totem sacro! Mi chiedo anch’io se questa non sia diventata davvero il fondamento delle società occidentali: il motore delle guerre, dell’odio sociale, della povertà culturale, della rassegnazione al meno peggio, della sottomissione alle regole irrazionali, della paura del presente che annienta ogni prospettiva e impedisce la vita e l’evoluzione collettiva e personale.
Nel 1939, assistendo al comizio di un antifascista, Orwell fece un’affermazione incredibile: «Non è la guerra che conta, è il dopoguerra. Il mondo nel quale stiamo precipitando, il mondo a base di odio, il mondo a base di slogan».
Un mondo dove regna l’incertezza e la verità è nascosta nel profondo, impossibile da trovare. Il mondo che abbiamo costantemente davanti, così incrinato dalla menzogna da spingerci a fare l’unica cosa “giusta”, per tornare a vivere, abbracciarla con intensità!
Proprio come Winston Smith, il protagonista del romanzo di Orwell 1984. Lui viene indotto con la violenza a mentire costantemente a sé stesso, fino a rinunciare alla propria identità. Così la verità diventa menzogna e due più due a volte fa tre e altre volte fa cinque. Quando? Lo decide il Partito. Il Grande Fratello, che lo libera solo quando Winston è pronto ad amarlo con sincerità.
Non resta che domandarci: chi è “veramente” Winston?
Nell’indifferenza continueremo a naufragare, ogni parola, azione, pensiero verrà portato via, senza ricordi non avremo più nulla da rimpiangere e forse cominceremo anche noi ad amare quella menzogna che prima ci indignava impedendoci di vivere!
La genialità di Leonardo gli ha permesso di inventare macchine che sarebbero state realizzate solo molti secoli più tardi. Nel Codice atlantico possiamo vedere un elicottero, un carroarmato meccanico, un paracadute e una calcolatrice… molte di queste invenzioni sono state costruite recentemente seguendo le sue indicazioni dimostrando di essere perfettamente funzionanti. Ma se Leonardo sapeva “vedere il futuro”, perché non pensare che avesse altrettanta capacità di portarci indietro nel tempo di fronte a straordinari eventi del passato? Mi riferisco chiaramente proprio alla sua “Ultima cena”, questo affresco “a secco” che ci mostra quello che sarebbe potuto accadere quando Gesù pronunciò queste parole: <<Questa sera uno di voi mi tradirà!>>
I Dodici si agitano, ognuno reagisce in modo differente a queste parole tragiche. Leonardo divide i dodici in quattro gruppi di tre.
Da destra a sinistra: Matteo, Taddeo e Simone
A destra Taddeo e Simone, cercano di ragionare, mentre Matteo li osserva e, con le braccia che vanno in direzione opposta allo sguardo, porta il gruppo al centro della tavola, verso Gesù che ha pronunciato le parole all’origine del loro agitarsi.
Bartolomeo, Giacomo il minore, Andrea
A sinistra Bartolomeo si alza di scatto appoggiando le mani sul tavolo. Giacomo il minore si gira allungando la mano, mentre Andrea, fratello maggiore di Pietro, alza le mani come per respingere ogni accusa.
Pietro, Giuda e Giovanni
A sinistra, vicino ad Andrea, Pietro si alza con rabbia e appoggia la mano sinistra sulla spalla di Giovanni come a chiedergli spiegazioni su quanto detto da Gesù. Con la mano destra impugna il coltello pronto a colpire il traditore.
Giuda (seduto, Pietro è dietro di lui) si sente scoperto, ha paura, è come paralizzato e vorrebbe scomparire. Nella mano ha il sacchetto con le monete. Il suo volto è l’unico in ombra, un’ombra che ormai fa parte di lui è ha corrotto il suo animo in profondità.
Giacomo il maggiore, Tommaso e Filippo
Subito alla destra di Gesù c’è Filippo, che con le mani al petto chiede a Gesù: “Sono forse io?”.
Tommaso invece alza il dito come a chiedere le prove di una simile accusa. Di lì a pochi giorni metterà il suo dito nelle piaghe di Gesù per poter superare la propria mancanza di fede.
Giacomo Maggiore sembra scandalizzato dalle parole del Signore e allarga le braccia come a volersi allontanare da Gesù.
Chi rimarrà acconto al Signore quella sera nell’orto degli ulivi? Ma del resto, chi di noi lo avrebbe fatto? Chi avrebbe mai capito l’enormità di quanto stava per accadere?
Il tempo e lo spazio si sono piegati e Leonardo ci ha proiettati lì, di fronte a Cristo che pur ritreaendo la mano dal piatto dove Giuda stava mangiando, non si sottrae al suo tragico destino e lava il peccato di ogni uomo col suo stesso sangue!
Gira, gira, gira… la vita è tutta una corsa, dormi, mangi e riprendi a correre il un loop infinito!
Di ruote ce ne sono tante, si assomigliano ma la velocità con cui girano dipendono anche dalla robustezza del perno: amore, lavoro, religione, …. virus!
<< Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino. Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo tra ciò che sono e ciò che non sono, tra ciò che sogno di essere e ciò che la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra le cose che non sono niente, più il niente di me stesso. Che inquietudine che sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!>> tratto da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa
Scorrono veloci, mutano, si dissolvono… nuvole di vapore che popolano il cielo! Filtra tra loro un raggio di luce, rende manifesta la vita. Inquietudine, disagio, inutilità, queste sono le essenze di chi – guardando il cielo – vede passare nei suoi immensi binari, sconfinati bastioni bianchi di puro vapore, evanescenti rugiade che in un ciclo eterno torneranno alla terra per poi risalire. Esistenza perpetua, immersa in una nebbia fitta, come un punto al centro del tutto, finirà senza essere mai iniziata. Un limbo che svuota ogni speranza, il cielo è uno specchio da infrangere.
<<La tragedia principale della mia vita è, come ogni tragedia, un’ironia del Destino. Rifiuto la vita reale come una condanna; rifiuto il sogno come una liberazione ignobile. Ma vivo la parte più sordida e più quotidiana della vita reale; e vivo la parte più intensa e più costante del sogno. Sono come uno schiavo che si ubriaca durante il riposo: due miserie in un unico corpo.>> Tratto da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, Feltrinelli editore
Viviamo nell’inganno perpetuo e siamo noi i peggiori nemici di noi stessi! Il detto evangelico “Ama il tuo prossimo come te stesso” è un vero paradosso: come si fa ad amare il prossimo fuggendo continuamente da sé stessi? L’a-moralità, l’assenza di valori e di tradizioni è alla base dell’inconsistenza delle nostre società. “Ama rifiutando te stesso”, cioè odia ciò che si avvicina all’unica verità che ti è permesso di conoscere davvero! Che destino può avere un sistema di vita fondato sulla menzogna?