Quando la fantascienza diventerà religione!

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Recentemente ho assistito ad uno spettacolo di Pippo Franco e mi ha colpito molto questa sua frase: “Noi uomini siamo esseri spirituali alla ricerca di un’esperienza umana!”. La frase l’ho citata a memoria, spero quindi di non averne alterato il significato. Ma in che cosa consiste l’esperienza umana di cui parla Pippo Franco? E soprattutto cosa significa “esseri spirituali”, cioè in cosa consiste la natura spirituale? Corpo, anima, spirito sono termini che evocano da sempre posizioni filosofico-religiose sulla natura umana.

Per esempio secondo la Chiesa cattolica non c’è dualismo tra anima e corpo, cioè l’anima non preesiste al corpo ma viene creata insieme ad esso. Però San Paolo nella Lettera ai Tessalonicesi afferma “…lo spirito, l’anima e il corpo si conservi irreprensibile per la venuta del nostro Signore Gesù Cristo“.

Ora anche nel Catechismo si riprende questa distinzione tra anima e spirito, essenzialmente l’anima è considerata la sede dell’intelligenza, delle emozioni e della volontà ed è il frutto dell’incontro tra lo spirito e il corpo. Da questa unione (o meglio ” creazione”) nasce l’uomo e lo spirito rimane la sede privilegiata dell’incontro con Dio, come le fondamenta nell’intimità della nostra natura “trinitaria”. La vita, l’esperienza umana, nel gioco delle libertà, si svolge probabilmente nello stabilire una gerarchia fra queste tre dimensioni costitutive dell’uomo.

Andando oltre la dimensione religiosa potremmo fare delle ipotesi “fantascientifiche” sul destino dell’uomo, sul suo modo di evolvere e stabilire gerarchie materiali e/o spirituali.

Il progresso scientifico ha certamente permesso di intervenire sul corpo, sostituendo per esempio organi o arti anche con parti artificiali. Esistono addirittura ipotesi che puntano a “liberarci” da queste fragili dimore per sostituirle gradualmente con altre artificiali ( Leggete “Trasferire la coscienza dentro un corpo artificiale“). Rimarrebbe da superare solo il conflitto tra cervello umano e macchina per arrivare alla creazione di organismi artificiali ” umani”(?) superiori che puntino in un certo senso all’immortalità! E non è nemmeno detto che la creazione di un cervello artificiale dove trasferire anche la coscienza sia una cosa impossibile. Ma in fondo, l’ipotesi di una mente cosciente che possa fare a meno di un substrato materiale “definito” per esistere, ci riporta diritti diritti alla dimensione dello Spirito, ad essere noi stessi esseri ex-umani, in un certo senso diventati Dio. La scienza sfocerebbe qui nel misticismo, sé realizzasse l’ipotesi di una mente cosciente in grado di spostarsi nell’etere, di rendere sempre più sottile la dimensione materiale e liberare quelle famose potenzialità del cervello che noi attualmente non saremmo in grado di utilizzare.

Quindi in quest’ultimo caso l’anima, la sede della nostra intelligenza e volontà, punterebbe ad agire sul corpo per liberarsi da esso; partendo da punti di vista diversi, quello religioso e quello scientifico, il fine dell’uomo sembra convergere comunque in una dimensione spirituale. Certo bisognerebbe vedere se l’ipotesi fantascientifica qui descritta da me in modo alquanto fanta e poco scientifico, diventasse realtà, se mai l’uomo così divinizzato sarebbe al contempo capace di liberarsi dagli squilibri del male, da quella mancanza d’amore che fa agire la nostra specie contro sé stessa creando odio e guerra e ingiustizia. “Liberaci dal male” dice Gesù nel Padre nostro, che significa certamente liberaci dalla morte, limite di ogni forma d’amore e di felicità. Perpetuare la vita umana, andare “scientificamente” oltre i limiti di quest’esperienza, significherebbe quindi realizzare quel “liberaci dal male” di cui parla Cristo? Oppure servirebbe solo a perpetuare un paradiso senza Dio, un limbo ipertecnologico dove la coscienza umana pretende di bastare a sé stessa negando ogni altra realtà?

Perché il progresso dell’umanità è guidato spesso da illusioni, illusioni ben congeniate che si basano su forme di sapere umano che poi mostrano i loro limiti e vengono superate e inglobate da altre forme di sapere. Un sapere che a volte non sa limitare sé stesso e pretende di puntare all’infinito. Sarà così che forse svaniremmo per sempre…

Congrue (in)congruenze!

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La congruenza è essenziale, essa rende sovrapponibili piani diversi fra persone e situazioni rendendo possibile la comprensione e la comunicazione.

Quindi se una cosa è congrua allora ne possiamo parlare e possiamo scambiarci opinioni e conoscenze, altrimenti fra noi ci sarà un muro.

Fra le persone le congruenze riguardano la comunicazione verbale ma anche quella emozionale. Essere in sintonia ci predispone all’ascolto e favorisce il dialogo.

Relativamente alle conoscenze, esse devono necessariamente essere congruenti! Mi spiego: di fronte, per esempio, ad un’intelligenza extraterrestre, magari estremamente evoluta, noi potremmo imparare qualcosa di nuovo se e solo se essa fosse “congruente” con la nostra realtà umana antropocentrica, caratterizzata da una scienza che indaga prioritariamente il mondo fisico. Altrimenti non potremmo parlare proprio di conoscenza e probabilmente tale “intelligenza extraterrestre” rimarrebbe per noi sconosciuta perché appartenente ad un altro piano, ad un’altra dimensione.

Quanti mondi sono intorno a noi o appartengono addirittura al nostro mondo pur essendo per noi oscuri, cioè oltre?

Se una creatura vivesse una realtà prevalentemente psichica, cioè mentale, verrebbero meno i sensi corporei ma probabilmente essa svilupperebbe altri sensi per comunicare e conoscere ciò che ha intorno. E se esiste una vita dopo la morte (fisica) essa forse è difficilmente conoscibile proprio perché non più congrua con la nostra realtà attuale.

Ma anche nel nostro mondo c’è un mondo che sviluppa sensi molto differenti dai nostri, eppure pur sempre fisici, quello delle piante.

Esistono studi sulle piante che dimostrano la presenza di una loro specifica sensibilità! Innanzitutto esse sono in grado di comunicare tra loro, addirittura di lanciare segnali d’allarme. Quando un acacia viene mangiata da un erbivoro come la giraffa, che con la sua lingua coriacea è in grado di mangiarsi anche le spine, essa produce elevate quantità di tannino per rendere le sue foglie amare e indigeste ed emette anche odori per avvertire altre acacie presenti nel raggio di molti metri di distanza. E molti sarebbero gli esempi di strategie di comunicazione fra le piante che si potrebbero fare.

Inoltre ci sono viticoltori che usano la musica per migliorare la fertilità delle loro vigne con ottimi risultati Leggi “Il vigneto che ascolta Mozart!”.

Addirittura c’è chi come Cleve Backster (clicca sul nome per approfondire) negli anni 60 applicò un poligrafo, cioè una specie di macchina della verità, sulle foglie di una pianta arrivando ad ipotizzare emozioni e addirittura forme di telepatia dalle reazioni che riuscì a registrare con tale macchinario. Naturalmente tali ipotesi non furono accettate dalla scienza ufficiale proprio perché non utilizzavano il metodo scientifico. Erano “non ripetibili” o meglio non congrue, cioè incongrue con il nostro modo di porci davanti alla realtà!

Con questo non voglio certo dire che la scienza e il suo metodo non ci abbiano permesso di studiare e far conoscere il mondo che ci circonda in un modo estremamente efficace! Essa è un’incredibile lente d’ingrandimento sulla realtà, ma il problema è un altro: se impari a guardare sempre e solo in una direzione, prima o poi ti scorderai tutto il resto! E se il progresso ci sta facendo dimenticare “tutto il resto” forse è giunto il momento di tornare ad essere un po’ (in)congruenti!

Non so quanto sono riuscito a farmi capire in questo strano e contorto post! Sul piano verbale sicuramente sono stato poco chiaro. Sul piano emotivo, forse per chi mi conosce o ha iniziato a conoscermi leggendo qualcosa nel blog, non sono stato poi così diverso dal solito me.

Ma alla fine il “fine” era proprio mettersi su un piano di (in)congruenza, dove la “in” è fra parentesi perché credo ci siano molti piani di comunicazione e conoscenza che possono aprirci nuovi e infiniti mondi e modi di essere, a patto che rendiamo le cose “più congrue”; forse quello che più servirebbe è proprio la fede in ciò che già è ma sta ancora nella lunga ombra dell’incoscienza!

La Volpe insegna l’amore!

 

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Il piccolo Principe e la Volpe

Dopo la poesia “Un fiore tra mille” liberamente ispirata al libro “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry, concludo con una riflessione sul ruolo della Volpe, uno dei protagonisti della storia.

Innanzitutto è la Volpe a far capire al piccolo Principe l’importanza della sua rosa. Ma come fa? Semplicemente insegnandogli l’Amore, o meglio facendogli vivere tutte le fasi che portano una persona all’innamoramento!  Perché se è vero che l’innamoramento ha in sé un che d’imprevedibile che irrompe nelle nostre vite, è altrettanto vero che l’Amore, quello con l’A maiuscola, va coltivato e consolidato al pari di sentimenti forti come l’amicizia o la fedeltà!

Le domande che possiamo porci sono: l’Amore è un sentimento innato o è un’esperienza che si acquisisce nel corso della vita? Esso fa parte di una maturazione personale e individuale profonda oppure è un impulso improvviso e inaspettato?

Inoltre, che cosa c’è dietro l’innamoramento? C’è forse la ricerca del Bello, del Vero, un’intuizione profonda e originale dell’intelligenza, un bisogno di completezza e di protezione?

Diciamo che ogni essere umano ha in sé un istinto di conservazione (anche della specie) e un innato egocentrismo e forse l’Amore diventa una realtà da apprendere che coinvolge tutta la persona (dall’affettività alla razionalità, alla volontà) e la porta ad aprirsi all’altro e ad accettarlo in ogni suo aspetto, amandolo proprio per quello che lui è, in ogni suo pregio e soprattutto in ogni suo difetto.

Ma torniamo alla Volpe e al Principe, un bambino appunto aperto alla vita, alla conoscenza e all’Amore. Incontrerà molti maestri nel suo cammino, uno esemplare è proprio la Volpe. Riporto alcuni brevi passi del libro. Ecco l’incontro:

<<Buon giorno>>, disse la volpe.

<<Buon giorno>>, rispose gentilmente il piccolo principe…

<<Vieni a giocare con me>>, le propose il principe, <<sono così triste…>>

<<Non posso giocare con te>>, disse la volpe, <<non sono addomesticata>>.

<<…che cosa vuol dire “addomesticare?”>>

<< E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare legami”…>>

<<Creare dei legami?>>

<< Certo>>, disse la volpe. << Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarà per te unica al mondo>>.

<<…E io mi annoio…Ma se tu, mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata….Conoscerò un rumore dei passi che sarà diverso da tutti gli altri…Per favore addomesticami”.

<< Volentieri>>, rispose il piccolo Principe, <<ma non ho molto tempo…Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose>>.

<< Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>.

Così la Volpe inizia ad insegnare al Principe i lenti ma preziosi rituali dell’innamoramento, fino ad arrivare al doloroso momento dell’abbandono! Ecco cosa dice il libro:

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:

<<Ah! disse la volpe, <<…piangerò>>.

<<La colpa è tua>>, disse il principe,<< io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…>>…<<Ma allora che ci guadagni?>>

<<Ci guadagno>>, disse la volpe,<<il colore del grano>> (cioè il colore dei capelli del piccolo principe).

E conclude dicendo che “si è responsabili di ciò che si addomestica!”

Essere responsabili è alla base di ogni relazione duratura, esso vuol dire essere capaci di donare vero amore e amicizia sincera, strumenti che possono trasformare un sentimento forte come l’Amore in un atto libero e responsabile,  capace di trasformarci e completarci come persone alla perenne ricerca di un TU, quel Tu che ci costituisce!

 

Teoria dei livelli


L’articolo che segue mi è stato inviato dall’amico Stefano Tonnarelli e lo pubblico volentieri sperando che possa suscitare riflessioni e approfondimenti. L’ho collocato nella categoria “Filosofia e religione” perché secondo me affronta il grande tema del dubbio socratico sintetizzabile nel motto “So di non sapere”! Socrate era saggio appunto perchè SAPEVA di non sapere, questo era il nucleo interiore della sapienza, mentre chi non ne era consapevole si collocava nell’ignoranza. Forse è proprio questa la “consapevolezza dei propri limiti” di cui parla Stefano. Una consapevolezza a cui si riferisce anche Sant’Agostino in De vera religione, 39, 73: «Se non ti è chiaro quel che dico e dubiti che sia vero, guarda almeno se non dubiti di dubitarne; e, se sei certo di dubitare, cerca il motivo per cui sei certo. In questo caso senz’altro non ti si presenterà la luce di questo sole, ma la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (cit. da Giovanni, I, 9).

Teoria dei livelli

di Stefano Tonnarelli

Secondo me, nella definizione e nella narrazione dei fatti che accadono o delle realtà che ci circondano ognuno si colloca su un livello di interpretazione che dipende:

  1. Dalla quantità di informazioni che ognuno possiede. Sintetizzato in Conoscenza.
  2. Dalla capacità di discernimento, caratteristica e diversa per ognuno, di non sapere costituita dalla razionalità più dalla capacità intuitiva,(lobo destro più lobo sinistro, parte maschile più parte femminile). Sintetizzato in Coscienza.

Le due caratteristiche fuse insieme si possono sintetizzare nel termine Consapevolezza.

In una scala infinita di livelli che parte dalla menzogna assoluta ed arriva alla verità assoluta ognuno si colloca nel livello che più gli appartiene e generalmente, per mancanza di umiltà, combatte, spesso dialetticamente, ma a volte purtroppo non solo, l’interpretazione di chi ha una opinione che appartiene ad un livello diverso dal suo. Mentre è facile riscontrare che, anche nell’arco della propria vita, a causa delle variazioni che si hanno nei livelli di conoscenza e di coscienza, si cambia spesso opinione e ci si colloca, quindi, ad un diverso livello di interpretazione della verità.

E’ facile riscontrare che non esiste un livello zero (menzogna assoluta) in quanto ognuno ha almeno un livello minimo di conoscenze e di coscienza. Quindi è impossibile narrare delle falsità assolute anche da parte di chi possiede un alto livello di Consapevolezza. Così come è facile ipotizzare che nessuno abbia accesso alla verità assoluta in quanto presupporrebbe delle prerogative “divine”.

Quindi è evidente che ognuno si posiziona su un livello intermedio tra lo zero e l’infinito ed, all’interno di questi, ognuno gioca il suo ruolo. Che sia in una discussione amichevole, che sia in un dibattito politico, che sia nell’informazione giornalistica, che sia negli insegnamenti scolastici, eccetera.

E’ altrettanto logico che chi occupa un livello superiore ed è quindi più vicino alla verità assoluta è in grado di condizionare chi appartiene ad un livello inferiore in quanto ha una visione più ampia. Se poi questo individuo è motivato da obiettivi positivi ed altruistici, di fatto diventa un maestro per i soggetti che occupano livelli inferiori ed aiuta questi ad evolvere verso livelli di interpretazione più vicini alla verità. Al contrario chi è spinto da motivazioni egoistiche diventa di fatto un manipolatore che tende a bloccare o, addirittura, a far regredire l’evoluzione degli individui appartenenti ad un livello inferiore di Consapevolezza.

Le relazioni umane sarebbero enormemente più semplici e costruttive se ognuno avesse per lo meno la Consapevolezza dei propri limiti e se si rendesse conto che il suo livello interpretativo della realtà potrebbe non essere collocato al vertice (perché poi effettivamente non lo è mai). Questo instillerebbe in ognuno il grande vantaggio del Dubbio, che è un fattore evolutivo tra i più importanti, ed in gran parte toglierebbe potere ai manipolatori.

Come un pugno di sabbia

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Irrequieto sto aspettando

l’impossibile evento

che dia senso alla mia vita.

Tanto tempo è passato

calma piatta

senza un soffio di vento

che mi spinga lontano

verso lidi sconosciuti

per incontrare qualcuno

di cui ho bisogno

ogni istante di più

perché complemento di ciò che sono:

un essere incompleto

senza senso in sé stesso.

Non si può gettar via

il meglio della tua vita

rimanendo indifferenti

al tempo che ti sfugge

come sabbia in un pugno

destinata a cadere

in un deserto polveroso

dove tutto è uguale e desolante.

Se questo deve accadere

allora apriti mano

e un vento impetuoso

spinga la sabbia lontano

ogni granello rivenga

presto assorbito dal Tutto

e i ricordi passati

bruciati dal sole.

Altrimenti fai presto

non tardare più ad arrivare

stringi il mio pugno

in faccia al vento che soffia:

passeremo indenni

arriveremo lontano

impedendo alle nostre vite

di sfuggirci di mano.

Siamo esseri incompleti alla ricerca dell’Amore, un amore che dia senso al Tutto di cui siamo parte e che fermi il tempo che ci travolge dilaniandoci. Ho trovato in mia moglie la persona che sta percorrendo insieme a me la strada che ci è stata donata. Ma l’amore deve essere colmato dall’Amore, quel Tu originario che ha dato origine alla vita. Affinché nulla ci separi e il tempo si riassorba in un istante mettendo fine ad ogni dolore e irrequietezza: perché solo questo e nullaltro può essere l’unico senso di ogni storia umana.

La cura

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Foto da Wikipedia

Ascoltavo e riascoltavo come un mantra questa canzone quando ero in ospedale ad accudire mia nonna gravemente malata. Erano i primi di maggio del 1998 e la prognosi era senza speranza: un vasto ictus emorragico. Eppure nonostante la gravità della situazione piano piano si riprese e riacquistò buona parte della sua lucidità accompagnandomi fino al mese di dicembre del 1998. E in questi ultimi mesi riuscì a farmi molti altri doni.
Far entrare in sé stessi la musica, le parole i sentimenti e le emozioni che essa comunica e come un ponte trasmetterne le vibrazioni a chi ti sta accanto e al mondo intero di cui facciamo parte. Lenire, curare, sollevare da tutte le malinconie… la cura è un dono, un dono che ognuno di noi vorrebbe avere per proteggere le persone che amiamo e dare un senso ad ogni non-senso, senza più paure ad oscurarci l’animo. Un dono che la musica, come l’arte in ogni sua forma, come la preghiera che nasce dal profondo, – tutte esperienze caratterizzate dalla purezza e dalla spontaneità – può aiutarci a ridare speranza alla nostra vita.

CLICCA QUI per ascoltare LA CURA

Franco Battiato

LA CURA

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che oggi incontrerai per la tua via.

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).

Non hai fiori bianchi per me ?

Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza, percorrendo assieme le vie che portano all’essenza.

Profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… io sì, che avrò cura di te.

Santa Caterina da Siena

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wikipedia -:St. Catherine of Siena painted by Plautilla Nelli

Il 29 aprile 1380 all’età di soli 33 anni moriva Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. Aveva gli stessi anni di Cristo, quel Cristo da cui il 1 d’Aprile 1375 aveva ricevuto le stimmate <<…vidi scendere in me cinque raggi sanguigni che s’indirizzavano alle mani, ai piedi ed al cuore… E tanto è il dolore che sensibilmente patisco in tutti e cinque i luoghi, ma specialmente attorno al cuore, che se il Signore non mi farà un nuovo miracolo, non mi par possibile che la vita del mio corpo possa stare con tanta doglia…>>. Una settimana dopo le stimmate si trasformarono in segni invisibili che invece di affliggerla fortificavano il suo corpo.

Santa Caterina è la prima donna assieme a Santa Teresa d’Avila ad essere dichiarata “Dottore della Chiesa Universale”, eppure essa era semianalfabeta, imparò a leggere da sola e sapeva scrivere poco.

Quando ero bambino mia nonna, una donna semplice che aveva fatto solo la terza elementare, aveva una preghiera mal scritta, piena di errori e quasi illeggibile, la “Santa Caterina” diceva lei, che recitava nei momenti difficili. Entrava in una specie di trance, recitava come una salmodia e poi diceva “andrà tutto bene” oppure “si è impuntata ma non ti preoccupare…”. Insomma riusciva a leggere il presente affacciandosi sull’attimo successivo, quello che siamo soliti definire futuro ma che in realtà è lì, davanti a noi avvolto dalle nebbie del tempo.

Quel non sapere, di mia nonna, di Santa Caterina, sostenuto da una fede pura e incrollabile che gli permetteva di vedere oltre… quanto vorrei che fosse ancora qui a sostenermi, io che sono così fragile, che ho una fede fatta di parole, aria, nulla più che un soffio di vento.

Ricordare Santa Caterina, questa fine teologa senza istruzione alcuna, ma anche una politica fervente pronta a difendere la causa della Giustizia in nome della Verità che gli stava davanti, mi fa sentire ancora la presenza “viva” di mia nonna Aquilina. Anche lei era decisa e determinata nel difendere e rassicurare chi gli stava accanto.

E la santa che tanto s’impegnò per portare la pace e assistere i poveri e gli ammalati, speriamo che possa aiutarci ancora oggi a colmare le ingiustizie che devastano il nostro martoriato mondo.

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (ottava parte)

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Nella settima parte (che potete leggere CLICCANDO QUI), avevamo parlato della teoria dell’evoluzione contestando le modalità con cui era stata presentata in una trasmissione televisiva, un esempio di visione unilaterale della realtà così come spesso e volentieri ci viene mostrata dai media. Al vertice di questa pseudo realtà c’è sempre una bellissima narrazione e non ci sarebbe niente di male ad essere sognatori, se non fosse che in questo caso noi siamo i protagonisti di una storia scritta da altri per finalità non meglio precisate! A CHI credere e in COSA credere?  Difficile rispondere, nelle brevi riflessioni  che seguono non faccio che evidenziare gli slogan della narrazione odierna e ognuno potrà sperimentare su sé stesso quanta presa essi abbiano nel nostro pensare. Magari ci scopriremo lettori, riuscendo almeno in parte a vedere le cose con distacco, a capire dove finisce la narrazione e dove inizia la vita reale. A questo punto non ci resterà che chiudere il libro: nel mio caso l’in-voluzione interiore ha portato i suoi frutti! Guardarsi dentro porta a scoprire un’intimità che è Mistero a noi stessi! Il Mistero è la prima scoperta, ciò che apre alla speranza. Allo stesso tempo Esso lascia la porta aperta alla Verità, rende possibile il confronto con una realtà oggettiva oltre la narrazione posticcia in cui viviamo. Non so se ci saranno altre puntate di questa mia in-voluzione interiore, magari proverò a riordinare quanto già scritto cercando fra le righe ulteriori approfondimenti…

 

Come sarebbe impossibile per dei genitori pensare di gettare a mare un figlio perché “non ce lo possiamo permettere”, così i tanti cittadini delle nostre martoriate democrazie dovrebbero almeno farsi scrupolo di indagare, mettere in dubbio i tanti mantra sciamanici che ci propinano quotidianamente: è colpa della casta, la cricca, il debito pubblico, i dipendenti pubblici improduttivi, bisogna sanare le inefficienze, privatizzare quello che non funziona…. E’ un attacco costante allo Stato (e quindi a tutti noi che ne siamo parte), con la partecipazione ORDINARIA delle istituzioni nazionali e internazionali (nel nostro caso EUROpee): siamo nell’epoca dei tecnici, che di fatto fanno politica, spesso senza neanche la legittimazione del voto, bypassando qualsiasi norma costituzionale a favore della contabilità: il “diritto al lavoro” è sostituito dal “pareggio di bilancio” e dai necessari (per chi?) tagli alla spesa (posti di dipendenti pubblici inclusi)! Si potrebbe continuare a lungo  e ci sono persone che attraverso libri o blog sono riusciti a dare un quadro completo ed esauriente del perché e del percome ci stanno facendo questo, ma il problema di fondo resta comunque quello della “storia che si ripete”: nella lotta fra il bene e il male, che relativamente alla razza umana altro non è che storia di interessi contrapposti, nel medio-lungo periodo perdono tutti, o almeno c’è un’alta probabilità che tutto vada allo sfascio (vedi guerre mondiali recenti o l’attuale escalation sulla Siria) eppure è nella loro (nostra) natura l’autodistruzione e la rinascita, è inutile pensare che in fondo io non centro, noi non centriamo perché siamo diversi da quelli che ci manipolano e quindi bla, bla, bla… Se un’evoluzione dev’esserci essa si concretizza sempre e solo nella collettività, in quella coscienza collettiva che è formativa di una visione d’insieme, di un’epoca, un modo di vedere, un essere coscienti di…. Ci sono certamente incrinature nel sistema, aperture verso altro, oltre l’uniformità dei modi di vedere e pensare, ma molto distanti non possiamo andare finché a remare contro la corrente dell’attualità non ci imponiamo in massa. In questo quadro si inserisce anche il concetto scientifico di “evoluzione”, così come venne proposta nella trasmissione sopracitata: un adattamento all’ambiente attraverso la vittoria del più forte, cioè di chi è evolutivamente superiore. Non c’è morale e la giustizia diventa la pura constatazione che se la natura è matrigna, Dio e in ultima analisi lo stesso uomo, altro non sono che espressioni di essa, all’interno della storia umana il più forte impone il giusto adattamento all’ambiente a chi gli è sottomesso e il più forte è sempre chi riesce a manipolare-costruire una verità socialmente e umanamente accettabile alla collettività, un vero e proprio pensiero magico-religioso a cui ci adeguiamo, volenti o nolenti, perché è quasi impossibile remare contro la corrente della collettività!

Ancora una volta… in attesa del plenilunio di Primavera!

Scusate se questo mese per la seconda volta mi ripeto (del resto non sono ne mai sarò un Paganini!) con un post già pubblicato (l’11 aprile 2017), ma le riflessioni del passato mi sembrano ancora attuali e degne di approfondimento. In realtà ho apportato alcune modifiche e integrazioni e aggiungerò fin da subito una canzone di Branduardi che giustamente mi era stata segnalata nei commenti dall’amica blogger Perseide come potete vedere leggendo L’ARTICOLO ORIGINALE. Ecco dunque il link della canzone STATE BUONI SE POTETE ottimo preludio al post che segue…

iL 31 marzo ci sarà il plenilunio di primavera che come ogni anno, da millenni, fissa la data della Pasqua. Ci troviamo ancora per poco nel silenzio-deserto della Quaresima che terminerà il giovedì santo, proviamo quindi a riflettere sul senso della vita dell’uomo in attesa della risposta della Pasqua! Lo spunto ci arriva dal libro del Qoelet che inizia così:

“Vanità delle vanità, tutto è vanità. Che senso ha tutta la fatica dell’uomo sulla Terra?” (Qo 1, 2-3).

Primo appunto: la risposta (“…tutto è vanità”) è preceduta dalla domanda (“che senso ha la fatica dell’uomo…”). La domanda riguarda direttamente noi uomini, alla ricerca di un senso che giustifichi la fatica di vivere! Ma se la risposta del Qoelet è “tutto è vanità” non sembra esserci un bene sulla terra che dia un senso alla fatica di vivere. Il mondo e la natura – il Tutto – si muove ma al contempo resta uguale a se stesso, invece l’affannarsi dell’uomo (“il suo cuore non riposa nemmeno di notte”) è un girare su se stesso (Qo 2,29). Il mondo nuovo che continuamente ci affanniamo a costruire, i progressi della scienza e della tecnologia, tutto sfugge continuamente dalle nostre mani in un continuo fare e disfare.

Il problema centrale della vita dell’uomo è la morte: sempre ci sarà il limite della morte, l’occhio dell’uomo continuerà a non saziarsi di vedere e l’orecchio di ascoltare (Qo 1,8b) e alla ricerca dell’uomo continuerà a sfuggire il senso dell’insieme (Qo 3,11). La vanità umana è tale proprio perché urta contro il limite invalicabile della morte, che colpisce ogni uomo, ne annulla lo sforzo e gli sottrae tutte quelle realizzazioni che faticosamente si è costruito! Ogni sforzo è vanificato, ogni virtù decade, tutti gli uomini sono accomunati da tale misera sorte: “Dio agisce così perché l’uomo abbia timore di Lui “ (Qo 3,4). Qui il “timore di Dio” è correlato alla consapevolezza dei propri limiti, ma apre anche alla speranza religiosa, che si rivolge ad un Dio in grado di creare e donare la vita.

In questo gioco di dolore e speranza si inserisce la figura di Gesù che proprio in risposta alla morte come limite fa incredibilmente coincidere il “Crocifisso” con il “Risorto”, due facce di un Dio in grado di donare e portare in sé la scintilla di verità su cui si regge il mondo e la vita: l’Amore.

Nella morte in croce c’è una rivelazione totale del Padre da parte di Gesù. Totale perché quest’obbedienza alla volontà di Dio Padre raggiunge il culmine e rende trasparente a noi uomini il contenuto rivelato: l’essere Figlio è totale obbedienza tanto come l’essere Padre è totale ricezione e amore!! Identità di volere e di natura, piena libertà che si realizza nel motore trinitario, in un amore che costituisce la relazionalità personale, che quindi non è fine a sé stesso come il “motore immobile” aristotelico. Qui c’è anche la presenza di un evento originario che assume su di sé il peccato di tutti gli uomini (la morte) per trasformarlo in un riscatto d’amore gratuito e totale.

Un principio che si impone andando oltre ogni fede e opinione umana, oltre l’affannarsi per fare e disfare, oltre la falsità e l’odio, la paura e il dolore…

Riferimenti bibliografici e approfondimenti: Rinaldo Fabris e collaboratori, Introduzione generale alla Bibbia, ELLEDICI

San Patrizio: il trifoglio immagine della Trinità

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croce celtica

Ripubblico sotto il post su San Patrizio, la sua importanza potrebbe essere dovuta all’attenzione e al rispetto verso la cultura celtica, che è il motivo per cui il santo riuscì a portare gli irlandesi verso la religione cristiana. San Patrizio aggiunse una croce greca a quella celtica allungandone un braccio: il sole unito alla terra fondendo così l’elemento divino e quello umano. Nella speranza che i cambiamenti avvengano in una logica spirituale evolutiva e non solo come frutto di potere umano con finalità utilitaristiche. Una sapiente fusione con le tradizioni cristiane in nome della continuità della storia verso un cammino evolutivo guidato dal bene.

Post del 17 marzo 2017

Oggi, 17 marzo, è la festa di San Patrizio il patrono d’Irlanda. Esso arrivò in Irlanda nel 432 d.C. e nel giro di pochi anni riuscì a convertire al cristianesimo gli irlandesi portando rapidamente alla scomparsa l’antica religione dei druidi. In realtà il druidismo si fuse con la nuova religione e gli elementi culturali di matrice cristiana si arricchirono dello spiritualismo celtico e dei suoi simboli, uno su tutti la croce celtica. Quello che è certo è che in Irlanda la nuova fede ebbe effetti profondi, infatti il cristianesimo riuscì a resistere nei monasteri irlandesi anche quando in Europa durante il Medioevo le invasioni barbariche mettevano a dura prova l’esistenza della cultura e la fede cristiana.

trifoglio

Si dice che San Patrizio usò il trifoglio come icona della Trinità: con i suoi tre lembi rappresenta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma anche le tre virtù teologali della Fede, dell’Amore e della Speranza!

San Patrizio riuscì così ad avvicinare al mistero della Trinità il popolo irandese. Nel cristianesimo ciò che nelle antiche religioni era esoterico, cioè nascosto e riservato a pochi, si manifesta attraverso la Rivelazione nella dimensione trascendente ( è Dio che con la Grazia viene incontro all’uomo), ma entra nella storia attraverso Gesù. Nella storia del mondo la Trinità rappresenta la naturale evoluzione verso l’alto. Se l’evoluzione è un movimento e un processo di crescita che parte dal basso, nell’uomo tale crescita diviene cosciente di sé stessa e in modo dinamico si orienta verso Dio. E l’uomo di fronte al mistero riceve la grazia attraverso cui incontra Dio che è in sé stesso, da tutta l’eternità, trinitario. Caratteristica dell’uomo è quindi l’apertura al trascendente, la dimensione dell’incontro con Dio, Esso stesso uno e in relazione: come una foglia di trifoglio dove la fede, la speranza e l’amore si uniscono senza distinzione!

Siogiovanni

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