
Il mondo è bello e ci sono occhi che ci sanno mostrare i suoi veri colori andando a scoprire intimità senza tempo!

Il mondo è bello e ci sono occhi che ci sanno mostrare i suoi veri colori andando a scoprire intimità senza tempo!

Isaia 60
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno i popoli alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.
A quella vista sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Madian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro ed argento e a celebrare le lodi del Signore.
MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.
Ad un anno esatto dalla sua morte pubblico un estratto di questo articolo dedicato al Papa emerito. La parte finale mette l’accento sull’importanza della vita monastica dedicata alla preghiera, un dialogo continuo con il mistero, la “fede in atto” dice l’autore dell’articolo! Al di là delle parole c’è l’incontro con il Signore, bisogna forse sperimentare l’abbandono o meglio aprirsi all’amore che è dono. Per chi è lontano da questo incontro di speranza, perché come me vaga nelle nebbie, ha molte domande e poche certezze, non resta che provare a cogliere i riflessi di chi è entrato nella luce. La preghiera è un mantra, un accorato appello, un dialogo mai interrotto. Ma vi lascio al post…
“Il primato della preghiera, una vita di impronta monastica, è stato l’ultimo esempio che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ci ha lasciato, dopo averci consegnato quello della sapienza teologica e quello dell’esigente cura pastorale della Chiesa. Gli ultimi anni di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, dedicati alla preghiera, sono forse stati il suo servizio pastorale più alto e il suo magistero più profondo e insieme la sua teologia più compiuta. Come se nell’ultimo decennio della sua vita fosse venuto allo scoperto ciò che l’aveva sempre animata: la fede che è preghiera, la preghiera che è fede in atto.
Da questo suo lascito bisognerà prima o poi ricominciare, come da un indicatore essenziale, per riparare i danni enormi subiti dalla Chiesa. Ridare alla preghiera e al culto il posto preminente che meritano, significa ristabilire il giusto rapporto fra antropologia e teologia, fra teologia e pastorale, fra amore di Dio e del prossimo, rapporto che vediamo troppo spesso idolatricamente rovesciato per mettere al centro l’uomo, il suo bisogno, perfino il suo capriccio.”
tratto da https://www.sabinopaciolla.com/benedetto-xvi-teologo-pastore-e-monaco-a-un-anno-dal-dies-natalis/

Nel 337 d. C. venne istituita la festa del Natale da papà Giulio I. Ciò avvenne grazie al l’imperatore Costantino che nel 315 d. C. con l’editto di Milano affermò la libertà di culto dei cristiani battezzandosi lui stesso. Ripropongo ancora una volta questo post sul Natale scritto nel dicembre 2016, QUI potete leggere i pochi ma significativi commenti che lo corredavano. Aggiungo solo una breve introduzione: Cristo non può essere pensato solo come il fondatore di una religione: Esso è infatti immanente alla storia degli uomini e assolutamente trascendente ad essa! Inoltre – e ciò è fondamentale – è l’unico mediatore di senso in grado di dare una risposta all’uomo e ai suoi problemi! Possiamo affermare che Cristo, attraverso l’oscurità della carne, diviene esso stesso l’epifania di Dio: un Dio che si dona e attraverso l’incarnazione si rivela a tutti gli uomini! Ma lascio parlare il vecchio post…
Il Natale è una festa profondamente religiosa: DIO o la LUCE si manifesta, viene nel mondo e attraverso il suo ESSERE VISIBILE dà senso all’uomo e al suo non-essere fondato in se stesso. Noi siamo un battito di ciglia, una folata di vento nell’immensità della creazione. Sapere di esserci va oltre qualsiasi fede o ideologia, è un miracolo che ci pone già oltre e ci prepara rendendoci aperti al mistero! Se fossimo sostenuti dal nulla o dal caso non ci sarebbe alcuna distinzione tra la vita e la morte, non ci sarebbe un io a domandarsi il senso del domani, ad essere cioè proiettato nel futuro. L’Amore dona e mantiene in essere l’umanità nonostante il male e l’ingiustizia sia presente nelle nostre vite. Un male che è frutto del caos e delle nostre libere scelte, permesse da un Dio che non può non amarci e soffre per la nostra cecità. Un male che è essenzialmente mancanza di bene, incapacità di mettersi in relazione con gli altri amandoli come se stessi. Noi abbiamo immensamente bisogno di salvezza, sia dai mali fisici, sia da quelli spirituali, da soli non possiamo andare da nessuna parte.
Per questi motivi da millenni gli uomini festeggiano la vittoria della LUCE nei giorni successivi al momento più buio, il solstizio d’inverno! Il Natale accade in una notte profonda, preceduta nel nostro emisfero da un giorno effimero che viene rapidamente sovrastato dall’oscurità per prendersi subito dopo la rivincita nella “luminosa notte”. E come i magi, uomini saggi guidati dalla stella, anche il resto dell’umanità deve avvicinarsi al mistero dell’incarnazione come un cammino di conoscenza: la divinità entra nel nostro mondo per regalarci le conoscenze necessarie alla vita terrena. Le domande di senso insite in ogni animo umano possono trovare qui risposta: Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro destino? Il silenzio della notte di Natale, nel mistero che si compie in una grotta lontana e isolata da tutto e da tutti, deve diventare il nostro silenzio, necessario per andare oltre l’esteriorità per arrivare a trovare Dio nel nostro animo. Dio nasce nel tempo e nello spazio pur essendo oltre: il luogo, una grotta della piccola Betlemme, è una metafora della trascendenza divina, che porta la luce nel buio di uno spazio così lontano dalla civiltà e dalla quotidianità! Concludo citando un passo di un articolo di Giovanni Vannucci, a cui le mie riflessioni si sono ispirate:
“Nel tuo cammino religioso il giorno che sarai nel silenzio totale, per la tacitazione delle voci che salgono dai sensi, dai desideri, dai sentimenti ed avrai raggiunto l’oscurità feconda di chi non crede più alle proprie vedute umane e ti sarai portato fuori della città costruita dagli uomini, spinto dalla constatazione dell’inutile operare umano, sarai, come: la grotta di Betlem, nella condizione di accogliere la Parola di Dio che discende da sempre. Quel giorno, in te e per te sarà nato il Salvatore.”

TORO SEDUTO
Il 15 dicembre 1890 veniva ucciso “Toro Seduto”.
Se ne andava quel giorno uno dei più famosi e carismatici capi Sioux.
Considerato all’epoca un selvaggio, un incivile, un terrorista, un nemico dell’umanità, le parole che Toro Seduto pronunciò restano estremamente attuali tutt’oggi ed esemplari ad oltre un secolo di distanza.
“La brama di possedere terre e oggetti è grande in loro. Questa gente ha molte regole che i ricchi posso infrangere, ma i poveri no. Hanno una
religione che viene seguita dai poveri, ma non dai ricchi. Prendono persino soldi dai poveri per supportare i ricchi e coloro che governano!
Pensano che la nostra madre terra sia solo loro, e provano a scacciare i loro vicini… se l’america fosse stata grande il doppio, per loro non sarebbe stato comunque abbastanza.”
Toro Seduto era un fiero nativo americano
Tratto dal web

Vi condivido un estratto di un bellissimo articolo tratto dal sito officina filosofica. È molto attuale, del resto Platone parla delle essenze che costituiscono la realtà aprendo la conoscenza alla dimensione metafisica. Capite bene il potere della filosofia e in generale dell’amore per un sapere che non sia solo utilitaristico? Abbiamo trasformato la scuola e la società in caverne senza alcuna possibilità di svegliare la gente dal torpore dell’ esistenza. Il fuoco è flebile e lontano e perfino le ombre sono confuse. Bisogna approfittare di ogni scintilla per girarsi verso la luce . Ma vi lascio al post.
Nel mito della caverna di Platone si racconta che, sin dall’ infanzia, degli uomini vivono incatenati, seduti a terra e con lo sguardo fisso rivolto esclusivamente verso una parete della caverna.
Su questa, grazie ad un immenso fuoco posto alle loro spalle, si riflettono ombre che riproducono oggetti (piccole statue di animali, persone e altro) tenuti in mano da altri uomini, nascosti dietro un muretto che divide il fuoco dagli uomini prigionieri. Quindi il fuoco riflette ombre di realtà fisiche che sembrano cullare ed intrattenere la vita dei prigionieri ma che invece intrappolano sempre di più i loro respiri e sguardi: sono esistenze svuotate, fisse su di un muro di ombre che li distrae dall’uso del loro pensiero.
Gli uomini prigionieri conoscono soltanto quelle apparenze che sfilano in quello schermo gelido di una ‘caverna-mondo’, una conoscenza sensibile propria della realtà e non quella perfetta dell’iperuranio, ovvero di un mondo altrove, sede della verità, della conoscenza intellettiva.
I prigionieri rappresentano proprio l’umanità contemporanea affascinata da un’apparenza mutevole, illusoria, lontana e che rende indifferenti ed immobili. Gli uomini che muovono gli oggetti dietro il muro sono metafora della delirante mentalità della nostra umanità e quindi società, che induce chiunque a non accorgersi che il ‘vero’ (iperuranio per molti inesistente) ci costituisce in realtà interiormente ed esternamente.
La mentalità contemporanea ci devia dal tornare a ‘guardare dentro’, insegnando solo ad usare oggetti o anche persone, senza “scavarli” e farsi tramite della profondità di senso e bellezza che ognuno di essi possiede, senza indagare criticamente la verità d’oltre che la realtà cela.

Non è sempre stato così,
nascosto fra le nubi
nella vita le ombre si allungano…
Giornate chiare, di luce accecante
eravamo
in una dimensione nuova
senza nubi,
all’orizzonte solo luce
quasi ad accecarci.
Inesorabile chiarezza
lucidità che inquieta
perché lontano c’è il nulla
nient’altro che impronte umane
ombre emotive, fragili, senza sostanza.
Ora perlomeno intravedo una fine
quasi uno scudo le ombre
non voglio più vedere così lontano
L’infinito senza forma e sostanza
in cui disperdersi

“Soffrire è produrre conoscenza” Emil Mihai Cioran Il funesto demiurgo 1969
“La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza” Fëdor Dostoevskij Memorie dal sottosuolo 1864
«Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto»
“Emil Cioran, Lacrime e santi[“
Non so davvero se nella consapevolezza possa esserci pace, un momento di pausa dalla vita! E se tutta la vita possa dirsi tale, o piuttosto un’immagine banale di ciò che potrebbe aspettarci. La tempesta o la quiete non sono dimensioni terrene a farci vedere oltre, parti umane appartengo al divino, infinitamente intime ma lontane come stelle, brillanti come soli e misteriose e potenti come buchi neri.
Non so, sinceramente non so cosa io sia davvero, se esistano il bene e il male, se siano essi stessi specchi della mente per ingannare la vita. Qualsiasi cosa io, noi siamo, non possiamo rinunciare all’amore. Nell’abisso è l’unico pieno che non può essere cancellato.
Ripubblico questo post del 2020 perché la ritengo una riflessione attuale. Soprattutto perché le società sempre più globali sono nei fatti forme di sfruttamento-allevamento intensivo volte a dis-integrare l’umano. Quindi forse la vera conclusione è che l’uomo sovrasta la natura perché è nella sua natura sovrastare ogni cosa. Ma questo è il bivio da affrontare – come provo a spiegare alla fine del post – di fronte al quale ognuno di noi dovrà fare una scelta!
Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.
In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…
Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.
Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe: << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post La volpe insegna l’amore.
C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.
Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.

Filosofia
significa cercare tremanti
la Verità delle cose
al di là delle illusioni
che costituiscono certezze
oltre il divenire, apparenza invalicabile
ma anche ingiustizia di ideali vivi.
Presente attuale della coscienza
mia coscienza d’individuo unico, irripetibile,
nel dubbio e nella certezza.
Ciò che cerco mi costituisce già adesso,
oltre il tempo nell’immutabile divinità:
Padre di ogni Io,
Madre nel bisogno,
Figlio che è fratello di ogni essere
nel dolore e nella mancanza
speranza irrinunciabile che sia Amore.
Come potrei parlare di Te se non ti conoscessi?
Nei recessi più profondi del mio essere
ho sentito la tua voce valicare il nulla
per far coincidere ogni istante nell’Eternità.
Hai placato il vento che soffiava sui miei anni,
che alzava la polvere davanti agli occhi
e lasciava i ricordi alle spalle
come foglie secche ormai cadute.
Ancora miriadi di strade dovrò percorrere
per arrivare di nuovo a Te,
per colmare la mia infinità alla ricerca di Dio.
Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !
Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista
Le emozioni mi strabordano
Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo
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