“Il tempo continua a scorrere? Sfortunatamente sì. Scorre? Che dico, precipita. Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.” Cit. tratta dal libro – Dance dance dance di Murakami
Ma è davvero così? È davvero il passato a schiacciare in un angolo l’avvenire? E la morte? Con la morte il passato e il futuro coincidono annullandosi a vicenda. Perché non può esserci passato senza futuro e il presente è il “motore immobile” dove la coscienza fa ruotare la vita! Il fatto stesso di esistere in un dato tempo e in un dato spazio apre le porte all’eternità, a quel tessuto spazio-temporale sottostante che tiene insieme l’Essere nella sua apparente mutevolezza. Noi siamo sue creature, scintille di vita, come lo sono le stelle nel buio dell’universo. Una luce che continuerà a viaggiare, per sempre, oltre l’infinito!
«Se, dunque, l’Intelligenza divina è ciò che c’è di più eccellente, pensa se stessa e il suo pensiero è pensiero di pensiero.»
«Riguardo al pensiero […] sembra che esso solo possa esser separato, come l’eterno dal corruttibile.»
Capite come siamo ridotti? Un percorso interiore e insieme un’apertura alla bellezza del creato, questa è la montagna! E la croce è la meta da raggiungere, più che simbolo di una religione direi che essendo sulla cima indica il punto più alto dove può spingersi l’uomo con le proprie forze. Da lì in avanti c’è solo Dio, la trascendenza a creare un ponte con la nostra finitezza e si aprono una miriade di strade all’animo umano! Eppure c’è sempre chi vuole cancellare ogni speranza di salvezza, la roccia deve restare tale, dura, fredda, grigia e senza appigli, esattamente come la società in cui viviamo, senza futuro e ormai anche senza più passato!
Se pensavate di avere toccato il fondo ebbene cominciate a scavare che qui dalla vetta della montagna ci fanno sprofondare negli abissi dell’ignoranza e della malvagità!
Il nome ebraico Maria significa “amata da Dio” ma anche “maestra, signora”. Maria è la madre di Gesù che lo ha accolto, lo ha ascoltato e seguito fin sulla croce. Agostino diceva che Maria prima di essere madre è stata discepola di suo figlio, rispondendo SI alla chiamata dell’angelo. Attraverso Gesù Maria è diventata madre dell’umanità, per curarla, proteggerla e guidarla verso il bene.
Ecco le immagini simboliche alle quali è associata Maria:
Arca-> Maria ha portato in grembo Gesù, si è fatta arca e scrigno per ogni altra creatura in quanto madre dell’umanità.
Rosa e giglio-> profumata, perfetta, bella e senza spine, bianca perché senza peccato.
Scala e porta del cielo -> attraverso Maria Gesù è sceso nel mondo e sempre Maria aiuta gli uomini a salire in cielo .
Luna-> la luna riceve la luce dal sole e irradia a sua volta rischiarando le tenebre. Così Maria riflette la luce di Dio e la riversa sugli uomini.
Stella del mattino -> è la stella più luminosa del cielo, che annuncia il sorgere del sole, Gesù: chi la guarda nel buio della tempesta trova il porto sicuro, la salvezza.
Fonte bibliografica “I colori della luce” ed. Teorema
Proprio l’immagine della Madonna del Duomo di San Ciriaco è stata protagonista di una salvezza in mezzo alla tempesta, un marinaio disperso fra le onde salvato dalla preghiera e dalla fede di suo padre dopo essersi rivolto a Maria. Fra le nubi intravide il duomo di Ancona e approdò al sicuro nel porto dopo aver salvato suo figlio.
Nessuno è mai davvero solo e disperso nel buio dell’esistenza: c’è sempre una luce che non possiamo spegnere e il suo riflesso è in grado di raggiungere il profondo dell’animo. Con umiltà e fiducia nell’infinito impariamo ad af-fidarci a Maria e al suo tenero abbraccio di mamma.
Sorge sul colle Guasco, proprio davanti al porto di Ancona. Custodisce il corpo di San Ciriaco, patrono della città.
Secondo la tradizione, san Ciriaco, dopo la conversione, si era recato in pellegrinaggio a Roma. Lungo il viaggio era passato da Ancona e in quella città fu acclamato vescovo, rimanendovi molti anni; si era poi recato in Palestina per rivedere la propria città e là subì il martirio.
L’8 agosto 418 il corpo di Ciriaco fu trasferito dalla Palestina ad Ancona. Il corpo fu posto nella cattedrale di Santo Stefano, per intervento di Galla Placidia; in questo modo l’imperatrice reggente cercò in qualche modo di andare incontro agli anconitani, che le avevano chiesto un interessamento per poter ottenere e custodire le spoglie di Santo Stefano. Infatti Ancona conservava (e conserva tuttora) come reliquia uno dei sassi usati durante la lapidazione del protomartire. Quando, nel 1097 la chiesa di San Lorenzo, sul colle Guasco, fu proclamata nuova cattedrale, le spoglie di san Ciriaco vennero là trasferite, nella cripta, e sottoposte a ricognizione; dopo alcuni decenni la chiesa venne dedicata a San Ciriaco (fonte Wikipedia).
Un mattino, mentre Francesco pregava sul monte con Frate Leone, vide la figura di un angelo con sei ali tanto luminose che sembravano infuocate. Con un volo veloce, arrivò vicino a Francesco. Tra le sue ali apparve la figura di un uomo crocifisso. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due ali volavano e altre due coprivano il corpo. Francesco si stupÌ e provò gioia e tristezza nel cuore. L`angelo scomparve e subito dopo Francesco si accorse di aver ricevuto nelle mani, nei piedi e nel costato gli stessi segni di Gesù e si sentì ancora più vicino a Lui.
Riduzione di San Bonaventura, Legenda major, Assisi 1263
Scriveva S. Bonaventura da Bagnoregio: “Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3). Fu Gesù stesso, nella sua apparizione, a chiarire a Francesco il senso di tale prodigio: “Sai tu … quello ch’ io t’ho fatto? Io t’ho donato le Stimmate che sono i segnali della mia passione, acciò che tu sia il mio gonfaloniere. E siccome io il dì della morte mia discesi al limbo, e tutte l’anime ch’ io vi trovai ne trassi in virtù di queste mie Istimate; e così a te concedo ch’ ogni anno, il dì della morte tua, tu vadi al purgatorio, e tutte l’anime de’ tuoi tre Ordini, cioè Minori, Suore e Continenti, ed eziandio degli altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu vi troverai, tu ne tragga in virtù delle tue Istimate e menile alla gloria di paradiso, acciò che tu sia a me conforme nella morte, come tu se’ nella vita” (“Delle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni”, III considerazione).
Il mio amico Andrea mi ha mandato questa splendida foto e allora ne approfitto per parlare dei “fiori della Pasqua”! La Peristelia alata è un’orchidea originaria del Brasile che fiorisce proprio nel periodo primaverile-pasquale e viene anche chiamata “fiore dello Spirito Santo”! Si dice che inviare una sua immagine in questo periodo porti la benedizione dello Spirito Santo alla persona che la riceve.
La Passiflora (fiore della passione) venne associata alla passione e crocifissione di Cristo da un missionario che la vide in Messico nel 1610. Egli vide nella raggiera centrale la corona di spine che era stata posta sul capo di Gesù, nei tre stami i 3 chiodi coi quali Egli era stato messo in croce, nei 5 petali ed nei 5 sepali il rimando ai 10 apostoli rimasti fedeli a Gesù, (oltre che le 5 piaghe, due alle mani, due ai piedi ed una al costato), nell’androginoforo centrale la colonna della flagellazione e nei rametti, le fruste con cui Egli era stato flagellato. La leggenda dice che essa fiorì proprio grazie ad una lacrima dello stesso Cristo mentre gli passava vicino dolorante trascinando la croce verso il Golgota.
I pollini di questo cardo selvatico sono stati trovati nel lenzuolo della Sindone, che la tradizione vuole sia quello che ha avvolto Gesù nel sepolcro! Diffusa in tutta l’Asia Minore si può vedere andando in Palestina, ma solo dall’autunno alla primavera perché poi si secca, si stacca dalla radice e vola via, disperdendo nel vento i suoi semi che raggiungono distanze anche di decine e decine di chilometri e portano lontano, dovunque ci sia il terreno adatto al loro attecchimento, nuove piante che offriranno frutti a chi continuerà la tradizione della raccolta. Rinasce perpetua portata dal vento, così è lo Spirito del Signore che tutto sostiene, così è la speranza nella risurrezione. La natura ne porta il segno evidente, basta saper guardare.
Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine, Vere passum, immolatum in cruce pro homine, Cuius latus perforatum fluxit aqua et sanguine, Esto nobis praegustatum in mortis examine. O Iesu dulcis, O Iesu pie, O Iesu, fili Mariae, Miserere mei. Amen.
Prostrati adoriamo.
Ti saluto Vero Corpo nato da Maria Vergine, veramente patito, immolato sulla croce per l'uomo, dal cui costato trafitto sgorgarono acqua e sangue, sii preparato per noi all'esame della morte. O dolce Gesù, o Gesù misericordioso, o Gesù, figlio di Maria, abbi pietà di me. Amen.
Adorazione del Giovedì Santo sul tema della Croce. Bisogna imparare a scegliere di salire con la nostra personale croce sulle spalle, l’alternativa è farsi schiacciare da essa.
Nel rapporto trinitario Dio va oltre sé stesso generando la creazione. Di quest’atto d’amore incessante e continuo, l’uomo né è l’oggetto contingente ma necessario! Perché l’amore non ha altre logiche che l’amore stesso! È vero, siamo aperti alla percezione dell’infinito, all’idea di perfezione, al concetto di Dio vivente. Egli è in noi e infinitamente oltre. Mistero, mistero profondo, eppure… niente è più intimo di Dio.
Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova. Sero te amavi! Et ecce intus eras et ego foris, et ibi te quaerebam et in ista formosa, quae fecisti, deformis irruebam.
Tardi ti amai, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo; deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. (Sant’ Agostino Confess. 10, 27, 38)
“Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi. Il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma”.
Laborioso, vigilante, simbolo di speranza che Van Gogh ha colto nella nascita del nipote. Una speranza fragile come lo sono questi fiori all’inizio della Primavera, ma forte perché si ripete con la costanza della vita che non si arrende mai di fronte alle difficoltà. La natura ci lascia il segno da seguire, l’esempio da imitare, la forza da trovare di fronte ad ogni ostacolo. Affinché mai nulla vada perduto e nessuno venga mai lasciato solo. E i fiori del quadro di Van Gogh sono davvero un inno alla vita, oltre la disperazione che lui stesso ha tante volte vissuto, quella luce misteriosa che non si è mai spenta.
Ho messo il punto di domanda perché c’è chi dice che qui Benedetto XVI non voleva stringere le mani ai cardinali, ma semplicemente fare un gesto di presentazione. Fatto sta che alcuni la mano gliela stringono e altri sembrano proprio scansarsi alla suo passaggio. Ognuno faccia le proprie considerazioni, se davvero dentro la chiesa c’era chi lo rifiutava come papa potrebbe capirsi meglio la fatica di continuare un percorso davvero difficile. Rimane il fatto che oggi la chiesa celebra la sua morte in tutto e per tutto come quella di un papa, emerito e assai meno evidentemente “dimissionario”!