San Giorgio è considerato il patrono dei cavalieri, dei soldati, degli scout, degli schermitori, degli arcieri; inoltre è invocato contro la peste e la lebbra, e contro i serpenti velenosi. Le reliquie del santo si trovano in diversi luoghi del mondo: a Roma la chiesa di S. Giorgio al Velabro ne custodisce il cranio per volontà di papa Zaccaria.
Come nel caso di altri santi avvolti nella leggenda, così anche per san Giorgio si potrebbe concludere che la sua funzione storica è quella di ricordare al mondo una sola idea ma fondamentale, e cioè che il bene a lungo andare vince sempre sul male. La lotta contro il male è una dimensione sempre presente nella storia umana, ma questa battaglia non si vince da soli: san Giorgio uccide il drago perché è Dio che agisce in lui. Con Cristo il male che non avrà mai più l’ultima parola.
Non si può propriamente dire che i tempi siano tre:
passato, presente, futuro.
Sarebbe più proprio dire:
il presente del passato,
il presente del presente,
il presente del futuro.
Essi sono tutti e tre nell’anima.
Il presente del passato è la memoria.
Il presente del presente è la visione.
Il presente del futuro è l’attesa.
Nel libro le Confessioni Agostino relativamente alla suo modo di concepire il tempo dice:
«Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so».
Agostino conclude poi che il tempo è in realtà una dimensione dell’anima:
<<È in te, spirito mio, che misuro il tempo.>>
Qui la coscienza umana si dilata sino ad abbracciare nel presente la dimensione del passato e del futuro, il soggetto raccoglie in unità le esperienze altrimenti disperse nel tempo, il quale si traduce quindi in una relazione tra le cose.
La dimensione temporale è perciò per Agostino una dimensione soggettiva e compito dell’essere umano è puntare a trascendere questa dimensione puntando all’unione con Dio, l’Eterno:
«Il tempo è perciò il luogo della perdizione, ma anche della salvezza, perché in esso l’uomo decide se attaccarsi ai beni di questo mondo o servirsene per elevarsi a Dio»
“L’ulivo pensante” si trova a Ginosa, in provincia di Taranto. Non si tratta di una statua di Auguste Rodin, bensì di un maestoso albero che ha acquisito fattezze umane, trasformandosi in un vecchio saggio intento a riflettere, fermo in quella posizione da secoli.
Il Parco Naturale Regionale delle Gravine Joniche ha deciso di non rivelare il luogo esatto in cui questa meraviglia è presente per evitare eventuali atti di vandalismo.
Oggi è la Domenica delle palme e chissà mai se una palmetta benedetta di questo meraviglioso ulivo, espressione di una natura in grado di manifestare la bellezza del creato attraverso innumerevoli variabili, non possa entrare in qualche casa e portare un “pensiero” di pace e speranza.
Pace e speranza, insieme a Cristo, varcate le soglie dei nostri cuori, cancellate dalle menti pensieri bellicosi e per riportare i l’umanità verso l’amore.
Mi scuso fin da subito per le imprecisioni fatte, è solo una veloce escursione attraverso queste due grandi religioni attraverso la festa di Pasqua!
Il calendario ebraico è un calendario lunare, ciò significa che i mesi sono determinati dalla Luna nuova (cioè quando il primo spicchio appare dopo la completa oscurità della Luna); invece il calendario solare (è il calendario che usiamo noi) si fonda sul tempo che impiega la Terra a girare intorno al Sole.
La definizione più esatta del calendario ebraico è in realtà “calendario lunisolare”, perché si basa sia sul ciclo della luna sia su quello delle stagioni. Per compensare la durata del ciclo lunare si alternano anni con 12 e anni con 13 mesi. Ma anche mesi da 29 e mesi da 30 giorni. Nel calendario ebraico, il giorno comincia al tramonto (non dalla mezzanotte come per noi). In questo modo, l’ora d’inizio della giornata cambia di continuo durante tutto l’anno!
I nomi dei mesi:
Nissan (primo mese secondo la Bibbia, è di 30 giorni)
Iyar (29 giorni)
Sivan (30 giorni)
Tammuz (29 giorni)
Av (30 giorni)
Elul (29 giorni)
Tishrì (primo mese dell’anno secondo la tradizione ebraica, è di 30 giorni)
Cheshvan (29 o 30 giorni)
Kislev (29 o 30 giorni)
Tevet (29 giorni)
Shevat (30 giorni)
Adar (29° 30 giorni)
La festività di Pèsach (Pasqua) dura otto giorni e cade in primavera dal 15 fino al 22 del mese di Nissàn, (fine Marzo- primi di Aprile). Essa celebra l’esodo del popolo ebraico dall’Egitto. Pesach indica particolarmente la cena rituale celebrata nella notte fra il 14 e il 15 del mese di Nisan in ricordo di quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto; i successivi sette giorni vengono chiamati Festa dei Pani non lievitati (o Festa dei Pani Azzimi). Questa settimana trae origine da un’antica festa per il raccolto delle prime spighe d’orzo e il loro utilizzo per preparare focacce senza lasciare il tempo necessario per il formarsi di nuovo lievito e così ottenere la fermentazione della nuova farina. La pesach, quindi, segna il principio della primavera ed è anche chiamata Chag haaviv, cioè “festa della primavera” Le osservanze principali sono: evitare di mangiare e di possedere cibi lievitati, bere quattro bicchieri di vino e mangiare pane azzimo ed erbe amare, raccontare la storia dell’Esodo.
La festa di Pasqua, Pesach, ricorda la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egiziana, attraverso il passaggio del Mar Rosso
La festa delle luci, Hanukkah, ricorda la lampada che bruciò per otto giorni nel Tempio senza più olio. Inizia al tramonto del 24 del mese di Kislev e dura 8 giorni (fine novembre-inizio di dicembre).
LA PASQUA E’ UNA FESTA CHE CAPITA SEMPRE IN PRIMAVERA.
Anche per i cristiani la festa di Pasqua è una festa “mobile” perché viene calcolata in base alla prima luna piena di Primavera. Ci sono tre regole per capire quando sarà Pasqua:
Deve essere iniziata la Primavera (il 21 marzo)
Deve esserci stata la Luna piena
Deve essere domenica
Quest’anno per esempio la Primavera è iniziata il 21 di Marzo, ma la prima Luna piena di primavera sarà sabato 16 Aprile, ecco quindi che la Pasqua capiterà la domenica successiva, cioè il 17 Aprile 2022.
LA PASQUA DEI CRISTIANI CELEBRA LA RISURREZIONE DI GESU’
La settimana santa inizia dalla Domenica delle Palme e termina con la Domenica di Pasqua.
1 La domenica delle palme apre i riti della Settimana Santa e ricorda il momento in cui la folla accolse con gioia il passaggio di Gesù verso Gerusalemme.
2 Il giovedì santo ricorda l’ultima cena di Gesù, durante la quale egli istituì l’Eucarestia e lavò i piedi agli apostoli..
3 Il venerdì santo si fa memoria della passione e della morte di Gesù.
4 Il sabato santo è il giorno del silenzio. Il corpo di Gesù giace nel sepolcro. La notte tra il sabato santo e la domenica di Pasqua si celebra la veglia pasquale, il momento principale di tutto l’anno cristiano.
5 Cristo è risorto, è veramente risorto! Questo è l’annuncio che risuona in tutte le chiese del mondo la domenica di Pasqua. Gesù è vivo e ha vinto la morte! Il sacerdote è vestito di bianco, segno della gioia pasquale, della luce e della vita.
Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato. 3Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire. 4Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare. 5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. 6Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttar via. 7Un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. 8Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. 9Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?
10Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.
Nata il 4 luglio 1971 allo zoo di San Francisco, cominciò ad imparare la lingua dei segni con la dottoressa Francine “Patty” Patterson come parte dello Stanford University project a partire dal 1974. Aveva imparato 1000 segni per comunicare con gli esseri umani ed è diventata la prova concreta che gli animali sono in grado di provare stati empatici che Koko comunicava proprio attraverso i segni. Noam Chomsky affermò che Koko non produceva davvero un linguaggio perché si esprimeva solo a parole e non con delle frasi. Forse il problema è quello di voler antropomorfizzare gli animali, essi anche quando imparano modalità umane di vita si sintonizzano solo su alcuni aspetti del nostro mondo mentale. Siamo stati noi uomini ad addestrare Koko o è stata lei ad avvicinarsi al nostro mondo? Il messaggio “ecologico” che potete vedere nel video è forse frutto di un copione o è spontaneo? A me sembra molto “umano” ma ciò non significa che non sia frutto di un pensiero di Koko. Piuttosto la costante frequenza umana potrebbe aver fay superare la simbiosi fra animale e natura portando una parziale consapevolezza del suo esserne parte, Oltre l’istinto c’è la coscienza di essere, la nascita della consapevolezza del tutto e delle proprie parti, in una parola l’essere persona. E qui entriamo nell’ambito del mistero: il mistero dell’uomo e della sua autocoscienza, il mistero della natura e il suo essere madre generatrice di vita, il mistero di Dio e del suo Amore che fa muovere l’Universo!
Oppenheimer è conosciuto per la costruzione della bomba atomica – nell’ambito del progetto Manhattan – e per la sua crisi di coscienza che lo portò ad opporsi alla costruzione della bomba ad idrogeno.
TRINITY: IL PRIMO TEST ATOMICO “Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù (…) “Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi.” Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell’altro”. (Robert Oppenheimer)
Solo 20 giorni dopo avvenne l’esplosione della bomba di Hiroshima e questo fu il suo sconsolato commento: “I fisici hanno conosciuto il peccato“.
Il suo volto in questo filmato esprime tutta l’angoscia e il dolore di un uomo schiacciato da un senso di colpa sconfinato, perché consapevole che “il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa” (William Shakespeare).
Di fronte alla drammaticità IRREVERSIBILE di certe scelte è chiaro che basta un barlume di coscienza per esserne travolti. E quindi, ingenuamente, mi chiedo: Cosa hanno in mente i politici europei nel fomentare in tutti i modi la guerra? Dove sono le azioni diplomatiche volte a fermare l’escalation della guerra fra Russia e Ucraina? Inviare le armi è una scelta folle e già la minaccia nucleare veleggia sullo sfondo… Non so se più imbecilli o criminali, probabilmente – soprattutto i nostri – sono entrambe le cose all’ennesima potenza. Ma se un barlume, uno sparuto barlume di coscienza rimanesse nei padreterni al potere bisognerebbe tornare a parlare di pace senza ipocrisie.
“Non so con cosa si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta si: con bastoni e pietre“! (Albert Einstein)
Ciò che più sconvolge in questa frase di Einstein non è tanto l’imminente distruzione a cui l’umanità potrebbe andare incontro, quanto piuttosto la consapevolezza che le guerre non finiranno mai!
Insegnare è imparare, nel rapporto docente e allievo si compie l’ultimo batto dell’apprendere, quello più profondo! Ma quanto questo rapporto è stato ostacolato e alterato nella scuola di oggi? Cosa rimane del piacere di apprendere, lo stesso piacere insaziabile che emerge dalle domande della filastrocca? Poco o nulla purtroppo. Gli insegnanti sono ormai appesantiti da burocrazia e ideologia educativa. Materie trasversali – come per esempio la neonata educazione civica – servono più ad omologare gli insegnamenti verso un modello sociale preconfezionato piuttosto che arricchire l’alunno di conoscenze vive da spendere nel suo cammino di vita. Se il rapporto alunno-docente viene meno la scuola diventa altro, bisognerebbe capire soprattutto cosa diventa e perché tengono tanto a distruggerne le fondamenta.
– Voglio che sia bellissima,- disse – giovane e affascinante come una dea: rendila viva con una scintilla del tuo fuoco.
Vulcano obbedì e diede forma e vita a una giovane di straordinaria bellezza, che fu la prima antenata di tutte le donne.
La dea Minerva le insegnò a filare la lana, a tessere e ricamare. La dea Venere le diede il dono di fare innamorare tutti di sé. Il dio Mercurio, invece, le mise nel cuore la vanità, ostinazione e molta curiosità.
Quando la fanciulla fu pronta tutti gli dèi l’ammirarono e Giove, soddisfatto disse:- Gli uomini si rallegreranno molto di questo mio dono, non sapendo che questa donna sarà l’origine di tutte le loro disgrazie.
Poi egli prese la fanciulla per mano e la presentò agli dèi dicendo:- Poiché ha ricevuto doni da tutti voi, si chiamerà Pandora (che significa “tutti i doni”).
Dopo una breve pausa soggiunse:- Anch’io le farò un regalo – e le mise tra le mani un vaso di terracotta con il suo coperchio ben chiuso.
Pandora scese sulla terra e si presentò ad Epimeteo, che fu felice di accogliere quella bella creatura.
– È proprio come ci si aspetta che sia un dono dal cielo – disse tra sé meravigliato e commosso – la farò mia sposa e la terrò sempre con me.
Pandora dunque abitò nella casa di Epimeteo con il suo vaso ben chiuso. Ricordava bene che Giove le aveva ordinato di non aprirlo mai, ma moriva dalla voglia di sapere che cosa contenesse. << Chissà,>> fantasticava << ci sarà dell’oro dentro o una magica crema di bellezza o dei gioielli. Del resto che regalo è un regalo che non si può guardare, toccare, godere? Potrei sollevare il coperchio solo un pochino, tanto per rendermi conto di cosa si tratta. Una sbirciatina soltanto e poi lo richiuderò e non lo toccherò più. Nessuno se ne accorgerà.>>
Un giorno che era sola, quasi senza accorgersene allungò la mano verso il coperchio del vaso e lo sollevò poco poco con l’unghia, ma non vide nulla. Allora lo aprì del tutto e dal vaso si levò come una nebbia in cui si intravedevano tre orribili fantasmi, che tesero verso di lei scarne braccia di scheletri.
– Ah! – gridò Pandora terrorizzata. – Che cos’è questo?
Erano la Febbre, la Malattia e la Morte, che silenziosamente sì dileguarono dalle fessure delle porte e dalle finestre e si diffusero in ogni angolo della Terra. Fino ad allora gli uomini non avevano conosciuto i mali che portano alla morte: per questo erano simili agli dèi immortali. La curiosità di Pandora li rese invece fragili, esposti alle malattie, destinati a morire, prima o poi, tutti, inevitabilmente.
In fondo al vaso però, era rimasta una cosa buona, la sola cosa buona che Giove vi aveva messo: la Speranza. Una sola cosa buona, che, però, dà all’uomo la forza di resistere al dolore.