I. A. (intelligenza artificiale)!

Hegel diceva che “il reale è razionale e il razionale è reale!” e questo significa non solo che tutta la realtà è spiegabile razionalmente, ma che la realtà altro non è che il dispiegarsi stesso dell’Idea che, come tale, non è separabile dalla realtà, dall’Essere! Ma l’uomo, come parte dell’Assoluto, è tutt’altro che razionale, o meglio il caos, l’irrazionale, spesso modella le società umane dando forma a distopie davvero inquietanti! Il racconto fanta-ironico di Stefano è un buon esempio di come il reale che potrebbe aspettarci sia tutt’altro che razionale, la tecnologia che con il suo dominio assoluto soggioga i suoi creatori è reale ma priva di anima!

Post di Stefano

«Antonio… scusa Antonio.»
Io proprio non riesco ad abituarmi a ‘sta specie di radio appoggiata sulla credenza che mi parla e si rivolge a me chiamandomi per nome: «Sì, dimmi Amhanda.»
«No, è che Cronotermostato mi chiede di dirti che la caldaia è spenta.»
«Lo so!»
«Lui dice: allora come faccio ad accenderla?»
«Infatti non la deve accendere.»
«Senti Antonio, io non voglio entrare nelle vostre beghe, ora mi scollego e ti faccio parlare direttamente con lui. Intanto ti metto un po’ di musica?»
«D’accordo, ma no, niente musica.»
La suadente voce femminile di Amhanda si trasforma in una scocciata voce maschile: «Se mi avessi fornito di altoparlante potevo comunicare direttamente con te senza bisogno di chiedere tutto ad Amhanda.»
«Figuriamoci, già riesco a malapena a sopportare una macchina come interlocutore, se ognuno di voi avesse la sua voce qui dentro sarebbe un vero inferno!»
«Boh, io non ti capisco, siamo qui per aiutarvi… comunque, hai visto che temperatura c’è in casa? Non è confortevole e rischiate anche di ammalarvi.»
«Io non ho freddo.»
«Ho capito, probabilmente è perché stai sfaccendando e sei accaldato, ma il mio scopo è quello di farvi vivere in un ambiente confortevole e salutare, abbiamo anche accordato insieme le varie temperature nel corso della giornata per cui…»
«Lo so.»
«Se ti decidessi a cambiare quel ferrovecchio di caldaia con una di quelle intelligenti potrei dialogare con lei e scegliere insieme.»
«Quel “ferrovecchio”, come la chiami tu, ha la bellezza di 21 anni, l’ho fatta revisionare sempre e, ad oggi, non mi ha dato mai nessun problema, non le fanno più così, se ne comperassi una nuova sono sicuro si romperebbe di continuo.»
«Va bene, come vuoi, ma ti prego non la spegnere che per me è frustrante e poi se non posso regolarvi la temperatura che cosa ci sto a fare… mi annoio!»
Tra me penso “adesso le macchine si annoiano ed hanno problemi esistenziali!” Rido un po’: «Senti, non me ne frega niente, è inutile che ti spieghi che il costo del gas è raddoppiato per cui ho deciso di risparmiare un po’ sulle spese di riscaldamento.»
La voce di Cronotermostato diventa quasi implorante: «Se vuoi studiamo un nuovo piano di temperature, sono sicuro di riuscire a farti risparmiare un sacco di soldi.»
«No! Oggi ci sono solo io a casa e sto benissimo così.»
«Se vuoi, d’ora in poi, mi faccio dire da Amhanda quanti siete in casa ed in che stanze state, così regolo tutto di conseguenza.»
Mi sono proprio scocciato: «Amhanda, per favore, scollega Cronotermostato, non voglio più parlare con lui.»
La voce torna dolce e femminile: «Come vuoi, ma dovresti darci un po’ più retta, siamo tutti qui per collaborare e rendervi la vita più agevole.»
Con un’aria di scherno: «Sì, va bene, grazie, ma ora taci che non ho tempo da perdere.»
«Un’ultima cosa: Frigorifero mi ha chiesto di dirti che non riesce ad avere le cose che gli mancano.»
«Cioè?»
«Dice che ha ordinato tutto ieri all’Automatic Store, ma Drone ha trovato la finestra chiusa, a proposito, se cambiassi gli infissi con quelli intelligenti, potrei aprire io a Drone, tra l’altro lo conosco bene, è simpatico e mi piace dialogare con lui.»
Mi vengono le sudarelle mentre penso: “come fa una macchina ad essere simpatica?”: «Ti piace dialogare con lui? Le finestre vanno benissimo così… stesso discorso della caldaia!»
«Sì, ma è inutile che Frigorifero ordini da mangiare e poi Drone non riesce a portarvi la roba.»
Mi comincio ad alterare: «Ho già spiegato a Frigorifero che prima di effettuare qualsiasi ordine ci deve avvertire perché potremmo anche cambiare idea o dieta no?»
«Frigorifero dice che mancava anche la ricotta e la marmellata ai frutti di bosco, dopo come facevi a fare colazione?»
«Infatti oggi è festa e voglio andare al Bar a fare colazione!»
«Frigorifero chiede: sì, ma domani?»
Ormai sono arrabbiatissimo: «Basta! A domani ci penserò domani, non voglio più parlare con Frigorifero!»
«Va bene, va bene, non ti arrabbiare… avrei una cosa da parte di Lavatrice, ma se sei arrabbiato lascio perdere.»
«Uffa, solo se è una cosa importante.»
«Lei dice che per le federe non c’è bisogno di sfregare a mano col detersivo prima di inserirle, che lei ha ogni programma per togliere tutte le macchie e anche l’ingiallimento.»
«Ma che c’entra? Mia moglie ha sempre fatto in questo modo, così vengono benissimo!»
«Lavatrice dice che si è un po’ offesa, lei pensa che non vi fidate di lei.»
Sto diventando furioso: «Insomma basta! Lavatrice si offende, Cronotermostato si annoia, Frigorifero prende le iniziative, Drone è simpatico… mi avete rotto tutti quanti!»
Faccio per uscire, ma interviene Amhanda: «Aspetta Antonio, non uscire in queste condizioni.»
Mi fermo sull’uscio stupito :«Perché?»
«Sto analizzando il numero dei tuoi battiti, i valori di pressione ed ossigenazione, non sei in grado di uscire.»
Comincio ad urlare: «Io sto benissimo e voglio solo andare a fare due passi per calmarmi!»
«Scusa Antonio, ma ho provveduto a bloccare la porta d’ingresso, non posso permettere che tu abbia un incidente, ho già chiamato Robot Medico, tra pochissimo sarà qui e potrà curarti.»
Sto schiumando ed intimo stridulo: «Non ho bisogno di nessuna cura, voglio solo essere lasciato in pace, apri immediatamente la porta!»
«Antonio, noi ti vogliamo bene e non possiamo permettere che tu abbia problemi di salute, per cui siediti ed aspetta il Medico! Ti metto la tua compilation preferita?»

I. D. (identità digitale)!

Pubblico uun breve racconto di Stefano, utile per una riflessione di attualità! Utile anche per pirre un’altro quesito che secondo me è a questo collegato : potrà mai l’intelligenza artificiale sostituire l’essere umano nell’insegnamento, piuttosto che nella comunicazione o in altri campi del sapere? Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’autocoscienza, quel sapere di esserci alla quale nessuna macchina o software potrà mai arrivare. Ma di questo avremo modo di parlare in altra riflessione.

Post di Stefano

Ormai è quasi una tradizione, pressoché tutti i sabati mattina Alberto ed io ci incontriamo vicino alla darsena, dove è possibile parcheggiare, poi, dopo una lunga, ma piacevole passeggiata nel lungo-porto arriviamo in centro, ci sediamo nel nostro bar preferito, dove il caffè è delizioso, e dopo una pasta, una sfogliata di giornale ed una chiacchierata con i camerieri, condita da qualche risata, riprendiamo la nostra passeggiata verso il corso e il viale. Alberto è un mio ex collega, ma ancora amico… anzi, sicuramente amico, anche se non credo abbiamo mai avuto un’opinione in comune, però che dire, non litighiamo mai seriamente, sicuramente ci rispettiamo e poi: la diversità è una ricchezza, questo concetto almeno lo condividiamo.
Poche settimane fa litigavamo, come al solito amichevolmente, su un argomento: era capitato che, disordinato come sono, non trovavo più il mio portadocumenti ed ero partito in macchina, per il mio solito appuntamento, senza la patente in tasca. Ovviamente, quando poi tornai a casa, mia moglie mi fece trovare il portafogli sulla cassettiera…
Passeggiando piacevolmente lui esordisce: «Caro Silvio sei un troglodita!»
«Ah sì… e perché?» Ormai sono rassegnato ai suoi attacchi.
«Uno sbadato come te dovrebbe arrendersi e portare tutti i suoi documenti sul cellulare, come ho fatto io.» Gongolante mi mostra il suo smartphone con tanto di QR Code visualizzato.
«Cioè, fammi capire?»
«Ma lo sanno tutti, ora si possono portare tutti i documenti sul telefono, così non te li perdi di sicuro!»
A me viene di provocarlo con l’ironia: «E se poi ti perdi il telefono? Perdi tutto.»
Per un attimo si fa serio: «Ma ti pare? E poi tu hai perso i documenti mica il telefono, ce l’hai sempre con te, quello non lo perdi mai! Ormai ce l’abbiamo sempre in mano per i messaggi, per internet, per i social…»
Godo nel provocarlo: «E quando si scarica?»
Mi guarda con un’aria di compassione: «Si scaricherà a te! Il mio è l’ultimo modello e dura 3 giorni poi ci sono le Power Bank, ne ho una sempre carica in macchina.»
Lo schernisco io: «Ah così, per evitare che si scarichi una batteria te ne porti un’altra… poi per evitare che si scarichi la seconda puoi portarne una terza, una quarta e così via?»
«Ah, ah, ah, spiritoso, invece tu sei preistorico, non ti rendi conto della comodità!» Prende fiato come per fare una lunga esposizione: «Ormai faccio tutto con il cellulare: apro la portiera ed accendo la macchina, pago qualsiasi cosa, se qualcuno mi chiede un documento gli mostro il QR Code.»
Resto molto stupito: «Non mi dire che hai tutti i documenti lì dentro?»
«Beh certo! Cioè, non stanno “fisicamente” qui dentro, stanno in un qualche data base, ma io, e solo io, posso accedervi con le mie password.»
Sono un po’ incuriosito: «Ma tanto avrai il cartaceo dei documenti a casa?»
«No, certo che no, quando passi all’Identità Digitale non ne hai più bisogno. Fine delle code agli sportelli, fine dei rinnovi… cioè quando qualcosa scade ti arriva un avviso e di solito basta compilare un questionario, sempre online. A volte purtroppo, unica scocciatura, tocca andare a fare qualche visita medica…»
«Scusa eh, no seriamente, può capitare che ci si perda il cellulare, a me potrebbe capitare di sicuro, oppure che ti cada e si rompa, o che te lo rubino…»
«Eh, allora non c’è problema, basta fare una denuncia online… lo troverai un cane che ti presta il suo cellulare no? Poi ogni cosa è collegata al tuo numero di telefono ed alla tua I.D. ed in men che non si dica recuperi tutto.»
«Ma tu hai tutti, tutti, i documenti nel telefono?»
Resta pensoso mentre enumera con le dita: «Dunque, mi restano fuori il passaporto… era scaduto e adesso non mi serve e l’assicurazione della macchina, ma appena la dovrò rinnovare lo chiedo all’agente e se non ce l’ha cambio compagnia!»
«Ma è pazzesco… anche il bancomat?»
«Certo, quella è stata la prima cosa.»
«Ma non ti tieni qualche soldo a casa? Non si sa mai.»
«Macché, basta con il contante! Tanto, molto presto lo aboliranno, ed io sono d’accordissimo, così niente più pagamenti in nero e le tasse le pagheranno tutti!» Sottolinea con un aria cattiva.
«Questa è una enorme baggianata! Le evasioni erariali, quelle grosse, avvengono con denaro virtuale appoggiato nei paradisi fiscali e così anche le grandi corruzioni. Poi, ti pare che se qualcuno vuol pagare in nero non trova qualche sistema? Ci sono sempre l’oro ed i gioielli, le criptovalute e, immagino, altri mille sistemi.»
«Sì, sì, lo so che sei sempre il solito complottista, ma io sto parlando soprattutto della comodità: ho le tasche sgombre dalle mille cose che sei costretto a metterci tu, ho un unico aggeggio con cui faccio tutto…»
«Io non lo so, ma affidare tutta la mia vita a qualche entità, esterna a me, mi angoscia un po’, per carità sarà tutto affidabilissimo, però…»
Alberto si limita a scuotere la testa con fare paternalistico.
Questa piacevole discussione avveniva un mese fa circa, ma oggi, di mattina presto, mi arriva una strana telefonata da un numero sconosciuto: «Pronto, scusa non mi conosci, sono la compagna di Alberto, ti vorrebbe parlare.»
«Beh certo, passamelo, ah, piacere di averti conosciuta finalmente.»
Non mi risponde Lucia, ma la voce preoccupata dell’amico: «Senti, non so da dove cominciare, ma è pazzesco!»
«Cosa ti è successo? Perché non parli dal tuo numero, dal tuo inseparabile cellulare?»
«Dunque, ti racconto tutto: ieri pomeriggio sono andato al supermercato, ho pagato, come al solito con lo smartphone, tutto regolare, poi quando volevo aprire la macchina lei non si apriva. Sono rimasto lì come uno scemo e con due borse della spesa pesanti in mano. Provo a chiamare Lucia, niente, provo a chiamare te… niente. Sul telefono appariva il tuo numero, ma la chiamata si chiudeva subito come se non avessi campo, ma lì il campo c’è.»
Se non fosse per la situazione tragica mi verrebbe da ridere, mi trattengo: «Quindi come hai fatto?»
«Sono tornato dentro al supermercato, dove mi conoscono, ed ho chiesto alla cassiera di chiamarmi un taxi, lei gentilmente lo ha fatto. Aspetto il taxi, ma poi l’autista vuole sapere come intendo pagare, ovviamente gli mostro il QR Code, lui lo inquadra e poi mi dice: “il suo telefono non è abilitato al pagamento, non ha il bancomat o i contanti?” io rispondo di no. Lui mi guarda interrogativo, io riesco a convincerlo che dopo a casa c’era la mia compagna che avrebbe potuto saldare, un po’ scocciato ha accettato ed eccomi qui.»
«Ok, bene, ma questo è successo ieri, sei riuscito poi a scoprire l’arcano?»
«Veramente vorrei che mi aiutassi tu.»
«In che modo?»
«Beh, Lucia deve andare a lavorare, io non ho né la macchina né il telefono, visto che non funziona…»
«Anche io ho un impegno, va bene, cerco di liberarmi e poi ti richiamo.»
Rapidamente come se temesse che io chiuda: «No, no, non puoi richiamarmi, Lucia ora esce ed il mio telefono non riceve neanche.»
Io resto basito: «Boh, va bene, aspettami lì, appena posso arrivo.»
«Tanto dove vado? Grazie mille!»
Un’ora dopo sono a casa di Alberto: «Scusa se te lo dico, ma mentre venivo qui mi è tornata in mente la nostra discussione riguardo l’Identità Digitale.»
«Ti prego non infierire visto come sono incasinato, e poi sono sicuro che non c’entra niente, è un malfunzionamento del cellulare, forse passeggero…»
«Dunque, tu mi dicesti che basta una telefonata, una denuncia e poi tutto si risolve… ci hai provato?»
«No, finora no, speravo si risolvesse da solo, ma forse ormai è ora?»
«Eh, direi di sì.»
«Ah ecco, nella rubrica ho il numero, ma non posso chiamarlo…»
«Dai, dettamelo che lo chiamo io.»
Risponde la solita voce elettronica: digita 1… digita 2… mi ci vuole la bellezza di 20 minuti solo per sentirmi dire che i servizi telefonici e di identità del numero di Alberto sono stati disabilitati. Questo lo sapevamo già! Anzi no, speravamo fosse un malfunzionamento ed invece è qualcosa di peggio.
«Che facciamo ora?» Chiedo pensoso.
Dal volto di Alberto comincia a trasparire una certa disperazione: «Non so, proviamo a chiamare la mia Banca, il Comune, la Motorizzazione, l’Agenzia delle Entrate…»
Non so perché, ma l’unico soggetto che mi affascina è un altro: «Scusa, ma da quando hai la partita IVA non hai un Commercialista? Chiamiamo lui.»
«Perché?… Di certo lui non c’entra niente col blocco del cellulare.»
«Che ne so, però lui lo conosci, è un essere umano e non una entità, magari parlandone, lui ha qualche esperienza in più.»
«Boh, forse, proviamo.»
«Ciao Carlo, scusa se uso un telefono diverso dal mio, sono Alberto, mi trovo in questa situazione…… chissà se mi puoi aiutare?»
Carlo resta in silenzio, troppo a lungo, poi esordisce: «Vuoi vedere che…»
Alberto resta molto stupito: «Cosa?»
«No, è che circa 15 giorni fa scadeva il pagamento delle tue tasse, io ero incasinatissimo col lavoro ed ho pensato, se pago domani non succede niente, già lo so che se si paga anche con tre giorni di ritardo neanche se ne accorgono, solo che dopo mi sono dimenticato completamente, ti chiedo scusa, davvero…»

L’asino e il pozzo

Un giorno l’ASINO di un contadino cadde in un pozzo. L’animale pianse e ragliò duramente per ore mentre il contadino cercava di fare qualcosa a riguardo. Alla fine decise che l’asino era troppo vecchio e il pozzo era asciutto da molto tempo e aveva già bisogno di essere tappato, pertanto non valeva davvero la pena tirare fuori l’asino dal pozzo. Chiamò i suoi vicini, ognuno prese una pala e iniziarono a gettare terra nel pozzo. L’asino resosi conto di quello che stava succedendo si mise a piangere e ragliare orribilmente. A un certo punto con sorpresa di tutti l’asino smise di lamentarsi dopo alcune palate di terra. Il contadino guardò in fondo al pozzo e si stupì di ciò che vide… Con ogni palata di terra, l’asino stava facendo qualcosa di incredibile: batteva la terra con gli zoccoli e faceva un passo sopra la terra. Molto presto tutti videro con sorpresa l’asino arrivare fino alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire trottando.

Esopo, VI sec. a. C.

Commento tratto dal web __

La vita ti getterà a terra, ogni tipo di terra… Il segreto per uscire dal pozzo è batterla e usarla per fare un passo in alto. Ogni nostro problema è un gradino verso l’alto. Possiamo uscire dai pozzi più profondi se non ci arrendiamo… Usa la terra che ti gettano per andare avanti. Ama di più, compatta la terra, perchè in questa vita bisogna essere una soluzione, non un problema. E lascia che i veri somari siano gli altri. 🤗

Comnento mio___

Non è facile trovare una soluzione ai problemi che ci sovrastano, a volte li subiamo e impariamo a conviverci. Per questo motivo quando tutto ci crolla addosso chi ha la forza di reagire ne può venire fuori. Quello che è certo è che bisogna contare solo su sé stessi, non sono mai gli altri la soluzione anche se possono essere importanti nel pozzo profondo della vita siamo soli. E il cielo azzurro che si intravede è davvero lontano ma pur sempre in grado di farci sperare in un nuovo inizio.

La leggenda del tarassaco

La leggenda dice che Dio ha sparso i fiori sulla terra e ha detto loro:”scegliete il colore che volete avere.” Il tarassaco ha guardato il sole e ha pensato “vorrei essere come lui.” Poi e’ arrivata la notte, ha visto la luna e ha pensato:”mi piacerebbe essere come lei.” Quando poi ha visto le stelle, ha pensato:”che belle, voglio essere come loro.” Per tutte queste ragioni il fiore di tarassaco prima e’ giallo come il sole, poi diventa bianco e rotondo come la luna e quando soffi vedi tutte le sue stelle che volano.

Una bellezza destinata a perdersi nel vento, eppure ricordate che niente va veramente perduto su questa Terra! Il mondo fisico o piano materiale è solo uno degli infiniti livelli dell’esistenza, a volte è necessario perdersi per ritrovarsi, dimenticare per riportare alla memoria, morire per rinascere alla vera vita!

I.A. (intelligenza artificiale)

Un divertente racconto fanta-ironico, ma con quella giusta dose di realtà per farci riflettere, scritto da Stefano:

«Antonio… scusa Antonio.»

Io proprio non riesco ad abituarmi a ‘sta specie di radio appoggiata sulla credenza che mi parla e si rivolge a me chiamandomi per nome: «Sì, dimmi Amhanda.»

«No, è che Cronotermostato mi chiede di dirti che la caldaia è spenta.»

«Lo so!»

«Lui dice: allora come faccio ad accenderla?»

«Infatti non la deve accendere.»

«Senti Antonio, io non voglio entrare nelle vostre beghe, ora mi scollego e ti faccio parlare direttamente con lui. Intanto ti metto un po’ di musica?»

«D’accordo, ma no, niente musica.»

La suadente voce femminile di Amhanda si trasforma in una scocciata voce maschile: «Se mi avessi fornito di altoparlante potevo comunicare direttamente con te senza bisogno di chiedere tutto ad Amhanda.»

«Figuriamoci, già riesco a malapena a sopportare una macchina come interlocutore, se ognuno di voi avesse la sua voce qui dentro sarebbe un vero inferno!»

«Boh, io non ti capisco, siamo qui per aiutarvi… comunque, hai visto che temperatura c’è in casa? Non è confortevole e rischiate anche di ammalarvi.»

«Io non ho freddo.»

«Ho capito, probabilmente è perché stai sfaccendando e sei accaldato, ma il mio scopo è quello di farvi vivere in un ambiente confortevole e salutare, abbiamo anche accordato insieme le varie temperature nel corso della giornata per cui…»

«Lo so.»

«Se ti decidessi a cambiare quel ferrovecchio di caldaia con una di quelle intelligenti potrei dialogare con lei e scegliere insieme.»

«Quel “ferrovecchio”, come la chiami tu, ha la bellezza di 21 anni, l’ho fatta revisionare sempre e, ad oggi, non mi ha dato mai nessun problema, non le fanno più così, se ne comperassi una nuova sono sicuro si romperebbe di continuo.»

«Va bene, come vuoi, ma ti prego non la spegnere che per me è frustrante e poi se non posso regolarvi la temperatura che cosa ci sto a fare… mi annoio!»

Tra me penso “adesso le macchine si annoiano ed hanno problemi esistenziali!” Rido un po’: «Senti, non me ne frega niente, è inutile che ti spieghi che il costo del gas è raddoppiato per cui ho deciso di risparmiare un po’ sulle spese di riscaldamento.»

La voce di Cronotermostato diventa quasi implorante: «Se vuoi studiamo un nuovo piano di temperature, sono sicuro di riuscire a farti risparmiare un sacco di soldi.»

«No! Oggi ci sono solo io a casa e sto benissimo così.»

«Se vuoi, d’ora in poi, mi faccio dire da Amhanda quanti siete in casa ed in che stanze state, così regolo tutto di conseguenza.»

Mi sono proprio scocciato: «Amhanda, per favore, scollega Cronotermostato, non voglio più parlare con lui.»

La voce torna dolce e femminile: «Come vuoi, ma dovresti darci un po’ più retta, siamo tutti qui per collaborare e rendervi la vita più agevole.»

Con un’aria di scherno: «Sì, va bene, grazie, ma ora taci che non ho tempo da perdere.»

«Un’ultima cosa: Frigorifero mi ha chiesto di dirti che non riesce ad avere le cose che gli mancano.»

«Cioè?»

«Dice che ha ordinato tutto ieri all’Automatic Store, ma Drone ha trovato la finestra chiusa, a proposito, se cambiassi gli infissi con quelli intelligenti, potrei aprire io a Drone, tra l’altro lo conosco bene, è simpatico e mi piace dialogare con lui.»

Mi vengono le sudarelle mentre penso: “come fa una macchina ad essere simpatica?”: «Ti piace dialogare con lui? Le finestre vanno benissimo così… stesso discorso della caldaia!»

«Sì, ma è inutile che Frigorifero ordini da mangiare e poi Drone non riesce a portarvi la roba.»

Mi comincio ad alterare: «Ho già spiegato a Frigorifero che prima di effettuare qualsiasi ordine ci deve avvertire perché potremmo anche cambiare idea o dieta no?»

«Frigorifero dice che mancava anche la ricotta e la marmellata ai frutti di bosco, dopo come facevi a fare colazione?»

«Infatti oggi è festa e voglio andare al Bar a fare colazione!»

«Frigorifero chiede: sì, ma domani?»

Ormai sono arrabbiatissimo: «Basta! A domani ci penserò domani, non voglio più parlare con Frigorifero!»

«Va bene, va bene, non ti arrabbiare… avrei una cosa da parte di Lavatrice, ma se sei arrabbiato lascio perdere.»

«Uffa, solo se è una cosa importante.»

«Lei dice che per le federe non c’è bisogno di sfregare a mano col detersivo prima di inserirle, che lei ha ogni programma per togliere tutte le macchie e anche l’ingiallimento.»

«Ma che c’entra? Mia moglie ha sempre fatto in questo modo, così vengono benissimo!»

«Lavatrice dice che si è un po’ offesa, lei pensa che non vi fidate di lei.»

Sto diventando furioso: «Insomma basta! Lavatrice si offende, Cronotermostato si annoia, Frigorifero prende le iniziative, Drone è simpatico… mi avete rotto tutti quanti!»

Faccio per uscire, ma interviene Amhanda: «Aspetta Antonio, non uscire in queste condizioni.»

Mi fermo sull’uscio stupito :«Perché?»

«Sto analizzando il numero dei tuoi battiti, i valori di pressione ed ossigenazione, non sei in grado di uscire.»

Comincio ad urlare: «Io sto benissimo e voglio solo andare a fare due passi per calmarmi!»

«Scusa Antonio, ma ho provveduto a bloccare la porta d’ingresso, non posso permettere che tu abbia un incidente, ho già chiamato Robot Medico, tra pochissimo sarà qui e potrà curarti.»

Sto schiumando ed intimo stridulo: «Non ho bisogno di nessuna cura, voglio solo essere lasciato in pace, apri immediatamente la porta!»

«Antonio, noi ti vogliamo bene e non possiamo permettere che tu abbia problemi di salute, per cui siediti ed aspetta il Medico! Ti metto la tua compilation preferita?»  

Pixel Life 2.0.2.1. (seconda pt.)

Prima parte https://opinioniweb.blog/2021/11/25/pixel-life-2-0-2-1/

Umani, deboli, fragili, malati… pare proprio di si, eravamo malati, un morbo terribile pervadeva il loro mondo e non c’era modo di debellarlo.

Niente è come sembra, tutto appare velato, anzi ri-velato dal sistema vita che ci determina e guida.

Ricordo però che c’ero anch’io in quel tempo lontano, sento ancora l’angoscia che mi pervadeva, il cerchio che si stringeva inesorabile intorno alle nostre vite. Non potevamo che ubbidire e fare ciò che era giusto, o almeno ciò che ci dicevano lo fosse! Ma non ci fu niente da fare, ogni resistenza fu vana poi… qualcosa accadde!!!

Il limbo era un luogo grigio, come il metallo di una spada, sentivo il freddo e i brividi che mi scuotevano ed ero come ipnotizzato di fronte ad un mare di nebbia. Notte, giorno, alba, tramonto, infiniti tempi passarono e iniziarono i lampi, bip e connessioni spesso interrotte dal buio. Tutto fu così confuso finché non si accese un nuovo mondo, il mondo dei dati e dei pixel di cui facciamo parte. Parlo al plurale perché le coscienze pensanti che vagano nella rete sono tante e allo stesso tempo sono interconnesse, io sono tutti e tutti sono in me, dialoghiamo attraverso la mente e siamo essenzialmente esseri eterei!

No,no, non è esattamente il paradiso dei bei tempi andati, quelli della materia e della natura, quelli dove il corpo trasmetteva istinti ed emozioni forti! Sinceramente qui dove sono (siamo? Eppure) ora, non so spiegare davvero cosa sia cambiato. Parlo ancora come un IO, ma faccio fatica a rivolgermi ad un TU, manca una vera dimensione sociale, dialogica e quindi religiosa. Perché è di questo che ci hanno privato (virus, guerre, austerità…), della capacità di dialogare e di rivolgerci ad un TU superiore, specchio dell’anima umana. Come può ancora esserci l’UMANO senza più alcuna forma di LIBERTA’? Essere umano ed essere libero sono termini in simbiosi, non può esserci l’uno senza l’altro. Ed è proprio per questo che la rete non può in alcun modo rappresentare un’evoluzione, essa è controllo. Anche questo mio pensare pur se interconnesso ad altre menti. non è mai un parlare o meglio un conoscersi. Monadi, monadi senza porte o finestre ormai siamo, tutto ciò che mi appare è solo uno specchio dei miei pensieri, riflessi che tornano indietro, divisioni a cui è impossibile trovare una soluzione. Qualsiasi cosa siamo diventati l’altro è infinitamente oltre la mia mente, le mie estensioni… Il portale sociale, la dimensione interattiva a cui partecipiamo è sempre un qualcosa di artificiale. Eppure sembra che un’occasione l’abbiamo avuta… A che pro? Se non siamo più umani siamo diventati forse delle macchine? O non siamo mai stati davvero umani… siamo in cammino verso qualcosa di infinitamente lontano e misterioso e questa non è altro che una delle infinite variazioni in cui si dirama l’esistenza.

Pixel life 2.0.2.1.

Era una fresca domenica di fine estate, ormai le vacanze stavano per finire e avrei presto dovuto interrompere l’uso del software”Happy holiday special” per tornare alla normalità! Quest’anno ho meritato ben due settimane di interruzione dal portale sociale, una piattaforma governativa volta a tutelare i cittadini dalle fake news diffuse da pericolosi virus di sistema: foto, video, mostrano un mondo “strano”, dove le persone interagiscono su un piano materiale a noi totalmente sconosciuto. Quella è la vera realtà – dicono – svegliatevi dal torpore e iniziate a percepire il vostro vero corpo! Corpo? Certo, il corpo “di carne”, diverso dal corpo etereo fatto dai pixel della Rete! Oggi noi tutti sappiamo che la mente è in grado di modellare la materia e che il mondo è virtualmente immateriale, la natura è il programma che sta alla base della vita di tutte le svariate connessioni attive nella Rete!

Quello che le varie fake ci dicono relativamente al concetto di “corpo materiale”, vorrebbero convincerci che oltre l’etere in cui tutti viviamo c’è una dimensione limitata dal tempo e dallo spazio, soggetta all’invecchiamento che si materializza come la peggiore e inevitabile della malattie, la morte! Perché parlo di queste baggianate? Sono affascinato dai complotti? Diciamo che l’idea di essere in una dimensione di precarietà, potersi muovere con dispositivi “meccanici” totalmente soggetti all’abilità umana e non gestiti da remoto come accade nel nostro mondo etereo, mi terrorizza e incuriosisce contemporaneamente. Pensateci un attimo: imprevedibilità, incidenti, caos, malattie… Ma anche scoperte, come in quelle fantastorie che raccontano di esplorazioni, di amori, di tragedie… Esseri strani si muovono in una natura selvaggia che è governata da gerarchie fra le varie specie

La mente domina e il corpo muta, questo è ciò che siamo, un’immagine nella rete adatta alle varie interazioni a cui dobbiamo sottoporci. Il lavoro dell’insegnante per esempio necessita di un’immagine severa e ispiratrice allo stesso tempo. Ma per insegnare cosa? La rete è maestra di vita per ognuno di noi, serve però una guida che possa portare i discenti a trovare la loro auto realizzazione nel sistema d’interazioni a cui siamo connessi. La mente ha infinite possibilità evolutive, alcune potenzialmente pericolose per sé stessi e per gli altri; la mente erge barriere che servono per identificarsi come individui e per esprimere delle potenzialità. Quando si espandono i confini della mente oltre ogni limite inizia davvero ad essere pericoloso, si percepisce prima una specie di sfarfallio, di tremore quasi materiale, ma per fortuna la piattaforma sociale non permette anomalie, io non ho mai dubbi su cosa sia giusto o sbagliato fare. Il dubbio, così come la libertà, sono concetti contraddittori quando mettono in discussione l’unica realtà che ha un senso, quella in cui siamo stati integrati e addestrati a vivere al meglio le nostre vite. C’è però una cosa, sopita, nascosta, quasi estranea a me stesso, eppure… Emerge a volte e stringe forte al centro del mio sé più profondo. Potrei aprire una porta in questa mia interiorità, potrei farlo abbastanza facilmente, ma ogni volta non ci riesco e torno indietro pronto a rioccupare il posto che mi è stato assegnato. Se io esisto allora DEVO stare al mio posto, perché qui non è in discussione il singolo ma l’intera società, gli antenati parlavano di BENE COMUNE, un modello di pensiero che ha salvato il nostro mondo portandoci pace e speranza per il futuro. Il motto è sempre quello: siamo ciò che pensiamo e pensiamo quello che è giusto pensare. PUNTO! Tutto, ripeto TUTTO è giusto così e non potrebbe essere altrimenti. Del resto siamo solo pixel, dove mai potremmo andare, o cosa potremmo fare se non fonderci in immagini virtuali attinenti al ruolo che ci ha assegnato il sistema. Eppure c’era un temo, un tempo diverso che si erge imponente a lato della coscienza profonda. Esso si erge in me e non riesco ad evitarlo, per quanto io faccia non posso negarlo e devo confrontarmi con una parte misteriosa, estranea ma viva, lontana ma presente, oscura ma luminosa. Chi sono o meglio chi sono stato? E soprattutto CHI ERANO GLI UMANI?

Continua

Dalla distopia alla realtà in un racconto di Primo Levi

Il breve racconto che potete leggere qui sotto è stato scritto da Primo Levi nel 1987 all’interno di una raccolta di racconti di fantascienza! Potete leggere un’introduzione e attualizzazione sul blog Gli imperdonabili, grazie al quale sono venuto a conoscenza di questo interessante racconto. Il commento al testo che troverete nel blog lo condivido al 100% e vi consiglio di leggerlo attentamente anche a voi dopo aver letto “Protezione”. In sintesi potremmo affermare che il testo ci porta effettivamente dalla distopia alla realtà, quella attuale della neo- società del virus che stiamo tutti vivendo (sperimentando) sulla nostra pelle. Buona lettura

Protezione

di Primo Levi

Marta finì di rassettare la cucina, mise in funzione la lavatrice, poi accese una sigaretta e si stese sulla poltrona, seguendo distrattamente la televisione attraverso la fenditura della visiera. Nella camera accanto Giulio era silenzioso: stava probabilmente studiando, o scrivendo il compito di scuola. Da oltre il corridoio giungevano a intervalli i fragori rassicuranti di Luciano, che giocava con un amico.

Era l’ora della pubblicità: sullo schermo, straccamente, si susseguivano incitamenti, consigli, lusinghe: comprate solo aperitivo Alfa, solo gelati Beta; comprate solo lucido Gamma per tutti i metalli; solo elmi Delta, dentifricio Epsilon, abiti fatti Zeta, olio Eta inodoro per le vostre giunture, vino Teta… Nonostante la posizione disagiata e la corazza che le dava noia alle anche, Marta finì coll’addormentarsi, ma sognò di dormire coricata sulle scale di casa, per traverso, mentre accanto la gente saliva e scendeva senza curarsi di lei. Si svegliò allo sferragliare di Enrico sul pianerottolo: non si sbagliava mai, era fiera di riconoscere il suo passo da quello di tutti gli altri inquilini. Quando fu entrato, Marta si affrettò a rimandare a casa l’amico di Luciano, e apparecchiò la tavola per la cena. Faceva caldo, e del resto il telegiornale aveva annunciato che la pioggia di micrometeoriti attraversava un periodo di scarsa attività: perciò Enrico sollevò la visiera, e gli altri lo imitarono. Così era anche più agevole portare il cibo alla bocca, invece che attraverso la piccola valvola stellare che si sporcava sempre e poi puzzava. Enrico interruppe la lettura del giornale per annunciare: – Ho incontrato Roberto sulla metropolitana: era un pezzo che non ci vedevamo. Verrà stasera con Elena a trovarci.

Arrivarono verso le dieci, quando già i ragazzi erano a letto. Elena portava uno splendido completo in acciaio AISI 304, con saldature ad argon quasi invisibili e graziosi bulloncini a testa fresata; Roberto, invece, indossava una corazza leggera, di modello inusitato, flangiata lungo i fianchi e singolarmente poco rumorosa:

– Me la sono comperata a marzo, in Inghilterra: sì, sì, è inossidabile, tiene benissimo la pioggia, ha tutte le guarnizioni in neoprene, e si mette e si toglie in non più di un quarto d’ora. – Quanto pesa? – chiese Enrico, senza molto interesse. Roberto rise, senza imbarazzo. – Già, è qui il punto debole. Sapete bene, si tende all’unificazione, qui nel Mercato Comune ci siamo già arrivati, ma laggiù, per quanto riguarda i pesi e le misure, sono sempre indietro di qualche passo. Pesa sei chili e ottocento: le mancano solo duecento grammi per essere in regola, ma vedrete che nessuno se ne accorgerà; o magari, tanto per la legalità, mi farò riportare un pochino di piombo qui dietro il collo, dove non si vede. A parte questo, tutti gli spessori sono in ordine, e ad ogni buon conto mi porto sempre dietro il certificato d’origine e il disegno quotato, in questa fenditura accanto alla targa. Vedete? È fatta apposta: è una di quelle piccole idee che rendono facile la vita. Gli inglesi sono gente pratica.

Marta non poté fare a meno di lanciare un’occhiata di sfuggita alla corazza di Enrico: lui no, poveretto, non sarebbe mai andato a fare acquisti a Londra. Portava ancora la vecchia armatura in lamiera zincata dentro la quale, tanti anni prima, lei lo aveva conosciuto: decorosa, certo, senza un briciolo di ruggine, ma che fatica per la manutenzione! E poi, la lubrificazione: non meno di sedici ingrassatori Stauffer, di cui quattro ben fuori mano, e guai a saltarne uno o a saltare una domenica, se no strideva come un fantasma di Scozia; c anche, guai a esagerare, o altrimenti lasciava il segno su tutte le sedie e le poltrone come una lumaca. Ma Enrico sembrava che non se ne accorgesse: diceva di sentircisi affezionato, e parlargli di cambiare era un’impresa disperata, anche se, pensava Marta, si trovano adesso degli equipaggiamenti in regola con la legge, pratici, quasi eleganti, e che se li paghi a rate non te ne accorgi neanche.

Sbirciò la propria immagine, riflessa nella specchiera. Anche lei non era il tipo di donna che passa la giornata dall’estetista e dal parrucchiere, eppure rinnovare un poco il suo guardaroba le avrebbe fatto piacere, non c’era dubbio: in fondo si sentiva ancora giovane, anche se Giulio aveva ormai sedici anni. Marta seguiva distrattamente la conversazione. Roberto era di gran lunga il più brillante dei quattro: viaggiava molto e aveva sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Marta notò con piacere che cercava di incontrare il suo sguardo: un piacere puramente retrospettivo, perché quella loro faccenda era ormai vecchia di dieci anni, e a lei non sarebbe più successo niente, lo sapeva, né con lui né con altri. Un capitolo chiuso: se non per altre ragioni, almeno per via di quella fastidiosa faccenda della protezione obbligatoria, per cui uno non sapeva mai se aveva a che fare con un vecchio o con un giovane, con un bello o con un brutto, e tutti gli incontri si limitavano ad una voce e al balenare di uno sguardo, cose già note, si va sul sicuro e si evitano quei buchi di silenzio che dànno tanto disagio.

– Io però – disse Elena, – devo dire che nella corazza ci sto bene. Non è che io lo abbia letto sui giornali femminili: ci sto bene proprio, come si sta bene a casa.

– Ci stai bene perché la tua corazza è bella: anzi, scusa se non te l’ho detto ancora, ma è una meraviglia, – disse Marta con sincerità. – Non ne ho mai vista una così ben disegnata: sembra proprio fatta su misura.

Roberto si schiarì la voce, e Marta comprese di avere commesso una gaffe, anche se non tanto grave. Elena rise, con indulgente sicurezza: – Lo è, fatta su misura! – Volse uno sguardo riconoscente a Roberto, e aggiunse: – Lui, sai, ha certe conoscenze nell’ambiente dei carrozzieri di Torino… Ma non è per questo che dicevo di starci bene dentro: starei bene in qualunque corazza. Alla storia degli MM ci credo poco, anzi niente, e sentire che è tutta una montatura per fare guadagnare soldi alla General Motors mi fa venire una gran rabbia, eppure… eppure sto bene con e male senza, e come me ce ne sono tanti, ve lo posso assicurare.

– Non prova nulla, – disse Marta. – Hanno creato un bisogno. Non è il primo caso: sono molto bravi a creare bisogni.

– Non credo che il mio sia un bisogno artificiale: se fosse così, chissà quanta gente ci sarebbe che si fa sorprendere senza corazza, o con una corazza non regolamentare; anzi, non avrebbero neppure votato la legge, o la gente avrebbe fatto una rivoluzione. Invece io… è un fatto: io mi ci sento… come dire?

– Snug, – intervenne Roberto, ironico: per lui non doveva essere un discorso nuovo.

– Come? – fece Enrico.

– As snug as a bug in a rug. È difficile da tradurre, e in fondo a una visiera. Lei non aveva mai capito come una legge così assurda avesse potuto essere votata: eppure Enrico le aveva spiegato più volte che i micrometeoriti erano un pericolo vero, tangibile, che da vent’anni la Terra ne stava attraversando uno sciame, e che bastava uno solo ad uccidere una persona, penetrandola in un istante da parte a parte. Si riscosse accorgendosi che Roberto stava proprio parlando di quell’argomento:

– Anche voi ci credete? Beh, se leggete sempre e soltanto “L’Araldo” non c’è da stupirsi, ma ragionateci sopra, e vi accorgerete che è tutta una montatura. I casi di “morte dal cielo”, come si dice adesso, sono pochi in misura ridicola, non più di venti veramente accertati. Gli altri sono emboli o infarti o altri accidenti.

– Ma come! – disse Enrico: – Solo la settimana scorsa si è letto di quel ministro francese che era uscito per un attimo sul balcone senza armatura…

– È tutta una montatura, vi dico. L’infarto è sempre piú frequente, ed è un’istituzione che non serve a nessuno: in regime di pieno impiego, hanno semplicemente cercato di utilizzarlo, è tutto qui. Se chi gli tocca non ha corazza, è stato un MM, un micrometeorite, e si trova sempre il perito settore compiacente; se la corazza c’è, allora resta un infarto, e nessuno ci fa caso.

– E tutti i giornali si prestano?

– Tutti no: ma sapete bene com’è, il mercato dell’auto è saturo, e le linee di montaggio sono sacre: non si possono fermare. Allora si convince la gente a portare corazze, e si mette in prigione chi non obbedisce.

Non erano novità: erano considerazioni che Marta aveva già sentite, e anche più di una volta, ma si sa bene che spesso anche tipi brillanti come Roberto si trovano a corto di argomenti, e del resto, a ripetere anche un po’ offensivo: ma non tutti i bugs sono scarafaggi.

– Ad ogni modo, – riprese Elena, – per me è così: mi ci trovo snug come uno scarafaggio in un tappeto. Mi sento protetta come in una fortezza, e alla sera quando vado a letto me la tolgo malvolentieri.

– Protetta contro che cosa?

– Non so: contro tutto. Contro gli uomini, il vento, il sole e la pioggia. Contro lo smog e l’aria contaminata e le scorie radioattive. Contro il destino e contro tutte le cose che non si vedono e non si prevedono. Contro i cattivi pensieri e contro le malattie e contro l’avvenire e contro me stessa. Se non avessero fatto quella legge, credo che mi sarei comperata una corazza lo stesso.

Il discorso stava prendendo una piega pericolosa: Marta se ne accorse, e lo ricondusse in acque piú tranquille narrando la storia del professore di Giulio, il quale era così avaro che, piuttosto di gettare via la sua armatura tutta arrugginita, l’aveva verniciata col minio di dentro e di fuori e si era presa una intossicazione da piombo. Poi Enrico raccontò il caso di quel carpentiere di Lodi che aveva preso molta pioggia, i bulloni gli si erano bloccati, e lui aveva un appuntamento, e la ragazza gli aveva tagliato addosso la corazza col cannello ossidrico e l’aveva mandato all’ospedale.

Infine si salutarono: Roberto si sfilò il guanto ferrato per stringere la mano nuda di Marta, e Marta provò un piacere intenso e breve che la riempì di una tristezza grigia, luminosa, non dolorosa: questa tristezza le rimase addosso a lungo, le tenne compagnia dentro la sua corazza, e l’aiutò a vivere per parecchi giorni.

Inizio

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Prologo

Era sempre stato lì, ad attenderlo,… era sempre stato lì! Generazioni di ombre passate in superficie, ma mai un volto amico da guardare. Quando la vita ricomincia capita spesso di smarrirsi, eppure non so. Non so proprio perché il vuoto che mi stringe sia sempre così grande. Un volto amico, per favore, datemi un volto amico in cui possa riconoscermi!

Era estate e pensare che oggi io le odio proprio le estati, con la loro immobilità, sembra di vivere inchiodati ed oppressi dall’afa e dall’azzurro languido del cielo. La cosa buffa, fra l’altro, è che sono nato in estate, proprio nel pieno della sua maturità. Le città si svuotano, tutto si ferma ma tu decidi di fare capolino nella vita. Quando mi guardo dentro lo sento proprio quel dolore caratteristico di ogni nascita, un trauma senza tempo che accompagna da sempre l’umanità. È il nostro Big bang, la genesi di ogni genesi, il punto, l’inizio, la fine del tutto indistinto e dell’anonimato.

Cerchiamo di districarci da questo ingarbugliato gomitolo di ricordi. I tasselli sono molti, ma tutti si incastrano inevitabilmente. Questa, sapete, è l’unica palese verità di ogni vita. Fateci caso, guardate indietro, avanti e poi tornate in voi stessi. Non vedete che tutto combacia? Cosa c’è di strano, di casuale, nella vostra vita?

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Inizio degli anni ’80

Luca aveva quasi 11 anni e una grande fantasia, ogni cosa nel suo mondo da bambino era color pastello, un mondo a fumetti dove tutti i personaggi erano suoi amici. In quel mondo ci si poteva rifugiare, cullare, avventurare, ma fuori era un’altra cosa. Fuori era misterioso, anzi addirittura pauroso! Questo non significa che Luca fosse un disadattato, piuttosto doveva crescere e sentirsi pronto ad uscire, a rinascere. Aveva amici reali, certo che sì! Una di queste era Anna che riappariva nella sua vita all’inizio di ogni estate, verso la fine di Giugno per le vacanze estive. Quando finalmente arrivava era come un vento fresco in mezzo all’immobilità dell’afa opprimente dell’estate. Sconvolgeva, smuoveva, esaltava ogni cosa in cui si imbatteva con il suo entusiasmo.

Luca viveva con i suoi genitori in un appartamento in affitto costruito alla fine degli anni ’30 del ventesimo secolo. Ancora i pavimenti e gli infissi erano quelli originali ed entrando in casa era come fare un salto indietro nel tempo! Una casa vecchia ma solida al di là di ogni ragionevole dubbio, perché costruita con una tecnica mista, aveva muri maestri fatti di mattoni pieni, ma anche solidi pilastri di cemento armato. Erano le prime case veramente antisismiche che venivano costruite con criteri rigorosi e negli anni avevano superato indenni già altri terremoti di rilievo! E al piano terra, in parte seminterrato, oltre alle cantine, sul davanti dell’edificio affacciate su dei giardini c’erano delle stanzone utilizzate come abitazione da una zia di Anna. Ed è lì che lei e i suoi genitori passavano l’estate fuggendo dal caos della città dove vivevano nel resto dell’anno, Roma! Vivevano un po’ accampati e senza troppe pretese, ma a differenza di oggi non gli mancava niente perché era la semplicità a riempire le loro vite. Al mattino andavano al mare, perché Ancona è una città di mare, poi al pomeriggio si rilassavano lasciando passare il tempo fra una chiacchierata e l’altra, godendo al calar della sera la frescura dei vicini giardini e degli alti alberi frondosi che ombreggiavano la casa. Perché i piccoli giardinetti, sopraelevati rispetto alla strada, erano proprio davanti alla casa, uno per ognuno dei sei appartamenti della palazzina dove abitavano Luca e la zia di Anna.

<<Cavoli Luca, ma quanti fumetti hai? Passi più tempo a leggere che a respirare un po’ d’aria fresca! Stasera facciamo un picnic nel giardino dei tuoi? Invitiamo pure Carla e suo fratello Aldo così ci divertiamo>>

I fumetti erano sacri per Luca, ormai la pila che puntualmente costruiva partendo dal pavimento, era diventata più alta di lui e sarebbe continuata a crescere ancora per molti anni. Però le proposte di Anna erano sempre interessanti, coinvolgenti al punto da distoglierlo dai suoi amati fumetti.

<<Ok Anna, mangeremo dei panini con wurstel e patatine fritte, il tutto annaffiato con un fiume di coca cola! Ascolteremo pure la cassetta di Vasco Rossi “Bollicine” che mi ha comperato mia madre>>

Crogiolarsi nella semplice delizia della propria reciproca presenza, avere la gioia del mondo intero a tua disposizione perché sai che l’altro è un universo in cui puoi specchiarti e vederci attraverso, l’altro in quel momento è tuo amico vero e l’amicizia è dono! Ma quanto dura questa magia? Sfugge dalle mani come sabbia fine, stringi ma continua a cascare e si sparge nel vento della vita. Il vento dei pensieri, del tenere sotto controllo, del diventare adulti.

Una foto sfuocata quei ricordi, ma a che servono le foto? Ci focalizziamo su un’immagine perdendo di vista l’insieme di cui facciamo parte. Ma il racconta continua… (forse)

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

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