Poesie, le più celebri e le più belle per l’AI

Ho chiesto all’AI quali sono le poesie più famose e quali le più belle e qui sotto potete leggere i risultati. La poesia è una forma d’arte universale che si vive nell’intimità e attraversa il tempo e lo spazio. Detto questo dovrebbe essere quanto di più astruso pretendere che l’AI sia capace di capire quali siano le poesie più belle, magari le più famose in base alla loro diffusione e conoscenza ma la percezione del bello e del vero potrà mai essere alla portata dell’AI? Comunque con dati oggettivi usando dei giudizi tratti dal web ricava un eccellente risultato anche sulla scelta legata alla bellezza. Ma se gli sottoponessimo una poesia sconosciuta chiedendogli un giudizio cosa mai potrebbe rispondere? Ciò che è squisitamente umano è difficilmente inquadrabile con algoritmi o statistiche. Lascio a voi giudicare i risultati.->

AI quali sono le poesie più celebri?

Risposta dell’AI:

In Italia (le più citate):

  • “L’infinito” (Giacomo Leopardi): Un’esplorazione dell’infinito e del finito umano, con versi iconici come “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. 
  • “La pioggia nel pineto” (Gabriele D’Annunzio): Un virtuosismo sinestetico che immerge il lettore nella natura. 
  • “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” (Eugenio Montale): Un commovente omaggio alla moglie Drusilla, un ricordo della quotidianità e della guida spirituale. 
  • “A Silvia” (Giacomo Leopardi): Un altro capolavoro leopardiano sulla gioventù e la speranza. 

A livello mondiale (esempi celebri):

  • Pablo Neruda: Con poesie d’amore intense come “Due amanti felici” o “Toglimi il pane, se vuoi”. 
  • Sylvia Plath: Poesie potenti e introspettive come “Io sono verticale” o “Ariel”. 
  • Emily Dickinson: Celebre per i suoi versi concisi e profondi, come “Bevvi un sorso di vita”. 
  • Charles Baudelaire: Maestro della poesia moderna, con componimenti come “Spleen”.

AI quali sono le poesie più belle?

Risposta dell’AI:

Non esiste una poesia “più bella” in assoluto, poiché la bellezza è soggettiva e dipende dai gusti personali, ma tra le più celebri e amate spiccano “L’Infinito” di Leopardi per la riflessione sull’infinito, “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio per la musicalità, e “I ragazzi che si amano” di Prévert per l’intensità dell’amore, insieme a capolavori di UngarettiBaudelaireNeruda e Montale, che esplorano temi universali come l’amore, la natura, la guerra e l’esistenza. 

Esempi di poesie universali:

  • L’Infinito di Giacomo Leopardi: Un inno alla vastità e al “naufragare” dolce del pensiero nell’immensità, come descritto in Libreriamo.
  • La pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio: Un’esperienza sinestetica che fonde uomo e natura, musica e profumi, secondo ILMIOLIBRO.
  • I ragazzi che si amano di Jacques Prévert: Celebre per la sua semplicità e la rappresentazione dell’amore giovanile, riportato in Libreriamo.
  • Sono una creatura di Giuseppe Ungaretti: Breve ma intensa, esprime la fragilità umana, specialmente nel contesto della guerra, come evidenziato in Cocooners.
  • Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale di Eugenio Montale: Un’intensa poesia d’amore e vita quotidiana, citata in Libreriamo. 

Come trovare la tua poesia più bella:

  • Esplora i classici: Leopardi, Dante, Petrarca, Pascoli, Montale, Ungaretti, Quasimodo offrono universi di bellezza.
  • Scopri i moderni: Alda Merini, Mario Benedetti, Pablo Neruda, Jacques Prévert, Charles Bukowski, Anne Sexton.
  • Considera il tema: Poesie d’amore (Saffo, Neruda), natura (D’Annunzio), esistenza (Rilke, Ungaretti). 

La poesia “più bella” è quella che risuona di più con te in un dato momento della vita, offrendo conforto, ispirazione o comprensione.

I padroni dell’universo

Non credo che per capire i giochi di potere del mondo serva scomodare gli alieni! Semplicemente, come diceva un noto blogger dell’antichità (chiamato solitamente Cristo, Gesù per gli amici), la giustizia non è di questo mondo! Quindi è normale che regna il caos e vince il più forte.

Post di Stefano

I padroni dell’universo
Così li chiamava Giulietto Chiesa, sono quegli individui, noti o sconosciuti, che hanno
accumulato nelle loro vita, o che hanno ereditato, perché spesso sono dinastie,
talmente tanta ricchezza che permetterebbe, e che permette loro, di comperare
qualsiasi cosa gli saltasse in mente, di lecito o di illecito. Ma non solo per questa vita,
anche per le prossime quaranta e per tutti gli amici e parenti fino al decimo grado. Una
volta mi chiedevo che cosa perseguissero di più tali individui e, all’inizio, pensavo
volessero solo i soldi, ma poi riflettendo sul comportamento di Berlusconi e di come si
arrabattava in politica, invece di spassarsela alle Barbados come invece avrei fatto io al
suo posto, sono arrivato alla conclusione che quello che vogliono, attraverso il denaro,
sia il potere: ovvero essere in grado di comandare ed avere qualcuno che ubbidisce,
magari più di un qualcuno, di uno stato intero, meglio ancora dell’intera umanità.
Ultimamente però ho riflettuto sul fatto che il potere è illusorio. Non so se riuscirò a
spiegarmi. Tu puoi tramite un ricatto: economico, sociale, giudiziario, minacce di morte,
non solo verso di te, ma anche verso i tuoi cari, oppure religioso… eccetera, a
“costringere” qualcuno ad obbedire. Ci puoi riuscire, certo, ma quell’individuo non l’hai
convinto, l’hai solo costretto. Sei riuscito semplicemente ad instillare quella dose
sufficiente di paura che ha fatto valutare, nella mente del ricattato, che il male minore sia
quello di obbedire e fare qualcosa che non è di proprio gradimento. Nello stesso
momento, però, in cui il ricatto cade, perché il dittatore non è più in grado di ricattare,
l’individuo ricomincia a fare ciò che gli pare. Più bravi sono stati i ricattatori di tipo
religioso, di tutte le gerarchie ecclesiastiche, i rabbini, gli imam… in quanto sono riusciti
a convincere buona parte dell’umanità che non sono loro i tiranni, loro sono solo gli
intermediari, ma che il dittatore (Dio) non sta in questo mondo e quindi non lo puoi
affrontare, non decade, non muore… da lui non ti salvi neanche con la morte, perché c’è
sempre un inferno ad attendere la tua anima, prossima ospite per l’eternità. Per carità,
non voglio dire che buona parte dei comandamenti dei vari ordinamenti religiosi non
siano etici, per la maggior parte sono anche d’accordo con loro, ad esempio: non
uccidere, non rubare… anche se alcuni proprio non li capisco, tipo: “Non avrai altro Dio
all’infuori di me”, quindi ce ne sono altri di Dei, o no? Alla faccia del monoteismo.
Oppure: “Non desiderare la roba o la donna degli altri”, e… perché? Finché quella “roba”
non la rubo che male c’è? Magari, invece, è un incentivo a prodigarmi per averla anch’io
quella roba lì, se proprio ci tengo. E se quella donna, che mi piace, me la ritrovo nel letto
per sua spontanea volontà, che dovrei fare? Che poi la donna è un essere umano e
quindi non è di nessuno, lei è semplicemente SUA. Alla fine è proprio questo il punto:
ognuno di noi è SUO e l’unico VERO potere che può esercitare è quello verso se stesso.
Attraverso il libero arbitrio che ti permette, volendo, di fare delle scelte anche contrarie
a qualsiasi logica. Ognuno di noi può fare e cambiare ogni cosa riguardi se stesso, cosa
impossibile da fare verso gli altri. Tutto il potere, invece, che un “padrone dell’universo”
si illude di esercitare è basato sulla paura, di chi si lascia intimidire ovviamente, e quindi
sull’ignoranza che viene, a tal proposito, ampiamente diffusa. Con ogni mezzo: con i
media, che i “padroni” dominano, con la falsa narrazione della storia, con le false notizie
o enfatizzando notizie inutili… addirittura con le favole raccontate ai bambini che
insegnano ad “aspettare” che un eroe, un principe azzurro o comunque una forza
buona ESTERNA venga a risolvere le questioni. Piuttosto che ad insegnare e, quindi, ad
incoraggiare a rimboccarsi le maniche e a destreggiarsi con le proprie forze. Che ci
sono. Ognuno di noi è abbastanza forte per cavarsela da solo, basta che lo voglia. Paura e ignoranza: la mancanza di consapevolezza del fatto che si è in grado di rispondere,
sempre e comunque, con una pernacchia a qualsiasi ricatto. Ad esempio: durante il
periodo della pandeminchia, attraverso paura ed ignoranza sono riusciti a costringere la
maggior parte delle persone ad attuare comportamenti al di fuori di ogni logica, ma
quel periodo ha causato il risveglio di almeno il 10% della popolazione, che si è andato
ad aggiungere al 10% dei già svegli, e questi ormai, per il potere, sono persi per
sempre. Quindi il potere è solo illusorio e provvisorio e non è possibile che individui, i
“padroni”, che ignoranti non sono, non lo sappiano. Dunque, che cosa vogliono di più i
“padroni”, visto che si arrabattano tanto? Mi è venuto, quindi, un dubbio: e se i
“padroni” non fossero affatto tali? Se anche loro ubbidissero a qualcuno o a qualcosa
più in alto di loro? Magari, semplicemente, per avere la loro “piccola” fetta di ricchezza e
di potere? Gli elementi ci sono tutti per crederlo. D’accordo, ma siamo sempre lì:
perché allora, questi “padroni dei padroni” che cosa vogliono? Beh, considerando come
poi in effetti vanno le cose nel mondo: le guerre, la povertà diffusa, la morte per fame,
l’inquinamento e la distruzione dell’ecosistema. Nei consessi tipo WEF o Bilderberg si
parla apertamente di Malthusianesimo, di Eutanasia, di agende di depopolazione…
quindi si direbbe che sono forze antiumane, antivita. Alla fine il terzo gradino al quale
sono arrivato nella comprensione, e non è detto che non ce ne siano altri, non è
rappresentato né dalla ricchezza né dal potere, ma dalla negazione per il benessere, per
la felicità, per la vita. Altrimenti non ci sarebbe nessuna logica. Sono contro la vita ed in
particolare contro l’umanità. Saranno mica alieni?

Un bel pacco

Avete presente quelli del salario minimo garantito? Ebbene qui avete un esempio concreto: il salario minimo è un pacco! Un bel pacco vuoto corrispondente a ZERO!!! Il modello è sempre lo stesso, il modo migliore per abbassare i costi e aumentare i profitti è licenziare, licenziare, licenziare… poi arriveranno le nuove assunzioni, al

M I N I M O                                  G A R A N T I T O

che piace tanto ai padroni.

Non c’è umanità in tutto questo, ma andranno avanti senza freni. È nella loro natura.

I media, la rete e i social, pur con i loro limiti e manipolazioni, ci danno almeno la possibilità di vedere ciò con più evidenza: ESSI sono caos e distruzione! Si nutrono di questo e non saranno mai abbastanza sazi.

Altrimenti la storia avrebbe già indicato nuove strade mai percorse e con diversi destini per questa umanità ferita.

Altrimenti la domanda

           – A COSA SERVONO LE GUERRE? –

avrebbe già avuto risposta e soluzione.

Tutti geni con l’A.I.!

Un conto è padroneggiare un argomento e usare l’A.I. a supporto di competenze già possedute. Altra cosa è trasformare un cretino in un cretino super grazie all’uso-abuso dell’A.I. che permette a tutti di dir tutto su tutto e senza collegare il cervello con la bocca! Ma concordo con il Sofista: un cretino rimane cretino, nessun pericolo 😁!

Ancora sulle vitamine (B12)!

Il ddottor Prinzi nell’elencare gli effetti benefici di un’integrazione di vitamina B12, dice una verità fattuale : le vitamine non sono brevettabili!

Tutte le molteplici malattie croniche dell’età contemporanea implicano l’uso di farmaci “a vita” (pressione alta, colesterolo alto, diabete,….) ,ma ma se parli di integrare le viramine, utilizzare megadosi per uso terapeutico allora gridano alla blasfemia, fanno male, nel migliore dei casi non servono a niente! Quindi viva la contro informazione di medico come il dottor Prinzi

CARENZA DI B12 E #ICTUS.

Una carenza di #VITAmina #B12 è comune negli anziani; quella stessa VITAmina B12 denigrata dagli specialisti in oncologia (non tutti per fortuna!) e la cui carenza è coinvolta nell’ictus ischemico.

Non sappiamo i meccanismi attraverso i quali una carenza di B12 porta a un aumento del rischio di ictus. Purtroppo le vitamine sono TROPPO ECONOMICHE e sono non-brevettabili; quale Azienda è interessata a finanziare i ricercatori?

Magari riducendo la vendita di FARMACI BLASONATI?

Una neuropatia periferica è più comune durante la carenza di vitamina B12 rispetto ad altre carenze di vitamina B, e una carenza di B12 aumenta i livelli di #omocisteina (leggi mutazione #MTHFR) FATTORE DI RISCHIO BEN NOTO per l’ictus ischemico.
Anche per le malattie cardiovascolari.
Ed è visto come concausa delle #placche #aterosclerotiche

Altro meccanismo che ha un impatto sulla funzione neurologica E AUMENTA IL RISCHIO DI ICTUS sono i cambiamenti nella mielinizzazione, che nel sistema nervoso centrale – in modelli animali (topi) – ha mostrato essere inibita dalla #simvastatina, che blocca la differenziazione delle cellule progenitrici.
E limita ulteriormente i processi di riparazione del tessuto cerebrale.
.
Purtroppo sugli esseri umani esperimenti del genere sono NON-ETICI ma chi conosce la biochimica (siamo rimasti in pochi) non può negare l’effetto del blocco della produzione del #colesterolo sul sistema nervoso.

Quindi, chi MONITORA quelle terapie che possono avere effetti SUI PROCESSI DI RIPARAZIONE DEL TESSUTO CEREBRALE?

Tre suggerimenti:
1) la VITAmina B12 (come i folati, come la omocisteina) sono DOSABILI nel sangue, anche se chi-si-prende-cura-di-te non è d’accordo
2) la B12 non è brevettabile ED E’ ECONOMICISSIMA (mai meno di 0,5-1 mg/die)
3) Prima di assumere una STATINA A VITA (cioè fino a che morte non sopraggiunga) pensaci miliardi di volte, perchè molte delle convinzioni che … “così fan tutti” … sbattono il grugno contro il PARADOSSO del #COLESTEROLO.

Ricorda: esiste un solo bene, la #Sapienza, e un solo male, l’#ignoranza; se sei UN LIBERO CITTADINO la tua salute VALE 💪

#dottgabrieleprinzi #ascoltalatuapancia #informareeguarire #latuasalutevale #origano #MetodoATP #STATINE

🩻T.me/dottgabrieleprinzi 💊

iBuoni, i brutti e i cattivi!

Non è il remake di un film di Sergio Leone, è invece il quotidiano svolgersi del progetto europeo, dove iBuoni imperano e sanno sempre qual è la cosa giusta da fare (commissariare i governi, imporre austerity, salvare il pianeta ..), i brutti sono il popolo che purtroppissimo per ESSI, non sa mai capire dove sta il (vero) bene e il (brutto) male, quindi va guidato! Infine i cattivi so quelli a cui si deve fare la guerra perché la logica della pace è da ingenui se i cattivi so cattivi.  Poi ci sarebbe da capire chi prepara le qualifiche di buono o cattivo, ma questo è un altro problema. InZomma questo e molto altro è spiegato nell’articolo tratto dal sito “il simplicissimus”

… l’Europa decreta, senza nemmeno uno straccio di prova, che le elezioni in Georgia non sono valide e la stessa cosa farà per la Romania: se la gente di questi Paesi non vuole la guerra con la Russia, ecco allora che non sono democratici. E il cahier de doléances potrebbe continuare a lungo perché i sogni, così come gli incubi non hanno la logica della realtà.

Così, tanto per fare un esempio tra mille, quel sinedrio di cinici imbecilli che governa Bruxelles, non solo ha rinunciato all’energia a basso costo della Russia, ma vuole fare un’insensata guerra commerciale alla Cina, tanto per stendersi ancora di più a tappetino nei confronti di Washington. Contemporaneamente però adotta un’agenda pseudo verde – in realtà un’agenda neo feudale – nella quale possono credere solo i QI al disotto della temperatura ambiente. In essa impone a tamburo battente auto elettriche ed energie alternative, la cui tecnologia proviene al 90 per cento dalla Cina…. Continua su

https://ilsimplicissimus2.com/2024/12/05/leuropa-della-catastrofe/amp/

Il diritto di essere un bambino

Il diritto di essere un bambinoChiedo un luogo sicuro dove posso giocarechiedo un sorriso di chi sa amarechiedo un papà che mi abbracci fortechiedo un bacio e una carezza di mamma.Io chiedo il diritto di essere bambinodi essere speranza di un mondo migliorechiedo di poter crescere come persona.Sarà che posso contare su di te?Chiedo una […]

Il diritto di essere un bambino

La vita è un prestito

«Vitaque mancipio nulli datur, omnibus usu», «la vita non è data in proprietà a nessuno, ma in uso a tutti». La vita non ci appartiene. O forse ci appartiene solo in parte. Nessuno ha generato se stesso, ognuno ha ricevuto la vita da altri; per questo spesso si dice che la vita è un dono. E questo dono è di natura particolare: non è definitivo, ma provvisorio. Come si riceve in prestito un libro, un appezzamento di terra o un appartamento per le vacanze. Prima o poi occorre restituirlo. Prima o poi, dunque, dovremo rendere il bene più prezioso che abbiamo: la vita intera. Si tratta certamente di un debito singolare. In genere, quando si prende in prestito un libro dalla biblioteca, si conosce la data di scadenza. Conoscere il termine ultimo condiziona il tempo residuo a disposizione. Posso accelerare la lettura per completare l’opera o rinunciare ad essa, ma ogni giorno so esattamente quanto manca alla scadenza. La vita, invece, non ha un limite univoco: nessuno sa se diventerà vecchio o morirà giovane o in età matura; così, senza tale certezza è più faticoso e problematico organizzare efficacemente il tempo in funzione di una fine inevitabile, ma indefinita. Talvolta si sprecano le opportunità e talvolta si è presi da angoscia e disorientamento. Il fatto che la vita vada consegnata tassativamente, senza eccezioni, ci ricorda che è un bene diverso dagli altri. Ci si può anche dimenticare di restituire un libro, andando incontro alla sanzione della biblioteca o al biasimo di un amico; ma anche se ci dimenticassimo dell’impegno preso alla nascita, la vita verrebbe restituita comunque, indipendentemente dalla nostra memoria o dalla nostra volontà. Il problema per gli uomini è sempre legato alla restituzione. Quello che abbiamo non lo restituiamo facilmente, vogliamo tenerlo per noi, magari per un tempo illimitato. Si può restituire la vita ringraziando, come pensavano epicurei e stoici, godendo del tempo avuto a disposizione e mettendolo a frutto. C’è tuttavia una differenza tra restituire un abito di scena affittato per una recita e restituire la vita. Si indossa l’abito di scena, poi lo si cede, ma si rimane quelli di prima. Cosa rimane di noi dopo la restituzione della vita? C’è ancora differenza tra soggetto e oggetto? Secondo Lucrezio la restituzione è totale. Ci sarà ancora altra vita, quella della natura, ma non ci saremo più noi. Anima e corpo sarebbero quindi uniti senza distinzione, ma qui sorge il problema : chi è che ha ricevuto e soprattutto chi è il donatore?

In un rapporto dialogico e trascendente il dono ha il senso dell’amore. E l’amore è gratuità, dove il donatore dà tutto se stesso senza risparmio. Forse è qui che mon possiamo seguire Lucrezio nelle sue elucubrazioni. Chi genera vita non vuole indietro mai nient’altro che amore.

Riflessioni su “De rerum natura” , “La natura delle cose” di Tito Lucrezio Caro, il principale esponente dell’epicureismo romano del I sec. a.C.

I sorprendenti aneddoti del cardinale Lambertini, papa Benedetto XIV

PROSPERO LAMBERTINI nacque a Bologna il 31 marzo 1675.

Il 17 agosto 1740 fu eletto papa con il nome di BENEDETTO XIV.

Certamente fu il più erudito e il più colto dei papi del suo secolo, distinguendosi, in modo speciale, come canonista
.

Ma molti furono gli aneddoti che lo resero davvero unico anche per altre sue qualità, davvero sorprendenti per un papa dell’epoca (di qualsiasi epoca direi)!

Due aneddoti sulla sua vitaquotidiana di quest’uomo veramente superiore. Il mattino senza alcun cerimoniale andava in città in questa o in quella chiesa romana a celebrare la messa. Nel pomeriggio sbrigati gli affari di stato, verso sera a piedi passeggiava per le vie di Roma, da solo, come un qualunque prelato, con una predilezione per i quartieri popolari, come in Trastevere dove “si tratteneva nel modo più gioviale sulla via con gente anche di bassa condizione”. Altra novità fu quella di aprire il giardino del Quirinale per impartire udienze. Nel periodo estivo, che trascorreva a Castel Gandolfo, anche lì solo soletto, appoggiandosi alla sua canna, lo si poteva incontrare nelle selve a godersi il fresco, o mentre si intratteneva con i campagnoli” (Pastor, XVI,I).

Ed ora ecco un estratto dal testo di Dino Baldi, Vite efferate di papi, Quodlibet Compagnia Extra 2015

Benedetto XIV Lambertini
di Dino Baldi

Del modo arguto e schietto col quale gestiva gli affari pubblici e privati.

Questo non vuol dire che papa Benedetto non sapesse stare in società; la sua franchezza amabile sembrava anzi il frutto più raffinato della sua educazione. Nei salotti era perfettamente a suo agio: brillante, arguto, elegante parlatore. Gli piacevano i motti di spirito e gli scherzi. Più volte se l’era cavata d’impiccio in situazioni difficili con battute ben trovate, e disse che se avesse dovuto scrivere un trattato di governo ad uso dei prìncipi, avrebbe consigliato come prima cosa di seguire il suo esempio. Quando era ancora cardinale, un poetucolo aveva scritto su di lui una satira ingiuriosa, piuttosto maldestra. Lambertini gliela rimandò corretta e migliorata in più punti, dicendogli che in quella forma avrebbe avuto senz’altro più fortuna. Horace Walpole, figlio del primo ministro inglese, aveva composto invece un poema nel quale lo chiamava il papa migliore tra tutti i duecentocinquanta che si erano succeduti dopo Pietro, e il miglior principe dell’Occidente. Benedetto rispose dicendo che in effetti lui era come le statue della facciata di San Pietro, che a vederle da lontano fanno un’ottima figura, ma quando ci si avvicina sono tutta un’altra cosa.
Si lasciava spesso andare alla parlata bolognese anche in occasioni ufficiali, e in particolare non riusciva a liberarsi dell’intercalare «cazzo». Siccome da molte parti gli rimproveravano di essere un po’ troppo sboccato per un pontefice, aveva incaricato il suo affezionatissimo maestro di camera monsignor Boccapaduli (che lui chiamava «mostro di camera », perché era bruttissimo) di stargli sempre accanto durante le udienze e di tirargli la tonaca ogni volta che gli fosse sfuggita quella parola di bocca. Una mattina presto si presentarono i camerieri segreti a riferire come al solito sugli avvenimenti cittadini. C’era stato, dissero, un incendio nel rione Monti. «Cazzo! Ci sono morti?», chiese il papa. Subito Boccapaduli dette una strattonata alla tonaca, e il papa sottovoce: Avi rason… Continuando il racconto dei fatti di Roma, ogni volta il papa li commentava con un «cazzo!», e ogni volta il servitore dava uno strappo. Alla fine, stanco di tutto quel tirare, gli urlò contro: «Hai rotto i coglioni Boccapaduli! Cazzo cazzo cazzo! La voglio santificare questa parola! Voglio dare l’indulgenza plenaria a chi la pronunci almeno dieci volte al giorno!». E da allora, nessuno ebbe più da ridire sul suo modo di parlare.

Un giorno, era anzi notte, si precipitò negli appartamenti papali un monsignore, che aveva fama di uomo semplice e ingenuo, ma buono, ed era per questo molto amato dal pontefice. Erano passate le undici, e Benedetto era già a letto da più di un’ora. Il monsignore sembrava in uno stato di agitazione estrema: «C’è una cosa gravissima che devo assolutamente comunicare al papa – disse ai camerieri che cercavano di trattenerlo –, ne va delle sorti della Chiesa stessa ». Girava per la stanza levando le mani al cielo, disperato e smanioso: «Vi prego, sono sicuro che il papa domani si arrabbierà moltissimo se non lo avvertiremo subito». Alla fine i camerieri si decisero a svegliarlo. «Che è successo?», chiese Benedetto. Il monsignore con frasi spezzate e interrotte da «ohimé ohimé» biascicava di uno scandalo gravissimo: «Signore, Gesù e Maria, datemi la forza di dirvelo, è cosa talmente enorme, mostruosa che non si può neppure immaginare». «Allora? Parlate dunque», disse il papa, che cominciava a preoccuparsi e ad arrabbiarsi allo stesso tempo. Alla fine il prete, con la faccia atteggiata al raccapriccio più orrendo, passandosi più volte la mano sulla fronte sudata, mormorò con un filo di voce, come se inghiottisse un ripugnante boccone: «Santità, nel monastero tal dei tali è stata trovata una monaca incinta». «Cazzo! – disse il papa – Da come la facevate lunga pensavo fosse incinta un frate! Ma dico, voi mi svegliate per questo? Non se ne può parlare domani? Anche se sono il papa non ho mica la virtù di cambiare lo stato di una donna gravida! Lasciate dormire questo povero vecchio, va là». E tornò a letto

Campane di Pasqua

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
“Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!”
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.

Gianni Rodari
Mi affido ancora una volta a Rodari, uno dei pochi che sapeva parlare ai bambini per insegnare ai grandi. Caro Gianni – scusa se mi permetto di darti del tu – c’è davvero bisogno di accogliere Cristo per imparare a perdonare. Come te il Signore si rivolgeva proprio ai più piccoli, come te Lui parlava a chi sa ascoltare e vedere in profondità. Che è la cosa più difficile in un Mondo che ci ha rapito l’animo. Ma essere piccoli o essere deboli ed indifesi sono luoghi fertili dove può manifestarsi la potenza di Dio; i piccoli ci insegnano quanto sia importante rinunciare a sé stessi per aprire la porta all’Amore.

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Siogiovanni

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Racconti brevi di vita quotidiana ( spero allegri ed umoristici) aforismi pensieri idee di un allegro pessimista

Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista

Pensieri di Lisa

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Il pensiero libero

Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo

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