
Come
un profumo soave
invisibile
sento la tua dolcezza
e la stringo
e avvolge e penetra
il mio cuore.
Che rimane
infine
col dolore
di non vederti.
* Galassia, spirali, ricerca di eteree presenze lontane… per colmare l’infinito anelito del cuore

Come
un profumo soave
invisibile
sento la tua dolcezza
e la stringo
e avvolge e penetra
il mio cuore.
Che rimane
infine
col dolore
di non vederti.
* Galassia, spirali, ricerca di eteree presenze lontane… per colmare l’infinito anelito del cuore

In quanto persone siamo tutti, uomini o donne, dotati di pari dignità. Ora parlando della teoria del gender, essa vorrebbe andare oltre la distinzione maschile e femminile, considerandole solo dal punto di vista biologico come pure distinzioni sessuali che non possono avere quindi una valenza ontologica, cioè fondante e costitutiva della persona umana. Io credo invece che la distinzione di genere non sia riducibile a semplice differenza sessuale sul piano puramente biologico, ma che sia costitutiva del nostro essere persona e al contempo uomo o donna uno aperto al mistero dell’altra. Se andiamo a vedere le conseguenze storiche di questo dualismo, esse sembrerebbero dare ragione a chi oggi vorrebbe, attraverso un’etica e un’antropologia egualitaria, abolire tali distinzioni. Guardando ad esempio alle origini della Chiesa cristiana, emerge sicuramente un’idea di donna distorta e identificata con la materia, contrapposta all’uomo identificato invece con lo spirito. Esplicative in tal senso e sconcertanti sono le parole di San Girolamo che affermava: ” Finché una donna è per la nascita e per i figli, è differente dall’uomo come lo è il corpo dall’anima. Ma quando desidera servire Cristo più del mondo, allora cessa di essere donna e sarà chiamata uomo”. Discende da questa concezione anche un’immagine di Maria, madre di Gesù e della chiesa, idealizzata e anch’essa lontana da un modello femminile concreto e soprattutto umano.
Il genere donna è così condannato all’inferiorità e al dominio da parte del genere uomo. Quello che manca è qui una considerazione della donna in quanto persona a sé stante, distinta e indipendente dall’uomo. Ma recuperando questa necessaria distinzione fra la persona uomo e la persona donna, entrambi portatrici di eguali valori e dignità, si deve anche superare il dualismo maschile e femminile riducendolo a pura differenza sul piano biologico, per poter così cancellare le discriminazioni ancora presenti nella nostra società?
Per provare a rispondere ritorniamo alla teoria del gender, secondo la quale la diversità delle caratteristiche personali non è predeterminata dal sesso, ma si differenzia quasi esclusivamente a seconda della razza e della cultura di appartenenza. In base a tale concezione non si dovrebbero predestinare le persone a ruoli sociali o pubblici esclusivamente in base al sesso di appartenenza, ma tenere conto di altri fattori determinanti che agiscono nella società. Su questo sono daccordo, ma non accetto che si arrivi a sterilizzare la società da concetti di genere, abolendo la distinzione maschile femminile già nei bambini molto piccoli, riformulando il concetto stesso di famiglia non più composta da padre e madre, concetti essi stessi appartenenti ad un’antropologia dualistica e quindi discriminatoria, ma da genitore 1 e genitore 2 o comunque da persone non identificate in base al genere!
Tutto ciò sarebbe il primo passo per una vera uguaglianza fra uomini e donne entrambi portatrici di identici valori? Io non credo, anzi ritengo che questa teoria sia semplicemente funzionale al “sistema impersonale” di potere con il quale le élite mondiali vogliono controllare le società umane. Cancellare l’ordine “naturale”, o perlomeno i valori e la cultura che sono a fondamento della società per sostituirli con pseudodiritti cosmetici: ripeto sempre e fino alla noia che non esiste uguaglianza laddove regna l’ingiustizia sociale, che viene amplificata dalla cancellazione del lavoro, delle tutele sociali quali quella che riguarda la salute o la previdenza; a seguire si arriva attraverso la teoria di genere alla cancellazione della famiglia intesa come nucleo fondante della società, non solo da un punto di vista cristiano, ma anche dal punto di vista del diritto costituzionale che nell’articolo 29 la definisce così:
“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”
A me non interessa tanto definire cosa si intenda filosoficamente per “società naturale” o per famiglia, quanto piuttosto soffermarmi sul riconoscimento di un’istituzione, la famiglia appunto, che viene considerata nucleo, cellula da tutelare e da riconoscere. Una famiglia ha nella maggior parte dei casi la necessità di mettere radici, di avere una casa, dei riferimenti nel luogo dove essa nasce. Questo modello è messo in discussione forse perché non compatibile con la precarizzazione del lavoro attualmente messa in atto dalle cosiddette RIFORME?!?! Avere radici è appunto il contrario della necessità di spostarsi, cambiare continuamente lavoro, città o addirittura stato come vorrebbero gli sfruttatori del lavoratore-merce.
Ora potremmo discutere all’infinito se la famiglia come istituzione possa oggi essere formata solo da coppie eterosessuali o anche omosessuali, ma qualunque sia la nostra opinione in merito essa deve considerare la famiglia sempre e comunque come un confronto fra due alterità portatrici di eguali valori sul piano morale e giuridico. Non quindi due persone indistinte, o al massimo diverse solo sul piano della scelta del proprio orientamento sessuale. Due alterità significa persone che necessitano di stare insieme per completarsi a vicenda e magari pianificare un futuro che sia loro e al contempo appartenga alla società dove vivono: attraverso i figli si costruisce il futuro, ma questi necessitano di garanzie materiali che sempre più alle coppie vengono negate!!!
Riporto qui una delle tante perle della saggezza popolare: “Non si fanno le nozze con i fichi secchi!!!”
Tradotto significa semplicemente che non si può realizzare alcun progetto se non si hanno i mezzi necessari, quindi se è vero che la teoria del gender nasce per risolvere discriminazioni di genere, è altrettanto vero che tali discriminazioni non possono essere risolte se al contempo non si realizzano nella società le condizioni effettive di godimento dei diritti sociali unica garanzia di una vita dignitosa!
Ecco perché la Costituzione è il discrimine fra l’uguaglianza sostanziale e quella cosmetica! Non si può parlare di uguaglianza sostanziale se il sistema politico cancella i diritti sociali di primo livello e li sostituisce con parvenze di diritti: l’intenzione apparentemente lodevole di cancellare le diseguaglianze serve in realtà ad abolire le differenze e mettere tutto e tutti su un piano d’indifferenza annientando le persone. Tutti ugualmente senza valore e quindi mercificabili alla bisogna dal sistema dominante! Un modello violento e imposto con metodi che appartengono alla peggiore tradizione maschilista! La differenza è che invece di esaltare il dualismo fra uomo e donna, esso esalta il dualismo fra chi comanda e chi è sottomesso: il sistema di potere ci vuole sudditi impersonali e manipolabili, quindi sganciati da qualsiasi rivendicazione sociale!
Su un piano filosofico-religioso possiamo trovare un qualche fondamento alla teoria del gender? Possiamo cioè ridurre la sessualità a biologia scollegandola dall’essere persona?
Secondo me nel dogma trinitario si specchia questa dinamica di confronto fra alterità in quanto pur essendo UNO, Dio si manifesta nella relazione e nella trascendenza, in una pulsione d’amore che al pari dell’energia sessuale è in grado di generare e creare!
Credo che la sessualità vada ben oltre il sesso, anche chi è attratto da persone del suo stesso sesso replica questo dualismo maschile e femminile pur vivendolo nella dimensione del “limite”, quella cioè dove gli elementi sembrano fondersi e sovrapporsi pur rimanendo distinti. In Dio la distinzione è nell’unità, ma paradossalmente l’unità non è tale se non nella distinzione che genera amore…
Possiamo forse affermare che la “persona” è un progetto dinamico, in divenire in quanto aperto alla trascendenza dell’altro e attraverso l’altro aperto all’infinito, cioè a Dio. Ma questa trascendenza implica la distinzione, una differenza tra uomo e donna o maschile e femminile, che non può essere ridotta a semplice orientamento sessuale ma esalta invece l’essere persona nella diversità! La complementarietà dà forse fastidio a chi pretende di abolire le differenze di genere, essendo essa stessa garanzia del dualismo maschilista? Ma nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” di quale uguaglianza potremmo mai parlare? Come mai i genderisti convinti non spendono uguali parole per criticare un contesto sociale degradante e degradato da politiche ultraliberiste nemiche dello Stato costituzionale pluriclasse (cioè garante di tutte le classi sociali)? L’eguaglianza di genere sembra purtroppo funzionale al progetto neoliberista e quindi ben lontana dalla giustizia sociale che si vorrebbe rivendicare. Ma non è solo la famiglia ad essere messa profondamente in discussione, per incidere profondamente nel contesto sociale e far sembrare ciò che prima era considerato impensabile necessario si deve agire attraverso il sistema scolastico direttamente sui bambini. ESSI (i liBBBeristi) pretendono di imporre, con politiche mirate che partono dalla formazione degli insegnanti dei vari ordini scolastici, l’uguaglianza di genere come valore in sé da realizzate in concreto nei programmi scolastici in modo sistematico ed efficace! Ciò significa che gli insegnanti non dovranno limitarsi ad informare gli alunni, ma dovranno decostruire il vecchio mondo duale formato da maschile e femminile e provocare nei bambini (meglio se piccoli, dato che sono più ricettivi) e ragazzi reazioni egualitarie facendoli riflettere magari con situazioni e provocazioni tipo: che male c’è se un bambino indossa il grembiulino rosa della sorellina? Nessuna naturalmente! Idem per una gonnellina o vestitini alla moda!
Ora l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha prodotto un documento (sotto riporto parti del capitolo 6) dove si possono leggere gli * Standard per l’educazione sessuale in Europa
Al capitolo 6 di detto documento si afferma che l’educazione sessuale (definita olistica) deve avere un suo spazio specifico a scuola (a partire dalla scuola dell’infanzia),[…] che necessita di personale formato, ma che comunque dovrebbe essere realizzata anche in assenza di tali requisiti[…] Educatori competenti necessitano di una formazione in educazione sessuale così come di un’apertura mentale per la materia e una forte motivazione: devono credere fermamente nei principi dell’educazione sessuale sopra menzionati (leggetevi il documento cliccando sul link sopra). Ciò implica che le autorità scolastiche non facciano pressione su chi è riluttante ad essere coinvolto nell’educazione sessuale (sembra proprio che si devono scegliere persone fortemente orientate e ideologizzate ); piuttosto, gli insegnanti vanno stimolati e sostenuti […] Gli insegnanti di educazione sessuale necessitano di strutture di supporto e devono avere accesso a momenti di supervisione.
Concludo dicendo che formare gli insegnanti in funzione di principi considerati rigidamente acquisiti, non sembra certo la strada migliore per modellare la società verso un sistema più eguale e quindi più equo. Anzi siamo già ad un passo dall’imposizione-coercizione (genderismo appunto e non teorie di genere), parole che pur mascherate da buone intenzioni (tutela della salute pubblica=vaccinismo; lotta alle discriminazioni di genere=genderismo), non lasciano certo spazio al pluralismo (neanche a quello scientifico), negando per principio l’esistenza di diversi modelli sociali ugualmente validi e in grado di garantire quei diritti sociali che a parole sembrano tanto cari ai nostri governanti, ma nei fatti vengono costantemente negati.
* Sono risalito al documento linkato grazie ad un’interessante articolo sul sito Byoblu – Test gender ai nostri ragazzi dei licei…

Ringrazio WordPress per avermi dato l’opportunità di scrivere ed esprimermi in questo spazio virtuale che è il web! Ma preciso che non sono stato io a scegliere il blog , quanto piuttosto è stato lui a scegliere me! Mi spiego: nel marzo 2016 il mio Dirigente scolastico mi inserì nella piattaforma relativa all’aggiornamento digitale rivolta agli insegnanti della scuola. Doveva trovare tre o quattro nominativi e io fui uno di quelli. La piattaforma si concretizzò nel mese di settembre, quando uscirono le sedi e le date per frequentare i corsi scelti. Uno di questi riguardava proprio la creazione e gestione di un blog di classe. Pur essendo un’attività proposta da un’insegnante di una scuola superiore (io insegno nella scuola primaria), che aveva finalità informative all’interno del sito dell’Istituto e una minima ricaduta nella didattica, in breve tempo ci fecero aprire un blog sulla piattaforma WordPress e decisi addirittura di scrivere di getto e senza troppo pensare l’articolo che ripubblico sotto come segno di un nuovo inizio. Lì parlavo del peso delle “Mezze verità“, principali strumenti delle MENZOGNE che ci propinano giornalmente i vari mezzi d’informazione. Aperto il blog avremmo dovuto chiuderlo, ma così non fece ed ora eccomi qua. Non so se fra i 101 articoli scritti (questo è il 102) io abbia tenuto fede all’impegno che fa da sottotitolo al blog – di provare a dare “opinioni consapevoli” in grado di “districarci dal marasma delle mezze verità quotidiane“. Sicuramente nelle poesie c’è sincerità, esse esprimono una parte di noi. Gli articoli d’attualità o di politica e di economia sono frutto di opinioni personali ma spero non banali, in quanto scritti su problematiche che ci toccano da vicino e sulle quali è giusto confrontarsi. La filosofia e la religione sono invece parte dei miei vissuti e al pari delle poesie riflettono una parte di me!
Ringrazio il mio amico Lorenzo per avermi permesso di condividere le sue poesie, che sono state tanto apprezzate da molti lettori del blog. Ugualmente ringrazio il mio amico Stefano che oltre ad aver scritto un paio di articoli del blog mi ha sostenuto all’inizio di questo percorso, commentando e apprezzando i miei scritti. Senza di lui forse avrei smesso di pubblicare dato che non mi leggeva praticamente nessuno. Ringrazio infine tutti i follower e le persone che magari per caso si sono affacciate nel blog: chi per un “mi piace”, chi per una lettura veloce, chi per un commento di gradimento o di critica,… spero che tutti voi abbiate potuto prendere qualcosa da me come io, vi assicuro, ho preso dalle vostre presenze! Ma ora ricominciamo da ZERO …
Ogni rivelazione, anche quella “religiosa”, è un ulteriore velo sulla verità! Ri-velare appunto, vedere attraverso un velo e immaginare quello che si cela agli occhi e soprattutto alla mente. I contorni da soli non bastano a capire l’immagine nascosta e quando le informazioni necessarie a decodificare i messaggi della realtà dove viviamo, a partire dalla quotidianità spicciola e dalle necessità che ne fanno parte, vengono spesso distorte da messaggi parziali e invasivi, ecco che la menzogna prevale e non riusciamo a liberarcene.
Mi riferisco in particolare alla cosiddetta “informazione”, veicolata oggi da potenti media come la televisone o internet… Quando gli utenti di queste informazioni fanno “massa critica” ecco apparire tanti luoghi comuni spesso dannosi e discordanti.
Ora chiediamoci perchè la mente NULLIFICA quello che la cultura mediatica di riferimento non prende in considerazione? E inoltre i messaggi che passano centrano i problemi e soprattutto danno a noi persone comuni soluzioni per poter scegliere cos’è il meglio per la nostra vita quotidiana?
Lascio aperta la discussione…

O notte tenebrosa,
o giornata tempestosa,
o mattina senza sole,
così mi sento, questo è il mio cuore.
Sono stato abbandonato
e mi ritrovo disperato
la mia amata se n’è andata
col mio vicino si è accoppiata.
Ho comprato allora un canarino
che cantava ogni mattino
rallegrandomi un tantino,
ma il gatto del vicino
lo ha mangiato poverino.
Sono solo e mi rattristo
di penar più non resisto
comprerò un cagnolino
che rallegri il mio mattino.
Un cagnolino poi ho comperato
ma un sol giorno lui è durato
è rimasto spiaccicato
sol la coda ho ritrovato
è crudele il mio destino
era l’auto del vicino.
Son rimasto desolato
triste, solo e abbandonato
ma non è il crudel destino
è quello str@nz@ del vicino!
* siamo tutti un po’ vicini…

Metafora dev’essere
della vera vita
la nostra esistenza.
E difficile è coglierne
il senso profondo
nell’intelligenza divina
enigmatico mistero
di fronte alla sofferenza
degli esseri tormentati.
Quante volte chiediamo costretti
senza essere ascoltati ?
Ugualmente amiamo Dio
perché è l’unica speranza di salvezza.
Contraddizioni viventi noi siamo.
Smania continua di pienezza
ricerca di risposte concrete
che non ci siamo dati da soli.
Già un no sarebbe molto,
annullerebbe l’indifferenza
e ci innalzerebbe a creature.
Ma è chiedere troppo.
Significherebbe essere ascoltati
o meglio sapere con certezza
che qualcuno ti ascolta.
Un no vorrei sentire
per essere felice.
Ma la sua voce è muta
di un silenzio assordante
che non è possibile accettare.
* La poesia non è una negazione, ma un’affermazione di fede!
Sotto ripubblico un articolo che avevo scritto i primi di novembre del 2016. Per chi lo leggerà faccio notare che cambiando l’ordine dei burattini al governo (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, avanti il prossimo…) i risultati non cambiano, ma anzi la strada delle riforme di-strutturali va avanti senza ostacoli. In un recente articolo sul Corriere (LEGGI QUI!) ci informano che la crescita della spesa pubblica italiana nel triennio 2013-2016 è stata pari a ZERO, contro una crescita media nell’UE del 7%. I risparmi sbandierati nell’articolo suddetto sarebbero di ben 30 miliardi nel solo 2017, ma noi cittadini ce ne siamo accorti? Certo che si! Li vediamo (e subiamo) ogni volta che ci viene tolto un servizio, o quando accadono catastrofi come quelle di questi giorni causate dalle alluvioni: le amministrazioni locali e le regioni non hanno sufficienti risorse per mettere in sicurezza i territori, idem dicasi per affrontare le emergenze! Inutile ascoltare gli appellisti che dicono che il governo ha stanziato le risorse per la messa in sicurezza dei territori e che aspetta a loro usarli e bla, bla, bla…! La coperta è sempre più corta, le scete (sui tagli) sempre più dolorose e socialmente inaccettabili! L’alternativa alla privatizzazione dello Stato è ripristinare la Costituzione che mette al primo posto i diritti sociali e NON I RISPARMI FATTI SULLA PELLE DEI CITTADINI, ma ciò è possibile solo uscendo dall’euro e dai trattati sovracostituzionali che l’appartenenza all’UE ci impone! Lascio parlare il vecchio post che credo sia ancora attuale…

Dall’inizio della crisi e in particolare dall’entrata in campo di Monti che ha inaugurato l’era infinita dell’austerità, lo Stato italiano ha realizzato nelle manovre finanziarie notevoli “risparmi”, ma essi sono andati di pari passo ad una caduta verticale degli “investimenti” pubblici in modo praticamente trasversale a tutti i settori della vita sociale, che sono proprio quelli che servono ad esempio per la manutenzione delle strade, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, la prevenzione di disastri ambientali… Insomma, più lo Stato ha risparmiato, più ha tolto, cancellato, letteralmente MANDATO IN ROVINA il nostro paese! Inutile qui dire l’elenco infinito dei disastri che si sarebbero potuti evitare o perlomeno limitare con la giusta manutenzione e con adeguati investimenti pubblici, basta ricordare il recentissimo crollo del viadotto di Lecco! Ma come mai, se lo Stato risparmia, – perché il debito pubblico SAREBBE IL SOLO E UNICO PROBLEMA – tali risparmi non si convertono in servizi aggiuntivi, in risorse per affrontare l’emergenza, come ce la cantano giornalmente in tutte le salse da anni i media di regime?!?!?!?!?!? La spesa è un problema, quindi il risparmio, i TAGLI AGLI SPRECHI, sarebbero la soluzione, non è forse vero? Iniziamo a vedere l’effetto dei tagli o se preferite dei risparmi, sul comparto sanità: “La spesa sanitaria italiana è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno…” Qui trovate la fonte di tali dati.
Possiamo continuare con la spesa per l’istruzione:
Ocse: Italia penultima per spesa, record di Neet e prof anziani
venerdì 16 settembre 2016 – Edscuola – da Il Sole 24 Ore – di Alessia Tripodi
Una spesa pubblica scesa del 14% in 5 anni – che mette l’Italia al penultimo posto dopo l’Ungheria – record di insegnanti over 50 (con salari in calo) e di Neet, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano… L’articolo continua qui.
InZomma, sia se l’analizziamo per settori, – salute, istruzione, servizi… – sia se l’analizziamo in termini assoluti, l’Italia risulta tra i paesi dell’area euro con la spesa pubblica più bassa! Ed è tale spesa – che per i liBBeristi di tutte le salse che invadono con le loro blaterazioni la tv sarebbe ABNORME, PESO IMMORALE SULLE SPALLE DEI FIGLI, IMPRODUTTIVA, BRUTTA, SPRECO DA TAGLIARE… – che è rimasta in termini reali praticamente INVARIATA tra il 2005 e il 2015! Certo il debito pubblico continua a salire, ma siamo sicuri che sia questo il problema? SI! Siamo sicuri che il debito pubblico NON è il problema e ce lo certifica la stessa Commissione europea oltre che prestigiosi istituti di ricerca tedeschi. Qui l’articolo. Per chi non ha la pazienza di aprire i link e leggersi gli articoli riporto dei brani significativi:
“Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report…”, “…l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! “
Per collegare i puntini fra una frase e l’altra ripeto che l’articolo dovete leggervelo da soli. Però non fatevi trarre in inganno dalle conclusioni, dove l’autore dice che siccome l’Italia è il paese che più di ogni altro ha applicato i vincoli di bilancio imposti dall’UE, avrebbe quindi titolo per “chiedere”, “pretendere”, “realizzare” un maggiore flessibiltà e incrementare così gli inesistenti investimenti pubblici rilanciando la domanda interna ( i consumi) e incrementando il pil (la ricchezza prodotta dagli italiani). Le avrete sentite tutti le farneticazioni del buon Renzi, che addirittura si è spinto a dire “…non possiamo accettare che crollino le scuole per rispettare le regole di bilancio europee!” Eppure lui insieme ai suoi predecessori (Letta e Monti) sono stati i campioni di austerità: se riduci il deficit e porti il tuo paese al “pareggio di bilancio” ,e applichi addirittura il Fiscal compact allora significa che accetti con leggerezza di continuare a impoverire il tuo paese e a tagliare le risorse per la sicurezza e lo stato sociale! Ma al di là degli slogan politici, il motivo per cui i garzoni di bottega che si sono succeduti negli ultimi tre governi hanno “curato” la gamba sana dell’Italia, cioè la spesa pubblica con cui dal dopoguerra ad oggi gli italiani tutti hanno visto migliorare le loro condizioni di vita, non è certo per ignoranza o per incompetenza. Essi infatti hanno lavorato al servizio dei creditori esteri, gli stessi che attraverso il controllo del mercato dei capitali e degli spread dettano le regole del gioco: limitare la democrazia (per ESSI sinonimo di populismo), azzerare le tutele sul lavoro, demonizzare tutto ciò che è pubblico spingendo l’ex-Stato a privatizzare i servizi. Se vi ricordate la “crisi” è iniziata da una banca statunitense, la Lehaman Brothers, che a causa delle speculazioni dei mutui subprime fallì spalmando la voragine di insolvenze accumulate nel sistema bancario di tutto il mondo. Per chi non lo sapesse i mutui subprime sono ad alto tasso di insolvenza proprio perché dati a persone con lavori precari e senza tutele, appunto perché negli Stati Uniti la precarizzazione selvaggia del lavoro è la regola! Quando TUTTI o la stragrande maggioranza dei lavoratori hanno lavori senza tutele e possono essere licenziati dal datore di lavoro senza problemi, il sistema finanziario spinge a dare prestiti senza garanzie, siano essi carte di credito, mutui, finanziamenti poco importa: il modello sociale si basa sul DEBITO (non sui consumi) e poi quando una recessione globale fa saltare il giochetto aumentando vertiginosamente la disoccupazione, ebbene ci pensano gli Stati, attraverso l’austerità, a rapinare i propri cittadini incrementando le tasse e cancellando lo Stato sociale con i tagli: il tutto naturalmente per ripagare le SPECULAZIONI PRIVATE DELLE BANCHE. L’Italia, per fare un esempio, ha regalato, attraverso i fondi ESM istituiti dall’UE per salvare prevalentemente le banche francesi e tedesche, oltre 40 miliardi di euro. Leggete questo articolo per chiarirvi le idee. Questi soldi sono stati versati alle banche greche che prima della crisi avevano prestato senza troppe garanzie enormi capitali sotto forma di mutui e prestiti alle famiglie e imprese greche e tali soldi arrivavano prevalentemente dalle ricche banche tedesche e francesi. Tanto sapevano che arrivata la crisi nei vari paesi dell’eurozona ci sarebbero stati umili servitori pronti a strangolare i loro cittadini atteraverso l’austerità pur di ripianare, con i dovuti interessi, le folli speculazioni fatte dal sistema finanziario deregolamentato. In tutto ciò l’euro è il principale baluardo del sistema: una moneta che non appartiene a nessuno stato, gestita dal sistema finanziario a garanzia della realizzazione delle cosiddette “RIFORME DI-STRUTTURALI” e della speculazione selvaggia. Nel mondo dei predatori il più grosso mangia il più piccolo e in Europa il sistema finanziario tedesco è quello che più di ogni altro gestisce l’euro per i propri fini, senza tener troppo conto degli ormai innumerevoli focolai di ribellione che nei paesi europei stanno per venire alla luce. Forse è ora di iniziare ad aprire gli occhi e iniziare a guardare la realtà con più consapevolezza. In Italia finché l’opinione pubblica è distratta dai soliti temi della casta, della corruzione, dei privilegi, continueranno a farci credere che la terra è piatta, anche se sono ormai molti i liBBeristi che iniziano a raccontarci che il sole è luminoso e l’acqua è bagnata. Cosa voglio dire? Che iniziano già a cambiare disco cantando “lo Stato è brutto si, ma l’austerità è anch’essa cattiva”, “l’euro è divino si, ma se la Germania fa sempre e solo i ca..i suoi allora è meglio andare ognuno per la propria strada”. Il problema è che sti personaggi che dicono tali mezze verità, non lo fanno certo per noi, perché si sono pentiti o sono rinsaviti dopo aver per anni demonizzato lo stato e idealizzato la DIS-Unione europea basata sul Mercato Salvatore. Lo fanno perché da un momento all’altro il sistema potrebbe implodere e potranno così dire: ve l’avevo detto che era sbagliato! Ma chi vende menzogne non potrà mai fare niente di buono per la collettività. Che ci rimane allora a noi cittadini? La consapevolezza di quale sia la direzione da seguire, rafforzare lo Stato per ripristinare i diritti sociali garantiti dalla Costituzione e la speranza che ancora possano esistere forze politiche e sociali, vecchie o nuove che siano poco importa, in grado di schierarsi dalla nostra parte.

Oh Creatore delle forme,
di bellezze irraggiungibili,
allontana da noi
questo superbo rumore
che ci avvolge
impotenti ed ignari,
concedici
quell’umile e glorioso
silenzio
fonte di creazioni,
porta dell’Amore,
rifugio di salvezza
ricettacolo dei tuoi raggi
che, unico, ci ricorda d’essere cellule
del tuo grande corpo.

In questa notte
un manto di stelle
ci rivestiva di luce
ma assai più splendenti
erano i suoi occhi
languidi d’amore
e socchiudendoli appena lei mi disse:
“C’ho sonno! Andamo a dormì?”
Io allor mi meraviglio
il mio cuore è uno scompiglio
ma a lei scappa uno sbadiglio
più non so cosa pensar?!?!
“Amore non ti preoccupare”
– lei mi dice insonnolita –
“anche se a casa voglio or tornare
un bel sogno potrò fare
e noi lì ci incontreremo
certamente ci sposeremo
e molti figli avremo…
YAAAAWNNN…
Presto mettiti al volante
il mio sonno è ormai imperante!!!
Prima ero un po’ eccitato
ma ormai me so sgonfiato
io credevo che lei fosse una fata
non la Bella Addormentata!
“Ecco a casa ti ho portata,
o mia bella addormentata.
Dimmi domattina ti posso chiamare?
Sarai più riposata e la stanchezza
se ne sarà andata”.
Mi risponde un po’ assonnata:
“Prima di mezzogiorno non mi chiamare.
Sai com’è, troppo presto
non mi vorrei svegliare.
E anche al pomeriggio
magari un tantino
è bene fare un pisolino”.
“Oh che donna da sogno ho trovato,
sono proprio fortunato”,
prima che mi lasci solo gli dico:
” Cara Ca(mo)milla
SOGNI D’ORO!!!”

Domani
concederà il vento
alla foglia di vivere?
Sospiri d’eternità.
Hai sfidato la notte
in una lotta di pensieri.
Una domanda alla luna
che domina il vento
resterà senza risposta.
Solo un sorriso…

Innanzitutto mi scuso per la pessima qualità delle foto, vecchie di oltre 20 anni, sbiadite dal tempo e ri-fotografate con un telefono… il peggio in resa ma il passato è pur sempre passato quando ne resta traccia nel presente. Siamo infatti sicuri che i nostri cosiddetti ricordi siano meno sbiaditi e\o evanescenti delle foto da me pubblicate? Ma proseguiamo sulla via dell’in-voluzione interiore: in-… appunto perché riguarda l’interiorità; in-… perché circoscritta e poco mutevole, è come un voltarsi in varie direzioni e dimensioni rimanendo fermi; in-… perché non c’è mai un andare avanti che non sia al contempo un tornare indietro alla ricerca di sé stessi, rimbalzando eternamente e immutabilmente nella frazione di tempo che ci è stata donata!
In concreto dallo pseudo-passato…
Facciamo un passo indietro per parlare dei “pesi” e allegati: ero monade in un mondo parallelo, parliamo di quando avevo 15-16 anni, ero arrivato come su una faglia tettonica sottoposta a terremoti ricorrenti e qualcosa stava per cambiare; infatti scoprii di non essere l’unico di tal fatta, vi ricordo che il sistema sociale non ci ignora, ci riconosce ma non riesce ad incanalarci del tutto, ad offuscare nel marasma nullificante della pseudovita social-interattiva! Ebbene pur respingendo attirai anch’io dei poli con cui allargare gli orizzonti assai ristretti in cui mi ero rinchiuso. Il primo punto d’interesse fu l’attività fisica, che da attività praticata solitamente per passare il tempo oltre che per divertirsi e fare del bene al proprio corpo materiale, per me divenne un fine, una routine mentale oltre che fisica. Pompare endorfine quotidianamente, cercare di costruirmi un’immagine adeguata puntando sul fisico, non tanto per l’apparire, cosa che mi era aliena a quei tempi, quanto per sentirmi in qualche modo forte, al di sopra di uno standard che mi faceva sentire bene. In realtà correre e sforzare il proprio corpo senza riuscire poi mai a farne a meno era un male più che un bene, perché l’abitudine oltre che virtù aristotelica può trasformarsi in una pena, soprattutto quando ne sei schiavo, quando ti preclude un’evoluzione e ti limita. Il benessere fisico, trovare qualcosa che lo garantisse e insieme all’attività aggiungere anche vitamine e integratori vari nel tentativo di fermare il tempo e il male a venire. A che pro mi domando adesso? Ma andiamo avanti…
Alcune giornate tipo del tempo che fu: pioggia torrenziale, ma per non fermarci andavamo comunque a correre su e giù per le scale di casa, piccolo condominio di tre piani. Un rumoreggiare che si ripeteva per 20 e passa minuti lasciando allibiti i poveri condomini. Neve alta mezzo metro e corsa con stivaloni di gomma. Corsa alle due di pomeriggio in piena estate, quando non era possibile metterla in orari più idonei (no, non è la trama di un film di Fantozzi!). Oltre alla corsa e ai pesi, che si alternavano durante tutta la settimana, la domenica era invece dedicata a passeggiate più o meno avventurose sui monti vicini, parliamo del Conero o della Gola della Rossa o di Frasassi.

Quest’esperienze sono sicuramente le più belle del periodo, attraversare le placche rocciose sul mare sopra la spiaggia delle Due Sorelle: magari con al seguito un bel gruppo di persone inesperte da traghettare e far uscire indenni dall’esperienza, era sempre un bel passatempo che credo mi metteva a contatto con un’intimità che solo la natura può rivelarci. Pur essendo al di fuori, come il tutto che ci circonda, nella natura ritroviamo noi stessi proprio perché siamo anche noi natura, sussistiamo nella reciprocità ed è un dono di Dio che dovremmo considerare di più. Al di fuori delle nostre case, delle nostre isole mediatiche, delle nostre routine quotidiane, alienate ed alienanti, c’è un mondo che ci parla e che noi con le barriere mentali, materiali e immateriali cerchiamo quasi sempre di allontanare. Nelle nicchie cittadine un albero è solo un ornamento, non invece insegnamento, respiro, bellezza, sostegno, come è nella sua vera natura. Quindi debbo molto ai miei amici di quel tempo , a quelli della prigione fisica che però mi fecero incontrare la natura, pur con tutti i miei e loro limiti e anche non girando il mondo, basta un punto vero per conoscere il tutto nella sua essenza. Se la natura ti parla non sei più monade, perché lì c’è Dio! Questo l’avevo capito: si può morire nelle proprie routine alienanti e impersonali, ma si rinasce nel lasciarsi trasportare dalle sensazioni che solo la bellezza e la perfezione del creato può darti.
Quante passaggiate, innumerevoli! D’inverno partivamo alle tre del pomeriggio e si girava con le pile, a volte fuori sentiero, con la corda sulle spalle per scendere da paretine o canaloni scoscesi accompagnati dalla luna. O scendere saltellando su una parete con luce neon a tracolla, come alieni che discendono dallo spazio con le loro navicelle, attiravamo curiosi dalle vicine strade, anche se per fortuna sempre poco trafficate. Ripeto, avevo 15 – 16 anni quando iniziai a frequentare la combriccola dei pesi, capobanda Andrea che con i suoi 30 anni e 150 KG di peso come massimale alla panca, era maestro venerato da noi adolescenti. Allora conobbi anche il fascino dell’avventura chiedendogli consiglio per attraversare il Conero, partendo dalla piazzetta di Portonovo fino al paese di Sirolo. Mai avevo messo piede in quei sentieri, ma attraverso i racconti di Andrea che lo conosceva bene, una guida cartacea appena uscita in libreria e un compagno trascinato a forza nell’impresa un giorno partimmo con l’autobus e pur con molte difficoltà riuscimmo ad arrivare alla meta prevista! A dire il vero riuscimmo al secondo tentativo (a quel tempo non demordevo facilmente dalle idee che mi mettevo in testa) con un nuovo compagno, Massimiliano e la fortuna ci assistette visto che mentre arrivava ormai il crepuscolo, dopo 12 ore di camminata e vari avanti e indietro (così sarà tutta la mia vita) su sentieri e fuori sentieri sbagliati, dopo essere così riusciti ad attraversare tutto il versante mare del Conero iniziammo a scendere verso il “Passo del Lupo” ripido sentiero fra le pareti dell’anfiteatro e la spiaggia delle “Due sorelle”, non sapendo bene come continuare apparentemente prigionieri fra il mare e le ripide pareti del Passo del lupo, un sentiero che faticavamo ad individuare ben nascosto com’è dalle rocce! Fu un signore che stava risalendo dalla spiaggia che ci accompagnò verso la strada che portava alla vicina Sirolo, dove telefonammo da un telefono pubblico( non esistevano cellulari) al padre del mio amico Massimiliano per farci venire a prendere e riportarci a casa sfiniti! Dopo quella prima esperienza mi aggregai al gruppo di Andrea, che aveva eccellente spirito d’avventura nell’organizzare spedizioni domenicali sui monti nostrani. Ricordo gruppi di malcapitati in varie occasioni “critiche”: eravamo una volta in un pendio ripidissimo, in una zona vicino a Poggio San Romualdo credo. Fuori sentiero, buio, freddo, terreno bagnato e roccioso dentro il bosco, una lunga fila di persone che passavano a fatica fra i rami e la fitta vegetazione cercando di rimanere impiedi e…ogni tanto qualcuno spariva!!! C’era davanti a me Fagià (soprannome di Fabiano), che quando era teso e preoccupato diventava balbuziente, ricordo che disse ad Andrea più o meno queste parole:” O o o ohh An-An-Andrrreea, ma n..dovè a a-aanda-to Bru-Bru-Brun-nello, che era davanti a a m-me..” un secondo dopo lo svidi scivolare inghiottito dal buio lungo il ripidissimo pendio, solo un urlo e svariate scintille lo accompagnavano, mentre rimbalzava, nella discesa. Tenendomi la pancia per le risate non tardai a prendere la discesa anch’io: tutt’altro che spaventato, totalmente incosciente, continuavo a ridere mentre cadevo come una scheggia nel fitto del bosco… eravamo come sassi lanciati sulla superficie di un lago, saltellavamo sul terreno, rimbalzavamo fortunatamente senza tante ammaccature, con le gambe tese in avanti – ero voltato su un fianco – per poi fermarmi nei cespugli più folti sperando che fossero senza spini. Si ritornava a casa senza forze ma soddisfatti della nostra non-impresa, non c’erano altri fini che l’evadere da un sistema a cui tutti siamo sottoposti e noi stessi ci sottoponiamo, un sistema dove apparentemente tutto viene fatto per uno scopo, dove passeggiare di notte in pieno inverno, con le pile in un bosco scosceso, viene sicuramente considerata una pazzia, non se ne capisce bene il motivo, quando invece è semplicissimo: ci accorgiamo di vivere quando usciamo dalla gabbia delle regole che nell’in-voluzione della società umana abbiamo creato in modo sempre più rigido e soffocante. Se fossi un leone in gabbia o un delfino in una piscina probabilmente mi sentirei più libero di come ora, la vita che faccio ogni giorno con il suo contesto falsamente sensato e protettivo, m’impone soffocando ogni istinto di libertà.
Continua…
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Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista
Le emozioni mi strabordano
Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo
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