Oli vegetali: il veleno nascosto nella nostra dieta

Seconda parte del post di ieri. Direte: si ma il medico mi ha detto di evitare i grassi di origine animale, qui invece… Ma se soffrite di “stanchezza cronica” o di problemi digestivi o una delle disfunzioni metaboliche citate nell’articolo siete davvero sicuri che non valga la pena provare un’alimentazione con meno olio vegetati (sono praticamente ovunque, leggete gli ingredienti dei prodotti industriali che acquistate) e abbinarla con maggiori grassi animali e soprattutto molti meno carboidrati?

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𝗚𝗟𝗜 𝗢𝗟𝗜 𝗩𝗘𝗚𝗘𝗧𝗔𝗟𝗜: 𝗜𝗟 𝗩𝗘𝗟𝗘𝗡𝗢 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗗𝗜𝗘𝗧𝗔
C’è un veleno molto più subdolo del glutine dei cereali, e si nasconde ovunque: negli oli vegetali industriali.
Si tratta dei grassi estratti da semi come soia, arachidi, mais, canola, girasole, sesamo, lino e palma. Questi oli, una volta raffinati e processati ad alte temperature, diventano sostanze ossidate e instabili che danneggiano profondamente il nostro organismo, in particolare i mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule.
Prima del 1870, questi oli praticamente non esistevano nella dieta umana. La loro produzione su larga scala nacque dopo la Guerra Civile Americana, grazie a nuove tecnologie di estrazione e raffinazione. Vennero presentati come un’innovazione “moderna e salutare”, destinata a sostituire i grassi tradizionali come il burro, il lardo e l’olio d’oliva. In realtà, rappresentavano un esperimento industriale mai testato sulla salute umana a lungo termine.
Oggi questi oli sono onnipresenti: nei cibi processati, nelle salse, nei prodotti da forno, nei fast food e persino nei piatti serviti nei ristoranti. Evitarli completamente è una vera sfida.
Per capire il danno, bisogna capire cosa sono i grassi per il corpo umano.
I grassi costituiscono la struttura delle membrane cellulari, determinando la flessibilità, la comunicazione e la vitalità di ogni cellula.
Ne esistono due tipi principali:

  • Grassi saturi, solidi e stabili, naturalmente presenti nei tessuti animali e nel latte.
    Sono resistenti all’ossidazione e, contrariamente alla propaganda degli ultimi decenni, non sono la causa diretta delle malattie cardiovascolari.
  • Grassi insaturi, presenti in oli vegetali e semi, più fluidi ma chimicamente instabili.
    Con l’introduzione massiva degli oli vegetali raffinati, un nuovo tipo di grasso ha iniziato a dominare il metabolismo umano: i grassi polinsaturi (PUFA), in particolare gli omega-6.
    Il problema dei PUFA
    Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) — tra cui gli omega-3 e gli omega-6 — sono effettivamente necessari in piccole quantità. Tuttavia, nella dieta moderna, il consumo di omega-6 (acido linoleico) è aumentato in modo esponenziale, superando di gran lunga il rapporto fisiologico con gli omega-3.
    Questo squilibrio porta a:
  • Infiammazione cronica di basso grado,
  • Stress ossidativo e perossidazione lipidica,
  • Danni mitocondriali e cellulari,
  • Alterazioni del metabolismo energetico e ormonale.
    In pratica, i PUFA ossidati si inseriscono nelle membrane cellulari sostituendo i grassi saturi stabili. Nel tempo, questo altera la funzionalità delle cellule, favorendo processi infiammatori e degenerativi che sono alla base di malattie croniche come diabete, obesità, disfunzioni tiroidee, disturbi neurologici e cardiovascolari.
    Gli oli vegetali raffinati non sono alimenti naturali. Sono prodotti industriali fragili, ossidabili e infiammatori, che minano la salute mitocondriale e cellulare a lungo termine.
    Limitare drasticamente l’assunzione di oli di semi e privilegiare grassi stabili e naturali — come burro, ghee, , lardo, sego, olio d’oliva, olio di cocco e grassi animali di qualità — è uno dei passi più efficaci per ridurre l’infiammazione sistemica e ritrovare un metabolismo sano ed efficiente.

Vademecum su api e miele

Photo by David Hablu00fctzel on Pexels.com

Metto sotto un vademecum che ho trovato su internet. In realtà ci sarebbero molti altri “sapevi che…” per completare l’infinita lista di notizie sulle api ma magari se interessa ne parleremo in un prossimo post dedicato. Intanto sappiate che tutto ciò che viene dalla natura, se non modificato dall’uomo, apporta un enorme beneficio alla nostra salute. Sulle api la scienza ha scoperto sulo la punta dell’iceberg, pensate infatti che i trattamenti sulla parassitosi e virosi endemica di questi delicati insetti è il frutto dell’esperienza degli apicoltori, non di studi scientifici dedicati. Ma vi lascio al vademecum e se avete dubbi o curiosità chiedete pure.

Sapevi che il miele contiene una sostanza che aiuta il cervello umano a funzionare meglio? Sapevi che il miele è l’UNICO cibo sulla terra che da solo può sostenere la vita umana? Sapevi che un cucchiaino di miele è sufficiente per sostenere la vita umana per 24 ore? Sapevi che la propoli prodotta dalle api è il più potente ANTIBIOTICO naturale? Sapevi che il miele non ha una data di scadenza? Sapevi che per guadagnare 1 kg. di miele, hai bisogno del nettare di più di 1.000.000 di fiori? Sapevi che c’è un cucchiaio di legno speciale per il miele, e non uno di metallo? Sapevi che i fiori nei pascoli per le api producono il cibo più salutare del mondo? Sapevi che Il polline può avere più di 1500 colori e sfumature? Sapevi che i corpi dei grandi imperatori del mondo sono stati sepolti in bare d’oro e poi ricoperti di miele per evitare il marcimento? Sapevi che le api sono gli UNICI insetti che producono cibo per l’uomo? Sapevi che mamma (regina) depone il doppio del suo peso nelle uova in un giorno? Sapevi che le api battono le ali più di 11.000 volte al minuto? Sapevi che l’unico miele che può essere apprezzato da persone allergiche ai prodotti dell’apicoltura è il miele di manna (manuka). Lo sai questo? Un’ape vive meno di 40 giorni, visita almeno 1000 fiori e produce meno di un cucchiaino di miele, ma per lei è tutta la vita!

Mille e mille e mille voli!

Osservate il volo incessante delle api quando c’è un abbondante raccolto mellifero

Il girasole è la principale (se non l’unica) coltura mellifera in zone pianeggianti e collinari nel mese di luglio.

Parlando delle caratteristiche delle api non possiamo di certo dimenticare di menzionare le ali. Le api ne posseggono due paia e più avanti scopriremo perché esse si contraddistinguono davvero molto rispetto a quelle di qualsiasi altro insetto.

Come funziona il volo delle api?

L’apertura alare è davvero sproporzionata in base al peso del corpo poiché le ali sono molto piccole e sottili.  Da qui si è generato un vero e proprio mistero su come questi esserini riescano a tenersi in aria così a lungo e volare di fiore in fiore.

Intorno agli anni novanta però un gruppo di ricercatori di Ellington, ha condotto numerosi studi che poi hanno portato alla risoluzione dell’enigma. Osservando le dinamiche di volo delle api, gli studiosi hanno scoperto che il segreto era nascosto proprio lì. Quando le api spiccano il volo, le loro piccole ali ruotano in tondo creando così una specie di vortice: l’area di bassa pressione che si crea sul bordo anteriore dell’ala è ciò che consente all’ape di avere la spinta necessaria per sollevarsi e mantenersi sospesa in volo.

Le api hanno quattro ali. Ce ne sono due per ogni lato. Un’ape da miele può volare fino a 24 km all’ora. La cosa sorprendente è che il moto di volo delle api è diverso da quello di qualsiasi altro insetto. Questi animali infatti sono in grado di raggiungere vibrazioni impressionanti.  La frequenza dei battiti d’ali di un’ape è altissima, circa 230 battiti al secondo! Si tratta di un valore che supera quello di qualsiasi altro insetto conosciuto. Per quanto riguarda poi l’arco di rotazione alare, esso è di circa 90 gradi.

È importante ricordare inoltre che il volo è uno strumento importantissimo. Le api lo utilizzano non solo per spostarsi e raccogliere nettare ma anche per comunicare tra loro, per emettere calore e per far evaporare l’acqua durante il processo di trasformazione del miele. Le api sono in grado infatti di produrre particolari vibrazioni che scaldano l’ambiente e mantengono la temperatura ideale nell’alveare.

Qui l’articolo completo sul volo delle api –> https://www.apicolturalaterza.it/it/blog/il-volo-delle-api-oltre-le-leggi-della-fisica-b106.html

M

L’APE

Pur’io vorrei la pace:
— diceva l’Ape a un Grillo —
ch’er lavoro tranquillo
me soddisfa e me piace.
Ma finché su la terra
parleranno de guerra
terrò sempre, a bon conto,
un pungijone pronto:
er pungijone mio
che m’ha arrotato Iddio.
– Trilussa
(Carlo Alberto Salustri)

Smielare

In queste giornate bollenti, sia per il clima metereologico, sia per il clima politico, noi abbiamo pensato bene di estrarre il 🍯 raccolto dal duro lavoro delle api a cui non finiremo mai di dire grazie! Per mantenere la biodiversità e per addolcire le nostre giornate con il loro squisito nettare! Viva le 🐝!!!

Togliere i melari

Grazie all’utilizzo degli apiscampo che facilitano la discesa delle api nel nido impedendone poi la risalita, è relativamente facile togliere i melari spazzolando via le poche api rimaste.

L’ultimo messaggio di Koko

Nata il 4 luglio 1971 allo zoo di San Francisco, cominciò ad imparare la lingua dei segni con la dottoressa Francine “Patty” Patterson come parte dello Stanford University project a partire dal 1974. Aveva imparato 1000 segni per comunicare con gli esseri umani ed è diventata la prova concreta che gli animali sono in grado di provare stati empatici che Koko comunicava proprio attraverso i segni. Noam Chomsky affermò che Koko non produceva davvero un linguaggio perché si esprimeva solo a parole e non con delle frasi. Forse il problema è quello di voler antropomorfizzare gli animali, essi anche quando imparano modalità umane di vita si sintonizzano solo su alcuni aspetti del nostro mondo mentale. Siamo stati noi uomini ad addestrare Koko o è stata lei ad avvicinarsi al nostro mondo? Il messaggio “ecologico” che potete vedere nel video è forse frutto di un copione o è spontaneo? A me sembra molto “umano” ma ciò non significa che non sia frutto di un pensiero di Koko. Piuttosto la costante frequenza umana potrebbe aver fay superare la simbiosi fra animale e natura portando una parziale consapevolezza del suo esserne parte, Oltre l’istinto c’è la coscienza di essere, la nascita della consapevolezza del tutto e delle proprie parti, in una parola l’essere persona. E qui entriamo nell’ambito del mistero: il mistero dell’uomo e della sua autocoscienza, il mistero della natura e il suo essere madre generatrice di vita, il mistero di Dio e del suo Amore che fa muovere l’Universo!

Il dromedario e il cammello

Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: – Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.

Il cammello gli rispose:
– Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.

La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
“Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!”

G.Rodari, Il libro delle filastrocche, Toscana nuova

Luca 6,37-38

«Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi»

Razzolando!

La galline e i galli razzolano, cioè raspano il terreno in cerca di semini o insetti da beccare. Attività incessante e rilassante allo stesso tempo, sia per i polli che la praticano sia per chi si ritrova ad osservarli. Ma in questo breve video potete vedere anche altro, per esempio il breve balletto del gallo nero di razza Cemani nei confronti della gallina grigia di razza Amrok, idem il balletto del gallo grigio Amrock sempre intorno alla stessa gallina. I galli fanno un mezzo giro intorno alle galline allargando al contempo un’ala nel tentativo di corteggiarla. Sentite inoltre il gallo Amrock cantare, lui è diventato da poco il nuovo re del pollaio sovvertendo la gerarchia che era appartenuta invece del gallo nero Cemani per più di un anno. Infatti vedete il gallo Cemani avanzare curioso ma cauto verso la fine del filmato, ora è lui che deve stare attento a non infastidire il nuovo capo.

I galli ricominciano la loro attività riproduttiva anche perché le galline dopo un lungo fermo dovuto prima alla muta poi alla diminuzione delle ore di luce che è un’importantissima fonte di stimolo per loro, nel mese di gennaio, nel caso non l’abbiano già fatto, dovrebbero riprendere a deporre le uova. Infatti un vecchio detto recita così:

<< A gennaio non c’è gallinaccia che l’uovo non faccia!>>

Per dire appunto che ormai è proprio ora di riprendere a fare le uova e magari qualche cova primaverile per rifornire il pollaio con dei bei pulcini.

Bottinatrici d’autunno!

Se fossimo stati in Sicilia avremmo potuto fare il raro miele di nespolo, ma pazienza, ci accontentiamo vedere le api fare l’ultimo e prezioso bottino di stagione!

Siamo quasi al tramonto di questa bella giornata di novembre, le api amano uscire con il sole ma le temperature miti per il periodo, intorno ai 15 gradi, le spingono fuori per succhiare fino all’ultima goccia di nettare da mettere come scorta nell’alveare.

Quando poi le temperature scenderanno costantemente sotto i 10 gradi, le api formeranno il glomere e non usciranno quasi più dall’alveare. Il loro compito sarà quello di mantenere in vita la regina, il glomere vibrerà costantemente come un vero e proprio cuore pulsante creando il calore necessario alla sopravvivenza. Qui vediamo proprio cosa significa il concetto di superorgamismo alveare: ogni ape è come una cellula di un organismo superiore con compiti ben precisi, compresa la futura riproduzione di un’altra famiglia attraverso la sciamatura primaverile. Ma questa è un’altra storia e avremo modo di riparlarne in futuro.

Siogiovanni

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