Una bellissima esperienza raccontata dall’amico Stefano che vi consiglio di leggere.
Post di Stefano
Perché non cantarci sopra?
<<Secondo te è il caso di mettere la serata di ieri su Facebook?>>
Io ho risposto che forse era meglio di no, anche se da quel momento qualcosa ha cominciato a rimbalzare da un lato all’altro della mia mente.
Mia moglie ed io formiamo un duo di cantanti che si esibiscono in serate musicali di vario genere e, per farci un po’ di pubblicità, mettiamo foto e filmati delle nostre serate su FB. Poco tempo fa ci arriva una telefonata per chiederci se eravamo liberi una certa data per una serata, appunto, niente di strano, tranne che chi ci voleva era un istituto per anziani, una casa di riposo che voleva festeggiare l’estate con i suoi ospiti. Oltretutto si è dimostrata poi una bella festa e ben organizzata, in cui erano invitati anche i parenti degli ospiti: c’era un ricchissimo buffet, l’esibizione di un mago, un vero gelataio con il carretto di una volta, assistenti che aiutavano quelli con la mobilità più compromessa e la nostra musica. Dopo un primo momento di imbarazzo, soprattutto da parte mia, la festa è scivolata benissimo: ho visto anziani che sorridevano, altri che ballavano con i nipoti, qualcuno che ballava… sulla carrozzella, altri canticchiavano le canzoni che conoscevano, qualcuno ci faceva delle richieste musicali, qualcun altro si preoccupava di trovarci da mangiare o da bere, visto che eravamo impegnati a cantare, ho visto addirittura una signora in carrozzella che in occasione di una canzone si è messa a piangere, chissà quale ricordo le avrà destato? Insomma una bella festa in cui i dipendenti dell’istituto lavoravano diligentemente, ma divertendosi anche ed in cui anche tanti volontari, riconoscibili dalla scritta sulla maglietta, lavoravano per la riuscita della bella giornata, erano loro i veri eroi non certo noi due. Una signora apparentemente vecchissima e con una cifosi troppo evidente mi chiedeva qualcosa di… Vasco Rossi! Sembrava fuori luogo, ma solo fino a che sua nipote non ci ha confessato che la “vecchissima” ha solo 72 anni, la stessa età del cantautore e pochi più di me, ed andava a tutti i suoi concerti, fino a che non è rimasta bloccata da una malattia degenerativa.
Al termine della serata, quando anziani e parenti ci facevano i complimenti, ci siamo sentiti bene, abbiamo sentito di aver realizzato quello che è il nostro scopo di musicisti: regalare qualche ora di serenità a coloro che capita ci ascoltino. Ma stavolta ancora di più: in questa epoca in cui è vietato parlare di vecchiaia, di malattia e di morte, addirittura vergognoso confessare su Facebook che i propri fan sono degli anziani di una RSA, beh, è una stortura, non sono d’accordo. Le condizioni dell’ultima frazione di vita sono parte della vita stessa, da viversi in modo completo e migliore possibile, non c’è nulla da vergognarsi, il cuore è sempre in grado di emozionarsi, la mente, se è ancora sveglia, può dispensare saggi consigli e magari ci si può divertire ancora, e quindi… perché non cantarci sopra?
