Maschere, commedia dell’ arte e carnevale!

La Commedia dell’Arte, nata nel XVI secolo, è il cuore della tradizione carnevalesca italiana, basata su maschere fisse, improvvisazione (canovacci) e equivoci comici. Personaggi iconici come Arlecchino, Brighella, Pantalone e Pulcinella incarnano vizi e virtù regionali, creando intrighi amorosi e scambi di persona. Le maschere, evoluzione dei giullari medievali, esaltano mimica e costumi per creare spettacoli popolari e satirici. 

Ancora oggi i racconti e i dialoghi con protagonisti le maschere della commedia sono bellissimi da leggere e ancora più belli da fare recitare ai bambini a scuola! Volete una prova? Ecco di seguito alcuni esempi, giudicate voi:

Arlecchino finto sordo

Immagine tratta da Wikipedia

Arlecchino: Oh, come sono stanco! Non ho proprio voglia di far
nulla!
Pantalone: Arlecchino!!!
A: Uh, è già qui! Un’idea! Mi fingerò sordo e così non lavorerò.
P: (soffiando) Arlecchino, Arlecchino..va’ subito a prendermi la
medicina!!..
A: Come, devo andare in cucina?
P: Ma che cucina! La medicina, ho detto. Corri a prenderla in
farmacia!
A. Quale Lucia? Non ne conosco io di Lucie!
P: Ma cosa dici: Lucia! Sei diventato matto?
A: Il gatto? Questa è bella!
P: matto| Mattooo!
A: No, non sono matto! Mi sono venuti gli orecchioni e sono diventato
sordo!
P: Che cosa?
A: No, non la rosa!… Sordo!
P: Sei diventato sordo, eh? Ora prenderò un bastone e ti farò
guarire io!
A: No, no, aiuto! Vado subito in farmacia!

IL PRANZO DI ARLECCHINO

Arlecchino: -Caro Brighella, senti un po’ qua!
Brighella: -Dimmi: che novità?
A: -Oggi è domenica di Carnevale, ti offro un pranzetto senza
l’uguale!
B: -Grazie, l’accetto. Ma chi cucina?
A: -Dietro ai fornelli c’è Colombina!
B: -Bene! Benissimo! Che mangeremo?
A: -Ecco: antipasto di latte e fieno; poi la minestra di pere cotte;
arrosto d’uova di mezzanotte; peli di gatto con salsa molle; e,
infine, torta d’uva e cipolle!
B: -Ah, sì?.. . no, non posso. .. non posso… grazie lo stesso!
A: -Come non vieni? Me l’hai promesso! Guarda, mi offendo. Ti
picchierò.
B: -Calmati! Vengo. Ma porterò io stesso i viveri per tutti e tre!
A: -Volevo questo, sciocco, da te!

Maschere e mascherate

Mamma mia che paura! Davvero terrificante! Poi però capisco tutto: tra quindici giorni è carnevale e i buffoni di regime finalmente possono unire l’utile (dis-informare) al dilettevole (traverstirsi da giornalisti, virologi, esperti de Lascienza…).

Il vestito di Arlecchino

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.

Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.

Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.

Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

Gianni Rodari

Siogiovanni

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