L’amico Stefano mi ha inviato una riflessione sulle elezioni europee e sulle motivazioni che stanno dietro la sua scelta di non votare. Certo il dato è stato inequivocabile, oltre la metà degli aventi diritto al voto non è andato a votare! Ma serve a poco illuderci che al sistema importi qualcosa, anzi i partiti “gonfiati” dal non voto sfoggiano il fisico mostrando i muscoli usciti dalla tornata elettorale : infatti il quasi 29% di fratelli d’Italia o il 25% del PD, – se rapportati agli aventi diritto al voto e alle schede nulle o non votate – corrisponderebbero a meno della metà (13 e 11% circa di rappresentativita’)! Quindi la loro legittimazione popolare altro non è che una bella bambola gonfiabile mostrata dal sistema come reale e tangibile e non certo pupazzo di plastica ben modellato.
Peccato quindi che questi calcoli stanno solo nella nostra testa, la realtà, come al solito, è ciò che a cui media vogliono che la gente creda. Concludo dicendo a Stefano che posso assicurarvi che molta gente stanca dell’UE è andata a votare proprio nella speranza di trovare equilibri politici “sovranisti” in grado di accelerarne la fine. Quindi se quel 10-30% di non votanti per protesta avesse appoggiato attraverso il voto partiti che in UE osteggiano la rielezione di una Von Der Leyen o personaggi simili, pensate davvero che il sistema avrebbe potuto rimanere indifferente e continuare a far finta che nulla fosse accaduto?
Post di Stefano
Faccio parte della maggioranza
È da tanto che non mi succedeva: appartengo al 50,30% delle persone che non hanno votato alle europee. Molti sono convinti che non votare sia un errore e che, anche quando si è contrari alla ”istituzione” Europa, occorra votare un partito sovranista così da cambiare o abolire l’Europa dall’interno. Anche se rispetto l’idea dei sovranisti votanti, non la penso così. La mia motivazione è tanto banale quanto semplice: io non voglio l’Unione Europea, neanche questa specie di patto tra 27 stati che antepone le proprie leggi a quelle singole nazionali. Per me l’Italia è Italia ed ho maturato questa convinzione da almeno 15 anni. Poi vanno benissimo gli accordi bilaterali, l’amicizia tra nazioni e gli scambi commerciali. Non credo che si possa mai cambiare qualcosa dall’interno: ogni sistema è strutturato per resistere soprattutto agli attacchi interni e, infatti e ad esempio, i risultati elettorali non tengono conto delle astensioni. Non credo che il parlamento europeo abbia il benché minimo potere, mentre effettivamente chi comanda è il consiglio europeo: organo non democratico. Sopra questo comanda il deep state degli USA, altro “non” organo non democratico e, sopra gli USA, comandano le lobby delle multinazionali soprattutto finanziarie e organi privati, e sopra ancora chissà chi! Semplicemente non voglio farmi prendere in giro, non voglio perdere il mio tempo e “dignitosamente” non ho votato. Con questo non voglio dire che chiunque abbia fatto la mia scelta abbia le mie stesse motivazioni, perché c’è sicuramente una grossa percentuale di apolitici e di “qualunquisti” che se ne fregano e che badano al proprio orticello senza occuparsi di queste cose. Ora non vorrei essere confuso con tali persone e credo che non lo vogliano nemmeno tutti quelli che la pensano come me e che stimo essere in una percentuale tra il 10 ed il 30%. E sono quelli che, con pochi distinguo, non si sono vaccinati o lo hanno fatto controvoglia. Quelli che non sono d’accordo con la narrazione sulla guerra in Ucraina, quelli che stanno coi Palestinesi, eccetera, eccetera… In pratica, gente che ha fatto lo sforzo di usare il proprio cervello e di non lasciarsi pilotare dal mainstream. Ben inteso: anche tra i votanti, sono convinto, c’è gente in buona fede che crede nell’istituzione europea. Io invece sono arrivato alla conclusione che grande non è bello poiché è al di fuori del controllo di ogni singolo, piccolo invece è bello: perché nel piccolo si possono, per esempio, conoscere i rappresentanti per votarli. Le istituzioni, soprattutto quelle grandi, si abbattono non partecipando, non votando, non ubbidendo, adottando comportamenti antisistemici e, soprattutto, costruendo delle realtà alternative al di fuori. Ce ne sono molte di realtà alternative anche in Italia, alcune fiorite in particolare dopo il covid, altre invece strutturate, come quella di Damanhur in Piemonte fondata oltre 50 anni fa e che conosco direttamente: alcune condividono valori etici e spirituali, altre solo valori etici. L’importante è che pur crescendo nel numero e nella diversità restino piccole, così da non correre il rischio di diventare nuovi stati controllati da individui che etici non sono.

