Guardate il filmato, i protagonisti dell’oggi ci sono tutti: personalità illuminate, paternalismo, popolo sottomesso, ambiente ecclesiastico, il poverello d’Assisi… Una “commedia distopica” potremmo definirla. Quando citiamo Orwell o Huxley per parlare della loro capacità di descrivere con anni di anticipo quanto sta accadendo oggi, forse dovremmo ricordarci di aggiungere Paolo Villaggio. Riflettendo sulla funzione di questo tipo di letteratura rimangono aperte due strade. La prima è quella di aiutarci a leggere i segni dei tempi per saperlo affrontare con più consapevolezza. La seconda invece ci porta di fronte ad un vicolo cieco: nessuna speranza hanno i protagonisti di questi racconti, quindi è inutile qualsiasi reazione da parte nostra, meglio lasciarsi trasportare inerti dagli eventi, remare controcorrente non fa che aumentare le nostre sofferenze. Del resto cosa dice il Megadirettore a Fantozzi alla fine del filmato: “…posso aspettare fino a mille anni!”. Riflettiamo gente, riflettiamo…
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Tu sei la notte!
Tu sei il giorno e la notte. Noi siamo crepuscolo. Tutto ciò che Tu crei è solamente sera e mattino, serrato fra il giorno e la notte, lama sottile, angusta fessura. I più alti fra i tuoi spiriti li hai chiamati stelle del mattino, ma noi, uomini, siamo davvero i figli della sera. Davanti a noi fugge eternamente il giorno e dietro noi avanza la notte e incessantemente ci partorisce dal tuo seno. Dietro a noi e davanti a noi, principio e fine, in una lontananza irraggiungibile, perché noi non possiamo evadere dall’angusto sentiero del mattino e della sera. Nella pallida luce crepuscolare del mattino e del vespero le tue creature si aggirano come uno spettrale corteo. Esse non possono penetrare nel tuo mezzogiorno avvampante, nella mezzanotte vellutata senza confine. O imperscrutabile! Che vivi in una luce inaccessibile che è anche inaccessibile tenebra! Tratto da “Giobbe parla con Dio”, Peter Lippert, editrice Studium, Roma.
Siamo fragili creature eppure c’è chi si crede Dio, impera e dall’alto della sua saccenza manipola la vita e schiavizza altri uomini. Il godere di quell’amore che crea e ci sostiene dovrebbe essere il faro che ci guida nella notte, eppure non è così. Una realtà di mezzo, per quanto il male ci renda ciechi il suo dominio è limitato ed evanescente. Scacciamo quindi la paura e affidiamoci alla Perfezione luminosa che precede e genera l’esistenza toccando ognuno di noi con il suo infinito Bene!
Riflessioni filosofiche: la linfa della vita

“Anche le gioie del più profondo affetto sono solo l’ombra della luce”. Franco Battiato
Cos’è che ci divide? Che cosa sono questi gusci impenetrabili che mantengono le emozioni prigioniere di un io tiranno? E’ questa la nostra condanna: essere prigionieri dei nostri stessi pensieri, un nugolo scuro che ci accieca e ci addormenta. E’ come un torpore mortale che ci rende prigionieri dell’illusione, un torpore provocato dalle nostre coscienze inconsapevoli, non ancora in grado d’uscire dal grembo dell’essere per iniziare ad esistere. In realtà non è il corpo a costituirci e a trascinarci nella vita, ma sono i pensieri a dare forma al nostro corpo, perché la mente è sempre rivolta all’esteriorità e all’azione. Ma cosa dà forma alle tante forme d’amore che sono presenti nella nostra esistenza? La ragione non può spiegarci perché amiamo qualcuno, da dove nasce l’empatia o la compassione. E questo sentire ci guida ogni giorno, eppure noi ne siamo a malapena consapevoli. Tutto nell’evoluzione collettiva ci porta a vivere all’esterno. Ma se apriamo gli occhi, pur rimanendo nel torpore del sonno, ogni cosa nel mondo in cui viviamo inizia a perdere spessore e significato per diventare solo apparenza. E se apriamo ancora di più gli occhi allora potremmo accorgerci che l’intera nostra vita non è altro che apparenza, un ricoprirsi di maschere in mezzo ad altre maschere. E spesso sotto queste coperture c’è un essere che vive e soffre, perché soffocato dallo stesso sistema che gli impedisce di respirare. E’ il sistema del possesso, dell’avere, del non-essere: perché l’uomo ha creato una prigione così difficile da penetrare?
Ci vengono proposti traguardi ambiti da raggiungere per diventare qualcuno, cose da possedere, modelli da imitare…Ma è inutile abbellire la nostra prigione, ridipingere di volta in volta le pareti, renderla più comoda e confortevole o dividerla con qualcun altro…rimane e rimarrà sempre una prigione da cui non si può scappare. Se il nostro problema è dare spazio al vero sé, all’esistenza nel vero senso del termine, allora è necessario uscire dalla prigione. La chiave per uscirne dev’essere nel posto più segreto e innominabile, al buio perché non deve essere vista e trovata: questo posto è l’essenza intima che ci costituisce, è il nostro stesso cuore spirituale.
Forse allora ci accorgeremmo che siamo davvero i tralci di una stessa vite, che la linfa che ci nutre è la stessa, che siamo un’unica entità pur essendo in tanti a poter dire “io esisto”. Forse allora ci accorgeremmo che esistiamo come rami o foglie e non come piante separate, che l’individualità puramente razionale è un inganno della mente, un non voler accettare il proprio vero essere. Capiremmo che l’amore che a volte ci pervade e che rivolgiamo ad un’altra persona in realtà non ci appartiene, ma è la stessa linfa che ci tiene in vita e che ci ha creati. E quando riuscirò a smettere di sognare, allora io non esisterò più come tralcio, come entità separata, ma esisterò invece come l’intera pianta nutrita da una linfa d’amore. Così da individuo che esiste nel tutto diventerò consapevole di essere l’intero tutto. Ma questo non potrà mai realizzarsi fintanto che ci saranno uomini che continueranno a vivere separati nelle loro accoglienti prigioni. E’ duro ammettere a sé stessi che io sono nel povero, nel malato, nel tiranno spietato, nell’essere più degradato come in quello più sublime. Siamo attraversati da uno stesso flusso, questo flusso è la linfa della vita, con le sue scorie e il suo nutrimento. Impariamo a riconoscere la purezza attraverso il divino che è in noi e che è in grado di portarci verso la luce della consapevolezza. Chi-amati per nome, uno ad uno risorgeremo ad una nuova vita!
Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore! (prima parte)

* Le pagine che seguono sono frutto di riflessioni personali filosofico-esistenziali , non so se abbiano un senso o se perlomeno risultino comprensibili, ma ho deciso comunque di condividerle a puntate (i mattoni difficilmente si digeriscono). Ecco quindi la prima parte di un lungo discorso iniziato anni fa e in cammino, come la vita, verso mete sconosciute!
Avanti e indietro, indietro e avanti…
NON RIESCO A USCIRE DALLA GABBIA! Eppure in questo mondo nero un’ascesa e forse più di una l’ho avuta, una spinta per cambiare, in meglio, l’ho data, un’iniezione di speranza più volte, qualcuno, me l’ha regalata. Non tutto è da buttare, ma io sono incontentabile e annaspo: di che ho (abbiamo) bisogno per essere felici? Tutto astratto vero sto ragionamento? Non sono Budda, non vado in cerca il Nirvana, né lo voglio, ma la vita senza Verità e senza Dio (sinonimi che superano ogni fede) non so proprio a che serva, chiudi gli occhi e sei già polvere e quindi è un sicuro non senso: capite il perché non si può fare a meno di credere? Siamo indubbiamente eterni altrimenti non saremmo ORA, ma il dono è tutt’altro che facile da gestire. I saggi delle varie epoche che ci hanno preceduto i semi li hanno piantati eccome, ma va un po’ a gestirla tutta sta roba nella tua vita!!! Che poi ti accorgi che tanto tua non è.
Partiamo dall’orticello che coltivi giorno dopo giorno, ti circondi di abitudini, di normalità, ne hai bisogno ma quando l’imprevisto s’insinua e spezza il TUO sistema di regole… dove te le ficchi, come continui sulla strada della normalità apparente?
Poi c’è il campo, quello che ti coltivano attorno e da cui dipende anche la pseudo normalità di prima: la società con i suoi sistemi ti accoglie e ti insegna a ragionare su dei binari prestabiliti. Nei vari stadi di società e di realtà possibili, quello che vince è anche il più lontano da quello che sei o meglio dovresti essere, cioè una persona libera volta all’amore per se stessa e per chi gli sta accanto. Ma quando mai lo siamo?
Regna l’ingiustizia sociale e spirituale, vincono i controllori che godono nel poter dettare le regole adatte a normalizzare una non-realtà piena di male, in cui Dio (e quindi l’uomo che è una sua immagine) è assente e tenuto lontano in ogni modo, basta pensare che l’immateriale è ormai dominio dei controllori, c’è di fatto una rete telematica in cui ci riconosciamo e da cui dipendiamo. La nostra mente che MAI vuole perdere il controllo non ci lascia un solo istante: come fare a meno dei telefoni, dei pc, della RETE! Chi pensa a Dio come all’IMMATERIALE, ebbene si sbaglia, perché il REGNO DI DIO è il REGNO DELL’INCONTRO, Dio è colui che ti tiene per mano in ogni istante della tua vita, ma che tu ignori anche mentre lo stai guardando negli occhi, l’indifferenza con cui viviamo è agghiacciante, come ho detto sopra, annaspo, non ho molte cose da dire, eppure intuendo l’assurdo di questa vita non riesco comunque a rigettare il controllo, a rivoltare i falsi abiti che indosso, a guardare veramente oltre le apparenze.
Ricapitoliamo: cos’è l’uomo, l’uomo di ogni tempo e di ogni epoca?
L’uomo nella “storia”, quella dei documenti e delle testimonianze, è controllo, cioè dualismo perenne di controllori-controllati!!!
Cosa c’è oltre l’apparenza?
C’è Dio-Verità, colui che ci tiene per mano in ogni istante della nostra esistenza!
Perché viviamo nella pseudo-normalità, vero male di ogni epoca, ora giunta al culmine attraverso la massificazione immateriale della rete?
Perché Dio è persona vivente, è l’incontro, l’amore, la reciprocità, mentre la materia, così come l’immateriale in cui ci ostiniamo a vivere è l’oblio, l’indifferenza, il male che vuole in ogni modo costringerci alla non-vita lontano dal vero bene. L’uomo insomma attraverso il libero arbitrio può vivere lontano da Dio pur essendo morto, cioè svuotato della sua anima, una parvenza d’amore colmata dall’odio più puro dell’indifferenza. Non è forse questa la realtà che nei secoli, nei millenni abbiamo plasmato? Quanti di noi di fronte alle occasioni d’incontro con il bene, gli voltano, poco o tanto consapevolmente, le spalle? Chi ha il coraggio di uscire dal sistema di controllo a cui ci sottoponiamo più o meno liberamente? Si fa finta di vivere, per cosa?!? Provate a domandarvelo veramente VOI per cosa vivete e in che cosa credete!! Vi accorgerete che non troppe parole usciranno dalla vostra bocca, nulla o quasi attenuerà il torpore della vostra mente…pseudorisposte, forse neanche quelle, per poi affrettarsi a tornare nel sonno dell’incoscienza!
Continua…

