Vademecum su api e miele

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Metto sotto un vademecum che ho trovato su internet. In realtà ci sarebbero molti altri “sapevi che…” per completare l’infinita lista di notizie sulle api ma magari se interessa ne parleremo in un prossimo post dedicato. Intanto sappiate che tutto ciò che viene dalla natura, se non modificato dall’uomo, apporta un enorme beneficio alla nostra salute. Sulle api la scienza ha scoperto sulo la punta dell’iceberg, pensate infatti che i trattamenti sulla parassitosi e virosi endemica di questi delicati insetti è il frutto dell’esperienza degli apicoltori, non di studi scientifici dedicati. Ma vi lascio al vademecum e se avete dubbi o curiosità chiedete pure.

Sapevi che il miele contiene una sostanza che aiuta il cervello umano a funzionare meglio? Sapevi che il miele è l’UNICO cibo sulla terra che da solo può sostenere la vita umana? Sapevi che un cucchiaino di miele è sufficiente per sostenere la vita umana per 24 ore? Sapevi che la propoli prodotta dalle api è il più potente ANTIBIOTICO naturale? Sapevi che il miele non ha una data di scadenza? Sapevi che per guadagnare 1 kg. di miele, hai bisogno del nettare di più di 1.000.000 di fiori? Sapevi che c’è un cucchiaio di legno speciale per il miele, e non uno di metallo? Sapevi che i fiori nei pascoli per le api producono il cibo più salutare del mondo? Sapevi che Il polline può avere più di 1500 colori e sfumature? Sapevi che i corpi dei grandi imperatori del mondo sono stati sepolti in bare d’oro e poi ricoperti di miele per evitare il marcimento? Sapevi che le api sono gli UNICI insetti che producono cibo per l’uomo? Sapevi che mamma (regina) depone il doppio del suo peso nelle uova in un giorno? Sapevi che le api battono le ali più di 11.000 volte al minuto? Sapevi che l’unico miele che può essere apprezzato da persone allergiche ai prodotti dell’apicoltura è il miele di manna (manuka). Lo sai questo? Un’ape vive meno di 40 giorni, visita almeno 1000 fiori e produce meno di un cucchiaino di miele, ma per lei è tutta la vita!

Miele Vs zucchero

Raccoglitore di miele, graffito di 7000 anni fa

Gli alimenti così come la natura li produce, non trasformati, solitamente sono più salutari. Il miele esiste fin dall’antichità: esistono graffiti che dimostrano che quando eravamo cacciatori e raccoglitori, conoscevamo il miele che si mangiava succhiandolo direttamente dal favo. Se avete la fortuna di assaggiare miele direttamente dal favo, cosa che pochi apicoltori oggi producono, capirete che ha un sapore diverso perfino da quello grezzo estratto tramite centrifugazione. All’inizio vi sembrerà strano, forse “vecchio” ma poi probabilmente non riuscirete più a farne a meno. Il problema è che non siamo più in grado di sentire i sapori perché l’industria ci ha abituati a coprirli, tutto è esageratamente dolce o salato e null’altro esiste nel mezzo! Il miele è un alimento che è sempre stato nella storia dell’uomo, il nostro corpo lo conosce. Non è stato trasformato, è come la natura lo produce.

Quali sono le sue caratteristiche?
Il miele è fatto per l’80 per cento da glucosio e fruttosio liberi, non attaccati come nello zucchero (il saccarosio). È importante capire che sia il glucosio sia il fruttosio possono avere degli effetti nocivi per la salute perché fanno alzare la glicemia quindi anche il miele la fa alzare. Il fruttosio ha un’azione negativa perché ostacola il funzionamento dell’insulina, è la causa principale della gotta perché fa aumentare l’acido urico e questo impedisce il buon funzionamento dell’insulina. Però nel miele e nella frutta c’è anche la vitamina C e una quantità di polifenoli che moderano l’azione negativa del fruttosio. Oltre a degli enzimi contenuti nella saliva delle api che contribuiscono a trasformare il miele in un prodotto unico e ancora in parte dai benefici misteriosi.

Le proprietà salutari del miele sono tante…
Mangiando il miele possiamo beneficiare delle sue sostanze protettive antinfiammatorie e antisettiche. Il miele è anche un ottimo disinfettante. Studi mostrano come sia utile sciacquare la bocca con una soluzione che contenga miele quando si hanno afte in bocca. Nei malati trattati con la radioterapia per il tumore della lingua e della guancia, che causa disastri nella mucosa orale, il miele allevia questo dolore, e permette di guarire le afte. Va utilizzato localmente, in bocca e non per ingestione, dato che nei malati in chemioterapia la glicemia deve rimanere bassa. Esistono anche studi che mostrano come il miele sia in grado di abbassare la glicemia in caso di diabete.

Infatti alcuni ricercatori dell’Università di Toronto hanno recentemente pubblicato uno studio, apparso sulla rivista Nutrition Reviews, che ha preso in considerazione ben 18 studi clinici volti a determinare gli effetti del miele sulla salute metabolica, con il coinvolgimento di più di 1100 soggetti. Lo studio ha dimostrato chiaramente che il consumo moderato e regolare di miele abbassa la glicemia a digiuno, il colesterolo totale e LDL (spesso definito come “cattivo”) e i trigliceridi, mentre alza i livelli di colesterolo HDL, cioè quello “buono”, che protegge la salute delle nostre arterie.

Gli stessi autori dello studio definiscono tali risultati come sorprendenti, perché il miele è costituito per l’80% da zuccheri. Tuttavia, non tutti gli zuccheri sono uguali: la miscela di zuccheri rari e comuni, proteine, acidi organici e altri principi nutritivi tipica del miele sembra essere la chiave vincente di questo straordinario alimento.

Essenzialmente i cibi raffinati, il loro esagerato contenuto di zucchero e carboidrati, provano spesso scompensi metabolici, sembra invece che alimenti naturali come il miele siano utili nel prevenirli! Quindi ritornare alla natura è sempre la migliore garanzia di buona salute.


Effect of honey on cardiometabolic risk factors: a systematic review and meta-analysis
Nutrition Reviews 16 November 2021 – published online

Tempo di cristallizzazione

Miele cristallizzato e miele liquido

L’autunno è tempo di cristallizzazione per il miele, perché il processo che lo rende solido è accelerato da temperature comprese tra i 14 e i 16 gradi. Se prendiamo 100 gr di miele esso è composto per 80 grammi da zuccheri e per 17 grammi da acqua, quindi capite bene che la cristallizzazione è una condizione normale per la maggior parte del miele, quelli che rimangono liquidi sono infatti un’eccezione. La velocità di cristallizzazione dipende dalla presenza del glucosio, esso a contatto con l’aria forma appunto dei cristalli e favorisce la solidificazione del miele. Nell’alveare le api deumidificano il nettare dall’umidità in eccesso e quando esso è diventato miele mettono i tappi di cera alle cellette che lo contengono. Isolato dall’aria il miele rimane liquido e utilizzabile dalle api durante l’inverno. Ma quando l’apicoltore lo estrae dai favi esso inizierà a solidificare dopo l’estate al cambiare delle temperature. Come mai allora alcuni tipi di miele rimangono liquidi a lungo? Mieli come quello di acacia, castagno e melata contengono un maggior quantitativo di fruttosio rispetto al glucosio e ciò rallenta o impedisce la cristallizzazione. Un discorso a parte ce l’hanno i mieli industriali, essi solitamente sono liquidi perché subiscono un processo di pastorizzazione, vengono scaldati a temperature molto alte e questi trattamenti distruggono le parti nobili e peculiari del miele ma lo mantengo liquido. Tali trattamenti non devono essere indicati in etichetta e quindi se comperate miele al supermercato è sempre meglio prenderlo solido così almeno potete stare certi che non ha subito trattamenti. Se poi non potete fare a meno del miele liquido allora potete provare a scaldarlo voi, mettete un vasetto a bagnomaria, utilizzate un termometro alimentare e mantenete la temperatura intorno ai 40 gradi fino a trasformazione avvenuta! Questo trattamento a temperatura controllata perlomeno non altera troppo il miele mantenendolo abbastanza vicino a quello grezzo.

Mille e mille e mille voli!

Osservate il volo incessante delle api quando c’è un abbondante raccolto mellifero

Il girasole è la principale (se non l’unica) coltura mellifera in zone pianeggianti e collinari nel mese di luglio.

Parlando delle caratteristiche delle api non possiamo di certo dimenticare di menzionare le ali. Le api ne posseggono due paia e più avanti scopriremo perché esse si contraddistinguono davvero molto rispetto a quelle di qualsiasi altro insetto.

Come funziona il volo delle api?

L’apertura alare è davvero sproporzionata in base al peso del corpo poiché le ali sono molto piccole e sottili.  Da qui si è generato un vero e proprio mistero su come questi esserini riescano a tenersi in aria così a lungo e volare di fiore in fiore.

Intorno agli anni novanta però un gruppo di ricercatori di Ellington, ha condotto numerosi studi che poi hanno portato alla risoluzione dell’enigma. Osservando le dinamiche di volo delle api, gli studiosi hanno scoperto che il segreto era nascosto proprio lì. Quando le api spiccano il volo, le loro piccole ali ruotano in tondo creando così una specie di vortice: l’area di bassa pressione che si crea sul bordo anteriore dell’ala è ciò che consente all’ape di avere la spinta necessaria per sollevarsi e mantenersi sospesa in volo.

Le api hanno quattro ali. Ce ne sono due per ogni lato. Un’ape da miele può volare fino a 24 km all’ora. La cosa sorprendente è che il moto di volo delle api è diverso da quello di qualsiasi altro insetto. Questi animali infatti sono in grado di raggiungere vibrazioni impressionanti.  La frequenza dei battiti d’ali di un’ape è altissima, circa 230 battiti al secondo! Si tratta di un valore che supera quello di qualsiasi altro insetto conosciuto. Per quanto riguarda poi l’arco di rotazione alare, esso è di circa 90 gradi.

È importante ricordare inoltre che il volo è uno strumento importantissimo. Le api lo utilizzano non solo per spostarsi e raccogliere nettare ma anche per comunicare tra loro, per emettere calore e per far evaporare l’acqua durante il processo di trasformazione del miele. Le api sono in grado infatti di produrre particolari vibrazioni che scaldano l’ambiente e mantengono la temperatura ideale nell’alveare.

Qui l’articolo completo sul volo delle api –> https://www.apicolturalaterza.it/it/blog/il-volo-delle-api-oltre-le-leggi-della-fisica-b106.html

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Sapori d’altri tempi

Spremitura favi con miele

Nell’ultimo post abbiamo parlato dell’estrazione del miele tramite centrifugazione attraverso uno smielatore. Oggi questo è il sistema attualmente più usato, collegato alle arnie razionali alle quali l’apicoltore aggiunge i melari per poi raccogliere il miele 🍯! Ma esistono arnie dove le api costruiscono il nido su favi naturali, cioè che non hanno telai con fogli cerei – strutture di legno e cera forniti dall’apicoltore – e permettono alle api di costruire autonomamente i favi (leggi Miele in favo e arnie top bar). Questi verranno poi tagliati e spremuti dall’apicoltore, estraendo un miele che mantiene inalterati i sapori e gli odori, più grezzo, certamente particolare. Un sapore ormai perduto grazie all’industria della massificazione che punta solo al business accantonando la qualità quando questa non è compatibile con i guadagni. Ma per chi lavora per sé stesso il guadagno conta poco, tanta è invece la soddisfazione di poter recuperare i sapori perduti!

Smielare

In queste giornate bollenti, sia per il clima metereologico, sia per il clima politico, noi abbiamo pensato bene di estrarre il 🍯 raccolto dal duro lavoro delle api a cui non finiremo mai di dire grazie! Per mantenere la biodiversità e per addolcire le nostre giornate con il loro squisito nettare! Viva le 🐝!!!

Apiscampo

Per togliere i melari é necessario far scendere le api nel nido. L’apiscampo è un sistema a senso umico, esso facilita la discesa delle api nel nido ma remde loro molto difficile la risalita. Scusandomi per la scarsa qualità dell’audio e delle immagini oltre che per la spiegazione che potrebbe risultare poco chiara se non hanno nozioni di apicoltura, a chi é interessato consiglio comunque la visione del breve video.

Bottinatrici e girasoli!

Iniziano a fiorire i girasoli e già le api arrivano numerose per “bottinare”, il loro prezioso lavoro che consiste nel prendere il nettare dai fiori per portarlo nell’alveare!

Questa mattina c’è stato un forte temporale e ha accelerato la fioritura dei girasoli, improvvisamente sono spuntati diversi “soli” pronti a ricolmarsi di luce fino a morirne bruciati, ricolmi di calore e di prezioso olio!

Primi girasoli fioriti

In realtà il girasole non è una pianta molto nettarifera, produce circa 30 kg di miele per ettaro contro, ad esempio, i 500 kg dell’acacia! Ma in campagna la monotonia delle colture pilotate dagli incentivi non lascia molta scelta alle api: o così o il niente!!! Dopo l’acacia ci sarebbero si fioriture spontanee, ma in campagna rimane poco spazio lasciato alla natura, per le api un vero deserto, altro che tutela della biodiversità. Una tutela che andrebbe fatta con incentivi mirati, ma attualmente non sembra sia questa la volontà. Il green è l’auto elettrica o il fotovoltaico al posto dei campi coltivati, tutto il resto è sacrificabile. Anche il girasole viene sempre più selezionato verso un tipo di pianta che produca più olio e meno nettare, rendendolo di fatto assai poco attraente per le api. Per non parlare degli OGM che oltre ad essere immuni ai parassiti sono completamente sterili per gli insetti impollinatori. Ma il progresso non si ferma per carità!

Ape alla ricerca (disperata) di nettare

Sta di fatto che anche quest’anno fra ritorni di freddo in primavera e caldo afoso senza quasi pioggia in questo mese di giugno fino ad ora il raccolto delle api è stato assai magro: bottinavano l’acacia nei giorni di sereno, per poi consumare le scorte accumulate quando freddo e maltempo limitavano le loro uscite. L’abbondante covata primaverile va nutrita in modo esagerato e senza fiori c’è poco da fare, il miele accumulato viene consumato rapidamente. Già è tanto se nel mese di giugno dopo tanta fatica per riuscire ad accumulare scorte non debba addirittura intervenire l’apicoltore con nutrizione zuccherina in attesa delle agognate fioriture.

Comunque vedremo se un po’ di miele riempirà finalmente i melari, se così sarà verrà fuori un millefiori con prevalenza di girasole.

Il miele di girasole ha un colore giallo oro deciso e tende a solidificare rapidamente verso l’inizio dell’autunno quando le temperature scendono sotto i 15 gradi. La solidificazione dipende essenzialmente dalla maggior presenza di glucosio rispetto al fruttosio nella composizione del miele. Se invece prevale il fruttosio, come ad esempio nel miele di acacia, allora il miele manterrà la fluidità. Ma magari parleremo in un altro post del miele e delle sue caratteristiche.

Siogiovanni

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