Propoli, una bomba antibatterica!!!

Dopo circa due mesi di macerazione in soluzione idroalcolica, ieri abbiamo provveduto a filtrare la propoli con filtri di carta alimentare e metterla nelle boccette con contagocce. Pronta per l’uso: mal di gola, raffreddore o semplicemente stanchezza…. La propoli funziona!

Le api la raccolgono in vari periodi dell’anno e anche per loro ha una potente funzione disinfettante. Rivestono le pareti dell’arnia e vanno a chiudere ogni piccola fessura. Inoltre nel caso di grossi intrusi, tipo le falene del miele, quando riescono a ucciderle nell’alveare mentre stanno depredando il prezioso nettare, rimane il grosso problema di portarle fuori perché altrimenti decomponendosi sarebbero causa di gravi infezioni per tutta la famiglia. Ebbene anche in questo caso usano la propoli rivestendo l’intruso: propolizzandolo di fatto viene mummificato e non fa più danno!!!

Una signora a cui avevo regalato una boccetta di propoli mi ferma e mi dice: ne hai un’altra? Perché sai, avevo quella della farmacia ma non ho mai avuto grandi risultati quando stavo male. Questa invece è una bomba!!!! Tutti siamo guariti dal mal di gola in poco tempo.

Si ma chiediamoci come mai quella della farmacia non ha funzionato altrettanto bene?

Innanzitutto scientificamente non abbiamo capito  come le api estraggono questa preziosa sostanza. Si ipotizza che la prendano dalle gemme delle piante le quali sembra la producano come se fosse una sottile pellicola che serve a proteggerle dal gelo. In base a questo principio l’industria farmaceutica estrae dalle gemme di piante come i pioppi una sostanza che chiama propoli, ma che probabilmente propoli non è, o perlomeno non lo è del tutto! Infatti la propoli prodotta dalle api non è mai la stessa: essa dipende dalla zona di raccolta e dal periodo in cui si raccoglie (autunno o primavera). Cambia il colore e cambia la composizione, ma sicuramente non cambia l’efficacia antibatterica e disinfettante! Diversa è invece quella prodotta meccanicamente dall’uomo e usata per i prodotti da farmacia. Non è che questi prodotti non contengano propoli prodotta da api, è piuttosto che raccogliere la propoli costa all’apicoltore un grosso impegno a fronte di un guadagno praticamente nullo dato che l’industria paga 30/40€ al kg questa preziosa sostanza. E quindi pochi la conferiscono alle industrie farmaceutiche.

Personalmente ne raccolgo poca per uso personale, utilizzo reti fatte con silicone alimentare che vanno posizionate fra tetto dell’arnia e nido. Le api tendono a chiudere ogni spazio dentro il nido, per questo motivo propolizzano la rete in silicone chiudendone gli spazi. Una volta tolta la rete bisogna metterla in surgelatore, perché con il calore la propoli è molto appiccicosa. Congelata è più facile polverizzarla e utilizzarla poi in soluzione idroalcolica per estrarne le misteriose sostanze antibatteriche. Evviva le api, evviva la natura e i suoi misteri!!!!

Natale, un mistero di salvezza!

Photo by Bich Tran on Pexels.com

Nel 337 d. C. venne istituita la festa del Natale da papà Giulio I. Ciò avvenne grazie al l’imperatore Costantino che nel 315 d. C. con l’editto di Milano affermò la libertà di culto dei cristiani battezzandosi lui stesso. Ripropongo ancora una volta questo post sul Natale scritto nel dicembre 2016, QUI potete leggere i pochi ma significativi commenti che lo corredavano. Aggiungo solo una breve introduzione: Cristo non può essere pensato solo come il fondatore di una religione: Esso è infatti immanente alla storia degli uomini e assolutamente trascendente ad essa! Inoltre – e ciò è fondamentale – è l’unico mediatore di senso in grado di dare una risposta all’uomo e ai suoi problemi! Possiamo affermare che Cristo, attraverso l’oscurità della carne, diviene esso stesso l’epifania di Dio: un Dio che si dona e attraverso l’incarnazione si rivela a tutti gli uomini! Ma lascio parlare il vecchio post…

Il Natale è una festa profondamente religiosa: DIO o la LUCE si manifesta, viene nel mondo e attraverso il suo ESSERE VISIBILE dà senso all’uomo e al suo non-essere  fondato in se stesso. Noi siamo un battito di ciglia, una folata di vento nell’immensità della creazione. Sapere di esserci va oltre qualsiasi fede o ideologia, è un miracolo che ci pone già oltre e ci prepara rendendoci aperti al mistero! Se fossimo sostenuti dal nulla o dal caso non ci sarebbe alcuna distinzione tra la vita e la morte, non ci sarebbe un io a domandarsi il senso del domani, ad essere cioè proiettato nel futuro. L’Amore dona e mantiene in essere l’umanità nonostante il male e l’ingiustizia sia presente nelle nostre vite. Un male che è frutto del caos e delle nostre libere scelte, permesse da un Dio che non può non amarci e soffre per la nostra cecità. Un male che è essenzialmente mancanza di bene, incapacità di mettersi in relazione con gli altri amandoli come se stessi. Noi abbiamo immensamente bisogno di salvezza, sia dai mali fisici, sia da quelli spirituali, da soli non possiamo andare da nessuna parte.

Per questi motivi da millenni gli uomini festeggiano la vittoria della LUCE nei giorni successivi al momento più buio, il solstizio d’inverno! Il Natale accade in una notte profonda, preceduta nel nostro emisfero da un giorno effimero che viene rapidamente sovrastato dall’oscurità per prendersi subito dopo la rivincita nella “luminosa notte”. E come i magi, uomini saggi guidati dalla stella, anche il resto dell’umanità deve avvicinarsi al mistero dell’incarnazione come un cammino di conoscenza: la divinità entra nel nostro mondo per regalarci le conoscenze necessarie alla vita terrena. Le domande di senso insite in ogni animo umano possono trovare qui risposta: Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro destino? Il silenzio della notte di Natale, nel mistero che si compie in una grotta lontana e isolata da tutto e da tutti, deve diventare il nostro silenzio, necessario per andare oltre l’esteriorità per arrivare a trovare Dio nel nostro animo. Dio nasce nel tempo e nello spazio pur essendo oltre: il luogo, una grotta della piccola Betlemme, è una metafora della trascendenza divina, che porta la luce nel buio di uno spazio così lontano dalla civiltà e dalla quotidianità! Concludo citando un passo di un articolo di Giovanni Vannucci, a cui le mie riflessioni si sono ispirate:

“Nel tuo cammino religioso il giorno che sarai nel silenzio totale, per la tacitazione delle voci che salgono dai sensi, dai desideri, dai sentimenti ed avrai raggiunto l’oscurità feconda di chi non crede più alle proprie vedute umane e ti sarai portato fuori della città costruita dagli uomini, spinto dalla constatazione dell’inutile operare umano, sarai, come: la grotta di Betlem, nella condizione di accogliere la Parola di Dio che discende da sempre. Quel giorno, in te e per te sarà nato il Salvatore.”

Buon Natale

Quel dolore

Capita di capire cos’è la vita

quel dolore

è immenso, io lo so

cos’hai provato

lo faccio mio e taccio

Fra le onde siamo naufraghi

senza meta

Se c’è un senso

se c’è

la giustizia é la sua trama inestricabile

Lassù volano gli angeli

torneranno mai a parlarci d’amore?

Quel buio sconfinato é solo ombra

dolore che vive insieme a noi

non abbiamo occhi per vedere

mistero, trascendenza… è inutile cercare

Chi già ha attraversato l’abisso

non può cambiare il nostro destino

sfiorare, con un soffio, solitarie esistenze

No, siamo soli!

Quel dolore è la forma del vuoto

segno della nostra natura contingente

nel silenzio arriverà forse un suono

esigenza di una pienezza inesauribile

nota mai suonata

L’umanità, senza Dio, non ha voce

Il mistero delle api che preservano le icone

In Grecia, un pio apicoltore ha l’abitudine di mettere icone nei suoi alveari. Le icone benedicono le api… e le api proteggono le icone. Per un decennio, un apicoltore di nome Sidoros Ţiminis, che vive nella regione di Kapandriti, vicino ad Atene, ha mantenuto una tradizione: ogni primavera, infila icone di Cristo, la Santa Vergine e diversi santi nei suoi alveari, al fine di benedire le sue api e la sua produzione annuale di miele. E ogni anno, si verifica lo stesso fenomeno misterioso: le api fanno le loro cellule a nido d’ape attorno alle immagini pie, evitando meticolosamente di coprirle. Potrebbe essere semplicemente un fenomeno legato a qualche effetto nel dipinto stesso, che potrebbe impedire alle api di costruire i loro favi su di loro? In ogni caso, il lavoro di queste peculiari api greche rimane degno di interesse. Leggi qui l’articolo originale: https://aleteia.org/2017/07/05/the-mysterious-icon-preserving-bees/

Siogiovanni

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