In Grecia, un pio apicoltore ha l’abitudine di mettere icone nei suoi alveari. Le icone benedicono le api… e le api proteggono le icone. Per un decennio, un apicoltore di nome Sidoros Ţiminis, che vive nella regione di Kapandriti, vicino ad Atene, ha mantenuto una tradizione: ogni primavera, infila icone di Cristo, la Santa Vergine e diversi santi nei suoi alveari, al fine di benedire le sue api e la sua produzione annuale di miele. E ogni anno, si verifica lo stesso fenomeno misterioso: le api fanno le loro cellule a nido d’ape attorno alle immagini pie, evitando meticolosamente di coprirle. Potrebbe essere semplicemente un fenomeno legato a qualche effetto nel dipinto stesso, che potrebbe impedire alle api di costruire i loro favi su di loro? In ogni caso, il lavoro di queste peculiari api greche rimane degno di interesse. Leggi qui l’articolo originale: https://aleteia.org/2017/07/05/the-mysterious-icon-preserving-bees/
Grazie all’utilizzo degli apiscampo che facilitano la discesa delle api nel nido impedendone poi la risalita, è relativamente facile togliere i melari spazzolando via le poche api rimaste.
La Santa di Cascia fu devota alla passione di Cristo per tutta la sua esistenza terrena. Un venerdì santo durante una delle sue intense preghiere supplicò Gesù di associarla alla sua passione e a quel punto un raggio di luce, partito dal crocifisso, andò a riflettersi sul suo capo e una spina del crocifisso davanti a cui stava pregando le si confisse in fronte. La profonda ferita diventò una piaga insanabile che le causò dolore. Inoltre produceva un tale fetore che costrinse la Santa a restare in solitudine a parlare con Dio. Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita chiese a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna, per farne dono alle consorelle. Ma siamo in inverno e la cugina la asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita. In punto di morte, Rita da Cascia, sentì la voce di Gesù e della madre defunta che la invitavano a entrare nella dimora celeste. Era il 22 maggio del 1439.
Non ci sono alternative, se uno pensa che ci sia un’oncia di verità nell’agenda mondialista automaticamente esclude Gandhi. Idem se pensa che il vero si nasconde nella saggezza gandiana, in nulla compatibile con le verità “di fede” mondialiste.
Non esiste una natura “astratta e separata” dall’essere umano. C’è piuttosto un equilibrio precario ma pur sempre necessario tra sviluppo e natura; così come c’è una capacità dell’uomo di trascendere la natura stessa di cui fa parte.
Ma estrapoliamo alcune perle dall’articolo sopra:
“Per invertire la tendenza però non basta diminuire i consumi, dovremmo invece andare in negativo, quindi quando finisce l’anno dovremmo avere ancora risorse. Ma forse è pura utopia.
Immaginate di ridurre drasticamente l’alimentazione, l’energia, non costruire più case e tutto ciò che ha a che fare con l’edilizia. Stop alle auto e all’elettricità e al riscaldamento. Sono questi i fattori che determinano l’Over Shooting.“
Vi ricorda qualcosa? Razionare l’energia e abbassare drasticamente i consumi è il neo-mantra per dare il nostro contributo alla pace. Oltre naturalmente ad inviare armi.
Comunque io ho già deciso, sto con Gandhi perché l’avidità, come la stupidità sono indiscutibilmente più dannosi e insostenibili di qualsiasi altro spreco che l’uomo possa fare. E voi con chi state?
Nata il 4 luglio 1971 allo zoo di San Francisco, cominciò ad imparare la lingua dei segni con la dottoressa Francine “Patty” Patterson come parte dello Stanford University project a partire dal 1974. Aveva imparato 1000 segni per comunicare con gli esseri umani ed è diventata la prova concreta che gli animali sono in grado di provare stati empatici che Koko comunicava proprio attraverso i segni. Noam Chomsky affermò che Koko non produceva davvero un linguaggio perché si esprimeva solo a parole e non con delle frasi. Forse il problema è quello di voler antropomorfizzare gli animali, essi anche quando imparano modalità umane di vita si sintonizzano solo su alcuni aspetti del nostro mondo mentale. Siamo stati noi uomini ad addestrare Koko o è stata lei ad avvicinarsi al nostro mondo? Il messaggio “ecologico” che potete vedere nel video è forse frutto di un copione o è spontaneo? A me sembra molto “umano” ma ciò non significa che non sia frutto di un pensiero di Koko. Piuttosto la costante frequenza umana potrebbe aver fay superare la simbiosi fra animale e natura portando una parziale consapevolezza del suo esserne parte, Oltre l’istinto c’è la coscienza di essere, la nascita della consapevolezza del tutto e delle proprie parti, in una parola l’essere persona. E qui entriamo nell’ambito del mistero: il mistero dell’uomo e della sua autocoscienza, il mistero della natura e il suo essere madre generatrice di vita, il mistero di Dio e del suo Amore che fa muovere l’Universo!
Buongiorno a tutti, il mio non è un blog di ricette ma oggi ho deciso di fare un’eccezione. Come potete capire dal titolo e dalle immagini proverò a consigliarvi una ricetta per fare il limoncello. In realtà la ricetta è semplicissima e la trovate ovunque, quello che a me interessa consigliarvi sono i tempi di esecuzione! Ho personalmente provato due tipi di ricette per fare il limoncello, quella rapida (15 giorni ) e quella lenta (30-40 giorni) e secondo me quest’ultima dà i migliori risultati. Quindi anche se il limoncello è una bevanda estiva, se sceglierete di fare questa ricetta non sarà pronto prima di metà aprile!
Partiamo dalla prima foto, un mese fa ho messo a macerare in 500ml di alcool le bucce di 4 limoni. Naturalmente devono essere limoni con buccia edibile, belli e profumati. Molto importante è togliere con pazienza la parte interna della buccia, cioè quella bianca che renderebbe il limoncello amaro e meno gradevole. Le bucce devono rimanere nell’alcool per almeno 30 giorni in modo che esso estragga al meglio le loro essenze.
5 febbraio 2022 – 750 ml d’acqua e 400 g di zucchero
Dopo 30 giorni esatti mettiamo sul fuoco 750 ml d’acqua nella quale verseremo circa 400 g di zucchero (si può aumentare la quantità di zucchero a 500 g o più a seconda dei gusti). Non è necessario portare l’acqua ad ebollizione, basta scaldarla tanto basta per disciogliere al meglio lo zucchero.
La soluzione d’acqua e zucchero va fatta raffreddare e poi potete aggiungervi il contenuto del barattolo con alcool e bucce comprese.
Mescolate con cura e poi riversate il contenuto nel barattolo originale (o in più barattoli se non ne avete uno abbastanza capiente).
Adesso non vi resta che aspettare altri 30-40 giorni prima di poter imbottigliare il limoncello. Con queste quantità vengono due bottiglie da 700ml. Non ci sono particolari problemi nella sua conservazione, io tengo in frigo solo la bottiglia che utilizzo perché il limoncello “fresco” è ancora più gradevole.
La galline e i galli razzolano, cioè raspano il terreno in cerca di semini o insetti da beccare. Attività incessante e rilassante allo stesso tempo, sia per i polli che la praticano sia per chi si ritrova ad osservarli. Ma in questo breve video potete vedere anche altro, per esempio il breve balletto del gallo nero di razza Cemani nei confronti della gallina grigia di razza Amrok, idem il balletto del gallo grigio Amrock sempre intorno alla stessa gallina. I galli fanno un mezzo giro intorno alle galline allargando al contempo un’ala nel tentativo di corteggiarla. Sentite inoltre il gallo Amrock cantare, lui è diventato da poco il nuovo re del pollaio sovvertendo la gerarchia che era appartenuta invece del gallo nero Cemani per più di un anno. Infatti vedete il gallo Cemani avanzare curioso ma cauto verso la fine del filmato, ora è lui che deve stare attento a non infastidire il nuovo capo.
I galli ricominciano la loro attività riproduttiva anche perché le galline dopo un lungo fermo dovuto prima alla muta poi alla diminuzione delle ore di luce che è un’importantissima fonte di stimolo per loro, nel mese di gennaio, nel caso non l’abbiano già fatto, dovrebbero riprendere a deporre le uova. Infatti un vecchio detto recita così:
<< A gennaio non c’è gallinaccia che l’uovo non faccia!>>
Per dire appunto che ormai è proprio ora di riprendere a fare le uova e magari qualche cova primaverile per rifornire il pollaio con dei bei pulcini.
Accoccolato sulle gambe o in braccio si addolcisce assai, ma questo galletto Cemani è spesso irascibile e aggressivo con chi entra nel suo territorio. Carattere a parte proviamo a vedere se è possibile avere un pollo per amico, sia esso un gallo o una gallina. Questi volatili sono molto curiosi e superata la paura quando diventiamo figure familiari si avvicinano a noi umani e sono in grado di riconoscerci. Il galletto sopra per esempio ha un atteggiamento diverso a seconda delle persone con cui ha a che fare, con me e uno dei miei figli è tranquillo, ma con mia moglie e l’altro figlio è aggressivo e tenta agguati a sorpresa avvicinandosi di nascosto quando si è distratti. Ma per fortuna non tutti i galli hanno il suo carattere e certamente assai tranquille sono un po’ tutte le galline. Simpatiche e goffe, è rilassante vederle razzolare felici quando sono libere al pascolo. E non mancheranno di darvi qualche soddisfazione, la ricerca di affetto non è certo paragonabile a quella di un cane o di un gatto, ma proprio per questo motivo quando si avvicinano a mangiare dalle vostre mani o si fanno prendere in braccio e accarezzare, ebbene l’eccezionalità dell’evento lo rende anche più prezioso e ci si può affezionare. Quindi direi proprio di si, si può avere un pollo per amico!
Come avevo promesso nel post “Cemani, la gallina nera“, eccomi ora a parlare della mia coppia di Amrok, le galline barrate! Le “barre” ben definite sono la caratteristica colorazione di questa razza. La gallina ha una colorazione più scura e le barre nere sono circa il doppio più larghe rispetto a quelle del gallo, che invece ha una colorazione che tende al grigio chiaro (puoi vedere il gallo e la gallina vicini nella foto sopra a destra). Questa razza è rustica, dal folto piumaggio adatto ai climi freddi e certamente pesante (il 🐓 arriva anche a 4 kg)! Probabilmente è stata creata in Massachusetts per la carne, ma le galline risultano ottime ovaiole. Sicuramente, a differenza delle Cemani che sono parecchio “selvagge”, leggere e addirittura volatrici, le Amrock sono docili e timorose. La gallina sopra fotografata è stata l’attrice protagonista della scena che ho descritto in questo post: “Cervello di gallina?” !
Altra caratteristica interessante di questa razza è la possibilità di riconoscere il sesso dei pulcini alla nascita: essi hanno il piumaggio nero e se presentano una macchia bianca sulla testa abbastanza estesa sono femmine, invece i maschi oltre ad una macchia occipitale piccola hanno i tarsi e il becco giallo più chiaro. Avere un eccesso di maschi nel pollaio non è mai una cosa gradita dagli allevatori, essi stressano le povere galline e bisognerebbe mantenere un giusto equilibrio che dicono sia di 6-8 galline per ogni gallo. A dire il vero nel mio pollaio le due coppie (gallo e gallina) di Amrock e di Cemani e sembrano convivere pacificamente. Il gallo Amrock nonostante la sua stazza notevole (sarà almeno il doppio del gallo Cemani), viene in subordine al gallo Cemani che è il padrone incontrastato del pollaio. Il Cemani sfida senza chiunque si metta sul suo cammino, compresi noi umani che dobbiamo dimostrare nei fatti di rispettarlo e non farci intimorire dalla sua aggressività. Delle due galline la più stressata è certamente la povera e piccola Cemani; essa viene ripetutamente “coperta” dal gallo nero suo compagno, dietro la testa gli mancano infatti un po’ di piume perché il gallo ci si aggrappa con col becco e con le zampe per salirgli sopra. Inoltre lei ha la cresta leggermente inclinata, segno di probabile stress. Per ovviare a ciò cerco di liberarli al pascolo il più possibile. Entrambe le razze mantengono fedelmente le coppie, esse si riconoscono e si preferiscono a vicenda anche se fanno gruppo e come tutte le galline hanno creato una gerarchia e un ordine di beccata all’interno del pollaio.Vedremo nel tempo quali fra queste due coppie si dimostrerà più adatta alla riproduzione, si adatterà al meglio all’ambiente con il passare delle stagioni e riuscirà a stabilire un rapporto di fiducia con noi umani. Riconoscono anche noi (padroni?) e amano gironzolarci attorno, vedremo fino a che punto potremo diventare amici.