L’asino e il pozzo

Un giorno l’ASINO di un contadino cadde in un pozzo. L’animale pianse e ragliò duramente per ore mentre il contadino cercava di fare qualcosa a riguardo. Alla fine decise che l’asino era troppo vecchio e il pozzo era asciutto da molto tempo e aveva già bisogno di essere tappato, pertanto non valeva davvero la pena tirare fuori l’asino dal pozzo. Chiamò i suoi vicini, ognuno prese una pala e iniziarono a gettare terra nel pozzo. L’asino resosi conto di quello che stava succedendo si mise a piangere e ragliare orribilmente. A un certo punto con sorpresa di tutti l’asino smise di lamentarsi dopo alcune palate di terra. Il contadino guardò in fondo al pozzo e si stupì di ciò che vide… Con ogni palata di terra, l’asino stava facendo qualcosa di incredibile: batteva la terra con gli zoccoli e faceva un passo sopra la terra. Molto presto tutti videro con sorpresa l’asino arrivare fino alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire trottando.

Esopo, VI sec. a. C.

Commento tratto dal web __

La vita ti getterà a terra, ogni tipo di terra… Il segreto per uscire dal pozzo è batterla e usarla per fare un passo in alto. Ogni nostro problema è un gradino verso l’alto. Possiamo uscire dai pozzi più profondi se non ci arrendiamo… Usa la terra che ti gettano per andare avanti. Ama di più, compatta la terra, perchè in questa vita bisogna essere una soluzione, non un problema. E lascia che i veri somari siano gli altri. 🤗

Comnento mio___

Non è facile trovare una soluzione ai problemi che ci sovrastano, a volte li subiamo e impariamo a conviverci. Per questo motivo quando tutto ci crolla addosso chi ha la forza di reagire ne può venire fuori. Quello che è certo è che bisogna contare solo su sé stessi, non sono mai gli altri la soluzione anche se possono essere importanti nel pozzo profondo della vita siamo soli. E il cielo azzurro che si intravede è davvero lontano ma pur sempre in grado di farci sperare in un nuovo inizio.

Vivere e soffrire

Photo by Vishnu R Nair on Pexels.com

“Soffrire è produrre conoscenza” Emil Mihai Cioran Il funesto demiurgo 1969

“La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza” Fëdor Dostoevskij Memorie dal sottosuolo 1864

«Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto»

Emil Cioran, Lacrime e santi[

Non so davvero se nella consapevolezza possa esserci pace, un momento di pausa dalla vita! E se tutta la vita possa dirsi tale, o piuttosto un’immagine banale di ciò che potrebbe aspettarci. La tempesta o la quiete non sono dimensioni terrene a farci vedere oltre, parti umane appartengo al divino, infinitamente intime ma lontane come stelle, brillanti come soli e misteriose e potenti come buchi neri.

Non so, sinceramente non so cosa io sia davvero, se esistano il bene e il male, se siano essi stessi specchi della mente per ingannare la vita. Qualsiasi cosa io, noi siamo, non possiamo rinunciare all’amore. Nell’abisso è l’unico pieno che non può essere cancellato.

Addomesticare

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Immagine da Wikipedia

Ripubblico questo post del 2020 perché la ritengo una riflessione attuale. Soprattutto perché le società sempre più globali sono nei fatti forme di sfruttamento-allevamento intensivo volte a dis-integrare l’umano. Quindi forse la vera conclusione è che l’uomo sovrasta la natura perché è nella sua natura sovrastare ogni cosa. Ma questo è il bivio da affrontare – come provo a spiegare alla fine del post – di fronte al quale ognuno di noi dovrà fare una scelta!

Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.

In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…

Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.

Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe:  << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post  La volpe insegna l’amore.

C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.

Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.

Corpi

Miseria

umana miseria

corpi si disgregano

nel respiro leggero

dell’Eterno

Prigioni

The best way to keep a prisoner from escaping is to make sure he never knows he’s in prison.


Il modo migliore per impedire a un prigioniero di scappare è assicurarsi che non sappia mai di essere in prigione.

Fëdor Dostoevskij 

Ma la porta è sempre aperta, non ci sono sbarre o muri a dominarci. La mente e il suo eterno vagare fra passato, presente e futuro non ha vie d’uscita dalla schiavitù.

Guerrieri nel silenzio

arciere.JPG
Arciere assiro, museo Barracco Roma – Fonte Wikimedia

Come una freccia

inseguiamo il vento della vita,

innumerevoli lanci scoccati

per uscire dal buio

che circonda l’esistenza.

Secoli passati in superficie

senza svegliare il guerriero

assopito in noi,

sepolto dalle immagini

presenti e passate,

sconosciuto ai più

ma unica scintilla della divinità.

Abbandonate le illusioni della personalità,

lasciate a Lui la guida,

al vero Sé,

coincidenza di Essere e di Verità

nel silenzio sacro dell’esistenza,

dell’eterna presenza

dove gli opposti si annullano:

solo così capirete che

non c’è più la lotta per la vita,

non c’è più dualismo,

il guerriero ha vinto l’ultima battaglia

ed ora è tornato a riposare

nella luce suprema della consapevolezza.

Essere persona nella pienezza, essere chiamati per nome da quel Tu che ci costituisce, ogni passo verso l’Amore non fa che realizzare l’unità degli opposti, l’armonia nel caos, la pace nella lotta delle ipocrisie. È l’unica vera guerra che vale la pena combattere e ognuno né è protagonista; proprio perché la coscienza collettiva che plasma la società umana evolve attraverso l’individuo e l’individuo si innalza chinandosi verso il prossimo e guardando così in faccia al Signore.

La Guida

Vorrei fuggire lontano,

dimenticare, riposare il mio Io

nel limbo oscuro del non-Essere,

inconsapevole della paura

compagna fedele

da tempo immemorabile.

Non ho mai saputo vivere

sopraffatto dalla violenza

dei miei stessi giudizi,

ed ora la paura mi schiaccia,

è un fardello troppo pesante

da sopportare,

scava nell’animo ferito,

inquieto, lontano da ogni certezza,

solcato da un fiume di sofferenza

cosi tanta che sembra non fare parte

della mia esperienza,

eppure so che mi appartiene

perché lascia le sue tracce nel dolore.

Non ho più argini nel cuore

trabocca, annego in ogni istante

eppure vivo…

riemerge sempre la speranza

forse c’è una fede innata,

una Guida, piccola luce

nel buio dell’Essere…

ma non posso più esprimermi

non so dire nulla di Lei

pensieri, parole, non so…

c’è solo il sentire il suo soffio,

la sua accettazione che mi tiene a galla

circondato dalla paura,

dal Mistero inesprimibile

della nostra vita.

E’ qui che devo stare

per sciogliere i nodi che mi stringono

le dolenti membra.

E’ qui che devo stare

accettare il reale

e ciò che sono

oltre l’apparenza,

perché è in questo che consiste

il nostro doloroso mistero.

Dualistici sono i sogni

veli opachi sulla vita

e ci piace ingannare noi stessi

fingendoci felici.

Ma è qui che devo stare

essere responsabile

di ciò che è Vero,

oltre le maschere e le finzioni

su cui costruiamo le nostre vite.

Poesia già pubblicata https://opinioniweb.blog/2018/08/01/la-guida/

Mistero

foschia

Non c’è suono

che faccia eco alle mie domande

cammino da solo

senza sapere dove andare.

Non c’è luce

che rischiara il mio avanzare

è un mondo offuscato dal mistero

un mondo nero

che copre la verità.

Poesia già pubblicata qui:   https://opinioniweb.blog/2018/01/03/mistero/

No, non è mancanza di fede. Semplicemente il mondo non è la risposta ai nostri mali. Da soli non possiamo salvarci!

Estate, il declino della luce

Le stagioni della vita

Il 21 giugno 2022 alle 11 e 13 minuti il sole raggiungerà il suo culmine e sarà il solstizio d’estate, la luce del crepuscolo, dopo il tramonto, sembrerà non finire mai e l’estate scandirà le nostre giornate con la sua forza e il suo calore. Ma la luce, in realtà, inizierà sin da subito a declinare e tramonti sempre più precoci ci metteranno di fronte al cambiamento preparandoci alla nuova stagione. Perché se è vero che non sono più il caldo o il freddo a definire le stagioni, è altrettanto vero che la luce le segna inesorabilmente.

Questo ciclo è la nostra stessa vita, nel singolo la pienezza dell’estate è la forza e la saggezza della raggiunta maturità; ma l’umanità ugualmente è in cammino, verso che cosa? Quali stagioni segnano la contemporaneità? Siamo nati ieri geologicamente parlando, ma come coscienze racchiudiamo l’universo intero e non basta…

Come singolo, goccia in caduta libera verso la Terra, sono anch’io nel pieno dell’estate, vivo in me il declino della luce, anche se i segni sono ancora frutti maturi da gustare che tengono lontani i rigori dell’inverno e l’ombra, che i precoci tramonti allungheranno presto sulla mia vita.

Ma nel contesto più ampio dell’umanità e della sua storia plurimillenaria, che senso ha parlare di luci e di ombre, di stagioni presenti e passate, di ingiustizie o gioie o paure? La vita si ricompone sempre e chiude il cerchio. L’umanità non dice IO, avanza nella storia macinando vite come fuscelli strappati dal vento e avanza prendendo coscienza di sé stessa.

Quindi io, aspetto il mio destino invocando il diritto di esistere e continuare ad esserci, attraversando ogni stagione della vita; e di questo ciclo continuerò a far parte insieme al flusso dell’umanità intera… niente andrà perduto se la Luce segnerà i nostri nomi, come tracce indelebili in un cammino che si realizza solo nell’Amore verso tutto e tutti, chiamandoci per nome e tenendoci per mano.

E quando l’ombra coprirà il mio cammino, ti prego, non lasciarmi solo!

Quel dolore

Capita di capire cos’è la vita

quel dolore

è immenso, io lo so

cos’hai provato

lo faccio mio e taccio

Fra le onde siamo naufraghi

senza meta

Se c’è un senso

se c’è

la giustizia é la sua trama inestricabile

Lassù volano gli angeli

torneranno mai a parlarci d’amore?

Quel buio sconfinato é solo ombra

dolore che vive insieme a noi

non abbiamo occhi per vedere

mistero, trascendenza… è inutile cercare

Chi già ha attraversato l’abisso

non può cambiare il nostro destino

sfiorare, con un soffio, solitarie esistenze

No, siamo soli!

Quel dolore è la forma del vuoto

segno della nostra natura contingente

nel silenzio arriverà forse un suono

esigenza di una pienezza inesauribile

nota mai suonata

L’umanità, senza Dio, non ha voce

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

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