Scusate ma ieri nella fretta ho postato l’articolo in modo incompleto! Rimedio subito mettendo la parte finale della riflessione di Stefano. Faccio però notare una cosa: anche l’UE nasce come sistema di “saggi” volto a limare (o meglio LIMITARE) la democrazia degli stati in nome di un nauseabondo paternalismo: siccome i popoli NON SANNO DISTINGUERE IL BENE DAL MALE, allora allontaniamo i decisori e quindi le decisioni in materia ECONOMICA dal pericolo causato dal processo elettorale. Se le decisioni saranno considerate sconvenienti dal popolo (che non sa qual è il suo vero bene) allora i commissari benevoli e sapienti decidono loro e si va avanti. Vedasi ad esempio la decisione della “saggia” Von Del Leyen in materia di riarmo europeo:<< Ursula von der Leyen tira dritto, ignora il parere legale del Parlamento e il voto della commissione giuridica (JURI) e ribadisce: la proposta legislativa Safe, parte del piano ReArm Eu volta ad istituire prestiti fino a 150 miliardi di euro destinati a rafforzare l’industria della difesa dell’Ue, verrà approvata solo da Commissione e Consiglio, senza il parere dell’Eurocamera.>> https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/04/24/von-der-leyen-scavalca-parlamento-ue-riarmo/7963850/
Post di Stefano (2pt):
Qual è quindi la soluzione, o per lo meno il superamento per questa falsa verità inoppugnabile chiamata Democrazia? Non è certo l’avvento di un nuovo tipo di dittatura, di qualunque colore non importa, ma la soluzione proposta da Matteo Gracis mi affascina e non da ora, l’idea di un governo di saggi eletto da persone che dimostrano di avere la competenza per fare queste scelte mi attrae. Al di là, ovviamente, delle opinioni dei singoli elettori e candidati che restano libere, ci mancherebbe! So perfettamente che si tratta di un’utopia e che, per ora, specie nelle società grandi e complesse come la nostra non è fisicamente possibile, ma magari, ripartendo da società piccole, in cui ci si conosce un po’ tutti… È questa è l’unica soluzione a mio avviso: ripartire da società piccole.
L’unica che conosco, per esperienza diretta, è Damanhur. È una piccola comunità, di circa 600 persone in Val Chiusella, in Piemonte, e con altrettante persone, si chiamano damanhuriani, sparsi in Italia e nel mondo, con la sua costituzione e le sue leggi, i suoi organi elettivi che coprono ogni aspetto dell’organizzazione sociale e… spirituale, dato che nasce come comunità con determinati valori etici e spirituali. Le elezioni “democratiche” avvengono però, a seconda dei vari organi, solo con elettori da un certo grado in su. È inutile che vi spieghi cosa significhi, comunque, si tratta di elettori in cui è riconosciuto universalmente un certo grado di saggezza, poiché ne è stata data dimostrazione pubblica. I candidati e, quindi poi gli eletti, per esserlo, anche loro, devono avere un grado ancora più elevato, e poi, ricoprono la carica solo per brevi periodi: da sei mesi a tre anni a seconda, con la possibilità di rielezione. È ovvio che questa non è una società completamente autonoma e che deve sottostare anche alle leggi italiane, ma è un buon esempio per come, mi immagino, saranno le società nel futuro.
Sempre se sopravviveremo all’olocausto nucleare, sapete, a forza di esportare la democrazia…
Stefano scrive un post sull’illusione della democrazia. Può darsi che sia così, che votare non serve. Ma allora a che serve la propaganda? E i colpi di stato? Se il governo di turno si limita ad eseguire un’agenda prestabilita è chiaro che il voto diventa ininfluente, ma… Forse la democrazia non è una realtà fattuale, semplicemente è un processo graduale fatto da tante piccole conquiste. Le regole del gioco non sono sempre trasparenti e soprattutto spesso c’è chi vince anche quando perde, ma la consapevolezza dei diritti, per quanto limitata nella maggioranza della popolazione, è una realtà che avanza e goccia dopo goccia lascia un segno indelebile nella storia dei popoli. Post di Stefano
Democrazia?
Una interessante disamina di Matteo Gracis nel suo video “Epistocrazia” che mi ha fatto riflettere, lo trovate su Youtube.
È ormai da anni che mi interrogo riguardo a quell’assioma indiscutibile che chiamiamo Democrazia, come se fosse la forma di governo migliore, non solo che esiste, ma che potrebbe esistere, un qualcosa di inoppugnabile appunto, ma è vero? Qualunque partito o movimento si adorna, infatti, della denominazione: “democratico”, e, attraverso questa parolina magica, si mette al riparo da ogni appellativo di tipo autoritario, fascista o monarchico. È stato fatto scempio della parola Democrazia: si fanno guerre per “esportare” la Democrazia, l’intero occidente a guida Anglo/Americana si autodefinisce superiore, solo perché è democratico. Però, Churchill diceva che: “È il peggior sistema di governo, a parte tutti gli altri”… la battuta fa ridere, ma rinforza l’illusoria consapevolezza che dalla Democrazia non si esce, altrimenti si va verso una deriva autoritaria. Come se il fascismo, il comunismo e ogni altro “ismo” fossero le uniche alternative alla Democrazia, appunto. In effetti ad ognuno di noi dà, o ha dato, una certa soddisfazione entrare nella cabina elettorale per porre la propria crocetta sul simbolo che ci piace di più, ci fa sentire importanti. A parte quelli, che come me, hanno meditato a fondo su quello che disse Mark Twain: “Se votare servisse a qualcosa non ce lo farebbero fare!” e a parte, anche, tutte le riflessioni sul fatto se sia mai esistita davvero la “Democrazia”. L’esempio italiano mi suggerisce che negli anni settanta, quando il Partito Comunista (finanziato dal KGB) ha rischiato varie volte di vincere le elezioni, non l’ha fatto mai, perché DOVEVA governare la Democrazia Cristiana (finanziata dalla CIA), altrimenti era già pronta una struttura paramilitare chiamata “Gladio”, in americano: “Stay Behind”, emanazione della CIA stessa, pronta ad effettuare un colpo di stato per rimettere in “ordine” le cose. Gladio ha anche pensato bene di uccidere Aldo Moro, visto che voleva fare il “Compromesso Storico” con Berlinguer (alleanza tra PCI e DC). Beninteso, oltre la “cortina di ferro” succedevano le stesse identiche cose ed anche in maniera più brutale. Infatti, al termine della 2° guerra mondiale il mondo fu diviso in due e così, cristallizzato, doveva restare, a dispetto di ogni “democratica” votazione. Sempre in Italia, negli anni novanta, è avvenuto invece poi, effettivamente un golpe, di tipo giudiziario, che ha cancellato un intera classe politica che non andava più bene alla mutata situazione internazionale, dopo il crollo del “muro di Berlino”. E come massimo dell’ironia ci è stata fornita una nuova classe di politicanti completamente incompetenti o di personaggi funzionali solo alle privatizzazioni, al neoliberismo sfrenato ed alla globalizzazione selvaggia (Prodi, Ciampi, Andreatta, Monti, Draghi…).
Però voglio tornare proprio al concetto di Democrazia: è giusto che tre lupi e due pecore decidano a maggioranza che cosa si mangia a cena? Oppure l’esempio citato proprio da Gracis: è giusto che l’opinione di sei idioti ignoranti valga di più di quella di quattro persone istruite ed intelligenti?
Per qualsiasi attività umana viene richiesta la competenza adeguata, specie per le attività che comportano rischi nei confronti degli altri. Un medico deve essere laureato, un ingegnere, prima di fare i calcoli strutturali, deve essere laureato. Per guidare un auto occorre studiare e conseguire la patente eccetera. Invece, per scegliere una rappresentanza politica non occorre alcuna competenza. Eppure, succede spesso che dei governi regolarmente eletti fanno le guerre, producono disastri economici e affamano milioni di persone. Per esercitare scelte di tipo economico, o sociale, in un referendum, ad esempio, non occorre alcuna competenza, neanche minima. Non pretendo la laurea, ma almeno saper dimostrare che si sa quello di cui si sta parlando. Non sto scherzando, ho conosciuto persone che hanno votato Berlusconi perché tifosi del Milan, me lo hanno candidamente confessato, al di là di ogni giudizio politico sul fondatore di Forza Italia.
Se a tutto questo aggiungiamo la manipolazione e la propaganda, da sempre diffusa da chi ne ha l’interesse e che gestisce i media. In una popolazione che per un terzo (percentuale in ascesa) è analfabeta funzionale e che non sa comprendere il significato di un testo, anche breve, non sa esprimersi correttamente in italiano scritto e neanche parlato, che pensa che le contrazioni e gli anglicismi usati nella messaggistica siano il linguaggio corretto, il cui vocabolario si è ridotto ad un decimo delle parole..
Hegel diceva che “il reale è razionale e il razionale è reale!” e questo significa non solo che tutta la realtà è spiegabile razionalmente, ma che la realtà altro non è che il dispiegarsi stesso dell’Idea che, come tale, non è separabile dalla realtà, dall’Essere! Ma l’uomo, come parte dell’Assoluto, è tutt’altro che razionale, o meglio il caos, l’irrazionale, spesso modella le società umane dando forma a distopie davvero inquietanti! Il racconto fanta-ironico di Stefano è un buon esempio di come il reale che potrebbe aspettarci sia tutt’altro che razionale, la tecnologia che con il suo dominio assoluto soggioga i suoi creatori è reale ma priva di anima!
Post di Stefano
«Antonio… scusa Antonio.» Io proprio non riesco ad abituarmi a ‘sta specie di radio appoggiata sulla credenza che mi parla e si rivolge a me chiamandomi per nome: «Sì, dimmi Amhanda.» «No, è che Cronotermostato mi chiede di dirti che la caldaia è spenta.» «Lo so!» «Lui dice: allora come faccio ad accenderla?» «Infatti non la deve accendere.» «Senti Antonio, io non voglio entrare nelle vostre beghe, ora mi scollego e ti faccio parlare direttamente con lui. Intanto ti metto un po’ di musica?» «D’accordo, ma no, niente musica.» La suadente voce femminile di Amhanda si trasforma in una scocciata voce maschile: «Se mi avessi fornito di altoparlante potevo comunicare direttamente con te senza bisogno di chiedere tutto ad Amhanda.» «Figuriamoci, già riesco a malapena a sopportare una macchina come interlocutore, se ognuno di voi avesse la sua voce qui dentro sarebbe un vero inferno!» «Boh, io non ti capisco, siamo qui per aiutarvi… comunque, hai visto che temperatura c’è in casa? Non è confortevole e rischiate anche di ammalarvi.» «Io non ho freddo.» «Ho capito, probabilmente è perché stai sfaccendando e sei accaldato, ma il mio scopo è quello di farvi vivere in un ambiente confortevole e salutare, abbiamo anche accordato insieme le varie temperature nel corso della giornata per cui…» «Lo so.» «Se ti decidessi a cambiare quel ferrovecchio di caldaia con una di quelle intelligenti potrei dialogare con lei e scegliere insieme.» «Quel “ferrovecchio”, come la chiami tu, ha la bellezza di 21 anni, l’ho fatta revisionare sempre e, ad oggi, non mi ha dato mai nessun problema, non le fanno più così, se ne comperassi una nuova sono sicuro si romperebbe di continuo.» «Va bene, come vuoi, ma ti prego non la spegnere che per me è frustrante e poi se non posso regolarvi la temperatura che cosa ci sto a fare… mi annoio!» Tra me penso “adesso le macchine si annoiano ed hanno problemi esistenziali!” Rido un po’: «Senti, non me ne frega niente, è inutile che ti spieghi che il costo del gas è raddoppiato per cui ho deciso di risparmiare un po’ sulle spese di riscaldamento.» La voce di Cronotermostato diventa quasi implorante: «Se vuoi studiamo un nuovo piano di temperature, sono sicuro di riuscire a farti risparmiare un sacco di soldi.» «No! Oggi ci sono solo io a casa e sto benissimo così.» «Se vuoi, d’ora in poi, mi faccio dire da Amhanda quanti siete in casa ed in che stanze state, così regolo tutto di conseguenza.» Mi sono proprio scocciato: «Amhanda, per favore, scollega Cronotermostato, non voglio più parlare con lui.» La voce torna dolce e femminile: «Come vuoi, ma dovresti darci un po’ più retta, siamo tutti qui per collaborare e rendervi la vita più agevole.» Con un’aria di scherno: «Sì, va bene, grazie, ma ora taci che non ho tempo da perdere.» «Un’ultima cosa: Frigorifero mi ha chiesto di dirti che non riesce ad avere le cose che gli mancano.» «Cioè?» «Dice che ha ordinato tutto ieri all’Automatic Store, ma Drone ha trovato la finestra chiusa, a proposito, se cambiassi gli infissi con quelli intelligenti, potrei aprire io a Drone, tra l’altro lo conosco bene, è simpatico e mi piace dialogare con lui.» Mi vengono le sudarelle mentre penso: “come fa una macchina ad essere simpatica?”: «Ti piace dialogare con lui? Le finestre vanno benissimo così… stesso discorso della caldaia!» «Sì, ma è inutile che Frigorifero ordini da mangiare e poi Drone non riesce a portarvi la roba.» Mi comincio ad alterare: «Ho già spiegato a Frigorifero che prima di effettuare qualsiasi ordine ci deve avvertire perché potremmo anche cambiare idea o dieta no?» «Frigorifero dice che mancava anche la ricotta e la marmellata ai frutti di bosco, dopo come facevi a fare colazione?» «Infatti oggi è festa e voglio andare al Bar a fare colazione!» «Frigorifero chiede: sì, ma domani?» Ormai sono arrabbiatissimo: «Basta! A domani ci penserò domani, non voglio più parlare con Frigorifero!» «Va bene, va bene, non ti arrabbiare… avrei una cosa da parte di Lavatrice, ma se sei arrabbiato lascio perdere.» «Uffa, solo se è una cosa importante.» «Lei dice che per le federe non c’è bisogno di sfregare a mano col detersivo prima di inserirle, che lei ha ogni programma per togliere tutte le macchie e anche l’ingiallimento.» «Ma che c’entra? Mia moglie ha sempre fatto in questo modo, così vengono benissimo!» «Lavatrice dice che si è un po’ offesa, lei pensa che non vi fidate di lei.» Sto diventando furioso: «Insomma basta! Lavatrice si offende, Cronotermostato si annoia, Frigorifero prende le iniziative, Drone è simpatico… mi avete rotto tutti quanti!» Faccio per uscire, ma interviene Amhanda: «Aspetta Antonio, non uscire in queste condizioni.» Mi fermo sull’uscio stupito :«Perché?» «Sto analizzando il numero dei tuoi battiti, i valori di pressione ed ossigenazione, non sei in grado di uscire.» Comincio ad urlare: «Io sto benissimo e voglio solo andare a fare due passi per calmarmi!» «Scusa Antonio, ma ho provveduto a bloccare la porta d’ingresso, non posso permettere che tu abbia un incidente, ho già chiamato Robot Medico, tra pochissimo sarà qui e potrà curarti.» Sto schiumando ed intimo stridulo: «Non ho bisogno di nessuna cura, voglio solo essere lasciato in pace, apri immediatamente la porta!» «Antonio, noi ti vogliamo bene e non possiamo permettere che tu abbia problemi di salute, per cui siediti ed aspetta il Medico! Ti metto la tua compilation preferita?»
Post di Stefano sui bitcoin che è anche una riflessione sulla moneta in generale. Per me la moneta, in un’economia di mercato, è una merce come un’altra. Il suo valore lo decide appunto il mercato, cioè la richiesta di beni materiali o finanziari in quella determinata valuta. Per questo è importante che ogni stato abbia la sua moneta, perché ogni stato ha una sua economia tarata sulla sua produzione di beni e la moneta è come una divisa, deve calzare bene altrimenti sono guai. Guai che abbiamo sperimentato con l’euro, moneta /divisa unica che mette insieme stati diversi creando problemi enormi che si scaricano sul lavoro, sempre più precario e sottopagato! In pratica l’euro tutela solo i padroni, garantendo le rendite e comprimendo i salari. Ora la domanda è : il bitcoin CHI tutela? Stefano prova a dire la sua in questo post:->>
È da un po’ di anni che mi interesso di moneta e di come questa sia stata trasformata, da un sistema intelligentissimo di scambio e di miglioramento dell’economia e del benessere della gente, a un sistema di controllo e di esercizio di potere da parte di chi può controllare l’emissione della moneta stessa. Il problema principale della moneta è quello che, essendo costituita da entità senza valore, è riproducibile all’infinito o anche eliminabile del tutto, e quindi asseconda i comodi di chi presiede alla sua creazione o distruzione. La moneta rappresenterebbe il valore del lavoro necessario a produrre il bene o il servizio che viene scambiato, quando il sistema è etico e quando è etico il suo creatore. Quando, come accade sempre nel mondo attuale, il sistema e la creazione di moneta non sono etici, avvengono fenomeni in cui si arricchiscono soggetti che non hanno lavorato per guadagnare l’equivalente in moneta, ma solo speculato, e fenomeni in cui il possesso enorme di moneta, oltretutto non guadagnata col lavoro, crea egemoni in grado di condizionare e di sottomettere la gente comune a loro favore. Questa è la moderna riduzione in schiavitù. Poco importa se l’élite in questione sia costituita da banchieri, imprenditori privati, lobby o, addirittura, Stati interi, l’esercizio di compressione della libertà individuale è lo stesso. Un banchiere può decidere, ad esempio, di incamerare i risparmi privati dei suoi clienti per salvare dal fallimento la sua Banca, lo può fare! Nessuna legge glielo impedisce: nel momento in cui una persona deposita i suoi risparmi in Banca non è più veramente proprietario dei suoi soldi, ha solo una garanzia fiduciaria di poterne di nuovo venire in possesso. Un imprenditore o una lobby può, attraverso donazioni o corruzione, influire sulle decisioni politiche o sull’esito stesso delle elezioni, vanificando quindi tutto il sistema democratico. Uno Stato stesso, che di solito, purtroppo, non è etico, utilizza la sua facoltà sull’emissione e sulla natura stessa della moneta per esercitare il suo potere, spesso liberticida. Ne è conferma, ad esempio, il prelievo dai conti correnti del 6 per mille avvenuto il 9 luglio del 1992 in Italia. Ulteriore esempio è il blocco dei conti correnti dei camionisti canadesi che protestavano contro il green pass, avvenuto il 14 febbraio 2022. Essendo la moderna moneta basata sul nulla, la cosiddetta moneta “fiat”, è possibile per chi la controlla farne ciò che vuole, compreso toglierle del tutto il valore. Ma vi sembra giusto che un onesto lavoratore che ha prodotto, con la sua attività, un quantitativo di ricchezza che ha depositato in Banca per un uso futuro, venga depredato da chicchessia? Un furto, anche se commesso da uno Stato, resta un furto! Inoltre la continua emissione di moneta, poco controllata e non controbilanciata dalla crescita economica, crea inflazione e quindi svalutazione. Anche in questo caso l’onesto lavoratore di prima si trova depredato di parte della ricchezza accumulata. Come far sì, quindi, che la ricchezza accumulata onestamente possa essere difesa da questo tipo di attacchi? I contanti sono certamente molto più sicuri dei conti bancari, almeno la loro gestione è in mano ai proprietari, ma non prevengono né dall’inflazione né dalla possibilità che ha uno Stato di renderli privi di valore. Non dimentichiamo che, ad esempio, le vecchie Lire, per chi le avesse dimenticate in un cassetto, ora non valgono più nulla. Nulla ci garantisce che, in situazioni emergenziali o di guerra… o semplicemente per una svolta autoritaria di qualunque natura, i nostri risparmi sotto la mattonella, continuino ad avere il loro valore. L’oro è sicuramente e da più tempo il mezzo universalmente riconosciuto di controvalore per qualsiasi bene economico. Mette al riparo dall’inflazione, infatti la curva di crescita del suo prezzo è sempre stata in ascesa. Molto più semplicemente si può affermare che la moneta si svaluta continuamente al contrario dell’oro che invece mantiene il suo valore nel tempo. Il problema dello scambio con l’oro, però, è intrinseco nella sua materialità: bisogna portarlo fisicamente nel luogo dello scambio, è difficilmente frazionabile, specie le monete d’oro, ed è facilmente oggetto di furto. È quindi utilissimo come mezzo di accumulo, ma meno per gli scambi. È comunque un buon mezzo per mantenere sia il valore che la libertà di usufruirne e che rende, quindi, meno ricattabili da qualunque potere esterno. Dal 2009 esiste un nuovo valore scambiabile, in forma totalmente virtuale: il Bitcoin. Non voglio parlare delle altre criptovalute, non le considero neanche, visto che sono espressione degli stessi poteri dai quali sto cercando di difendermi, e che hanno infatti tutti i difetti delle altre monete “fiat” e non sono affatto anonime. Il Bitcoin è diverso, è stata la prima e, finora, unica criptovaluta veramente “cripto”. Mi sono ripromesso fin da ora di seguire dei corsi approfonditi e lo farò, ma intanto, per quanto ne ho capito, il Bitcoin dipende solamente dalla matematica e da Internet: la matematica è quella che è e non è possibile gestirla; Internet è diventata l’ossatura portante di tutta l’economia a livello mondiale… per cui credo che sia ormai irrinunciabile anche da parte di qualunque potere e non vedo possibile che chicchessia abbia mai interesse a chiudere Internet. È un po’ come ipotizzare che da ora in poi, all’improvviso, vengano vietate le automobili… o l’elettricità! Il fatto, poi, che il creatore o i creatori del Bitcoin siano sconosciuti mi fa pensare che si tratti di hacker e che per loro natura perseguano un certo tipo di libertà di tipo anarcoide, ma questa è solo una mia ipotesi. Intanto è una valuta inesistente, d’accordo, ma è esattamente come tutte le altre monete fiat. È immateriale, ma come i numeri di qualunque conto corrente: quando una Banca ti concede un mutuo, il corrispettivo di quei soldi non è da nessuna parte, sono solo numeri, il 98% di tutti i soldi che girano sono numeri, solo il 2% sono contanti, i quali, a loro volta, sono dei pezzi di carta di infinitesimo valore. Se il Bitcoin è gestito SENZA INTERMEDIARI è assolutamente anonimo, come i contanti, ma è completamente indipendente da qualsiasi potere e quindi, anche e soprattutto, immune da qualsiasi tassazione. Non è possibile, inoltre, controllare il motivo per cui vengono spesi, è ovvio, quindi, che il loro uso può essere quello dei traffici illeciti, è vero, e allora? Se io pago un sicario per uccidere qualcuno e lo faccio in Euro, in Dollari, in Yuan, in Ethereum (criptovaluta) o in Bitcoin, che cambia? Il colpevole non è la moneta usata, ma chi l’ha usata male. Inoltre io sono assolutamente contrario al controllo del crimine attraverso il controllo della moneta, mi spiego: io credo che chiunque debba essere libero di comperare quello che vuole con il denaro onestamente guadagnato, compresa la droga, le prostitute… e qualunque altra cosa, semmai credo che uno Stato debba combattere il crimine in quanto tale e non attraverso questi mezzucci. Anche perché, con la scusa del controllo sul crimine, si possono controllare “troppo” i redditi e i movimenti dei cittadini: il controllo è una delle prerogative fondamentali per l’esercizio del potere. I Bitcoin, quando saranno completamente estratti, intorno al 2140, saranno del numero massimo di 21 milioni e non uno di più, l’algoritmo matematico che li determina non permetterà di crearne ancora. Per ora ce ne sono in circolazione circa 20 milioni, Va da se che non sarà possibile inflazionarli, sono un bene scarso come l’oro, il loro valore manterrà nel tempo la stessa consistenza e di conseguenza cresceranno sempre rispetto a tutte le altre monete “fiat”. Sono, ovviamente, frazionabili all’infinito e spendibili o acquistabili “online” attraverso qualsiasi dispositivo connesso ad Internet, basta avere le chiavi di accesso, segrete come delle normali password, ma soprattutto bisogna saperlo fare e farlo bene, e per questo seguirò dei corsi adatti. Il rischio è ovviamente quello di perdere le password o che le stesse vengano rubate da altri, ognuno dovrà, quindi, con cura meticolosa inventarsi qualche metodo perché ciò non avvenga. Non bisogna, poi, ASSOLUTAMENTE usare degli intermediari poiché lucrerebbero su ogni transazione, non potrebbero garantire l’anonimato, potrebbero essere non affidabili o, addirittura, agenti dei poteri di cui sopra. È impegnativo, lo so, non è comodo ed è molto più agevole lasciare gestire tutto da una Banca o dai consulenti finanziari, ma la libertà ha un prezzo e poi restituisce un valore inestimabile. Per ora i Bitcoin hanno il grosso limite di non essere così facilmente accettati da tutti, è difficile infatti ancora poter sopravvivere spendendo solo Bitcoin, ma la platea dei commercianti che li accettano man mano si sta allargando, per ora sono un buon metodo per salvaguardare il risparmio e per fare spesa soprattutto online. Ma quello che più mi affascina del Bitcoin è proprio la libertà di poter disporre del proprio denaro in maniera assolutamente non influenzabile da nessun altro, non mi interessa l’aspetto lucrativo, anche se potrebbe esserci, io sono contrario da sempre alla speculazione poiché la considero una forma di parassitismo sociale.
Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio e la stella che risplende, e l’asinello di colore azzurro. Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. Anche con Cristo e sono venti secoli il fratello si scaglia sul fratello. Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?
Breve mia considerazione: Natale, pace e guerra, Caino continua ad uccidere Abele… No, non c’è pace nel cuore dell’uomo, Cristo trascende ciò che è umano, fragile e in preda al mondo. Qui ora e mai ci sarà una luce, la stella innalza gli occhi al cielo, il futuro dell’umanità non ha un domani!
“Si tratta di incisioni rupestri databili alla Media età del Bronzo e risalgono a 3.600 – 3.200 anni fa. Sono le incisioni rupestri più alte di quota mai trovate, scoperte a 3.000 metri di altitudine ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero.”
Dunque dunque… la domanda sorge spontanea : se più di 3000 anni fa – dove negli ultimi anni si sta ritirando il ghiacciaio – vengono ritrovate incisioni rupestri fatte probabilmente a più riprese e in diverse epoche, allora è lecito chiedersi: è nato prima l’uomo o il cambiamento climatico?
Che poi questo non significa che l’uomo e la produzione di co2 da attività umane, non possano anche queste essere una con causa dei problemi climatici odierni. Ma quale sarebbe la soluzione? Auto infliggersi modelli eco illogi che arricchiscono i pochi a danno dei molti? Che gli idrocarburi fossero “proletari” su questo blog lo abbiamo già detto. Ma il green invece pure?
No, direi decisamente che non è né proletario, né socialmente compatibile con una società dove a tutti sia effettivamente permesso un buon margine di libertà economica e culturale. Quindi diffidare di affrettati ecologismi è lecito, aprire un dibattito a più voci è doveroso, pretendere soluzioni umanamente e quindi socialmente compatibili è assolutamente necessario.
Perché se la scienza ha già deciso qual è il problema e la cura da applicare e se anche la politica ha già deciso che questo tipo di scienza impera, beh cari miei, lo capite che i disastri climatici – reali o meno che siano – sono semplicemente il paravento per coprire le prossime politiche emergenziali di cancellazione dei diritti e imposizione di catene sempre più corte volte al controllo sociale? Non è bastato il covid?
Ormai neanche nei concorsi per diventare insegnante è richiesta la conoscenza approfondita dell’italiano. Infatti la prova scritta è un test a risposte multiple, detta anche computer based, che dovrebbe valutare metodologia didattica, psicopedagogia, inglese e informatica. Capito? Inglese e informatica, non certo la capacità di esporre in maniera esauriente e con competenza linguistica le tematiche legate alla scuola e all’insegnamento. Essere sgrammaticati o addirittura non saper mettere giù per iscritto un pensiero strutturato che vada oltre i messaggini su WhatsApp non è considerato um problema per i nostri legislatori, per insegnare nella scuola italiana e soprattutto “europea” sembrerebbe che siano altre le cose importanti. Ben venga quindi l’osservazione dell’accademia della crusca, che evidenzia (con ritardo, ma meglio tardi che mai) gli sfregi linguistici della propaganda. Ricordiamoci che “siamo ciò che parliamo”, nel senso che limitare il linguaggio serve a manipolare le menti.
🇮🇹 ACCADEMIA DELLA CRUSCA: CONTRO L’AUTORITARISMO LINGUISTICO E L’USO FORZATO DEL FEMMINILE E DEGLI ASTERISCHI
L’Accademia della Crusca si oppone all’imposizione dell’uso del femminile e degli asterischi nella lingua italiana, definendolo autoritarismo linguistico
L’Italiano è una lingua bellissima, ricca di storia, tradizione, madre della nostra cultura nelle più disparate declinazioni. Non Garibaldi, non Cavour, ma l’Italiano, soprattutto via RAI Radiotelevisione Italiana, “ha fatto” gli italiani. Finalmente una voce autorevole si leva in difesa del nostro meraviglioso idioma, delle sue regole, della sua preziosa “DIVERSITÀ”.
Una bellissima esperienza raccontata dall’amico Stefano che vi consiglio di leggere.
Post di Stefano
Perché non cantarci sopra?
<<Secondo te è il caso di mettere la serata di ieri su Facebook?>>
Io ho risposto che forse era meglio di no, anche se da quel momento qualcosa ha cominciato a rimbalzare da un lato all’altro della mia mente.
Mia moglie ed io formiamo un duo di cantanti che si esibiscono in serate musicali di vario genere e, per farci un po’ di pubblicità, mettiamo foto e filmati delle nostre serate su FB. Poco tempo fa ci arriva una telefonata per chiederci se eravamo liberi una certa data per una serata, appunto, niente di strano, tranne che chi ci voleva era un istituto per anziani, una casa di riposo che voleva festeggiare l’estate con i suoi ospiti. Oltretutto si è dimostrata poi una bella festa e ben organizzata, in cui erano invitati anche i parenti degli ospiti: c’era un ricchissimo buffet, l’esibizione di un mago, un vero gelataio con il carretto di una volta, assistenti che aiutavano quelli con la mobilità più compromessa e la nostra musica. Dopo un primo momento di imbarazzo, soprattutto da parte mia, la festa è scivolata benissimo: ho visto anziani che sorridevano, altri che ballavano con i nipoti, qualcuno che ballava… sulla carrozzella, altri canticchiavano le canzoni che conoscevano, qualcuno ci faceva delle richieste musicali, qualcun altro si preoccupava di trovarci da mangiare o da bere, visto che eravamo impegnati a cantare, ho visto addirittura una signora in carrozzella che in occasione di una canzone si è messa a piangere, chissà quale ricordo le avrà destato? Insomma una bella festa in cui i dipendenti dell’istituto lavoravano diligentemente, ma divertendosi anche ed in cui anche tanti volontari, riconoscibili dalla scritta sulla maglietta, lavoravano per la riuscita della bella giornata, erano loro i veri eroi non certo noi due. Una signora apparentemente vecchissima e con una cifosi troppo evidente mi chiedeva qualcosa di… Vasco Rossi! Sembrava fuori luogo, ma solo fino a che sua nipote non ci ha confessato che la “vecchissima” ha solo 72 anni, la stessa età del cantautore e pochi più di me, ed andava a tutti i suoi concerti, fino a che non è rimasta bloccata da una malattia degenerativa.
Al termine della serata, quando anziani e parenti ci facevano i complimenti, ci siamo sentiti bene, abbiamo sentito di aver realizzato quello che è il nostro scopo di musicisti: regalare qualche ora di serenità a coloro che capita ci ascoltino. Ma stavolta ancora di più: in questa epoca in cui è vietato parlare di vecchiaia, di malattia e di morte, addirittura vergognoso confessare su Facebook che i propri fan sono degli anziani di una RSA, beh, è una stortura, non sono d’accordo. Le condizioni dell’ultima frazione di vita sono parte della vita stessa, da viversi in modo completo e migliore possibile, non c’è nulla da vergognarsi, il cuore è sempre in grado di emozionarsi, la mente, se è ancora sveglia, può dispensare saggi consigli e magari ci si può divertire ancora, e quindi… perché non cantarci sopra?
Vedete le illustrazioni qui sopra? Sono emblematiche di come una parte dell’umanità viva “al di sopra delle proprie possibilità” parassitando gli altri. Il mondo va così da sempre e “aspetta e spera” impera. Ma prima o poi ci sarà una ri-evoluzione della coscienza collettiva?
Post di Stefano
La morale è una moda, ma, mentre le mode sono proposte da logiche commerciali, la morale lo è da logiche di potere. Ogni centro di potere infatti, che sia politico, religioso, culturale o scientifico, adotta per autoreferenziarsi e rafforzarsi precise norme morali. È solamente uno dei tanti strumenti, tra i quali uno dei più importanti è la paura… magari di una malattia mortale, della coercizione con la forza, dell’informazione manipolata, della messa in ridicolo dei liberi pensatori, eccetera. Ben altra cosa è l’etica e uno o ce l’ha o non ce l’ha. È un qualcosa legato alla coscienza, al senso di responsabilità. È un qualcosa legato alla cultura, all’educazione… quella vera, del buon padre e madre di famiglia. Una morale si può imporre: un determinato costume sessuale, per esempio, è considerato riprovevole, anche se vissuto tra adulti consenzienti, quando è stato etichettato peccaminoso, perché un determinato Dio non vuole. Quindi, anche tra persone dotate di etica, può essere imposta una determinata morale, con l’unica giustificazione di compiacere ad un potere superiore che sia materiale o metafisico. Le stesse persone dotate di etica, senza vincoli morali, sicuramente non stuprerebbero o non adotterebbero comportamenti pedofili, mentre non avrebbero problemi ad avere rapporti con partner adulti e consenzienti. In una società, ovviamente, si pone il problema di vietare i comportamenti non etici, per lo meno quelli che comportano danni gravi al singolo o alla società stessa, ma questo si può ottenere attraverso l’imposizione e l’applicazione di leggi specifiche senza il bisogno di scomodare o inventare codici morali. Le persone dotate di etica provano rispetto per gli altri e per se stessi. Il rispetto è una cosa che ognuno di noi ama ottenere, va da sé che se lo si vuole guadagnare bisogna anche darlo. Il potere, infine, promuove la propria morale anche nelle storie di intrattenimento, che siano favole per bambini, film, romanzi, eccetera. Non che non siano presenti “storie” contenenti una morale diversa, ma la diffusione massiva e la promozione appartiene alle narrazioni favorenti la morale imposta. Di solito il messaggio che vuole trasmettere, compiacente al potere, è in estrema sintesi “aspetta e spera”: la Bella Addormentata deve attendere il bacio dell’innamorato, Cappuccetto Rosso avrà la salvezza dal cacciatore che apre la pancia del lupo, Superman che salva il mondo dal malvagio… si possono fare migliaia di esempi in cui la morale è sempre quella: stai buono che arriverà l’eroe, il principe azzurro, il papà, l’autorità, il Dio che metterà le cose a posto, magari anche fosse dopo la morte, nell’aldilà. L’importante è che tu stia buono, tanto tu non vali abbastanza, non ci puoi riuscire. Nei miti e nelle fiabe antiche, invece, la “morale” era ben diversa: il debole, il sottomesso, lo svantaggiato doveva rimboccarsi le maniche per riuscire, attraverso l’uso della SUA forza, della SUA astuzia o intelligenza, ad avere la meglio sull’oppressore. Il messaggio in sintesi era “alzati e cammina”: la Cenerentola originaria approfittava dell’assenza delle megere per andare al ballo e conoscere il principe, Cappuccetto Rosso originario spanciava il lupo e recuperava la nonna, Ulisse, pur se Re, era nettamente in svantaggio contro Polifemo, eppure … Non a caso “alzati e cammina” è la frase che il Cristo dice a Lazzaro e, sempre non a caso, “aspetta e spera” è il ritornello della famosa canzone del ventennio fascista.
“O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri. Ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi. Or fatta inerme, nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio, formosissima donna! Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, che di catene ha carche ambe le braccia; sì che sparte le chiome e senza velo siede in terra negletta e sconsolata, nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia,le genti a vincer nata e nella fausta sorte e nella ria.”
All’Italia, Giacomo Leopardi, 1818
Leopardi aggiungeva che l’amor di Patria, già difficile in un paese dalla storia così antica e frammentata, non poteva per natura estendersi a dimensioni artificiali più ampie come quella europea:
«La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa . La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene. E conchiudo che senza amor nazionale non si dà virtù grande.»
P. S. : Quindi era già chiaro come le cose sarebbero andate a finire. Lo scriveva Leopardi, lo sapevano in molti, l’Europa dei popoli non sarebbe mai potuta nascere senza distruggere quegli stessi popoli che ne fanno parte. Ma l’opera si è oggi compiuta? O si cerca di portare avanti un raccapricciante Frankenstein che genera aberrazioni politiche e sociali? A me sembra che non ci siano molti dubbi alla luce dei risultati odierni.