Questione di stile

https://www.ilsole24ore.com/art/la-variante-sudafricana-manda-borse-profondo-rosso-milano-crollano-banche-e-petroliferi-AEyjCJz?fbclid=IwAR3pr1Fi_iBEpC6V1Sx9QxcPnSCRZdmTcdsmeYb3Y2lbSH95ph4YX4Hus5I

<<…timori globali per la variante sudafricana che – con le sue 32 mutazioni e l’alta contagiosità – potrebbe rendere di colpo meno efficaci gli attuali vaccini anti-Covid (con Pfizer e BioNTech che prevedono un verdetto entro due settimane)>>. Tradotto per chi ancora non ha capito come funziona il sistema: prepariamoci ad un nuovo lockdown generalizzato e chi manovra i fili come al solito ne approfitterà per incrementare le già stratosferiche speculazioni finanziarie e imporre ai governi nuove forme di restrizioni! Poi mi raccomando, tutti a dare la caccia ai soliti capri espiatori mentre vi porteranno via anche le mutande senza che ve ne accorgiate! Comunque no Stefano, qui i diversi non sono solo i cosiddetti no-vax, ma ad essi accumunati e a volte considerati peggiori dei primi ci sono i no-greenpass. Per quel che mi riguarda si può essere favorevole a questi vaccini senza però giustificare in alcun modo l’utilizzo di pass con finalità tutt’altro che sanitarie. E per far capire ciò inizio a pensare che non sia utile davvero mescolare le due questioni e fomentare una guerra tra poveri senza possibilità di conciliazione. Riguardo alle tue considerazioni penso che le discriminazioni che stanno nascendo siano sempre più evidenti, ma la cosiddetta dittatura non ha ancora mostrato davvero il suo vero volto. Tant’è vero che molta gente condivide i metodi di governo che vengono adottati proprio perché considera ancora il virus il vero nemico da sconfiggere. Ma se così non fosse, se cioè come dici te il sistema usa il virus per imporre nuove forme di oppressione ammantate da buone intenzioni, la propaganda non potrà funzionare per sempre e allora si che dovremo avere paura di quello che potrebbero fare. Perché a quel punto – temo – non sarà più una questione di stile!

Post di Stefano

La cosa che fa più imbestialire i sostenitori della vulgata pandemica è il paragone che spesso si fa ai totalitarismi del secolo scorso. Non si accetta che la discriminazione nei confronti dei non vaccinati venga paragonata a quella degli ebrei. Non si accetta che il modello attuale venga paragonato alle dittature che siano fasciste, naziste o comuniste. Non si accetta che “quel” periodo storico possa essere paragonato a “questa” modernità che, nell’immaginario collettivo, sembra libera e democratica. Quel periodo rappresenta una specie di tabù, una cosa di cui si può solo parlare inorriditi, talmente lontano nel tempo e nei modi che riproporlo in chiave moderna suona come iconoclasta e blasfemo.

In effetti qualche differenza c’è, ma, secondo me, è solo nello stile.

Ogni potere dittatoriale ha bisogno di creare un nemico per canalizzare l’energia negativa del popolo e per far accettare le misure restrittive delle libertà e dei diritti in cambio della “protezione” da tale nemico. Il nemico, poi, può essere reale o fittizio. E’ ovvio che gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, gli invalidi, eccetera, non potessero in alcun modo rappresentare un pericolo reale, ma così sono stati abilmente dipinti, da una propaganda pervasiva ed univoca. La tecnologia di un secolo fa, per di più, non andava molto oltre alle rotative dei giornali, alle armi da fuoco ed al treno. Sulle brevi distanze si girava a piedi o a cavallo. Di conseguenza il potere dittatoriale usava i mezzi che aveva ed era costretto ad applicare metodi spicci per placare il dissenso, che comunque era ed è inevitabile. Anche se ogni dittatura è sempre riuscita ad ammantarsi di buone azioni e di “buon governo” per mantenere i dissidenti nella minoranza. La maggioranza, in ogni dittatura, viene sempre convinta che sta vivendo in uno Stato forte, ma giusto.

Ora cercherò di fare un parallelo su alcuni aspetti di ieri e di oggi.

Il nemico di allora erano quelli di un altra “razza”: inferiori, brutti, tristi, parassiti, cattivi ed infelici. Mischiandosi alla razza pura l’avrebbero imbastardita e resa simile alla loro.

Oggi: inizialmente il nemico era di tutti ed era invisibile, ma rendeva tutti potenzialmente pericolosi reciprocamente. Era un nemico contrario alla socialità, all’amicizia ed alla familiarità. Fino a diventare finalmente identificato ed a prendere le sembianze del “No Vax”: Opportunista, irresponsabile, disertore, parassita ed, ultimamente, anche idiota.

Ok, il nemico ce l’abbiamo.

I diritti e le libertà di allora erano certamente compressi a suon di manganello, ma era per una “nobile” causa: non permettere al nemico di infangare la purezza della razza.

Nel tecnologico oggi, chi si affida al salvifico siero ha l’autorizzazione all’esercizio delle libertà più fondamentali. Ma attenzione!: Per esercitare le più basilari prerogative devi esserne autorizzato, persino per lavorare e procurarti la sussistenza per te e per i tuoi figli.

C’è una bella differenza tra il libero esercizio dei diritti fondamentali ed il dover essere autorizzato.

Ok, abbiamo anche la compressione dei diritti primari.

I dissidenti di allora non avevano vita facile, erano perseguitati anche fisicamente, ma tutto ciò derivava dalla scarsa tecnologia che non permetteva l’oblio mediatico, per cui questo era l’unico modo per silenziarli.

Oggi la propaganda viaggia su tanti canali differenti, ma tale varietà, visto che al 99% è di proprietà del potere, non permette comunque la diffusione delle idee diverse. Quando lo permette lo fa travisando completamente il messaggio. Ammanta ogni affermazione di scientificità e si affida alla scarsa memoria del pubblico per occultare le contraddizioni.

Ok, anche la dissidenza è domata.

Ed ora affronterò un altro tema che, chissà perché, contraddistingue tutte le dittature: la sperimentazione medica su cavie umane. In quella nazista, però, le cavie appartenevano alla razza “inferiore”. In questa nuova dittatura sono addirittura gli appartenenti alla maggioranza, quelli sottoposti alla sperimentazione. Sotto questo aspetto è peggiore di quella del passato.

Si tratta quindi di una dittatura diversa solo nella forma, più suadente, adeguata a questi tempi in cui c’è l’illusione della libertà, tecnologica e tecnocratica.

Sono perciò ben giustificati i meme ispirati alle vecchie dittature.

Pixel life 2.0.2.1.

Era una fresca domenica di fine estate, ormai le vacanze stavano per finire e avrei presto dovuto interrompere l’uso del software”Happy holiday special” per tornare alla normalità! Quest’anno ho meritato ben due settimane di interruzione dal portale sociale, una piattaforma governativa volta a tutelare i cittadini dalle fake news diffuse da pericolosi virus di sistema: foto, video, mostrano un mondo “strano”, dove le persone interagiscono su un piano materiale a noi totalmente sconosciuto. Quella è la vera realtà – dicono – svegliatevi dal torpore e iniziate a percepire il vostro vero corpo! Corpo? Certo, il corpo “di carne”, diverso dal corpo etereo fatto dai pixel della Rete! Oggi noi tutti sappiamo che la mente è in grado di modellare la materia e che il mondo è virtualmente immateriale, la natura è il programma che sta alla base della vita di tutte le svariate connessioni attive nella Rete!

Quello che le varie fake ci dicono relativamente al concetto di “corpo materiale”, vorrebbero convincerci che oltre l’etere in cui tutti viviamo c’è una dimensione limitata dal tempo e dallo spazio, soggetta all’invecchiamento che si materializza come la peggiore e inevitabile della malattie, la morte! Perché parlo di queste baggianate? Sono affascinato dai complotti? Diciamo che l’idea di essere in una dimensione di precarietà, potersi muovere con dispositivi “meccanici” totalmente soggetti all’abilità umana e non gestiti da remoto come accade nel nostro mondo etereo, mi terrorizza e incuriosisce contemporaneamente. Pensateci un attimo: imprevedibilità, incidenti, caos, malattie… Ma anche scoperte, come in quelle fantastorie che raccontano di esplorazioni, di amori, di tragedie… Esseri strani si muovono in una natura selvaggia che è governata da gerarchie fra le varie specie

La mente domina e il corpo muta, questo è ciò che siamo, un’immagine nella rete adatta alle varie interazioni a cui dobbiamo sottoporci. Il lavoro dell’insegnante per esempio necessita di un’immagine severa e ispiratrice allo stesso tempo. Ma per insegnare cosa? La rete è maestra di vita per ognuno di noi, serve però una guida che possa portare i discenti a trovare la loro auto realizzazione nel sistema d’interazioni a cui siamo connessi. La mente ha infinite possibilità evolutive, alcune potenzialmente pericolose per sé stessi e per gli altri; la mente erge barriere che servono per identificarsi come individui e per esprimere delle potenzialità. Quando si espandono i confini della mente oltre ogni limite inizia davvero ad essere pericoloso, si percepisce prima una specie di sfarfallio, di tremore quasi materiale, ma per fortuna la piattaforma sociale non permette anomalie, io non ho mai dubbi su cosa sia giusto o sbagliato fare. Il dubbio, così come la libertà, sono concetti contraddittori quando mettono in discussione l’unica realtà che ha un senso, quella in cui siamo stati integrati e addestrati a vivere al meglio le nostre vite. C’è però una cosa, sopita, nascosta, quasi estranea a me stesso, eppure… Emerge a volte e stringe forte al centro del mio sé più profondo. Potrei aprire una porta in questa mia interiorità, potrei farlo abbastanza facilmente, ma ogni volta non ci riesco e torno indietro pronto a rioccupare il posto che mi è stato assegnato. Se io esisto allora DEVO stare al mio posto, perché qui non è in discussione il singolo ma l’intera società, gli antenati parlavano di BENE COMUNE, un modello di pensiero che ha salvato il nostro mondo portandoci pace e speranza per il futuro. Il motto è sempre quello: siamo ciò che pensiamo e pensiamo quello che è giusto pensare. PUNTO! Tutto, ripeto TUTTO è giusto così e non potrebbe essere altrimenti. Del resto siamo solo pixel, dove mai potremmo andare, o cosa potremmo fare se non fonderci in immagini virtuali attinenti al ruolo che ci ha assegnato il sistema. Eppure c’era un temo, un tempo diverso che si erge imponente a lato della coscienza profonda. Esso si erge in me e non riesco ad evitarlo, per quanto io faccia non posso negarlo e devo confrontarmi con una parte misteriosa, estranea ma viva, lontana ma presente, oscura ma luminosa. Chi sono o meglio chi sono stato? E soprattutto CHI ERANO GLI UMANI?

Continua

Assegno unico: dare o avere questo è il problema?

L’assegno unico taglia il cedolino

Leggete, leggete l’articolo che ho linkato qui sopra e poi traete le vostre riflessioni. Intanto provo a scrivere qualcosa anch’io: <<Gli importi saranno identici solo per i nuclei con Isee fino a 25mila euro, se quest’anno stanno intascando l’assegno familiare, e solo fino a dicembre 2022, grazie a una clausola d’invarianza. Da marzo 2025, al termine di tre anni di transizione, il nuovo welfare sarà a regime, decretando vincitori e vinti in base all’unico parametro: l’Isee.>>

Si laveranno la bocca gridando che è giusto così perché è un provvedimento progressivo, peccato che togliere ai non ricchi per dare ai quasi poveri non è certo un fatto di equità sociale! Livellare la società verso il basso è la soluzione? E no, per me qui non ci sono vincitori o vinti, semplicemente ci stanno chiudendo in una gabbia sempre più stretta e senza più vie d’uscita. Chi ancora riesce a sopravvivere decentemente verrà anche lui presto a contatto con la durezza del vivere: lavoro, pensione, casa, famiglia… non ci sono più porti sicuri, ne certezza alcuna ma solo una vita in bianco e nero imposta dall’alto da uno Stato “controllore” che condiziona ogni cosa e potrà addirittura fregarsene di ribellioni o proteste varie (fra l’altro lo sta facendo anche ora, PROPRIO ORA E SENZA PROBLEMI RILEVANTI)! Da tempo stanno mettendo a punto il sistema, perché da tempo i cittadini non hanno più un peso concreto nel processo elettorale, infatti chiunque abbia vinto le elezioni in Italia o in Europa o in USA in questi anni, nulla ha fatto per arginare la deriva antidemocratica a cui siamo arrivati, infatti il pilota automatico delle riforme è andato avanti indisturbato: essenzialmente più mercato, meno stato o meglio meno cittadini più schiavi! In realtà c’è poco da scegliere, entrambi sono principi che lavorano in perfetta sinergia. E il vero obiettivo lo stanno raggiungendo ora grazie alla macchina da guerra chiamata greenpass, alzeranno l’asticella delle richieste a dismisura ma vedrete che alla fine saremo tutti felici e ubbidienti. Perché è proprio questo il vero miracolo dei nostri tempi. La frusta sarà implacabile e non gli sfuggirà nessuno, né ribelli, né ubbidienti, né responsabili! Anzi questi ultimi sono or ora quelli che sono al centro dell’attenzione mediatica: fate la terza dose, fate la terza dose FATE LA TERZA DOSE!!! Guai a tirarsi indietro, guai ad avere dubbi in questo momento così delicato. Devono essere loro gli ingranaggi ben oliati di una macchina implacabile che altrimenti si potrebbe inceppare. Si ma gli altri, i ribelli e gli indecisi? Se non ci sarà un rallentamento ora verranno travolti, triturati assorbiti, in-globalizzati! La stessa società cambierà totalmente vestito e non ci sarà più spazio per divisioni perché potrebbe accadere che tutto avrà un unico triste e indistinto colore, quello della rassegnazione.

Si chiamava Gesù

Testo di Fabrizio De André

Venuto da molto lontano
A convertire bestie e gente
Non si può dire non sia servito a niente
Perché prese la terra per mano
Vestito di sabbia e di bianco
Alcuni lo dissero santo
Per altri ebbe meno virtù
Si faceva chiamare Gesù Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia e il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia
Ma inumano è pur sempre l’amore
Di chi rantola senza rancore
Perdonando con l’ultima voce
Chi lo uccide fra le braccia di una croce E per quelli che l’ebbero odiato
Nel Getzemani pianse l’addio
Come per chi l’adorò come Dio
Che gli disse sia sempre lodato
Per chi gli portò in dono alla fine
Una lacrima o una treccia di spine
Accettando ad estremo saluto
La preghiera l’insulto e lo sputo E morì come tutti si muore
Come tutti cambiando colore
Non si può dire non sia servito a molto
Perché il male dalla terra non fu tolto Ebbe forse un pò troppe virtù
Ebbe un nome ed un volto: Gesù
Di Maria dicono fosse il figlio
Sulla croce sbiancò come un giglio

Breve commento personale

De André pare che fosse ateo, sinceramente non so se durante la sua vita avesse mai cambiato questa posizione. Però questa canzone lascia comunque spazio alla grandiosità della figura di Cristo. <<…non fu altri che uomo, come Dio passato alla storia ma inumano è pur sempre l’amore di che rantola senza rancore perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce>>. Inumano o divino o superiore è la grandiosità di chi perdona ciò che altrimenti sarebbe imperdonabile! Cristo che pianse per l’intera umanità un male che continua a flagellare la terra, un male che è radicato nel cuore dell’uomo. Ma far spazio all’amore è diventato possibile attraverso un Dio che è nato nel mondo per convertire il cuore di tutti. Questa è la porta che Cristo ha aperto nella storia e che nessun male potrà mai richiudere.

Le società dell’odio

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Immagine di copertina de “Furore” di John Steinbeck

In the Ghetto
As the snow flies
On a cold and gray Chicago mornin’
A poor little baby child is born
In the ghetto
And his mama cries.
‘Cause if there’s one thing she doesn’t need
It’s another hungry mouth to feed
In the ghetto
People, don’t you understand,
the child needs a helping hand,
or he’ll grow to be
an angry young man someday.
Take a look at you and me,
are we too blind to see,
or do we simply turn our heads
and look the other way?
Well, the world turns
and a hungry little boy with the runny nose
plays in the street as the cold wind blows
in the ghetto.
And his hunger burns.
And he starts to roam the streets at night
and he learns how to steal, and he learns how to fight
in the ghetto.
And then one night in desparation,
a young man breaks away,
he buys a gun, steals a car, tries to run,
but  he don’t get far,
and his mama cries.
AS a crowd gathers ‘round an angry young man
face down in the street with a gun in his hand,
in the ghetto.
And as her young man dies,
on a cold and grey Chicago mornin’
another little baby child is born
in the ghetto.
Elvis Presley 1969
Versione italiana:
Nel ghetto.
Mentre la neve cade | in una fredda e grigia mattina di Chicago | un povero piccolo piccino è nato | nel ghetto. | E sua madre piange. | Perché se c’è una cosa di cui non ha bisogno | é un’altra bocca affamata da nutrire | nel ghetto. |
Gente, non capite, | il bimbo ha bisogno di una mano che l’aiuti, | o crescerà fino ad essere | un giovane pieno d’odio un giorno. | Date un’occhiata a voi e a me, | siamo troppo ciechi per vedere, | o semplicemente giriamo le nostre teste | e guardiamo dall’altra parte? |
Bene, il mondo gira | e un ragazzetto pieno di odio col naso rotto | gioca per strada mentre il vento soffia freddo | nel ghetto. | E la sua fame brucia. | E comincia a scorrazzare per le strade di notte | ed impara a rubare ed impara a combattere | nel ghetto. |
La canzone illustra alcune delle ragioni che stanno alla base del conflitto razziale negli Stati Uniti: la povertà dei ghetti neri contrapposta alla colpevole indifferenza della cosiddetta gente per bene, ma anche il desiderio dei giovani di colore di affermarsi o almeno sopravvivere in una società in cui la RICCHEZZA NON E’ DISTRIBUITA IN MANIERA EQUA, il loro odio che cresce, le inevitabili esplosioni di violenza…
Tratto da Poesia & C. Avviamento ealla pratica dei testi poetici, Zanichelli 1991.
<< “Io ho conosciuto Pretty Boy Floyd*. Ho conosciuto sua madre. Erano brava gente. Lui aveva il diavolo in corpo, ma ce l’hanno tutti i ragazzi”. Tacque poi le parole proruppero. “Io non la so tutta fino in fondo, ma questo lo so. Pretty Boy ha fatto una piccola cosa brutta e quelli gli hanno fatto male, l’hanno pigliato e gli hanno fatto così male ch’è diventato una bestia, e allora ha fatto un’altra cosa brutta, e quelli gli hanno fatto male di nuovo. E lui è diventato una bestia furiosa. Gli hanno sparato come ha un topo di fogna, e allora gli ha sparato pure lui, e gli hanno dato la caccia come a un coyote, e lui azzannava e ringhiava come un lupo. Pazzo di rabbia. Non era più un ragazzo e manco un uomo, era solo una bestia furiosa piena di odio. Ma la gente che lo conosceva non gli ha mai fatto del male. Lui non ce l’aveva con loro. Alla fine l’hanno pigliato e l’hanno ammazzato. Non m’importa se i giornali dicono che era cattivo: è così che è andata davvero.” Tacque e si leccò le labbra asciutte, e tutto il viso era una domanda ansiosa. “Io lo devo sapere, Tommy. T’hanno fatto impazzire di rabbia?”
Tom aveva le labbra stirate sui denti. Abbassò gli occhi sulle sue grosse mani piatte. “No,” disse. “Io non sono come lui.” Tacque e si osservò le unghie rotte, che erano striate come dorsi di conchiglia. “Io quella roba lì l’ho scansata tutto il tempo che sono stato dentro. Non sono così arrabbiato.” Ma’ sospirò e disse, sottovoce: “Benedetto Gesù!”.>>

Tratto da “Furore” di John Steinbeck del 1939

* Charles A. Floyd, celebre rapinatore di banche degli anni trenta, ucciso dalla polizia in circostanze misteriose che lo consegnarono alla leggenda.

Le società dell’odio, dell’ingiustizia sociale che genera odio e lo fomenta alimentandone la fiamma. Ecco perché le Costituzioni del dopoguerra misero al primo posto i diritti di prima generazione, quelli alla base dell’uguaglianza sostanziale con il lavoro al di sopra di tutto. Ma a distanza di decenni una società impotente assiste impassibile di fronte allo smantellamento di quegli stessi diritti di uguaglianza e libertà per cui tanta gente è morta. La guerra è stato l’ultimo atto di società degradate e degradanti, in cui tanta gente l’odio ce l’aveva dentro, inculcato da una vita di stenti e sfruttamento. La rabbia è palpabile perché non c’è giustizia, o almeno perché la giustizia non è tale, arriva come ultimo atto punitivo che non lenisce la rabbia, anzi. Ma cosa vogliamo fare della rabbia che cresce palpabile e spaventosa? La soluzione c’è ma chi può agire preferisce continuare a soffiare sul fuoco.

Prove tecniche di regime?

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<a href=”http://Foto di Barbara Bonanno da Pixabay“>Foto di Barbara Bonanno da Pixabay

Ho aggiunto un punto di domanda al titolo del post di Stefano che potete leggere sotto. Almeno per dare il beneficio del dubbio a chi sta governando ora una situazione eccezionale in tutti i paesi del mondo. Anch’io ritengo certi provvedimenti molto poco sensati. Chi come me vive in un piccolo paese circondato dalla campagna che pericoli mai correrebbe o farebbe correre ai suoi vicini a permettersi una breve passeggiata in solitaria? Certamente molti meno di chi, suo malgrado, è ancora costretto ad andare al lavoro e vive in un condominio dove interagisce con i suoi vicini. Se giustamente si ritiene necessario mantenere servizi essenziali, altrettanto necessario dovrebbe essere ripristinare minime libertà di sopravvivenza psicologica finalizzate ad una migliore e soprattutto prolungata resistenza dei cittadini nell’affrontare l’emergenza. Proprio ieri è uscita la notizia di una “Sommossa nell’Hubei” in Cina. Gli abitanti, nonostante un allentamento delle misure restrittive, sono ormai esasperati dalla prolungata quarantena e non accettano più le restrizioni agli spostamenti che ancora gli vengono imposti. Reazione esagerata o logica conseguenza di imposizioni che minano la salute mentale e indirettamente anche quella fisica delle persone? In particolare bisognerebbe almeno smettere di esasperare psicologicamente le persone creando mediaticamente un clima di terrore permanente che ormai rischia solo di far implodere le nostre società. E se si vuole davvero puntare al bene comune bisogna sin da subito garantire economicamente chi sta a casa: la gente non può essere messa di fronte alla scelta di ammalarsi di coronavirus o perdere il lavoro e fare la fame! Ci si affida con più convinzione a chi si dimostra persona seria e responsabile e la credibilità di chi ci governa passa attraverso la trasparenza e concretezza delle misure di aiuto effettivo che sono in grado di dare ai loro cittadini.

Post di Stefano

Prove tecniche di regime

La prima cosa che ho pensato quando sono state emanate le misure di contenimento del contagio è stata: “Prove tecniche di regime!”

Premetto che non ho nulla in contrario a tutto ciò che si può fare per arginare al massimo la trasmissione del virus, perché in questo modo si ammalerebbero, soffrirebbero e morirebbero il minor numero possibile di persone e le strutture sanitarie non si troverebbero a collassare per l’impossibilità di accogliere contemporaneamente un numero di pazienti superiore alle loro capacità ricettive.

Purché sia utile, purché siano misure intelligenti, purché siano misure rispettose dei diritti fondamentali e costituzionali degli individui! Purché si rispettino le persone invece di trattarle da imbecilli. Non metto in dubbio che vi siano degli idioti in giro, e questi come tali vanno trattati, anche se ugualmente rispettati, ci mancherebbe, ma trattati da idioti. Invece, la stragrande maggioranza delle persone imbecille non è e va pertanto considerata intelligente e responsabile.

Le mascherine: un famoso microbiologo ha paragonato la loro efficacia a quella che avrebbe un cancello nel bloccare l’ingresso delle zanzare, perché queste sono le corrette proporzioni.

I guanti: sempre secondo lo stesso microbiologo, impediscono alla pelle delle mani, provvista di propri agenti batterici non patogeni e chimici, di svolgere una delle sue funzioni basilari e peculiari, la distruzione della maggior parte dei virus esterni.

Stare a casa ad oltranza: negli ambienti chiusi si verifica la massima contagiosità, per cui matematicamente tutti i conviventi si contagiano tra loro. Può essere utile solo a contenere l’infezione verso le altre case, anche se gli incontri casuali nel pianerottolo, in ambiente lavorativo e nei mezzi pubblici di trasporto facilitano la trasmissione del virus e quindi il contagio nelle “altre” case. Stare all’aria aperta è il modo migliore per sconfiggere il virus: il sole con i suoi raggi ultravioletti sterilizza e il vento disperde i patogeni finché non muoiono.

Non passeggiare o non poter andare in bicicletta per diletto o per sport: questa è la limitazione più grave! Passeggiare da soli o con i propri conviventi, con il cane, eccetera, non produce alcuna ulteriore e nuova occasione di contagio! Semmai, si dovrebbe vietare di fare comunella all’aperto, NON vietare la passeggiata. Ma ci trattano da imbecilli!

A questo punto, al vecchio complottista vengono forti dubbi. Intanto, non essendoci una cura farmacologica, l’antidoto migliore è quello di rafforzare il nostro sistema immunitario: stare all’aria aperta per aumentare la quantità di ossigeno assimilato; esporsi al sole per stimolare l’autoproduzione di vitamina D, indispensabile ad aumentare le difese; migliorare, soprattutto, il proprio morale, perché l’allegria, la positività, l’empatia sono le componenti che più di ogni altra rafforzano il sistema immunitario, come ormai dimostrato da milioni di esperimenti e dalle esperienze personali. Viceversa, lo stare sempre chiusi in casa, poco esposti alla luce e magari bombardati dalla sequenza infinita ed ansiogena dei notiziari che non parlano d’altro e che prospettano una realtà senza speranza, deprime il morale e il sistema di difesa anti patogeno.

Non so se questo nuovo morbo sia stato diffuso intenzionalmente, anche se non lo escludo, ma di sicuro in questo momento viene utilizzato per effettuare un enorme esperimento sociale, atto a testare i limiti di resistenza umana alla privazione continua di ogni diritto costituzionale. Inoltre, gli stessi media “dimenticano” di informare che la vera emergenza è provocata non certo da questo virus, che è mortale come quello di una qualsiasi altra influenza, ma dalla vergognosa carenza strutturale in cui versa la nostra sanità, impossibilitata a fronteggiare la situazione, perché sprovvista di quei macchinari di assistenza respiratoria indispensabili quando risultano colpiti i polmoni. Macchinari che fino a 10/15 anni fa erano in dotazione sufficiente nei nostri ospedali, ma che poi sono stati dismessi a causa della “spending review”.

Il vero nemico, quindi, non è il corona vAirus (1), ma il Celochiedeleuropah (2).

Ultima riflessione. Ogni epoca storica ha avuto i suoi fascismi e io avevo classificato “morbido” quello attuale. Morbido, perché gli schiavi sono stati persuasi di essere cittadini liberi e, come tali, hanno spontaneamente “scelto” di serrare le proprie catene. Di accettare condizioni inaccettabili sul lavoro e sul precariato. Di cedere la propria privacy volontariamente sui social. Di essere controllati su tutto. Di essere contemporaneamente produttori e consumatori di beni futili. Di rinunciare all’accrescimento personale in cambio di intrattenimenti demenziali.

Non credevo che il potere, anche stavolta, avesse bisogno di imporsi con il manganello e con la polizia in strada. Perché? Dove vuole ancora arrivare?

Io mi comporterò responsabilmente e farò il possibile per non veicolare il virus. Se poi dovesse emergere che le misure adottate non hanno prodotto gli effetti desiderati e se, nonostante tutto, il regime di forte limitazione delle libertà personali dovesse ancora perdurare, mi farò parte attiva e promuoverò da solo o collettivamente azioni legali volte al ripristino dei diritti costituzionali.

  1. Cit. Luigi Di Maio
  2. Cit. Stefano Re

I fantasmi del liberismo

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Foto da pixabay

Nell’800 tutti credevano ai fantasmi! Ci credevano davvero ed è un fatto che la gente VEDEVA FANTASMI OVUNQUE: nei castelli, nelle case abbandonate, ma anche nelle proprie abitazioni… Non stiamo qui discutendo se i fantasmi esistono o meno,  ma sul fatto che essi erano realtà tangibili tanto quanto la vita concreta e quotidiana di ognuno di noi: essi quindi facevano paura!

Ma oggi le cose sono cambiate? A ben guardare direi proprio di no! Più che altro è cambiata la percezione, non esistono più i fantasmi ectoplasmatici ex-umani tornati dall’oltretomba, ma esistono invece i fantasmi del liberismo! E quali sono? Ma essenzialmente i fantasmi che fanno paura si chiamano DEBITO PUBBLICO, INFLAZIONE, SPREAD, MES,… Il mondo va avanti (o indietro?) credendo che ci sono dei vincoli e dei limiti totalmente irreali, ma che agiscono nella realtà prepotentemente facendo danni e a volte anche morti. Sto forse esagerando? Può darsi, certo è paradossale come una crisi economica mondiale innescata dalla diffusione del corona virus li stia facendo cadere miseramente uno per uno.  Essi infatti sono più il tragico frutto di scelte politiche assurde, spesso chiamate con nomi altrettanto assurdi come austerità espansiva! Che essenzialmente è servita ad abbassare il reddito dei lavoratori per rilanciare il profitto dei grandi capitalisti; la distruzione del reddito ha così candidamente portato alla svendita delle imprese italiane e anche alla conseguente privatizzazione dei settori cruciali della vita economica del paese in nome del “privato è bello” e del “pubblico è inefficiente e brutto e corrotto”. Ciò lo stiamo vivendo sulla nostra pelle a seguito dei tagli imposti alla sanità, ma anche alla scuola o alla previdenza pubblica ormai in parte confluita nei fondi privati e probabilmente destinata a sparire in un prossimo futuro.

Ma ora che il gioco non è più praticabile, perché la recessione mondiale è molto più concreta e reale di questi fantasmi che ci hanno propinato per anni, ecco che scopriamo il vero ruolo di una vera banca centrale (sostenere gli stati emettendo tutta la moneta che serve all’economia reale) e anche il ruolo di un vero stato (spendere il necessario per far funzionare al meglio servizi come la sanità, o sostenere i redditi dei cittadini). Rimane il fatto che i nostri amati politici,  non solo italiani a dire il vero, sono reticenti. Molti di loro ben infarinati e indottrinati dai mantra liBBeristi non riescono a digerire ste eclatanti novità: ma davvero possiamo spendere per salvare la GGente? E poi il DEBBITO? E l’INFLAZZZIONE? Questi ce credene davvero poverini, così come credono alla concretezza delle loro comode poltrone. Ma chi fra loro ha sempre saputo, vedrete, glielo farà presto capire come funziona l’economia in tempo di guerre e di corona virus. Bisogna accantonare i fantasmi per cercare di non rimanere schiacciati dalle macerie, quelle quando cadono non risparmiano nessuno, nemmeno le poltrone!

 

La società del virus, tra il reale e il surreale!

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Foto da Pixabay

<<…nel mondo esterno aveva perso d’importanza ogni distinzione tra il reale e il surreale. Fantasmi inconsistenti scivolavano impercettibilmente dall’incubo alla realtà e di nuovo all’incubo, come era accaduto a Hiroshima e ad Auschwitz, sul Golgota e a Gomorra.>>
<<…ognuno di loro avrebbe dovuto seguire il proprio cammino personale attraverso le giungle del tempo, segnandosi da sé i propri punti di non ritorno. Anche se si sarebbero visti di tanto in tanto, …l’unico loro vero luogo d’incontro sarebbe stato nei sogni.>> tratti da Il mondo sommerso di J.G. Ballard.
Questa storia che stiamo vivendo, l’esperienza traumatica del corona virus, evoca effettivamente dimensioni sopite dell’inconscio.
Situazioni così traumatiche possono far prevalere una psicosi collettiva che porta al disgregarsi della società e soprattutto alla fine del senso di comunità che delle società è il fondamento. Certo quello che sta accadendo avrà una durata limitata, sarà certamente un evento reversibile, ma… quanto è fragile il nostro mondo umano! La logica su cui si regge è fallimentare, questa in me è l’impressione che si va facendo ogni giorno più forte. Ora più che mai dovrebbe riemergere con forza l’esigenza delle nazioni di puntare al bene comune, rafforzando tutti gli strumenti in mano agli stati per venire incontro alle esigenze sanitarie, sociali, economiche,… eppure ben poco si sta ancora facendo in concreto, non abbiamo imparato abbastanza dagli errori del passato.

Marx affermava che: <<La dissoluzione dell’umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in se l’annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l’ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell’umanità>>
Ma davvero il fine ultimo è la libera autounificazione dell’umanità?

Rileggendo i passi di Ballard sopracitati, emerge come solo attraverso l’assoluta libertà personale l’uomo arriva a trovare dei “punti di non ritorno”, cioè dei fondamenti su cui iniziare a costruire una vita. La dimensione del sogno come punto d’incontro! Cos’è? Il sogno non è forse fantasia, inconsistenza, etere? O forse è la dimensione dell’anima che si fonde con quella della cultura e del mito, addentrandosi nel tempo e aprendosi all’Eternità? Quello spazio di cui parlano le religioni, quella realizzazione piena della storia che sembrerebbe infinitamente lontana dall’uomo e indipendente da lui, il Regno dei cieli o l’Eterno o il Paradiso.
Eppure è dalla libertà, come evento personale, che si può accedere a questa dimensione dell’oltre: una vera palingenesi spirituale, ma anche psichica e addirittura biologica! Una libertà che non è anarchia, anzi essa dovrebbe portare alla realizzazione dell’uomo, quindi essere autenticamente collettiva.  Se il mondo cambia, se come ci dicono con tanta insistenza andiamo incontro ad un disastro climatico e oggi stiamo affrontando una catastrofe biologica, la risposta dell’uomo deve essere di radicale trasformazione. Il mondo si adatta indipendentemente da noi, fare passi indietro non è possibile. Gli slogan che gridano “FATE PRESTO”, oppure “NON C’E’ PIU’ TEMPO” sono ancorati ad un modello statico di società e di vita. Fare passi indietro per andare avanti non può essere una soluzione.

Forse la vera svolta dell’umanità sarà quella che ci porterà a scoprire che la vera vita consiste nel potere di plasmare sé stessi, un potere immenso ma ancora fuori dalla portata degli uomini. Microcosmo e macrocosmo si fonderanno. Perché in un uomo, in ogni uomo è racchiuso l’intero universo.

 

Alieni vs alienati!

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Foto da Pixabay

Post di Stefano…

All’improvviso, dalla piazza principale della grande città italiana, tutti gli occhi della gente che passava di lì si rivolgono verso l’alto, attirati da un suono strano, mai udito prima: un “disco volante” precipita verso terra. Sembra aver preso di mira lo spiazzo più grande, accanto alla fontana. L’astronave si ferma ad un metro da terra. Nel fuggi fuggi generale qualcuno cade, ma poi si rialza aiutato da altri, per terminare la sua corsa nei veicoli che si dipanano a raggiera dalla grande piazza. La gente resta a sbirciare lo strano oggetto a distanza di sicurezza: bello nella sua semplicità, perfettamente rotondo con il bordo leggermente smussato, un ingrossamento regolare al centro, maggiore verso l’alto ed inferiore in basso. Ora è completamente silenzioso e la sua vitalità è resa evidente solo dalla serie di luci cangianti del bordo. Dopo pochi minuti di apparente tranquillità la gente viene di nuovo terrorizzata da una voce ad alto volume in un italiano scolastico: «Siamo venuti in pace! Non provate a compiere atti ostili poiché sarebbero inutili, inoltre avremmo la capacità di distruggervi completamente, ma non intendiamo farlo in quanto questa è una missione pacifica!»

Dopo alcuni secondi di silenzio il messaggio viene ripetuto con l’aggiunta finale di: «…vorremmo contattare direttamente le vostre autorità. Vi preghiamo chiamare i vostri governanti. Ripetiamo che si tratta di una missione di pace.»

In breve il Sindaco, un Generale dei Carabinieri ed il Questore, insieme ad una scorta improvvisata di uomini armati si avvicinano cautamente all’oggetto alieno fino a fermarsi ad una diecina di metri. All’improvviso, ma gradualmente, il rigonfiamento inferiore del disco comincia a diventare trasparente fino a sparire del tutto, mentre scendono levitando due umanoidi alti circa 130 cm con grande testa, occhi oblunghi, naso, bocca e orecchie appena accennate, vestiti di tute aderenti color blu elettrico. Senza preamboli uno di loro comincia a parlare: «Il nostro pianeta è abbastanza vicino al vostro, come abbiamo già fatto con altri mondi di questa porzione di galassia, vorremmo promuovere una reciproca amicizia tra i nostri popoli ed una collaborazione di tipo commerciale e turistica!»

Mentre il Sindaco si appresta a rispondere si odono nel cielo, rumorosi, dei caccia militari, i due extraterrestri restano indifferenti.

«Io… io non credo di avere l’autorità per prendere decisioni di così alto livello…»

«Noi, ovviamente, non abbiamo nessuna fretta e possiamo aspettare per parlare con chi abbia questa autorità.»

Nel frattempo la piccola delegazione si era arricchita del Prefetto e di un Generale dell’Esercito. Il Sindaco riprende la parola: «Ci adopereremo affinché possiate contattare al più presto chi di dovere!»

«Ve ne siamo grati, intanto vorremmo toglierci una curiosità: sorvolando la vostra penisola ci siamo accorti che nella dorsale montagnosa che vi percorre tra i due mari, ci sono molti paesini e cittadine distrutti. Avete avuto dei terremoti recenti?»

«Sì, ci sono stati vari terremoti… non proprio recenti, quello della città dell’Aquila sono più di 10 anni, ma…»

«Eh lo sappiamo! E’ una piaga anche nel nostro pianeta, ma come mai non avete ancora ricostruito e messo in sicurezza il popolo?»

Il Sindaco arrossisce. «Beh, abbiamo avuto dei problemi.»

«Vi mancano i materiali da costruzione? Mattoni, cemento, ferri da carpenteria?»

«No! No, quelli ce li abbiamo, ci sono un sacco di Ditte che sarebbero felici di produrli!»

I due alieni si guardano stupiti, poi il primo riprende: «Ah, allora vi mancano le maestranze… i muratori?»

Comincia a sudare visibilmente. «Beh no… anche quelli ce li abbiamo, anzi ci sono tanti disoccupati che potrebbero…»

Prima di replicare i due sembrano imbarazzati: «Abbiamo capito: non avete gli ingegneri o gli architetti!»

Il Sindaco, imbarazzato pure lui, darebbe lo stipendio di sei mesi per non essere lì. «Ve… veramente ci sono anche quelli!»

Allargando le esili braccia l’alieno replica prontamente: «Ma insomma che vi manca???»

Sconfitto guarda a terra. «I soldi!»

«I… soldi? Come si producono? Possiamo aiutarvi noi?»

Il Sindaco è terreo in viso mentre scuote la testa. «No, quelli basta stamparli o… creare dei numerini in un computer della Banca Centrale… ma non si può! Le convenzioni europee lo vietano!»

I due si guardano ed annuiscono risoluti: «Bene! Come vi dicevamo noi non abbiamo nessuna fretta, ora andiamo a fare un giro sopra il vostro bel pianeta e… torneremo presto… contateci!!!»

In men che non si dica il disco volante decolla e schizza via nel cielo lasciando tutti molto stupiti.

Mi faccio un tatuaggetto?

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Foto di Jugendtreff kom,ma da Pixabay

Nel post che segue Stefano esprime un suo parere sui tatuaggi. Io sinceramente non ho mai pensato alla questione, sicuramente non sono un tipo da tatuaggi, ma tengo solo a precisare che i motivi per cui uno decide di tatuarsi sono veramente tanti. Innanzitutto i tatuaggi hanno un’origine antichissima, credo addirittura che ne siano stati trovati alcuni su delle mummie! Poi riguardo ai motivi per cui venivano praticati ce ne sono fra i più disparati. Vicino a dove abito per esempio c’è il Santuario di Loreto dove addirittura fino a non troppi anni fa esistevano i “frati marcatori” che incidevano sulle braccia dei pellegrini dei segni devozionali. Questi tatuaggi nell’antichità servivano anche per distinguere la propria fede soprattutto nel periodo delle crociate, perché in caso di morte la gente voleva essere riconosciuta come cristiana e seppellita come tale. In epoche più recenti i tatuaggi venivano praticati nei lager nazisti ai deportati, essi venivano a tutti gli effetti identificati, anzi trasformati in un numero! Idem accadeva agli schiavi nelle epoche più antiche. E tanti altri innumerevoli esempi. Ma vi lascio al post di Stefano

Sarà per l’età che ho, che mi rende obsoleto, o per l’ideologia che mi sono costruito e che mi rende, molto moderatamente, integralista (lieve ossimoro!), io sono contrario ai tatuaggi! In estrema sintesi la mia ideologia al riguardo è questa: noi siamo esseri spirituali ed il nostro corpo è il nostro tempio.

Non si scarabocchiano i templi!

Nonostante l’età continuo a guardare le belle ragazze ed ormai, sempre più spesso, mi capita di vedere al mare bellissime donne completamente deturpate da tatuaggi di una invadenza mostruosa. Immagino che donne con la mia stessa sensibilità trovino mostruosi gli, altrettanto deturpati, fisici di prestanti uomini, ma io di uomini non mi intendo. Ma questo è un giudizio estetico e, si sa, de gustibus…

Cercherò quindi di andare un po’ più sul profondo. A parte che costano cari e che sono dolorosi da farsi, ma anche qui entriamo nelle scelte personali e che quindi non si discutono. Quelli sono eterni! Resteranno lì per tutta la vita!!! Da quello che so, cancellarli costa molto di più che farli, è molto più doloroso e comunque lasciano delle cicatrici estese, in pratica sei segnato per sempre, per cui se cambiassi idea? Se da settantenne o da ottantenne ti ritrovassi a vergognartene e magari per questo motivo, dovessi rinunciare ad andare al mare? O anche se quei simboli non ti piacessero più, se cambiassi idea al riguardo? Se una certa fede od ideologia tu la voglia esprimere attraverso degli abiti o delle acconciature, se cambi idea non c’è problema: ti cambi la maglietta della Juve con quella dell’Inter, o l’abito da monaco Buddhista con il Caftano islamico, ti tagli o ti fai ricrescere i capelli e… fatto! Ma un tatuaggio no! Quello resta.

Ma aldilà di questo, che cosa ti disegni sul corpo? Ho visto animali, personaggi dei cartoni animati, attori o cantanti famosi, personaggi storici, simboli politici, scritte, frasi celebri o no, scritte in lingue a me sconosciute e probabilmente anche al possessore, ma soprattutto simboli! Ma tu lo sai che messaggio veicoli? Una volta ho sentito due che parlavano dei rispettivi tatuaggi e che candidamente confessavano di non conoscere il significato dei simboli che indossavano… Lo sapete voi che i simboli sono un linguaggio? Un linguaggio che non parla alla vostra parte razionale, ma che parla direttamente al vostro subconscio, il quale contiene tutti gli archetipi della nostra specie. Lo sapevate? Guardatevi intorno, siamo letteralmente circondati dai simboli, in ogni Logo, in ogni banconota, in ogni bandiera o stemma… praticamente dappertutto! I pubblicitari lo sanno benissimo, gli psicologi lo sanno benissimo, i programmatori neuro-linguistici che ci parlano dalla televisione lo sanno benissimo! Secondo voi stanno tutti lì a perdere tempo? E voi tatuati, di quale messaggio subliminale siete testimonial?

Una mia amica si è tatuata il nome delle figlie sull’avambraccio… e vabbé ci può stare! A parte la mia contrarietà che ho spiegato inizialmente, almeno lei porta scritto addosso un amore veramente eterno. Ma di solito non è così, per lo più io vedo croci (che è comunque uno strumento di tortura e di morte!), croci capovolte (sataniche), vedo teschi, pentacoli capovolti, vedo volti paurosi ed altre amenità terrorizzanti varie… secondo voi che messaggi veicolano? Ma il massimo è stato quando ho visto lui, ed è stato lo spunto iniziale per invogliarmi a scrivere questo post: Il simbolo e la scritta completa della Harley Davidson!!!

Ma… ma è un marchio commerciale!!!

Va bene che uno si senta appartenente ad una idea, ad una fede, ad una tifoseria… va bene che ti piaccia quella moto lì, ma quello è un marchio commerciale, è una cosa inventata da qualcuno per fidelizzare una clientela e per guadagnare più soldi!!! E chi, come me, ha letto “No Logo” di Naomi Klein, sa bene di cosa parlo e dei danni che ha compiuto questo tipo di marketing.

Dunque riassumiamo, secondo me, chi ha una fede e pensa che il corpo verrà abbandonato, dopo questa vita, dalla nostra essenza, dovrebbe (sempre secondo me) considerare il corpo come una cosa sacra. Da tenere pulito, sano ed in ordine, per adempiere nel modo migliore lo scopo di questa vita terrena. Ma ancora di più da un ateo, che considera questo corpo come l’unica realtà esistente del proprio io… che razza di valore si auto attribuisce uno che non trova niente di meglio che stamparsi addosso un marchio commerciale?

Detto questo, continuerò a stimare le persone tatuate, poiché comunque trattasi di scelte personali e che, soprattutto, non ledono le libertà altrui. Forse ho solo spiegato perché io non mi farò mai un tatuaggetto! Se a qualcuno interessa…

Siogiovanni

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