Un’antica bevanda data dalla fermentazione del Miele. Un vero e proprio vino di miele appunto, fatto semplicemente con miele grezzo, cioè che non ha subito trattamenti termici finalizzati alla pastorizzazione (così sono i mieli “industriali”) e con acqua e lievito enologico. Una fermentazione lenta che può produrre una gradazione alcolica fra gli 6 e i 16 gradi a seconda della tipologia di lievito utilizzata e dalla quantità di miele. Nel mio caso ho utilizzato 2 kg di miele millefiori, 4 litri d’acqua e 3 grammi di lievito. Questa ricetta dovrebbe produrre un idromele abbastanza secco con gradazione intorno ai 14 gradi. Se si vuole fare invece un idromele dolce e poco alcolico bisognerebbe aumentare il quantitativo di miele. Vedremo come procede fra circa un mese, quando farò un primo travaso in una nuova dama lasciando i depositi della prima fermentazione nel recipiente iniziale. Poi vedremo se ci sarà ancora un’attività di fermentazione da parte del lievito, finita la quale potrò imbottigliarlo.
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Kenya top bar, trattamento con acido ossalico sublimato
L’arnia è una Kenya top bar con favo naturale, cioè liberamente costruito dalle api. Il fornelletto scaldato da una resistenza collegata ad una batteria vaporizza l’acido ossalico favorendo l’eliminazione dell’acaro varroa, parassita endemico delle api. L’autunno è il periodo migliore perché la regina blocca la covata e si forma il glomere, l’acaro non può quindi rifugiarsi all’interno delle cellette di covata e viene momentaneamente eradicato migliorando così la salute dell’alveare in vista della prossima primavera. L’arnia ha una finestra di ispezione dalla quale si vedono i favi e le api agitate dal fumo che sale da sotto. Sul davanti ci sono dei fori che sono gli ingressi e le uscite delle api. Scusate per la scarsa qualità del video, chi ha delle curiosità può chiedere liberamente.
