
Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,
piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali
5 spera ’l Tevero et l’Arno,
e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
10 Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion’ che crudel guerra;
e i cor’, che ’ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e ’ntenerisci et snoda;
15 ivi fa’ che ’l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s’oda.
Petrarca evidenzia la sua disapprovazione per la politica interna dei Signori italiani, in cui s’individua la prima causa della difficile situazione della nazione. Faccio mia la sua invocazione per evidenziare che oggi come ieri la politica è fatta di mercenari senza dignità alcuna pronti a svendere la nazione ad interessi esteri.
Il canto apre con un’invocazione all’Italia stessa (v. 1: “Italia mia”), simboleggiata dai tre principali fiumi della Penisola (il Tevere, l’Arno e il Po, vv. 5-6) e di cui si compiangono le ferite “mortali”. Segue addiritttura un’invocazione a Dio, affinché intervenga per migliorare la situazione della nazione “sacra”.
Il piano del ragionamento del poeta è duplice: da un lato, ritornano le accuse di negliglenza, corruzione e disonore contro i prinicpi italiani; dall’altro riemerge l’idea della morte incombente – uno dei temi cardine di tutto il Canzoniere – che dovrebbe invitare i regnanti e prestare più attenzione alla loro vita dopo la morte e alla loro condotta terrena. Si tratta di un vero e proprio memento mori (esperessione latina che significa: “ricordati che devi morire”), che si collega sia alla polemica politica sia al ricordo della grandezza passata dell’Italia. Tutti problemi di ieri e di oggi, la condanna di un popolo e una terra destinata ad essere in mano a persone mediocri, eppure tale è la grandezza celebrata dal Petrarca per la nostra terra che a distanza di secoli ancora è viva la speranza di un riscatto.
Il congedo: la “pace” per la penisola (vv. 113-122)
Pace, essere esempio e messaggeri di pace, questa è la vera missione di ogni popolo in grado di realizzare già su questa terra un paradiso mai compiuto.

“l’idea della morte incombente – uno dei temi cardine di tutto il Canzoniere – che dovrebbe invitare i regnanti e prestare più attenzione alla loro vita dopo la morte e alla loro condotta terrena” … è un passo veramente DIVERTENTE!!!! 😁
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👍👍👍👍👍
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BUON INIZIO GIORNATA ROBERTO
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Grazie mille e buona giornata anche a te Giovanni
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🙂
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