
Il diritto alla vita è una conquista di civiltà tutt’altro che scontata, perché esso o è un’istituzione universale, o, come in una società classista e stratificata dal più ricco al più povero, può diventare necessariamente un “dovere di uccidere”. Infatti per secoli questo diritto è stato deciso da chi deteneva il potere, era una gentile concessione nei confronti del popolo.
Il diritto di vivere nel privilegio delle élite, si trasmette necessariamente nell’istituire il dovere di sterminare le plebi. Oggi tale dovere si esercita in una pluralità di modi, diretti ed indiretti.
Per qualche motivo non sempre il popolo è stato soggiogato, entro certi limiti ha avuto la possibilità di vivere in una società più giusta, perlomeno meno oppressiva, dove idealmente al centro è stata messa la persona portatrice di diritti di uguaglianza. Per esempio ciò è accaduto dopo il bagno di sangue delle due guerre mondiali, nella discussione per la definizione dei diritti sociali costituzionali sembrerebbe che abbiano vinto posizioni a favore del popolo.
La ferocia e la velocità con cui le élite si stanno riprendendo il diritto di uccidere spaventa, ma fa anche pensare ad una loro intrinseca debolezza.
Davvero possono tutto? Decidere, opprimere, degradare, annientare, senza che i loro piani finiscano a volte, misteriosamente, come bolle di sapone?

BUONA SERATA ROBERTO
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Reflexão importante e urgente.
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