Nel mito della caverna

Vi condivido un estratto di un bellissimo articolo tratto dal sito officina filosofica. È molto attuale, del resto Platone parla delle essenze che costituiscono la realtà aprendo la conoscenza alla dimensione metafisica. Capite bene il potere della filosofia e in generale dell’amore per un sapere che non sia solo utilitaristico? Abbiamo trasformato la scuola e la società in caverne senza alcuna possibilità di svegliare la gente dal torpore dell’ esistenza. Il fuoco è flebile e lontano e perfino le ombre sono confuse. Bisogna approfittare di ogni scintilla per girarsi verso la luce . Ma vi lascio al post.

Nel mito della caverna di Platone si racconta che, sin dall’ infanzia, degli uomini vivono incatenati, seduti a terra e con lo sguardo fisso rivolto esclusivamente verso una parete della caverna.
Su questa, grazie ad un immenso fuoco posto alle loro spalle, si riflettono ombre che riproducono oggetti (piccole statue di animali, persone e altro) tenuti in mano da altri uomini, nascosti dietro un muretto che divide il fuoco dagli uomini prigionieri. Quindi il fuoco riflette ombre di realtà fisiche che sembrano cullare ed intrattenere la vita dei prigionieri ma che invece intrappolano sempre di più i loro respiri e sguardi: sono esistenze svuotate, fisse su di un muro di ombre che li distrae dall’uso del loro pensiero.

Gli uomini prigionieri conoscono soltanto quelle apparenze che sfilano in quello schermo gelido di una ‘caverna-mondo’, una conoscenza sensibile propria della realtà e non quella perfetta dell’iperuranio, ovvero di un mondo altrove, sede della verità, della conoscenza intellettiva.

I prigionieri rappresentano proprio l’umanità contemporanea affascinata da un’apparenza mutevole, illusoria, lontana e che rende indifferenti ed immobili. Gli uomini che muovono gli oggetti dietro il muro sono metafora della delirante mentalità della nostra umanità e quindi società, che induce chiunque a non accorgersi che il ‘vero’ (iperuranio per molti inesistente) ci costituisce in realtà interiormente ed esternamente.
La mentalità contemporanea ci devia dal tornare a ‘guardare dentro’, insegnando solo ad usare oggetti o anche persone, senza “scavarli” e farsi tramite della profondità di senso e bellezza che ognuno di essi possiede, senza indagare criticamente la verità d’oltre che la realtà cela.

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Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

2 pensieri riguardo “Nel mito della caverna”

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Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

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