Riflessioni sul patriarcato

L’amico Stefano mi ha inviato un suo articolo sul patriarcato che pubblico volentieri. Ho aggiunto infondo una breve riflessione sul tema fatta da Massimo Cacciari. Sicuramente l’eccessivo e repentino abuso della parola patriarcato fatta sull’onda emotiva dei tragici eventi recentemente accaduti non è un buon segnale. C’è tanta voglia di pensiero unico volto più che altro ad imporre un’ideologia piuttosto che a risolvere un problema. Poi quando un Cacciari mette in evidenza che quello di cui si sta parlando è più che altro un fantasma dei tempi passati, invece di approfondire la questione su altri fronti si continua imperterriti a propagandare il mantra di turno.

Post di Stefano

Ho già scritto su questo argomento , ma, vista l’insistenza del mainstream, mi sento di ritornarci.
Mi riferisco ai “femminicidi” che sembra siano diventati l’unica specie di omicidio commesso in Italia e che “pare” avvengano a causa di quel desueto sistema sociale definito “patriarcato”.
Cerco di fare un po’ di ordine: intanto l’uomo, inteso come essere umano, è l’unico animale che uccide NON per motivi strettamente legati alla sopravvivenza. Mentre gli altri animali uccidono o per mangiare o per difendersi, l’uomo invece uccide per i motivi più vari ed anche più abbietti e futili: per interesse, per vendetta, per gelosia, per invidia, per affermare il proprio potere, per religione, per delega (nel caso di guerra), per punizione (pena di morte)… addirittura per diversa fede calcistica! Tutte le categorie umane uccidono, sia gli uomini che le donne, ragazzi minorenni e persino i bambini, seppur con frequenza decisamente minore.
Per femminicidio si intende l’omicidio del partner femminile all’interno della coppia o della ex coppia. Beninteso: è un fenomeno esistente ed estremamente grave e tragico, ma non è l’unico, purtroppo, perché esiste anche il “maschilicidio”, non so se esiste la parola, ma ci siamo intesi.
Solo che di quest’ultimo non si parla mai anche se, statistiche alla mano, come consistenza numerica è di poco inferiore al più famoso omicidio di donne da parte del partner o ex. E’ successo a me di leggere in prima pagina a caratteri cubitali del solito femminicidio e poi nella pagina di cronaca locale un trafiletto dedicato a quell’anziana moglie che prende a martellate in testa, nel sonno poi reso eterno, il marito. Altro analogo episodio recente, negli stessi identici termini, è stato raccontato da un blogger su un sito che seguo. Domanda: l’omicidio di un uomo ha meno dignità di quello di una donna? Se i notiziari volessero affrontare seriamente questi omicidi al fine di stimolare diversi approcci educativi, culturali, giuridici, dovrebbero evidenziare imparzialmente tutti gli omicidi a sfondo passionale/sentimentale. Invece no, è stato tirato in ballo il vecchio patriarcato. Ammetto che in ambito lavorativo le donne sono ancora penalizzate, più che altro per legislazioni ormai datate che poco tutelano i periodi della gravidanza e del successivo accudimento dei bambini, ma: l’attuale presidente del Consiglio italiano è donna, presidente del Consiglio europeo è una donna, presidente della Banca Centrale Europea è una donna. Ormai, giustissimamente, le donne rivestono ruoli dirigenziali al pari degli uomini.
In caso di separazione tra coniugi con figli, la donna viene sempre privilegiata e non è raro che gli uomini, pur se hanno comperato in coppia o addirittura da soli la casa coniugale, si trovino costretti a lasciarla e a dover pagare l’affitto o, peggio, a ridursi a barboni. Ormai se una donna, per ottenere maggiori vantaggi in una separazione coniugale denuncia mentendo il proprio ex di violenza, quest’ultimo ha l’onere di provare la sua innocenza. A me non sembra proprio che esista ancora qualcosa di simile al patriarcato, istituto al quale erano collegate anche tutta una serie di norme comportamentali che prevedevano da un lato l’assoluto divieto di qualsiasi violenza verso il “sesso debole” e dall’altro l’obbligo ad atteggiamenti protettivi e cavallereschi. A sentire i media e i vari influencer, tra cui cantanti famosi e sportivi, bisognerebbe vergognarsi di essere uomo. Bene, secondo il codice penale e credo anche secondo la costituzione, ma comunque sicuramente secondo il buon senso, la responsabilità è personale. Io, ad esempio, non ho mai alzato un dito su una donna… le mani sì, ma con lei consenziente e per farle tutto meno che violenza, per cui: Io non mi vergogno di essere maschio! E come me, spero, la stragrande maggioranza degli uomini.
I media giocano su fattori percettivi: nelle passate società tribali, in assenza di tecnologie multimediali, ogni individuo poteva interessarsi solo alla propria cerchia di parentele, amicizie e vicini, con una conoscenza di due o trecento persone, al massimo. Se all’interno di un numero così ristretto avveniva un omicidio, il fatto era significativo e cambiava la percezione della realtà. Oggi invece subiamo le notizie che arrivano da una platea italiana di 60 milioni e mondiale di 8 miliardi di persone. Per quanto statisticamente gli omicidi siano una eventualità estremamente rara, tranne in caso di guerra, ogni volta che ne abbiamo notizia tendiamo a reagire come se avvenissero nel nostro ristretto ambito di conoscenze.
Infine c’è da chiedersi il perché di questo accanimento contro il genere maschile. La mia risposta, ma resta solo la mia opinione, è da inquadrarsi all’interno della stessa strategia che prevede la promozione dell’omosessualità che va ben al di là delle normali e lecite pulsioni individuali. Insieme a tutte le strategie che prevedono l’allontanamento degli individui tra loro, vedi psicopandeminchie, ma non solo, altre strategie sono finalizzate a far perdere ogni senso identitario: il maschio fluidificato, la donna mascolinizzata, l’appartenenza ad un’etnia o persino il colore della pelle vengono globalizzati e mescolati secondo un modello precostituito: ho visto che Annibale è diventato nero e che la danese Sirenetta è diventata mulatta. Sia come sia, alla fine dei conti il tutto sembra finalizzato in primo luogo alla dissoluzione della famiglia tradizionale (considerata icona patriarcale) in quanto ultimo rimasuglio di solidarismo ed estremo welfare, e in secondo alla decrescita demografica.

ARTICOLO DEL “ GIORNALE “

Anche Massimo Cacciari interviene sulla questione “patriarcato”, argomento parecchio dibattuto in questi ultimi giorni. Il filosofo ha espresso la sua opinione nel corso della recente puntata di Otto e mezzo, lasciando a dir poco di stucco la conduttrice Lilli Gruber, andata recentemente a scontrarsi con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio su questo tema.
Non è un caso, infatti, che durante la trasmissione si sia ancora parlato di patriarcato, e che la giornalista abbia chiesto un’opinione a Cacciari, forse immaginandosi una risposta diversa. L’ex sindaco di Venezia ha infatti spiazzato la conduttrice, affermando senza mezzi termini che la famiglia patriarcale, dove sono gli uomini a imporsi, non esiste più ai giorni nostri.

“Può piacere o no, ma la civiltà occidentale, dall’invasione dorica, 1500 anni prima di Cristo, si è imposta su una idea di patria potestas. Questo, ovviamente, non c’entra se condividerlo o meno. È la realtà”, ha spiegato il filosofo. “Una cosa che è durata, per poi andare in crisi, fino al nostro Rinascimento. Una ‘robetta’ di 2000 mila anni. Bisogna rendersi conto di cosa stiamo parlando”.
Lilli Gruber ha fatto quindi notare che è trascorso parecchio tempo da quell’epoca. “Stiamo parlando di una rivoluzione, vera, di quelle culturali, antropologiche, presenti già nei drammi shakespeariani, dove è chiarissima la crisi del modello patriarcale. Come nel Re Lear, o l’Amleto”, ha aggiunto Cacciari. “Col tempo questa crisi si è approfondita, l’epoca storica della famiglia borghese già segna una grave crisi della cultura patriarcale, e via via si approfondisce, determinando una crisi altrettanto culturale e antropologica. Sto parlando del venire sempre meno, e con drammatica rapidità nell’ultimo periodo, del ruolo della famiglia e del ruolo maschile nella famiglia”.

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Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini

Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!

11 pensieri riguardo “Riflessioni sul patriarcato”

  1. Io non so che background abbia il Cacviari o l’autore di questo articolo ma evidentemente hanno entrambi avuyo la fortuna di vivere in ambienti di un certo tipo in cui appunto non hanno visto nessun pater di un certo tipo. Ebbene, io sono cresciuta al sud, non un paese retrogrado ma una grande cittá, in cui molte donne ( frequentando amiche, vicine di casa, insegnanti, assistenti sociali, psicologhe e conoscenti in varie cittá e paesi dove ho vissuto e lavorato) non hanno accesso al conto, non hanno alcun potere decisionale e non sono libere di vivere in un certo modo.
    Ho vissuto anche qui al nord ( Milano compresa) dove vivo attualmente da 13 anni e ho avuto lo stesso riscontro, nonostante mi avessero sempre detto che al nord le donne erano più libere.
    Ebbene, forse certe cose non si vedono bene dall’esterno, o almeno molti non le ritengono importanti ma quando personalmente ho dovuto sentirmi dire che certe persone richiedevano la presenza dell’uomo di casa per dei progetti, per decisioni, per pagamenti ecc… Quando si dichiara che una donna non può fare il lavoro di un uomo, quando si espongono certe idee veramente da medioevo, e non è uno o due uomini a dirlo ma persino molti dottori laureati, molte persone di una certa cultura… Padri e persino fidanzati e mariti… bè di che Italia stiamo parlando?
    Il signore che ha scritto l’articolo e che parla di accanimento contro i maschi ( dovuto a dei messaggi deviati dai mass media) forse non vive in questa Italia, forse non ha mai vissuto tra le donne, forse non frequenta fabbriche, scuole, case di gente, aziende, agenzie… Perchè l’accanimento che c’è stato contro le donne è partito proprio da quella religione che duemila anni fa ha reso tutte le donne prostitute e impossibilitate alla predicazione, al sacerdozio e a certe cariche nell’ambito del cristianesimo. E chi ha deciso questo? Degli uomini. E chi ha deciso che le donne erano streghe? Degli uomini. E chi ha creato l’immagine dell’ angelo del focolare? Degli uomini.
    Si pensava cbe la rivoluziobe industriale avesse liberato le donne. Avendo un salario potevano essere libere di non sposarsi. Ma se non ti sposi sei difettosa. Ancora oggi le donne single sono mal viste, e se non fai figli sei considerata una donna a metá. Il signore dell’articolo e il Cacciari divrebbero rinascere donna per capire cosa deve subire e sopportare una donna fin da bambina. E sí è vero, ci sono anche omicidi maschili, ma allora andiamo a vedere i casi di violenza? I casi di molestie e abusi su minori? Io stessa sono una vittima e l’autore dell’articolo potrebbe dire ” Si ma pure i bambini ricevono molestie e abusi” ed è vero, perchè da sempre ci sono stati uomini che avevano attenzioni perverse verso bambini e bambine, adesso verso tanti minori ( col plauso dei social e della tv che propina storie d’amore con minori in prima serata) e quindi? Non parliamo delle donne uccise e delle bambine abusate perchè ci stanno anche i bambini e gli uomini uccisi? Non mi sembra una cosa logica. Vogliamo riportare dati a livello mondiale di donne uccise o abusate? Saranno di più gli uomini uccisi o le donne? Facciamo una gara?
    In questi giorni si sta cercando di far capire che certi tipi d’amore sono insani e pericolosi. E su cosa si sofferma l’autore? Sul numero delle vittime? Si vede che costui vive forse in un ambiente privilegiato, non ha mai frequentato donne che lottano ogni giorno per tante piccole cose. E mi sembra molto scorretto e poco etico togliere valore a delle vittime di omicidi dicendo che muoiono pure uomini. Ci sono tanti uomini che muoiono sul lavoro e non se ne parla. Le donne fanno più notizia e quindi colpevolizziamo le donne perchè i mass media gli danno più spazio quando vengono uccise? Abbiamo anche la colpa di togliere i riflettori agli uomini? Eh no, non si possono leggere articoli in cui s’insinua persino questa colpa.
    Se volete che i mass media parlino degli omicidi di uomini ribellatevi e scrivete ai mass media. Nessuna donna uccisa vorrebbe avere su di sè pure questa colpa di togliere spazio agli uomini. È davvero un discorso negativo e misogino!

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    1. Ti metto sotto la risposta che mi ha girato Stefano l’autore del post perché non riesce a pubblicarla sul sito:
      Intanto voglio ringraziare per il commento veramente intenso e profondo e che da lustro a questo spazio di condivisione. Ovviamente lungi da me entrare in polemica, vorrei solo spiegare meglio la mia posizione ove evidentemente non mi sono spiegato bene. Purtroppo amo talmente la sintesi da risultare troppo spesso criptico. Sempre in “sintesi”, il mio nemico non sono certo le donne, di loro ammiro la particolare intelligenza, molto diversa da quella maschile per cui per me affascinante. Ammiro la loro pazienza e forza nell’affrontare delle difficoltà innegabili legate alla frequente stupidità maschile. Alla fine le ammiro e le amo. Non discuto riguardo alla situazione femminile internazionale in cui la donna viene ancora sottomessa… vogliamo parlare dell’islam? Ed alle sacche di territori anche del ricco occidente in cui si mantiene una mentalità medioevale. Il mio nemico è quella élite di potere che pretende di cambiare la società a suo esclusivo vantaggio. Per fare questo una delle strategie che usa è la manipolazione dell’informazione. Parlare di “patriarcato” è una evidente manipolazione.

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  2. La parola “patriarcato” è decisamente fuori luogo, tuttavia è innegabile che le donne siano ancora oggi penalizzate in tanti settori. Io sono stata una bambina molestata sessualmente e da adolescente ho subito angherie, minacce e botte dal fidanzato; ho avuto infanzia e gioventù molto dolorose. Ora sono divorziata e vivo sola, non ho più parenti, perciò devo lottare con le sole mie forze per sopravvivere. Sono nata in Piemonte e vivo in Lombardia, la mia esperienza attuale mi fa capire che le donne devono sempre avere più forza per ottenere rispetto. Lo capisco dalle cose più futili, come ad esempio il tecnico che viene a riparare dieci volte la caldaia che hai appena cambiato e continua a dirti che non è difettosa; se avesse davanti un uomo si comporterebbe diversamente. Non voglio dilungarmi, ma potrei farti altri mille esempi vissuti in prima persona, ma credo che tu abbia capito.

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    1. Ho capito molto bene quello che dici e penso che hai ragione. Posso dirti che ho il privilegio di lavorare in un ambiente prevalentemente femminile, la scuola. La scuola è donna e senza le donne oggi non esisterebbe la speranza è che ciò possa accadere in tutti i contesti sociali senza bisogno di strumentalizzazioni dai fini non meglio definiti.

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  3. Io di questo pensiero condivido solo questo: Io non mi vergogno di essere maschio! Difatti neppure io e nessun uomo intelligente suppongo.
    Non sono d’accordo su nient’altro sinceramente. Ovvio che ci sono donne che uccidono uomini ma quando parli di femminicidio i numeri sono esasperanti, e i numeri creano il problema e le conseguenti discussioni. Il femminicidio é un problema serio come la pedofilia. Se vediamo in prima pagina un caso di cronaca di pedofilia nessuno si lamenta dicendo che per l’omicidio di un uomo si é dedicato solo un trafiletto. Ma attenzione, il femminicidio non é l’unico problema del patriarcato che é molto piú ampio e che va aldilá del concetto di 2000 anni fa. Il patriarcato esiste ancora ma é vissuto in modo diverso:
    La donna per la societá ha il dovere di badare l’uomo, nel 100% delle coppie anziane la donna non ha il diritto di godersi la propria terza etá e pensione perché deve badare al marito che si lamenta anche per un raffreddore. Conosco tanti, tantissimi, troppi casi dove donne martoriate da artriti o altre malattie sono costrette dalla societá patriarcale a badare il marito con la febbre a 38.
    Vogliamo parlare del sesso? Lo sappiamo tutti che nel patriarcato l’uomo che fa tanto sesso é cool mentre la donna é una zoccola.
    Una donna che fa le faccende domestiche é la normalitá mentre un uomo che lo fa é un lusso che rende fortunata la moglie.
    Poi considera i problemi nei lavori, i problemi legati alle mancate assunzioni di donne che si sentono male per colpa delle mestruazioni o che devono andare in maternitá.
    Poi é normale che in caso di separazione le donne abbiano un vantaggio sui figli, visto che la maggior parte dei mariti senza la moglie non sono in grado neppure di far funzionare una lavatrice.
    La donna manager e presidente del consiglio non ha nulla a che vedere con il patriarcato, sono normali eccezioni che ci sono state da sempre come Cleopatra, Jane Austen, Virgilia Woolfe, Margareth Tacher, etc… sono una piccola percentuale di casi che non possono venire usate quando si parla di patriarcato.
    Grazie per aver condiviso il pensiero e buona giornata.

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  4. macché patriarcato! Ha resistito di più nelle campagne, ma da un paio di secoli almeno nelle città più grandi non esisteva più; ora già un terzo dei nuclei familiari è composto da una sola persona, il vero guaio è che la società patriarcale comunque proteggeva le proprie donne, a quel modello di società non ne è stato sostituito un altro, oggi è solo violenza e culto del danaro

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Siogiovanni

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