Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
Nuovo post di Stefano. Io mi limito a dire che purtroppissimo la memoria di certi politici è veramente corta dato che si fanno paladini di nuove ideologie che altro non sono che forme striscianti di dittatura con altri mezzi! Mancano il manganello e l’olio di ricino certo, ma abbiamo visto come in nome di presunti beni superiori ( rigorosamente green…pass o simil pass) si sono già inventati la strada a senso unico verso nuove forme di lager moderno. ESSI sembrano affetti da vere e proprie forme di malattia senile dellevecchie dittature…
Post di Stefano
Veramente io non so più dove vogliano andare a parare. Con una scusa o con un’altra, sempre assurda, si inventano, in forma altrettanto assurda, nuove limitazioni alla libertà delle persone, quelle non potenti, diciamo. Io mi sento soffocare!
L’ultima “trovata” è il limite di velocità automobilistica in città a trenta km/h, sperimentato recentemente a Bologna.
Nelle ore di punta del traffico cittadino, quando procedere a trenta all’ora sarebbe già una conquista, occorre anche tutta una serie di miracoli, dal verde che scatta al semaforo a quello parcheggiato in doppia fila che si toglie di mezzo e così via, per poter finalmente arrivare a casa! E invece no, adesso non basta più: di nuovo a guardare il contachilometri e attenti a non superare il limite, ci sono gli autovelox.
Tale imposizione però riesce a soddisfare: 1) l’esigenza di ridurre l’inquinamento atmosferico grazie alla riduzione del consumo di carburante; 2) l’esigenza di migliorare la sicurezza sulle strade urbane.
Analizziamo le assurdità.
1) Quando la nostra auto consuma meno carburante? Semplice: quando si procede con la marcia più alta e con un filo di gas, intorno ai 90-100 km all’ora; aumentando la velocità, aumenta anche esponenzialmente la resistenza dell’aria e quindi si consuma di più. A trenta, con la prima marcia o con la seconda, il motore gira molto più velocemente delle ruote e quindi brucia più carburante, considerando infine che la resistenza dell’aria a 30 o a 50 km/h è praticamente uguale, cioè nulla. Questa non è una mia opinione, questa è fisica.
2) In città, la stragrande maggioranza degli incidenti avviene a causa di comportamenti potenzialmente criminali di automobilisti incompetenti, maleducati o ubriachi e, a questi, il nuovo limite non influisce minimamente.
Quindi?
È evidente che il vero scopo è quello di limitare ulteriormente la libertà individuale e, ormai, ogni scusa è buona: la casa senza cappotto termico inquina, quindi tra poco non la si potrà più vendere o affittare; il contante non è tracciabile quindi tra poco non ci sarà più; il conto corrente è bloccabile se sei stato cattivo… voglio vedere come si farà a pagare prostitute e marijuana! La Panda inquina, mentre i camion no, le navi no, gli aerei no… La Tesla non inquina: dalla fonte primaria alle ruote consuma il doppio di energia, richiede 45 minuti di ricarica, col freddo non parte, se si incendia non si spegne più, ma non inquina.
Non possiamo comperare il gas dai Russi perché sono cattivi, mentre i sionisti israeliani sono buoni anche quando massacrano il popolo di Gaza, quindi case fredde d’inverno e calde d’estate: del resto, se vogliamo il condizionatore, allora vogliamo anche la guerra, ce lo disse il buon Mario quando era Presidente del Consiglio. Tutto questo e molto altro mi fanno pensare alle limitazioni altrettanto assurde e contraddittorie del periodo Covid: il virus con l’orologio, seduti al bar, no, in piedi al bar, al supermercato sì, ma non al reparto cancelleria, no al jogging in spiaggia da solo, non ti vaccini ti ammali e muori… ti sei vaccinato ti viene un malore e muori… ah no questo non l’hanno detto.
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro ed argento e a celebrare le lodi del Signore.
MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.
Ad un anno esatto dalla sua morte pubblico un estratto di questo articolo dedicato al Papa emerito. La parte finale mette l’accento sull’importanza della vita monastica dedicata alla preghiera, un dialogo continuo con il mistero, la “fede in atto” dice l’autore dell’articolo! Al di là delle parole c’è l’incontro con il Signore, bisogna forse sperimentare l’abbandono o meglio aprirsi all’amore che è dono. Per chi è lontano da questo incontro di speranza, perché come me vaga nelle nebbie, ha molte domande e poche certezze, non resta che provare a cogliere i riflessi di chi è entrato nella luce. La preghiera è un mantra, un accorato appello, un dialogo mai interrotto. Ma vi lascio al post…
“Il primato della preghiera, una vita di impronta monastica, è stato l’ultimo esempio che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ci ha lasciato, dopo averci consegnato quello della sapienza teologica e quello dell’esigente cura pastorale della Chiesa. Gli ultimi anni di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, dedicati alla preghiera, sono forse stati il suo servizio pastorale più alto e il suo magistero più profondo e insieme la sua teologia più compiuta. Come se nell’ultimo decennio della sua vita fosse venuto allo scoperto ciò che l’aveva sempre animata: la fede che è preghiera, la preghiera che è fede in atto.
Da questo suo lascito bisognerà prima o poi ricominciare, come da un indicatore essenziale, per riparare i danni enormi subiti dalla Chiesa. Ridare alla preghiera e al culto il posto preminente che meritano, significa ristabilire il giusto rapporto fra antropologia e teologia, fra teologia e pastorale, fra amore di Dio e del prossimo, rapporto che vediamo troppo spesso idolatricamente rovesciato per mettere al centro l’uomo, il suo bisogno, perfino il suo capriccio.”
Indovinami, indovino tu che leggi nel destino: l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto, o metà e metà? “Trovo stampato nei miei libroni che avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto, un carnevale e un ferragosto, e il giorno dopo del lunedì avrà sempre un martedì. Di più per ora scritto non trovo nel destino dell’anno nuovo: per il resto anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno”.
Nel 337 d. C. venne istituita la festa del Natale da papà Giulio I. Ciò avvenne grazie al l’imperatore Costantino che nel 315 d. C. con l’editto di Milano affermò la libertà di culto dei cristiani battezzandosi lui stesso. Ripropongo ancora una volta questo post sul Natale scritto nel dicembre 2016, QUI potete leggere i pochi ma significativi commenti che lo corredavano. Aggiungo solo una breve introduzione: Cristo non può essere pensato solo come il fondatore di una religione: Esso è infatti immanente alla storia degli uomini e assolutamente trascendente ad essa! Inoltre – e ciò è fondamentale – è l’unico mediatore di senso in grado di dare una risposta all’uomo e ai suoi problemi! Possiamo affermare che Cristo, attraverso l’oscurità della carne, diviene esso stesso l’epifania di Dio: un Dio che si dona e attraverso l’incarnazione si rivela a tutti gli uomini! Ma lascio parlare il vecchio post…
Il Natale è una festa profondamente religiosa: DIO o la LUCE si manifesta, viene nel mondo e attraverso il suo ESSERE VISIBILE dà senso all’uomo e al suo non-essere fondato in se stesso. Noi siamo un battito di ciglia, una folata di vento nell’immensità della creazione. Sapere di esserci va oltre qualsiasi fede o ideologia, è un miracolo che ci pone già oltre e ci prepara rendendoci aperti al mistero! Se fossimo sostenuti dal nulla o dal caso non ci sarebbe alcuna distinzione tra la vita e la morte, non ci sarebbe un io a domandarsi il senso del domani, ad essere cioè proiettato nel futuro. L’Amore dona e mantiene in essere l’umanità nonostante il male e l’ingiustizia sia presente nelle nostre vite. Un male che è frutto del caos e delle nostre libere scelte, permesse da un Dio che non può non amarci e soffre per la nostra cecità. Un male che è essenzialmente mancanza di bene, incapacità di mettersi in relazione con gli altri amandoli come se stessi. Noi abbiamo immensamente bisogno di salvezza, sia dai mali fisici, sia da quelli spirituali, da soli non possiamo andare da nessuna parte.
Per questi motivi da millenni gli uomini festeggiano la vittoria della LUCE nei giorni successivi al momento più buio, il solstizio d’inverno! Il Natale accade in una notte profonda, preceduta nel nostro emisfero da un giorno effimero che viene rapidamente sovrastato dall’oscurità per prendersi subito dopo la rivincita nella “luminosa notte”. E come i magi, uomini saggi guidati dalla stella, anche il resto dell’umanità deve avvicinarsi al mistero dell’incarnazione come un cammino di conoscenza: la divinità entra nel nostro mondo per regalarci le conoscenze necessarie alla vita terrena. Le domande di senso insite in ogni animo umano possono trovare qui risposta: Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro destino? Il silenzio della notte di Natale, nel mistero che si compie in una grotta lontana e isolata da tutto e da tutti, deve diventare il nostro silenzio, necessario per andare oltre l’esteriorità per arrivare a trovare Dio nel nostro animo. Dio nasce nel tempo e nello spazio pur essendo oltre: il luogo, una grotta della piccola Betlemme, è una metafora della trascendenza divina, che porta la luce nel buio di uno spazio così lontano dalla civiltà e dalla quotidianità! Concludo citando un passo di un articolo di Giovanni Vannucci, a cui le mie riflessioni si sono ispirate:
“Nel tuo cammino religioso il giorno che sarai nel silenzio totale, per la tacitazione delle voci che salgono dai sensi, dai desideri, dai sentimenti ed avrai raggiunto l’oscurità feconda di chi non crede più alle proprie vedute umane e ti sarai portato fuori della città costruita dagli uomini, spinto dalla constatazione dell’inutile operare umano, sarai, come: la grotta di Betlem, nella condizione di accogliere la Parola di Dio che discende da sempre. Quel giorno, in te e per te sarà nato il Salvatore.”
TORO SEDUTO Il 15 dicembre 1890 veniva ucciso “Toro Seduto”. Se ne andava quel giorno uno dei più famosi e carismatici capi Sioux. Considerato all’epoca un selvaggio, un incivile, un terrorista, un nemico dell’umanità, le parole che Toro Seduto pronunciò restano estremamente attuali tutt’oggi ed esemplari ad oltre un secolo di distanza. “La brama di possedere terre e oggetti è grande in loro. Questa gente ha molte regole che i ricchi posso infrangere, ma i poveri no. Hanno una religione che viene seguita dai poveri, ma non dai ricchi. Prendono persino soldi dai poveri per supportare i ricchi e coloro che governano! Pensano che la nostra madre terra sia solo loro, e provano a scacciare i loro vicini… se l’america fosse stata grande il doppio, per loro non sarebbe stato comunque abbastanza.” Toro Seduto era un fiero nativo americano
L’amico Stefano mi ha inviato un suo articolo sul patriarcato che pubblico volentieri. Ho aggiunto infondo una breve riflessione sul tema fatta da Massimo Cacciari. Sicuramente l’eccessivo e repentino abuso della parola patriarcato fatta sull’onda emotiva dei tragici eventi recentemente accaduti non è un buon segnale. C’è tanta voglia di pensiero unico volto più che altro ad imporre un’ideologia piuttosto che a risolvere un problema. Poi quando un Cacciari mette in evidenza che quello di cui si sta parlando è più che altro un fantasma dei tempi passati, invece di approfondire la questione su altri fronti si continua imperterriti a propagandare il mantra di turno.
Post di Stefano
Ho già scritto su questo argomento , ma, vista l’insistenza del mainstream, mi sento di ritornarci. Mi riferisco ai “femminicidi” che sembra siano diventati l’unica specie di omicidio commesso in Italia e che “pare” avvengano a causa di quel desueto sistema sociale definito “patriarcato”. Cerco di fare un po’ di ordine: intanto l’uomo, inteso come essere umano, è l’unico animale che uccide NON per motivi strettamente legati alla sopravvivenza. Mentre gli altri animali uccidono o per mangiare o per difendersi, l’uomo invece uccide per i motivi più vari ed anche più abbietti e futili: per interesse, per vendetta, per gelosia, per invidia, per affermare il proprio potere, per religione, per delega (nel caso di guerra), per punizione (pena di morte)… addirittura per diversa fede calcistica! Tutte le categorie umane uccidono, sia gli uomini che le donne, ragazzi minorenni e persino i bambini, seppur con frequenza decisamente minore. Per femminicidio si intende l’omicidio del partner femminile all’interno della coppia o della ex coppia. Beninteso: è un fenomeno esistente ed estremamente grave e tragico, ma non è l’unico, purtroppo, perché esiste anche il “maschilicidio”, non so se esiste la parola, ma ci siamo intesi. Solo che di quest’ultimo non si parla mai anche se, statistiche alla mano, come consistenza numerica è di poco inferiore al più famoso omicidio di donne da parte del partner o ex. E’ successo a me di leggere in prima pagina a caratteri cubitali del solito femminicidio e poi nella pagina di cronaca locale un trafiletto dedicato a quell’anziana moglie che prende a martellate in testa, nel sonno poi reso eterno, il marito. Altro analogo episodio recente, negli stessi identici termini, è stato raccontato da un blogger su un sito che seguo. Domanda: l’omicidio di un uomo ha meno dignità di quello di una donna? Se i notiziari volessero affrontare seriamente questi omicidi al fine di stimolare diversi approcci educativi, culturali, giuridici, dovrebbero evidenziare imparzialmente tutti gli omicidi a sfondo passionale/sentimentale. Invece no, è stato tirato in ballo il vecchio patriarcato. Ammetto che in ambito lavorativo le donne sono ancora penalizzate, più che altro per legislazioni ormai datate che poco tutelano i periodi della gravidanza e del successivo accudimento dei bambini, ma: l’attuale presidente del Consiglio italiano è donna, presidente del Consiglio europeo è una donna, presidente della Banca Centrale Europea è una donna. Ormai, giustissimamente, le donne rivestono ruoli dirigenziali al pari degli uomini. In caso di separazione tra coniugi con figli, la donna viene sempre privilegiata e non è raro che gli uomini, pur se hanno comperato in coppia o addirittura da soli la casa coniugale, si trovino costretti a lasciarla e a dover pagare l’affitto o, peggio, a ridursi a barboni. Ormai se una donna, per ottenere maggiori vantaggi in una separazione coniugale denuncia mentendo il proprio ex di violenza, quest’ultimo ha l’onere di provare la sua innocenza. A me non sembra proprio che esista ancora qualcosa di simile al patriarcato, istituto al quale erano collegate anche tutta una serie di norme comportamentali che prevedevano da un lato l’assoluto divieto di qualsiasi violenza verso il “sesso debole” e dall’altro l’obbligo ad atteggiamenti protettivi e cavallereschi. A sentire i media e i vari influencer, tra cui cantanti famosi e sportivi, bisognerebbe vergognarsi di essere uomo. Bene, secondo il codice penale e credo anche secondo la costituzione, ma comunque sicuramente secondo il buon senso, la responsabilità è personale. Io, ad esempio, non ho mai alzato un dito su una donna… le mani sì, ma con lei consenziente e per farle tutto meno che violenza, per cui: Io non mi vergogno di essere maschio! E come me, spero, la stragrande maggioranza degli uomini. I media giocano su fattori percettivi: nelle passate società tribali, in assenza di tecnologie multimediali, ogni individuo poteva interessarsi solo alla propria cerchia di parentele, amicizie e vicini, con una conoscenza di due o trecento persone, al massimo. Se all’interno di un numero così ristretto avveniva un omicidio, il fatto era significativo e cambiava la percezione della realtà. Oggi invece subiamo le notizie che arrivano da una platea italiana di 60 milioni e mondiale di 8 miliardi di persone. Per quanto statisticamente gli omicidi siano una eventualità estremamente rara, tranne in caso di guerra, ogni volta che ne abbiamo notizia tendiamo a reagire come se avvenissero nel nostro ristretto ambito di conoscenze. Infine c’è da chiedersi il perché di questo accanimento contro il genere maschile. La mia risposta, ma resta solo la mia opinione, è da inquadrarsi all’interno della stessa strategia che prevede la promozione dell’omosessualità che va ben al di là delle normali e lecite pulsioni individuali. Insieme a tutte le strategie che prevedono l’allontanamento degli individui tra loro, vedi psicopandeminchie, ma non solo, altre strategie sono finalizzate a far perdere ogni senso identitario: il maschio fluidificato, la donna mascolinizzata, l’appartenenza ad un’etnia o persino il colore della pelle vengono globalizzati e mescolati secondo un modello precostituito: ho visto che Annibale è diventato nero e che la danese Sirenetta è diventata mulatta. Sia come sia, alla fine dei conti il tutto sembra finalizzato in primo luogo alla dissoluzione della famiglia tradizionale (considerata icona patriarcale) in quanto ultimo rimasuglio di solidarismo ed estremo welfare, e in secondo alla decrescita demografica.
ARTICOLO DEL “ GIORNALE “
Anche Massimo Cacciari interviene sulla questione “patriarcato”, argomento parecchio dibattuto in questi ultimi giorni. Il filosofo ha espresso la sua opinione nel corso della recente puntata di Otto e mezzo, lasciando a dir poco di stucco la conduttrice Lilli Gruber, andata recentemente a scontrarsi con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio su questo tema. Non è un caso, infatti, che durante la trasmissione si sia ancora parlato di patriarcato, e che la giornalista abbia chiesto un’opinione a Cacciari, forse immaginandosi una risposta diversa. L’ex sindaco di Venezia ha infatti spiazzato la conduttrice, affermando senza mezzi termini che la famiglia patriarcale, dove sono gli uomini a imporsi, non esiste più ai giorni nostri.
“Può piacere o no, ma la civiltà occidentale, dall’invasione dorica, 1500 anni prima di Cristo, si è imposta su una idea di patria potestas. Questo, ovviamente, non c’entra se condividerlo o meno. È la realtà”, ha spiegato il filosofo. “Una cosa che è durata, per poi andare in crisi, fino al nostro Rinascimento. Una ‘robetta’ di 2000 mila anni. Bisogna rendersi conto di cosa stiamo parlando”. Lilli Gruber ha fatto quindi notare che è trascorso parecchio tempo da quell’epoca. “Stiamo parlando di una rivoluzione, vera, di quelle culturali, antropologiche, presenti già nei drammi shakespeariani, dove è chiarissima la crisi del modello patriarcale. Come nel Re Lear, o l’Amleto”, ha aggiunto Cacciari. “Col tempo questa crisi si è approfondita, l’epoca storica della famiglia borghese già segna una grave crisi della cultura patriarcale, e via via si approfondisce, determinando una crisi altrettanto culturale e antropologica. Sto parlando del venire sempre meno, e con drammatica rapidità nell’ultimo periodo, del ruolo della famiglia e del ruolo maschile nella famiglia”.
“O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri. Ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi. Or fatta inerme, nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio, formosissima donna! Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, che di catene ha carche ambe le braccia; sì che sparte le chiome e senza velo siede in terra negletta e sconsolata, nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia,le genti a vincer nata e nella fausta sorte e nella ria.”
All’Italia, Giacomo Leopardi, 1818
Leopardi aggiungeva che l’amor di Patria, già difficile in un paese dalla storia così antica e frammentata, non poteva per natura estendersi a dimensioni artificiali più ampie come quella europea:
«La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa . La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene. E conchiudo che senza amor nazionale non si dà virtù grande.»
P. S. : Quindi era già chiaro come le cose sarebbero andate a finire. Lo scriveva Leopardi, lo sapevano in molti, l’Europa dei popoli non sarebbe mai potuta nascere senza distruggere quegli stessi popoli che ne fanno parte. Ma l’opera si è oggi compiuta? O si cerca di portare avanti un raccapricciante Frankenstein che genera aberrazioni politiche e sociali? A me sembra che non ci siano molti dubbi alla luce dei risultati odierni.