Maria, la madre

Madonna di San Ciriaco, Duomo di Ancona

Il nome ebraico Maria significa “amata da Dio” ma anche “maestra, signora”. Maria è la madre di Gesù che lo ha accolto, lo ha ascoltato e seguito fin sulla croce. Agostino diceva che Maria prima di essere madre è stata discepola di suo figlio, rispondendo SI alla chiamata dell’angelo. Attraverso Gesù Maria è diventata madre dell’umanità, per curarla, proteggerla e guidarla verso il bene.

Ecco le immagini simboliche alle quali è associata Maria:

Arca-> Maria ha portato in grembo Gesù, si è fatta arca e scrigno per ogni altra creatura in quanto madre dell’umanità.

Rosa e giglio-> profumata, perfetta, bella e senza spine, bianca perché senza peccato.

Scala e porta del cielo -> attraverso Maria Gesù è sceso nel mondo e sempre Maria aiuta gli uomini a salire in cielo .

Luna-> la luna riceve la luce dal sole e irradia a sua volta rischiarando le tenebre. Così Maria riflette la luce di Dio e la riversa sugli uomini.

Stella del mattino -> è la stella più luminosa del cielo, che annuncia il sorgere del sole, Gesù: chi la guarda nel buio della tempesta trova il porto sicuro, la salvezza.

Fonte bibliografica “I colori della luce” ed. Teorema

Proprio l’immagine della Madonna del Duomo di San Ciriaco è stata protagonista di una salvezza in mezzo alla tempesta, un marinaio disperso fra le onde salvato dalla preghiera e dalla fede di suo padre dopo essersi rivolto a Maria. Fra le nubi intravide il duomo di Ancona e approdò al sicuro nel porto dopo aver salvato suo figlio.

Nessuno è mai davvero solo e disperso nel buio dell’esistenza: c’è sempre una luce che non possiamo spegnere e il suo riflesso è in grado di raggiungere il profondo dell’animo. Con umiltà e fiducia nell’infinito impariamo ad af-fidarci a Maria e al suo tenero abbraccio di mamma.

Latino

Altro che lingua morta! Il latino è più vivo che mai, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Queste sono 20 parole Latine che usiamo abitualmente:

1️⃣

Alter Ego

2️⃣

Bonus

3️⃣

Bis

4️⃣

Curriculum Vitae

5️⃣

Deficit

6️⃣

Et cetera

7️⃣

Ex Equo

8️⃣

Extra

9️⃣

Idem

🔟

Incipit

1️⃣
1️⃣

In Extremis

1️⃣
2️⃣

Factotum

1️⃣
3️⃣

Lapsus

1️⃣
4️⃣

Post Scriptum

1️⃣
5️⃣

Referendum

1️⃣
6️⃣

Super

1️⃣
7️⃣

Una Tantum

1️⃣
8️⃣

Tabula Rasa

1️⃣
9️⃣

Vice Versa

2️⃣
0️⃣

Virus 7 parole latine che molti scambiano per inglesi:

1️⃣

Campus

2️⃣

Gratis

3️⃣

Junior

4️⃣

Monitor

5️⃣

Sponsor

6️⃣

Tutor

7️⃣

Video 3 Locuzioni latine usate frequentemente:

1️⃣

Ad Maiora!

2️⃣

Carpe Diem

3️⃣

Mens sana in corpore sano Meno inglesismi, più latinismi. [da un post di Simone Terreni]

Le manifestazioni servono a qualcosa?

A onor del vero il TG3 Regionale e gli stessi quotidiani locali della manifestazione hanno parlato facendo un servizio abbastanza equilibrato. Riguardo ai numeri dicevano più di 6000 persone. Poi certo, sembra chiaro che tali decisioni vengono prese senza minimamente tenere conto del volere popolare, idem del volere politico visto che i nostri decisori eletti altro non sono che passacarte eterodiretti. Ma manifestare serve, dice Stefano nel titolo del suo post? Certo che NI, conclude e sottoscrivo: è l’unico modo per esercitare concretamente il dissenso popolare quando non è possibile essere rappresentati attraverso il voto. E finché sarà possibile manifestare, allora significa che il sistema democratico è ancora, seppur parzialmente, in vita. Non importa quanto sia mistifacato il messaggio, l’importante è avere la possibilità di portarlo a conoscenza di altre persone. Perché la vera “dittatura” è quella dei media, sempre al servizio della propaganda, la violenza nei confronti dei manifestanti e dissidenti viene dopo, anzi quando accade significa che il sistema informativo non è riuscito a filtrare, manipolare a sufficienza e allora interviene un secondo livello di oppressione, che invece di fare da argine in realtà fa dilagare il messaggio che si voleva nascondere. La verità, quando si manifesta, è pur sempre verità e poco importa quanti pochi riescano a conoscerla. Perché nelle coscienze apre un varco che non verrà più richiuso, la propaganda dopo è un’arma spuntata. Quindi avanti con la partecipazione e manifestiamo tutte le volte che possiamo il nostro dissenso e le nostre idee insieme a chi le condivide.

Post di Stefano

Il 1° Maggio sono andato alla manifestazione di Pesaro contro l’installazione del Biolaboratorio militare americano. Dopo che già Trieste e Sigonella sono state già dotate di tali “meraviglie tecnologiche”, il Pentagono ha intenzione di metterne uno in ogni regione italiana a cominciare dalle Marche, per poi proseguire con l’Umbria a Perugia, con la Toscana a Siena e così via. In questi “paradisi dei biologi” si studiano le possibilità di mutare il genoma di batteri e virus affinché possano diventare agenti patogeni ed essere usati come armi. Tanto, che cosa fanno di solito i militari se non creare sempre nuove e più terribili armi da scagliare contro i cattivi? Ovviamente il tutto nella massima sicurezza… Beh, non proprio: il massimo livello di sicurezza è il 4, come quello applicato a Wuhan in Cina, mentre a Pesaro sarebbe il 3, ma queste sono quisquilie! Solo che da Wuhan è uscito qualcosa… una sciocchezzuola… il Covid 19 che ha messo a ferro e fuoco il pianeta intero, ma va beh, qualche incidentucolo può sempre succedere. Anche se, ad onor del vero, negli ultimi 30 anni tutte, e dico tutte, le grandi epidemie o presunte tali come l’aviaria, la suina, il sars cov 1 eccetera si sono diffuse a partire da un epicentro in cui era operante un biolaboratorio, ma è sicuramente un caso! Casualità documentata però dal bravissimo giornalista d’inchiesta nonché ricercatore e scrittore di saggi Franco Fracassi, presente alla manifestazione tra gli organizzatori: ma lui è solo un complottista! Ora: mi sono trovato insieme ad altri 10.000 complottisti come me e la Questura dirà che c’erano circa 300 manifestanti, ma si sa, è il gioco delle parti. Vi invito a fidarvi di uno come me che, abituato alle folle dei concerti rock, sa valutare il numero dei partecipanti e, migliaio più o migliaio meno, per il mio occhio allenato c’erano tutti! Siamo stati relegati in una piazza di periferia dove, in un giorno di festa, non ci va nessuno, con corteo di due chilometri costretto a sfilare, più o meno, in campagna: penso che i piccioni, i gatti e le rondini ne saranno stati sicuramente impressionati! Come detto dagli organizzatori la manifestazione, aveva l’obiettivo di sensibilizzare o anche semplicemente informare tutta la popolazione pesarese del fatto che, molto presto, verrà costruito in città, in un terreno persino instabile dal punto di vista idrogeologico, un biolaboratorio che produrrà eco-mostri biologici vicino a case, scuole, parchi gioco, ospedali e RSA. La questione è che la maggior parte dei cittadini pesaresi non è a conoscenza del progetto e non sa che la giunta ha già espresso, con un solo voto contrario, parere favorevole all’installazione: probabilmente,  non lo avrebbero mai voluto nel loro giardino.

Intendiamoci bene: non è che se un biolaboratorio sia lontano dai centri abitati potrebbe cambiare qualcosa. Ricordate sempre Wuhan che sta in Cina! Però, se la popolazione di una città si oppone e fa pressione sulla propria giunta, pena la non rielezione, forse l’ingranaggio potrebbe incepparsi. Torno adesso al titolo dell’articolo: le manifestazioni servono a qualcosa? Già dal 2001 con la mega manifestazione a Genova contro il G20 e contro la globalizzazione avevo capito che, qualora le manifestazioni rischino di ottenere il loro effetto, chi esercita il potere ha gli strumenti per disattivarle. Quella volta furono inseriti elementi disturbatori, i Black Block che, con la complicità dei media, svilirono l’intera manifestazione per farla associare ad accezioni negative e fondamentalmente “di torto”. Questo cliché è stato ripetuto infinite volte e ricordiamo per tutte la  manifestazione del 2021 a Roma per l’abrogazione del green pass in cui si è inscenato il  “finto” assalto alla CGIL. Nelle manifestazioni imponenti e non addomesticabili il metodo più utilizzato dal potere è quello dell’infiltrazione, mentre per quelle “piccole” è sufficiente che un prefetto assegni al corteo una strada di campagna. Nella plateale e non infiltrabile manifestazione contro il green pass dei portuali di Trieste, infine, il potere ha mostrato tutta la sua ferocia, annientando con gli idranti i facchini, con il consueto beneplacito dei media che hanno trattato i manifestanti da poveri ignoranti. Insomma. Le manifestazioni non servono a nulla se non a far sentir bene i manifestanti, a farli sentire parte di un popolo, a farli sentire non più soli, a farli sentire vivi. E, anche se non serve a nulla, io continuerò a manifestare.

San Ciriaco, Ancona

Sorge sul colle Guasco, proprio davanti al porto di Ancona. Custodisce il corpo di San Ciriaco, patrono della città.

Secondo la tradizione, san Ciriaco, dopo la conversione, si era recato in pellegrinaggio a Roma. Lungo il viaggio era passato da Ancona e in quella città fu acclamato vescovo, rimanendovi molti anni; si era poi recato in Palestina per rivedere la propria città e là subì il martirio.

L’8 agosto 418 il corpo di Ciriaco fu trasferito dalla Palestina ad Ancona. Il corpo fu posto nella cattedrale di Santo Stefano, per intervento di Galla Placidia; in questo modo l’imperatrice reggente cercò in qualche modo di andare incontro agli anconitani, che le avevano chiesto un interessamento per poter ottenere e custodire le spoglie di Santo Stefano. Infatti Ancona conservava (e conserva tuttora) come reliquia uno dei sassi usati durante la lapidazione del protomartire. Quando, nel 1097 la chiesa di San Lorenzo, sul colle Guasco, fu proclamata nuova cattedrale, le spoglie di san Ciriaco vennero là trasferite, nella cripta, e sottoposte a ricognizione; dopo alcuni decenni la chiesa venne dedicata a San Ciriaco (fonte Wikipedia).

I colori dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano un dito
ma il loro mestiere non è pulito

Gianni Rodari

Chi sono i fannulloni? È un mestiere dice Gianni Rodari, l’unico poco pulito perché senza dignità! Ma oggi, grazie alla precarizzazione selvaggia e alla conseguente disoccupazione, la dignità e la giustizia sono chimere irrealizzabili. Idem la sovranità popolare, la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi di fronte all’arretramento dei diritti costituzionali è questa: se negano il lavoro, la sovranità a chi appartiene?

Buon Primo maggio a tutti!

Clima e futuro, uno sguardo al passato

Dicono che il futuro della Terra è in pericolo, c’è il climate change e i combustibili fossili a minare il destino delle nuove generazioni! È proprio così? Non proprio, perché prima ancora il futuro ce lo sta togliendo chi ha trasformato lo Stato in un’azienda e i diritti sociali di prima generazione (istruzione, lavoro, salute…) in gentili concessioni del neo-Stato etico globale, che in quanto fondato su principi ideologici indiscutibili è nostro assoluto sovrano. Ce lo sta togliendo una classe politica serva del vincolo esterno, cioè dell’Euro o comunque di una delle sue innumerevoli forme di controllo dell’economia che da decenni è “appaltata” ad entità sovranazionali non elette e quindi assolutamente non controllabili dal popolo. E ce lo stiamo togliendo noi stessi con il nostro inutile, comodo e ridicolo conformismo.

Charlie Chaplin, monologo sulla pace

San Francesco sul monte La Verna

Giotto, Basilica superiore di Assisi

Un mattino, mentre Francesco pregava sul monte con Frate Leone, vide la figura di un angelo con sei ali tanto luminose che sembravano infuocate. Con un volo veloce, arrivò vicino a Francesco. Tra le sue ali apparve la figura di un uomo crocifisso. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due ali volavano e altre due coprivano il corpo. Francesco si stupÌ e provò gioia e tristezza nel cuore. L`angelo scomparve e subito dopo Francesco si accorse di aver ricevuto nelle mani, nei piedi e nel costato gli stessi segni di Gesù e si sentì ancora più vicino a Lui.

Riduzione di San Bonaventura, Legenda major, Assisi 1263

Scriveva S. Bonaventura da Bagnoregio: “Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3).
Fu Gesù stesso, nella sua apparizione, a chiarire a Francesco il senso di tale prodigio: “Sai tu … quello ch’ io t’ho fatto? Io t’ho donato le Stimmate che sono i segnali della mia passione, acciò che tu sia il mio gonfaloniere. E siccome io il dì della morte mia discesi al limbo, e tutte l’anime ch’ io vi trovai ne trassi in virtù di queste mie Istimate; e così a te concedo ch’ ogni anno, il dì della morte tua, tu vadi al purgatorio, e tutte l’anime de’ tuoi tre Ordini, cioè Minori, Suore e Continenti, ed eziandio degli altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu vi troverai, tu ne tragga in virtù delle tue Istimate e menile alla gloria di paradiso, acciò che tu sia a me conforme nella morte, come tu se’ nella vita” (“Delle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni”, III considerazione).

I fiori della Pasqua

Pesistelia alata – foto dal web

Ripubblico questo post della Pasqua 2021

Il mio amico Andrea mi ha mandato questa splendida foto e allora ne approfitto per parlare dei “fiori della Pasqua”! La Peristelia alata è un’orchidea originaria del Brasile che fiorisce proprio nel periodo primaverile-pasquale e viene anche chiamata “fiore dello Spirito Santo”! Si dice che inviare una sua immagine in questo periodo porti la benedizione dello Spirito Santo alla persona che la riceve.

Passiflora – Image by Marion Streiff from Pixabay

La Passiflora (fiore della passione) venne associata alla passione e crocifissione di Cristo da un missionario che la vide in Messico nel 1610. Egli vide nella raggiera centrale la corona di spine che era stata posta sul capo di Gesù, nei tre stami i 3 chiodi coi quali Egli era stato messo in croce, nei 5 petali ed nei 5 sepali il rimando ai 10 apostoli rimasti fedeli a Gesù, (oltre che le 5 piaghe, due alle mani, due ai piedi ed una al costato), nell’androginoforo centrale la colonna della flagellazione e nei rametti, le fruste con cui Egli era stato flagellato. La leggenda dice che essa fiorì proprio grazie ad una lacrima dello stesso Cristo mentre gli passava vicino dolorante trascinando la croce verso il Golgota.

I pollini di questo cardo selvatico sono stati trovati nel lenzuolo della Sindone, che la tradizione vuole sia quello che ha avvolto Gesù nel sepolcro! Diffusa in tutta l’Asia Minore si può vedere andando in Palestina, ma solo dall’autunno alla primavera perché poi si secca, si stacca dalla radice e vola via, disperdendo nel vento i suoi semi che raggiungono distanze anche di decine e decine di chilometri e portano lontano, dovunque ci sia il terreno adatto al loro attecchimento, nuove piante che offriranno frutti a chi continuerà la tradizione della raccolta. Rinasce perpetua portata dal vento, così è lo Spirito del Signore che tutto sostiene, così è la speranza nella risurrezione. La natura ne porta il segno evidente, basta saper guardare.

BUONA PASQUA A TUTTI!!!

Armi

Post di Stefano

L’ invenzione, lo studio, la progettazione e la realizzazione di nuove armi sempre più potenti, insidiose e subdole, sempre più invincibili e indifendibili… hanno caratterizzato tutta la storia dell’umanità, tranne che nei suoi albori.
Fondamentalmente usate per difendere un privilegio acquisito o per ottenerne di nuovi, sono scagliate contro chi viene percepito come nemico o parte da sottomettere, allo scopo di consolidare od ampliare il potere.
Questa brutta abitudine umana scaturisce dall’invenzione del concetto di “proprietà privata” che deriva a sua volta dall’invenzione dell’agricoltura e dalla necessità, quindi, di difendere il frutto del proprio lavoro. Attualmente le armi si dividono in “Convenzionali”, usabili ad azione limitata nella zona di utilizzo e con effetti contenuti nel tempo, e “Di Distruzione di Massa”, generalmente non usabili secondo le convenzioni internazionali perché porterebbero rapidamente ad una escalation tale da poter provocare la fine del genere umano e forse dell’intera vita del pianeta.
Da tener presente, però, che nella mentalità dei militari e delle “intelligences”, molto poco intelligenti, c’è un totale disinteresse riguardo alle sorti del nemico, purché si possa sopravvivere e vincere. Lo dimostra il fatto che qualunque arma inventata è stata poi usata e purtroppo È usata, ma questo lo approfondiremo dopo.
Normalmente si pensa alla “bomba atomica”, ma non è l’unica. La prima arma di distruzione di massa è stata quella chimica, utilizzata nella prima guerra mondiale finché non ci si accorse che il vento, portando indietro i gas letali, provocava la morte dello stesso gassificatore.
Poi è arrivato il turno dell’arma nucleare che ha sancito, più che la fine della seconda guerra mondiale, l’inizio della guerra fredda. Anche questa, con il suo bagaglio di radioattività che passeggia per il mondo, non è da usare.
Ci sono certo altre armi di distruzione di massa, soprattutto dei cervelli: una certa cultura, una certa scuola, un certo cinema, una certa arte, la pubblicità… ora i social media e gli smartphone, ma vorrei concentrarmi sulle armi propriamente dette, quelle che uccidono. Le ultime nell’ordine sono quelle biologiche e quelle climatiche.
Per quelle pandemiche siamo sempre lì, c’è sempre il rischio che l’uso dell’arma si ritorca contro l’aggressore, lo abbiamo visto con il Covid: virus artificiale che ha infettato tutto il mondo. Probabilmente però la vera arma di questa nuova guerra non è il virus bensì la sua pseudo-cura: fantasia ed intelligenza diabolica non mancano mai. Bisogna poi considerare chi sia il nemico. Se per una certa élite Malthusiana il nemico è l’intera umanità, va benissimo una bella pandemia e la successiva campagna pseudo-vaccinale. Oppure, visto il proliferare dei bio-laboratori, magari si sta cercando un bel patogeno “settoriale”, che ne so: contro i Cinesi, contro i “negri”, contro i Russi… contro gli eterosessuali… Sarebbe un bel vantaggio no?
Resta infine l’arma climatica, quella sì che si può ancora usare! Chi potrebbe accusare il Pentagono se l’Iran resta senza acqua? La mia è solo una ipotesi eh… anche se il cielo a strisce, a quadretti o lattiginoso, basta alzare il naso e lo si vede… Niente di nuovo sotto il sole, quelle rare volte che ancora c’è.

Siogiovanni

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