Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
Dopo aver letto le considerazioni di Stefano vi consiglio di guardare il video Le cure proibite. Purtroppo sempre più la verità è un’opinione, la menzogna un diritto e l’ubbidienza una virtù civica. Una trinità volta al male che sbriciola la forza delle masse e rende vano ogni ragionamento. Non c’è altro da aggiungere purtroppo. Post di Stefano
Fiducia? Parliamoci chiaro: soldi e potere sono i mezzi per cui l’umanità, o per lo meno quella parte che li possiede perché si è prodigata per ottenerli e per mantenerli, ha sempre espresso le sue qualità peggiori. Sono essenzialmente la causa di ogni conflitto, di ogni miseria, di ogni riduzione in schiavitù e di ogni situazione di ingiustizia e di disumanità. Parlo, ovviamente, della quantità di soldi o di potere che eccedono le normali aspirazioni ad una vita serena ed agiata. Lo so che ho appena fatto un’affermazione lapalissiana, ma da quello che noto intorno a me così ovvia poi non sembrerebbe. Infatti non riesco a capire come molte persone, se non quasi tutte, continuino a fidarsi di alcune “istituzioni” che sono palesemente centri di potere o, nella migliore delle ipotesi, di arricchimento. Faccio alcuni esempi. Come ci si può fidare dell’informazione della TV generalista? Tutta l’impalcatura delle grandi televisioni si regge sugli introiti della pubblicità ed è asservita completamente alle ditte che pagano gli spot pubblicitari. Anche la RAI, nonostante il canone illecitamente e coattivamente percepito, modifica continuamente i suoi palinsesti per allinearli al gradimento del pubblico e per incassare di più dalla pubblicità. Lo dimostra anche il fatto che, con l’arrivo delle TV commerciali, i programmi ed i contenuti sono degradati dal punto di vista culturale. C’è stato un allineamento verso il basso e questo per racimolare il massimo dalla pubblicità. Ora, chi paga, di solito, pretende qualcosa in cambio, per esempio di non parlare male dei prodotti pubblicizzati nelle altre trasmissioni… no? Telegiornali compresi. Quando lavoravo, per contratto, non potevo far concorrenza al mio istituto e non potevo parlar male dello stesso. Mi pagavano lo stipendio! A me sembra logico… o no? Come ci si può fidare delle grandi aziende farmaceutiche? È facile verificare come abbiano collezionato in tutto il mondo una quantità enorme di condanne che, se fossero imputate ad un individuo, ne comporterebbero il carcere a vita, in quei Paesi dove non sia in vigore la pena di morte. Sono aziende e come tali devono fare profitto e… rende di più una persona malata di una guarita. Ancora più vantaggioso è poter vendere farmaci a persone sane, magari con l’obiettivo di renderle malaticce e dipendenti da farmaci e vaccini. O no? Come ci si può fidare degli organismi nazionali ed internazionali deputati al controllo delle suddette aziende del farmaco, quando risultano finanziate dalle stesse? È facile anche in questo caso verificare il “giochetto” delle fondazioni: ad esempio, Big Pharma finanzia tutte quelle fondazioni che vanno poi a finanziare l’OMS, mentre EMA e AIFA ricevono la maggioranza dei loro introiti, circa l’86 %, dalla “concessione”, a prezzi spropositati, delle licenze necessarie alla commercializzazione dei farmaci. Come ci si può fidare della scienza stessa? La scienza sarebbe affidabile se la ricerca fosse veramente libera, finanziata cioé da organismi indipendenti ed estranei a logiche di profitto, da Stati od organizzazioni senza fini di lucro. Così, se si dovesse scoprire che il bicarbonato di sodio potrebbe curare una qualche forma di cancro (chissà perché mi è venuto questo esempio?), tale rimedio verrebbe diffuso per il bene della gente. Ma la ricerca è sostenuta da finanziatori privati che mirano al profitto e che non investirebbero mai su una molecola non brevettabile e di valore prossimo allo zero. E infine, come ci si può fidare della scienza quando viene continuamente “violentata” per far credere, ad esempio, che due aerei possano abbattere tre grattacieli? Potrei riportare tantissimi altri esempi, ne conosco una infinità, ma mi fermo per brevità. Dunque, perché ancora la maggior parte delle persone continua a fidarsi di tutto? Perché continua a credere alle stesse bugie ripetute all’infinito, come aveva previsto Goebbels?
Bella riflessione di Stefano. Per quel che mi riguarda posso dire che facilmente sono disposto ad aiutare gli altri, molto meno lo sono riguardo alle persone che ho vicino, spesso sono sfuggente e superficiale purtroppo. Ma il peggio lo do nei confronti di me stesso, guai ad aprire gli occhi, sempre a sfuggire e rifuggire, a guardare le ombre e indossare delle maschere. Eppure come mai potrò amare se non accetto, nel profondo, ciò che sono?
Post di Stefano
AIUTA SOLTANTO CHI TE LO CHIEDE
Queste parole che ho letto su FB sono profondamente vere, io me le dovrei imprimere nel profondo perché spesso pecco nella presunzione di poter aiutare ad aprire gli occhi a delle persone che amano tenerli chiusi. Bisogna amare, questo sì, semplicemente perché questo rende felici se stessi e gli altri, ma è ben diverso dal voler imporre il proprio aiuto a persone che, attraverso il loro dolore ed i propri sbagli, hanno l’occasione di poter evolvere. Questo ovviamente vale anche e soprattutto per me. Intanto vi invito a leggere queste parole di profonda saggezza:
-Aiuta soltanto chi te lo chiede.
-Non ti intromettere mai nella sofferenza altrui.
-L’uomo deve stancarsi di se stesso e bere fino in fondo la coppa di veleno che gli spetta.
-Non essere presuntuoso e non sperare di poter aiutare tutti, è possibile aiutare soltanto chi è pronto ad accettare l’aiuto.
-Una persona che soffre vede il mondo attraverso il proprio dolore, e perciò è sorda e cieca.
-Ognuno si trascina dietro la sua esperienza di vita senza vedere che si tratta di un peso morto.
-Se interverrai nella altrui sofferenza, il vortice karmico ti risucchierà in un gioco a te estraneo.
-Ricorda che l’uomo è capace di contagiare, con la sua sofferenza.
-Procedi per la tua strada senza voltarti.
-Soltanto se stai facendo la tua strada potrai aiutare la gente a rialzarsi.
Scusate per la qualità del video, le riprese e l’audio non sono il massimo della chiarezza ma essendo da solo durante l’ispezione dell’arnia meglio non sono riuscito a fare. Avevo parlato di quest’arnia circa un anno fa in questo articolo https://opinioniweb.blog/2020/08/04/miele-in-favo-e-arnie-top-bar/
La famiglia ha superato l’inverno, ma non ho potuto effettuare nessuna raccolta di miele primaverile dato che le scorte erano ormai abbastanza ridotte a causa del consumo fatto dalle api durante l’inverno. Per un paio di settimane nel mese di marzo ho fatto una nutrizione stimolante con acqua, zucchero (in rapporto 1 a 1 ) e un po’ di aceto per stimolare la regina a deporre e ampliare rapidamente la covata rinforzando la famiglia. Nell’arnia in questo periodo (11 maggio) ci sono tante api e anche fuchi, questo è un segno positivo dato che la presenza di fuchi è un lusso che solo le famiglie più forti si possono permettere. Infatti il fuco mangia molto ma non contribuisce alla raccolta di polline e nettare per l’alveare. La sua unica funzione è quella riproduttiva, essenzialmente i fuchi devono accoppiarsi con una regina vergine, evento abbastanza raro che avviene in caso di sciamatura e nascita di una nuova regina. Nonostante ciò è la regina che decide quando è il momento di iniziare a deporre anche covata maschile (nel video la potete riconoscere perché le cellette maschili sono più grandi di quelle femminili). Tanti fuchi, migliaia, ma solo una decina avranno l’onore di fecondare una regina vergine, che dopo il suo volo nuziale riuscirà a deporre decine di migliaia di uova per almeno tre anni. Tornando allo stato di salute e sviluppo della famiglia, la rapida espansione e la velocità di costruzione dei nuovi favi sono indice di forza e lasciano sperare in un ottimo raccolto di miele almeno nel periodo estivo (Giugno e Luglio). Raggiunta la massima espansione la famiglia si dedicherà alla raccolta del nettare e inizierà a costruire favi di solo miele. Allora, lasciato alle api tutto il necessario per superare comodamente l’inverno, forse riuscirò a raccogliere anch’io un po’ di miele in favo e realizzerò un video da condividere sul blog.
La buona notizia è che non abbiamo perduto la libertà.
Non si può perdere ciò che non hai mai avuto. Elogi, parole sublimi sulla libertà, come il vento ti attraversano provi ad afferrarle senza dare loro una forma un’idea, una sostanza viva e pulsante.
Continueremo ad abbassare la testa non abbiamo nulla la strada è tracciata. Permane una strana dissonanza un principio, una luce, pietra angolare di ogni esistenza, ma lontana come l’orizzonte.
<<Persino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale. Era una perdita, dunque, tutto ciò che la rendeva preziosa come cosa di sogno?
Sogno di essere famoso? Sento l’indifferenza che la gloria reca, capisco la privazionedell’intimità e dell’anonimato che rende la gloria dolorosa.>>da “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, ed. Feltrinelli
“Sognare è dimenticare” – dice Pessoa – “è un sogno senza sogni fatto in stato di veglia!”.
Pensateci! Smettiamo mai di sognare? Forse, quell’inquietudine, quei déjà-vu, quei disallineamenti nell’apparente continuità della nostra vita. La lucidità è pazzia, vedere i sogni senza più dimenticare schiaccia la coscienza e stride, forse, addirittura, uccide la speranza, u c c i d e la speranza, si… la uccide.
Ottimi spunti di riflessione Stefano, il tuo omonimo che personalmente non seguo ma a volte mi è capitato di leggere ha fatto una proposta interessante. C’è un problema però, io non conosco “liberi pensatori” che hanno la pancia vuota! Mi spiego, ogni libero pensatore, presente o passato che sia, ha avuto l’opportunità di vivere in una condizione di agio che gli ha permesso di avere tempo per arricchirsi anche culturalmente e avere così pensiero critico, originale. Lo stesso Gandhi apparteneva ad una ricca famiglia indiana e andò a studiare in Inghilterra diventando addirittura avvocato prima di essere il leader politico e spirituale artefice dell’indipendenza indiana. Nel dopoguerra i governi “imperfetti”, cioè democratici, che diedero origine alle Costituzioni misero i diritti sociali di prima generazione (lavoro, scuola, sanità, previdenza…) come ossatura per costruire regole che permettessero un progressivo benessere a sempre più persone e ciò aumentò notevolmente il libero pensiero anche nelle persone meno abbienti, diffondendo cultura e pensiero critico come nel nostro piccolo, con tutti i difetti e le mancanze, proviamo a fare anche noi che siamo figli di questo modello di società, scrivendo nel blog (e tanti altri amici blogger ognuno con idee e passioni diverse e arricchenti). Per dire che per me non c’è nessun bivio alternativo al sistema che abbiamo avuto il privilegio di vivere fino a pochi decenni fa. I valori di libertà che ci sono stati trasmessi sono semmai il discrimine che deve guidarci oggi nelle nostre scelte di vita, aiutarci a fare massa critica contro la disinformazione e la regressione sociale che ci viene proposta. Questa è la guerra da vincere tutti insieme, dividerci su presupposti ideologici è quello che i media fanno ogni giorno per indebolirci. Non credo che sia una soluzione, ma invito a leggervi il post di Stefano ed esprimere le vostre idee.
Post di Stefano
Stefano Re: lo seguo da molto tempo e spesso lo cito, vi consiglio di seguirlo. Non vi sto chiedendo di condividere le sue idee né di considerarlo un guru ma, poiché raramente ho trovato lucidità, chiarezza espositiva, intelligenza e humor così potenti come nelle sue analisi, sono sicuro che risulterà stimolante, se non altro per incoraggiare il libero pensiero, per chi lo ambisca. La battaglia che sta attualmente combattendo, e che credo combatterà a lungo, è quella del “grande bivio”. È un’idea talmente semplice e scontata che è quasi ridicolo parlarne, se non fosse che nessuno lo fa. In passato molti lo hanno fatto ed ogni volta quest’idea ha promosso salti evolutivi dell’umanità. Ripeto, è così semplice che evito di sintetizzarla perché apparirebbe banale, per cui farò della premesse. Noi viviamo in una società. Ci siamo nati e ci troviamo costretti a viverci. Non è stata una nostra scelta e non abbiamo alternative. Ci hanno insegnato e poi imposto di rispettare delle regole di “convivenza civile”, sotto forma di Leggi, Etica e Costume. Poi però, per chi ragiona con la propria testa, alcune di queste regole sono giuste ed accettabili, ma altre NO. Mentre chi, nel preferire “pensare” con la mente collettiva e prendere in prestito idee altrui per farne la propria ideologia, le regole le accetta TUTTE. Per i “liberi pensatori” è molto difficile convivere con delle regole che non condividono, così di solito si barcamenano e si adeguano a fatica, oppure vivono nell’illegalità. Mi piace sempre portare questo esempio: io odio l’uso delle cinture di sicurezza in auto. Non metto in dubbio che siano un presidio di sicurezza e che potrebbero salvarmi la vita, ma è la MIA vita e, se permettete, vorrei essere io a decidere. A questo punto, di solito, mi si controbatte che, in caso di incidente invalidante, graverei sul sistema sanitario e quindi sarei una spesa per la collettività. Perfetto! Allora la “regola” per me giusta sarebbe: io stato, autorità, ti consiglio di usare le cinture di sicurezza; qualora ti dovessi far male perché non le indossavi, dovrai farti carico di sostenere le spese inerenti! Così formulata, la regola mi risulterebbe appropriata e la accetterei. Potrei fare mille altri esempi ancora, ma alla fine porterebbero sempre alla stessa conclusione. In sintesi, non mi piacciono, e come a me così a tanti altri, tutte quelle regole che deresponsabilizzano, che tolgono la facoltà di decidere su se stessi, la facoltà di pensare e agire autonomamente. D’altronde ti insegnano fin dai tempi della scuola a “non pensare”. Vogliono che tu ripeta a pappagallo il commento a quella poesia fatta da un pensatore “altro”. Non ti chiedono mai che cosa ne pensi TU di quella poesia, che sensazioni ti ha dato.
Non voglio soffermarmi sulle dinamiche che hanno sviluppato questa situazione, anche perché è ovviamente palese che si tratta di uno sporco gioco di potere, messo in atto da una minuscola parte dell’umanità per avere maggior controllo sul resto della popolazione: è più facile controllare e schiavizzare esseri “non pensanti” e “deresponsabilizzati”. Non voglio polemizzare perché prendo atto che molti stanno benissimo così, a molti piace vivere senza la “fatica” di dover decidere autonomamente. Chi sono dunque io per cercare di cambiare la società dall’interno? E, se per assurdo ci riuscissi, chi sono io per costringere il 90% della popolazione a rinunciare a tutte quelle rassicuranti e comode regole imposte dall’alto? Potrei o potremmo cambiare Paese, per non sottostare a regole inaccettabili? E poi, cosa cambierebbe in un mondo globalizzato? Mi ritroverei in una situazione analoga di prescrizioni per lo più non ammissibili, di un sistema di scambio ancora monetario con una moneta tenuta scarsa per simulare una carenza di risorse che invece, se fossero distribuite equamente e soprattutto non sprecate, risulterebbero sovrabbondanti grazie alla tecnologia. È sempre il medesimo sporco gioco di potere. Potrei cambiare Pianeta? Non è ancora dato! La situazione Covid ha poi peggiorato la situazione al cubo.
Aldilà del quesito se sia una epidemia “naturale” o “artificiale”, creata cioè in laboratorio dai soliti potenti, le regole che ha comportato sono quanto di più inaccettabile per tutti i “liberi pensanti” come me, o per lo meno come credo di essere. Non so se per incoscienza, ma non importa, io del Covid non ho e non ho mai avuto paura! Nonostante questo, capisco e solidarizzo con chi questa paura ce l’ha e non discuto. Solo che a me non va di andare in giro con la museruola, di respirare la mia CO2 e la puzza del mio alito. Non mi va di non uscire la sera dopo le 22… perché? Non mi va di non poter andare al ristorante, al bar, in palestra, al cinema, ai concerti… perché? Non mi va di non poter andare in giro, fuori comune, fuori regione, all’estero… perché? Non mi va che l’intera economia della mia Italia vada a rotoli e di dover piangere per tutti quegli amici e parenti che non hanno più un reddito. Insomma, io non vorrei mai “smettere di vivere” per… non morire! Non voglio vivere da malato per morire sano! Va a finire che magari seguo tutte le prescrizioni, quelle della museruola eccetera, e poi cado dalle scale, batto la testa e muoio. Invece, almeno e intanto: STO VIVENDO. Io non ho paura di morire… è l’unica certezza che ho! Dunque: adesso che cosa dice Stefano Re? Ripeto, la cosa più semplice del mondo: ci dividiamo! Chi ama questo tipo di società con tutte le sue regole (per me assurde, ma sia ben chiaro, io rispetto le persone che le seguono) continua la sua vita normalmente. Quelli che invece la pensano come lui o come me SE NE VANNO, semplicemente, senza guerre. Ci contiamo, stabiliamo tra noi delle regole condivise, ci dividiamo i compiti in base alle competenze e via. Ammettiamo di essere in Italia qualche milione: siamo in percentuale il 5%? Ci date una regione. Siamo il 10%? Ci date due regioni… ben delimitate, con zone franche a prova di virus. Se avessimo bisogno di commerciare tra noi “strani” e voi “normali” stabiliremo delle zone “covid free” a prova di contagio, magari anche con gli scafandri, e commerceremo in quelle zone. Gli scambi, penso, avverranno per baratto, non credo che accetteremo più la vostra moneta a debito. Lì dentro, però, ognuno fa il cazzo che vuole!… Nel rispetto, ovviamente, delle regole auto imposte e condivise. A scuola si insegnerà anche e soprattutto a pensare, ognuno potrà scegliere le cure che vorrà ed a quale medicina affidarsi, e le risorse verranno distribuite equamente. Se in altri Stati si prenderanno decisioni analoghe, istituiremo dei rapporti stabili con le comunità “strane” e faremo rete. Potremmo così organizzare dei corridoi aerei assolutamente sterili (da noi), e potremmo così fare viaggi per turismo, commercio e scambi culturali, ma solo nelle zone degli “strani”. Ai “padroni del mondo” dico semplicemente: lasciateci andare, vi conviene! Non avrete più queste rotture di coglioni tra i piedi, a voi resterà sicuramente almeno il 90% dell’umanità ed il 99% della ricchezza, non solo, ma potrete spedire tutti i dissidenti da noi, invece di farvi carico di punirli, di metterli in carcere, di suicidarli, di incidentarli… una rottura di scatole in meno. Non dovrete più controllare l’informazione “alternativa” e non dovrete più effettuare operazioni di “debunking”: ci saranno 2 informazioni, ben separate… Per quanto sembri che stia ironizzando, la proposta di Stefano Re è alquanto seria. Solo chi non è sotto il ricatto della paura della morte può vincere. Lo ha dimostrato Gandhi. Ci vorrà molto tempo e molta energia per realizzare “il grande bivio”, ma io l’appoggerò incondizionatamente.
Premessa: chiunque sia esperto di filosofia si astenga dal commentare, compreso l’editore di questo articolo, non ho mai studiato tale materia e sarebbe quindi come sparare sulla Croce Rossa. Grazie. Dunque, su quali certezze posso far conto? Sulla base delle scoperte scientifiche e sulle consapevolezze certe e dimostrabili? Ovviamente quello che elencherò non è farina del mio sacco, ho attinto qua e là, senza peraltro ricordare i nomi di tutti gli autori. -IO ESISTO, penso quindi esisto, e di conseguenza esiste anche tutto il resto. Beninteso, non dico che il tutto esista nella forma e nella sensazione che percepisco, poiché potrebbe essere una sensazione illusoria, dico solo che qualcosa esiste. Che non è nulla, che non è vuoto. Fosse anche solo una apparenza, una mia creazione immaginaria, un ologramma… comunque sia, quella illusione esiste, quell’ologramma esiste, un qualcosa in grado di creare quell’illusione esiste. -IO HO UN CORPO, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa sia la materia. Interagisce con qualsiasi cosa io (che esisto) percepisca come materia. Se tiro un pugno al muro mi faccio male. Lo so che la scienza dice che la materia non è altro che energia condensata e che la materia stessa è composta per la stragrande maggioranza da vuoto, ma la consistenza del mio corpo è paragonabile alla consistenza di qualsiasi altro corpo materiale e questa cosa, qualsiasi cosa sia, è un corpo. -IO SONO VIVO (per ora), mi comporto in maniera diversa da qualsiasi cosa non sia viva, tipo un minerale. Mi comporto, invece, in maniera simile a qualsiasi altro essere percepisco come vivo. Nasco, mi nutro, cresco, mi muovo volontariamente o involontariamente, ma nell’ultimo caso per effetto di processi biologici, posso anche “venir mosso”, ma in tal caso mi comporterei in maniera non difforme da un minerale, ho la possibilità di riprodurmi, nella maggioranza dei casi, ed infine morirò come tutti gli esseri viventi. -IO MORIRÒ, per quanto la scienza non possa asserire con certezza assoluta né il quando, né il come, né, addirittura, il se… visto che è un evento “solo” altamente probabile, ma non certo (sempre per la scienza). Però, visto che l’esperienza, nella vita dei miei predecessori, almeno negli ultimi 3000 anni (da quando esiste la storia documentale), per TUTTI gli esseri considerati “viventi”, non è mai successo che qualcuno sopravviva in eterno, io credo sia ragionevole e certo asserire che tutti gli esseri viventi prima o poi muoiano. -IO SONO QUALCHE COSA IN PIÙ DI SOLAMENTE UN CORPO, il mio corpo, ripeto, qualunque cosa sia, è costituito da un insieme di parti più piccole suddivisibili fino all’infinitesimo. Queste parti, che per convenzione chiamiamo molecole ed atomi, subiscono una sostituzione continua. È stato calcolato che mediamente tutti (TUTTI!) i singoli atomi del corpo vengono sostituiti nel giro di 4 anni, tranne i neuroni che ci mettono un po’ di più, ma al massimo 10 anni. Io ho più di 60 anni, quindi come minimo mi sono “cambiato” almeno 6 volte! Quel bambino, che giocava con gli amici e che saliva in braccio a mamma, non sono più io. Quel ragazzo che si innamorava delle prime ragazze, quell’uomo che dopo tanti ripensamenti decideva di avere un figlio, eccetera, non sono più io. Quegli atomi ora appartengono a qualche altra pianta, a qualche altro animale o a qualche altro essere umano, oppure sono a zonzo nell’atmosfera, nell’oceano o nel terreno. Però io sono sempre io, ho tutti i miei ricordi, le mie esperienze e le mie maturazioni, il mio carattere e le mie manie… Dunque, se il mio corpo non c’è più, che cosa è rimasto di me? Non so cosa sia, ma è qualcosa che va oltre il mio corpo.
Altre certezze non sento di averne, anzi, un’ultima certezza ce l’ho ed è quella di “non sapere”, ma chi pensa di annoverarne altre, di certezze… certe! Prego, si faccia avanti (filosofi esclusi!), sarebbe interessante interloquire.
Quando ci vuole ci vuole! Ben inteso resto dell’idea che meno televisione si guarda meglio è, ma stavolta farò un’eccezione, così non mi si dica che non sono obbiettivo.
Sto parlando del programma “ Via dei matti numero 0” di Valentina Cenni e Stefano Bollani, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.15 su Rai 3.
È un programma BELLO (almeno per me)!
Mi sono lamentato spesso della pochezza che caratterizza i programmi dei palinsesti televisivi offerti dai canali massimalisti: informazione a senso unico (quello sbagliato), intrattenimento senza contenuti, pseudo artisti improvvisati e pompati dalla pubblicità più per l’immagine che per la bravura, musica con la scadenza (a breve termine)… eccetera.
Mi sono spesso lamentato che solo fino agli anni ‘80 gli artisti sapevano “fare gli artisti” perché erano selezionati, aspetto che adesso non c’è. Ovvero la selezione c’è, ma è basata su altri criteri, dove l’arte c’entra poco o niente.
Questo programma fa eccezione… finalmente! È intelligente, spassoso, coinvolgente, istruttivo e godibile. Conoscevo già Stefano Bollani, è uno dei musicisti che preferisco in Italia, ho molti suoi dischi ed ho assistito ad alcuni suoi concerti. Ma è stata una graditissima sorpresa conoscere Valentina Cenni, credo sia la moglie o la compagna di Bollani poiché entrambi senza museruola come permesso tra conviventi: bravissima attrice, perfetta presentatrice ed ottima cantante. Coppia simpatica e coinvolgente che, focalizzata soprattutto sulla musica, tutta la musica conosciuta e sconosciuta, sa intrattenere conversazioni stimolanti ed esilaranti con gli ospiti, tutti personaggi di spessore.
I due parlano sempre di musica ed insegnano un sacco di cose, persino ad uno come me che di musica qualcosa capisce, solo qualcosa, modestamente. Lui, tra un assolo al pianoforte ed un esempio su qualche genere musicale, narra aneddoti e curiosità; lei, con ammirazione mal celata (o forse intenzionale) verso il compagno, riporta in carreggiata l’argomento della serata, con entusiasmo e savoir faire.
Bollani spesso non nasconde il suo interesse verso argomenti non propriamente convenzionali e ciò, ovviamente, non può sfuggire ad un curioso di tali argomenti come me.
Stasera ha affrontato la questione dell’accordatura a 432 Hz, argomento che ho studiato e al quale ho dedicato un paio di conferenze, e ha anche fatto un accenno a Corrado Malanga, studioso e ricercatore decisamente fuori dagli schemi, al quale ho dedicato un mio romanzo di fantascienza.
Insomma che dire? Questo programma mi piace, mi riporta ad una epoca in cui le trasmissioni TV erano di qualità, vi consiglio di guardarlo e… spero che duri.