Propoli

Pro polis, che in greco significa davanti alla città o meglio a difesa della città! La propoli è una sostanza prodotta dalle api a difesa dell’alveare, proprio perché essa ha un’azione disinfettante e serve fra le altre cose a rivestire l’interno dell’arnia cementandola. Ma le api la utilizzano in vari modi, mescolandola al nettare e al polline o addirittura mummificando eventuali predatori entrati nell’arnia, magari uccisi dalle api ma troppo grossi per essere trasportati fuori: rivestiti di propoli essi si conserveranno senza esporre l’alveare a pericoli dovuti alla decomposizione. Quindi la propoli è certamente un potente battericida! Non è ancora chiaro come le api la estraggono, si pensa derivi dalle gemme delle piante, esistono oggi industrie che provano ad imitarne la produzione estraendo dei preparati simili al propoli dai pioppi, ma questi non saranno mai uguali all’originale. Soprattutto perché essa dipende da vari fattori, il periodo di estrazione che è prevalentemente la primavera e l’autunno e le piante presenti sul territorio. La propoli primaverile è di solito più chiara e viene mischiata con della cera, prodotta in gran quantità dalle api proprio in primavera; la propoli autunnale è più scura e forse più pura, esente da residui cerosi. Insomma La propoli è un prodotto sempre unico e inimitabile!!

La soluzione idroalcolica che ho preparato è composta per il 30% da propoli primaverile, poi c’è un 20% d’acqua e il 50% di alcool a 90 gradi. La raccolta è avvenuta per mezzo di reti plastiche poste fra il tetto di legno e l’arnia, esse hanno tanti buchini che le api tendono a propolizzare proprio perché vogliono che nulla entri nella loro casetta, né luce, né correnti d’aria, né insetti indesiderati. Quando la rete è stata completamente chiusa con la propoli l’apicoltore la toglie mettendola in surgelatore per un paio d’ore. La propoli con il caldo è appiccicosa e difficile da trattare, quindi appena tolta dal frigo quando ancora è dura va scrollata su un foglio di carta da forno e frantumata velocemente con un batticarne per poi essere messa in un recipiente di vetro con la soluzione sopra esposta fatta di acqua e alcool. Lasciata macerare per tre settimane oggi l’ho filtrata ed estratta con una siringa da 10 ml travasandola in una boccetta oscurata dotata di contagocce. Adesso è pronta per essere usata come integratore e per combattere raffreddori o mal di gola. Personalmente ne prendo 20 gocce al giorno diluite in un po’ d’acqua, ma una potente e gradita ricetta per il mal di gola può farsi sciogliendo le gocce insieme ad un cucchiaino di miele e al succo di uno spicchio di limone. Provare per credere!

Dalla distopia alla realtà in un racconto di Primo Levi

Il breve racconto che potete leggere qui sotto è stato scritto da Primo Levi nel 1987 all’interno di una raccolta di racconti di fantascienza! Potete leggere un’introduzione e attualizzazione sul blog Gli imperdonabili, grazie al quale sono venuto a conoscenza di questo interessante racconto. Il commento al testo che troverete nel blog lo condivido al 100% e vi consiglio di leggerlo attentamente anche a voi dopo aver letto “Protezione”. In sintesi potremmo affermare che il testo ci porta effettivamente dalla distopia alla realtà, quella attuale della neo- società del virus che stiamo tutti vivendo (sperimentando) sulla nostra pelle. Buona lettura

Protezione

di Primo Levi

Marta finì di rassettare la cucina, mise in funzione la lavatrice, poi accese una sigaretta e si stese sulla poltrona, seguendo distrattamente la televisione attraverso la fenditura della visiera. Nella camera accanto Giulio era silenzioso: stava probabilmente studiando, o scrivendo il compito di scuola. Da oltre il corridoio giungevano a intervalli i fragori rassicuranti di Luciano, che giocava con un amico.

Era l’ora della pubblicità: sullo schermo, straccamente, si susseguivano incitamenti, consigli, lusinghe: comprate solo aperitivo Alfa, solo gelati Beta; comprate solo lucido Gamma per tutti i metalli; solo elmi Delta, dentifricio Epsilon, abiti fatti Zeta, olio Eta inodoro per le vostre giunture, vino Teta… Nonostante la posizione disagiata e la corazza che le dava noia alle anche, Marta finì coll’addormentarsi, ma sognò di dormire coricata sulle scale di casa, per traverso, mentre accanto la gente saliva e scendeva senza curarsi di lei. Si svegliò allo sferragliare di Enrico sul pianerottolo: non si sbagliava mai, era fiera di riconoscere il suo passo da quello di tutti gli altri inquilini. Quando fu entrato, Marta si affrettò a rimandare a casa l’amico di Luciano, e apparecchiò la tavola per la cena. Faceva caldo, e del resto il telegiornale aveva annunciato che la pioggia di micrometeoriti attraversava un periodo di scarsa attività: perciò Enrico sollevò la visiera, e gli altri lo imitarono. Così era anche più agevole portare il cibo alla bocca, invece che attraverso la piccola valvola stellare che si sporcava sempre e poi puzzava. Enrico interruppe la lettura del giornale per annunciare: – Ho incontrato Roberto sulla metropolitana: era un pezzo che non ci vedevamo. Verrà stasera con Elena a trovarci.

Arrivarono verso le dieci, quando già i ragazzi erano a letto. Elena portava uno splendido completo in acciaio AISI 304, con saldature ad argon quasi invisibili e graziosi bulloncini a testa fresata; Roberto, invece, indossava una corazza leggera, di modello inusitato, flangiata lungo i fianchi e singolarmente poco rumorosa:

– Me la sono comperata a marzo, in Inghilterra: sì, sì, è inossidabile, tiene benissimo la pioggia, ha tutte le guarnizioni in neoprene, e si mette e si toglie in non più di un quarto d’ora. – Quanto pesa? – chiese Enrico, senza molto interesse. Roberto rise, senza imbarazzo. – Già, è qui il punto debole. Sapete bene, si tende all’unificazione, qui nel Mercato Comune ci siamo già arrivati, ma laggiù, per quanto riguarda i pesi e le misure, sono sempre indietro di qualche passo. Pesa sei chili e ottocento: le mancano solo duecento grammi per essere in regola, ma vedrete che nessuno se ne accorgerà; o magari, tanto per la legalità, mi farò riportare un pochino di piombo qui dietro il collo, dove non si vede. A parte questo, tutti gli spessori sono in ordine, e ad ogni buon conto mi porto sempre dietro il certificato d’origine e il disegno quotato, in questa fenditura accanto alla targa. Vedete? È fatta apposta: è una di quelle piccole idee che rendono facile la vita. Gli inglesi sono gente pratica.

Marta non poté fare a meno di lanciare un’occhiata di sfuggita alla corazza di Enrico: lui no, poveretto, non sarebbe mai andato a fare acquisti a Londra. Portava ancora la vecchia armatura in lamiera zincata dentro la quale, tanti anni prima, lei lo aveva conosciuto: decorosa, certo, senza un briciolo di ruggine, ma che fatica per la manutenzione! E poi, la lubrificazione: non meno di sedici ingrassatori Stauffer, di cui quattro ben fuori mano, e guai a saltarne uno o a saltare una domenica, se no strideva come un fantasma di Scozia; c anche, guai a esagerare, o altrimenti lasciava il segno su tutte le sedie e le poltrone come una lumaca. Ma Enrico sembrava che non se ne accorgesse: diceva di sentircisi affezionato, e parlargli di cambiare era un’impresa disperata, anche se, pensava Marta, si trovano adesso degli equipaggiamenti in regola con la legge, pratici, quasi eleganti, e che se li paghi a rate non te ne accorgi neanche.

Sbirciò la propria immagine, riflessa nella specchiera. Anche lei non era il tipo di donna che passa la giornata dall’estetista e dal parrucchiere, eppure rinnovare un poco il suo guardaroba le avrebbe fatto piacere, non c’era dubbio: in fondo si sentiva ancora giovane, anche se Giulio aveva ormai sedici anni. Marta seguiva distrattamente la conversazione. Roberto era di gran lunga il più brillante dei quattro: viaggiava molto e aveva sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Marta notò con piacere che cercava di incontrare il suo sguardo: un piacere puramente retrospettivo, perché quella loro faccenda era ormai vecchia di dieci anni, e a lei non sarebbe più successo niente, lo sapeva, né con lui né con altri. Un capitolo chiuso: se non per altre ragioni, almeno per via di quella fastidiosa faccenda della protezione obbligatoria, per cui uno non sapeva mai se aveva a che fare con un vecchio o con un giovane, con un bello o con un brutto, e tutti gli incontri si limitavano ad una voce e al balenare di uno sguardo, cose già note, si va sul sicuro e si evitano quei buchi di silenzio che dànno tanto disagio.

– Io però – disse Elena, – devo dire che nella corazza ci sto bene. Non è che io lo abbia letto sui giornali femminili: ci sto bene proprio, come si sta bene a casa.

– Ci stai bene perché la tua corazza è bella: anzi, scusa se non te l’ho detto ancora, ma è una meraviglia, – disse Marta con sincerità. – Non ne ho mai vista una così ben disegnata: sembra proprio fatta su misura.

Roberto si schiarì la voce, e Marta comprese di avere commesso una gaffe, anche se non tanto grave. Elena rise, con indulgente sicurezza: – Lo è, fatta su misura! – Volse uno sguardo riconoscente a Roberto, e aggiunse: – Lui, sai, ha certe conoscenze nell’ambiente dei carrozzieri di Torino… Ma non è per questo che dicevo di starci bene dentro: starei bene in qualunque corazza. Alla storia degli MM ci credo poco, anzi niente, e sentire che è tutta una montatura per fare guadagnare soldi alla General Motors mi fa venire una gran rabbia, eppure… eppure sto bene con e male senza, e come me ce ne sono tanti, ve lo posso assicurare.

– Non prova nulla, – disse Marta. – Hanno creato un bisogno. Non è il primo caso: sono molto bravi a creare bisogni.

– Non credo che il mio sia un bisogno artificiale: se fosse così, chissà quanta gente ci sarebbe che si fa sorprendere senza corazza, o con una corazza non regolamentare; anzi, non avrebbero neppure votato la legge, o la gente avrebbe fatto una rivoluzione. Invece io… è un fatto: io mi ci sento… come dire?

– Snug, – intervenne Roberto, ironico: per lui non doveva essere un discorso nuovo.

– Come? – fece Enrico.

– As snug as a bug in a rug. È difficile da tradurre, e in fondo a una visiera. Lei non aveva mai capito come una legge così assurda avesse potuto essere votata: eppure Enrico le aveva spiegato più volte che i micrometeoriti erano un pericolo vero, tangibile, che da vent’anni la Terra ne stava attraversando uno sciame, e che bastava uno solo ad uccidere una persona, penetrandola in un istante da parte a parte. Si riscosse accorgendosi che Roberto stava proprio parlando di quell’argomento:

– Anche voi ci credete? Beh, se leggete sempre e soltanto “L’Araldo” non c’è da stupirsi, ma ragionateci sopra, e vi accorgerete che è tutta una montatura. I casi di “morte dal cielo”, come si dice adesso, sono pochi in misura ridicola, non più di venti veramente accertati. Gli altri sono emboli o infarti o altri accidenti.

– Ma come! – disse Enrico: – Solo la settimana scorsa si è letto di quel ministro francese che era uscito per un attimo sul balcone senza armatura…

– È tutta una montatura, vi dico. L’infarto è sempre piú frequente, ed è un’istituzione che non serve a nessuno: in regime di pieno impiego, hanno semplicemente cercato di utilizzarlo, è tutto qui. Se chi gli tocca non ha corazza, è stato un MM, un micrometeorite, e si trova sempre il perito settore compiacente; se la corazza c’è, allora resta un infarto, e nessuno ci fa caso.

– E tutti i giornali si prestano?

– Tutti no: ma sapete bene com’è, il mercato dell’auto è saturo, e le linee di montaggio sono sacre: non si possono fermare. Allora si convince la gente a portare corazze, e si mette in prigione chi non obbedisce.

Non erano novità: erano considerazioni che Marta aveva già sentite, e anche più di una volta, ma si sa bene che spesso anche tipi brillanti come Roberto si trovano a corto di argomenti, e del resto, a ripetere anche un po’ offensivo: ma non tutti i bugs sono scarafaggi.

– Ad ogni modo, – riprese Elena, – per me è così: mi ci trovo snug come uno scarafaggio in un tappeto. Mi sento protetta come in una fortezza, e alla sera quando vado a letto me la tolgo malvolentieri.

– Protetta contro che cosa?

– Non so: contro tutto. Contro gli uomini, il vento, il sole e la pioggia. Contro lo smog e l’aria contaminata e le scorie radioattive. Contro il destino e contro tutte le cose che non si vedono e non si prevedono. Contro i cattivi pensieri e contro le malattie e contro l’avvenire e contro me stessa. Se non avessero fatto quella legge, credo che mi sarei comperata una corazza lo stesso.

Il discorso stava prendendo una piega pericolosa: Marta se ne accorse, e lo ricondusse in acque piú tranquille narrando la storia del professore di Giulio, il quale era così avaro che, piuttosto di gettare via la sua armatura tutta arrugginita, l’aveva verniciata col minio di dentro e di fuori e si era presa una intossicazione da piombo. Poi Enrico raccontò il caso di quel carpentiere di Lodi che aveva preso molta pioggia, i bulloni gli si erano bloccati, e lui aveva un appuntamento, e la ragazza gli aveva tagliato addosso la corazza col cannello ossidrico e l’aveva mandato all’ospedale.

Infine si salutarono: Roberto si sfilò il guanto ferrato per stringere la mano nuda di Marta, e Marta provò un piacere intenso e breve che la riempì di una tristezza grigia, luminosa, non dolorosa: questa tristezza le rimase addosso a lungo, le tenne compagnia dentro la sua corazza, e l’aiutò a vivere per parecchi giorni.

Lascienza!!!

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.

Ti libero dalla testa al piede. Chi ti ha fatto del male deve farti del bene. Occhio, contr’occhio, schiatta malocchio; Occhio, contr’occhio, crepa malocchio.”

E si, in questi giorni stiamo assistendo agli studi di grandi scienziati che propagandano la necessità di una terza dose come afferma Ricciardi: “: “Bisogna aumentare per tutti la quantità di vaccini perché un richiamo alla fine sarà necessario, visto che abbiamo evidenza che l’immunità scema con il tempo” (Leggi qui) o addirittura di una quarta e così via andare come dice Silvestri : “La terza e la quarta dose di vaccino anti Covid serviranno “e non credo sarà la fine del mondo, specie se questo riuscirà a ridurre i morti e a far circolare di meno il virus” (Leggi qui)! E niente, diventerà un elisir di lunga vita, in grado di scacciare il male e ogni male a venire (altrimenti chiamate varianti). Non ci devono essere dubbi sul potere preventivo e curativo dei vaccini, ormai essi sconfinano nella taumaturgia, è una questione di fede, fede ne Lascienza appunto! Ed è proprio in nome di questa fede che attraverso il greenpass stanno spingendo gli scettici verso la giusta via. La fede è dono, c’è chi c’è l’ha e chi invece è roso dal dubbio. Ma anche per quest’ultimi c’è rimedio e verranno toccati dalla salvezza. Ormai non è un problema di covid, siamo oltre, in un mondo migliore.

Ferite

Campo Imperatore

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campo_imperatore Poesie di Lorenzo

Un fiore

uno stelo d’erba

accarezzato dal vento

appoggiato

e confuso in quest’immenso.

Vorrei essere così

un granello

di questo silenzio infinito,

dove il sibilo del vento,

il tepore del sole,

le sconfinate distese verdi

e le lontane cime maestose

si incontrano

in un canto soave.

Qui il post originale

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Le rime della Storia

La malattia dell’anima
è tornata
pervade, distrugge, amplifica
il dolore dell’intera umanità!

Si nutre d’odio e divisioni
mistifica i fatti
altera le percezioni
il suo è un marchio di sangue
dall’origine dei tempi.

Vedete il vento, la furia, l’ondata
che avanza schiacciando ogni cosa?

Vedete il male, il vero male
mostrarsi gagliardo
fra gli uomini?

Ride in faccia agli allibiti
si rivolta violento tra i fratelli
serpe velenosa pronta a mordere.

Non lo facciamo ancora, vi prego…
Non lo facciamo!
Il suo fascino
è un vestito di cartapesta
a coprire marciume ripugnante
privo di ogni pietà.

I buoni che coltivano odio
sono il frutto della paura,
le miriadi di cose inutili
che riempiono la vita
di un vuoto assordante
verranno spazzate via
da un vento implacabile,
lindo il cielo
forse
le rime della storia
possono ancora cambiare.

Caccia alle streghe

Strega green in azione!!!

Oggi le opinioni sono accettabili solo se sono “green”, anzi suona meglio scritto “griiinnne” che quando lo pronunci pare proprio di sentirle le unghie rigare lo specchio o i denti digrignare furenti! Questo è purtroppo l’atteggiamento dei grinnettari convinti e i poveri governi non ne hanno colpa più di tanto: se non ci fosse il griinne, ormai è tale e tanta la rabbia e il disgusto instillato negli animi che il “popolo” lo chiederebbe a gran voce! <<Iomisonosacrificatoimmolatoperpatriafamigliaziicuginivicinisensocivicomaipiulockdown> e chi più ne ha più ne metta! Giusto, ci si sacrifica sempre per gli altri e mai per sé stessi, non avete forse capito che siamo circondati da tanta brava ggente, altruista e sempre disponibile al bene comune per la casa comune? Bene è così, è green (griiinne scusate), finalmente abbiamo trovato un modo per distinguere il bene dal male, il giusto dal malvagio, la verità dalle false opinioni. E con queste considerazioni vi lascio al post di Stefano , ma vi avverto non è green e nemmeno griiinnne, quindi se volete leggerlo fate un po’ voi.

Post di Stefano

Mi sento un po’ circondato, ho già cancellato due “amici” di Facebook. Va bene, anzi, mi piace discutere con persone che hanno opinioni diverse dalle mie: in ogni caso mi arricchisco.
Ma subire gli insulti no. È il mio stile e non mi sognerei mai di offendere chi non la pensa come me.
Non credo di avere la verità in tasca ma, prima di elaborare una mia opinione su un qualsiasi argomento, ricerco e confronto tra loro tutte le informazioni che riesco ad acquisire, verificandone anche le fonti.
Però stavolta il condizionamento è veramente pesante.
Molti credono ciecamente che il Covid sia peggiore della peste nera e che sia incurabile tranne che col vaccino, per cui dichiararsi contrari alle misure adottate e propagandate a reti unificate equivale a diventare un vile untore irresponsabile ed immorale, un egoista incurante dell’infinito dolore finora patito dalla collettività e addirittura la potenziale causa della morte di amici, ognuno ne ha perso almeno uno. Per cui è lecito offendere e il malcapitato di turno merita di subire tutte le offese e gli improperi dei “benpensanti” di FB.
Mi sento circondato, dicevo, un po’ come un ebreo al tempo del nazismo, un nero americano tra i poliziotti affiliati al KKK, od un tifoso dell’Inter nella curva della Juve. E quel che è peggio è che i miei aguzzini sono convinti della loro superiorità morale, al pari degli esempi che ho riportato. Ora, ribadito che le opinioni di chiunque sono sacre ed ognuno DEVE essere libero di esprimerle, non è giustificabile, invece, offendere, etichettare e negare il dialogo.
A tal proposito voglio inoltre ricordare che in ogni (OGNI!) dittatura di cui possiamo avere memoria, gli oppositori sono stati trattati sempre con lo stesso identico stile: denigrare, offendere, etichettare… all’inizio, per poi passare al peggio.
Voglio infine ricordare che ogni dittatura è sempre iniziata con un forte appoggio popolare e che le persone non politicizzate ritenevano inizialmente il regime, pur con tutti i soliti difetti, un buon governo. Se ne sono accorti solo dopo.

Il mondo va al contrario

Post di Stefano

1°  Come al solito, tutte le estati andiamo per locali a proporre serate musicali: la mia compagna ed io facciamo musica per intrattenimento e ballo. Già dal primo locale, capiamo la situazione: <Alla sera ancora non apriamo poiché non abbiamo personale sufficiente … non si trovano lavoratori stagionali!>

Nell’albergo dove tutti gli anni cantiamo a ferragosto, la proprietaria mi risponde : <Sì d’accordo, per il 15 agosto è confermato; però ora scusate, dobbiamo andare in sala a servire… A proposito, voi che avete figli giovani, conoscete qualcuno che possa venire a lavorare qui?>

Chiedo a mio figlio che mi fa notare: <I ragazzi, dopo tutto questo lock down e dopo tutta questa DAD, questa estate vogliono divertirsi!>

Guardo su Google: mancano 150.000 lavoratori stagionali del settore turistico in Italia, colpa del reddito di cittadinanza; i professionisti sono andati all’estero pur di lavorare; i ristoratori pagano troppo poco e trattano gli stagionali da schiavi… e così via, con altri motivi poco convincenti. Per me ha ragione mio figlio, però su Facebook trovo i soliti post di gente di destra che attribuisce agli immigrati la causa di tutti i problemi di disoccupazione in Italia.

2°  Vicino al campeggio, dove risiedo d’estate, c’è un balneare che, tra alterne vicissitudini, finalmente quest’anno è stato preso in gestione da alcuni romagnoli, con l’intenzione di farne una piadineria. Commentiamo che ci sembra un’ottima idea: tra costosi ristoranti di pesce, puzzolenti bracerie (scusate, ma sono vegetariano) e le solite pizzerie, una ristorazione alternativa ed economica ci voleva proprio. Il locale però, a giugno avanzato, non è ancora aperto.  Una sera passeggiando veniamo attratti da un enorme cartello affisso: i gestori ringraziano tutti coloro che hanno aiutato e  collaborato all’allestimento del locale, ringraziano tutti tranne lo Stato che, dicono loro, per un cavillo burocratico non ha permesso l’apertura. Ora, dico io, è giusto che se ci sono delle regole queste vadano rispettate: ma in una situazione ormai “disperata” come è quella attuale, in cui c’è bisogno di far ripartire l’economia, di lavorare, di offrire svago, divertimento e leggerezza… lo “Stato”non si potrebbe adoperare per spianare i “cavilli burocratici”? Abbiamo bisogno di tutta questa burocrazia? Non è il primo locale, anzi, praticamente tutti lamentano di essere sottoposti ad una eccessiva mole di adempimenti.   

3°  Di solito non amo parlare della mia vita privata, ma quello che mi sta succedendo è emblematico. Dopo tanti anni di convivenza, la mia compagna ed io abbiamo deciso di sposarci. Ci accordiamo con il Comune di Osimo: tutto ok ma, per garantire il “distanziamento sociale”, nella Sala Grande (è veramente enorme!) sono ammesse solo 20 persone. Chiediamo se nell’atrio, all’aperto, sia possibile condividere l’emozionante cerimonia oltre che con i parenti stretti anche con gli amici: niente da fare, anche lì solo 20 persone perché, ci spiegano, ci potrebbe essere l’interferenza con eventuali turisti.

Ragioniamo tra noi e decidiamo di svolgere la cerimonia istituzionale in forma intima e privata, riservandoci poi di coinvolgere tutti gli invitati in una celebrazione simbolica, da effettuare nel ristorante: all’aperto ed in piena sicurezza! Con il ristoratore nessun problema, neanche per la presenza di un DJ poiché lo spazio all’aperto sarà dedicato esclusivamente agli ospiti e così sarà anche assicurato il rispetto del distanziamento.

Pochi giorni dopo, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa che prevede dal 1 luglio il “Green Pass”, mi chiama il titolare del balneare prescelto: <Mi sono informato persino con il sindaco ed è stato categorico: se c’è della musica verranno i vigili ad effettuare un controllo a tappeto su tutti gli invitati alla “criminale” festa!>

Ora: sinceramente non mi piacerebbe che nel bel mezzo della festa i miei ospiti vengano importunati, non mi va neanche che il ristorante venga messo sotto torchio ed additato alla stregua di un bordello. Conosco il ristoratore e so che è una bravissima persona, non lo voglio vedere terminare prematuramente la stagione dopo tutto quello che ha dovuto subire per il covid. È un cuoco molto bravo e di solito ha il pieno, specie di sabato: nell’area esterna può servire fino a 90 coperti. Dunque: il nostro banchetto sarebbe stato di 70 ospiti circa, accomunati dal criminale intento di festeggiare … no, questo non si può fare; invece, 90 commensali distribuiti in tavolate da 4 o 6 o 8 posti si può fare!

La medaglia di San Benedetto

San Benedetto morì in piedi sorretto dai suoi discepoli, in preghiera con le mani levate verso il cielo, dopo aver ricevuto la Santa Eucaristia unendosi così al Signore.

Il Santo apparve un giorno a Santa Gertrude, promettendole: «Chiunque ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io l’assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quest’ora decisiva. L’anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla, malgrado tutte le insidie del nemico, e, felice, si slancerà verso le gioie eterne».

La Medaglia o Croce di San Benedetto Abbate

Qualche anno fa ho visitato il monastero del Sacro Speco e di Santa Scolastica a Subiaco e lì ho acquistato il portachiavi con la medaglia di San Benedetto delle foto qui sotto.

Nel XVII secolo questa devozione alla Croce o Medaglia di S. Benedetto si diffuse largamente prima in Germania poi in tutt’Europa, specialmente per la sua potenza contro gli spiriti maligni. Benedetto XIV con un Breve l’approvò solennemente e l’arricchì di molte indulgenze.

Spiegazione della Medaglia

La Medaglia di S. Benedetto porta da un lato l’effigie del Santo, dall’altro l’immagine della Croce con alcune lettere che si spiegano nel modo seguente.

Le quattro lettere dei lati C.S.P.B. significano: «Crux Sancti Patris Benedicti», La Croce del Santo Padre Benedetto.

Le cinque del tronco: C.S.S.M.L. : «Crux Sacra Sit Mihi Lux», La Croce santa mi sia luce.

Le cinque nelle braccia N.D.S.M.D. : «Non Draco Sit Mihi Dux», Non il demonio (il Dragone) sia il mio capo.

Le quattordici nel giro cioè V.R.S.N.S.M.V.S.M.Q.L.I.V.B.; : «Vade Retro Satana; Nunquam Suade Mihi Vana; Sunt Mala Quae Libas; Ipse Venena Bibas». Allontanati Satana! non mi persuaderai mai delle vanità. Sono malvagie le tue offerte. Bevi tu, il tuo veleno.

https://bonaemortis.wixsite.com/compagniabuonamorte/san-benedetto

Morte e vita sono appunto due facce della stessa medaglia e “gli attacchi del nemico”, come dice San Benedetto, sono le seduzioni che a fronte di piaceri effimeri o false forme di amore deviato, in realtà ci imprigionano in un limbo senza speranza. Tutto si riduce nella paura della morte, tutto altro non è che un eterno morire in sé stessi senza avere mai vissuto davvero. Ecco perché la Croce Santa, da apparente simbolo di morte, è davvero strada verso la luce: l’amore assoluto si dona totalmente alle sue creature senza ombre o dubbio alcuno. Non ci resta che farci guidare dal cuore facendoci accompagnare nel cammino dalla fede pura di San Benedetto.

 

Tu sei la notte!

Tu sei il giorno e la notte. Noi siamo crepuscolo. Tutto ciò che Tu crei è solamente sera e mattino, serrato fra il giorno e la notte, lama sottile, angusta fessura. I più alti fra i tuoi spiriti li hai chiamati stelle del mattino, ma noi, uomini, siamo davvero i figli della sera. Davanti a noi fugge eternamente il giorno e dietro noi avanza la notte e incessantemente ci partorisce dal tuo seno. Dietro a noi e davanti a noi, principio e fine, in una lontananza irraggiungibile, perché noi non possiamo evadere dall’angusto sentiero del mattino e della sera. Nella pallida luce crepuscolare del mattino e del vespero le tue creature si aggirano come uno spettrale corteo. Esse non possono penetrare nel tuo mezzogiorno avvampante, nella mezzanotte vellutata senza confine. O imperscrutabile! Che vivi in una luce inaccessibile che è anche inaccessibile tenebra! Tratto da “Giobbe parla con Dio”, Peter Lippert, editrice Studium, Roma.

Siamo fragili creature eppure c’è chi si crede Dio, impera e dall’alto della sua saccenza manipola la vita e schiavizza altri uomini. Il godere di quell’amore che crea e ci sostiene dovrebbe essere il faro che ci guida nella notte, eppure non è così. Una realtà di mezzo, per quanto il male ci renda ciechi il suo dominio è limitato ed evanescente. Scacciamo quindi la paura e affidiamoci alla Perfezione luminosa che precede e genera l’esistenza toccando ognuno di noi con il suo infinito Bene!

Siogiovanni

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