Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
È attraversata da un fiume di acqua limpida e cristallina, che dà bellezza e vita. La Città della Bibbia ha le sue strade che sono i libri in cui è suddivisa. Le sue case, ossia i capitoli. Le stanze che costituiscono ogni casa sono i versetti. Se ci concentriamo sullo stile architettonico delle strade e degli edifici, possiamo intravedere due zone: una più antica e una più recente. Nella parte antica ci sono 46 strade e in quella nuova 27. Non tutte le strade sono uguali. Ce ne sono di più lunghe e di più corte. Anche le case sono tante e diverse tra loro. Nella parte più antica per esempio c’è il quartiere degli Storici, dei Profeti, dei Saggi. Nella parte più recente c’è il quartiere dei Vangeli, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere e dell’Apocalisse.
Vi invito a passeggiare in questa città. Fate attenzione a non perdere mai di vista il fiume. Scoprirete che questo fiume è Gesù Cristo. Sono certo che l’Architetto che l’ha progettata ha saputo pensare alle persone in carne ed ossa, ai bambini. E i muratori che l’hanno costruita hanno pensato anche a noi.
Marx affermava a grandi linee che l’ideologia era il modo di vedere la realtà delle classi sociali dominanti! Quindi, se fosse vero ciò che dice Stefano nel suo post, le attuali classi dominanti hanno una visione da film apocalittico e dell’orrore! E non metto certo in dubbio il fatto che “c’è da aver paura” di questa neo-società che viene delineata inequivocabilmente a livello globale dal solco lasciato dal coronavirus. In questi giorni come genitore e come insegnante sto vedendo con i miei occhi come saranno combinati i nostri ragazzi nelle scuole, in molti casi il distanziamento sarà del tutto inesistente dato che la distanza di 1 metro testa a testa in classi da 24-25 bambini è a tutti gli effetti un assembramento, idem la questione pulmini o mezzi di trasporto pubblico che potranno viaggiare “a pieno carico” per tutti i percorsi inferiori ai 15 minuti; e su tutto si erge a strumento di protezione universale la mascherina, che nella narrazione mediatica sarebbe in grado di sopperire a queste mancanze, quasi avesse ormai una funzione magica e di espiazione universale (rinunciare, anche se momentaneamente, al proprio volto per proteggersi dal virus)! Tutti volenti o nolenti, cadiamo in questo baratro e siamo costretti a comportarci di conseguenza, perché tornare alla normalità è attualmente possibile solo nella ristretta cerchia privata della propria famiglia o degli amici più intimi. Anche se concordo con molte affermazioni di Stefano, penso però che non ci sia alcuna ideologia o visione organica che guidi l’azione degli attuali padroni del mondo: per me ESSI potranno accordarsi sulla direzione da seguire nel breve o al massimo medio periodo, poi gli interessi divergenti che sempre hanno caratterizzato popoli e nazioni a livello globale, ripristineranno gli equilibri precedenti. Il problema è COME si ritornerà alla normalità, per rispondere a questa domanda bisognerebbe sapere quanto sono disposti a tirare la corda, già fin troppo sfilacciata, prima che si rompa.
Post di Stefano
I fatti: l’epidemia c’è stata, probabilmente, anzi ormai è certo, di origine artificiale e diffusa intenzionalmente, il virus è stato classificato come “chimera” in quanto il genoma riporta pezzi di altri patogeni e le relative molecole di incollaggio. L’occasione di diffusione è stata quella dei giochi militari disputati a Wuhan ad ottobre 2019. L’epidemia non è stata gestita in modo da causare meno danni possibili, sono state scoraggiate pratiche finalizzate a trovarne una cura (autopsie, cremazioni frettolose). Nonostante questo non è stata particolarmente grave in rapporto alla media delle influenze stagionali ed i decessi, per la stragrande maggioranza, si sono avuti tra persone ultra ottantenni e gravati da altre patologie, come è normale nelle epidemie influenzali. L’unica differenza è che nei primi periodi i reparti di terapia intensiva si sono intasati, colpa ovviamente dei tagli alla sanità degli ultimi 15 anni e dalla non tempestività nel trovare una cura adatta, indotta artificialmente dalle direttive del governo pilotato dal CTS, dal’ISS e dall’OMS, organi, oltretutto, in palese conflitto di interesse. La chiusura non è servita a nulla se non a distruggere l’economia (i paesi che non l’hanno adottata hanno avuto la stessa percentuale di contagi). Le mascherine ed il distanziamento sociale non servono a nulla per lo stesso motivo. Attualmente non c’è alcun motivo di allarme, visto che i ricoverati per Covid hanno una percentuale pari ad una “malattia rara”. I cosiddetti asintomatici sono persone SANE e sono dei veri e propri “vaccini della società” in quanto, avendo sviluppato gli anticorpi, uccidono tutti i virus Covid con cui entrano in contatto. Il problema sembrerebbe risolto, ma…
I principali media continuano a ripetere il mantra dell’allarme infinito: in prima pagina evidenziano i nuovi ricoveri ed i nuovi decessi, spesso falsamente, come testimoniato da giornalisti indipendenti che si sono presi la cura di verificare, mentre le necessarie smentite per le evidenti falsità vengono riportate in ultima pagina a caratteri minuscoli. Il governo continua ad emettere decreti incostituzionali e DEMENZIALI lesivi delle libertà fondamentali e sempre più distruttivi per l’economia e per il reddito dei cittadini.
Dunque, se il Covid è un’arma biologica occorre determinare gli schieramenti di questa guerra. Ovviamente non può essere un conflitto tra nazioni in quanto tutti gli stati sono stati colpiti, quindi è la guerra di un ceto sociale contro un altro, apolide e transnazionale. Quindi esiste un élite che ha i mezzi per produrre e diffondere una tale offensiva e, probabilmente, per difendersene, mentre l’altro schieramento è costituito dal resto della popolazione mondiale. Questo ceto di “potenti” si avvale della complicità involontaria o, più probabilmente, corrotta dei vari organi istituzionali, dei gestori dei media e dei giornalisti “pennivendoli”. Infatti l’arma biologica non è la sola che è stata usata: la più importante è stata quella psicologica e cioè LA PAURA.
Paura di un nemico invisibile, anche perché ormai inesistente, paura del tuo vicino, del tuo collega, del tuo amico, del tuo parente… paura di morire. Perché l’essere umano che ha paura smette di essere razionale: attualmente prendere la macchina per tornare a casa è migliaia di volte più pericoloso del contagio, attualmente essere ricoverati in un ospedale e rischiare quindi una infezione ospedaliera è decine di volte più pericoloso del Covid. La paura inoltre uccide l’ultimo residuo di ideologia, l’ultimo residuo di dignità e l’ultimo anelito di libertà. Ed i potenti lo sanno bene!
Ma qual è lo scopo di questa guerra? Si sa che ogni guerra si combatte per motivi economici, ma con altri mezzi. Quindi serve a venderci vaccini? Quindi serve ad implementare i sistemi di tracciamento e di controllo sociale? Quindi serve ad installare il sistema 5G senza adottare alcun criterio di precauzione? Quindi serve ad accelerare l’abolizione del denaro contante? Quindi serve ad indirizzare l’acerba psiche dei bambini all’accettazione di un sistema più autoritario? Sicuramente sì ed anche per altri motivi, gli interessi in gioco sono molteplici, ma, secondo me, c’è di più.
In questa epoca priva di ideologie, dove i partiti hanno perso la valenza ideologica e sono ispirati solo al culto del personaggio di turno, dove le grandi religioni sono rimaste solo l’ombra del carico di valori, giusti o sbagliati che siano, che trasmettevano, dove i grandi filosofi laici non sono più né studiati né conosciuti da nessuno e dove i valori residui inseguiti dalla gente appartengono solo all’effimero ed al consumistico… i potenti un’ideologia ce l’hanno e non è confinata al semplice esercizio del potere, che sarebbe di per sé effimera, ma hanno delle idee molto precise che riguardano il destino dell’intera popolazione umana e del pianeta stesso.
Solo così si riesce a spiegare l’illogicità di un comportamento che presuppone il perseguimento di finalità che vanno oltre la durata della vita dei “potenti” stessi. Se escludiamo motivi esoterici di cui non posso essere a conoscenza, l’unica molla che può spingere certi individui ad adottare strategie atte a modificare l’ordine mondiale nella forma dittatoriale, ad attuare sistemi di depopolamento Malthusiani, a cercare di concentrare ulteriormente la ricchezza nelle mani di sempre meno personaggi od organizzazioni. Nello sfondo ci deve essere una forte ideologia, ma che appartiene solo a loro, mentre tutte le altre sono state scientemente rimosse dalla cultura popolare.
Con l’avvento della automazione per la produzione dei beni che sostituisce la forza lavoro operaia e con l’avvento della intelligenza artificiale che va a sostituire il lavoro intellettuale ed impiegatizio, la maggior parte del lavoro umano già serve poco ed in futuro servirà sempre meno, nella mente dei “padroni del mondo” gli esseri umani non servono più, tranne una sparuta minoranza costituita da loro stessi e da una piccola popolazione di schiavi serventi. Nella loro mente questo risolverebbe più di un problema, soprattutto quello ecologico e della gestione di risorse limitate, ma anche quello della “fastidiosa” conflittualità sempre presente tra gli umani. Ed in futuro poter godere di questo immenso giardino depopolato.
Mi viene l’esempio dei padri costituenti, molti di loro in tarda età, avevano vissuto venticinque anni di dittatura e guerra, sapevano di non poter godere dei frutti di libertà che sarebbero nati dalla scrittura della Carta, ma scrivevano perché avevano una ideologia, lavoravano per l’umanità. Così i nuovi potenti costituenti, pur sapendo di non poterne usufruire in questa vita, scrivono la loro perversa costituzione.
“Il tempo continua a scorrere? Sfortunatamente sì. Scorre? Che dico, precipita. Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.” Cit. tratta dal libro – Dance dance dance di Murakami
Ma è davvero così? È davvero il passato a schiacciare in un angolo l’avvenire? E la morte? Con la morte il passato e il futuro coincidono annullandosi a vicenda. Perché non può esserci passato senza futuro e il presente è il “motore immobile” dove la coscienza fa ruotare la vita! Il fatto stesso di esistere in un dato tempo e in un dato spazio apre le porte all’eternità, a quel tessuto spazio-temporale sottostante che tiene insieme l’Essere nella sua apparente mutevolezza. Noi siamo sue creature, scintille di vita, come lo sono le stelle nel buio dell’universo. Una luce che continuerà a viaggiare, per sempre, oltre l’infinito!
«Se, dunque, l’Intelligenza divina è ciò che c’è di più eccellente, pensa se stessa e il suo pensiero è pensiero di pensiero.»
«Riguardo al pensiero […] sembra che esso solo possa esser separato, come l’eterno dal corruttibile.»
Ve lo ricordate Calimero, il pulcino nero che si sentiva brutto e sfortunato perché diverso dai suoi fratelli nati con le piume gialle? Ebbene esiste davvero, sono i polli di razza Cemani! Solo che a differenza di Calimero le Cemani nascono tutte nere, nere sono le piume, il becco, le zampe, addirittura le ossa e gli organi interni! E nere rimangono per tutta la vita. Solo le uova hanno un guscio color crema chiaro (quasi bianco), sono un po’ più piccole di quelle standard che trovate al supermercato (pesano in media 40 grammi contro i 55 grammi delle uova che comperiamo di solito). A dire il vero se guardate bene (ma dalle foto è quasi impossibile vedere) le piume hanno dei riflessi verdi che le caratterizzano e certificano la purezza di questa razza particolare.
Valentino ha in braccio un galletto Cemani di circa due mesi. Ben visibile è già un accenno di cresta!
Il mio amico Jacopo, appassionato di animali, soprattutto direi di quelli da cortile (polli e conigli in primis), e sempre aggiornato sulle curiosità di questo interessante mondo, mi ha regalato una coppia di polli Cemani e osservandoli ho subito iniziato ad apprezzare il loro carattere affettuoso e docile con noi umani, ma determinato al punto tale da riuscire ad imporsi facilmente con gli altri polli del pollaio (convivono con un gallo e una gallina di razza Amrok)! Ora hanno poco più di due mesi e raggiungeranno la maturità sessuale intorno alle 16-20 settimane di vita. Me ne accorgerò oltre che per lo sviluppo completo della cresta e dei bargigli, anche perché il gallo inizierà a cantare e la gallina a deporre le uova.
Il galletto con la cresta più sviluppata è alla vostra sinistra
Dovete sapere che in un pollaio vige sempre l’ordine di beccata. In sostanza questo significa che il gallo o la gallina dominante del gruppo può beccare tutte le altre che sono al di sotto di lui (o di lei). Poi verrà la seconda, la terza, fino ad arrivare alla gallina sul gradino più basso. Una volta stabilita questa gerarchia di solito il branco convive pacificamente, bisogna stare attenti solo se si introduce un nuovo individuo, perché potrebbe subire prepotenze.
A pochi giorni di distanza dall’introduzione nel mio pollaio dei 4 polli suddetti ( un galletto e una gallina Cemani e un galletto e una gallina Amrok), posso tranquillamente affermare che il galletto nero Cemani è il re del pollaio; non manca mai di dimostrarlo affrontando il galletto Amrok, che pur essendo ben più grosso di lui batte rapidamente in ritirata accettando così un ruolo secondario nel pollaio.
I polli Ayam Cemani (Ayam=pollo; Cemani=completamente nero) sono originari dell’isola di Giava, in Indonesia dove la loro colorazione li rende animali sacri e dotati di caratteristiche ultraterrene. Sono stati importati in Europa da un olandese solo nel 1998. Se siete curiosi di vedere come sono da adulte e leggere una scheda approfondita con lo “standard della razza” potete farlo cliccando su https://www.agraria.org/polli/cemani.htm.
Termino qui questo breve post sulle Cemani sperando di avervi incuriosito, magari lo aggiornerò in seguito una volta che avranno completato lo sviluppo, integrando il post anche con qualche notizia sulle loro compagne di pollaio, le Amrok, razza nettamente più pesante allevata sia per la carne sia per le uova.
L’amico Stefano mi ha inviato questo post che pubblico volentieri. Lo introduco con alcune considerazioni personali. Karl Popper era estremamente critico nei confronti dello scientismo, inteso addirittura come “presupposto del totalitarismo”. Egli riteneva che l’idea di poter pianificare in modo oggettivo qualsiasi progettualità umana fosse sbagliata e avrebbe portato ad una sorta di collettivismo politico: “«Una società chiusa assomiglia ad un gregge o a una tribù per il fatto che è un’unità semi-organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli.» Al contrario, la società aperta è quella nella quale gli uomini sono liberi di assumere il timone della loro vita, liberi di manifestare un atteggiamento critico, liberi di basare le loro decisioni sull’autorità della propria intelligenza.” ( da La società aperta e i suoi nemici, di K. Popper). Aggiungo che per Popper una teoria per essere scientifica, deve sempre essere falsificabile, cioè soggetta alla critica. Può quindi essere possibile “ingegnerizzare” la società, per affrontare come sta accadendo nell’attuale crisi da coronavirus, problematiche sanitarie? Popper confronta l’ingegneria gradualistica con l’ingegneria utopica. La prima, nel caso di difficoltà nell’attuazione di riforme politiche potrà portare al prevalere della ragione per raggiungere un compromesso con metodi democratici. La seconda invece porterà allo scontro tra le differenti opinioni degli ingegneri utopici, fermamente convinti di poter fare una ricostruzione globale della società senza però avere le conoscenze adeguate per prevenire le conseguenze pratiche di un’azione; ed è più facile che la differenza di opinioni tra gli ingegneri utopici porti all’uso della violenza piuttosto che a quello della ragione, spingendo gli stessi politici a mascherare i loro errori nascondendosi dietro la presunta scientificità delle loro azioni. Termino con un quesito: oggi viviamo in una società chiusa, fondata su presunte verità scientifiche e immutabili oppure in una società aperta, dove l’individuo ha una sua importanza e autonomia di pensiero e soprattutto le azioni collettive vengono decise con criteri razionali soggetti a verifica empirica e sociale? Ma per un ulteriore approfondimento vi lascio al post di Stefano
Giorni fa ho avuto il privilegio di avere una interessante conversazione con un medico che lavora mio stesso istituto.
Lei (è una donna) è graniticamente convinta che tutto quello che deriva dalla scienza ufficiale, dalle sperimentazioni pubblicate nelle riviste specializzate, dal cosiddetto “mainstream” scientifico, sia tassativamente vero e dimostrato. Sono assolutamente convinto che il medico in questione sia in perfetta buona fede. La sua formazione, i suoi studi, le sue esperienze anche, glielo hanno dimostrato. L’argomento, ovviamente, riguardava la “pandemia” da Covid 19. A lei voglio dedicare questa lettera.
La scienza, a mio avviso, non è un moloch e non può essere dogmatica. La scienza per sua natura è in continua evoluzione e spesso, gli importanti progressi della stessa, producono una completa rivoluzione delle idee, fino a quel punto, accettate come verità indiscutibili. E’ inutile che citi Galilei… o Newton, Einstein, Tesla, Bohr o Bohm… Ognuno di loro ha rivoluzionato completamente tutte le “credenze” fino a quel punto consolidate e, secondo me, quanti ne verranno?! Semplicemente perché, fortunatamente, la scienza, anzi più precisamente la conoscenza a cui ha accesso l’uomo, non ha limiti. I predetti geni, in compagnia di molti altri che non cito per mia ignoranza, poi, hanno teorizzato riguardo, in questo caso, alla sola disciplina della fisica, dalla quale, però, deriva la chimica e di conseguenza la biologia. Solo questo dovrebbe dimostrare che l’atteggiamento giusto, nei confronti dell’evoluzione conoscitiva e nelle nuove scoperte, sarebbe quello di massima apertura, non pregiudiziale, ma, ovviamente, attento verso gli eventuali falsi. Nello specifico, la cosiddetta “scienza medica”, “scienza” non lo è affatto in quanto trattasi di “arte”. Poiché le variabili che compongono un essere umano, a partire dal fattore fisico, a quello energetico, emozionale, psicologico… e già basterebbero, ma per chi ci crede, spirituale e karmico… sono letteralmente infinite! Per cui, infinite sono le patologie e le cause che provocano le stesse che solo un bravo medico, come sono sicuro sia la destinataria della presente, può curare. Un medico che, sulla base dei suoi studi, dei suoi aggiornamenti continui, della sua esperienza sul campo, della sua empatia, della sua intelligenza, ma soprattutto della sua capacità intuitiva, può esercitare questa “arte” sublime. Sublime perché, salvare dalle sofferenze o dalla morte chi, fiducioso, viene a chiedere aiuto, credo, sia l’atto di amore più importante e fattivo che ci sia.
La scienza, dicevo, è in continua evoluzione e, più si avanza nelle scoperte, più si resta invischiati in nuovi dubbi. A mio avviso, la relatività annunciata da Einstein, man mano che arrivano nuove scoperte, non si ferma al concetto di tempo, ma anche a quello di “spazio”, messo a dura prova dal fenomeno dell’Entanglement, a quello di energia, da quando il “mattone fondamentale” il Fotone, a volte si comporta da particella ed a volte da onda… ed a seconda, addirittura, alla “volontà” dello sperimentatore. Praticamente, concetti “assoluti” dai quali si può partire per costruire nuove teorie non ce ne sono… a parte qualche numero costante nell’universo come il Phi o come il Pi Greco che, guarda l’ironia della sorte, sono numeri che sfuggono alla nostra comprensione in quanto irrazionali.
Dunque, se certezze “scientifiche” non ce ne sono e né teorie certe, quello che resta è la pratica, l’esperienza. Infatti ad un buon medico importa poco se tale o talaltro rimedio sia stato testato sperimentalmente, l’importante è che funzioni! E che, soprattutto, non peggiori la situazione.
Ma se, quindi, di certezze in campo scientifico non mi sento autorizzato ad averne, non è così riguardo il comportamento di alcune categorie di persone. Parlo sempre di pratica eh!
In quel campo credo di aver maturato alcune certezze.
In questa epoca mercantilistica dove l’unico valore residuo è il guadagno materiale, non credo si faccia eccezione per quanto riguarda l’industria farmaceutica. Sono imprese come le altre e, come le altre, perseguono i dividendi. Con l’unica aggravante che dalla loro ricerca e dalla loro produzione, dipendono le cure e la speranza di guarigione dei malati.
Quello che è certo, però, è che un paziente “guarito” non rappresenta una buona occasione di guadagno, come cliente è molto meglio, invece, un “malato a vita”. Un affare ancora migliore è poter “curare” gente sana, magari con la scusa della prevenzione.
A mio avviso una buona profilassi è utile quando si tiene alto il fattore energetico della persona, il suo sistema immunitario. Un sistema organico è praticamente perfetto e riesce a difendersi da qualsiasi attacco esterno, purché venga fatto lavorare in condizioni ottimali. Un essere umano ha bisogno di respirare aria pulita, bere acqua pulita in quantità giusta, mangiare cibi sani in quantità giusta, fare dell’esercizio fisico all’aria aperta ed al sole, curare la propria igiene, ripararsi dal freddo e dalle intemperie… Ha bisogno di avere relazioni sociali, divertimento, affettività ed attività sessuale appagante, ha bisogno di tenere la mente in allenamento e di esprimere la propria creatività. In queste condizioni difficilmente ci si ammala, solo che tutto questo non produce guadagno all’industria della salute. L’arte medica dovrebbe insistere soprattutto su questo e con questo curare. Ben inteso, io non ho nulla contro le cure tradizionali o i vaccini: se ho un shock anafilattico, ben venga l’iniezione di cortisone che mi salva la vita… poi ne parliamo, sopravvivendo se ne può parlare! Se mi prendo una pallottola, ben venga il chirurgo che me la toglie e che mi sutura la ferita e poi ne parliamo. Quelli della mia età hanno conosciuto e conoscono un certo numero di poliomielitici, nostri coetanei, per cui sia dichiarato “santo subito” chi ha scoperto la vaccinazione antipolio!!!
Chiarito questo, visto che la salute è un fattore importante al raggiungimento della felicità personale, credo non possa essere affidata in esclusivo a delle Ditte che perseguono solo l’interesse privato.
Già da tempo la ricerca è stata affidata “quasi” esclusivamente alle ditte farmaceutiche, le uniche entità che hanno soldi da investire, gli stati, in questo regime neoliberista, non ne hanno; ma una Ditta, qualunque essa sia, persegue una sola cosa: il guadagno. Per cui ogni ricerca è finalizzata ad inventare qualcosa di brevettabile e di redditizio, non certo alla salute pubblica. Una seria ricerca, ad esempio, sulle… vitamine, sul bicarbonato di sodio, sulle molecole già in uso comune non brevettabili, sulle pratiche mediche non costose, sull’omeopatia, sulla medicina tradizionale cinese, sulle ricette della “nonna” e quindi esperienziali, non si fa! Poiché tali studi sarebbero un pessimo investimento.
Premesso tutto questo mi si può opporre che, sulle ricerche in campo medico, vigilano degli organismi di controllo, sia statali che sovranazionali… tipo ISS od OMS. Ci sono poi le riviste internazionali di pubblicazione e divulgazione scientifica prestigiose, e quindi affidabili, pronte a screditare qualsiasi tentativo di uso strumentale della produzione farmacologica. Il problema è tutto qui: la società mondiale si è pian piano, ma inesorabilmente, trasformata in un sistema neoliberista e mercantilista in cui è possibile comperare qualsiasi cosa, a dispetto di qualsiasi conflitto di interessi. Ecco che, quindi, ad esempio, che il maggiore finanziatore dell’OMS, che è solo parzialmente un organismo dell’ONU, è la Fondazione Bill e Melinda Gates, a loro volta finanziati dalle principali industrie farmaceutiche (Big Pharma), il controllato è anche il controllore. Le riviste mediche più accreditate vantano tra i soci di maggioranza le stesse Big Pharma. Questo avviene in qualsiasi campo, per esempio nella finanza, le banche, che dovrebbero essere controllate dalle varie Banche centrali, posseggono a loro volta le stesse: controllati e controllori sono la stessa entità.
Alla luce di ciò credo sia auspicabile, da parte dei medici, affidarsi principalmente alla propria professionalità, all’esperienza, al proprio intuito e, perché no, all’amore che hanno provato nel perseguire all’inizio la loro carriera, piuttosto che affidarsi a delle entità che inseguono solo un interesse economico.
“Anche le gioie del più profondo affetto sono solo l’ombra della luce”. Franco Battiato
Cos’è che ci divide? Che cosa sono questi gusci impenetrabili che mantengono le emozioni prigioniere di un io tiranno? E’ questa la nostra condanna: essere prigionieri dei nostri stessi pensieri, un nugolo scuro che ci accieca e ci addormenta. E’ come un torpore mortale che ci rende prigionieri dell’illusione, un torpore provocato dalle nostre coscienze inconsapevoli, non ancora in grado d’uscire dal grembo dell’essere per iniziare ad esistere. In realtà non è il corpo a costituirci e a trascinarci nella vita, ma sono i pensieri a dare forma al nostro corpo, perché la mente è sempre rivolta all’esteriorità e all’azione. Ma cosa dà forma alle tante forme d’amore che sono presenti nella nostra esistenza? La ragione non può spiegarci perché amiamo qualcuno, da dove nasce l’empatia o la compassione. E questo sentire ci guida ogni giorno, eppure noi ne siamo a malapena consapevoli. Tutto nell’evoluzione collettiva ci porta a vivere all’esterno. Ma se apriamo gli occhi, pur rimanendo nel torpore del sonno, ogni cosa nel mondo in cui viviamo inizia a perdere spessore e significato per diventare solo apparenza. E se apriamo ancora di più gli occhi allora potremmo accorgerci che l’intera nostra vita non è altro che apparenza, un ricoprirsi di maschere in mezzo ad altre maschere. E spesso sotto queste coperture c’è un essere che vive e soffre, perché soffocato dallo stesso sistema che gli impedisce di respirare. E’ il sistema del possesso, dell’avere, del non-essere: perché l’uomo ha creato una prigione così difficile da penetrare? Ci vengono proposti traguardi ambiti da raggiungere per diventare qualcuno, cose da possedere, modelli da imitare…Ma è inutile abbellire la nostra prigione, ridipingere di volta in volta le pareti, renderla più comoda e confortevole o dividerla con qualcun altro…rimane e rimarrà sempre una prigione da cui non si può scappare. Se il nostro problema è dare spazio al vero sé, all’esistenza nel vero senso del termine, allora è necessario uscire dalla prigione. La chiave per uscirne dev’essere nel posto più segreto e innominabile, al buio perché non deve essere vista e trovata: questo posto è l’essenza intima che ci costituisce, è il nostro stesso cuore spirituale. Forse allora ci accorgeremmo che siamo davvero i tralci di una stessa vite, che la linfa che ci nutre è la stessa, che siamo un’unica entità pur essendo in tanti a poter dire “io esisto”. Forse allora ci accorgeremmo che esistiamo come rami o foglie e non come piante separate, che l’individualità puramente razionale è un inganno della mente, un non voler accettare il proprio vero essere. Capiremmo che l’amore che a volte ci pervade e che rivolgiamo ad un’altra persona in realtà non ci appartiene, ma è la stessa linfa che ci tiene in vita e che ci ha creati. E quando riuscirò a smettere di sognare, allora io non esisterò più come tralcio, come entità separata, ma esisterò invece come l’intera pianta nutrita da una linfa d’amore. Così da individuo che esiste nel tutto diventerò consapevole di essere l’intero tutto. Ma questo non potrà mai realizzarsi fintanto che ci saranno uomini che continueranno a vivere separati nelle loro accoglienti prigioni. E’ duro ammettere a sé stessi che io sono nel povero, nel malato, nel tiranno spietato, nell’essere più degradato come in quello più sublime. Siamo attraversati da uno stesso flusso, questo flusso è la linfa della vita, con le sue scorie e il suo nutrimento. Impariamo a riconoscere la purezza attraverso il divino che è in noi e che è in grado di portarci verso la luce della consapevolezza. Chi-amati per nome, uno ad uno risorgeremo ad una nuova vita!
Tacito, storico romano, affermava che: ” Nessuna cosa umana è tanto instabile e fluttuante, quanto la gloria di un potere che non si appoggia sulle proprie forze!”
Uno degli ultimi atti di chi detiene un tale potere effimero è certamente la sfrontatezza, il fare cioè quello che si vuole pur andando manifestamente contro la collettività. I tiranni dell’antichità non necessariamente erano persone malvagie e incompetenti, anzi a volte erano davvero illuminate. Ma ciò che caratterizzava la tirannia in generale era l’agire al di sopra delle istituzioni democratiche e delle loro leggi. Per questo motivo la tirannia divenne sinonimo di ogni forma di potere arbitrario e illimitato, anche da parte del popolo o di una maggioranza in una democrazia in cui non venivano più rispettati i diritti individuali.
E qui con queste brevi riflessioni mi ricollego all’oggi, perché è innegabile che in Italia e più in generale nel resto del mondo sia in atto una palese limitazione dei diritti individuali, realizzata in nome di un’emergenza sanitaria globale.
Un’emergenza che spesso nei media viene presentata come permanente e irreversibile. Qualcosa con cui dobbiamo convivere e deve quindi necessariamente cambiare le nostre abitudini e di conseguenza le nostre leggi e le nostre istituzioni.
La priorità dello Stato di diritto sostituito dallo Stato di eccezione, il tutto esteso ad un potere sempre più globale e senza limiti. Uno scenario estremo che a me personalmente inquieta molto più del virus. Non accadrà, trattasi certamente di una situazione momentanea e contingente. Ma il solo fatto che in brevissimo tempo abbia quasi uniformato l’azione politica dei governi globali è una cosa da non sottovalutare.
Sia quel che sia sarebbe ora che i tiranni – così come i tirannosauri – illuminati o meno che siano siano, si estinguano una volta per tutte.
L’estrazione del miele nella maggior parte delle arnie utilizzate ai nostri giorni avviene per centrifugazione, cioè i favi vengono costruiti dalle api su dei fogli cerei inseriti in dei telaini di legno e una volta riempiti di miele l’apicoltore toglie gli opercoli (sono i tappini di cera bianchi che vedete nella foto sopra, messi dalle api quando la celletta è piena di miele), dopodiché li inserisce in uno smielatore. Lo smielatore altro non è che un cilindro in acciaio inox o in plastica alimentare che ruotando grazie alla forza centrifuga fa fuoriuscire il miele dai favi. Dopodiché l’apicoltore versa il miele in dei maturatori e lo filtra meccanicamente con un filtro in acciaio inox. Le eventuali impurità che passano anche attraverso questo filtro piano piano verranno in superficie e saranno ulteriormente scartate dall’apicoltore prima dell’invasettamento del miele, che avviene dopo almeno 15-30 giorni dalla smielatura.
Ma allora che centra il favo della foto pubblicata sopra? Dovete sapere che in passato la smielatura avveniva per “spremitura”, i favi cioè venivano torchiati per farne uscire il miele. Questo processo diventa necessario soprattutto quando i favi vengono costruiti dalle api in maniera naturale senza il supporto di telaini di legno forniti dall’uomo. Perché un favo di sola cera, che non ha supporti di legno e fili di acciaio al suo interno, verrebbe frantumato dallo smielatore durante i suoi vorticosi giri necessari all’estrazione del miele (vedi il filmato sopra per capire).
Il favo della foto è stato costruito interamente dalle api fra lo spazio che c’è tra due telaini vicini. Quindi è stato un prodotto casuale dovuto al fatto che non sempre l’uomo riesce a controllare il lavoro degli animali. In realtà esistono delle arnie a favo naturale, che lasciano cioè libere le api di costruire interamente il favo senza alcun telaio a supporto. L’apicoltore si limita a fornire loro una semplice stecca di legno, magari con un richiamo in cera che stimola le api ad iniziare la costruzione del favo.
Arnia kenia top bar
L’arnia verde chiaro che vedete nella foto è una kenia top bar, è un’arnia orizzontale che simula una sezione di tronco cavo. Al di sotto del coperchio di metallo ci sono 24 barrette di legno (top bar appunto) sulle quali le api costruiscono ex novo i loro favi. L’ingresso dell’arnia è costituito da 5 fori di circa 2 cm, alcuni nella parte alta altri in basso (nella foto si vede da dove entrano le api, i due tappi in sughero chiudono due fori e verranno aperti quando la famiglia in costante aumento ne avrà bisogno). L’arnia è stata popolata da me alla fine di aprile con uno sciame naturale e attualmente le api sono riuscite a costruire circa 12-13 favi, di cui almeno due di solo miele. La costruzione del nido dentro l’arnia verrà completato dalle api nella prossima stagione, così come la raccolta del miele da parte mia avverrà o nella prossima primavera oppure addirittura in estate. Solo quando le api avranno accantonato almeno 4 favi pieni di solo miele, esse saranno abbastanza sicure di poter agevolmente superare l’inverno. Il di più, cioè ciò che il lavoro delle api generosamente accumula nel loro nido, potrà poi essere raccolto da noi e assaggiato.
Ma che vantaggio ha una simile arnia e soprattutto che differenza c’è nel sapore del miele? Per produrre cera le api hanno bisogno di consumare una quantità di miele fino ad otto volte la cera prodotta. Quindi è chiaro che se l’apicoltore fornisce già un foglio cereo su cui costruire le cellette esse produrranno più miele. Ma questo faticoso lavoro costituisce per le api uno sfogo che abitualmente loro devono fare in natura, limitare la produzione di cera non necessariamente può essere una buona idea per loro. Inoltre uno dei vantaggi dell’arnia top bar è l’assenza della necessità di aggiungere melari per raccogliere il miele: questi sono delle scatole in legno contenenti telaini e fogli cerei fatti appositamente per la raccolta del miele. Nelle arnie tradizionali l’apicoltore deve aggiungerli sopra il nido al momento di importanti fioriture e poi toglierli quando sono pieni, Ogni melario pesa circa 20 kg e lo sforzo dell’apicoltore per la raccolta non è affatto poca cosa. Invece nelle arnie top bar si raccolgono i favi con il miele direttamente dal nido, tagliandoli con un paio di forbici, mettendoli in un contenitore alimentare per poi spremerli o consumarli direttamente nel favo.
La cera è una sostanza grassa commestibile anche per l’uomo, esistono studi scientifici che ne dimostrano l’indubbia efficacia nell’abbassare il colesterolo e prevenire malattie cardiovascolari, ma sembra abbia anche un effetto antiinfiammatorio oltre che antiossidante. Quindi mangiare del miele direttamente da favo, insieme a piccoli quantitativi di cera, è certamente una cosa salutare. A patto che questa cera non sia cera riciclata dall’uomo, cioè inserita nell’alveare attraverso i fogli cerei: essendo una sostanza grassa la cera assorbe facilmente sostanze estranee che magari vengono introdotte nell’alveare dallo stesso apicoltore per fare dei trattamenti alle api. Queste sostanze vengono trattenute dalla cera come residui per anni! Quindi il miele in favo può essere commestibile solo se prodotto su favo naturale, cioè interamente costruito dalle api e raccolto dall’apicoltore appena opercolato. Inoltre anche se si deciderà di spremerlo, certamente questo processo manterrà odori e in parte sapori che nella centrifugazione potrebbero andare perduti. Insomma è un miele dai sapori antichi che potrebbe essere interessante provare. Vedremo il prossimo anno se le mie api, che già ora sembrano aver gradito l’arnia top bar, me ne faranno assaggiare un po’. Vi farò sapere.