Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
Tacito, storico romano, affermava che: ” Nessuna cosa umana è tanto instabile e fluttuante, quanto la gloria di un potere che non si appoggia sulle proprie forze!”
Uno degli ultimi atti di chi detiene un tale potere effimero è certamente la sfrontatezza, il fare cioè quello che si vuole pur andando manifestamente contro la collettività. I tiranni dell’antichità non necessariamente erano persone malvagie e incompetenti, anzi a volte erano davvero illuminate. Ma ciò che caratterizzava la tirannia in generale era l’agire al di sopra delle istituzioni democratiche e delle loro leggi. Per questo motivo la tirannia divenne sinonimo di ogni forma di potere arbitrario e illimitato, anche da parte del popolo o di una maggioranza in una democrazia in cui non venivano più rispettati i diritti individuali.
E qui con queste brevi riflessioni mi ricollego all’oggi, perché è innegabile che in Italia e più in generale nel resto del mondo sia in atto una palese limitazione dei diritti individuali, realizzata in nome di un’emergenza sanitaria globale.
Un’emergenza che spesso nei media viene presentata come permanente e irreversibile. Qualcosa con cui dobbiamo convivere e deve quindi necessariamente cambiare le nostre abitudini e di conseguenza le nostre leggi e le nostre istituzioni.
La priorità dello Stato di diritto sostituito dallo Stato di eccezione, il tutto esteso ad un potere sempre più globale e senza limiti. Uno scenario estremo che a me personalmente inquieta molto più del virus. Non accadrà, trattasi certamente di una situazione momentanea e contingente. Ma il solo fatto che in brevissimo tempo abbia quasi uniformato l’azione politica dei governi globali è una cosa da non sottovalutare.
Sia quel che sia sarebbe ora che i tiranni – così come i tirannosauri – illuminati o meno che siano siano, si estinguano una volta per tutte.
L’estrazione del miele nella maggior parte delle arnie utilizzate ai nostri giorni avviene per centrifugazione, cioè i favi vengono costruiti dalle api su dei fogli cerei inseriti in dei telaini di legno e una volta riempiti di miele l’apicoltore toglie gli opercoli (sono i tappini di cera bianchi che vedete nella foto sopra, messi dalle api quando la celletta è piena di miele), dopodiché li inserisce in uno smielatore. Lo smielatore altro non è che un cilindro in acciaio inox o in plastica alimentare che ruotando grazie alla forza centrifuga fa fuoriuscire il miele dai favi. Dopodiché l’apicoltore versa il miele in dei maturatori e lo filtra meccanicamente con un filtro in acciaio inox. Le eventuali impurità che passano anche attraverso questo filtro piano piano verranno in superficie e saranno ulteriormente scartate dall’apicoltore prima dell’invasettamento del miele, che avviene dopo almeno 15-30 giorni dalla smielatura.
Ma allora che centra il favo della foto pubblicata sopra? Dovete sapere che in passato la smielatura avveniva per “spremitura”, i favi cioè venivano torchiati per farne uscire il miele. Questo processo diventa necessario soprattutto quando i favi vengono costruiti dalle api in maniera naturale senza il supporto di telaini di legno forniti dall’uomo. Perché un favo di sola cera, che non ha supporti di legno e fili di acciaio al suo interno, verrebbe frantumato dallo smielatore durante i suoi vorticosi giri necessari all’estrazione del miele (vedi il filmato sopra per capire).
Il favo della foto è stato costruito interamente dalle api fra lo spazio che c’è tra due telaini vicini. Quindi è stato un prodotto casuale dovuto al fatto che non sempre l’uomo riesce a controllare il lavoro degli animali. In realtà esistono delle arnie a favo naturale, che lasciano cioè libere le api di costruire interamente il favo senza alcun telaio a supporto. L’apicoltore si limita a fornire loro una semplice stecca di legno, magari con un richiamo in cera che stimola le api ad iniziare la costruzione del favo.
Arnia kenia top bar
L’arnia verde chiaro che vedete nella foto è una kenia top bar, è un’arnia orizzontale che simula una sezione di tronco cavo. Al di sotto del coperchio di metallo ci sono 24 barrette di legno (top bar appunto) sulle quali le api costruiscono ex novo i loro favi. L’ingresso dell’arnia è costituito da 5 fori di circa 2 cm, alcuni nella parte alta altri in basso (nella foto si vede da dove entrano le api, i due tappi in sughero chiudono due fori e verranno aperti quando la famiglia in costante aumento ne avrà bisogno). L’arnia è stata popolata da me alla fine di aprile con uno sciame naturale e attualmente le api sono riuscite a costruire circa 12-13 favi, di cui almeno due di solo miele. La costruzione del nido dentro l’arnia verrà completato dalle api nella prossima stagione, così come la raccolta del miele da parte mia avverrà o nella prossima primavera oppure addirittura in estate. Solo quando le api avranno accantonato almeno 4 favi pieni di solo miele, esse saranno abbastanza sicure di poter agevolmente superare l’inverno. Il di più, cioè ciò che il lavoro delle api generosamente accumula nel loro nido, potrà poi essere raccolto da noi e assaggiato.
Ma che vantaggio ha una simile arnia e soprattutto che differenza c’è nel sapore del miele? Per produrre cera le api hanno bisogno di consumare una quantità di miele fino ad otto volte la cera prodotta. Quindi è chiaro che se l’apicoltore fornisce già un foglio cereo su cui costruire le cellette esse produrranno più miele. Ma questo faticoso lavoro costituisce per le api uno sfogo che abitualmente loro devono fare in natura, limitare la produzione di cera non necessariamente può essere una buona idea per loro. Inoltre uno dei vantaggi dell’arnia top bar è l’assenza della necessità di aggiungere melari per raccogliere il miele: questi sono delle scatole in legno contenenti telaini e fogli cerei fatti appositamente per la raccolta del miele. Nelle arnie tradizionali l’apicoltore deve aggiungerli sopra il nido al momento di importanti fioriture e poi toglierli quando sono pieni, Ogni melario pesa circa 20 kg e lo sforzo dell’apicoltore per la raccolta non è affatto poca cosa. Invece nelle arnie top bar si raccolgono i favi con il miele direttamente dal nido, tagliandoli con un paio di forbici, mettendoli in un contenitore alimentare per poi spremerli o consumarli direttamente nel favo.
La cera è una sostanza grassa commestibile anche per l’uomo, esistono studi scientifici che ne dimostrano l’indubbia efficacia nell’abbassare il colesterolo e prevenire malattie cardiovascolari, ma sembra abbia anche un effetto antiinfiammatorio oltre che antiossidante. Quindi mangiare del miele direttamente da favo, insieme a piccoli quantitativi di cera, è certamente una cosa salutare. A patto che questa cera non sia cera riciclata dall’uomo, cioè inserita nell’alveare attraverso i fogli cerei: essendo una sostanza grassa la cera assorbe facilmente sostanze estranee che magari vengono introdotte nell’alveare dallo stesso apicoltore per fare dei trattamenti alle api. Queste sostanze vengono trattenute dalla cera come residui per anni! Quindi il miele in favo può essere commestibile solo se prodotto su favo naturale, cioè interamente costruito dalle api e raccolto dall’apicoltore appena opercolato. Inoltre anche se si deciderà di spremerlo, certamente questo processo manterrà odori e in parte sapori che nella centrifugazione potrebbero andare perduti. Insomma è un miele dai sapori antichi che potrebbe essere interessante provare. Vedremo il prossimo anno se le mie api, che già ora sembrano aver gradito l’arnia top bar, me ne faranno assaggiare un po’. Vi farò sapere.
Equivali a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni.
Oh liquore divino della speranza,
dove anima e materia unite
trovano il perfetto equilibrio
come nell’ostia corpo e luce di Cristo.
È la superiore anima dei fiori.
Oh liquore che hai unito queste anime!
Chi ti gusta non sa che inghiotte
lo spirito d’oro di liricità.
Poesia di Federico Garcia Lorca
Un breve commento a quella che più che una poesia sembra quasi un salmo laico, che celebra la divinità di Cristo ed esalta la sua presenza nel mondo attraverso ogni manifestazione di bellezza, dolcezza, accoglienza e amore. Il miele (miel in spagnolo è una parola femminile), esattamente come accade nell’ostia consacrata, è in grado di unire materia e spirito, anche se il poeta ci avverte che: “Chi ti gusta non sa che inghiotte lo spirito d’oro di liricità”. Manca la consapevolezza all’umanità tutta, di essere già ora in cammino verso una nuova umanità esaltata nell’Amore che annulla tutte le contrapposizioni e unisce le anime. A noi non resta che gustarne la dolcezza nella speranza di riuscire, prima o poi, a farla entrare nel profondo dell’anima.
Stefano mi ha inviato questo post dicendomi : “Non ti biasimo se non te la senti di pubblicarlo!” In effetti la crudeltà di cui sono capaci alcuni esseri sub-(umani?) è così sconvolgente che faccio fatica a parlarne. Ma bisogna comunque farsi forza e denunciare l’esistenza di realtà fin troppo presenti e invasive nelle nostre società. Esistono “mostri” che erano considerati esempi di virtù, come Jimmy Savile conduttore radiofonico e televisivo britannico definito addirittura “un eccentrico gioiello nazionale”. In vita ricevette importanti riconoscimenti per le sue attività filantropiche, ma soprattutto dopo la sua morte, avvenuta nel 2011, <<… la Polizia Metropolitana ha annunciato che la portata delle accuse di abusi sessuali a carico di Savile è “senza precedenti” in Gran Bretagna: un totale di 450 presunte vittime hanno contattato la polizia nelle dieci settimane trascorse dall’inizio dell’indagine ufficiale.>>, <<in particolare, il conduttore avrebbe abusato sessualmente in diversi ospedali di malati, talvolta incapaci di reagire, di età compresa tra i 5 e i 75 anni e di ambo i sessi. Avendo accesso illimitato negli ospedali pubblici, Savile avrebbe avuto rapporti sessuali anche con cadaveri>>(fonte wikipedia ). Ritengo lecito domandarsi: perché nonostante in diverse occasioni erano emerse testimonianze sugli abusi praticati da questo terrificante personaggio non è stato possibile fermarlo e condannarlo? Esiste forse una “rete di protezione” che copre gli abusi praticati da veri e propri mostri verso persone innocenti e particolarmente fragili come bambini e/o malati? L’adenocromo di cui parla Stefano nel suo post sembra essere collegato al caso Epstein e potrebbe coinvolgere una catena infinita di personaggi celebri più o meno famosi ( Leggi QUI), speriamo almeno che il recente arresto della sua compagna Ghislaine aiuti a fare giustizia su queste vicende orribili (o finirà anche lei suicida?).
Post di Stefano
Da molto tempo esito a scrivere questo articolo, forse non ne ho il coraggio, forse ho paura di parlare di certe cose perché magari qualcuno ne potrebbe restare gravemente turbato. In ogni caso alla fine ho deciso di parlarne poiché la conoscenza è il contrario dell’ignoranza e non può far male. Così contemporaneamente contrasto sia l’ignoranza che la paura, gli unici veri due diavoli secondo S.Agostino.
Sapete tutti che cosa sia la pedofilia: si tratta di una PERVERSIONE sessuale che prevede il congiungersi sessualmente con bambini in età prepuberale, a volte in maniera violenta a volte attraverso ricatti o promesse, a volte addirittura con l’approvazione “interessata” dei genitori, poiché non esiste il consenso! Oppure assistere voyeuristicamente a scene di sesso con bambini. Comunque, nella pedofilia, lo scopo ultimo è il piacere sessuale. Bene, per l’argomento che vorrò trattare, la pedofilia c’entra solo in maniera marginale.
Ho sentito un’intervista ad un ricercatore che esponeva una panoramica sulla parte nascosta del web. Internet è come una specie di iceberg e la parte, diciamo, emersa è la parte più piccola. Quella a cui si può accedere con qualsiasi Browser di uso comune e con qualunque Motore di Ricerca tipo Google. C’è poi un Deep Web in cui ancora i contenuti sono legali, ma riservati. Lo sono per esempio le varie Intranet dei siti Istituzionali, o quelle delle grandi Ditte, Associazioni, eccetera. Per accedere a questa parte più profonda, o, più spesso, solamente a parti di essa, è necessario essere autorizzati ed avere quindi le password adatte. Esiste poi una parte più profonda ed inaccessibile chiamata Dark Web i cui contenuti sono illegali. C’è di tutto e per lo più le transazioni trattate qui sono monetizzate in criptovalute: monete parallele virtuali di origine privata, tipo i bitcoin. E’ curioso che la parte più profonda e nascosta del Dark Web è occupato dai Servizi Segreti dei vari Stati e quindi dallo spionaggio. Questo, tra l’altro, la dice lunga sul fatto che tali Servizi conoscano già tutto riguardo i traffici che avvengono ai livelli superiori. Per addentrarsi in questi strati profondi di Internet è necessario dotarsi di Browser e di Motori di Ricerca molto particolari, adottare antivirus e firewall di potenza superiore, ed accettare il rischio di poter distruggere fisicamente il device usato, poiché in questi livelli l’hackeraggio è la norma ed i sistemi di difesa adottati dai gestori sono tali per cui, per esempio, il ricercatore stesso che ha relazionato ciò che sto descrivendo, si è trovato a dover buttare via ben tre computer, poiché ci sono virus in grado di distruggere fisicamente le memorie ed i sistemi operativi. C’è ovviamente ogni traffico illegale: spaccio di droga, traffico di armi, eccetera, ma c’è di più! Qualcuno dirà: filmati pedopornografici? Ci sono, ma… di più!!!
E’ possibile, pagando, e qui siamo ad un livello già superiore, accedere a filmati in cui si mostrano sevizie, torture, ed esecuzioni di malcapitati, a costi crescenti ovviamente, a seconda della gravità degli atti. Se tali show sono dal vivo costano molto di più… però, in tal caso è possibile ordinare direttamente all’aguzzino quali trattamenti destinare alla vittima… un bel vantaggio no? Se questo non vi sembra sufficiente “fortunatamente” c’è ancora di più. Molto spesso le vittime sono proprio dei puri ed innocenti bambini. Quei bambini che scompaiono ogni anno, ogni mese ed ogni giorno… non solo dai paesi del terzo mondo, ma anche dal nostro “civilissimo” occidente, bambini che sono anche sottratti alle famiglie con delle scuse veramente incomprensibili. Bambini scomparsi ai quali sono riservati trattamenti particolari, ma in tal caso la monetizzazione non si limita alla semplice fruizione dei filmati… I guadagni realizzati in questo campo sono molteplici. Non è facile da spiegare: esiste una sostanza estratta dal sangue adrenalinizzato di vittime uccise dopo essere state sottoposte a sevizie e torture tali da far raggiungere il massimo del terrore alle stesse. Si chiama “adrenocromo” ed è… non lo so bene a cosa serva: se è una specie di droga o una specie di elisir di lunga vita. Sta di fatto che tale sostanza iniettabile è molto richiesta in certi ambienti elitari. Il “miglior” adrenocromo è quello estratto dal sangue dei bambini, a questo punto penso sia per motivi esoterici (conoscenze tenute segrete ai più e destinate agli iniziati o, in questo caso, a dei controiniziati), magari nel sangue dei piccoli sono presenti energie, a noi sconosciute, particolarmente pure, sta di fatto che è il più richiesto.
Dunque riassumiamo: ci sono “persone” (le virgolette sono d’obbligo, io non so definire bene certi esseri) che, per trarre un vantaggio personale, sia in termini di ricchezza, di potere, di sballo, di allungamento della vita… non importa, comunque per un vantaggio personale! Sono capaci di infliggere sevizie, torture, orrore e paura assoluti, ed infine la morte a dei……………………………………. bambini………………………………………. scusate…………………………..scusate, ma sto………………………….. piangendo…………………. dopodiché affidano rapidamente i corpicini esanimi ad altri “esseri”, appartenenti alla “classe medica”, al fine di dissanguarli per poi distillare la preziosa sostanza. Lo scempio non finisce qui, l’interesse non ha limiti: se serve ne vengono estratti organi per trapianti, se serve tessuti e collagene utili a realizzare cosmetici e chi più ne ha più ne metta… che in confronto le lampade in pelle umana dei nazisti sono bruscolini. Ma che cosa c’è nella testa di questa gente? Ma ‘sta gente è capace di provare qualcosa? Qualsiasi cosa?
Voi mi direte: ma ci sono “persone” capaci di uccidere, di torturare un nemico per estorcere informazioni, di dichiarare una guerra, di premere il pulsante che farà scoppiare una bomba atomica, di affamare interi continenti attraverso lo sfruttamento e l’economia… ci sono stati e ci sono gli schiavisti, è vero! Nel bestiario umano sono presenti tante abominevoli tipologie. E sono presenti anche nel mondo visibile, intendo nel mainstream, sotto forma di capi di stato o rappresentanti di altre cariche, ma non so come dirlo: godere nel vedere altri soffrire e morire e magari essere colui che lo determina. Iniettarsi quella sostanza, sapendo perfettamente quello che significa, credo sia di un livello di male superiore… assoluto. Forse mi sbaglio.
Dunque: io non credo al diavolo, inteso come entità a sé stante, poiché penso che ognuno di noi se lo porta dentro il proprio diavoletto, ed in occasioni estreme capita a tutti di compiere gesti negativi di cui non ci si credeva capaci. Ma non ci credo anche perché, il diavolo narrato dalle varie teologie, in confronto a quanto sopra, sarebbe un dilettante.
Quando ci poniamo di fronte alla realtà come osservatori consapevoli, sorgono una serie di problemi: vediamo ciò che ci mostrano gli occhi oppure ciò che appare alla nostra mente? Alla nostra parte logica e razionale basta ben poco per riconoscere un oggetto, essa si limita a simbolizzare e classificare, quanto basta per riconoscerlo. Vi accorgete di ciò proprio quando provate a disegnare quello che avete di fronte. Quanta fatica far corrispondere il vostro disegno con l’oggetto o la persona che provate a ritrarre. Allora subito diciamo: “Io non so disegnare!”. Ma è davvero così? Oppure il problema è che non sappiamo più vedere con chiarezza le cose? Sembra proprio che molti di noi vagano nelle strade della vita affetti da miopia causata da un eccesso di logica e simbolismo. Ogni dibattito, ogni confutazione avviene sempre e solo a questo livello, ma ciò spesso non aiuta a vivere con chiarezza e soprattutto consapevolezza, perché ci sono costrutti falsi ma ben congeniati che fanno presa sulla nostra mente e ci fanno cadere nell’errore. Vedere le cose con altri occhi, quelli che si soffermano a guardare e osservare tutti i particolari andando oltre il simbolismo, può aiutarci a far cadere molte maschere mentali.
L’artista olandese Frederick Franck nel suo libro The Zen of Seeing relativamente al ritrarre i volti scrive:
<< Quando disegno un volto, un volto qualsiasi, è come se cadessero l’uno dopo l’altro tutti i diaframmi, tutte le maschere… finché non resta che l’ultima maschera che non può essere rimossa né alterata. E quando ho terminato il ritratto so molte cose di quel viso, poiché nessun viso può rimanere a lungo nascosto. Ma sebbene nulla sfugge all’occhio, tutto viene perdonato a priori. L’occhio non giudica, non fa apprezzamenti morali, non critica…>>
L’occhio non critica, ma poi di fronte ad un bel ritratto interviene anche la nostra parte razionale che con certezza può affermare: <<Si, è proprio lui, non ci sono dubbi!>> La percezione visiva e logica qui si saldano e si impongono con forza ai più.
Ecco perché dovremmo dedicarci di più all’arte in una delle sue innumerevoli espressioni! Ma non solo come fruitori, anche come esecutori, di un disegno, una melodia, un ritmo, un’armonia, un espressione poetica… Imparare a vedere, ad ascoltare servirebbe a molto nella nostra società delle icone. Usciremmo da molti stereotipi e da molti inganni, soprattutto capiremmo quanto sia inutile cercare una propria verità e farla vedere agli altri in un mondo dove la maggior parte di noi non è in grado di vedere con chiarezza neanche ciò che ha di fronte.
*Poesia di Giorgio Caproni, “Biglietto lasciato prima di non andar via”, 1975 in “Il franco cacciatore”, Garzanti, Milano, 1982. Azzardo un breve commento personale a questa bellissima poesia di Giorgio Caproni. Non trovo altre parole per definire l’essenza di ogni vita. Quasi mai capiamo che siamo oltre la nostra storia attuale, in un bozzolo di luce assai lontano dalle dimensioni del tempo e dello spazio dove invece pensiamo di essere ora. Non dobbiamo aver paura, nulla di ciò che siamo può davvero andare perduto…
Stefano scrive una professione di fede anti-covid (o meglio di NON fede sul covid) che pubblico nel post sotto. Molti penseranno al solito complottismo negazionista, io penso piuttosto che è più che lecito farsi domande sull’accaduto e cercare di darsi delle risposte mettendo insieme i tanti pezzi del puzzle che abbiamo a disposizione. E la vera domanda da porsi è proprio questa: la narrazione sul virus è prevalentemente centrata sul convincimento e su presupposti di fede oppure su fatti e dati scientifici certi? Non metto in discussione la realtà del coronavirus e la sua pericolosità iniziale, piuttosto considero poco credibile la realtà della narrazione sul coronavirus, che ne ha amplificato gli effetti negativi a dismisura – minimizzando invece tutti i progressi fatti dalla scienza medica nel trovare terapie efficaci nel combatterlo – e continua a farlo anche ora che i dati sembrano confermare il suo progressivo indebolimento e una possibile scomparsa.Intanto potrebbero iniziare a dirci in maniera chiara ogni quanti pazienti positivi si presenta un paziente sintomatico e quanti sintomatici sono attualmente soggetti a ricovero. Fa pensare sentire il presidente dell’ordine dei medici della Liguria dichiarare: “All’obitorio comunale di Genova i morti per patologie diverse dal Covid-19 sono praticamente scomparsi” (VEDI QUI IL VIDEO). Così come sarebbe assai più onesto parlare della mortalità del coronavirus in rapporto al numero degli abitanti dello Stato a cui si riferisce: se gli USA hanno oltre 300 milioni di abitanti mi sembra scontato che rispetto all’Italia che ne ha 60 avranno un numero assoluto di morti per covid maggiore, ma questo non significa affatto che la situazione sia peggiore di quella italiana. La chiarezza sarebbe la migliore arma contro le fake news, ma le nebbie dell’informazione sono assai fitte nonostante siamo in piena estate.
Post di Stefano
Io non credo che la chiusura – chiamarlo lock-down è sintomo di asservimento culturale – possa aver limitato l’epidemia, lo dimostrano i dati dei paesi che non hanno effettuato la stessa.
Io non credo che le mascherine possano servire a qualcosa vista la piccolezza dei virus e la larghezza delle maglie del filtro di qualunque mascherina.
Io non credo che i guanti possano servire a qualcosa visto che lo sporco aderisce tanto alle mani quanto ai guanti.
Io non credo che il distanziamento sociale (parole orrende) possa servire a qualcosa: all’aperto non ci si contagia mai ed al chiuso ci si contagerebbe comunque.
Io non credo che il divieto di assembramento (altra parola orrenda di origine fascistoide) possa servire a qualcosa per gli stessi motivi.
Io non credo siano state valorizzate le cure che tanti valenti medici hanno sperimentato, poiché il vero scopo è quello di costringere a vaccinarci tutti.
Io non credo che il vaccino prossimo venturo servirà a qualcosa, visto che si tratta di virus molto mutevoli.
Io non credo che i vaccini antinfluenzali servano a qualcosa, se non a subirne i danni collaterali.
Io non credo che questo virus sia di origine naturale.
Io non credo che i dati sulla presunta pandemia non siano stati pompati artificialmente.
Io non credo che in autunno ci sarà la seconda ondata, a meno che non vorranno diffonderla intenzionalmente.
Io non credo che le miriadi di restrizioni e di misure inconcepibili siano utili e che siano, anche, semplicemente applicabili.
Io non credo alla narrativa ufficiale su questa presunta pandemia, mentre credo sia in atto un enorme esperimento sociale e che è nostro compito, di persone ragionevoli, farlo fallire.
Il 3 luglio è la festa di San Tommaso, l’ultimo degli apostoli a credere nella risurrezione di Gesù, il quale apparirà di nuovo nel cenacolo – 8 giorni dopo la Pasqua – appositamente per lui invitandolo esplicitamente a toccare le sue piaghe per “credere”! Nella risposta di Tommaso c’è poi una comprensione profonda, un’illuminazione: “Mio Signore e mio Dio!”.
Quello che gli altri apostoli ancora non erano riusciti a fare, identificare la profonda umanità di Gesù con la sua divinità, riesce a Tommaso attraverso l’intelligenza della fede: percepire quell’idea grandiosa insita nell’animo umano, che non dipende da noi ma ci sta di fronte nonostante la nostra incredulità! E come è stato ben detto (o meglio bene-detto) le “ragioni della fede servono alla fede”! L’uomo ha bisogno di risposte, di avere giustizia, di continuare ad avere speranza e soprattutto di non essere solo e continuamente preso a schiaffi dal proprio creatore. La presenza di Gesù risorto è un’esperienza concreta per gli apostoli, trascendente eppure reale, in grado di comunicare ad uomini timorosi ed esitanti e spingerli a cambiare o meglio fondare la loro e la nostra vita altrimenti evanescente.
La figura di San Tommaso è quindi utile per continuare il percorso iniziato nel postDUBITARE PER CREDERE , in cui si parlava del dubbio come motore della fede. E proprio Sant’Agostino affermava in proposito che Tommaso “vedeva e toccava l’uomo, ma confessava la sua fede in Dio che non vedeva né toccava”!
Ma a noi uomini di oggi cosa è dato “vedere e toccare”? La domanda di Tommaso è anche la nostra domanda: “Perché mai dovrei credere a quello che dite voi? Solo se vedrò con i miei occhi e toccherò con le mie mani, allora potrò credere!”.
La figura di Gesù si muove infatti su due linee: una orizzontale , quella della storia di un uomo terminata con la sua crocifissione; l’altra verticale, che tende cioè verso l’alto, verso l’oltre e l’infinito. Ciò avviene con il riconoscimento della risurrezione, che attribuisce a Gesù la divinità!
In qualche modo, in una dimensione “altra” ma ugualmente accessibile in quanto donata a noi umani, le due linee convergono, piegando il tempo e lo spazio in un intreccio indissolubile. Non resta a noi che dubitare, mettendo i semi di una Rivelazione. Perché del dubbio e della fede, questo è certo, non possiamo proprio farne a meno.
Concludo, come avevo già fattoQUI, con una citazione tratta dal Fedone di Platone:
” A me sembra, come anche a te, o Socrate, che intorno a queste cose il sapere chiaramente sia impossibile o difficilissimo, mentre d’altra parte il non indagare in tutti i modi ciò che si è detto e il desistere avanti che uno sia esaurito nell’osservare sotto ogni aspetto, è certo da uomo ignavo. E’ necessario quindi decidersi in uno di questi due modi: o accoglier da altri, o scoprire da sé come stanno le cose; o, se ciò è impossibile, accettando almeno il migliore e il più inconfutabile degli argomenti; e, affidati a questo come su di una zattera, fare in modo pericolante la traversata della vita; a meno che uno non sia in grado, in modo più stabile e meno arrischiato, di compiere la traversata su di un sostegno più sicuro, cioè su di una certa divina rivelazione.”