Oltre l’infinito!

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“Il tempo continua a scorrere? Sfortunatamente sì. Scorre? Che dico, precipita. Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.” Cit. tratta dal libro – Dance dance dance di Murakami

Ma è davvero così? È davvero il passato a schiacciare in un angolo l’avvenire? E la morte? Con la morte il passato e il futuro coincidono annullandosi a vicenda. Perché non può esserci passato senza futuro e il presente è il “motore immobile” dove la coscienza fa ruotare la vita! Il fatto stesso di esistere in un dato tempo e in un dato spazio apre le porte all’eternità, a quel tessuto spazio-temporale sottostante che tiene insieme l’Essere nella sua apparente mutevolezza. Noi siamo sue creature, scintille di vita, come lo sono le stelle nel buio dell’universo. Una luce che continuerà a viaggiare, per sempre, oltre l’infinito!

«Se, dunque, l’Intelligenza divina è ciò che c’è di più eccellente, pensa se stessa e il suo pensiero è pensiero di pensiero.»

«Riguardo al pensiero […] sembra che esso solo possa esser separato, come l’eterno dal corruttibile.»

(Aristotele, Dell’anima, II, 1, 413b)

Cemani, la gallina nera!

Calimero, il pulcino nero

Ve lo ricordate Calimero, il pulcino nero che si sentiva brutto e sfortunato perché diverso dai suoi fratelli nati con le piume gialle? Ebbene esiste davvero, sono i polli di razza Cemani! Solo che a differenza di Calimero le Cemani nascono tutte nere, nere sono le piume, il becco, le zampe, addirittura le ossa e gli organi interni! E nere rimangono per tutta la vita. Solo le uova hanno un guscio color crema chiaro (quasi bianco), sono un po’ più piccole di quelle standard che trovate al supermercato (pesano in media 40 grammi contro i 55 grammi delle uova che comperiamo di solito). A dire il vero se guardate bene (ma dalle foto è quasi impossibile vedere) le piume hanno dei riflessi verdi che le caratterizzano e certificano la purezza di questa razza particolare.

Valentino ha in braccio un galletto Cemani di circa due mesi. Ben visibile è già un accenno di cresta!

Il mio amico Jacopo, appassionato di animali, soprattutto direi di quelli da cortile (polli e conigli in primis), e sempre aggiornato sulle curiosità di questo interessante mondo, mi ha regalato una coppia di polli Cemani e osservandoli ho subito iniziato ad apprezzare il loro carattere affettuoso e docile con noi umani, ma determinato al punto tale da riuscire ad imporsi facilmente con gli altri polli del pollaio (convivono con un gallo e una gallina di razza Amrok)! Ora hanno poco più di due mesi e raggiungeranno la maturità sessuale intorno alle 16-20 settimane di vita. Me ne accorgerò oltre che per lo sviluppo completo della cresta e dei bargigli, anche perché il gallo inizierà a cantare e la gallina a deporre le uova.

Il galletto con la cresta più sviluppata è alla vostra sinistra

Dovete sapere che in un pollaio vige sempre l’ordine di beccata. In sostanza questo significa che il gallo o la gallina dominante del gruppo può beccare tutte le altre che sono al di sotto di lui (o di lei). Poi verrà la seconda, la terza, fino ad arrivare alla gallina sul gradino più basso. Una volta stabilita questa gerarchia di solito il branco convive pacificamente, bisogna stare attenti solo se si introduce un nuovo individuo, perché potrebbe subire prepotenze.

A pochi giorni di distanza dall’introduzione nel mio pollaio dei 4 polli suddetti ( un galletto e una gallina Cemani e un galletto e una gallina Amrok), posso tranquillamente affermare che il galletto nero Cemani è il re del pollaio; non manca mai di dimostrarlo affrontando il galletto Amrok, che pur essendo ben più grosso di lui batte rapidamente in ritirata accettando così un ruolo secondario nel pollaio.

I polli Ayam Cemani (Ayam=pollo; Cemani=completamente nero) sono originari dell’isola di Giava, in Indonesia dove la loro colorazione li rende animali sacri e dotati di caratteristiche ultraterrene. Sono stati importati in Europa da un olandese solo nel 1998. Se siete curiosi di vedere come sono da adulte e leggere una scheda approfondita con lo “standard della razza” potete farlo cliccando su https://www.agraria.org/polli/cemani.htm.

Termino qui questo breve post sulle Cemani sperando di avervi incuriosito, magari lo aggiornerò in seguito una volta che avranno completato lo sviluppo, integrando il post anche con qualche notizia sulle loro compagne di pollaio, le Amrok, razza nettamente più pesante allevata sia per la carne sia per le uova.

Lettera ad un medico scientista

http://By Alessandro Nassiri per Museo scienza e tecnologia Milano – Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48703077

L’amico Stefano mi ha inviato questo post che pubblico volentieri. Lo introduco con alcune considerazioni personali. Karl Popper era estremamente critico nei confronti dello scientismo, inteso addirittura come “presupposto del totalitarismo”. Egli riteneva che l’idea di poter pianificare in modo oggettivo qualsiasi progettualità umana fosse sbagliata e avrebbe portato ad una sorta di collettivismo politico: “«Una società chiusa assomiglia ad un gregge o a una tribù per il fatto che è un’unità semi-organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli.» Al contrario, la società aperta è quella nella quale gli uomini sono liberi di assumere il timone della loro vita, liberi di manifestare un atteggiamento critico, liberi di basare le loro decisioni sull’autorità della propria intelligenza.” ( da La società aperta e i suoi nemici, di K. Popper). Aggiungo che per Popper una teoria per essere scientifica, deve sempre essere falsificabile, cioè soggetta alla critica. Può quindi essere possibile “ingegnerizzare” la società, per affrontare come sta accadendo nell’attuale crisi da coronavirus, problematiche sanitarie? Popper confronta l’ingegneria gradualistica con l’ingegneria utopica. La prima, nel caso di difficoltà nell’attuazione di riforme politiche potrà portare al prevalere della ragione per raggiungere un compromesso con metodi democratici. La seconda invece porterà allo scontro tra le differenti opinioni degli ingegneri utopici, fermamente convinti di poter fare una ricostruzione globale della società senza però avere le conoscenze adeguate per prevenire le conseguenze pratiche di un’azione; ed è più facile che la differenza di opinioni tra gli ingegneri utopici porti all’uso della violenza piuttosto che a quello della ragione, spingendo gli stessi politici a mascherare i loro errori nascondendosi dietro la presunta scientificità delle loro azioni. Termino con un quesito: oggi viviamo in una società chiusa, fondata su presunte verità scientifiche e immutabili oppure in una società aperta, dove l’individuo ha una sua importanza e autonomia di pensiero e soprattutto le azioni collettive vengono decise con criteri razionali soggetti a verifica empirica e sociale? Ma per un ulteriore approfondimento vi lascio al post di Stefano

Giorni fa ho avuto il privilegio di avere una interessante conversazione con un medico che lavora mio stesso istituto.

Lei (è una donna) è graniticamente convinta che tutto quello che deriva dalla scienza ufficiale, dalle sperimentazioni pubblicate nelle riviste specializzate, dal cosiddetto “mainstream” scientifico, sia tassativamente vero e dimostrato. Sono assolutamente convinto che il medico in questione sia in perfetta buona fede. La sua formazione, i suoi studi, le sue esperienze anche, glielo hanno dimostrato. L’argomento, ovviamente, riguardava la “pandemia” da Covid 19. A lei voglio dedicare questa lettera.

La scienza, a mio avviso, non è un moloch e non può essere dogmatica. La scienza per sua natura è in continua evoluzione e spesso, gli importanti progressi della stessa, producono una completa rivoluzione delle idee, fino a quel punto, accettate come verità indiscutibili. E’ inutile che citi Galilei… o Newton, Einstein, Tesla, Bohr o Bohm… Ognuno di loro ha rivoluzionato completamente tutte le “credenze” fino a quel punto consolidate e, secondo me, quanti ne verranno?! Semplicemente perché, fortunatamente, la scienza, anzi più precisamente la conoscenza a cui ha accesso l’uomo, non ha limiti. I predetti geni, in compagnia di molti altri che non cito per mia ignoranza, poi, hanno teorizzato riguardo, in questo caso, alla sola disciplina della fisica, dalla quale, però, deriva la chimica e di conseguenza la biologia. Solo questo dovrebbe dimostrare che l’atteggiamento giusto, nei confronti dell’evoluzione conoscitiva e nelle nuove scoperte, sarebbe quello di massima apertura, non pregiudiziale, ma, ovviamente, attento verso gli eventuali falsi. Nello specifico, la cosiddetta “scienza medica”, “scienza” non lo è affatto in quanto trattasi di “arte”. Poiché le variabili che compongono un essere umano, a partire dal fattore fisico, a quello energetico, emozionale, psicologico… e già basterebbero, ma per chi ci crede, spirituale e karmico… sono letteralmente infinite! Per cui, infinite sono le patologie e le cause che provocano le stesse che solo un bravo medico, come sono sicuro sia la destinataria della presente, può curare. Un medico che, sulla base dei suoi studi, dei suoi aggiornamenti continui, della sua esperienza sul campo, della sua empatia, della sua intelligenza, ma soprattutto della sua capacità intuitiva, può esercitare questa “arte” sublime. Sublime perché, salvare dalle sofferenze o dalla morte chi, fiducioso, viene a chiedere aiuto, credo, sia l’atto di amore più importante e fattivo che ci sia.

La scienza, dicevo, è in continua evoluzione e, più si avanza nelle scoperte, più si resta invischiati in nuovi dubbi. A mio avviso, la relatività annunciata da Einstein, man mano che arrivano nuove scoperte, non si ferma al concetto di tempo, ma anche a quello di “spazio”, messo a dura prova dal fenomeno dell’Entanglement, a quello di energia, da quando il “mattone fondamentale” il Fotone, a volte si comporta da particella ed a volte da onda… ed a seconda, addirittura, alla “volontà” dello sperimentatore. Praticamente, concetti “assoluti” dai quali si può partire per costruire nuove teorie non ce ne sono… a parte qualche numero costante nell’universo come il Phi o come il Pi Greco che, guarda l’ironia della sorte, sono numeri che sfuggono alla nostra comprensione in quanto irrazionali.

Dunque, se certezze “scientifiche” non ce ne sono e né teorie certe, quello che resta è la pratica, l’esperienza. Infatti ad un buon medico importa poco se tale o talaltro rimedio sia stato testato sperimentalmente, l’importante è che funzioni! E che, soprattutto, non peggiori la situazione.

Ma se, quindi, di certezze in campo scientifico non mi sento autorizzato ad averne, non è così riguardo il comportamento di alcune categorie di persone. Parlo sempre di pratica eh!

In quel campo credo di aver maturato alcune certezze.

In questa epoca mercantilistica dove l’unico valore residuo è il guadagno materiale, non credo si faccia eccezione per quanto riguarda l’industria farmaceutica. Sono imprese come le altre e, come le altre, perseguono i dividendi. Con l’unica aggravante che dalla loro ricerca e dalla loro produzione, dipendono le cure e la speranza di guarigione dei malati.

Quello che è certo, però, è che un paziente “guarito” non rappresenta una buona occasione di guadagno, come cliente è molto meglio, invece, un “malato a vita”. Un affare ancora migliore è poter “curare” gente sana, magari con la scusa della prevenzione.

A mio avviso una buona profilassi è utile quando si tiene alto il fattore energetico della persona, il suo sistema immunitario. Un sistema organico è praticamente perfetto e riesce a difendersi da qualsiasi attacco esterno, purché venga fatto lavorare in condizioni ottimali. Un essere umano ha bisogno di respirare aria pulita, bere acqua pulita in quantità giusta, mangiare cibi sani in quantità giusta, fare dell’esercizio fisico all’aria aperta ed al sole, curare la propria igiene, ripararsi dal freddo e dalle intemperie… Ha bisogno di avere relazioni sociali, divertimento, affettività ed attività sessuale appagante, ha bisogno di tenere la mente in allenamento e di esprimere la propria creatività. In queste condizioni difficilmente ci si ammala, solo che tutto questo non produce guadagno all’industria della salute. L’arte medica dovrebbe insistere soprattutto su questo e con questo curare. Ben inteso, io non ho nulla contro le cure tradizionali o i vaccini: se ho un shock anafilattico, ben venga l’iniezione di cortisone che mi salva la vita… poi ne parliamo, sopravvivendo se ne può parlare! Se mi prendo una pallottola, ben venga il chirurgo che me la toglie e che mi sutura la ferita e poi ne parliamo. Quelli della mia età hanno conosciuto e conoscono un certo numero di poliomielitici, nostri coetanei, per cui sia dichiarato “santo subito” chi ha scoperto la vaccinazione antipolio!!!

Chiarito questo, visto che la salute è un fattore importante al raggiungimento della felicità personale, credo non possa essere affidata in esclusivo a delle Ditte che perseguono solo l’interesse privato.

Già da tempo la ricerca è stata affidata “quasi” esclusivamente alle ditte farmaceutiche, le uniche entità che hanno soldi da investire, gli stati, in questo regime neoliberista, non ne hanno; ma una Ditta, qualunque essa sia, persegue una sola cosa: il guadagno. Per cui ogni ricerca è finalizzata ad inventare qualcosa di brevettabile e di redditizio, non certo alla salute pubblica. Una seria ricerca, ad esempio, sulle… vitamine, sul bicarbonato di sodio, sulle molecole già in uso comune non brevettabili, sulle pratiche mediche non costose, sull’omeopatia, sulla medicina tradizionale cinese, sulle ricette della “nonna” e quindi esperienziali, non si fa! Poiché tali studi sarebbero un pessimo investimento.

Premesso tutto questo mi si può opporre che, sulle ricerche in campo medico, vigilano degli organismi di controllo, sia statali che sovranazionali… tipo ISS od OMS. Ci sono poi le riviste internazionali di pubblicazione e divulgazione scientifica prestigiose, e quindi affidabili, pronte a screditare qualsiasi tentativo di uso strumentale della produzione farmacologica. Il problema è tutto qui: la società mondiale si è pian piano, ma inesorabilmente, trasformata in un sistema neoliberista e mercantilista in cui è possibile comperare qualsiasi cosa, a dispetto di qualsiasi conflitto di interessi. Ecco che, quindi, ad esempio, che il maggiore finanziatore dell’OMS, che è solo parzialmente un organismo dell’ONU, è la Fondazione Bill e Melinda Gates, a loro volta finanziati dalle principali industrie farmaceutiche (Big Pharma), il controllato è anche il controllore. Le riviste mediche più accreditate vantano tra i soci di maggioranza le stesse Big Pharma. Questo avviene in qualsiasi campo, per esempio nella finanza, le banche, che dovrebbero essere controllate dalle varie Banche centrali, posseggono a loro volta le stesse: controllati e controllori sono la stessa entità.

Alla luce di ciò credo sia auspicabile, da parte dei medici, affidarsi principalmente alla propria professionalità, all’esperienza, al proprio intuito e, perché no, all’amore che hanno provato nel perseguire all’inizio la loro carriera, piuttosto che affidarsi a delle entità che inseguono solo un interesse economico.

Con stima.

Stefano

Riflessioni filosofiche: la linfa della vita

Foto da Pixabay

“Anche le gioie del più profondo affetto sono solo l’ombra della luce”. Franco Battiato


Cos’è che ci divide? Che cosa sono questi gusci impenetrabili che mantengono le emozioni prigioniere di un io tiranno? E’ questa la nostra condanna: essere prigionieri dei nostri stessi pensieri, un nugolo scuro che ci accieca e ci addormenta. E’ come un torpore mortale che ci rende prigionieri dell’illusione, un torpore provocato dalle nostre coscienze inconsapevoli, non ancora in grado d’uscire dal grembo dell’essere per iniziare ad esistere. In realtà non è il corpo a costituirci e a trascinarci nella vita, ma sono i pensieri a dare forma al nostro corpo, perché la mente è sempre rivolta all’esteriorità e all’azione. Ma cosa dà forma alle tante forme d’amore che sono presenti nella nostra esistenza? La ragione non può spiegarci perché amiamo qualcuno, da dove nasce l’empatia o la compassione. E questo sentire ci guida ogni giorno, eppure noi ne siamo a malapena consapevoli. Tutto nell’evoluzione collettiva ci porta a vivere all’esterno. Ma se apriamo gli occhi, pur rimanendo nel torpore del sonno, ogni cosa nel mondo in cui viviamo inizia a perdere spessore e significato per diventare solo apparenza. E se apriamo ancora di più gli occhi allora potremmo accorgerci che l’intera nostra vita non è altro che apparenza, un ricoprirsi di maschere in mezzo ad altre maschere. E spesso sotto queste coperture c’è un essere che vive e soffre, perché soffocato dallo stesso sistema che gli impedisce di respirare. E’ il sistema del possesso, dell’avere, del non-essere: perché l’uomo ha creato una prigione così difficile da penetrare?
Ci vengono proposti traguardi ambiti da raggiungere per diventare qualcuno, cose da possedere, modelli da imitare…Ma è inutile abbellire la nostra prigione, ridipingere di volta in volta le pareti, renderla più comoda e confortevole o dividerla con qualcun altro…rimane e rimarrà sempre una prigione da cui non si può scappare. Se il nostro problema è dare spazio al vero sé, all’esistenza nel vero senso del termine, allora è necessario uscire dalla prigione. La chiave per uscirne dev’essere nel posto più segreto e innominabile, al buio perché non deve essere vista e trovata: questo posto è l’essenza intima che ci costituisce, è il nostro stesso cuore spirituale.
Forse allora ci accorgeremmo che siamo davvero i tralci di una stessa vite, che la linfa che ci nutre è la stessa, che siamo un’unica entità pur essendo in tanti a poter dire “io esisto”. Forse allora ci accorgeremmo che esistiamo come rami o foglie e non come piante separate, che l’individualità puramente razionale è un inganno della mente, un non voler accettare il proprio vero essere. Capiremmo che l’amore che a volte ci pervade e che rivolgiamo ad un’altra persona in realtà non ci appartiene, ma è la stessa linfa che ci tiene in vita e che ci ha creati. E quando riuscirò a smettere di sognare, allora io non esisterò più come tralcio, come entità separata, ma esisterò invece come l’intera pianta nutrita da una linfa d’amore. Così da individuo che esiste nel tutto diventerò consapevole di essere l’intero tutto. Ma questo non potrà mai realizzarsi fintanto che ci saranno uomini che continueranno a vivere separati nelle loro accoglienti prigioni. E’ duro ammettere a sé stessi che io sono nel povero, nel malato, nel tiranno spietato, nell’essere più degradato come in quello più sublime. Siamo attraversati da uno stesso flusso, questo flusso è la linfa della vita, con le sue scorie e il suo nutrimento. Impariamo a riconoscere la purezza attraverso il divino che è in noi e che è in grado di portarci verso la luce della consapevolezza. Chi-amati per nome, uno ad uno risorgeremo ad una nuova vita!

Tiranni e tirannosauri

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Foto da Pixabay

Tacito, storico romano, affermava che: ” Nessuna cosa umana è tanto instabile e fluttuante, quanto la gloria di un potere che non si appoggia sulle proprie forze!”

Uno degli ultimi atti di chi detiene un tale potere effimero è certamente la sfrontatezza, il fare cioè quello che si vuole pur andando manifestamente contro la collettività. I tiranni dell’antichità non necessariamente erano persone malvagie e incompetenti, anzi a volte erano davvero illuminate. Ma ciò che caratterizzava la tirannia in generale era l’agire al di sopra delle istituzioni democratiche e delle loro leggi. Per questo motivo la tirannia divenne sinonimo di ogni forma di potere arbitrario e illimitato, anche da parte del popolo o di una maggioranza in una democrazia in cui non venivano più rispettati i diritti individuali.

E qui con queste brevi riflessioni mi ricollego all’oggi, perché è innegabile che in Italia e più in generale nel resto del mondo sia in atto una palese limitazione dei diritti individuali, realizzata in nome di un’emergenza sanitaria globale.

Un’emergenza che spesso nei media viene presentata come permanente e irreversibile. Qualcosa con cui dobbiamo convivere e deve quindi necessariamente cambiare le nostre abitudini e di conseguenza le nostre leggi e le nostre istituzioni.

La priorità dello Stato di diritto sostituito dallo Stato di eccezione, il tutto esteso ad un potere sempre più globale e senza limiti. Uno scenario estremo che a me personalmente inquieta molto più del virus. Non accadrà, trattasi certamente di una situazione momentanea e contingente. Ma il solo fatto che in brevissimo tempo abbia quasi uniformato l’azione politica dei governi globali è una cosa da non sottovalutare.

Sia quel che sia sarebbe ora che i tiranni – così come i tirannosauri – illuminati o meno che siano siano, si estinguano una volta per tutte.

Dolcezza

fiopri

Dolcezza

è il tuo animo disciolto nel mio,

commistione di sguardi

che penetrano in profondità

per lasciare spazio all’amore.

Assaporo i tuoi respiri

le espressioni del tuo viso

ora circondato dalla luce

della vera bellezza:

dolcezza che annulla il dolore,

l’amaro del nostro soffrire,

la paura di sbagliare ancora,

di uccidere ogni speranza

di tornare a morire.

Lascia che la tua dolcezza

migliori il mondo intorno a te,

fa conoscere chi sei

lo splendore che hai dentro

ciò che ti è stato donato

prima ancora di nascere,

un gioiello prezioso

che brilla di una luce tutta sua,

la luce della verità

che costituisce gli uomini

li rende capaci di amare

e di creare la vita.

Miele in favo e arnie top bar

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Porzione di miele in favo

L’estrazione del miele nella maggior parte delle arnie utilizzate ai nostri giorni avviene per centrifugazione, cioè i favi vengono costruiti dalle api su dei fogli cerei inseriti in dei telaini di legno e una volta riempiti di miele l’apicoltore toglie gli opercoli (sono i tappini di cera bianchi che vedete nella foto sopra, messi dalle api quando la celletta è piena di miele), dopodiché li inserisce in uno smielatore. Lo smielatore altro non è che un cilindro in acciaio inox o in plastica alimentare che ruotando grazie alla forza centrifuga fa fuoriuscire il miele dai favi. Dopodiché l’apicoltore versa il miele in dei maturatori e lo filtra meccanicamente con  un filtro in acciaio inox. Le eventuali impurità che passano anche attraverso questo filtro piano piano verranno in superficie e saranno ulteriormente scartate dall’apicoltore prima dell’invasettamento del miele, che avviene dopo almeno 15-30 giorni dalla smielatura.

CLICCA QUI per vedere lo smielatore in azione!

Ma allora che centra il favo della foto pubblicata sopra? Dovete sapere che in passato la smielatura avveniva per “spremitura”, i favi cioè venivano torchiati per farne uscire il miele. Questo processo diventa necessario soprattutto quando i favi vengono costruiti dalle api in maniera naturale senza il supporto di telaini di legno forniti dall’uomo. Perché un favo di sola cera, che non ha supporti di legno e fili di acciaio al suo interno, verrebbe frantumato dallo smielatore durante i suoi vorticosi giri necessari all’estrazione del miele (vedi il filmato sopra per capire).

Il favo della foto è stato costruito interamente dalle api fra lo spazio che c’è tra due telaini vicini. Quindi è stato un prodotto casuale dovuto al fatto che non sempre l’uomo riesce a controllare il lavoro degli animali. In realtà esistono delle arnie a favo naturale, che lasciano cioè libere le api di costruire interamente il favo senza alcun telaio a supporto. L’apicoltore si limita a fornire loro una semplice stecca di legno, magari con un richiamo in cera che stimola le api ad iniziare la costruzione del favo.

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Arnia kenia top bar

L’arnia verde chiaro che vedete nella foto è una kenia top bar, è un’arnia orizzontale che simula una sezione di tronco cavo. Al di sotto del coperchio di metallo ci sono 24 barrette di legno (top bar appunto) sulle quali le api costruiscono ex novo i loro favi. L’ingresso dell’arnia è costituito da 5 fori di circa 2 cm, alcuni nella parte alta altri in basso (nella foto si vede da dove entrano le api, i due tappi in sughero chiudono due fori e verranno aperti quando la famiglia in costante aumento ne avrà bisogno). L’arnia è stata popolata da me alla fine di aprile con uno sciame naturale e attualmente le api sono riuscite a costruire circa 12-13 favi, di cui almeno due di solo miele. La costruzione del nido dentro l’arnia verrà completato dalle api nella prossima stagione, così come la raccolta del miele da parte mia avverrà o nella prossima primavera oppure addirittura in estate. Solo quando le api avranno accantonato almeno 4 favi pieni di solo miele, esse saranno abbastanza sicure di poter agevolmente superare l’inverno. Il di più, cioè ciò che il lavoro delle api generosamente accumula nel loro nido, potrà poi essere raccolto da noi e assaggiato.

Ma che vantaggio ha una simile arnia e soprattutto che differenza c’è nel sapore del miele? Per produrre cera le api hanno bisogno di consumare una quantità di miele fino ad otto volte la cera prodotta. Quindi è chiaro che se l’apicoltore fornisce già un foglio cereo su cui costruire le cellette esse produrranno più miele. Ma questo faticoso lavoro costituisce per le api uno sfogo che abitualmente loro devono fare in natura, limitare la produzione di cera non necessariamente può essere una buona idea per loro. Inoltre uno dei vantaggi dell’arnia top bar è l’assenza della necessità di aggiungere melari per raccogliere il miele: questi sono delle scatole in legno contenenti telaini e fogli cerei fatti appositamente per la raccolta del miele. Nelle arnie tradizionali l’apicoltore deve aggiungerli sopra il nido al momento di importanti fioriture e poi toglierli quando sono pieni, Ogni melario pesa circa 20 kg e lo sforzo dell’apicoltore per la raccolta non è affatto poca cosa. Invece nelle arnie top bar si raccolgono i favi con il miele direttamente dal nido, tagliandoli con un paio di forbici, mettendoli in un contenitore alimentare per poi spremerli o consumarli direttamente nel favo.

La cera è una sostanza grassa commestibile anche per l’uomo, esistono studi scientifici che ne dimostrano l’indubbia efficacia nell’abbassare il colesterolo e prevenire malattie cardiovascolari, ma sembra abbia anche un effetto antiinfiammatorio oltre che antiossidante. Quindi mangiare del miele direttamente da favo, insieme a piccoli quantitativi di cera, è certamente una cosa salutare. A patto che questa cera non sia cera riciclata dall’uomo, cioè inserita nell’alveare attraverso i fogli cerei: essendo una sostanza grassa la cera assorbe facilmente sostanze estranee che magari vengono introdotte nell’alveare dallo stesso apicoltore per fare dei trattamenti alle api. Queste sostanze vengono trattenute dalla cera come residui per anni! Quindi il miele in favo può essere commestibile solo se prodotto su favo naturale, cioè interamente costruito dalle api e raccolto dall’apicoltore appena opercolato. Inoltre anche se si deciderà di spremerlo, certamente questo processo manterrà odori e in parte sapori che nella centrifugazione potrebbero andare perduti. Insomma è un miele dai sapori antichi che potrebbe essere interessante provare. Vedremo il prossimo anno se le mie api, che già ora sembrano aver gradito l’arnia top bar, me ne faranno assaggiare un po’. Vi farò sapere.

 

 

Il canto del miele

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Il miele è la parola di Cristo,

l’oro del suo amore.

Il meglio del nettare,

la mummia della luce di paradiso.

L’alveare è una stella pura,

pozzo d’ambra che alimenta il ritmo

delle api. Seno dei campi

tremulo d’aromi e di ronzii.

Il miele è l’epopea dell’amore

la materialità dell’infinito.

Anima e sangue dolente dei fiori

condensata attraverso un altro spirito.

(Così il miele dell’uomo è la poesia

che emana dal suo petto addolorato,

da un favo con la cera del ricordo

creato dall’ape nell’intimità.)

Il miele è la bucolica lontana

del pastore, la zampogna e l’olivo,

fratello del latte e delle ghiande,

regine supreme dell’età dell’oro.

Il miele è come il sole del mattino,

con tutta la grazia dell’estate

e il fresco antico dell’autunno.

È la foglia appassita ed è il frumento.

Oh divino liquore dell’umiltà,

sereno come un verso primitivo!

Tu sei l’armonia incarnata,

lo spirito geniale di liricità.

In te dorme la malinconia,

il segreto del bacio e del grido.

Dolcissimo. Dolce.

Questo è il tuo aggettivo.

Dolce come il ventre di una donna.

Dolce come gli occhi dei bimbi.

Dolce come le ombre della notte.

Dolce come una voce.

O come un giglio.

Per chi ha in sè la pena e la lira

tu sei il sole che illumina il cammino.

Equivali a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni.

Oh liquore divino della speranza,

dove anima e materia unite

trovano il perfetto equilibrio

come nell’ostia corpo e luce di Cristo.

È la superiore anima dei fiori.

Oh liquore che hai unito queste anime!

Chi ti gusta non sa che inghiotte

lo spirito d’oro di liricità.

Poesia di Federico Garcia Lorca

Un breve commento a quella che più che una poesia sembra quasi un salmo laico, che celebra la divinità di Cristo ed esalta la sua presenza nel mondo attraverso ogni manifestazione di bellezza, dolcezza, accoglienza e amore. Il miele (miel in spagnolo è una parola femminile), esattamente come accade nell’ostia consacrata, è in grado di unire materia e spirito, anche se il poeta ci avverte che: “Chi ti gusta non sa che inghiotte lo spirito d’oro di liricità”. Manca la consapevolezza all’umanità tutta, di essere già ora in cammino verso una nuova umanità esaltata nell’Amore che annulla tutte le contrapposizioni e unisce le anime. A noi non resta che gustarne la dolcezza nella speranza di riuscire, prima o poi, a farla entrare nel profondo dell’anima.

Il male assoluto!

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Foto da Pixabay

Stefano mi ha inviato questo post dicendomi : “Non ti biasimo se non te la senti di pubblicarlo!” In effetti la crudeltà di cui sono capaci alcuni esseri sub-(umani?) è così sconvolgente che faccio fatica a parlarne. Ma bisogna comunque farsi forza e denunciare l’esistenza di realtà fin troppo presenti e invasive nelle nostre società. Esistono “mostri” che erano considerati esempi di virtù, come  Jimmy Savile conduttore radiofonico e televisivo britannico definito addirittura “un eccentrico gioiello nazionale”. In vita ricevette importanti riconoscimenti per le sue attività filantropiche, ma soprattutto dopo la sua morte, avvenuta nel 2011, <<… la Polizia Metropolitana ha annunciato che la portata delle accuse di abusi sessuali a carico di Savile è “senza precedenti” in Gran Bretagna: un totale di 450 presunte vittime hanno contattato la polizia nelle dieci settimane trascorse dall’inizio dell’indagine ufficiale.>>, <<in particolare, il conduttore avrebbe abusato sessualmente in diversi ospedali di malati, talvolta incapaci di reagire, di età compresa tra i 5 e i 75 anni e di ambo i sessi. Avendo accesso illimitato negli ospedali pubblici, Savile avrebbe avuto rapporti sessuali anche con cadaveri>>(fonte wikipedia ). Ritengo lecito domandarsi: perché nonostante in diverse occasioni erano emerse testimonianze sugli abusi praticati da questo terrificante personaggio non è stato possibile fermarlo e condannarlo?  Esiste forse una “rete di protezione” che copre gli abusi praticati da veri e propri mostri verso persone innocenti e particolarmente fragili come bambini e/o malati? L’adenocromo di cui parla Stefano nel suo post sembra essere collegato al caso Epstein e potrebbe coinvolgere una catena infinita di personaggi celebri più o meno famosi ( Leggi QUI), speriamo almeno che il recente arresto della sua compagna Ghislaine aiuti a fare giustizia su queste vicende orribili (o finirà anche lei suicida?).

Post di Stefano

Da molto tempo esito a scrivere questo articolo, forse non ne ho il coraggio, forse ho paura di parlare di certe cose perché magari qualcuno ne potrebbe restare gravemente turbato. In ogni caso alla fine ho deciso di parlarne poiché la conoscenza è il contrario dell’ignoranza e non può far male. Così contemporaneamente contrasto sia l’ignoranza che la paura, gli unici veri due diavoli secondo S.Agostino.

Sapete tutti che cosa sia la pedofilia: si tratta di una PERVERSIONE sessuale che prevede il congiungersi sessualmente con bambini in età prepuberale, a volte in maniera violenta a volte attraverso ricatti o promesse, a volte addirittura con l’approvazione “interessata” dei genitori, poiché non esiste il consenso! Oppure assistere voyeuristicamente a scene di sesso con bambini. Comunque, nella pedofilia, lo scopo ultimo è il piacere sessuale. Bene, per l’argomento che vorrò trattare, la pedofilia c’entra solo in maniera marginale.

Ho sentito un’intervista ad un ricercatore che esponeva una panoramica sulla parte nascosta del web. Internet è come una specie di iceberg e la parte, diciamo, emersa è la parte più piccola. Quella a cui si può accedere con qualsiasi Browser di uso comune e con qualunque Motore di Ricerca tipo Google. C’è poi un Deep Web in cui ancora i contenuti sono legali, ma riservati. Lo sono per esempio le varie Intranet dei siti Istituzionali, o quelle delle grandi Ditte, Associazioni, eccetera. Per accedere a questa parte più profonda, o, più spesso, solamente a parti di essa, è necessario essere autorizzati ed avere quindi le password adatte. Esiste poi una parte più profonda ed inaccessibile chiamata Dark Web i cui contenuti sono illegali. C’è di tutto e per lo più le transazioni trattate qui sono monetizzate in criptovalute: monete parallele virtuali di origine privata, tipo i bitcoin. E’ curioso che la parte più profonda e nascosta del Dark Web è occupato dai Servizi Segreti dei vari Stati e quindi dallo spionaggio. Questo, tra l’altro, la dice lunga sul fatto che tali Servizi conoscano già tutto riguardo i traffici che avvengono ai livelli superiori. Per addentrarsi in questi strati profondi di Internet è necessario dotarsi di Browser e di Motori di Ricerca molto particolari, adottare antivirus e firewall di potenza superiore, ed accettare il rischio di poter distruggere fisicamente il device usato, poiché in questi livelli l’hackeraggio è la norma ed i sistemi di difesa adottati dai gestori sono tali per cui, per esempio, il ricercatore stesso che ha relazionato ciò che sto descrivendo, si è trovato a dover buttare via ben tre computer, poiché ci sono virus in grado di distruggere fisicamente le memorie ed i sistemi operativi. C’è ovviamente ogni traffico illegale: spaccio di droga, traffico di armi, eccetera, ma c’è di più! Qualcuno dirà: filmati pedopornografici? Ci sono, ma… di più!!!

E’ possibile, pagando, e qui siamo ad un livello già superiore, accedere a filmati in cui si mostrano sevizie, torture, ed esecuzioni di malcapitati, a costi crescenti ovviamente, a seconda della gravità degli atti. Se tali show sono dal vivo costano molto di più… però, in tal caso è possibile ordinare direttamente all’aguzzino quali trattamenti destinare alla vittima… un bel vantaggio no? Se questo non vi sembra sufficiente “fortunatamente” c’è ancora di più. Molto spesso le vittime sono proprio dei puri ed innocenti bambini. Quei bambini che scompaiono ogni anno, ogni mese ed ogni giorno… non solo dai paesi del terzo mondo, ma anche dal nostro “civilissimo” occidente, bambini che sono anche sottratti alle famiglie con delle scuse veramente incomprensibili. Bambini scomparsi ai quali sono riservati trattamenti particolari, ma in tal caso la monetizzazione non si limita alla semplice fruizione dei filmati… I guadagni realizzati in questo campo sono molteplici. Non è facile da spiegare: esiste una sostanza estratta dal sangue adrenalinizzato di vittime uccise dopo essere state sottoposte a sevizie e torture tali da far raggiungere il massimo del terrore alle stesse. Si chiama “adrenocromo” ed è… non lo so bene a cosa serva: se è una specie di droga o una specie di elisir di lunga vita. Sta di fatto che tale sostanza iniettabile è molto richiesta in certi ambienti elitari. Il “miglior” adrenocromo è quello estratto dal sangue dei bambini, a questo punto penso sia per motivi esoterici (conoscenze tenute segrete ai più e destinate agli iniziati o, in questo caso, a dei controiniziati), magari nel sangue dei piccoli sono presenti energie, a noi sconosciute, particolarmente pure, sta di fatto che è il più richiesto.

Dunque riassumiamo: ci sono “persone” (le virgolette sono d’obbligo, io non so definire bene certi esseri) che, per trarre un vantaggio personale, sia in termini di ricchezza, di potere, di sballo, di allungamento della vita… non importa, comunque per un vantaggio personale! Sono capaci di infliggere sevizie, torture, orrore e paura assoluti, ed infine la morte a dei……………………………………. bambini………………………………………. scusate…………………………..scusate, ma sto………………………….. piangendo…………………. dopodiché affidano rapidamente i corpicini esanimi ad altri “esseri”, appartenenti alla “classe medica”, al fine di dissanguarli per poi distillare la preziosa sostanza. Lo scempio non finisce qui, l’interesse non ha limiti: se serve ne vengono estratti organi per trapianti, se serve tessuti e collagene utili a realizzare cosmetici e chi più ne ha più ne metta… che in confronto le lampade in pelle umana dei nazisti sono bruscolini. Ma che cosa c’è nella testa di questa gente? Ma ‘sta gente è capace di provare qualcosa? Qualsiasi cosa?

Voi mi direte: ma ci sono “persone” capaci di uccidere, di torturare un nemico per estorcere informazioni, di dichiarare una guerra, di premere il pulsante che farà scoppiare una bomba atomica, di affamare interi continenti attraverso lo sfruttamento e l’economia… ci sono stati e ci sono gli schiavisti, è vero! Nel bestiario umano sono presenti tante abominevoli tipologie. E sono presenti anche nel mondo visibile, intendo nel mainstream, sotto forma di capi di stato o rappresentanti di altre cariche, ma non so come dirlo: godere nel vedere altri soffrire e morire e magari essere colui che lo determina. Iniettarsi quella sostanza, sapendo perfettamente quello che significa, credo sia di un livello di male superiore… assoluto. Forse mi sbaglio.

Dunque: io non credo al diavolo, inteso come entità a sé stante, poiché penso che ognuno di noi se lo porta dentro il proprio diavoletto, ed in occasioni estreme capita a tutti di compiere gesti negativi di cui non ci si credeva capaci. Ma non ci credo anche perché, il diavolo narrato dalle varie teologie, in confronto a quanto sopra, sarebbe un dilettante.

Percezioni

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Duomo di San Ciriaco, Ancona, olio su tela

Quando ci poniamo di fronte alla realtà come osservatori consapevoli, sorgono una serie di problemi: vediamo ciò che ci mostrano gli occhi oppure ciò che appare alla nostra mente? Alla nostra parte logica e razionale basta ben poco per riconoscere un oggetto, essa si limita a simbolizzare e classificare, quanto basta per riconoscerlo. Vi accorgete di ciò proprio quando provate a disegnare quello che avete di fronte. Quanta fatica far corrispondere il vostro disegno con l’oggetto o la persona che provate a ritrarre.  Allora subito diciamo: “Io non so disegnare!”. Ma è davvero così? Oppure il problema è che non sappiamo più vedere con chiarezza le cose? Sembra proprio che molti di noi vagano nelle strade della vita affetti da miopia causata da un eccesso di logica e simbolismo. Ogni dibattito, ogni confutazione avviene sempre e solo a questo livello, ma ciò spesso non aiuta a vivere con chiarezza e soprattutto consapevolezza, perché ci sono costrutti falsi ma ben congeniati che fanno presa sulla nostra mente e ci fanno cadere nell’errore. Vedere le cose con altri occhi, quelli che si soffermano a guardare e osservare tutti i particolari andando oltre il simbolismo, può aiutarci a far cadere molte maschere mentali.

L’artista olandese Frederick Franck nel suo libro The Zen of Seeing relativamente al ritrarre i volti scrive:

<< Quando disegno un volto, un volto qualsiasi, è come se cadessero l’uno dopo l’altro tutti i diaframmi, tutte le maschere… finché non resta che l’ultima maschera che non può essere rimossa né alterata. E quando ho terminato il ritratto so molte cose di quel viso, poiché nessun viso può rimanere a lungo nascosto. Ma sebbene nulla sfugge all’occhio, tutto viene perdonato a priori. L’occhio non giudica, non fa apprezzamenti morali, non critica…>>

L’occhio non critica, ma poi di fronte ad un bel ritratto interviene anche la nostra parte razionale che con certezza può affermare: <<Si, è proprio lui, non ci sono dubbi!>> La percezione visiva e logica qui si saldano e si impongono con forza ai più.

Ecco perché dovremmo dedicarci di più all’arte in una delle sue innumerevoli espressioni! Ma non solo come fruitori, anche come esecutori, di un disegno, una melodia, un ritmo, un’armonia, un espressione poetica… Imparare a vedere, ad ascoltare servirebbe a molto nella nostra società delle icone. Usciremmo da molti stereotipi e da molti inganni, soprattutto capiremmo quanto sia inutile cercare una propria verità e farla vedere agli altri in un mondo dove la maggior parte di noi non è in grado di vedere con chiarezza neanche ciò che ha di fronte.

 

 

Siogiovanni

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