Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
“L’intervento di SisalPay|5, effettuato con il supporto degli azionisti Cvc Capital Partners e Banca 5 del gruppo Intesa Sanpaolo, punta a sostenere nell’immediato i propri clienti, molti dei quali colti di sorpresa dal blocco mentre erano in viaggio o in vacanza. Già sabato i clienti e gli esercizi convenzionati erano stati informati e rassicurati sul rimborso delle somme bloccate.”
Si ma ABOLIRE CONTANTE serve per combattere l’evasiONEEE, la corruZZIONEEE, il virUSEEE…. E mentre straparlane compaiono loro davanti queste belle notizie: la realtà vera presenta sempre il conto, se sentono i CRICK, CRACK, CROCK che fra poco viene giù pure la luna a fargli capire che è meglio che chiudono la bocca.
Il testo sotto è tratto dalla canzone “Tutti cercano qualcosa”, contenuta nell’album “I treni a vapore”. Non ho molti commenti da fare, mi sono limitato a sottolineare ed evidenziare le parole che più mi hanno colpito. Forse è un testo romantico, forse è filosofico, forse addirittura teologico… lascio a voi la scelta. Sicuramente è tratto dalle profondità dell’animo umano, che è un cercatore d’amore insaziabile, che si perde nella disperata ricerca di noi stessi in profondità infinite e insondabili! Il video e la canzone di Fiorella Mannoia la potete ascoltare QUI – Tutti cercano qualcosa
TUTTI CERCANO QUALCOSA
Tutti cercano qualcosa magari per vie infinite
magari per vie difficili e misteriose
a volte con arroganza e a volte senza pudore
a volte senza speranza e ormai nemmeno più dolore
soltanto per un po’ di tempo o per la vita intera
nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.
Tutti cercano qualcosa che non sanno più
ma io di più… ma io di più…
Mi manchi che fuori è freddo, mi manchi che fuori piove
che fuori c’è quest’aria scura che non si muove
mi manchi da tutto il tempo nel tempo di questo secondo
e mancano le parole e manca il fiato
e la voce diventa di vetro in questo tempo affilato
tempo che prende fuoco se manchi tu…
ma io di più…ma io di più…
E sarà fuoco e sarà amore oppure non sarà
e sarà amore da guardare finché non finirà
e sarà amore da pregare finché non tornerà
e sarà ricordo da bruciare finché non scalderà
sarà ricordo da portare finché non peserà.
Tutti cercano qualcosa, la verità che non ha confini
la verità che non ha colore e dorme sepolta dalle stagioni
e come questo povero cuore non ha padroni
e manca a tutta quanta la terra a tutta la gente del mondo
Dal 1 luglio verrà ridotta ulteriormente la soglia dei pagamenti in contanti, portandola dai 2999,99 euro attuali ai 1999,99euro! Nel blog ho già affrontato l’argomento nei post Contiamo il contante e Lotta al contante! Il fine di questa bella pensata, con la scusa di combattere l’evasione, è quello di spingere i cittadini verso l’utilizzo della moneta elettronica per arrivare alla sempre più completa tracciabilità di ogni nostro acquisto e movimento (bancario o reale che esso sia). Che si stia andando velocemente verso questo obiettivo lo dimostrano anche le recenti aperture del nostro premier che riguardo alla possibile riduzione dell’IVA ha affermato quanto già ipotizzato in passato da esponenti del governo come Luigi Di Maio: “La riduzione dell’Iva può avvenire per un periodo di tempo limitato e in futuro potrà essere legata al piano cashless di pagamenti con la moneta digitale”.
Pare che sta ipotesi sia già stata accantonata (non ci sono i soldi), del resto in un sistema che reperisce le risorse solo attraverso la leva fiscale, come si potranno mai davvero abbassare le tasse? A certo, dice il sapientino liBBerista, facendo pagare di più – ehm scusate – di meno, tutti! Ecco quindi spiegata l’utilità della moneta elettronica: metto una tassa sui conti correnti? Click! Sui depositi bancari superiori a xxx? Click! Recupero pendenze fiscali? Click! Ho una grande fantasia socio-tributaria? Click Click Click Click Click… Ma quanto è bella l’era diGGGitale! Si, ma chi sarà l’autore materiale degli amati click, il cittadino o lo Stato? Poco importa direi, alla bisogna si deciderà quanto necessario fare. Del resto il modello “prelievo forzoso” già attuato nel ’92 dal governo Amato è maestro in materia.
Quindi dematerializzare il denaro è la giusta soluzione per chi sa di sapere i mali della propria martoriata patria: corruZZZione, evasione e deBBito pubblico brutto! Niente più potrà essere nascosto all’occhio attento dello Stato e quindi la legalità e la giustizia trionferanno. Basta con teorie fantasiose di emissione di moneta o di titoli di stato perpetui ( Leggi QUI) per rilanciare l’economia distrutta dall’emergenza CODIV, molto meglio la spada di Damocle delle patrimoniali perenni alla bisogna del sistema finanziario.
Si ma se poi, in concreto, dopo tutti sti espropri, ehm scusate sacrifici, l’evasione continuerà ad essere un problema ripresentandosi in modi alternativi e addirittura più aggressivi, lo Stato cosa ci guadagna? Ma un cliccatore automatico salva conti in ordine naturalmente!!! Con tanti saluti ai contanti, brutti, sporchi e cattivi, portatori insani di virus e di tentazioni assai riprovevoli che è meglio evitare (come sempre lo fanno per noi).
Nella Bibbia ci sono personaggi “scelti da Dio” che erano peccatori incalliti. Uno su tutti il re Davide, che mandò a morire l’amico Utria per sposarne la moglie Betsabea! Eppure dalla sua discendenza è nato Gesù… E ce ne sono innumerevoli di santi che fecero una vita piena di azioni terribili, eppure! Dobbiamo forse mettere al rogo anche la Bibbia e tutti i libri che rappresentano la fragilità umana e l’incapacità degli uomini nello stare lontano dal male? Questi roghi così come questi sfregi alle statue ricordano periodi storici del passato che poco hanno a che fare con la libertà e la democrazia.
Quello che è certo è che la distruzione di queste statue è in molti casi il sintomo di un modello sociale contraddittorio, che a parole vuole esaltare l’importanza dei diritti civili, ma nei fatti attua ancora oggi politiche di stampo coloniale inique, che acuiscono i conflitti sociali e le povertà e le discriminazioni.
La politica globale è sempre più un sistema di potere che esalta gli errori del passato, cancellando nei fatti sistemi sociali più equi a favore di modelli di sfruttamento dove pochi guadagnano tantissimo e molti vivono nel degrado e nella disperazione. Quando abbatteremo i monumenti dell’ipocrisia che caratterizzano la nostra epoca, allora anche quelle statue simbolo di un passato scomodo e in alcuni casi inaccettabile saranno tollerate senza bisogno di strumentalizzazioni.
Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa“.
Tratto da “Kafka e la bambola viaggiatrice” di Jordi Sierra i Fabra
“…alla fine l’amore muterà in una forma diversa”, che è come dire: “La morte non esiste!”
Se c’è l’Amore la morte come nullificazione della vita non può esistere, perché il nostro essere è nell’Amore in ogni istante che viviamo e dipendiamo da Esso in ogni respiro.
La vita è quindi trasformazione, essenzialmente essa punta all’ordine per preservare sé stessa ma solo attraverso l’Amore può vincere contro il caos e il male. L’Amore è un disordine ordinato, l’unico che andando contro la corrente entropica dell’Universo può riportarci all’origine esaltando noi stessi!
Alle considerazioni di Stefano aggiungo solo che il “fatto” secondo me deve la sua potenza a quella briciola di verità che necessariaMENTE contiene: è essa a renderlo credibile agli occhi del mondo! Come il lievito che pur invisibile fa crescere l’impasto, così la verità, pur minima, è un potente lievito nella costruzione delle narrazioni mass-mediatiche.
Post di Stefano
Nell’epoca della comunicazione globale ogni fatto è una narrazione. La narrazione non corrisponde necessariamente al fatto. Un fatto può essere reale o inventato di sana pianta. Un fatto può essere stato creato artificialmente per scopi narrativi completamente diversi dalla realtà del fatto stesso. Può essere ingigantito o ridotto, enfatizzato o ridicolizzato, può diventare l’unico argomento di discussione presente nei media o essere ignorato del tutto. Lo scopo è la narrazione ed attraverso questa l’indottrinamento dei fruitori. É uno strumento di potere, il più potente strumento di potere. L’unico strumento in grado di far benedire le catene agli schiavi. Nessun altro strumento ci riesce: l’esercizio della forza, la violenza, l’oppressione, la coercizione, il ricatto, la corruzione… nessun altro strumento salva dal rischio di rivoluzioni collettive o individuali, dal rischio di prese di coscienza, dalle fughe per la libertà. Poiché l’accurata modulazione della narrazione, sostituendosi alla realtà per quella che è, crea la coscienza individuale e collettiva, la percezione della realtà, crea la reazione adeguata ed addomesticata.
Lo chiamano anche miele di bosco, ma qui dove sto io siamo fra colline coltivate e al massimo c’è qualche macchia boschiva qua e là. Però abbondano le querce e lungo il fosso vicino al mio orto ci sono i pioppi. Pensavo che visto il bel tempo e le acacie fiorite le api li sarebbero andate, ignorando invece la tanta melata che riempiva queste piante negli ultimi giorni, invece… mi hanno fatto una sorpresa!!!
Per chi non lo sa il miele di melata non deriva dal nettare dei fiori, quanto piuttosto dalle deiezioni – si avete capito bene, si tratta proprio di deiezioni zuccherine – di afidi e altri piccoli parassiti che si nutrono della linfa delle piante! E nei pioppi le foglie erano tutte appiccicaticce, ricoperte da tale sostanza luccicante. Di solito le api li bottinano solo se non c’è abbondanza di altre fonti nettarifere, di solito appunto. A me la melata piace più di qualsiasi altro miele, certamente più di quello di acacia, esageratamente zuccherino e quasi privo di pollini e altre sostanze. Invece la melata ha un tasso zuccherino basso, intorno al 55%, il suo colore è scuro tendente al nero e ha un leggero retrogusto amarognolo “quasi di fumo”! Oltre a zuccheri contiene anche proteine e sali minerali; inZomma se non l’avete già assaggiato vi consiglio di provarlo comperando preferibilmente un miele italiano, meglio ancora se prodotto da un apicoltore della vostra zona. Perché purtroppo anche di mieli contraffatti in commercio ne esistono eccome e non sempre è facile scovarli: anche il miele, vi assicuro, è fatto “anche ma non necessariamente” con nettare, polline o melata e il lavoro delle api.
Inoltre se tenete davvero alla loro tutela sappiate che i piccoli e medi apicoltori non hanno alcun interesse a sfruttare a morte il lavoro di questi insetti industriosi, essi imparano a rispettarli e cercano di prendere il giusto dando in cambio ciò che alle api serve per vivere, un bel prato fiorito, un’arnia (a loro va bene anche un tronco cavo a dire il vero), qualche aiuto a superare momenti di difficoltà quando serve… Ben poca cosa considerando che certamente esse farebbero a meno di noi, al contrario noi ben difficilmente possiamo fare a meno di loro considerando che ogni ape visita fino a 7000 fiori al giorno e che un alveare nel periodo della primavera-estate ha tra le 60-80 mila api!!! La produzione agricola dipende per una percentuale rilevante dal loro lavoro di impollinatori e più in generale dicono che circa il 70% delle piante sarebbe a rischio senza di loro. La differenza fra api e non api è quella che c’è tra un bel bosco ricco di vegetazione e un deserto, purtroppo già ora c’è poco da stare allegri visto la loro diffusione sempre più a rischio e soprattutto concentrata in pochi apiari insediati dall’uomo e una presenza selvatica in natura sempre più rara.
Ma teniamo da parte i tristi pensieri e per ora accontentiamoci dell’odore caldo-maltato-caramellato e del buon sapore che lascia in bocca il miele di bosco (o di melata) delle nostre cari api!
“Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». [19.40] Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre»” Lc. 19.40
La citazione evangelica calata nella situazione attuale è effettivamente illuminante. Come illuminante ho trovato il bellissimo articolo- intervista pubblicato nel blog “Duc in altum” che potrete leggere CLICCANDO QUI.
La citazione evangelica viene qui riferita alla Chiesa attuale: se i discepoli taceranno – dice Gesù – allora anche le pietre parleranno al loro posto! E chi sono oggi i discepoli? La Chiesa tutta e in particolare la sua “voce”: sono molti quelli fra le gerarchie ecclesiastiche che hanno voce agli occhi del mondo ma preferiscono tacere.
Sono le pietre a parlare al posto loro, sassi senza voce che gridano! Persone di buona volontà che non si adeguano al sistema e ne denunciano le storture. Una Chiesa che si adegua al Mondo e silenzia Cristo, in nome di presunti dogmi de Lascienza e a questi si sottomette è alquanto preoccupante. Se trasformiamo la religione, in particolare il cristianesimo, in un umanesimo senza più alcun riferimento al trascendente, di fatto la sterilizziamo rendendola un’istituzione esclusivamente umana al servizio di fini utilitaristici. È questo che sta affettivamente accadendo? Mi riferisco qui al “tempo sospeso” che ha caratterizzato il lockdown, un tempo caratterizzato dalla paura per il futuro che ci ha imprigionato in un presente incerto e terribile. Vero è che abbiamo riscoperto la dimensione della famiglia e forse anche una dimensione interiore importantissima, quella che per il credente è in grado di metterci in dialogo con Dio attraverso la preghiera. Ma la dimensione comunitaria e sacramentale è stata di fatto cancellata. Essa ci mette in contatto con il mistero e ci fa capire che la realtà non è solo ciò che vediamo o che tocchiamo. I segni sacramentali non possono avere una dimensione esclusivamente individualistica, essi al contrario esprimono sia la fede nella Chiesa, sia una maggiore comunione fra i credenti. Ma questa Chiesa, che si arrende al mondo consegnandosi senza battere ciglio alla dimensione del tempo sospeso, ha ancora cittadinanza nella cultura odierna? Il mondo degli uomini asserviti ad altri uomini è proprio quello che la Chiesa deve combattere. La Chiesa deve realizzare invece l’unità tra le persone, ognuna riconosciuta in quanto unica e irripetibile. La Chiesa non è individualista ma neanche collettivista, essa mira all’esaltazione della persona in un cammino comunitario e sacramentale. Sacramentale perché nel rito si partecipa a qualcosa di preesistente che ci rende parte della comunità. Per questi motivi sarebbe stato importante almeno discutere sulle modalità di partecipazione alla messa, con criteri di buon senso ma rigorosi qualcosa in più si sarebbe potuto fare, ma tant’è… Concludo riportando le parole di Papa Francesco fatte in occasione di una “Catechesi sulla Santa Messa” l’8 novembre 2017, parole eloquenti che non lasciano spazio a dubbi sulla necessità, per ogni cristiano, di partecipare concretamente alla messa domenicale :
<<… Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe.
In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54).”
Quei cristiani del nord Africa furono uccisi perché celebravano l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore>>. QUI il testo completo della catechesi.
Ora per favore, visto soprattutto che è in discussione l’intero modo di vivere in società e non soltanto la partecipazione alla santa messa, soprattutto chi ha visibilità e autorevolezza inizi a pretendere che gli spazi di libertà garantiti anche dalla stessa Costituzione siano tutelati; se vogliamo sconfiggere davvero il virus non possiamo certo adeguarci alle sue condizioni e vivere perennemente nella paura, perciò non lasciamo più che a parlare siano solo le pietre.