(K)ill Gates


Post di Stefano

In questo post voglio partire da quello mio precedente. Nell’altro esortavo il lettore a ragionare su cose semplici, a fare 2 + 2. Dicevo che, se i grandi media sono sostenuti finanziariamente dai maggiori sponsor, dalle grandi multinazionali del farmaco, delle automobili, della telefonia e delle comunicazioni, gli stessi media non possono, di fatto, comprendere nella loro informativa contenuti che vadano in contrasto con gli oggetti della pubblicità. Chi ha un padrone è a lui che deve rispondere. Chi lavora per un’azienda non può andare in giro a sparlare della propria sorgente di reddito, perché rischia di venire licenziato. E questo, volenti o nolenti, è una regola che seguono tutti. Non è possibile trasgredire, anche perché, in automatico, l’anomalia si sana: il lavoratore perde il lavoro, il finanziato perde il finanziatore, il negoziante perde il cliente, la rete televisiva perde lo sponsor!
Sul filo di questo semplice ragionamento voglio parlare di Bill Gates, ad oggi il maggior finanziatore dell’OMS. Si tratta di uno degli uomini più ricchi del mondo, forse il più ricco. La storia del futuro filantropo parte dall’invenzione del MS Dos, un sistema operativo che rendeva possibile la realizzazione del computer domestico. Un sistema che in effetti non aveva inventato lui, ma l’aveva scopiazzato dall’IBM, ma la cosa principale che fece fu di “blindare” il codice sorgente e quindi di guadagnare da chiunque volesse installare tale sistema operativo. In seguito “inventò” l’interfaccia grafica chiamata Windows… copiandola di fatto dalla Apple. Riuscì inoltre a “convincere” tutto il mondo ad adottare come piattaforma principale i sistemi Microsoft. Attraverso la sua società, quindi, è riuscito ad accaparrarsi la maggior parte della “miniera d’oro” del 21° secolo, ovvero la mole dei dati personali di tutti noi, quei dati che vengono venduti e scambiati ad altissimo prezzo, si chiama Big Data. Alla faccia della privacy. Questi i motivi del suo arricchimento, ma c’è di più. Si è più volte dichiarato favorevole alla drastica riduzione della popolazione mondiale, accarezzando quindi le teorie Malthusiane. Si è inoltre prodigato affinché venissero adottate politiche per la vaccinazione a tappeto dell’intera popolazione mondiale, per qualsiasi patologia vaccinabile e, a mio avviso, non vaccinabile come i virus ad RNA, tipo il Covid 19, perché sono molto mutevoli. Queste due grandi passioni coltivate dal magnate non vi fanno pensare ad un possibile collegamento tra le stesse?
Questo è il personaggio. Insieme a lui, i maggiori finanziatori della “filantropica” OMS sono: gli USA ed il cartello delle ditte farmaceutiche mondiali che a me piace chiamare Big Pharma. Seguono poi altri Stati tra cui Francia, Inghilterra, Cina, eccetera. Donald Trump, nella sua battaglia, ormai dichiarata, contro il “Deep State”, ovvero quei poteri “persistenti” negli USA, finanziati dalle grandi lobbies, che ora remano contro la sua rielezione, ha manifestato di voler tagliare i fondi destinati all’OMS. Quindi, a finanziare l’organizzazione, da cui dipende la maggior parte delle politiche sanitarie del mondo, sono rimasti principalmente: la fondazione Bill e Melinda Gates (Big Data) e Big Pharma. Due privati che controllano la salute mondiale!
Ora: da che mondo è mondo, l’esercizio estremo del potere, la dittatura, ha sempre avuto come fondamento il controllo della popolazione. Il controllo di ogni suo aspetto, anche nel numero, nella mole della popolazione stessa, basta vedere, ad esempio, l’incentivo alla natalità nel periodo fascista italiano e, al contrario, alle politiche del figlio unico nella Cina di pochi anni fa. Controllo sugli spostamenti, controllo sulle associazioni, controllo sulla cultura. Però, mentre nelle dittature palesi il controllo è facilmente applicabile a colpi di manganello, nelle sedicenti “democrazie” occorre far digerire alla popolazione le eventuali perdite di libertà… o peggio, motivandole, magari, con questioni di sicurezza e di salute.
Cosa c’è di meglio, quindi, nei paesi “democratici” di una bella dittatura sanitaria? Eh… è per il nostro bene!!!
Che si è manifestata finora: con l’imposizione di ogni sorta di vaccini, per malattie anche non gravi. L’imposizione degli arresti domiciliari, anticostituzionali, per decreto. I TSO, anche loro vietati dalla costituzione all’art.32, per coloro che gridano al megafono il loro dissenso. L’imposizione di nuovi vaccini, inutili, antinfluenzali e anti Covid. Nuovi sistemi di tracciamento GPS collegati al nostro smartphone… in futuro col chip sottocutaneo o col tatuaggio di nanoparticolato a smart-dust (Bill Gates sta lavorando anche a questo). La criminalizzazione delle “fake news”. La progressiva eliminazione “dell’infetto” denaro contante…
Guardate che di psicopatici, drogati di potere assoluto, ce ne sono sempre stati: Hitler, Stalin, Polpot… Mussolini… Idi Amin Dada… eccetera, eccetera. Ce ne sono… perché no? La madre degli idioti è sempre incinta, chi sono ce lo diranno i libri di storia futuri, anche quelli che dichiarano una guerra… non lo sanno che produrranno centinaia di migliaia o milioni di morti? E ce ne saranno sempre! Ed in ogni dittatura, sempre, chi è contrario al regime, prima di tutto viene dichiarato matto e sbattuto in struttura psichiatrica (TSO), è il sistema più semplice.
2 + 2.
Benjamin Franklin una volta disse: Chi rinuncia alla libertà per la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.

Il potere dell’arte

* “L’artista è il confidente della natura. I fiori dialogano con lui per mezzo dell’aggraziato curvarsi dei loro steli e del loro dischiudersi in armoniose sfumature di colori. Ogni fiore ha per lui una parola cordiale che la natura gli rivolge.” Auguste Rodin

* “Indipendentemente dal lavoro che svolge, qualsiasi persona in cui si nasconda un artista, diventa una creatura piena di inventiva, di spirito di ricerca e di audacia, che esprime sé stessa. Diventa interessante per gli altri, porta turbamento e scompiglio, illumina e apre nuove vie per una più profonda comprensione delle cose. Dove il non-artista chiuderebbe il libro, questa persona invece lo apre e dimostra che possono esservi altre pagine.” Robert Henri, The Art Spirit

* Citazioni tratte dal libro “Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards

Vedere le cose non come un semplice apparire del mondo esteriore, ma come le vede “sospese” in un mondo a-temporale il nostro Intelletto, direttamente e senza filtri, forse è questo il vero potere dell’arte a disposizione di tutti.

L’altro

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Un giorno un vecchio rabbino domandò ai suoi discepoli come potevano distinguere la fine della notte dall’inizio del giorno.

Uno dei discepoli disse: – Quando si può vedere un animale in lontananza e dire se è una pecora o un cane.

– No – rispose il rabbino.

Un altro disse: – Quando si può guardare un albero da lontano e dire se è una pianta di fichi o di albicocche.

– No – rispose il rabbino.

– Quando allora? – chiesero i discepoli.

– È quando potete guardare ogni uomo e ogni donna e vedere che sono vostro fratello e vostra sorella. Perché se non potete vedere questo, è ancora notte.

(Antica storia ebraica)*

*tratto da “I colori della luce Vol.4,5”. Ed. Theorema Autore E.Marchetti

La pubblicità è l’anima dell’informazione

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da Pixabay

Quando persone immensamente ricche come Bill Gates si scoprono votate al bene altrui e investono miliardi sulla ricerca e in particolare sui vaccini a me sorge un dubbio: ESSI sono filantropi o licantropi? I protocolli preventivi di cura per il coronavirus si stanno dimostrando efficaci e gli stessi medici sul campo li stanno consigliando. Per capire meglio qual è la situazione consiglio vivamente a tutti di ascoltare l’intervista estremamente chiara ed esplicativa fatta da Massimo Mazzucco ad un medico che lavora nell’ospedale di Bergamo:  CLICCA QUI PER VEDERE. Dopo pensate al livello di (dis) informazione che i vari espertoni sotuttoio ci somministrano quotidianamente in tivvù grazie ad una stampa asservita con poche eccezioni

Post di Stefano

Dirò solo banalità, ma a quanto pare sembra che a qualcuno resti difficile da capire. I media si reggono, principalmente, con i soldi incassati dalle pubblicità, anche la RAI, nonostante il canone obbligatorio. Ora, non si può pensare che il momento degli spot sia isolato da tutto il resto. Mi spiego meglio: Se, ad esempio, uno spot pubblicizza un formaggio, non è pensabile che la stessa rete televisiva programmi una trasmissione in cui si affronta il tema degli allevamenti intensivi e delle sofferenze somministrate agli animali. Oppure degli antibiotici usati per aumentare la produzione del latte e della scarsa igiene in cui vivono le mucche. Oppure della serie di disturbi fisici o di malattie derivanti dall’abuso di latticini. Semplicemente perché la Ditta Casearia ritirerebbe i suoi spot e la rete televisiva si ritroverebbe con un cliente in meno. Vi sembra credibile che lo stesso palinsesto comprenda una pubblicità ad un determinato prodotto ed una trasmissione, anche ad un orario diverso, che demonizza lo stesso prodotto? Magari è possibile pure, purché però la trasmissione sia collocata ad orari impossibili e non pericolosi per l’immagine dell’impresa. Io credo che le grandi aziende che investono in pubblicità stiano molto attente alla programmazione della rete ospitante. Da un po’ di anni, ma è una verifica che potete fare da soli, la maggior parte delle pubblicità riguardano: la telefonia, le auto e, soprattutto, i farmaci. In questo periodo di pandemia voglio parlare dei farmaci. Per quanto ce la vogliano far passare come la peste degli anni 2000, il Covid è una banale influenza, magari molto virulenta, e che quindi impegna molto il sistema sanitario, magari con delle complicazioni polmonari che, su pazienti immunodepressi, può risultare particolarmente pericolosa. Ma una banale influenza! Neanche troppo mortale (statistiche alla mano). Bene, come ci si difende dall’influenza?: Vitamine: costano poco e non sono brevettabili. Sole e aria pura: non costano niente. Alimentazione sana: costa poco, forse anche meno del cibo “spazzatura” e… non è brevettabile. Qualche clinico poi, sulla base di riscontri sul campo, ha suggerito un derivato della clorochina: farmaco generico, costa poco. L’eparina: farmaco generico, costa poco. Quello che invece viene passato come soluzione finale è il VACCINO!!! Non sono un medico e non discuto, ma ne sento tanti di medici e quelli che vengono intervistati nei media “maintream” parlano di vaccini come se fossero una delle manifestazione di Dio in persona. Mentre quelli intervistati nei siti di informazione alternativa, senza interruzioni pubblicitarie intendo, dicono che, per definizione, da un virus ad RNA, come il corona, non ci si può vaccinare, in quanto muta molto rapidamente e che questi cambiamenti rendono nulla l’immunità acquisita. Big Pharma (a me piace chiamarla così) è in netta crisi. Un medico, mio amico, mi ha confidato che dopo la scoperta degli antibiotici, del cortisone e di pochi chemioterapici, la ricerca sulla chimica dei farmaci si è praticamente fermata. Più o meno le molecole sono quelle, pian piano i brevetti scadono, gli stessi farmaci li producono anche alla Coop. L’unico modo di reggersi che Big Pharma ha è nella produzione dei vaccini. Tutti i soldi che guadagnano le multinazionali del farmaco provengono dai chemioterapici o dai vaccini. Guarda caso tutti farmaci “obbligatori”! Non è possibile infatti curarsi un cancro gratis se non con le chemioterapie. Di Bella è stato demonizzato e, tutti quelli che hanno proposto cure alternative e relativamente economiche, sono stati tacciati di cialtroneria e “Lascienzah” li ha cancellati dall’albo medico (mi piace un sacco citare Stefano Re!). Peccato che Berlusconi si sia curato col metodo Di Bella… prima incassa da Big Pharma per gli spot nelle sue televisioni e poi paga i farmaci Dibelliani, ironia della sorte! Non parliamo poi della obbligatorietà vaccinale!

Dunque: le case farmaceutiche sovvenzionano le televisioni, le stesse ci convincono che il vaccino è buono e bello, noi corriamo a comperarlo e… il cerchio si chiude.

E’ tanto difficile da capire?

Santa Caterina da Siena

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wikipedia -:St. Catherine of Siena painted by Plautilla Nelli

Ripubblico il post che avevo scritto LEGGI QUI     perché nella situazione di crisi globale in cui ci troviamo Santa Caterina è quella che più di ogni altro ha avuto fede nell’impossibile realizzando nella sua vita imprese incredibili sorretta dalla luce della fede nonostante gli ostacoli e le sofferenze che si trovò ad affrontare.

Il 29 aprile 1380 all’età di soli 33 anni moriva Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. Aveva gli stessi anni di Cristo, quel Cristo da cui il 1 d’Aprile 1375 aveva ricevuto le stimmate <<…vidi scendere in me cinque raggi sanguigni che s’indirizzavano alle mani, ai piedi ed al cuore… E tanto è il dolore che sensibilmente patisco in tutti e cinque i luoghi, ma specialmente attorno al cuore, che se il Signore non mi farà un nuovo miracolo, non mi par possibile che la vita del mio corpo possa stare con tanta doglia…>>. Una settimana dopo le stimmate si trasformarono in segni invisibili che invece di affliggerla fortificavano il suo corpo.

Santa Caterina è la prima donna assieme a Santa Teresa d’Avila ad essere dichiarata “Dottore della Chiesa Universale”, eppure essa era semianalfabeta, imparò a leggere da sola e sapeva scrivere poco.

Quando ero bambino mia nonna, una donna semplice che aveva fatto solo la terza elementare, aveva una preghiera mal scritta, piena di errori e quasi illeggibile, la “Santa Caterina” diceva lei, che recitava nei momenti difficili. Entrava in una specie di trance, recitava come una salmodia e poi diceva “andrà tutto bene” oppure “si è impuntata ma non ti preoccupare…”. Insomma riusciva a leggere il presente affacciandosi sull’attimo successivo, quello che siamo soliti definire futuro ma che in realtà è lì, davanti a noi avvolto dalle nebbie del tempo.

Quel non sapere, di mia nonna, di Santa Caterina, sostenuto da una fede pura e incrollabile che gli permetteva di vedere oltre… quanto vorrei che fosse ancora qui a sostenermi, io che sono così fragile, che ho una fede fatta di parole, aria, nulla più che un soffio di vento.

Ricordare Santa Caterina, questa fine teologa senza istruzione alcuna, ma anche una politica fervente pronta a difendere la causa della Giustizia in nome della Verità che gli stava davanti, mi fa sentire ancora la presenza “viva” di mia nonna Aquilina. Anche lei era decisa e determinata nel difendere e rassicurare chi gli stava accanto.

E la santa che tanto s’impegnò per portare la pace e assistere i poveri e gli ammalati, speriamo che possa aiutarci ancora oggi a colmare le ingiustizie che devastano il nostro martoriato mondo.

Le società dell’odio

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Immagine di copertina de “Furore” di John Steinbeck
In the Ghetto
As the snow flies
On a cold and gray Chicago mornin’
A poor little baby child is born
In the ghetto
And his mama cries.
‘Cause if there’s one thing she doesn’t need
It’s another hungry mouth to feed
In the ghetto
People, don’t you understand,
the child needs a helping hand,
or he’ll grow to be
an angry young man someday.
Take a look at you and me,
are we too blind to see,
or do we simply turn our heads
and look the other way?
Well, the world turns
and a hungry little boy with the runny nose
plays in the street as the cold wind blows
in the ghetto.
And his hunger burns.
And he starts to roam the streets at night
and he learns how to steal, and he learns how to fight
in the ghetto.
And then one night in desparation,
a young man breaks away,
he buys a gun, steals a car, tries to run,
but  he don’t get far,
and his mama cries.
AS a crowd gathers ‘round an angry young man
face down in the street with a gun in his hand,
in the ghetto.
And as her young man dies,
on a cold and grey Chicago mornin’
another little baby child is born
in the ghetto.
Elvis Presley 1969
Versione italiana:
Nel ghetto.
Mentre la neve cade | in una fredda e grigia mattina di Chicago | un povero piccolo piccino è nato | nel ghetto. | E sua madre piange. | Perché se c’è una cosa di cui non ha bisogno | é un’altra bocca affamata da nutrire | nel ghetto. |
Gente, non capite, | il bimbo ha bisogno di una mano che l’aiuti, | o crescerà fino ad essere | un giovane pieno d’odio un giorno. | Date un’occhiata a voi e a me, | siamo troppo ciechi per vedere, | o semplicemente giriamo le nostre teste | e guardiamo dall’altra parte? |
Bene, il mondo gira | e un ragazzetto pieno di odio col naso rotto | gioca per strada mentre il vento soffia freddo | nel ghetto. | E la sua fame brucia. | E comincia a scorrazzare per le strade di notte | ed impara a rubare ed impara a combattere | nel ghetto. |
La canzone illustra alcune delle ragioni che stanno alla base del conflitto razziale negli Stati Uniti: la povertà dei ghetti neri contrapposta alla colpevole indifferenza della cosiddetta gente per bene, ma anche il desiderio dei giovani di colore di affermarsi o almeno sopravvivere in una società in cui la RICCHEZZA NON E’ DISTRIBUITA IN MANIERA EQUA, il loro odio che cresce, le inevitabili esplosioni di violenza…
Tratto da Poesia & C. Avviamento ealla pratica dei testi poetici, Zanichelli 1991.
<< “Io ho conosciuto Pretty Boy Floyd*. Ho conosciuto sua madre. Erano brava gente. Lui aveva il diavolo in corpo, ma ce l’hanno tutti i ragazzi”. Tacque poi le parole proruppero. “Io non la so tutta fino in fondo, ma questo lo so. Pretty Boy ha fatto una piccola cosa brutta e quelli gli hanno fatto male, l’hanno pigliato e gli hanno fatto così male ch’è diventato una bestia, e allora ha fatto un’altra cosa brutta, e quelli gli hanno fatto male di nuovo. E lui è diventato una bestia furiosa. Gli hanno sparato come ha un topo di fogna, e allora gli ha sparato pure lui, e gli hanno dato la caccia come a un coyote, e lui azzannava e ringhiava come un lupo. Pazzo di rabbia. Non era più un ragazzo e manco un uomo, era solo una bestia furiosa piena di odio. Ma la gente che lo conosceva non gli ha mai fatto del male. Lui non ce l’aveva con loro. Alla fine l’hanno pigliato e l’hanno ammazzato. Non m’importa se i giornali dicono che era cattivo: è così che è andata davvero.” Tacque e si leccò le labbra asciutte, e tutto il viso era una domanda ansiosa. “Io lo devo sapere, Tommy. T’hanno fatto impazzire di rabbia?”
Tom aveva le labbra stirate sui denti. Abbassò gli occhi sulle sue grosse mani piatte. “No,” disse. “Io non sono come lui.” Tacque e si osservò le unghie rotte, che erano striate come dorsi di conchiglia. “Io quella roba lì l’ho scansata tutto il tempo che sono stato dentro. Non sono così arrabbiato.” Ma’ sospirò e disse, sottovoce: “Benedetto Gesù!”.>>

Tratto da “Furore” di John Steinbeck del 1939

* Charles A. Floyd, celebre rapinatore di banche degli anni trenta, ucciso dalla polizia in circostanze misteriose che lo consegnarono alla leggenda.

Le società dell’odio, dell’ingiustizia sociale che genera odio e lo fomenta alimentandone la fiamma. Ecco perché le Costituzioni del dopoguerra misero al primo posto i diritti di prima generazione, quelli alla base dell’uguaglianza sostanziale con il lavoro al di sopra di tutto. Ma a distanza di decenni una società impotente assiste impassibile di fronte allo smantellamento di quegli stessi diritti di uguaglianza e libertà per cui tanta gente è morta. La guerra è stato l’ultimo atto di società degradate e degradanti, in cui tanta gente l’odio ce l’aveva dentro, inculcato da una vita di stenti e sfruttamento. La rabbia è palpabile perché non c’è giustizia, o almeno perché la giustizia non è tale, arriva come ultimo atto punitivo che non lenisce la rabbia, anzi. Ma cosa vogliamo fare della rabbia che cresce palpabile e spaventosa? La soluzione c’è ma chi può agire preferisce continuare a soffiare sul fuoco.

Dal Britannia alla pandemia

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Foto da pixabay

Post di Stefano

Forse in questo post supererò me stesso nel complottismo, ma sto solo cercando di fare due più due e molte cose cominciano a quadrare.

Dovete sapere che nel lontano 2 giugno del 1992 il Britannia, il celebre panfilo dei reali d’Inghilterra, ha fatto rotta al porto di Civitavecchia dove ha imbarcato alcuni famosissimi personaggi dell’epoca, alcuni dei quali ancora in auge: un paio di Mario, un Romano, un Carlo Azeglio… che poi ha avuto molta fortuna, dopo che ha realizzato il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, qualche cucciolo di pecora, qualche banchiere tedesco e tanti altri, ah… ad allietarli c’era anche un noto comico di nome Beppe. Tanti amici che già avevano avuto modo di conoscersi bene nei loro incontri annuali dell’esclusivo club Bilderberg. Una gitarella di un paio di giorni fino all’Argentario e ritorno in cui, tra una amenità e l’altra, si è pensato bene di pianificare tutta la “S”vendita delle grandi nazionalizzate. Da lì è partita la grande epoca delle Privatizzazioni.

Non è che l’attacco all’Italia partisse propriamente da lì: già dal 1991 si era pensato bene di far fuori una intera classe politica che, magari rubava pure un po’, ma che sapeva fare il suo mestiere. Per sostituirla o con degli inetti tipo Silvio o con dei “furbacchioni” tipo quel Romano del Britannia.

Veramente anche da prima, già dal 1989. Con la caduta del muro di Berlino e la conseguente fine dell’impero sovietico l’assetto mondiale era cambiato radicalmente: non servivano quindi più i partiti pro e contro l’America, per cui vennero de-finanziati dai rispettivi servizi segreti. La Germania aveva bisogno di riunificarsi, ma questo l’avrebbe fatta fagocitare dalle potenze europee restanti tra cui la Francia. Cosicché Francoise ed Helmut si accordarono prendendo però in pegno l’Italia (me l’ha raccontato personalmente il responsabile economico al ministero dell’epoca). Sta di fatto che dal 1992 con l’adesione al Ssserpente monetario, la precarizzazione del lavoro del 1996, il mostruoso Euro del 2002, la crisi economica “infinita” del 2008, lo spread abilmente “risolto” da uno dei Mario nel 2011 eccetera, eccetera…

Però c’è un però!

Sarà perché viviamo nella bellezza. Sarà perché siamo degli individualisti impenitenti. Sarà perché siamo geniali. Sarà perché siamo pazzi e lo sono specialmente i nostri piccoli imprenditori. Sarà perché siamo tanti e tanto diversi tra noi. Sarà perché: “governare gli italiani non è impossibile, è inutile!”

Sta di fatto che “ancora” la nostra economia teneva, nonostante tutto.

Eh no eh! Non erano questi i programmi dei nostri “fratelli” europei settentrionali. Era deciso che il sud diventasse il giardino del nord… eccheccavolo! Con la Grecia ci erano riusciti tanto bene, perché con la Spagna e con l’Italia no?

Ma guarda che fortuna e che splendida occasione: una bella pandemia!

Basta retribuire adeguatamente gli inetti di cui sopra e, mentre al nord chiudono tutto senza chiudere veramente e trovano escamotage per rifinanziare la loro economia, nel Bel Paese no! Noi dobbiamo essere più reali del Re. La chiusura è chiusura! I finanziamenti sono a debito… e quando ci riprenderemo?

E così dove non era riuscito il panfilo dei coronati di Albione c’è riuscito il coronavirus.

Dal virus al petrolio pensando all’Italia

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foto da pixabay

Ieri le quotazioni del petrolio hanno subito un crollo senza precedenti. I cosiddetti “future” sono stati venduti sul mercato a -37 $! Pare che questo calo “tecnico” sia dovuto al fatto che le riserve strategiche siano ormai piene a causa del calo dei consumi indotto dal coronavirus e che gli operatori hanno preferito vendere il future di maggio a vantaggio di quello con scadenza a giugno che prevedono sarà più redditizio.

Se la situazione dovesse protrarsi a lungo, si pongono diverse problematiche. Per esempio quali e quante tensioni geopolitiche potranno scoppiare, causate in primis da quei paesi che hanno un’economia che dipende quasi esclusivamente dalla vendita del petrolio? Una situazione drammatica da non sottovalutare, soprattutto perché l’Italia e conseguentemente l’Europa è assai vicina al Medio Oriente e al Nord Africa e agli stati cosiddetti produttori di petrolio. Inoltre ci sarebbero anche la Russia e gli stessi USA dove in tutta evidenza Trump sta facendo una battaglia per una repentina riapertura. Contro chi sta combattendo, mobilitando sulle piazze addirittura una parte degli americani suoi sostenitori? Contro il virus o contro un sistema che usa l’emergenza per imporre un nuovo modello di vita basato su forme sempre più stringenti di sfruttamento e di controllo? Se fosse così è chiaro che il coronavirus è una guerra non solo sul campo medico-sanitario: esso ha imposto un modello socio-economico che porterà ad un reset totale del sistema globalista attuale oppure alla sua esaltazione mutandolo in quello che in realtà è sempre stato, cioè una super non-nazione con un governo ombra che potrebbe avere il controllo totale delle ex-democrazie.

Nessuno Stato è certamente in grado di vivere in perfetta autarchia ma una speranza di cambiamento la vedremo se ci sarà chi proverà a rilanciare i consumi interni svincolandosi in parte dalla dipendenza da export che tanto male ha fatto alle società occidentali! O almeno lo spero.

In tutto ciò l’Italia come si pone? Per niente bene direi. Abbiamo dalla nostra la capacità di produrre beni diversificati e in grado di avere una buona richiesta sui mercati esteri necessaria a creare un equilibrio per quanto riguarda i beni da importare; soprattutto quando il costo delle materie prime è così basso da rendere i prezzi della produzione estremamente competitivi. Ma è paradossale vedere che se il resto del mondo ha di fatto riportato le banche centrali sotto il controllo pubblico, accreditando subito ai propri cittadini soldi nella speranza di una futura ripresa, qui da noi si parla delle solite astrusità: MES, SURE, CORONABOND… Guai a far capire ai cittadini che solo un sostegno illimitato della banca centrale alle economie dell’area euro può darci una qualche speranza di uscire da una crisi che ogni giorno che passa appare più grave e devastante. Svendere il proprio paese per un piatto di lenticchie invece è la vocazione dei vari governi che ci hanno rappresentato in Europa. Propongono fondi del tutto inadeguati a gestire una simile emergenza economica, dove la priorità è evitare che tanta gente perda il lavoro se non verrà quanto prima sostenuta dallo Stato. Ecco perché il Giappone, nonostante abbia un debito pubblico doppio di quello italiano, ha scelto di accreditare a TUTTI i propri cittadini 100000 yen (equivalenti a circa 850 euro) e potrebbe continuare a farlo finché durerà quest’emergenza da coronavirus Leggi qui la notizia. L’unico limite che hanno le banche centrali nell’emissione di moneta è l’inflazione, ma con il crollo del costo delle materie prime e lo stallo dei consumi, essa è l’ultimo dei problemi con cui potremmo avere a che fare. Come si può ancora oggi pensare che si deve andare avanti CONTENENDO IL DEFICIT , cioè i soldi NUOVI messi in circolo dallo Stato attraverso la spesa pubblica, se è del tutto evidente che ci sarà un tracollo epocale delle entrate fiscali? Forse con la tanto osannata patrimoniale? Le tasse si limitano semplicemente a spostare i soldi dalle tasche di uno a quelle di qualcun altro. Esse non sostengono l’economia in una situazione di recessione, anzi la DISTRUGGONO!  Tutto ciò, se lo Stato non interverrà con un deficit ben maggiore rispetto al crollo del PIL attualmente previsto a -9%, potrebbe avere come conseguenza la chiusura di tante imprese e degli autonomi, poi necessariamente in modo proporzionale al calo delle entrate fiscali, saranno costretti a tagliare stipendi e pensioni innescando una spirale deflattiva senza precedenti, con il rischio finale di passare dalla padella (deflazione da debiti) alla brace (iperinflazione da crollo dell’economia reale)…

Gli aiuti europei sono essenzialmente fondi finanziati dagli stessi stati, che ad essi aderiscono attraverso le tasse e i tagli alla spesa! Mentre nel resto del mondo nessun paese con un minimo di buon senso pensa a tassare o ad autocastrarsi affidandosi a fondi sovranazionali, piuttosto impongono alla banca centrale di battere moneta emettendo titoli di debito pubblico perpetui come spiegano per esempio gli economisti Giavazzi e Tabellini nell’articolo Eurobond perpetui contro il codiv 19!

Giustamente, vista la gravità della situazione, questo pomeriggio il nostro premier si presenterà al Parlamento per una semplice informativa su quanto andrà a decidere nel vertice europeo il prossimo 23 aprile, cioè l’adesione dell’Italia al MES o come diavolo lo chiameranno (nella sostanza non cambia)! Guai a far esprimere il Parlamento con un voto se ciò può evidenziare spaccature in seno al governo su quanto già di fatto è stato deciso. E se qualcuno avesse mai pensato di organizzare una qualche forma di protesta di piazza per sensibilizzare la gente su quanto sta accadendo, ebbene ci pensa il distanziamento sociale a risolvere il problema. Il Parlamento sembra proprio un inutile orpello, per fortuna ci sono i DPCM, essi sono la soluzione per fare le cose seriamente grazie ai competenti che dall’alto delle loro task force sanno sempre fare la cosa giusta per noi! Quindi di dubbi su come andrà a finire per l’Italia ce ne sono davvero pochi. La constatazione che la meschinità e l’inadeguatezza è abbastanza diffusa anche fra gli altri leader europei è una piccola consolazione. Pensano davvero che continuando a scavare il solco sempre più profondo che le loro politiche antisociali hanno realizzato fra ESSI e i popoli, continueremo tutti insieme ancora a lungo a ripetere a pappagallo “Andrà tutto bene”?

Inaspettato paradiso

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Faccio una specie di contro-introduzione al post di Stefano, non tanto per fare una critica a quanto dice, quanto piuttosto per leggere le sue considerazioni da un’altra prospettiva. Intanto io sono sempre molto sospettoso sull’efficacia di un’eventuale de-crescita (in)felice! Che guarda caso è uno degli slogan tante volte propagandati dal m5s o perlomeno dal suo vate Beppe Grillo. Per me la situazione attuale può avere certamente dei lati positivi, ma nella sostanza prevalgono gli effetti negativi non solo sulla salute pubblica, ma soprattutto sulla tenuta sociale. Partiamo dallo “smart working”, anch’io come insegnante lo sto praticando con i miei alunni, idem in altre situazioni è una soluzione “tampone” che permette di gestire tante situazioni lavorative. Ma senza considerare i pro e i contro delle varie situazioni dove esso è stato praticato (per la scuola potrei scriverci innumerevoli post) esso è un esperimento sociale che potrà avere come prime vittime proprio noi lavoratori, che di “smart” fra un po’ avremo solo stipendio (e di conseguenza anche le pensioni). Non ci sono i soldi e si delinea una sempre più probabile scelta di affidarsi a meccanismi europei di finanziamento che porteranno alle solite richieste di svendite dei beni pubblici, di tagli e devastazioni sociali in un contesto che più devastato non si può. I governanti nostrani ed europei anche in questo caso non sembrano proprio riuscire a vedere oltre la punta del loro naso. Ho letto una serie di punti pianificati in un recente incontro fra il governo e le parti sociali che prevedono un eventuale ritorno alla normalità nella “primavera 2021”!!! Stiamo parlano, ripeto, di un “eventuale” ritorno alla normalità. Nel frattempo tutto ciò che riaprirà sarà sottoposto a regole ferree, che sarebbero giustificabili se e solo se lo Stato andasse davvero incontro alle esigenze di supporto economico dei lavoratori (autonomi o dipendenti pubblici e privati che siano). Ma nulla di buono è stato fatto finora e nulla ci indica che sarà fatto nel prossimo futuro. La scelta di vivere diversamente da quanto la società mi propone è da tempo che mi affascina, mi sono avvicinato alla campagna, ho iniziato a coltivare l’orto, allevare galline per le uova, le api per il miele ed altri prodotti preziosi. Ci vorrebbe da parte mia molto coraggio per lasciare una strada certa per una con tante problematiche e difficoltà, ma tutto è possibile se davvero uno lo vuole. Penso però che una scelta di vita che ci riavvicini alla dimensione naturale sia difficilissima anche se possibile per il singolo, ma certamente impossibile per la collettività. Perciò dico anch’io “evviva il paradiso perduto” a patto che esso non si trasformi  nell’anticamera dell’inferno !

Post di Stefano

Io mi considero fortunato, specialmente in questo periodo di reclusione domestica forzata. Abito in un paesino piccolissimo, praticamente in campagna, ed ho un piccolo giardino. Ogni giorno, dopo lo “smart working” ne approfitto per lavorare in giardino, appunto, ed all’esterno di casa. Lavori di manutenzione che era da tanto tempo che rimandavo. Poi mi concedo una passeggiata sulle stradine intorno e me ne frego altamente dei divieti, visto che passeggio da solo o con la mia compagna, con la quale dormo insieme per cui… chi infetterei? Da chi verrei infettato? Per gli eventuali controlli ho pronta la scusa: il medico mi ha ordinato di camminare per almeno mezz’ora al giorno a passo veloce. Ed è esattamente ciò che faccio: motivi di salute! Oggi, ma sono già diversi giorni che lo noto, è stata una giornata stupenda, sole brillantissimo, cielo completamente azzurro, libero finalmente dalla cappa delle scie chimiche (si vede che, ora che nessuno vola, gli aerei sono praticamente fermi e costerebbe troppo far volare apposta dei cargo diffusori di porcherie chimiche). Aria pura, l’inquinamento è un lontano ricordo. La primavera che avanza maestosa regalandoci dei colori da favola. Pochissimi rumori: qualche cane che abbaia lontano, uccellini, bambini (pochi, ma qualcuno c’è… e meno male!) che gridano, sempre lontani. Niente auto. Insomma un paradiso!

Ora qualcuno dirà: “La fai facile tu che abiti in campagna e che hai uno stipendio assicurato, mentre chi abita in un condominio dormitorio di periferia e magari sta perdendo il lavoro…”

Vero!

Tutto vero, l’ho premesso: sono fortunato!

Ma il cielo azzurro? I cani/bambini/uccellini?

Ho visto dei daini in giro (veramente!), degli scoiattoli, un’istrice, gazze ladre…

Che cosa mi sono perso? Che cosa mi ero perso?

Ma davvero la vita normale che desideriamo tanto recuperare… è una cosa normale? Davvero non c’è un altro modo di intendere la vita e la società? Non si può cercare di eliminare il superfluo, l’inutile e cercare di concentrarci su ciò che veramente ci da la felicità? Rallentare? Evitare le code perditempo in auto ed i pomeriggi festivi nei centri commerciali?

Se questo enorme esperimento sociale del coronavirus è stato creato per scopi a noi negativi, come credo, per abituarci ad ulteriori perdite di libertà e di privacy, perché non trasformarlo, invece, in un’occasione di crescita?

Vangelo-decalogo di Noam Chomsky

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Da Pixabay

 

Post di Stefano

Senza voler essere blasfemo, credo che il decalogo stilato dall’immenso Noam Chomsky sia da imparare a memoria e da tener sempre presente in ogni istante della nostra vita. Ci aiuterebbe a difenderci dagli inevitabili inganni che ci vengono perennemente somministrati dai nostri carcerieri. Eccolo qua, con un piccolo commento personale, per ogni punto di seguito evidenziato:

Le dieci regole per il controllo sociale di Noam Chomsky:

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti (fuorvianti)
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.

Mi viene da pensare, ma è solo un esempio, alla questione inerente la teoria gender e l’omofobia che puntualmente torna in auge quando arriva qualche fregatura dalleuropah.

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

State molto attenti all’attuale crisi pandemica!

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

Questo è il famoso principio della “rana bollita”.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

Notate la gradualità con cui prolungano la quarantena: ogni volta mancano solo 2 settimane alla fine dell’emergenza, ogni volta…

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.

Per esempio: se il problema per il contagio è lo stare vicini ad altri, sono gli assembramenti, perché vietare le passeggiate in solitudine? Perché trattarci come imbecilli? E quel che è peggio è che la maggioranza è d’accordo con pareri del tipo: “visto che gli italiani sono degli irresponsabili” ,“per colpa di qualcuno tocca sacrificarsi tutti.”

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

Basta guardare ogni telegiornale mainstream. Ogni trasmissione di intrattenimento lacrimevole.

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori.

La televisione, dai primi anni ‘80 in poi si è impoverita di contenuti, la cultura è relegata ad orari assurdi od a canali non facilmente accessibili.

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

Guardate le trasmissioni pomeridiane “mariadefilippiche”, i talent show ed i reality show.

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

Abbiamo vissuto al disopra delle nostre possibilità… i nostri debiti li dovranno ripagare i nostri figli…

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.

Se poi ci aggiungiamo tutta la privacy che cediamo nei social e con l’uso dello smartphone… con le televisioni “smart” e con gli aggeggi che rispondono ai nostri comandi come “alexa” e che puntualmente registrano tutto della nostra vita.

Che sono poi le stesse strategie usate anche per “preparare” i prigionieri agli interrogatori. Ci vogliono rendere persone con bassissima autostima e disposti a rinunciare a tutto in cambio di sicurezza.

Siogiovanni

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