Ho visto un alieno in TV (a Sanremo)

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Foto da pixabay

Post di Stefano

Per quanto ami la musica, di ogni genere, ho cominciato da vari anni a non guardare più Sanremo: qualità delle canzoni (e dei cantanti) molto bassa, spettacolo per lo più pompato, ma inconsistente… in pratica ormai una auto celebrazione di sé stesso. Dopo, se capita facendo zapping, non è che cambio subito canale, magari una canzone la ascolto pure, ma ieri sera mi ha impressionato l’alieno che faceva “bella” MOSTRA di sé. Si trattava di quello che rimane di Ornella Vanoni: una bella signora che se avesse accettato dignitosamente di vivere la sua vecchiaia, magari cantando pure, perché no? Si sarebbe esibita nella sua vera forma di una bella signora anziana, acconciata, truccata e vestita come una “bella signora anziana”. Non c’è nessuna vergogna in questo: diventare anziani è la speranza di tutti noi, anche perché l’alternativa è peggiore! Ed invece no, si è affidata alla chirurgia “estetica” (inestetica) ed è diventata… a me ha ricordato un videoclip dei Genesis degli anni ’80 (Land of confusion), in cui i personaggi rappresentati erano dei pupazzi animati, pupazzi che erano la caricatura dei personaggi stessi. In particolare l’Ornella nazionale, ieri sera, sembrava il pupazzo di Tony Banks. Ma quelli erano pupazzi, messi lì per far ridere! Lo spettacolo che offriva di sé era inquietante, non c’era più niente di umano, nessuna espressione, una maschera di cera… anzi di silicone. Un pupazzo animato. Insomma un vero e proprio alieno! A pensarci bene anche Patty Pravo ed altri, all’inizio anche Claudio Baglioni, poi forse si è ricreduto o ha cambiato chirurgo e adesso è un po’ più normale. Insomma vorrei capire che cosa spinge questi personaggi a cercare, nell’aspetto, una gioventù che non c’è più per motivi anagrafici, ma che, ripeto, non c’è niente di male che non ci sia. Molto più dignitoso, ricordo sempre a Sanremo di parecchi anni fa, Nicola Arigliano già ottantenne e un po’ claudicante, vecchio, ma perfettamente integrato nel personaggio reale che era, ha cantato nel suo stile, una bella canzone che a volte interpreto anch’io. Manteneva tutta la sua espressività, anzi, resa più profonda dall’essere anziano. Oppure come ha fatto Mina: quando non ha più accettato il suo aspetto fisico ha smesso di mostrarsi in video. Capisco, perché l’ho provato, che il palcoscenico sia una droga alla quale è difficile rinunciare, ma l’età, vera od apparente, non c’entra niente col potersi esibire. Virna Lisi da giovane interpretava parti da giovane, da matura interpretava ruoli di mezza età e da vecchia interpretava parti da vecchia. Sempre bellissima, sempre interessante, sempre espressiva. Se hai qualcosa da dire, o da dare, da vecchio lo puoi fare lo stesso, non ti dà niente di più un bisturi, anzi, ti toglie… l’umanità, o per lo meno quella apparente.

Un pianeta perfetto

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Saccaromiceti in azione: fermentazione alcolica!!!

Il racconto che segue è stato scritto da Stefano che lo ha sviluppato da un’idea originale del suo amico Tiberio, I due che si conoscono da una vita sono riusciti a sviluppare un breve racconto di fantascienza gradevole e soprattutto attuale. Buona lettura

«Lo so, lo so che la nostra è una razza “lenta”, che nella parte di universo che abbiamo esplorato la maggior parte delle razze intelligenti misurano il tempo considerando il giorno una rotazione del loro pianeta ed un anno la rivoluzione.»

Lo scienziato si guarda intorno per accertarsi dell’attenzione dei colleghi. «Lo so che noi, a differenza di molti altri, andiamo a dormire quando inizia l’inverno e ci svegliamo in primavera, mentre… pensate! Molte altre razze vanno a dormire di notte. Ogni notte!»

Sottolinea il concetto con un sorriso di sufficienza. «Quando per noi finisce un giorno per gli altri ne sono passati da 300 a 500. Quando li osserviamo muoversi sembrano delle formiche impazzite… ci pensate? Se loro potessero osservarci ci vedrebbero immobili come statue di pietra.»

Questi concetti, sul diverso scorrere del tempo a seconda del metabolismo dei diversi organismi, erano ben chiari a tutti i partecipanti della riunione, per cui ognuno si stava domandando dove volesse arrivare e lui era un tipo che non si faceva certo pregare.

«Questa cosa ci dà dei vantaggi innegabili: le razze veloci, per esempio, non possono viaggiare tra le stelle, visto che alla velocità massima possibile, che è circa il 90% di quella della luce, qualsiasi distanza interstellare sarebbe impercorribile da esseri che terminerebbero il loro ciclo biologico durante il viaggio. Mentre per noi qualsiasi distanza corrisponde solamente ad una piccola frazione della vita.»

 

In un altro tempo, sulla terra:

 

Fabio e Carlo stanno sorseggiando un bicchiere di ottimo rosso seduti sul divano, mentre le donne chiacchierano tra di loro in cucina.

Fabio, che è il vero intenditore di vini pregiati, alza il calice per un brindisi: «Agli antichi ed alla loro Ambrosia degli Dei.»

Brindando, Carlo, invece, propone una riflessione: «Sai cosa pensavo? Certamente sarà stato un caso, qualcuno avrà spremuto dell’uva per bersi un dolce succo, poi avrà lasciato l’avanzo da qualche parte e questo è fermentato…»

Fabio si intromette nell’ipotesi: «Ma non lui! Qualcun altro, per sbaglio, avrà bevuto il mosto andato a male e si sarà accorto che non era male per niente.»

«Perché non la stessa persona?»  

Col suo fare sempre sicuro di se, Fabio ribatte: «Gli antichi non avevano le nostre conoscenze, ma non erano scemi: lo sapevano benissimo che gli alimenti, dopo un po’, si deteriorano.»

Carlo assume un atteggiamento riflessivo. «Beh sì, certo, solo che pensavo ai saccaromiceti… che stupidi animali!» Conclude scuotendo la testa pensieroso.

«Perché?»

«Scusa eh? Prima si nutrono degli zuccheri del mosto, e si riproducono in una progressione geometrica, perché c’è tanto cibo, ma così facendo espellono l’alcool, che è un prodotto di scarto, ma che è anche velenoso per loro. Alla fine, quando c’è troppo alcool nell’ambiente in cui vivono, muoiono intossicati!»

Fabio guarda l’amico ammirato per l’acuta osservazione.

 

In un altro tempo, su un altro pianeta:

 

«Scusa collega, ma dove vuoi andare a parare?»

Il relatore sorride sicuro di se: «Ci arrivo, non vi preoccupate!: Allora, avete presente quel pianeta perfettamente abitabile, dove da poco è caduto un grosso meteorite che ha distrutto tutte le forme di vita più grandi di 10 Kg di peso?»

«Ah si, abbiamo capito… sarebbe molto utile per le nostre colonizzazioni. Ma gli studiosi di abitat esobiologici hanno già escluso che possa essere adatto alla nostra struttura metabolica.»

«Sì, certo, conosco bene i risultati di quegli studi: troppo ossigeno in atmosfera, troppo freddo, troppe foreste, troppa luce solare… eppure mi è venuta una idea!»

Tutti gli altri insorgono in un chiacchiericcio di disapprovazione: «E’ inutile anche parlarne, l’investimento che dovremmo fare per trasformare quel pianeta, in termine di risorse, di tempo e di fatica, sarebbe troppo grande e non ne varrebbe la pena!»

«Invece io voglio proporvi un sistema semplicissimo e geniale.» Sottolinea la frase con rapidi gesti delle mani.

«Sentiamo dunque! Ma spero proprio sia una proposta sensata, che qui di tempo ne stiamo sprecando anche troppo!»

Il relatore, per niente intimorito, si prende invece tutto il tempo per organizzare verbalmente la sua esposizione: «Bene, abbiamo visto che nel pianeta, finora, sono vissute solo razze “veloci”. Dovremo quindi aspettare poco tempo, per noi, fino a quando una razza non sarà promettente. A quel punto potremmo intervenire per modificare geneticamente quella razza.»

Si ferma come per organizzare tutto nella sua testa, poi riprende: «Possiamo fare così: ne creiamo uno… di sesso maschile. Gli diamo anche la caratteristica dell’intelligenza, ma non del tutto, non come la nostra. Non gli inseriamo il concetto di limite e di sostenibilità, anzi gli mettiamo dentro la cupidigia. Lo mettiamo in un ambiente favorevole e circoscritto. Sì insomma, un paradiso terrestre.  Vediamo come si comporta e lo adattiamo man mano. Se funziona bene, gli creiamo la femmina e li lasciamo liberi di scorrazzare per tutto il pianeta.»

«Esimio collega, non capisco dove vuoi arrivare!»

«Ma è molto semplice! Con quelle caratteristiche, in poche migliaia dei loro anni, si moltiplicheranno e raggiungeranno presto il numero e la tecnologia per trasformare l’intero pianeta come noi lo vorremmo: poco ossigeno, molta anidride carbonica, molto più caldo e con meno luce visto che ci sarebbero sempre le nubi. E non solo, a quel punto non riusciranno a sopravvivere alla loro catastrofe e ci consegneranno un pianeta praticamente perfetto!»

Ordinario delirio

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Foto di skeeze da pixabay

Nelle considerazioni fatte da Stefano nel post qui sotto c’è tutto! Ci sono i motivi delle “riforme di-strutturali”, del perché ogni tentativo di ripristinare tutele e diritti venga invece presentato come un pernicioso privilegio (posto fisso, pensioni retributive, sanità gratuita…), della demonizzazione sistematica del voto popolare finalizzato ad un qualsivoglia cambiamento, della critica ad un’immigrazione incontrollata… Continuate voi se ne avete la voglia (e soprattutto la forza)! Tutto è cambiato per tornare indietro di decenni, forse addirittura di secoli! Il globalismo assolutista è diventato oggi una necessità per trasformare il pianeta in un’unica grande società al servizio di pochi padroni che controllano tutto. Come se i popoli fossero un grande branco chiuso in un recinto sempre più stretto con i predatori che sbranano alla bisogna. Eppure ricordiamoci che se il branco andasse unito in una stessa direzione, rivoltandosi compatto verso i pochi predatori, non ci sarebbe per loro scampo.  E nel branco, accomunati da un’identico destino, ci sono persino i politici collaborazionisti, quelli che in modo più o meno consapevole costruiscono il recinto e vi fanno entrare le prede. Avessero un lume che li mettesse davanti alle loro reali responsabilità e al loro destino: non c’è scampo per nessuno in un sistema anti-umano, l’utile che pensate di ricavarne per voi dura il tempo di un cerino tenuto fra le dita. Come fate a non sentirne il calore?

Post di Stefano

Mi ricordo che negli anni ’70 e ’80 il giovedì pomeriggio, ma soprattutto nella giornata di domenica, gli alimentari erano tutti chiusi, per legge. Nella mia città c’era un pazzo (era davvero un pugile suonato), in un quartiere ultra popolare, che teneva la sua piccola bottega aperta, sempre! Anche il giorno di Natale, e tutti i giorni fino a notte inoltrata. Dopo infinite multe, negli orari non canonici, teneva la serranda abbassata fino a 20 cm da terra, ma lui c’era! Il segnale era la luce accesa. Bastava bussargli, lui ti sbirciava dalla finestrella accanto e, se gli andavi a genio o ti conosceva, ti vendeva tutto quello che gli chiedevi. Io, opportunista come tutti, ne approfittavo. Poi sono arrivati i supermercati di periferia che, piano piano, hanno fatto chiudere tutti i negozi di quartiere ed abolito gli orari di chiusura, ed i centri commerciali che, per qualsiasi mercanzia, è veramente ormai difficile trovarli chiusi. Passavo lì davanti il 26 dicembre e l’IKEA era aperta! Che significa che i lavoratori del grande magazzino sono stati costretti a non poter salutare, alla ripartenza, i parenti arrivati da lontano per le feste natalizie. Non parliamo poi delle vendite on-line: se hai l’abbonamento giusto e la mattina del 1° gennaio hai bisogno di un avocado, fai la richiesta giusta e nel giro di mezzora ti arriva a casa. Eh… giusto! Come si fa a stare senza avocado la mattina dopo la sbornia colossale? Quindi, i lavoratori della grande impresa multinazionale la sbornia se la sognano… al pari dei medici e degli operatori del pronto soccorso! Ma l’avocado è l’avocado!!! Va beh quegli altri salvano vite, ma l’avocado… Comunque tranquilli, Amazon ha dichiarato che ha dato lavoro ad un sacco di gente in tutto il mondo: ha fatto un’opera di bene! Peccato che, alla chiusura di migliaia di piccoli e grandi esercizi commerciali, di posti di lavoro se ne sono persi ben di più. Peccato anche che tali lavoratori vengono trattati come schiavi, ma che vuoi? E’ IL NEOLIBERISMO BABY!

Devo dire che come consumatore mi sento sempre più coccolato, il problema semmai arriva quando cambio ruolo e divento un produttore di beni e servizi, traduco: Lavoratore. Eh, lì qualche problemino c’è. La rinomata legge di mercato impone che il costo del lavoro sia ridotto al minimo, che le tutele e le sicurezze siano ridotte al minimo, che la flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro sia massima… che ci vuoi fare: “Ce lo chiede il mercato!” E, nonostante questi sacrifici, il numero assoluto dei lavoratori diminuisce sempre più, i percettori di un reddito diminuiscono sempre di più, la ricchezza del ceto medio-basso, quella più numerosa, diminuisce sempre di più. Mi nasce spontanea una domanda: ma quando questa ricchezza sarà così bassa che il “consumo” si ridurrà a quello di sopravvivenza, chi ordinerà più l’avocado la mattina del 1° gennaio?

Don Bosco «Da mihi animas, coetera tolle»

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Foto da pixabay

<<Dammi le anime e prendi tutto il resto>>, questo era il motto che Don Bosco teneva nella sua camera!

Don Bosco morì il 31 gennaio 1888. Egli fu un grande educatore e un grande santo.

Ogni insegnante o educatore dovrebbe ricordare sempre queste parole di Don Bosco:

Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi”.

Oggi più che mai sono parole  luminose, soprattutto per una scuola devastata da riforme scellerate che hanno ribaltato il suo compito fondamentale: EDUCARE ISTRUENDO!

Non certo addestrare oppure colmare le menti con nozioni o fantomatiche competenze. È l’uomo, anzi la “persona” a dover essere formata in ogni suo aspetto, affettivo e (anche) cognitivo. Essa sarà così il cittadino e il professionista del domani in una società in cui avrà ancora un senso parlare di futuro.

Riguardo al santo…

Don Bosco nella sua giovinezza aveva un’amicizia d’anima, Luigi Comollo, che come affermerà nelle sue Memorie: “Posso dire che da lui ho incominciato a imparare a vivere da cristiano”. Ebbene in seminario Don Bosco dopo la morte a soli 22 anni del suo giovane amico, lo vide apparire insieme ad altri 20 compagni di camera, come un rombo di tuono e sotto forma di una luce che per tre volte consecutive disse: “Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!”

Pensate che dono immenso regalò a Don Bosco il suo amico Luigi! Il segno della vera Salvezza, da portare nel cuore e da trasmettere ai suoi giovani protetti: <<Tutto passa, ciò che non è eterno è niente>>!

E che cosa è mai eterno nelle nostre misere esistenze? Certamente l’anima e Don Bosco era animato da un fuoco di carità e d’amore verso il prossimo; tutto ciò che fece per gli altri fu unicamente riflesso del suo amore verso Dio. Il suo amore verso il prossimo ebbe sempre un unico intento, salvare le anime, di cui tutto il resto fu strumento.

In un mondo in cui è molto più facile perdersi che ritrovarsi il suo esempio è davvero un faro nella notte, una speranza per tutti quelli che credono che il Signore non abbandona mai i suoi figli ed è sempre pronto a parlarci e guidarci attraverso un’anima santa che umilmente sa ascoltare e rendersi strumento di salvezza per l’umanità.

Pianura desolata

deserto

Una materia informe

ho modellato con la mia mente

al pari di un Dio delirante

creando fantasmi

fatti di un denso pensiero

che vivono in me

offuscando speranze legate alla vita.

Seduto in una pianura desolata

osservo il mio corpo

ombra di una luce,

proiezione di ciò che siamo,

vagare in un mondo

tenuto insieme dai nostri sguardi

e basta chiudere gli occhi

per annullare il tutto

restando sospesi nel buio

che sta al di sotto dell’Essere.

Vorrei che avesse un senso Dio

e non fosse una vana compagnia

 creata dalla mente

strumento onnipotente

aperta al Tutto,

un vuoto evanescente.

Ma non posso negare di esserci

non posso negare il pensiero

che sostiene il mio animo,

che modella le cose

o le riduce ad un niente.

Seduto in una pianura desolata

ora riesco ad alzare lo sguardo

verso le essenze

che si specchiano in una realtà

riflesso di modelli ideali,

di perfezioni divine

al di sopra di noi

che a volte giochiamo ad essere Dio

 non accontentandoci delle immagini

e non illudendoci di vivere davvero

ci sforziamo per capire

alzando lo sguardo verso il cielo.

Poesia già pubblicata QUI!

“Una strana normalità” di Stefano Tonnarelli

Se non avete niente di meglio da fare (ma proprio niente di niente) e siete di Ancona o zone limitrofe, ebbene siete invitati alla presentazione del libro dell’amico Stefano, autore di tanti post del blog! Naturalmente scherzo e potete, anzi DOVETE venire anche se avete qualcosa da fare dato che solo così lo potrete conoscere di persona.

Ho chiesto a Stefano una definizione del suo libro: “È strano” ha risposto!

Sintetica ma più che sufficiente per stimolare la curiosità e spingere potenziali lettori a partecipare numerosi. Vi aspettiamo, chi può venga (per quello che conta io ci sarò)!

SABATO 25 GENNAIO ORE 18 PRESSO LA LIBRERIA FOGOLA C.SO MAZZINI, 170 ANCONA

Contiamo il contante

Immagine da pixbay

 

Le mie idee sulla questione le avevo esposte nel post “Lotta al contante” https://opinioniweb.blog/2019/09/18/lotta-al-contante/. Nel post che segue potete leggere un’efficace riflessione dell’amico Stefano

Post di Stefano

Ultimamente ho letto, con piacere, che la BCE… la BCE!!! Non gradisce che l’Italia attui la limitazione del contante nei pagamenti. Non avrei mai creduto in vita mia di poter essere d’accordo con l’immonda istituzione, ma nella vita non bisogna mai porsi dei limiti e la capacità di confrontarsi con gli interlocutori senza il “paraocchi” credo sia una dote delle persone intelligenti (tranquilli… mi considero stupido su tante altre cose!). Una tendenza, ormai chiara a tutti, è quella di limitare al massimo l’uso del contante, fino a farlo scomparire del tutto a favore dei pagamenti elettronici: Carte di credito, Bancomat, Smartphone… ed in futuro tramite microchip innestato sottopelle… ecc. Per tutto questo la “scusa” principale è la solita: combattere l’evasione fiscale, visto che il lavoro in nero viene pagato, appunto, in contanti. A parte il fatto che le transizioni per le grandi e significative evasioni non vengono affatto effettuate in contanti, ma con passaggi di denaro virtuale appoggiato in paradisi fiscali e che quindi la limitazione al contante semmai colpisce i piccoli: i soliti tartassati che, per lo più, attuano una evasione fiscale di sopravvivenza. Inoltre i pagamenti “locali” fatti da e per la malavita organizzata vengono effettuati in contante senza limite di somma, ovviamente. A parte quindi questo, è ovvio che il vero motivo è di favorire il sistema bancario che, attraverso le commissioni, la maggiore liquidità presente in cassa e la possibilità di risolvere le crisi bancarie stesse attraverso la predazione dei risparmi dei correntisti (vedasi Bail-In), possono lucrare e spadroneggiare come vogliono. Ma, l’eliminazione del denaro contante è estremamente pericolosa! Per la libertà stessa! Già ora siamo anche troppo controllati: dall’agenzia delle entrate, dalle banche stesse: ho provato a fare un movimento di denaro strano (per loro!) per comprare il camper e da allora mi assillano per “adeguate verifiche”. Dalle ditte produttrici di qualunque cosa: chissà perché ogni volta che ci interessiamo o compriamo qualcosa su internet veniamo subissati di pubblicità, guarda caso, proprio di quegli articoli lì! Senza più contante il controllo sarebbe totale… ma scusate: se io volessi fare qualche acquisto al sexy shop o… volessi andare a puttane? Perché qualcuno dovrebbe essere autorizzato a saperlo? Se mi volessi curare con farmaci non ortodossi (legali eh)? Se volessi ubriacarmi dalla mattina alla sera? Se volessi drogarmi con psicofarmaci legali? Ma semplicemente, se non volessi far sapere a chichessia quanto sono ricco, di soldi guadagnati onestamente… saranno cavoli miei o no? Ma c’è di più: senza contante basterebbe un black out, anche limitato al CED, della banca per non avere più disponibilità… che cosa mangio? Basterebbe un hacker a distruggerci! Il servizio segreto di uno Stato a noi nemico? Ma il top è semplicemente: uno Stato fintamente democratico, al quale non siamo simpatici, che si inventa una accusa di crimine terribile (per esempio): EVASIONE FISCALE!!! Per metterci fuori gioco bloccando il nostro credito. Una vera manna per uno Stato tecnocratico e fascistoide. Meno male che i “poteri” sono ancora divisi tra vari “potentati” e a volte il conveniente di uno non è quello dell’altro. Stavolta è la BCE che non ha convenienza! Ooops, mi sono rimesso il paraocchi!!!

 

Cuneo fiscale e pensioni

 

Le dichiarazioni dei sindacati confederati riguardo al taglio del cuneo fiscale che porterebbe sin da luglio un aumento dello stipendio netto dei lavoratori tra i 20 e i 100 euro sono unanimi e lodano il governo: bene, bravi, bis!!!

 

Dicono giustamente che il cuneo fiscale italiano è molto elevato, si aggira intorno al 47% contro una media europea del 36%. Esso è composto per una parte minoritaria dall’irpef e per oltre il 30% da contributi previdenziali ( una parte pagata dai lavoratori e una pagata dal datore di lavoro). Quello che non dicono  è che gli stipendi medi dei lavoratori italiani rispetto ad altre nazioni dentro l’UE con un pil comparabile al nostro sono tra i più bassi in assoluto!!!

Attualmente il bonus Renzi consiste in un credito d’imposta fino ad un massimo di 960 euro calcolato in base a delle fasce di reddito oscillanti fra 24000 e 26000 euro. Tale credito viene versato dal datore di lavoro e poi successivamente recuperato mediante compensazioni dalle ritenute fiscali o nel caso l’irpef dovuta dal lavoratore risultasse inferiore al credito versato attraverso una riduzione dei contributi previdenziali. Spetta poi all’INPS recuperare tali somme e versarle ai lavoratori. Nella manovra attuale il bonus viene esteso a fasce più ampie di lavoratori e trasformato il detrazione. Rimane comunque selettivo, cioè attribuito in base a delle precise fasce di reddito e solo ad alcune categorie di lavoratori. Quindi NON si configura in una vera riduzione delle aliquote IRPEF e per ora è un beneficio limitato ai lavoratori.

Per il futuro sono molte le ipotesi al vaglio per ulteriori tagli al cuneo fiscale. Fra le varie possibilità un problema sulla questione l’evidenziava proprio un sindacato nel lontano 2016 – la UIL – che a seguito di uno studio affermava “L’ipotesi di limare il cuneo fiscale abbassando la contribuzione previdenziale di 6 punti percentuali, 3% a carico del datore di lavoro e 3% a carico dei lavoratori, avrebbe gravi conseguenze sulle pensioni future di milioni di italiani con tagli anche del 18%: si arriverebbero a perdere con 35 anni di contributi, ad esempio, circa 298 euro al mese per 3.874 euro annui mentre con 43 anni di contribuzione l’assegno pensionistico potrebbe arrivare a perdere 412 euro al mese per complessivi 5.356 euro all’anno.” Clicca QUI per leggere!

Quindi se si tagliassero i contributi avremmo certamente pensioni più basse e la tassazione tolta oggi si riverserebbe con pesanti conseguenze sulle pensioni future dei lavoratori. Inoltre possiamo aggiungere che il 3% non pagato dal lavoratore sarebbe soggetto alla tassazione irpef una volta rientrato nello stipendio netto. Cosa evitabile – evidenziano i tecnici che stanno studiando una soluzione – lasciando al lavoratore la possibilità di versare questa percentuale in una pensione integrativa. InZomma una grande novità: spostare l’enorme “ricchezza” del sistema previdenziale pubblico verso la gestione privata ( QUI il pdf della UIL contn tutte le ipotesi di taglio contributivo)!

Un progetto ambizioso certo e da portare avanti con estrema cautela, soprattutto perché attualmente le pensioni in essere sono ancora pagate da chi lavora e quindi versa i contributi. Le ultime riforme hanno già pesantemente precarizzato il lavoro e mantenuto i salari su livelli estremamente bassi. I dati dimostrano che i salari reali in Italia sono calati negli ultimi dieci anni di oltre il 4% tornando di fatto all’era precrisi. Oltre alla disoccupazione sono aumentati i lavori part-time. La situazione è allarmante e proprio in questi giorni si evidenziava il fatto che per 400mila famiglie la presenza di un nonno pensionato consente di dimezzare l’esposizione al rischio povertà. E questo nonostante le pensioni percepite dalla maggioranza degli italiani si attestino intorno ai 1000 euro!

Ricapitolando: tagliare ulteriormente il cuneo fiscale significherà con ogni probabilità tagliare anche i contributi pensionistici e ciò potrebbe comportare, in forma volontaria ma comunque ben propagandata con vantaggi fiscali e altro, un almeno parziale smantellamento della previdenza pubblica con probabile e incentivato spostamento verso quella privata (pensione integrativa – fondi pensione…). Se pensiamo ai continui allarmismi sulla tenuta del sistema pensionistico e sulla necessità di un indefinito allungamento dell’età pensionabile sembra proprio che questo sia un effetto voluto!

Perché gira che ti rigira è sempre lì che si va a sbattere: lo Stato è brutto, cattivo e inefficiente! Allora ci vuole MENO Stato! E siccome lo Stato non ha i soldi per garantire un futuro ai propri cittadini, ebbene ecco che il PRIVATO, attraverso il MERCATO, ci viene incontro garantendoci un (fanta)sioso assegno previdenziale!!!

Quindi bravi sindacati, non insistete troppo sui rinnovi dei contratti di categoria, perché il pubblico deve risparmiare (lo Stato non ha i soldi) e il privato deve produrre (quindi un lavoratore deve costare poco). Per aumentare il potere di acquisto dei lavoratori servirebbero sin da subito adeguati aumenti salariali, unico e vero stimolo ai consumi a al rilancio dell’economia reale. Ma visto che NON CI SONO I SOLDI (dicono ESSI) meglio parlare d’altro. Del resto non siete proprio voi i primi a credere che lo Stato è come una famiglia e che si deve risparmiare e che così ci sarà un bel tesoretto e finalmente tutti vivremmo felici e contenti?

Comunque il prossimo passo come affermano esponenti del governo sarà probabilmente rivolto ad un taglio dell’IRPEF, quindi stavolta tutto bene non è vero? Peccato che chi vuole risparmiare (sulla pelle dei cittadini) non fa che spostare la coperta a seconda di dove gli fa comodo. L’UE da tempo immemorabile chiede all’Italia di spostare le tasse dalle persone alle cose, quindi quale migliore occasione per tagliare l’IRPEF spostando la tassazione sulla fiscalità generale. Che significa in poche parole aumentare l’IVA e se non bastasse le solite accise, oltre ad un’ulteriore rimodulazione delle detrazioni! Ci penserà poi la solita propaganda a far passare una sonora bastonata sulle nostre spalle per un lauto regalo a vantaggio di tutti i cittadini. Per i padroni questo e altro, non ci sono dubbi purtroppo!

Al di là delle battute e della facile ironia, la situazione attuale è purtroppo il frutto della convergenza di intenti di tutte le forze politiche e sindacali che dagli anni 90 hanno scientemente collaborato per distruggere il welfare, cioè le tutele sul lavoro che dal dopoguerra hanno garantito ai lavoratori dei VERI DIRITTI e un lavoro dignitoso in grado di migliorare la propria condizione sociale.

 

L’unica speranza che questo sistema si autodistrugga e non porti a compimento tutte le proprie demenziali riforme è proprio la stupidità condita dall’incapacità di chi ci rappresenta ( e non mi riferisco qui solo a questo governo ma più in generale alla nostra classe politica). Infatti uno Stato che accetta il mantra liberista “NON CI SONO I SOLDI” e applica le regole di riduzione del deficit e pareggio di bilancio, anche in questo caso non può che fare misure di portata troppo piccola rispetto alla gravità della recessione in atto. Quindi il taglio del cuneo non sarà in grado di incidere sul PIL, ma probabilmente potrà generare falle soprattutto sul bilancio statale accelerando il crollo di un modello economico socialmente insostenibile.

Complessità irriducibile

filato, pattern, Spiderweb, complessità, ragnatela, rugiada, umidità
Foto da pixnio

Il post che segue è di Stefano

Andando a curiosare nei miei soliti blog di “contro” informazione mi sono imbattuto in questo concetto espresso dal biologo Michael Behe nel 1996. Proverò a spiegare di cosa si tratta, secondo quello che ho capito e non lapidatemi se non riuscirò nell’impresa. In pratica dice che in un sistema complesso, in un meccanismo funzionante, sia sempre necessario un certo numero di componenti minimo dove, quando si sia raggiunta la massima semplificazione, la mancanza di uno solo dei componenti rende il meccanismo non funzionante. Fin qui sembra lapalissiano, ma faccio lo stesso un esempio: prendiamo un motore a scoppio, il più semplice che c’è… che ne so, quello della vecchia FIAT 500. Non sono un esperto di meccanica, ma mi ricordo che persino io ero capace di aggiustarlo. Togliamo tutto quello che non è strettamente necessario: il sistema di raffreddamento, lo facciamo lavorare a 50 gradi sottozero! La lubrificazione, ricostruiamo le parti in sfregamento in teflon autolubrificante, eccetera, fino a quando non è ridotto all’osso. Lo facciamo partire e… funziona! Ma se gli togliamo anche una vitina, non ci pensa per niente ad accendersi. Quindi TUTTE le sue parti, anche la più piccola, devono essere presenti contemporaneamente ed assemblate correttamente. Siamo d’accordo? Quindi ci deve essere almeno un progettista, magari anche esperto meccanico che compia tutte le operazioni preliminari. Non può assemblarsi da solo… per caso! Sarebbe come se un tornado si abbattesse su un deposito di uno sfasciacarrozze, prendesse dei pezzi di macchine a caso e mischiandole tra loro vada a costruire l’intero motore perfettamente e lo avviasse anche… Le probabilità sono così infinitesime che neanche in miliardi di anni, miliardi di tornadi ed in miliardi di pianeti diversi ci potrebbe riuscire. Anche perché, anche se il motore dovesse essere costruito a casaccio per una metà, non funzionerebbe e, al primo tornado, si sfascerebbe di nuovo. Lo stesso discorso vale per i sistemi biologici. É stato calcolato che il batterio più elementare, la forma di vita più semplice che c’è, è composto da almeno 400 parti (non so di che… se di molecole complesse di amminoacidi o altro) e che sono necessarie tutte insieme, contemporaneamente ed assemblate perfettamente, altrimenti non vivrebbe! Basterebbe che manchi una sola parte e non vivrebbe, non si muoverebbe, nutrirebbe, riprodurrebbe. Le probabilità che possa assemblarsi da solo a caso sono le stesse del motore. Non ci potrebbe essere neanche la progressività evolutiva della vita, perché meno di quello è niente. Non sarebbe vita. Un assembramento casuale di 399 parti non starebbe coagulato insieme neanche per un secondo, tantomeno potrebbe evolvere in una forma di vita più complessa. Da lì in poi sì! Da quando prende vita può evolversi e lo hanno fatto tutte le forme di vita che conosciamo, ma c’è un limite aldisotto del quale non si può!

Io non sono creazionista poiché non ce lo vedo proprio un Alieno dotato di superpoteri con l’aggravante della vendicosità chiamato Dio, God, Allah, Javeh, Krishna… che si diverta a creare il tutto. Ma non posso essere neanche del tutto evoluzionista poiché senza una intelligenza di base, di sottofondo, semplicemente, un sistema irriducibilmente complesso come la vita, ma non solo, non si può mettere assieme da solo, senza un progetto e senza un assemblatore.

Rapiti dalle stelle

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Dante e Beatrice osservano l’Empireo (Gustave Doré) dove risiedono i beati e nel gradino più alto la Vergine Maria – fonte Wikipedia

Penso spesso al cielo

rapito dalle stelle

posti lontanissimi

ma pur sempre vicini

perché se apri il cuore

toccano il tuo animo.

Torneranno gli angeli

dalle lontane stelle,

porteranno amore

nel cuore della gente

per imparare insieme

a guardare oltre

togliendo le apparenze

che ingannano gli umani.

Creiamo delle immagini

per mascherare chi siamo

pensando all’importanza

di essere qualcuno

e come gusci vuoti

viviamo tra di noi

senza accorgerci del dolore

dimenticando cosè l’amore.

Torneranno gli angeli

e getteranno un ponte

per chi vorrà andare

nel cuore delle stelle

dove impareremo

ad essere noi stessi.

Lì rivedremo la bellezza

che ci è stata donata

e ognuno poi sarà

un essere di luce

chiamato per nome

dal Padre delle stelle.

E quelli che si amavano

prima di andare in cielo

chi aveva già conosciuto

la luce di qualcuno,

insieme lì saranno

rapiti dalle stelle

ormai per sempre uniti

in una vita senza fine.

*La poesia è stata scritta ascoltando “Torneranno gli angeli ” di Fiorella Mannoia

Che sia poi una poesia, una fiaba o un sogno stabilitelo voi…

Poesia già pubblicata Qui!

P.s.: se vi è piaciuta e avete un po’ di tempo cliccate sul link sopra e leggetevi i commenti di due anni fa! Belle riflessioni ispirate da belle persone che hanno impreziosito la poesia condividendo le loro sensazioni.

 

Siogiovanni

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