La cura

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Foto da Wikipedia

Nella speranza che ognuno di noi possa trovare in sé stesso quell’equilibrio che lo aiuti ad affrontare al meglio questa crisi diventando così una cellula di luce e speranza anche per gli altri, ripubblico questo vecchio post.

Ascoltavo e riascoltavo come un mantra questa canzone quando ero in ospedale ad accudire mia nonna gravemente malata. Erano i primi di maggio del 1998 e la prognosi era senza speranza: un vasto ictus emorragico. Eppure nonostante la gravità della situazione piano piano si riprese e riacquistò buona parte della sua lucidità accompagnandomi fino al mese di dicembre del 1998. E in questi ultimi mesi riuscì a farmi molti altri doni.
Far entrare in sé stessi la musica, le parole i sentimenti e le emozioni che essa comunica e come un ponte trasmetterne le vibrazioni a chi ti sta accanto e al mondo intero di cui facciamo parte. Lenire, curare, sollevare da tutte le malinconie… la cura è un dono, un dono che ognuno di noi vorrebbe avere per proteggere le persone che amiamo e dare un senso ad ogni non-senso, senza più paure ad oscurarci l’animo. Un dono che la musica, come l’arte in ogni sua forma, come la preghiera che nasce dal profondo, – tutte esperienze caratterizzate dalla purezza e dalla spontaneità – può aiutarci a ridare speranza alla nostra vita.

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Franco Battiato

LA CURA

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che oggi incontrerai per la tua via.

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).

Non hai fiori bianchi per me ?

Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza, percorrendo assieme le vie che portano all’essenza.

Profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… io sì, che avrò cura di te.

Una storia di crisi e di opportunità

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Foto da pixabay

Il racconto che segue è frutto della florida fantasia di Stefano. Personalmente non sono riuscito a classificarlo, è fantascienza o tragica parodia? Boh, probabilmente la realtà attuale supera in originalità e colpi di scena anche la più fervida immaginazione.

Fanta-racconto di Stefano

Di primo acchito la notizia non sembra rivestire una grande importanza.

In India, nel Rajastan, c’è il timore di una epidemia da influenza che provoca, in alcuni casi e in persone con problemi di salute, una grave polmonite a volte letale.

La notizia viene data dal telegiornale serale quasi in conclusione: «… il contagio è per ora limitato alla città di Jaipur e le autorità locali hanno circoscritto l’area. Il reparto malattie infettive dell’ospedale locale è presidiato per evitare ulteriori fuoriuscite del virus dalla zona rossa.»

Mia moglie ed io commentiamo che probabilmente si tratta della solita “falsa” epidemia, come la Sars, l’Aviaria e altre. «Sarà la solita influenza stagionale!» Critico io con fare noncurante.

La sera successiva, come al solito, accendo la TV sul notiziario. L’annuncio sulla strana influenza è già balzato in terza posizione con centinaia di contagiati, una ventina di morti e alcuni casi sospetti anche a Nuova Delhi ed a Calcutta.

Due settimane dopo, il virus viene isolato da alcuni biologi italiani e riceve anche un nome: Caudavirus (virus con la coda) per la sua forma particolare. Il Presidente del Consiglio Giovanni Duca, spinto dalle solite polemiche, plaude i ricercatori precari e raccomanda che questi vengano assunti a tempo indeterminato. Passa un’altra settimana e il Caudavirus conquista il primo posto su tutti i TG: in India i contagiati sono ormai duemila e quattrocento i morti, parecchi paesi asiatici hanno i loro focolai e in Europa compare prima nel Regno Unito e da lì poi in Italia, a Tivoli.

La situazione precipita di giorno in giorno: Tivoli diventa zona rossa e, a seguire, Roma e il Lazio, mentre focolai di contagio si diffondono in tutta Italia al punto da renderla ben presto il Paese più colpito al mondo dopo l’India. Duca, dopo aver ascoltato il parere dei più importanti virologi italiani, parla a reti unificate ed impone lo stato di allerta nazionale: chiusura delle scuole e di tutte le attività non strettamente indispensabili, divieto assoluto di spostamenti non necessari e di tutte le forme di assembramento.

Poco dopo l’annuncio, il Premier riunisce il governo e convoca i segretari dei partiti che lo sostengono.

Con fare estremamente serio e compunto esordisce, imponendo il silenzio con la mano: «Ho una proposta, ma la esporrò dopo avervi illustrato tutta la situazione in base alle informazioni a me pervenute da fonti assolutamente attendibili.»

I membri rumoreggiano tra loro e si guardano a vicenda per scoprire se qualcuno di loro sia a conoscenza di qualcosa. Duca riprende: «Intanto voglio precisare, ma immagino che molti di voi già ne siano a conoscenza, che non abbiamo a che fare con un virus naturale, ma con un’arma diffusa dai nostri potenti alleati per colpire quegli Stati che non si sono allineati ai loro diktat. Se guardate la diffusione geografica dell’epidemia, potrete comprendere a chi mi sto riferendo e perché.»

Nonostante la maggior parte dei presenti sia già a conoscenza di queste informazioni, il gelo cala nell’assemblea, in quanto ognuno inizia a interrogarsi sugli obiettivi del Premier.

«Inoltre, questo morbo è stato formulato per non provocare troppi morti, ma per risultare virulento ed allarmante: insomma è un’arma strategica, persuasiva.»

Interviene il leader della Corrente 5 Lune, partito di maggioranza relativa, Di Peio: «Visto che è un virus poco mortale, direi che è inutile fermare così drasticamente l’economia della nazione, poiché il danno finanziario nella popolazione ci sarà fatale alle prossime elezioni!»

Il Premier si indispettisce per l’interruzione: «La prego di farmi terminare l’esposizione e, in merito alle prossime elezioni, sappia che saranno comunque un disastro per i partiti di maggioranza, a meno che…».

Mentre l’assemblea borbotta, Duca riprende: «Vi dico subito che le autorità europee non hanno intenzione di aiutarci economicamente e che, anzi, non aspettano altro per commissariare il nostro Paese e finire di comprare, per quattro soldi, tutti i nostri patrimoni. Ho inoltre parlato personalmente col presidente Kramp per sollecitare una distensione politica e ottenere l’antidoto al loro morbo. Mi ha cordialmente risposto che se potesse decidere autonomamente avrebbe già fatto le sue scelte, ma purtroppo deve assecondare i finanziatori della sua campagna elettorale che, da tempo, hanno già messo gli occhi sul nostro Paese.»

A questo punto insorge Rometti, leader del Partito Sinistro: «Non è possibile, lei dice che tutti i nostri amici ci stanno tradendo! Andrò io personalmente a parlare con tutti e sistemerò le cose!»

«Ho già detto che non gradisco le interruzioni, il Presidente del Consiglio sono io e fin quando non sarò sfiduciato spetta a me dettare l’agenda.»

Il nervosismo nell’aula comincia ad essere denso, Rometti si agita sulla sedia, facendo il gesto di andarsene, senza però agire.

«Quello che dirò d’ora in poi deve restare qui dentro e io negherò sempre di aver pronunciato queste parole.» Rapidamente Duca preme un bottone su un apparecchio elettronico che inizia a produrre disturbi in grado di vanificare eventuali registrazioni.

«Ora non potrete registrare nulla! Dunque, ho parlato anche col Presidente della Repubblica Rasagnola per ottenere il suo appoggio, che mi è stato rifiutato per fedeltà all’Unione Europea. Avete compreso? Il Capo dello Stato è più fedele ad un organismo straniero che alla sua nazione! Comunque la mia proposta è questa: con l’alibi dell’epidemia inaspriamo le misure di restrizione e blocchiamo la gente a casa, chiudiamo tutti gli uffici pubblici, i ministeri, le banche, i bancomat… insomma tutto! Dopodiché dichiariamo l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro.» Sottolinea la frase con enfasi. Dopo un silenzio lungo almeno dieci eterni secondi scoppia la bagarre. Le voci si accavallano in un caos inestricabile. Il Premier comincia a battere la mano sul tavolo con violenza: «Silenzio! Silenzio vi prego, avrete modo di parlare tutti, ma civilmente ed uno per volta!»

Subito Rometti approfitta di un attimo di parziale calma: «Non sono per niente d’accordo, l’Europa è la nostra nuova patria, abbiamo firmato i trattati e, sinceramente, da soli ci ritroveremmo fagocitati da tutti i competitori internazionali.»

Duca dimostra una calma glaciale: «Benissimo, io non obbligo nessuno a stare ad ascoltare il mio piano. Se riuscirò a formare una maggioranza andrò avanti, altrimenti, se riuscirete a sfiduciarmi, mi farò da parte.»

Con un gesto di stizza Rometti chiama tutti i suoi ministri ed esce dall’aula, seguito subito dal leader e ministri dell’altro partitino di governo. Il Premier resta da solo con i rappresentanti della Corrente 5 Lune. «Vi prego, fate chiamare dagli uscieri tutti i rappresentanti dei partiti di opposizione e di quelli del gruppo misto. Vediamo se si riesce a mettere insieme una maggioranza parlamentare.»

Di Peio fa un gesto ad uno dei suoi che esce di fretta, poi chiede: «Sta facendo sul serio? Lo sa che cosa stiamo rischiando?»

«Non sono mai stato più convinto. Ovviamente qualche timore ce l’ho, ma stavolta mi sono davvero stufato di non dare retta alla mia coscienza. Non era questo che volevo quando ho intrapreso la mia carriera politica. L’Italia, anche se non aveva grandi risorse naturali, era una potenza economica per merito del suo popolo e della sua inventiva, della sua bellezza e della sua posizione geografica. Non si merita proprio che venga svenduta a popoli che non hanno niente della sua civiltà, della sua creatività e della sua eccellenza! Vedrà, se ce la faremo torneremo ad essere tra i primi al mondo e la gente se ne ricorderà nelle urne.»

Di Peio si rabbuia in una espressione triste. «Anche io ed i miei, quando siamo stati eletti, avevamo questi ideali, anzi, credo che la nostra base ancora sia legata a queste aspirazioni, ma, come sa…»

«Lo so, lo so! Ascolti, mi sono fatto una cultura nei blog e nei siti della controinformazione. Abbiamo una schiera di professionisti e di esperti in ogni campo della gestione politica che potrebbero aiutarci a tirare fuori l’Italia da questa situazione paradossale. Abbiamo economisti, esperti di comunicazione, ideologi, filosofi, giuristi, costituzionalisti, psicologi e sociologi. Tecnici meravigliosi che sarebbero felici di farci da consulenti. Mi creda, possiamo farcela!»

«Sa che cosa le dico? Quasi quasi la appoggio, considerato che non c’è alcuna speranza che alle prossime elezioni la mia Corrente possa venire rieletta al governo, vista la magra figura fatta finora.» «Non mi sarei mai permesso di farglielo pesare, ma ha perfettamente ragione!»

Nel frattempo arrivano in aula i tre rappresentanti della destra, quello della estrema sinistra ed altri fuoriusciti da vari partiti, per lo più dalla Corrente.

Duca fa un breve riassunto del suo piano e conclude: «Io so che ognuno di voi aveva un ideale quando si è lanciato in politica, magari peculiare, ma in tutti accomunato dall’amore per la nostra Patria. Conosciamo altresì tutti il livello di coercizione e di corruzione al quale siamo stati sottoposti e al quale abbiamo ceduto, ma questa può essere la nostra occasione di riscatto: se ce la faremo, ne raccoglieremo di sicuro i frutti. Sta a voi scegliere!»

Mario Moscio del partitino Comunismo interviene dubbioso: «Quindi devo decidere se allearmi con i partiti di destra?»

«È ovvio che sarebbe un’alleanza programmatica, finalizzata all’uscita dall’Europa e alla delicata gestione del “dopo” nei successivi tre anni, fino alle prossime elezioni “politiche”. Voi siete i più dichiaratamente sovranisti.»

«La cosa mi alletta, ma dovrò sentire i compagni di partito prima di decidere.»

«D’accordo, ma che sia una decisione rapida! Sentiamo ora Bertuccioni del partito Alé Italia.»

Il vecchio industriale prestato alla politica si fa serio: «A me questa Europa non piace per niente, ma già una volta ho tentato di mettermi di traverso e ne ho pagato le conseguenze. Non posso rischiare che mi silurino ancora, io devo pensare anche alle mie aziende e a tutto l’azionariato di minoranza. Mi rincresce!»

«Ho capito, ma se non le dispiace la prego di accomodarsi fuori.»

Bertuccioni obbedisce mesto.

«Bene, non importa, penso che ce la possiamo fare lo stesso, ora voglio sentire la signora Cocomeri leader dei Cugini d’Italia.»

La onorevole è raggiante e non prova neanche a mascherare il suo accento romanesco: «Davvero non mi sarei mai aspettata da lei una mossa simile. Il mio Partito aderirà entusiasticamente!»

«Ne ero certo. Ora, Disfattini, leader dell’Amalgama, lei rappresenta il secondo partito del Paese. Aveva nel suo programma elettorale proprio la presa di distanza dai Trattati Europei, poi però quando è andato al governo con le 5 Lune, pur avendone la possibilità, non ha sostanzialmente agito in quella direzione. Comunque l’Amalgama è vincente nei sondaggi e, con questa mossa, potrebbe ancora di più compiacere i suoi elettori e ambire alla leadership nelle prossime elezioni. Che cosa ne dice?»

Disfattini è un uomo alquanto rude nei modi, molto pieno di sé e borioso. Stranamente resta in silenzio mentre si guarda intorno, stranamente impacciato. Allora Duca prova con la carta dell’adulazione: «Consideri che, senza il suo appoggio, temo di non riuscire ad ottenere la maggioranza!»

Finalmente prende la parola nel suo slang da profondo nord: «Il motto del mio partito è: “In alto gli italiani”, a me l’Europa ha rotto i cogl… (la parolaccia era intera): aderisco! Ma voglio il Ministero degli Interni!»

Duca sorride: «Benissimo, vedremo cosa si potrà fare. Ora vorrei anche il parere dei rappresentanti del gruppo misto.»

Due dei rappresentanti se ne vanno spontaneamente seguendo gli altri dissidenti, ma la maggioranza resta annuendo.

Duca è raggiante: «Perfetto, dobbiamo agire così: lei Di Peio dovrà uscire dalla maggioranza e far cadere il governo. Si beccherà le critiche da tutti per aver provocato una crisi proprio in questo momento difficile, ma subito dopo dovrà andare insieme ai leader del nuovo governo dal Capo dello Stato a proporre la soluzione alla crisi. Lui sarà recalcitrante visto che il Partito Sinistro non farà parte della maggioranza, ma voi porgerete la soluzione di emergenza su un piatto d’argento. Mi raccomando!!! Non fate mai cenno al vostro vero programma.»

La Cocomeri prende la parola: «Mi scusi eh, ma a quest’ora già sarà stato informato del suo piano! Figuriamoci, Rometti sarà corso a “piangere” da lui!»

«Certo, lo immagino, solo che nel doppio caos provocato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi di governo si troverà costretto ad accettare in fretta, altrimenti sarà considerato lui il colpevole. Bisogna sfruttare proprio questa situazione eccezionale.»

La Cocomeri e tutti gli altri sorridono diabolicamente. Il Premier riprende: «Il Governo si dovrà costituire in un lampo ed al primo fine settimana dichiareremo l’uscita dall’Euro, con la scusa della necessità immediata di enorme liquidità, per salvaguardare la salute e la vita di milioni di persone. Con la Nazione bloccata, le Borse chiuse e il popolo costretto a casa sarà tutto più semplice. Usciremo poi dalla crisi sanitaria e pomperemo una enorme liquidità, faremo ricostruire le zone terremotate e faremo così ripartire l’economia a mille all’ora. Commissioneremo il debito pubblico e costringeremo i debitori ad accettare la nuova Lira. Istituiremo un programma di lavoro garantito a tutti, insomma a quel punto ci faremo guidare dagli economisti Keynesiani che vorranno collaborare con noi…» Tutti sorridono compiaciuti.

Poi mi sono svegliato.

Percezioni o realtà?

 

Post di Stefano

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Foto da pixabay

 

Le percezioni sono fomentate e cavalcate dai media, fanno leva sui sentimenti per lo più negativi dell’essere umano, in estrema sintesi sulla paura: paura che mi rubino qualcosa, paura di morire, paura di restare solo, paura di impazzire, paura che, per colpa di qualcuno che se ne approfitta, io o la mia famiglia potremmo ricevere dei danni, eccetera. Le percezioni vengono utilizzate dal potere per metterci l’uno contro l’altro. Nessuno ne è immune e intelligenza è prenderne atto. Chi confonde le percezioni con la realtà deve lavorare su sé stesso e fare un bagno di umiltà, poiché deve comprendere che le percezioni che ha, derivano da fattori esterni a sé, da opinioni altrui o, peggio, da menzogne studiate a tavolino e diffuse dai media per orientare le scelte. L’opinione che ognuno di noi elabora si basa su informazioni che arrivano dall’esterno, sulle quali non abbiamo potere. Ripeto, nessuno ne è escluso. Anche e soprattutto il sottoscritto, anche ognuno di voi che ha la compiacenza di leggere. NESSUNO! Nessuno è in grado di discernere se le singole notizie siano vere, se l’enfasi che viene usata sia giustificata, se l’ordine di importanza che viene imposto sia reale… se vi siano delle notizie omesse. Sono maestri di psicologia delle comunicazioni, di programmazione neuro linguistica e di persuasione occulta. Considerando poi che i possessori dei maggiori media al mondo sono 6 e che corrispondono ai maggiori centri di interesse mondiale… è lapalissiano che gli stessi veicolino messaggi convenienti a loro.

La realtà è oggettiva, è quello che è, non è negativa né positiva. La realtà attuale può dipendere dalle scelte passate o da altri infiniti fattori e non è modificabile. Per cui va accettata così come è. Semmai è possibile ed auspicabile operare scelte che possano modificare la realtà futura per far sì che il futuro sia migliore.

Ora farò degli esempi un po’ a caso:

La percezione è che il debito pubblico sia un problema? Nella realtà, in uno stato normale che abbia la sovranità monetaria e la Banca Centrale prestatore di ultima istanza (che possa comperare i Titoli di Stato invenduti), il D.P. è un semplice dato contabile che serve solo a conoscere l’entità della moneta circolante e dei Titoli di Stato emessi. Giappone docet.

La percezione è che l’Italia sia entrata nella spirale del debito dalla quale non può uscire? In effetti l’Italia è in avanzo primario da moltissimi anni (percepisce più soldi dalle tasse di quanto spende) e il debito aumenta solo in virtù degli interessi usurai che paga. Basterebbe riacquisire l’ability to pay (la capacità di ripagare tutto attraverso la sovranità monetaria) per abbassare gli interessi fino allo zero.

La percezione è che Germania e Francia siano stati virtuosi e l’Italia no? La realtà è che la Germania attraverso la sua più grande Banca pubblica continua ad immettere liquidità per tutto quello che gli serve (cosa vietata dai trattati, ma lei lo fa) e la Francia, attraverso l’emissione del Franco Coloniale alle “ex” colonie, ha di fatto la sovranità monetaria e non ha mai smesso di averla.

La percezione è che viviamo al disopra delle nostre possibilità e che i nostri figli pagheranno per la nostra vita dissennata? In realtà il debito pubblico è quantificato in moneta e la moneta è un numero. I numeri si possono modificare, le banconote si possono stampare o distruggere. I beni ed i servizi che usufruiamo sono stati prodotti da qualcuno, anche da noi, e sono beni reali non numeri. Se quei beni c’erano e li abbiamo usati vuole dire che erano presenti in quel momento e non che dovranno essere prodotti nel futuro. I nostri figli potranno usufruire di quei beni che sapranno produrre nella loro epoca. La vera ricchezza sono i beni ed i servizi a cui si ha accesso, non è il denaro.

La percezione è che ai tempi della “liretta” c’era una inflazione altissima e questo era un grosso problema? La realtà è che c’era una politica monetaristica espansiva che faceva sì che ci fosse dell’inflazione, ma che garantiva condizioni sociali sempre migliori, lavoro e reddito a tutti. La svalutazione invece era coperta dall’indennità integrativa speciale e dagli alti tassi di interesse sui BOT che garantivano il valore dei risparmi.

La percezione è che le tasse servano a pagare i servizi pubblici per cui gli evasori sono dei pericolosi criminali? In realtà le tasse, in uno Stato normale, non servono mai a pagare nulla, ma solo a drenare il denaro circolante in eccesso. A validare la moneta circolante, ad impedire accumuli eccessivi di ricchezza ed a redistribuire il reddito. Ogni Stato paga qualsiasi cosa emettendo nuova moneta, poi eventualmente, ma non necessariamente nella stessa misura, tassa.

La percezione è che viviamo una crisi economica infinita dal 2008 a tutt’oggi? In realtà nessuna crisi economica è mai durata tanto, né può durare così: c’è stato un deliberato e criminale cambio di paradigma da un sistema Keynesiano ad uno Neoliberista ed il conseguente spostamento della ricchezza dal popolo alla élite.

La percezione è che i lavoratori pubblici italiani siano dei fannulloni? In realtà il numero percentuale dei lavoratori pubblici in Italia è inferiore a qualsiasi altro stato europeo.

La percezione è che il pubblico sia lento e inefficace, mentre il privato funzioni meglio? La realtà è che aver demandato dei servizi essenziali ai privati, che perseguono solo l’interesse privato e NON quello pubblico, ha prodotto eventi come quello del Ponte Morandi o come quello dell’emergenza sanitaria del Corona Virus in cui in prima linea è rimasto solo il servizio sanitario pubblico, ma con risorse insufficienti.

La percezione è che l’essere politici corrotti li rendano automaticamente inadeguati? In realtà le due cose sono disgiunte, ad esempio la maggior parte dei politici della “prima repubblica” erano sì dei ladri, ma facevano bene il loro mestiere e noi stavamo sempre meglio. Anche considerando che, per quanto potevano rubare, era un nulla in confronto ad un bilancio statale. Quelli attuali, invece, sono ugualmente dei corrotti, ma in più sono degli incapaci, unica cosa veramente grave.

E così via, si potrebbero fare mille altri esempi. Il mio consiglio è di restare sempre col cervello collegato, con una forte dose di umiltà e con la capacità di fare 2 + 2, perché le falle, nella comunicazione di massa, ci sono.

I fantasmi del liberismo

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Foto da pixabay

Nell’800 tutti credevano ai fantasmi! Ci credevano davvero ed è un fatto che la gente VEDEVA FANTASMI OVUNQUE: nei castelli, nelle case abbandonate, ma anche nelle proprie abitazioni… Non stiamo qui discutendo se i fantasmi esistono o meno,  ma sul fatto che essi erano realtà tangibili tanto quanto la vita concreta e quotidiana di ognuno di noi: essi quindi facevano paura!

Ma oggi le cose sono cambiate? A ben guardare direi proprio di no! Più che altro è cambiata la percezione, non esistono più i fantasmi ectoplasmatici ex-umani tornati dall’oltretomba, ma esistono invece i fantasmi del liberismo! E quali sono? Ma essenzialmente i fantasmi che fanno paura si chiamano DEBITO PUBBLICO, INFLAZIONE, SPREAD, MES,… Il mondo va avanti (o indietro?) credendo che ci sono dei vincoli e dei limiti totalmente irreali, ma che agiscono nella realtà prepotentemente facendo danni e a volte anche morti. Sto forse esagerando? Può darsi, certo è paradossale come una crisi economica mondiale innescata dalla diffusione del corona virus li stia facendo cadere miseramente uno per uno.  Essi infatti sono più il tragico frutto di scelte politiche assurde, spesso chiamate con nomi altrettanto assurdi come austerità espansiva! Che essenzialmente è servita ad abbassare il reddito dei lavoratori per rilanciare il profitto dei grandi capitalisti; la distruzione del reddito ha così candidamente portato alla svendita delle imprese italiane e anche alla conseguente privatizzazione dei settori cruciali della vita economica del paese in nome del “privato è bello” e del “pubblico è inefficiente e brutto e corrotto”. Ciò lo stiamo vivendo sulla nostra pelle a seguito dei tagli imposti alla sanità, ma anche alla scuola o alla previdenza pubblica ormai in parte confluita nei fondi privati e probabilmente destinata a sparire in un prossimo futuro.

Ma ora che il gioco non è più praticabile, perché la recessione mondiale è molto più concreta e reale di questi fantasmi che ci hanno propinato per anni, ecco che scopriamo il vero ruolo di una vera banca centrale (sostenere gli stati emettendo tutta la moneta che serve all’economia reale) e anche il ruolo di un vero stato (spendere il necessario per far funzionare al meglio servizi come la sanità, o sostenere i redditi dei cittadini). Rimane il fatto che i nostri amati politici,  non solo italiani a dire il vero, sono reticenti. Molti di loro ben infarinati e indottrinati dai mantra liBBeristi non riescono a digerire ste eclatanti novità: ma davvero possiamo spendere per salvare la GGente? E poi il DEBBITO? E l’INFLAZZZIONE? Questi ce credene davvero poverini, così come credono alla concretezza delle loro comode poltrone. Ma chi fra loro ha sempre saputo, vedrete, glielo farà presto capire come funziona l’economia in tempo di guerre e di corona virus. Bisogna accantonare i fantasmi per cercare di non rimanere schiacciati dalle macerie, quelle quando cadono non risparmiano nessuno, nemmeno le poltrone!

 

La società del virus, tra il reale e il surreale!

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Foto da Pixabay

<<…nel mondo esterno aveva perso d’importanza ogni distinzione tra il reale e il surreale. Fantasmi inconsistenti scivolavano impercettibilmente dall’incubo alla realtà e di nuovo all’incubo, come era accaduto a Hiroshima e ad Auschwitz, sul Golgota e a Gomorra.>>
<<…ognuno di loro avrebbe dovuto seguire il proprio cammino personale attraverso le giungle del tempo, segnandosi da sé i propri punti di non ritorno. Anche se si sarebbero visti di tanto in tanto, …l’unico loro vero luogo d’incontro sarebbe stato nei sogni.>> tratti da Il mondo sommerso di J.G. Ballard.
Questa storia che stiamo vivendo, l’esperienza traumatica del corona virus, evoca effettivamente dimensioni sopite dell’inconscio.
Situazioni così traumatiche possono far prevalere una psicosi collettiva che porta al disgregarsi della società e soprattutto alla fine del senso di comunità che delle società è il fondamento. Certo quello che sta accadendo avrà una durata limitata, sarà certamente un evento reversibile, ma… quanto è fragile il nostro mondo umano! La logica su cui si regge è fallimentare, questa in me è l’impressione che si va facendo ogni giorno più forte. Ora più che mai dovrebbe riemergere con forza l’esigenza delle nazioni di puntare al bene comune, rafforzando tutti gli strumenti in mano agli stati per venire incontro alle esigenze sanitarie, sociali, economiche,… eppure ben poco si sta ancora facendo in concreto, non abbiamo imparato abbastanza dagli errori del passato.

Marx affermava che: <<La dissoluzione dell’umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in se l’annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l’ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell’umanità>>
Ma davvero il fine ultimo è la libera autounificazione dell’umanità?

Rileggendo i passi di Ballard sopracitati, emerge come solo attraverso l’assoluta libertà personale l’uomo arriva a trovare dei “punti di non ritorno”, cioè dei fondamenti su cui iniziare a costruire una vita. La dimensione del sogno come punto d’incontro! Cos’è? Il sogno non è forse fantasia, inconsistenza, etere? O forse è la dimensione dell’anima che si fonde con quella della cultura e del mito, addentrandosi nel tempo e aprendosi all’Eternità? Quello spazio di cui parlano le religioni, quella realizzazione piena della storia che sembrerebbe infinitamente lontana dall’uomo e indipendente da lui, il Regno dei cieli o l’Eterno o il Paradiso.
Eppure è dalla libertà, come evento personale, che si può accedere a questa dimensione dell’oltre: una vera palingenesi spirituale, ma anche psichica e addirittura biologica! Una libertà che non è anarchia, anzi essa dovrebbe portare alla realizzazione dell’uomo, quindi essere autenticamente collettiva.  Se il mondo cambia, se come ci dicono con tanta insistenza andiamo incontro ad un disastro climatico e oggi stiamo affrontando una catastrofe biologica, la risposta dell’uomo deve essere di radicale trasformazione. Il mondo si adatta indipendentemente da noi, fare passi indietro non è possibile. Gli slogan che gridano “FATE PRESTO”, oppure “NON C’E’ PIU’ TEMPO” sono ancorati ad un modello statico di società e di vita. Fare passi indietro per andare avanti non può essere una soluzione.

Forse la vera svolta dell’umanità sarà quella che ci porterà a scoprire che la vera vita consiste nel potere di plasmare sé stessi, un potere immenso ma ancora fuori dalla portata degli uomini. Microcosmo e macrocosmo si fonderanno. Perché in un uomo, in ogni uomo è racchiuso l’intero universo.

 

Riflessioni filo-virologiche

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<a href="http://Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay“>Foto da pixabay

Riflessione interessante, alla quale aggiungo solo due parole. Se questo virus è un prodotto della natura, significa forse che essa sa fin troppo bene liberarsi di chi inizia a risultare un pericolo ai fini evolutivi. Non che sia questa l’ora della nostra estinzione, ma almeno impariamo a rispettarla (la natura)! Se invece il virus è un prodotto umano, finalizzato, fra le altre cose, a isolare e quindi a dividere le persone per meglio ottenere controllo e sfruttamento collettivo, ritorniamo comunque alla prima opzione: la natura sa bene come liberarsi di chi non è utile (evolutivamente parlando)! Cari controllori, se mai ci siete e soprattutto siete all’ascolto (modello Grande Fratello), siete sicuri di aver ben capito a che gioco state giocando?
Post di Stefano

La mia compagna mi ha fatto riflettere con una frase: “Questo è il virus dell’incomunicabilità!”. Effettivamente sembra quasi il tassello finale e, ad un paranoico come me, non poteva sfuggire. Dopo la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa che fanno comunicare sì, ma da lontano. Dopo la diffusione dei sistemi di intrattenimento, dei giochi elettronici, che vengono usufruiti soprattutto in solitudine, questo regale vAirus sembra quasi la ciliegina sulla torta. Vietato avvicinarsi a meno di un metro… ho sentito anche dire a meno di 1,82 mt! Vietato darsi la mano, vietatissimo abbracciarsi e baciarsi, parlarsi solo attraverso lo schermo delle mascherine, restare più possibile confinati alla propria abitazione, con pochissime deroghe e solo per procurarsi il cibo ed i farmaci, ma ovviamente a distanza di sicurezza! Vietati gli assembramenti, le cene conviviali, le risate in compagnia, le partite di calcetto. Vietata la cultura di massa, cinema, teatro, concerti, musei. Vietato insomma il contatto umano. L’altro è vissuto come un potenziale nemico. In questo periodo la fanno da padroni il telefonino ed internet, in cui la comunicazione consta di soli suoni ed immagini, riprodotti, artificiali. Percepiti solo dal cervello razionale con rare deroghe verso la parte emozionale e praticamente nessuna verso la parte creativa ed intuitiva. Nessuna comunicazione non verbale, nessun contatto, nessun odore, anche perché coperto dal disinfettante. Comunicazioni robotizzate che preludono all’automazione dell’uomo stesso, al trans-umanesimo. Dicono che sono disposizioni temporanee, che passata l’emergenza tornerà tutto come prima… ma intanto un bell’esperimento è stato attuato. Intanto abbiamo imparato ad auto recluderci, abbiamo cominciato ad abituarci ai controlli di polizia. Eh… è per il nostro bene! Poi chissà? A volte niente è più definitivo del temporaneo. Il denaro contante potrebbe essere veicolo di contagio, lo vogliamo abolire? La geo-localizzazione obbligatoria sarebbe utile in emergenze future, la vogliamo concretizzare? Certo che questo virus, per le élite, se non ci fosse stato bisognava inventarlo!

Il senso

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Foto da pixabay

Quanto è fragile!

Bastioni di sabbia

dietro ai quali

costruiamo

certezze.

In un soffio

è solo vanità

che si apre al nulla

e un domino di paura

scuote la vita.

Se vivessimo lontano

dal pensiero

dal controllo,

dall’azione,

dal potere…

sempre per il domani

sempre

sempre senza vivere.

Maledetto senso

maledetto

la tua evanescenza

l’angoscia

il mondo

sospeso sul nulla

e in un istante

dimentichiamo chi siamo.

Persi

nel delirio della ragione…

Persi

rimane solo

l’impotenza dell’Amore

Storia o storie?

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foto da pixabay

Post di Stefano

Ho sempre studiato poco la storia e me ne pento! Veramente ho sempre studiato TUTTO poco, ma la carenza di storia, attualmente, è quella che mi pesa di più. C’è da dire però che quello che ci raccontano riguardo la storia antica è quantomeno singolare. La storia, si dice, inizia da quando si è cominciato a scrivere, quindi da quando gli avvenimenti sono documentati, grosso modo 5000 anni fa. Tutto il precedente è preistoria: quella degli uomini primitivi nelle caverne, con la clava. Poco più delle bestie insomma, unica differenza: la clava! Però… c’è un però. Anzi più di uno, ma parliamo di quello. Ricordo che, subito dopo i primitivi, si comincia a studiare gli Egiziani… o erano gli Assiri ed i Babilonesi? Non ricordo, ma poco importa, di sicuro gli Egiziani vengono poco dopo delle clave. Peccato che gli Egiziani abbiano costruito le piramidi. Che cosa hanno di così speciale le piramidi? Semplicemente che noi, dopo 5000 anni di evoluzione tecnica, non sapremmo costruirle di nuovo! Non ci sono grù in grado di sollevare pesi così immani. Neanche con la tecnica dei terrapieni… in nessun modo! Vi posso garantire che, se un modo ci fosse stato, qualcuno l’avrebbe fatto, magari al centro di Las Vegas, come attrazione turistica. Ma non si può! Quindi, la “vera” storia dell’umanità è che: dei selvaggi, poco dopo aver abbandonato le clave in favore dell’arco e delle frecce e forse anche prima di imparare a scrivere, una bella mattina si sono messi a costruire qualcosa che a tutt’oggi è impossibile. Ma non solo: sono allineate perfettamente con le stelle, hanno delle feritoie che lasciano entrare il sole solo in alcuni giorni speciali. Ma c’è di più: le misure sono “armonizzate” con la proporzione aurea e con il pi greco, due delle costanti più importanti della geometria. Tra l’altro numeri irrazionali e che presuppongono conoscenze matematiche non indifferenti. Le dimensioni sono proporzionali a quelle della terra stessa, il peso anche… eccetera, eccetera. Insomma, sono un condensato di sapienza infinita, un bel risultato per degli individui poco più che selvaggi! Ma c’è ancora di più: la Sfinge lì vicino presenta tracce inequivocabili di erosione da pioggia. Peccato che nel Sahara non piove da almeno 8000 anni! Non vi sembra che ci sia qualcosa che non va? Com’è da intendersi la storia dell’umanità? E’ stato calcolato che la terra ha 4,6 miliardi di anni e che per far apparire la vita ci sono voluti almeno 3 miliardi di anni. Abbiamo quindi a disposizione 1,6 miliardi di anni per arrivare all’homo sapiens-sapiens. Se questo tempo lo potessimo rapportare ad un anno, ogni giorno equivarrebbe a più di 4 milioni di anni ed ogni ora a 73000 anni. In pratica, i nostri storici si interessano agli ultimi 4 minuti e tutto quello che è avvenuto prima non conta. E si ostinano a dire che non c’è mai stata un’altra civiltà prima di questa! La possibilità temporale che ci siano state altre… tantissime civiltà, con estinzioni di massa e ripartenze, c’è. Le prove ci sono: vedi le piramidi. I miti che ne parlano… pure: Atlantide, Lemuria, Iperborea, eccetera. Quindi? Va a finire che ho fatto bene a non studiare la storia!

Dietrologie (seconda parte)

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Isolato il vairus! da Pixabay

Stefano approfondisce e rilancia il post Dietrologia (parte prima). Personalmente credo che anche se i numeri ufficiali dei malati sono contenuti, – giovedì 5 marzo 3858 persone sono risultate positive – preoccupano i casi di ricovero in terapia intensiva che sono circa l’8% dei contagiati. Persone che non riescono più a respirare autonomamente, è vero che i deceduti sono  in prevalenza persone anziane o con patologie gravi ma molti di questi in terapia intensiva sono giovani e senza le macchine per la ventilazione e farmaci antivirali o sperimentali potrebbero mai guarire da soli? Per dire che la situazione a me sembra assai preoccupante, soprattutto se l’onda dei contagi, mal gestita, diventasse uno tsunami in grado di far collassare il sistema sanitario e replicare numeri che non hanno nulla da invidiare ad epidemie del passato. Non mi sembra affatto comparabile al 1% scarso di mortalità dei comuni virus influenzali. Detto questo sono anch’io convinto che spegnere le televisioni e scollegarsi dall’informazione sarebbe il primo passo per spingerci tutti verso una vera guarigione collettiva (non solo dal virus corona). Armi di distrazione di massa sempre al servizio del sistema di potere imperante. Ma per quello che riguarda l’Italia, nel nostro piccolo, fa ben sperare l’esempio che ne hanno fatto i nostri s-governanti: una sovraesposizione che ha dimostrato al modo come ESSI sono davvero capaci di tutto ma al contempo incapaci di azzeccarne una giusta che sia una! Manco per sbaglio ci riescono! Quindi perché mai i GROSSI dovrebbero essere diversi?

Post di Stefano

Voglio parlare di nuovo del corona virus, tanto ne parlano tutti. Dicevo nella mia precedente indagine dietrologica che la seconda arma usata è quella dell’informazione, ora, indipendentemente se il virus sia stato fabbricato o no in laboratorio, la bomba informativa è stata lanciata e già solo questo mi fa propendere per l’origine artificiale. Non si possono allarmare così interi paesi, interi continenti per una influenza… una normalissima influenza! Un amico mi ha girato su WhatsApp un filmato del 1969, un telegiornale che parlava dell’influenza di quell’anno che proveniva, guarda caso, da Hong Kong e che aveva una mortalità di gran lunga superiore all’attuale. Di questa influenza muoiono solo persone con, alle spalle, già grossi problemi di salute. Non che questo sia meno grave, ogni vita è sacra! Per cui se qualcuno ha diffuso questo morbo spero sprofondi all’inferno (anche se all’inferno non credo). Ma è quello che fa ogni comunissima influenza. La bomba informativa agisce sull’economia, agisce aumentando le paure e le incertezze, agisce facendo accettare condizioni repressive altrimenti inaccettabili. E’ una strategia precisa messa in moto dagli stessi che promuovono lo stile di vita precario, della felicità dell’istante in cui si acquisisce il bene effimero e consumistico, della ricerca continua di qualcosa di acquistabile sul mercato, di esterno a sé. La spasmodica ricerca “preoccupata” della sopravvivenza, in alcuni casi, o dell’effimero in altri casi. In generale di chi promuove l’infelicità perché sa benissimo che l’infelice è più facilmente sottomissibile.

L’altra volta parlavo di dietrologia di primo livello: quella in cui il virus potrebbe essere sfuggito dal laboratorio cinese per errore.

Oppure di secondo livello: in cui gli americani infettavano appositamente Wuhan per ammazzare l’economia del paese competitore.

Ma ci potrebbe essere anche un livello superiore: in cui i cinesi stessi, o una loro élite, si auto infettano per dimostrare al mondo intero, sul lungo periodo, la superiorità del loro sistema sanitario e della loro economia. Mentre gli altri paesi, infettati per contagio, annaspano.

O andando più su: dove la élite apolide trasnazionale infetta il mondo intero, partendo dalla potenza emergente, per attuare una “prova tecnica di regime”. Avrebbero potuto provare attraverso un black-out generale e prolungato, o altro.

O al top: in cui malthusiani mirano ad una drastica riduzione del numero degli esseri umani, attraverso le morti per malattia o per la povertà indotta dalla bomba economica sganciata.

E poi chissà quanti altri livelli ci potrebbero essere? Magari potrebbero anche coesistere. I servizi segreti e supersegreti degli stati più potenti fanno queste cose qui.

A me resta il sospetto, ormai quasi la certezza, che c’è qualcosa che non va.

Socrate parla di Eros

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Che Eros (Cupido per i romani) fosse un pessimo elemento lo avevo già capito scrivendo il post Venere, Cupido e le api. Rubare miele e scagliare dardi dolorosi su chiunque gli capitasse davanti sembrava essere la sua unica missione. Socrate qui sotto ci  spiega qual è la sua natura e i puntini si uniscono. Diffidate sempre dell’amore (di Eros o Cupido), esso è una potente forza d’attrazione, ma è totalmente irrazionale e difficilmente si può porre rimedio ai danni da lui causati; ma lasciatevi però avvolgere dall’Amore (e dal Bello), Egli è ciò che lenisce e colma ogni vuoto, perfezione che genera vita, motore dell’universo intero.

Tratto dal Simposio di Platone [Sull’amore]

La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse delle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così giungendo al termine, conoscere ciò che è il Bello in sé.

“Ma allora che cos’è [Eros]?”.

“E’ qualcosa d’intermedio fra mortale ed immortale”.

“E quale potere ha?”.

“Ha il potere d’interpretare e portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi…”.

“Un dio non si mescola con l’uomo, ma per opera di questo demone gli dèi hanno ogni relazione ed ogni colloquio con gli uomini, sia quando vegliano, sia quando dormono. E chi è sapiente in queste cose è un uomo demoniaco; chi invece è sapiente in altre cose, in arti e mestieri, è un uomo volgare. Tali demoni sono molti e svariati; uno di essi è Eros”.

La madre e il padre di Eros: Penia e Poros

” Quando nacque Afrodite, gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri c’era Poros (l’Espediente), figlio di Metis (la Perspicacia). Dopo che ebbero tenuto il banchetto, venne Penia (la Povertà) a mendicare, poiché c’era stata una grande festa e se ne stava vicino alla porta. Successe che Poros, ubriaco di nettare, dato che il vino ancora non c’era, entrato nel giardino di Zeus, appesantito com’era, fu colto dal sonno. Penia, allora, per la mancanza in cui si trovava di tutto ciò che ha Poros, giacque con lui e concepì Eros… Dunque in quanto Eros è figlio di Penia e di Poros, gli è toccato un destino di questo tipo. Prima di tutto è povero sempre, ed è tutt’altro che bello e delicato, come ritengono i più. Invece è duro e ispido, scalzo e senza casa, si sdraia sempre per terra senza coperte e dorme all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada, e, perché ha la natura della madre, sempre accompagnato con povertà. Per ciò che riceve dal padre, invece, egli è insidiatore dei belli e dei buoni, è coraggioso, audace, impetuoso, straordinario cacciatore, intento sempre a tramare intrighi, appassionato di saggezza, pieno di risorse, ricercatore di sapienza per tutta la vita, straordinario incantatore, preparatore di filtri, sofista. E per sua natura non è né mortale né immortale, ma, in uno stesso giorno, talora fiorisce e vive, quando riesce nei suoi espedienti, talora, invece, muore, ma poi torna in vita, a causa della natura del padre. E ciò che si procura gli sfugge sempre di mano, sicché Eros non è mai povero di risorse, né ricco.”

 

Siogiovanni

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