Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
La congruenza è essenziale, essa rende sovrapponibili piani diversi fra persone e situazioni rendendo possibile la comprensione e la comunicazione.
Quindi se una cosa è congrua allora ne possiamo parlare e possiamo scambiarci opinioni e conoscenze, altrimenti fra noi ci sarà un muro.
Fra le persone le congruenze riguardano la comunicazione verbale ma anche quella emozionale. Essere in sintonia ci predispone all’ascolto e favorisce il dialogo.
Relativamente alle conoscenze, esse devono necessariamente essere congruenti! Mi spiego: di fronte, per esempio, ad un’intelligenza extraterrestre, magari estremamente evoluta, noi potremmo imparare qualcosa di nuovo se e solo se essa fosse “congruente” con la nostra realtà umana antropocentrica, caratterizzata da una scienza che indaga prioritariamente il mondo fisico. Altrimenti non potremmo parlare proprio di conoscenza e probabilmente tale “intelligenza extraterrestre” rimarrebbe per noi sconosciuta perché appartenente ad un altro piano, ad un’altra dimensione.
Quanti mondi sono intorno a noi o appartengono addirittura al nostro mondo pur essendo per noi oscuri, cioè oltre?
Se una creatura vivesse una realtà prevalentemente psichica, cioè mentale, verrebbero meno i sensi corporei ma probabilmente essa svilupperebbe altri sensi per comunicare e conoscere ciò che ha intorno. E se esiste una vita dopo la morte (fisica) essa forse è difficilmente conoscibile proprio perché non più congrua con la nostra realtà attuale.
Ma anche nel nostro mondo c’è un mondo che sviluppa sensi molto differenti dai nostri, eppure pur sempre fisici, quello delle piante.
Esistono studi sulle piante che dimostrano la presenza di una loro specifica sensibilità! Innanzitutto esse sono in grado di comunicare tra loro, addirittura di lanciare segnali d’allarme. Quando un acacia viene mangiata da un erbivoro come la giraffa, che con la sua lingua coriacea è in grado di mangiarsi anche le spine, essa produce elevate quantità di tannino per rendere le sue foglie amare e indigeste ed emette anche odori per avvertire altre acacie presenti nel raggio di molti metri di distanza. E molti sarebbero gli esempi di strategie di comunicazione fra le piante che si potrebbero fare.
Inoltre ci sono viticoltori che usano la musica per migliorare la fertilità delle loro vigne con ottimi risultati Leggi “Il vigneto che ascolta Mozart!”.
Addirittura c’è chi come Cleve Backster (clicca sul nome per approfondire) negli anni 60 applicò un poligrafo, cioè una specie di macchina della verità, sulle foglie di una pianta arrivando ad ipotizzare emozioni e addirittura forme di telepatia dalle reazioni che riuscì a registrare con tale macchinario. Naturalmente tali ipotesi non furono accettate dalla scienza ufficiale proprio perché non utilizzavano il metodo scientifico. Erano “non ripetibili” o meglio non congrue, cioè incongrue con il nostro modo di porci davanti alla realtà!
Con questo non voglio certo dire che la scienza e il suo metodo non ci abbiano permesso di studiare e far conoscere il mondo che ci circonda in un modo estremamente efficace! Essa è un’incredibile lente d’ingrandimento sulla realtà, ma il problema è un altro: se impari a guardare sempre e solo in una direzione, prima o poi ti scorderai tutto il resto! E se il progresso ci sta facendo dimenticare “tutto il resto” forse è giunto il momento di tornare ad essere un po’ (in)congruenti!
Non so quanto sono riuscito a farmi capire in questo strano e contorto post! Sul piano verbale sicuramente sono stato poco chiaro. Sul piano emotivo, forse per chi mi conosce o ha iniziato a conoscermi leggendo qualcosa nel blog, non sono stato poi così diverso dal solito me.
Ma alla fine il “fine” era proprio mettersi su un piano di (in)congruenza, dove la “in” è fra parentesi perché credo ci siano molti piani di comunicazione e conoscenza che possono aprirci nuovi e infiniti mondi e modi di essere, a patto che rendiamo le cose “più congrue”; forse quello che più servirebbe è proprio la fede in ciò che già è ma sta ancora nella lunga ombra dell’incoscienza!
* Ringrazio l’artista Sandra Capomagi per avermi permesso d’inserire il suo splendido quadro come cover ideale della poesia….”in un infinito orizzonte di luce blu…”
Dopo la poesia “Un fiore tra mille” liberamente ispirata al libro “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry, concludo con una riflessione sul ruolo della Volpe, uno dei protagonisti della storia.
Innanzitutto è la Volpe a far capire al piccolo Principe l’importanza della sua rosa. Ma come fa? Semplicemente insegnandogli l’Amore, o meglio facendogli vivere tutte le fasi che portano una persona all’innamoramento! Perché se è vero che l’innamoramento ha in sé un che d’imprevedibile che irrompe nelle nostre vite, è altrettanto vero che l’Amore, quello con l’A maiuscola, va coltivato e consolidato al pari di sentimenti forti come l’amicizia o la fedeltà!
Le domande che possiamo porci sono: l’Amore è un sentimento innato o è un’esperienza che si acquisisce nel corso della vita? Esso fa parte di una maturazione personale e individuale profonda oppure è un impulso improvviso e inaspettato?
Inoltre, che cosa c’è dietro l’innamoramento? C’è forse la ricerca del Bello, del Vero, un’intuizione profonda e originale dell’intelligenza, un bisogno di completezza e di protezione?
Diciamo che ogni essere umano ha in sé un istinto di conservazione (anche della specie) e un innato egocentrismo e forse l’Amore diventa una realtà da apprendere che coinvolge tutta la persona (dall’affettività alla razionalità, alla volontà) e la porta ad aprirsi all’altro e ad accettarlo in ogni suo aspetto, amandolo proprio per quello che lui è, in ogni suo pregio e soprattutto in ogni suo difetto.
Ma torniamo alla Volpe e al Principe, un bambino appunto aperto alla vita, alla conoscenza e all’Amore. Incontrerà molti maestri nel suo cammino, uno esemplare è proprio la Volpe. Riporto alcuni brevi passi del libro. Ecco l’incontro:
<<Buon giorno>>, disse la volpe.
<<Buon giorno>>, rispose gentilmente il piccolo principe…
<<Vieni a giocare con me>>, le propose il principe, <<sono così triste…>>
<<Non posso giocare con te>>, disse la volpe, <<non sono addomesticata>>.
<<…che cosa vuol dire “addomesticare?”>>
<< E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare legami”…>>
<<Creare dei legami?>>
<< Certo>>, disse la volpe. << Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarà per te unica al mondo>>.
<<…E io mi annoio…Ma se tu, mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata….Conoscerò un rumore dei passi che sarà diverso da tutti gli altri…Per favore addomesticami”.
<< Volentieri>>, rispose il piccolo Principe, <<ma non ho molto tempo…Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose>>.
<< Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>.
Così la Volpe inizia ad insegnare al Principe i lenti ma preziosi rituali dell’innamoramento, fino ad arrivare al doloroso momento dell’abbandono! Ecco cosa dice il libro:
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
<<Ah! disse la volpe, <<…piangerò>>.
<<La colpa è tua>>, disse il principe,<< io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…>>…<<Ma allora che ci guadagni?>>
<<Ci guadagno>>, disse la volpe,<<il colore del grano>> (cioè il colore dei capelli del piccolo principe).
E conclude dicendo che “si è responsabili di ciò che si addomestica!”
Essere responsabili è alla base di ogni relazione duratura, esso vuol dire essere capaci di donare vero amore e amicizia sincera, strumenti che possono trasformare un sentimento forte come l’Amore in un atto libero e responsabile, capace di trasformarci e completarci come persone alla perenne ricerca di un TU, quel Tu che ci costituisce!
Il Lago di Pilato è diventato famoso grazie ad una serie di servizi apparsi nei telegiornali nazionali dedicati ad un suo famoso “abitante”, il “chirocefalo del Marchesoni” ( LEGGI QUI), un piccolo crostaceo che vive esclusivamente in questa valle glaciale a 1940m slm.
Secondo la leggenda il corpo di Pilato, messo su un carro trainato dai buoi dopo essere stato condannato a morte dall’imperatore Tiberio, arrivato sul più alto dei Monti Sibillini precipitò nel lago che lo inghiottì nelle sue acque ribollenti!
Ma fu a partire dal 1200 che il Lago iniziò a legare la sua fama alla magia e all’occulto, dato che i documenti antichi testimoniano la presenza di un continuo via vai di maghi e negromanti che portarono la popolazione a credere che “…quivi soggiornano i diavoli e danno risposta a chi li interroga…alcuni uomini di lontano paese et vennero a questi luoghi per consacrare libri scellerati e malvagi al diavolo, per poter ottenere alcuni suoi biasimevoli desideri, cioè di ricchezze, di onori, di amenosi piaceri e simili cose” (L. Degli Alberti, Descrittione di tutta Italia, 1557). Proprio per impedire l’accesso a questa valle le autorità di Norcia vi fecero costruire delle mura insieme a delle forche come monito per i trasgressori. Ecco perché ancora oggi i due passi da cui si accede alla piana di Castelluccio e poi al sentiero che dal Vettore arriva al Lago di Pilato si chiamano Forca de Presta e Forca Canapine!
Le foto che seguono sono state scattate dal mio amico Emanuele Brunelli in due diverse escursioni, una del 27 Maggio 2018 e l’altra del 24 Giugno 2018. Un mese esatto in cui è possibile osservare lo scioglimento della neve e l’evoluzione delle acque del lago.
Foto del 27 Maggio
La valle del Lago di PilatoEscursionistiIl Lago ghiacciato
Foto del 24 Giugno
Dal Vettore sopra la valle del Lago di PilatoGli occhiali!I ghiaioni!Ritorno!Sulla Piana di CastelluccioCastelluccio sovrasta la PianaVietato l’accesso!Comunque stupenda!
Ringrazio ancora Emanuele per avermi fatto pubblicare le sue bellissime foto. La mia ultima salita al Vettore risale ai primi di Luglio del 2015, un anno prima del terribile terremoto che ha devastato questi splendidi luoghi. Ora le strade e i sentieri del parco dei Monti Sibillini sono nella stargrande maggioranza dei casi di nuovo accessibili. Speriamo che presto anche i paesi e le persone che ad essi sono legate tornino a vivere, a ricostruire il futuro!
Bibliografia.
Per approfondimenti storici e naturalistici consiglio il libro “Parco Nazionale del Monti Sibillini, le più belle escursioni” di Alberico Alesi e Maurizio Calibani, SER 2004
L’articolo che segue mi è stato inviato dall’amico Stefano Tonnarelli e lo pubblico volentieri sperando che possa suscitare riflessioni e approfondimenti. L’ho collocato nella categoria “Filosofia e religione” perché secondo me affronta il grande tema del dubbio socratico sintetizzabile nel motto “So di non sapere”! Socrate era saggio appunto perchè SAPEVA di non sapere, questo era il nucleo interiore della sapienza, mentre chi non ne era consapevole si collocava nell’ignoranza. Forse è proprio questa la “consapevolezza dei propri limiti” di cui parla Stefano. Una consapevolezza a cui si riferisce anche Sant’Agostino in De vera religione, 39, 73: «Se non ti è chiaro quel che dico e dubiti che sia vero, guarda almeno se non dubiti di dubitarne; e, se sei certo di dubitare, cerca il motivo per cui sei certo. In questo caso senz’altro non ti si presenterà la luce di questo sole, ma la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (cit. da Giovanni, I, 9).
Teoria dei livelli
di Stefano Tonnarelli
Secondo me, nella definizione e nella narrazione dei fatti che accadono o delle realtà che ci circondano ognuno si colloca su un livello di interpretazione che dipende:
Dalla quantità di informazioni che ognuno possiede. Sintetizzato in Conoscenza.
Dalla capacità di discernimento, caratteristica e diversa per ognuno, di non sapere costituita dalla razionalità più dalla capacità intuitiva,(lobo destro più lobo sinistro, parte maschile più parte femminile). Sintetizzato in Coscienza.
Le due caratteristiche fuse insieme si possono sintetizzare nel termine Consapevolezza.
In una scala infinita di livelli che parte dalla menzogna assoluta ed arriva alla verità assoluta ognuno si colloca nel livello che più gli appartiene e generalmente, per mancanza di umiltà, combatte, spesso dialetticamente, ma a volte purtroppo non solo, l’interpretazione di chi ha una opinione che appartiene ad un livello diverso dal suo. Mentre è facile riscontrare che, anche nell’arco della propria vita, a causa delle variazioni che si hanno nei livelli di conoscenza e di coscienza, si cambia spesso opinione e ci si colloca, quindi, ad un diverso livello di interpretazione della verità.
E’ facile riscontrare che non esiste un livello zero (menzogna assoluta) in quanto ognuno ha almeno un livello minimo di conoscenze e di coscienza. Quindi è impossibile narrare delle falsità assolute anche da parte di chi possiede un alto livello di Consapevolezza. Così come è facile ipotizzare che nessuno abbia accesso alla verità assoluta in quanto presupporrebbe delle prerogative “divine”.
Quindi è evidente che ognuno si posiziona su un livello intermedio tra lo zero e l’infinito ed, all’interno di questi, ognuno gioca il suo ruolo. Che sia in una discussione amichevole, che sia in un dibattito politico, che sia nell’informazione giornalistica, che sia negli insegnamenti scolastici, eccetera.
E’ altrettanto logico che chi occupa un livello superiore ed è quindi più vicino alla verità assoluta è in grado di condizionare chi appartiene ad un livello inferiore in quanto ha una visione più ampia. Se poi questo individuo è motivato da obiettivi positivi ed altruistici, di fatto diventa un maestro per i soggetti che occupano livelli inferiori ed aiuta questi ad evolvere verso livelli di interpretazione più vicini alla verità. Al contrario chi è spinto da motivazioni egoistiche diventa di fatto un manipolatore che tende a bloccare o, addirittura, a far regredire l’evoluzione degli individui appartenenti ad un livello inferiore di Consapevolezza.
Le relazioni umane sarebbero enormemente più semplici e costruttive se ognuno avesse per lo meno la Consapevolezza dei propri limiti e se si rendesse conto che il suo livello interpretativo della realtà potrebbe non essere collocato al vertice (perché poi effettivamente non lo è mai). Questo instillerebbe in ognuno il grande vantaggio del Dubbio, che è un fattore evolutivo tra i più importanti, ed in gran parte toglierebbe potere ai manipolatori.