Contratto della scuola: completata la svendita per un piatto di lenticchie

contratto

Quelle che seguono sono riflessioni personali che partono dalla critica non tanto della riforma scolastica della Buona scuola, quanto piuttosto della legge sull’Autonomia scolastica del 1999 di cui le riforme successive sono la logica conseguenza. Il post in cui avevo parlato di questo è QUI – Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia.

Come ormai tutti sanno grazie alla nostra efficiente informazione, è stato (purtroppo?) firmato anche il contratto per il personale docente e ATA della scuola, fermo dall’ormai lontano 2009! La buona notizia è che la parte relativa al tutoraggio dei ragazzi inseriti nell’alternanza scuola-lavoro e quella sull’obbligatorietà della formazione dei docenti sono (per il momento) accantonate! Per le parti escluse dal contratto attuale rimane in vigore quanto deciso in quello del 2007. Altra buona notizia è che l’accordo non è stato firmato da tutte le sigle sindacali, ma anzi oltre ai COBAS non hanno firmato lo SNALS e la GILDA, che si sono così opposti insieme all’ANIEF, all’USB e ad altre sigle sindacali minori. La cattiva notizia è invece relativa all’inconsistenza della parte economica che insieme a postille varie e avariate disegnano un quadro preoccupante.

Intanto faccio una breve premessa: questo contratto insieme a quelli già rinnovati nel pubblico impiego, sono l’emblema di quello che NON SI DOVREBBE MAI FARE quando il paese affronta pesanti fasi recessive e quando la cosiddetta “ripresa” si traina dietro oltre l’11% di persone disoccupate o sottopagate con lavori precari a fasi alterne. Lo Stato deve rilanciare i consumi ridando potere d’acquisto agli stipendi, ma questi rinnovi “fasulli” a nulla serviranno. Questo però è quanto ci offre il normale modello economico liBBerista come spiegato pochi giorni fa QUI . Se lo Stato non investe nell’economia reale i consumi e la ripresa non ripartiranno mai e uno dei modi con cui poteva e anzi avrebbe dovuto fare qualcosa già nel lontano 2011, è proprio quello d’incrementare gli stipendi dei dipendenti pubblici: perché pare che chi lavora nella scuola, o in uno dei tanti e variegati settori pubblici, va a fare la spesa, compra cibo, scarpe, vestiti, va al cinema e al ristorante…. inZomma sostiene i consumi che fanno mantenere aperti negozi e imprese, innescando un circolo virtuoso che aumenta il PIL e di conseguenza abbassa la pressione fiscale, oltre a rendere sostenibile lo stesso debito pubblico aumentando il reddito disponibile da parte dello Stato (ma chi ha letto l’articolo sopra-linkato sa che il fine delle riforme è ben altro).

Proviamo ora ad analizzare alcuni dettagli del contratto. Intanto scopriamo che all’articolo 37 comma 2 tali lauti aumenti sono per ora limitati al solo 2018, così come il contratto riguarda solo il biennio 2016/2018:

2. L’elemento perequativo di cui al comma 1 non è computato agli effetti dell’articolo36 (Effetti dei nuovi stipendi) comma 2, secondo periodo ed è corrisposto con cadenza mensile, analogamente a quanto previsto per lo stipendio tabellare, per il periodo1 /3/2018 – 31/12/2018.

Quindi si lascia l’onore e l’onere al nuovo governo di trovare i fondi per rifinanziare detti aumenti o licenziarli in nome del solito “ce lo chiede l’Europa”! Lo spot elettorale però il governo è riuscito a finanziarlo, avendo l’accortezza di rimandare gli aumenti ad elezioni avvenute.

Infatti i docenti percepiranno in busta paga aumenti medi “al netto” di poco più di 40 euro e arretrati compresi tra i 240 e i 360 euro! Inoltre per gli ATA e i collaboratori scolastici queste cifre sono ancora più basse. InZomma dopo oltre 8 anni di blocco degli stipendi, resosi necessario per far rimanere lo Stato italiano dentro la gabbia dell’euro e dell’austerità, peggio non si poteva fare (ripeto, per approfondimenti leggere l’articolo del link messo sopra).

Questi aumenti(?), se è possibile chiamarli tali, saranno presto erosi da nuove tasse e aggiustamenti del deficit richiesti dall’UE. A nulla serviranno relativamente alla ripresa perché essi non sono “soldi nuovi” ma semplicemente vengono spostati all’interno di un bilancio pubblico dove una coperta sempre più corta cancella e lascia indietro servizi e cittadini (in nome del pareggio di bilancio e del fiscal compact).

Ma oltre alla parte economica inizia a delinearsi nel contratto anche la parte relativa alla futura “carriera” dei docenti e in puro stile aziendalistico essa non può che far riferimento al merito. Infatti nel contratto si parla di un “Nuovo fondo per l’autonomia” in cui confluiranno il FIS e il bonus premiale. Ora i docenti sanno che il FIS è sempre stato utilizzato per pagare incarichi e attività di miglioramento dell’offerta formativa proposta dai vari istituti scolastici nell’ambito della loro autonomia. Il FIS è quindi rivolto a tutto il personale docente che si impegna in un’attività programmata dalla scuola.

Il bonus premiale sarà invece assegnato solo ad alcuni docenti, in funzione di criteri valutativi stabiliti dall’Istituto d’appartenenza come spiegato nella legge 107. Fermo restando il fatto che le scuole continueranno a stabilire i criteri valutativi per l’assegnazione di questo bonus attraverso il comitato di valutazione (con soluzioni più o meno fantasiose e mai del tutto condivisibili), i criteri per determinare il suo ammontare, con minimi e massimi da assegnare al singolo docente, saranno invece oggetto di trattativa tra il dirigente scolastico e le parti sindacali (RSU). Il MIUR fa sapere che presto uscirà una nota che esplicita tutte le principali novità del nuovo contratto, per ora possiamo affermare che probabilmente questo sarà l’ultimo pseudo-rinnovo del contratto nazionale perché molti indizi fanno propendere verso un sistema di meritocrazia volto a premiare i pochi, attraverso criteri non meglio definiti e definibili, per sanzionare o scartare i molti che in quei criteri non rientreranno. Il fine come al solito non è premiare quanto piuttosto dividere se non addirittura punire e mettere in cattiva luce il lavoro dei docenti. E se la contrattazione di tipo aziendale non sostituirà completamente i contratti collettivi nazionali, essa, come in parte è già accaduto in quest’occasione, rimarrà in essere in pura funzione propagandistica, come possibile vetrina per i governi di turno e i sindacati ad essi assimilati. Ma in un mondo dove la gente viene addestrata a credere che i diritti costituzionalmente garantiti (ad uno stipendio dignitoso, ad un lavoro stabile, ad uno scuola pubblica…) siano solo dei perniciosi privilegi da eliminare, questa sarà la normalità! Si avvererebbe così quanto diceva Padoa Schioppa nel 2003 relativamente alle riforme:

Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.  Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.” QUI l’articolo completo

Ora che le riforme sono state realizzate e noi plebei la “durezza del vivere” l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle, siamo ancora sicuri che farci governare da quelli del “più Europa”, visti gli alti ideali che vogliono realizzare e la considerazione che hanno di noi ( definiti ” accidiosi individui”) sia ancora possibile o desiderabile? Speriamo che dalla scuola inizi una nuova consapevolezza…

I castelli di sabbia della finanza!

castelli

Pare che i castelli di sabbia costruiti dal sistema finanziario globale stiano crollando ancora una volta e questa non è certamente una buona notizia per nessuno. Penso che pochi siano realmente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Sui quotidiani, anche quelli finanziari, leggiamo parole tipo bolle, volatilità, bruciati miliardi…

Draghi mette subito le mani avanti affermando che: “Non vi è alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da un eccesso di credito”. Sarà! Diciamo che le banche centrali, – quali BCE e FED – hanno immesso nell’economia “di carta” miliardi nel tentativo di mantenere in equilibrio il modello neoliberista su cui si basa ormai il welfare mondiale. E in cosa consiste questo modello? Ma essenzialmente nelle RIFORME, in particolare in riforme che si scaricano sul lavoro! Ormai in Europa ne abbiamo ben conosciuto l’utilità e in Italia possiamo prendere ad esempio le parole della Fornero che nel 2012 affermava: “Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificioQUI l’articolo del Fatto Quotidiano. . Essa continuava dicendo che era necessario cambiare il comportamento degli italiani in molti modi!

Non da meno furono le dichiarazioni di Monti, le cui gesta vennero appoggiate da tutti i partiti in modo trasversale. E’ lui stesso a spiegare a cosa servirono gli enormi sacrifici richiesti agli italiani dal suo governo: “Rischiavamo di non avere i soldi per pagare gli stipendi”! QUI l’articolo del Tempo

Peccato che queste sue affermazioni contrastano nettamente con quelle che fece in un’intervita rilasciata alla CNN che potete vedere QUI . Essenzialmente Monti diceva che le azioni messe in essere dal suo governo HANNO DISTRUTTO LA DOMANDA INTERNA, che tradotto significa che hanno fatto crollare i consumi attraverso l’azione concomitante dei tagli alla spesa pubblica e dell’innalzamento della pressione fiscale. Quindi cosa mai centravano le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici? Assolutamente nulla! Se davvero il problema fosse stato il debito pubblico divenuto a causa della crisi ormai insostenibile, che senso aveva distruggere la domanda interna facendo crollare i consumi e con essi il pil? Il pil (prodotto interno lordo) è esattamente la ricchezza che uno stato produce e che ne garantisce la solvibilità sui mercati o quantomeno lo mette nelle condizioni di poter restituire i debiti contratti. Eppure l’austerità montiana imposta dai diktat europei portò l’Italia a ben 12 trimestri di recessione consecutivi, record negativo superato solo dalla distruzione di ricchezza causata dalle due guerre mondiali!

InZomma l’Italia distruggendo soldi e ricchezza, mandando all’aria imprese, aumentando la disoccupazione, diminuendo i servizi pubblici, portando le tasse a livelli stratosferici sarebbe stata salvata! In realtà allora l’unica cosa che questi benefattori al servizio del capitale finanziario dovevano salvare erano proprio gli istituti di credito dei paesi del nord Europa. L’euro è stato proprio un affare per le speculazioni fra paesi aderenti all’eurozona, in primis perché la moneta unica metteva al sicuro gli investimenti dai rischi di pesanti svalutazioni, poi perché tale unione si basa su un organo “indipendente” (da chi? Ma chiaramente dagli stati democratici o perlomeno dai loro cittadini!), la BCE, pronto ad intervenire per imporre pesanti condizionalità agli Stati (ex) sovrani e costringerli con le buone o con le cattive a partecipare alla restituzione dei loro azzardi finanziari (vedi ad esempio letterina inviata nel 2011 all’allora governo Berlusconi prontamente sostituito dal nuovo bene-e-fico governo Monti)!!! Quindi lì tutti i media di regime a gridare “al deBBBito puBBBlico”, al “puBBBlico deBBBito”, quando in realtà vennero istituiti i fondi salva stati (ESM) con l’unico fine di ricapitalizzare gli azzardi speculativi delle banche (degli altri). L’Italia, per fare un esempio, versò circa 80 miliardi in questi fondi, e di questi 60 andarono in Grecia dove l’esposizione debitoria dei nostri istituti di credito era molto bassa, mentre quella delle banche francesi e tedesche era elevata. Ecco a cosa servirono l’aumento delle tasse e l’introduzione fatta in fretta e furia di nuove! La soluzione più logica sarebbe stata quella di uscire dall’euro e restituire i debiti esteri accumulati dalle famiglie e dalle imprese dei paesi più esposti, come Grecia, o Portogallo, o Spagna nelle loro valute, chiaramente fortemente svalutati! Ma non sia mai che chi aveva speculato avesse indietro carta straccia svalutata. Soprattutto quando grazie all’occhio vigile della BCE tali speculazioni avevano assunto dimensioni tali da far collassare stati virtuosi come quelli del nord Europa.

Rientrati dagli azzardi fino all’ultimo centesimo, i paesi dell’UE sono comunque rimasti nella morsa dell’austerità per completare il puzzle neoliberista con le agognate riforme. Parlavo sopra della riforma del lavoro proprio perché togliere le tutele esistenti era essenziale per recuperare la competitività. L’UE e l’euro si basano su due capisaldi, il primo è la libera circolazione dei capitali di cui sopra abbiamo visto i benefici. Le banche di stati diversi si prestano soldi che vanno a finire nelle tasche di noi cittadini attraverso mutui o prestiti. E una moneta unica, come ad esempio una taglia unica, non può avere vantaggi uguali per tutti. In poche parole il funzionamento dell’euro è questo: moneta debole per i paesi forti (Germania in primis) e forte per i paesi deboli (ad esempio Grecia, Spagna ma anche Francia e Italia). In questi 18 anni di moneta unica c’è stato un graduale e sistematico calo della produttività dei paesi del sud Europa che si è tradotto in un parallelo aumento della produttività dei paesi del nord Europa. E quest’ultimi hanno ben pensato di riversare la loro liquidità dovuta agli indubbi vantaggi regalati loro dall’euro, in prestiti nei paesi euro-deboli che hanno creato un falso benessere, falso perché basato sul debito, sui prestiti facili dati a basso tasso d’interesse ma estremamente pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché il lavoro, l’unica garanzia in grado di sostenere in maniera credibile un debito, è stato spazzato via al primo arrivo di una crisi finanziaria globale. E questo è accaduto in maniera estremamente pesante proprio in quei paesi in cui la moneta unica taglia extralarge aveva nei fatti già minato la produttività delle imprese! Se affronti una tempesta con una barca che ha falle da tutte le parti quante possibilità hai di rimanere a galla? Assolutamente nessuna e questo i nostri amici(?!?!) liBBeristi lo sapevano!!! “Abbiamo dovuto distruggere la domanda interna”, cioè come dicevamo anche sopra “Abbiamo dovuto affondare l’Italia”, sacrificarla insieme ad altri malcapitati paesi in nome di un modello economico che danneggia i molti per arricchire a dismisura pochi.

Ma dicevamo che l’UE e l’euro hanno due capisaldi, il primo è il libero movimento di capitali che giustamente si sono spostati dove si poteva lucrare di più, lasciando le macerie in mano ad interi popoli; il secondo caposaldo è invece la libera circolazione delle persone, o meglio della merce più pregiata nell’economia reale, il lavoro!!! Ecco perché una volta che l’austerità ha salvato l’euro e restituito i capitali investiti in valuta forte ai creditori, ora essi vogliono fare “en plein” e realizzare il massimo profitto possibile: spostare le persone come birilli laddove serve forza lavoro; poterli licenziare alla bisogna con un calcio in c@l@; pagarli una miseria senza garantirgli più nessun tipo di assistenza o tutela ( che saranno eventualmente loro stessi a pagare versando i contributi ai rispettivi aguzzini-padroni di tutto: pensioni tramite fondi privati, sanità, previdenza assicurativa privata, ecc., ecc., ecc…), infine metterle in competizione al ribasso con masse crescenti di disperati…

Queste belle riforme liBBeriste che stanno tanto facendo del bene in Europa, ma altrettanto bene hanno sempre fatto negli Stati Uniti, impoverendo i popoli e facendoli indebitare per incrementare i loro (dei padroni della finanza) sempre più lauti guadagni stanno per scontrarsi con una dura realtà: se togli i soldi alla gente e fai crollare i consumi, la deflazione ti avverte che prima o poi esploderà una nuova bolla finanziaria in grado di far sparire centinaia di miliardi e innescare una devastante recessione su scala mondiale! Perché le famiglie che perdono lavoro NON PAGANO I DEBITI, i beni immobili quali case o altre proprietà espropriate e messe all’asta continuano a perdere valore in una spirale a ribasso senza fine e non basteranno i giochi contabili che trasformano i debiti in derivati da rifilare in ogni modo possibile e immaginabile agli stati o ai risparmiatori! Prima o poi la bolla del debito – basato sullo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento di interi popoli – esploderà e non sarà un bello spettacolo per nessuno. NON C’E’ NESSUNA CRESCITA, NE ORMAI POTREBBE ESSERCI VISTE LE RIFORME! Esse nel mondo globalizzato hanno realizzato una deflazione da debiti che spazzerà via ogni illusione e menzogna con cui oggi i media descrivono gli scossoni di borsa, che altro non sono che piccoli avvertimenti di quello che accadrà nei prossimi mesi. Sono le logiche conseguenze di élite che vogliono avere il potere assoluto senza dare nulla in cambio, neanche quel minimo di redistribuzione della ricchezza necessaria a garantire la pace e un benessere diffuso, attraverso modelli come quello indicato dalla Costituzione.

A noi non resta che aspettare, nella speranza di limitare i danni e uscire da un incubo di cui ora non si vede la fine. Forse dalla distruzione potrebbe nascere un vero cambiamento. Intanto ricordiamoci bene chi ha tracciato il solco per farci a cadere senza protezioni nel baratro in cui siamo ora. Non solo i personaggi sopracitati, sempre pronti ad uscire dal cilindro di qualche padrone per garantirgli i migliori risultati. Ricordiamoci anche di quei partiti che si sono prestati a completare il disastro e che oggi, perfino in campagna elettorale se ne vantano.

Dedicata a Padre Turoldo

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Foto tratta da Wikipedia

Domani, 6 febbraio, è il 26° anniversario della morte di padre Turoldo! Uomo, poeta, sacerdote che attraverso la sua penna ha saputo celebrare la fede e l’amore verso Dio in modi unici e irripetibili. Sacerdote e poeta “ribelle” lo hanno definito in molti! In realtà è lui stesso a darci una corretta definizione di questa ribellione: “Perché del libro di Giobbe?… Perché di questo vecchio libro di millenni su cui tanto si è scritto, al quale tuttavia l’umanità riflessiva di quando in quando ritorna come a una fontana “di ribellione” e di lacrime…?”, qui la parola ribellione è stata aggiunta da padre David nel 1991, ben 40 anni dopo aver scritto il testo sopra citato. Continua a spiegare: “Tale la ragione che mi ha spinto nelle braccia di questo uomo, senza più carne, scheletrito, disegnanti nel vuoto della notte la danza della sua violenta e totale disperazione. Perché Giobbe, prima di dire con la parola, parla con il suo silenzio, con la sua faccia non più umana, con le sue ossa rosicchiate dalla lebbra, con i suoi occhi lucenti per la febbre che tentano di forare il tempo e il mistero fitto dell’esistenza” (citazioni tratte dal libro “La parabola di Giobbe. L’inevitabile mia storia” Ed. Servitium 2012). Questa identificazione di Turoldo con Giobbe è estesa da lui all’intera umanità! Perché noi umani non siamo esenti alla pena e alla disperazione alla quale inevitabilmente dobbiamo opporci e ribellarci con la forza della Speranza: Essa è presente nel cuore di ogni uomo e nel cuore segreto delle cose, Essa è ciò che ci apre al futuro e ad esso dà senso, Essa è in noi pur essendo altro, un gemito, una sofferenza, un dono inesprimibile che lascia lo spazio all’intervento di Dio! Per questi motivi anni fa ho scritto una poesia di ringraziamento a Padre Turoldo. La sua ricerca e la sua fede è stata una risposta a molte mie domande.

Non ci siamo mai conosciuti

guardandoci negli occhi

prendendoci per mano

scambiando opinioni

aiuti disinteressati

considerazioni di valore

che costituiscono amici.

Ma leggendo il tuo cuore,

parole, pensieri scritti

che esprimono tutto di te,

ho appreso molto

tutto ciò che ha valore

slancio vitale ed espressione,

intimità gridata

alla ricerca dell’Essere.

Verità gridano le tue parole!

Verità cerco io, aprendo il mio cuore a me stesso!

Aiutaci a sciogliere i nodi

affinché ogni uomo possa mostrare

sé stesso al mondo.

Grazie.

Il grido del cuore

deserto fiore

Rimbalza

fra il compiacimento e la distruzione

negli inganni della mente;

sopravvivono in noi

personalità in conflitto

mendicanti d’amore

che si specchiano nel giudizio degli altri.

Superbo è il piacere

che riceviamo dall’approvazione,

pauroso è il vuoto percepito

nel nulla delle nostre immagini

costruzioni senza amore,

apparenze senza essere.

Coltiviamo ipotesi di vita

innaffiate da illusioni,

nutrite da orgogli tirannici

che ci ingannano con le loro adulazioni.

Dovremmo gridare a noi stessi:

Perché non mi accetti? Perché mi giudichi?

Io sono come un fiore piantato nel terreno,

sono ciò che sono,

lasciami vivere

lasciami fiorire

non calpestare i miei germogli

non soffocarmi nei grovigli della tua mente

amami

perché ti sono sempre accanto

unica Verità

in mezzo al fango delle illusioni.

Elezioni, propaganda e messaggi in bottiglia!

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Partiamo dal presupposto che i Padri costituenti hanno messo nella nostra Costituzione tutto quello che era necessario affinché lo Stato formasse un modello sociale che puntava alla piena occupazione e garantiva l’istruzione, la salute, il risparmio, la previdenza al di sopra di qualsiasi astruso principio contabile. Questo per chi legge con attenzione la Costituzione è ciò che è stato effettivamente fatto, ma le forze regressive hanno comunque preso il sopravvento! Ciò è avvenuto in parte formando una classe dirigente che ha portato avanti questa ideologia neoliberista all’interno delle principali forze politiche, in parte attraverso l’adesione a trattati sovranazionali che hanno snaturato i principi sociali su cui si basava la nostra democrazia sostituendoli con dogmatici e immutabili principi contabili. Questi attraverso la continua e incessante propaganda mediatica sono entrati a far parte del modo di essere e di pensare della maggior parte dei cittadini, che spesso sono i primi a invocare meno stato, tagli alla spesa, abbattimento del debito pubblico…

Questi temi, il rigore, i conti pubblici in ordine, l’abbattimento del deficit e del debito pubblico, il fiscal compact, SONO TUTTI PRINCIPI LIBERISTI INCOMPATIBILI CON LO STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE! Essi vanno contro i diritti dei cittadini cancellando lo Stato, perché gli impediscono nei fatti il funzionamento. Quindi i partiti che mettono nel proprio programma elettorale questi principi, li considerano validi o eventualmente solo modificabili alla bisogna, ebbene ci stanno dicendo che NON FARANNO L’INTERESSE DEI PROPRI CITTADINI MA LAVORERANNO PER GARANTIRE IL SISTEMA DEGRADATO E DEGRADANTE CHE HA PORTATO L’ITALIA AD UNA CRISI EPOCALE DA CUI NON SI VEDE UN’USCITA!

Ma nonostante tutto i contabili rigoristi che tanto bene hanno rappresentato e governato il nostro paese negli ultimi anni non demordono. “Non tutte le promesse elettorali sono relizzabili. Abolire la legge Fornero sarebbe gravissimo!” – afferma il ministro Padoan!.

Ma gravissimo per chi? In un post che scrissi agli esordi del blog – fine settembre 2016 – parlavo proprio delle lettere e delle letterine con cui il nostro ministro dell’economia provava a contrattare o meglio a elemosinare spazi di manovra con i virtuosi membri non eletti della commissione europea. Lo ripropongo sotto per poi tornare a riflettere su quello che gli italiani dovrebbero aspettarsi da queste elezioni. Ecco il post:

Lettere, letterine e messaggi in bottiglia

Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventati privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza, la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?

Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME (DI)-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perché ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!

Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?” Ecco, è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza di aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…

E oggi dopo più di un anno siamo ancora qui a discutere di limiti EURO-imposti, limiti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: una pseudo-ripresa che non porta beneficio a nessuno, tranne a quei pochi gruppi industriali e finanziari che hanno depredato un paese in rovina e continueranno a farlo senza remore se il nuovo governo lavorerà solo per la cosiddetta “sostenibilità finanziaria” negando invece l’esigenza di liberarci dalla gabbia dei vincoli europei e far ripartire l’economia reale del paese. Perché in fondo il mio messaggio in bottiglia nel mare del web non rimane che questo: liberarci da un sistema dominato per anni dal “partito unico” (dell’euro e della finanza) – rappresentato trasversalmente da tutte le forze politiche presenti e passate, rimane impresa quasi impossibile – ma imparare a distinguere il vero dal falso, ciò che è necessario da ciò che è dannoso, è invece possibile! Sia questo puntare alla verità al di là di ogni ideologia e appartenenza politica che guidi le nostre scelte future, nella speranza che ci sia un cambiamento che venga dal basso, dalla nostra esigenza di cittadini che vogliono avere un futuro e decidere il meglio per sé stessi e per i propri figli.

Dolcezza

fiopri

Dolcezza

è il tuo animo disciolto nel mio,

commistione di sguardi

che penetrano in profondità

per lasciare spazio all’amore.

Assaporo i tuoi respiri

le espressioni del tuo viso

ora circondato dalla luce

della vera bellezza:

dolcezza che annulla il dolore,

l’amaro del nostro soffrire,

la paura di sbagliare ancora,

di uccidere ogni speranza

di tornare a morire.

Lascia che la tua dolcezza

migliori il mondo intorno a te,

fa conoscere chi sei

lo splendore che hai dentro

ciò che ti è stato donato

prima ancora di nascere,

un gioiello prezioso

che brilla di una luce tutta sua,

la luce della verità

che costituisce gli uomini

li rende capaci di amare

e di creare la vita.

Pianura desolata

deserto

Una materia informe

ho modellato con la mia mente

al pari di un Dio delirante

creando fantasmi

fatti di un denso pensiero

che vivono in me

offuscando speranze legate alla vita.

Seduto in una pianura desolata

osservo il mio corpo

ombra di una luce,

proiezione di ciò che siamo,

vagare in un mondo

tenuto insieme dai nostri sguardi

e basta chiudere gli occhi

per annullare il tutto

restando sospesi nel buio

che sta al di sotto dell’Essere.

Vorrei che avesse un senso Dio

e non fosse una vana compegnia

 creata dalla mente

strumento onnipotente

aperta al Tutto,

un vuoto evanescente.

Ma non posso negare di esserci

non posso negare il pensiero

che sostiene il mio animo,

che modella le cose

o le riduce ad un niente.

Seduto in una pianura desolata

ora riesco ad alzare lo sguardo

verso le essenze

che si specchiano in una realtà

riflesso di modelli ideali,

di perfezioni divine

al di sopra di noi

che a volte giochiamo ad essere Dio

 non accontentandoci delle immagini

e non illudendoci di vivere davvero

ci sforziamo per capire

alzando lo sguardo verso il cielo.

Avanti e indietro: storia di un’involuzione interiore (sesta parte)

ONDA
Panta rhei (tuttoscorre) – Eraclito

Innanzitutto per chi volesse risalire ai post omonimi può andare a leggere QUI  la quinta parte e trovare anche il link per le puntate precedenti. Quella che segue è solo una breve e contorta sintesi-riflessione di quanto ho già scritto fino ad ora. La settima puntata farà poi un salto indietro nel tempo (addirittura al 2009) per parlare della teoria dell’evoluzione, ottimo riferimento per capire l’involuzione e non solo…

Cosa è cambiato?

Ritornando a riflettere sulla mia vita, visto che sono partito da una sostanziale negazione del divenire, parlando del passato e del futuro solo come un mutare di prospettive all’interno di una scacchiera ove tutte le pedine sono già posizionate, ebbene provo ora a chiedermi: che cosa è cambiato in me da queste mutate esperienze esistenziali? Sono sempre e comunque racchiuse in un istante, nell’ora presente e immutabile, eppure come in una spirale evolvono verso l’interno, nel mio io profondo (da qui il titolo “IN-(E)VOLUZIONE INTERIORE).

E’ questa la vita fattuale, un evoluzione interiore, che contraddice però l’involuzione esteriore a cui ci spinge il controllo sociale. Dentro, tutti noi, siamo ben altro dal controllo e se rifiutiamo la libertà di conoscerci, prima o poi essa tornerà ad imporsi con evidenza alla nostra coscienza. Ben poco è cambiato nel mondo dalla nascita delle cosiddette civiltà, sembra che la tecnica e la scienza abbiano spinto gli uomini allo sviluppo e all’evoluzione, ma in realtà, come ho più volte accennato in precedenza, hanno potenziato il controllo a discapito della libertà di essere e autorealizzarsi!

Quindi ripropongo la domanda: cosa è cambiato? Dal punto di vista del divenire, cioè di chi vede la vita come un continuo cambiamento, è cambiato tutto! Tutto scorre e tutto cambia in un flusso senza fine. Però noi percepiamo il divenire solo grazie a qualcosa d’immutabile, altrimenti non vedremmo il cambiamento perché ci limiteremmo a subirlo, come se esso fosse un’ondata di piena capace ogni volta di spazzare via ogni cosa.

Ecco che torna la riflessione sull’immutabilità dell’essere, cioè sull’Eterno! C’è un principio che sta alla base dell’esistenza, che non muta e rende stabile la vita, che  crea quindi la consapevolezza e l’autocoscienza, che più che muoversi muta prospettiva senza mai cambiare, senza appunto divenire qualcosaltro… Se accettiamo il controllo allora non possiamo accorgerci di essere eterni, pensiamo a noi stessi come proiettati nel futuro e al contempo rimaniamo attaccati a quello che eravamo nel passato. E’ un continuo pensare e rimbalzare senza fermarsi mai nell’eterno presente che ci costituisce. Non vado oltre perché non so spiegare a parole quello che si può solo sentire. Basta ricordare che la verità si difende da sola quando la incontri se vuoi puoi riconoscerla, e se è tale, cioè se è Verità, essa rende liberi dalle illusioni!

Non è un caso che TUTTO il sistema mass-mediatico in cui siamo inseriti è un attacco continuo e costante alla Verità! Se ho parlato della democrazia (VEDI PUNTATE PRECEDENTI) è però per riflettere sui parti concreti che hanno spinto l’umanità verso forme di consapevolezza reali e in grado di generare modelli di vita basati sul bene! La realtà in cui viviamo è sicuramente complessa, per questo motivo invece di filtrarla e semplificarla cercano di infarcirla di opinioni, le cosiddette mezze-verità che non portano a nulla. Bla, bla, bla è molto più efficace di un “è giusto perché….” o “è sbagliato perché…”, NON ENTRANO MAI NEL MERITO DELLE TEMATICHE AFFRONTATE, se lo facessero la menzogna sparirebbe e le strade da seguire sarebbero chiare e definite!

La lotta fra il bene e il male è dunque una lotta fra l’Essere e il non-Essere, come ho più volte poeticamente e/o filosoficamente provato ad spiegare nei vari post del blog: l’uomo con la sua sete di dominio ha quasi sempre scelto il non-Essere, cioè ha scelto di voler essere diverso, migliore, più potente,…. in poche parole di essere Dio!

In linea con questo paradigma dell’essere uomo onnipotente che tutto spiega e tutto ingloba in un orizzonte razionale e antropocentrico, per meglio far capire il mio pensiero allego di seguito una lettera che inviai anni fa, nel maggio del 2009 alla trasmissione “Lestorie” di rai tre, condotta da un uomo dell’immagine e del sapere-immagine dei nostri tempi: Corrado Augias!

(ma ciò avverrà in un prossimo post)

Continua…

Un grido

Dante e Virgilio
Poesie di Lorenzo – Dante e Virgilio entrano nella foresta – Illustrazione di William Blake della Divina Commedia – Fonte Wikipedia

Dove sei verità?

Non so più

dove trovarti.

Vago

tra le ombre

che mi costruisco

e non ho

neanche il sogno di te.

Che cosa è successo?

Non trovo in me

neanche una briciola di vero.

Non lasciarmi

mio Sole

fa che io

veda veramente

questo nero,

così da

rifuggirgli

come da mostri orrendi.

Non lasciarmi

morire

come un’ombra;

fammi sentire

antichi sapori

e dammi la forza

di non distrarmi.

Accogli

questo grido.

Ora

non ho più niente.

Incontrarsi…in dialogo con il Tu che ci costituisce!

beetle-nebbia

Come galassie che s’incontrano…l’uomo è intrinsecamente aperto all’alterità e alla trascendenza, non può esistere isolato perché non basta a sé stesso. Anche chi sceglie forme di clausura o d’isolamento è in realtà alla ricerca di qualcosa che sia altro da sé, cioè di un ponte fra questa vita e il trascendente. L’animo umano è quindi identità e mistero profondo, ognuno di noi è una porta verso l’oltre alla ricerca di un Tu che possa colmare l’incessante divenire dei nostri vissuti con degli istanti d’eternità!

 

INCONTRARSI

Che cosa posso dirmi per continuare a sperare nella vita, a me che sono così vecchio

in quest’esistenza sconfinata, che mi dilata senza argini a porvi un freno?

Tu sei il mio argine,

il confine in cui arrestarmi a guardare le stelle, a fiorire nel deserto

che ho fatto in me e intorno a me, un senso

una polarità che dia senso alle molteplici dualità mistiche e reali

che sconfinano nell’assurdo e nel tormento dell’animo.

Prego come davanti ad uno specchio, parlo e chiedo a me stesso

al mio solo ed unico Dio

di aiutarmi a nascere alla vera Vita e al vero Essere

senza abbellimenti ed ornamenti.

Non so chi sono, niente mi appartiene,

neppure ciò che credo di essere,

neppure il mio corpo e la mia mente

che riferisco a me come possesso

e che forse mi possiedono a loro volta,

un totale abbandono al nulla per tornare alla Verità che ci costituisce

allo stupore di esserci, di guardare le stelle

che ammantano il cielo e i nostri animi.         

Vorrei che ci fossi Tu in mezzo a questa nebbia,

Tu ad aspettarmi,

ad abbracciarmi e consolarmi

per il dolore che appartiene a noi  come umanità

che ricerca la via dell’Eden perduto,

al fine di tornare puri

come cristalli o gocce di rugiada,

al fine di abbandonare i contenitori

che imprigionano la nostra consapevolezza,

annullare l’illusione del tempo e dello spazio,

percepire tutto attraverso tutto e tutti,

senza più anime tormentate che lottano

per ergersi al di sopra del mondo

e chiedono per sé stesse, a Dio

il potere e la gloria.

*Il post era già stato pubblicato QUI

Aggiungo alcune riflessioni. E’ possibile arrivare a Dio attraverso l’arte o addirittura EVANGELIZZARE attraverso l’arte?  La ragione e l’intelletto umano sono aperte alla fede e alla trascendenza; allo stesso modo la ricerca della Verità è insita nella ragione e uno dei canali privilegiati per arrivare ad Essa è l’arte, perché ciò che è vero deve essere anche bello e ciò che è bello non può che essere vero. L’arte è quindi un’esperienza umana che è in grado di unificare o perlomeno gettare un ponte tra il QUI e l’OLTRE.

Possiamo dire che il mio sé è la mia musa e la vostra musa è là dentro di voi, ascoltatela nel momento in cui il pensiero fa una pausa prima di concretizzarsi in un’altra espressione pensante e razionale.

Ci sono infatti pause che interrompono il fluire dei pensieri –  nonostante essi ci pervadano con il loro continuo divenire – sono pause come assenza di eventi mentali, spazio temporali e razionali e probabilmente esse sono uniche presenze che ci collegano al divino, istanti creativi collegati alla fonte da cui sgorga la vita! Il pensiero come forma di controllo è il suo limite, ciò che lo nasconde a noi stessi. Lui 

(Dio) non si esprime a parole, è un sentire intenso la tua stessa presenza, è un fremito nell’intimità, è un ascoltare senza giudizi, un accettare senza condizioni, un creare bellezza e gioia attraverso la semplicità della presenza. E’ bello ascoltare e percepire se stessi come atemporali sorgenti di vita e di amore… In questo spazio creativo nasce la Bellezza che esprimiamo attraverso l’arte in tutte le sue forme materiali, eventi fisici che debordano sconfinando in altre dimensioni.

 

 

 

                                        

 

Siogiovanni

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