Astensionismo ee bambole gonfiabili

L’amico Stefano mi ha inviato una riflessione sulle elezioni europee e sulle motivazioni che stanno dietro la sua scelta di non votare. Certo il dato è stato inequivocabile, oltre la metà degli aventi diritto al voto non è andato a votare! Ma serve a poco illuderci che al sistema importi qualcosa, anzi i partiti “gonfiati” dal non voto sfoggiano il fisico mostrando i muscoli usciti dalla tornata elettorale : infatti il quasi 29% di fratelli d’Italia o il 25% del PD, – se rapportati agli aventi diritto al voto e alle schede nulle o non votate – corrisponderebbero a meno della metà (13 e 11% circa di rappresentativita’)! Quindi la loro legittimazione popolare altro non è che una bella bambola gonfiabile mostrata dal sistema come reale e tangibile e non certo pupazzo di plastica ben modellato.

Peccato quindi che questi calcoli stanno solo nella nostra testa, la realtà, come al solito, è ciò che a cui media vogliono che la gente creda. Concludo dicendo a Stefano che posso assicurarvi che molta gente stanca dell’UE è andata a votare proprio nella speranza di trovare equilibri politici “sovranisti” in grado di accelerarne la fine. Quindi se quel 10-30% di non votanti per protesta avesse appoggiato attraverso il voto partiti che in UE osteggiano la rielezione di una Von Der Leyen o personaggi simili, pensate davvero che il sistema avrebbe potuto rimanere indifferente e continuare a far finta che nulla fosse accaduto?

Post di Stefano

Faccio parte della maggioranza

È da tanto che non mi succedeva: appartengo al 50,30% delle persone che non hanno votato alle europee. Molti sono convinti che non votare sia un errore e che, anche quando si è contrari alla ”istituzione” Europa, occorra votare un partito sovranista così da cambiare o abolire l’Europa dall’interno. Anche se rispetto l’idea dei sovranisti votanti, non la penso così. La mia motivazione è tanto banale quanto semplice: io non voglio l’Unione Europea, neanche questa specie di patto tra 27 stati che antepone le proprie leggi a quelle singole nazionali. Per me l’Italia è Italia ed ho maturato questa convinzione da almeno 15 anni. Poi vanno benissimo gli accordi bilaterali, l’amicizia tra nazioni e gli scambi commerciali. Non credo che si possa mai cambiare qualcosa dall’interno: ogni sistema è strutturato per resistere soprattutto agli attacchi interni e, infatti e ad esempio, i risultati elettorali non tengono conto delle astensioni. Non credo che il parlamento europeo abbia il benché minimo potere, mentre effettivamente chi comanda è il consiglio europeo: organo non democratico. Sopra questo comanda il deep state degli USA, altro “non” organo non democratico e, sopra gli USA, comandano le lobby delle multinazionali soprattutto finanziarie e organi privati, e sopra ancora chissà chi! Semplicemente non voglio farmi prendere in giro, non voglio perdere il mio tempo e “dignitosamente” non ho votato. Con questo non voglio dire che chiunque abbia fatto la mia scelta abbia le mie stesse motivazioni, perché c’è sicuramente una grossa percentuale di apolitici e di “qualunquisti” che se ne fregano e che badano al proprio orticello senza occuparsi di queste cose. Ora non vorrei essere confuso con tali persone e credo che non lo vogliano nemmeno tutti quelli che la pensano come me e che stimo essere in una percentuale tra il 10 ed il 30%. E sono quelli che, con pochi distinguo, non si sono vaccinati o lo hanno fatto controvoglia. Quelli che non sono d’accordo con la narrazione sulla guerra in Ucraina, quelli che stanno coi Palestinesi, eccetera, eccetera… In pratica, gente che ha fatto lo sforzo di usare il proprio cervello e di non lasciarsi pilotare dal mainstream. Ben inteso: anche tra i votanti, sono convinto, c’è gente in buona fede che crede nell’istituzione europea. Io invece sono arrivato alla conclusione che grande non è bello poiché è al di fuori del controllo di ogni singolo, piccolo invece è bello: perché nel piccolo si possono, per esempio, conoscere i rappresentanti per votarli. Le istituzioni, soprattutto quelle grandi, si abbattono non partecipando, non votando, non ubbidendo, adottando comportamenti antisistemici e, soprattutto, costruendo delle realtà alternative al di fuori. Ce ne sono molte di realtà alternative anche in Italia, alcune fiorite in particolare dopo il covid, altre invece strutturate, come quella di Damanhur in Piemonte fondata oltre 50 anni fa e che conosco direttamente: alcune condividono valori etici e spirituali, altre solo valori etici. L’importante è che pur crescendo nel numero e nella diversità restino piccole, così da non correre il rischio di diventare nuovi stati controllati da individui che etici non sono.

Allenare la forza

Alimentazione ed esercizio fisico sono la chiave per vivere bene. I pesi in particolare, con un allenamento finalizzato soprattutto allo sviluppo della forza piuttosto che della massa muscolare, sono importantissimi perché invecchiando è molto difficile mantenere un buon livello di autonomia se non abbiamo già un buon apparato muscolare a sostenerci.

Allenarsi 3 volte a settimana, fare serie di pesi con poche ripetute (non più di 5) e un buon livello di sforzo fisico o meglio ancora seguire un metodo piramidale che dopo il riscaldamento punta a fare un massimo di 5 serie (2 a salire e due a scendere) con una serie centrale chiamata massimale (peso che si solleva una sola volta). E l’alimentazione naturalmente deve essere ricca di proteine e grassi di origine animale.

I MUSCOLI E LA FORZA SONO FONDAMENTALI

La TV di stato australiana ha spesso articoli interessanti e contrari al mainstream quando ai tratta di alimentazione e stile di vita.

In questo caso parla dalle fondamentale importanza di sviluppare la massa muscolare e la forza per invecchiare bene, un concetto che cerco di infilare nelle vostre belle testoline più o meno ogni giorno.

“L’iscrizione ad una piscina o una camminata quotidiana sono una buona cosa, ma molti trascurano sviluppare la forza, nonostante il fatto che mantenere la massa muscolare invecchiando ha il potere di trasformare la nostra vita.”

Corretto: la sarcopenia non solo è la prima causa di morte per anziani senza condizioni mediche, ma soprattutto rende la vita una merda.

Andate in palestra, o compratevi qualche attrezzo da usare a casa, anche in combinazione ad un set di bande elastiche.

SPRINT

Uno dei modi migliori per rendere una camminata più efficace ai fini del fitness, del dimagrimento e della salute generale, è abbinarci degli sprint al massimo delle proprie capacità.

Fare uno sprint per 5-6 secondi ogni 4-5 minuti di camminata è facile e divertente, e trasforma una semplice camminata in un eccellente esercizio muscolare e cardiovascolare.

🏋️‍♂️ Sento spesso dire che fare pesi in palestra non servirebbe a nulla per il sistema cardiovascolare. Queste persone evidentemente non hanno mai fatto stacchi o squat pesanti.

Fare anche solo un paio di serie di stacchi o squat, anche da sole poche ripetizioni, con un peso adeguato ad ottenere la massima intensità, non solo stimolerà in modo incredibile il sistema cardiovascolare, ma vi permetterà di mantenere un livello metabolico elevato per almeno 24 ore.

Senza consumare glicogeno, senza farvi venire una fame matta soprattutto per zuccheri e carboidrati, senza far schizzare verso le stelle i vostri livelli di cortisolo.

➡️ Un nutrizionista italiano in Australia: t.me/italiaaustralia

Chi sono?

Stefano elenca gli slogan della propaganda. Ora chiaramente uno potrebbe identificarsi con alcuni di essi e non essere succube del sistema. Il problema intanto sorge quando qualcuno che ha visibilità si discosta da questi mantra: ESSI si rivoltando come un sol uomo e alzano le barricate mediatiche. Invece fra noi comuni cittadini il problema sorge se veniamo attaccati per le nostre idee dal contesto familiare e/o amicale. Nel piccolo o nel grande il sistema si struttura per garantire l’omologazione e limitare la libertà di pensiero. Ma vi lascio al post di Stefano.

Chi sono?

Politicamente corretti, sanno di sapere, stanno dalla parte giusta, loro sono i buoni, sono buonisti, sono gli inclusivisti, sono gli anti omofobisti, sono pro teoria genderisti, sono wok, sono antirazzisti, sono quelli delle porte aperte all’immigrazione infinita, sono gli antisovranisti, gli europeisti, i tifosi dell’euro, sono gli anti antisionisti, sono femministi, anti maschilisti, sono anti femminicidisti, ma non anti maschicidisti, sono americanisti, anti russisti, sono pro naziukrainisti, sono ecologisti, sono per la transizione green, sono i cambiamentisti climatici di origine antropica, ma sono anti scie chimicisti, solo quelli convinti che l’auto elettrica non inquini, sono vaccinisti, sono anti effetti collateralisti, sono i pro greenpassisti, sono anti contantisti, sono anti evasionisti fiscali, ma sono anti sovranisti monetari, sono quelli che gli alberi si possono abbattere, ma solo per lasciar spazio al 5G, sono quelli dell’identità digitale, del chip sottopelle, sono i transumanisti…
“Nel 2030 non avremo privacy, non avremo niente, ma saremo felici.”

I sorprendenti aneddoti del cardinale Lambertini, papa Benedetto XIV

PROSPERO LAMBERTINI nacque a Bologna il 31 marzo 1675.

Il 17 agosto 1740 fu eletto papa con il nome di BENEDETTO XIV.

Certamente fu il più erudito e il più colto dei papi del suo secolo, distinguendosi, in modo speciale, come canonista
.

Ma molti furono gli aneddoti che lo resero davvero unico anche per altre sue qualità, davvero sorprendenti per un papa dell’epoca (di qualsiasi epoca direi)!

Due aneddoti sulla sua vitaquotidiana di quest’uomo veramente superiore. Il mattino senza alcun cerimoniale andava in città in questa o in quella chiesa romana a celebrare la messa. Nel pomeriggio sbrigati gli affari di stato, verso sera a piedi passeggiava per le vie di Roma, da solo, come un qualunque prelato, con una predilezione per i quartieri popolari, come in Trastevere dove “si tratteneva nel modo più gioviale sulla via con gente anche di bassa condizione”. Altra novità fu quella di aprire il giardino del Quirinale per impartire udienze. Nel periodo estivo, che trascorreva a Castel Gandolfo, anche lì solo soletto, appoggiandosi alla sua canna, lo si poteva incontrare nelle selve a godersi il fresco, o mentre si intratteneva con i campagnoli” (Pastor, XVI,I).

Ed ora ecco un estratto dal testo di Dino Baldi, Vite efferate di papi, Quodlibet Compagnia Extra 2015

Benedetto XIV Lambertini
di Dino Baldi

Del modo arguto e schietto col quale gestiva gli affari pubblici e privati.

Questo non vuol dire che papa Benedetto non sapesse stare in società; la sua franchezza amabile sembrava anzi il frutto più raffinato della sua educazione. Nei salotti era perfettamente a suo agio: brillante, arguto, elegante parlatore. Gli piacevano i motti di spirito e gli scherzi. Più volte se l’era cavata d’impiccio in situazioni difficili con battute ben trovate, e disse che se avesse dovuto scrivere un trattato di governo ad uso dei prìncipi, avrebbe consigliato come prima cosa di seguire il suo esempio. Quando era ancora cardinale, un poetucolo aveva scritto su di lui una satira ingiuriosa, piuttosto maldestra. Lambertini gliela rimandò corretta e migliorata in più punti, dicendogli che in quella forma avrebbe avuto senz’altro più fortuna. Horace Walpole, figlio del primo ministro inglese, aveva composto invece un poema nel quale lo chiamava il papa migliore tra tutti i duecentocinquanta che si erano succeduti dopo Pietro, e il miglior principe dell’Occidente. Benedetto rispose dicendo che in effetti lui era come le statue della facciata di San Pietro, che a vederle da lontano fanno un’ottima figura, ma quando ci si avvicina sono tutta un’altra cosa.
Si lasciava spesso andare alla parlata bolognese anche in occasioni ufficiali, e in particolare non riusciva a liberarsi dell’intercalare «cazzo». Siccome da molte parti gli rimproveravano di essere un po’ troppo sboccato per un pontefice, aveva incaricato il suo affezionatissimo maestro di camera monsignor Boccapaduli (che lui chiamava «mostro di camera », perché era bruttissimo) di stargli sempre accanto durante le udienze e di tirargli la tonaca ogni volta che gli fosse sfuggita quella parola di bocca. Una mattina presto si presentarono i camerieri segreti a riferire come al solito sugli avvenimenti cittadini. C’era stato, dissero, un incendio nel rione Monti. «Cazzo! Ci sono morti?», chiese il papa. Subito Boccapaduli dette una strattonata alla tonaca, e il papa sottovoce: Avi rason… Continuando il racconto dei fatti di Roma, ogni volta il papa li commentava con un «cazzo!», e ogni volta il servitore dava uno strappo. Alla fine, stanco di tutto quel tirare, gli urlò contro: «Hai rotto i coglioni Boccapaduli! Cazzo cazzo cazzo! La voglio santificare questa parola! Voglio dare l’indulgenza plenaria a chi la pronunci almeno dieci volte al giorno!». E da allora, nessuno ebbe più da ridire sul suo modo di parlare.

Un giorno, era anzi notte, si precipitò negli appartamenti papali un monsignore, che aveva fama di uomo semplice e ingenuo, ma buono, ed era per questo molto amato dal pontefice. Erano passate le undici, e Benedetto era già a letto da più di un’ora. Il monsignore sembrava in uno stato di agitazione estrema: «C’è una cosa gravissima che devo assolutamente comunicare al papa – disse ai camerieri che cercavano di trattenerlo –, ne va delle sorti della Chiesa stessa ». Girava per la stanza levando le mani al cielo, disperato e smanioso: «Vi prego, sono sicuro che il papa domani si arrabbierà moltissimo se non lo avvertiremo subito». Alla fine i camerieri si decisero a svegliarlo. «Che è successo?», chiese Benedetto. Il monsignore con frasi spezzate e interrotte da «ohimé ohimé» biascicava di uno scandalo gravissimo: «Signore, Gesù e Maria, datemi la forza di dirvelo, è cosa talmente enorme, mostruosa che non si può neppure immaginare». «Allora? Parlate dunque», disse il papa, che cominciava a preoccuparsi e ad arrabbiarsi allo stesso tempo. Alla fine il prete, con la faccia atteggiata al raccapriccio più orrendo, passandosi più volte la mano sulla fronte sudata, mormorò con un filo di voce, come se inghiottisse un ripugnante boccone: «Santità, nel monastero tal dei tali è stata trovata una monaca incinta». «Cazzo! – disse il papa – Da come la facevate lunga pensavo fosse incinta un frate! Ma dico, voi mi svegliate per questo? Non se ne può parlare domani? Anche se sono il papa non ho mica la virtù di cambiare lo stato di una donna gravida! Lasciate dormire questo povero vecchio, va là». E tornò a letto

Low carb e chetogenica

Il post sotto è tratto dal canale telegram https://t.me/italiaaustralia

L’autore è il nutrizionista Marco Dabizzi, che consiglio di seguire se interessati all’argomento dieta low carb e chetogenica. Essenzialmente è una dieta che considera dannoso l’utilizzo dei carboidrati, fonte energetica prevalentemente nella dieta quotidiana della maggior parte delle persone e soprattutto propagandata come sana, buona e unica.

DIFFERENZE FRA UNA DIETA LOW CARB ED UNA CHETOGENICA

C’è spesso confusione sulle differenze fra una dieta low carb ed una chetogenica, entrambe limitano il consumo di carboidrati, ma mentre in una dieta low carb il nostro corpo utilizzerà soprattutto acidi grassi a scopo energetico, oltre ad un po’ di glucosio, in una dieta chetogenica utilizzerà invece acidi grassi e chetoni.

Per produrre energia, gli esseri umani possono utilizzare glucosio, acidi grassi, amino acidi (derivati dalle proteine) e corpi chetonici o chetoni. Dipende poi dallo stato metabolico della singola persona e dalle condizioni fisiche in che percentuale queste sostanze verranno usate. Lo stato di fitness, la quantità di esercizio fisico fatta, il bilanciamento ormonale, la quantità di glucosio immagazzinata nei muscoli e nel fegato e soprattutto l’alimentazione seguita determineranno la priorità nell’utilizzo di queste sostanze come fonte energetica.

Quando infatti la dieta di una persona è alta in carboidrati, il glucosio sarà di gran lunga la fote energetica preferita. Maggiore è il consumo di grassi e minore quello di carboidrati, e maggiore sarà l’utilizzo di grassi acidi a scopo energetico e minore quello del glucosio, fino a raggiungere un livello in cui i grassi acidi sono la fonte preferita, stato che viene definito come “fat adapted” (adattamento ai grassi).

Essere fat adapted è un vantaggio notevole, soprattutto per persone attive ed atleti, perchè la quantità di glicogeno (un tipo di zucchero) immagazzinata nei muscoli e nel fegato è ridotta, e viene facilmente esaurita in un paio d’ore di attività fisica intensa. Per questo maratoneti o ciclisti devono ricorrere a snack di glucosio durante le gare, per riempire il serbatoio del glucosio oramai consumato. Il problema è spesso che questi snack causano problemi di digestione durante le competizioni, ed i casi di atleti costretti al ritiro sono molteplici.

Quando la quantità di carboidrati consumati in un giorno è ancora più bassa, si considera in genere il limite a 20 grammi al giorno, il nostro corpo produce nel fegato una sostanza chiamata chetoni, da qui il termine dieta chetogenica. Questi chetoni sono indispensabili perchè alcuni tessuti, come ad esempio il nostro cervello, non possono utilizzare acidi grassi a scopo energetico, ma solo glucosio o appunto chetoni.

La differenza fra low carb e chetogenica è dunque la presenza o meno di questi chetoni. E sono proprio i chetoni ad essere responsabili di molti dei vantaggi in termini di salute della dieta chetogenica, da una maggiore lucidità mentale alla risoluzione di problemi legati al cervello e sistema nervoso come l’epilessia, ma anche alle prestazioni atletiche in molte discipline.

Risvegli II

Sunset over the southern part of the Atlantic Ocean by NASA Johnson is licensed under CC-BY-NC-ND 2.0

Palpitante musica celeste

dentro un grembo

sogni colorati

di una vita che nasce.

Chissà se c’è continuità

tra quei sogni

e questo mio esistere?

Rassicurato

dai battiti ovattati

di un amore materno

ho vissuto in un oasi

di felicità.

Ma il grembo

che circonda questa vita

è ora troppo grande

non vedo i suoi confini

né sento il calore

delle sue pareti

avvolgere le mie membra.

C’è troppo spazio per sognare

c’è troppo spazio

per vedere una mèta,

il mio sguardo si perde nell’ignoto

di questa vita sconfinata,

solo anch’io,

come i miei fratelli

dispersi nell’esistenza,

con il cuore stretto dalla speranza

che la grande Madre

un giorno torni ad abbracciarci

ed a farci sentire

il calore del suo grembo.

Poesia già pubblicata QUI.

L’Italia vista da Leuropa (con la L maiuscola)

L’Italia è uno dei contributori netti del progetto europeo, precisamente è il terzo dopo Germania e Francia. Più di ogni altro paese europeo portiamo avanti un’agenda politica, spesso a nostro danno, con cui l’UE ci pilota: restituendoci a prestito una parte dei nostri soldi vengono imposti i tagli alla spesa pubblica oltre che cambiamenti radicali di settori come sanità o scuola (vedi PNRR e razionalizzazione /demansionamento della rete scolastica)! Ora il prezzo di avere una classe politica totalmente subalterna alle élite estere è quello di averci guadagnato il totale disprezzo con cui gli altri paesi europei sono soliti trattarci. La propaganda dice (quella dei media italiani ne è campione) che noi siamo i malati de Leuropa – che però ci tratta come polli da spennare – e grazie ai personaggi politici che non ci rappresentano, ben si guardano dal protestare contro queste palesi offese ed un sempre più evidente disprezzo. Peccato che l’Italia sia ben più di una gamba malata, senza una gamba, per quanto importante essa sia, si continuerebbe a vivere. Dubito fortemente che Leuropa sarebbe ancora in grado di esistere senza l’Italia. E le nostre istituzioni, quando proclamano gli pseudo-valori europei (fanno ridere su tutti quelli basati sulla pace visto come ci stanno riducendo) , farebbero bene a ricordarsi che l’Italia è il loro paese e senza di essa la loro voce sarebbe null’altro che un sibilo nella tempesta. Quindi non resta che sperare ad un ritorno dell’Europa dei popoli(senza la L maiuscola), ben più rappresentativa di questa UE dei burocrati, ma soprattutto pre esistente ai giochetti delle élite liberiste.

Vademecum dell’antifascista

Ti chiamano fascista se non supporti l’Unione Europea. Ti chiamano fascista se non consideri l’Euro una salvezza. Ti chiamano fascista se non odi la sovranità nazionale. Ti chiamano fascista se non idolatri gente come Draghi. Ti chiamano fascista se non tifi per la Nato. Ti chiamano fascista se non dici che esistono più di due generi. Ti chiamano fascista se non sputi sulle tradizioni. Ti chiamano fascista se non vai al Friday for Future. Ti chiamano fascista se non approvi roba come il Green Pass. Ti chiamano fascista se non vuoi telecamere e Ztl ovunque. Ti chiamano fascista se non difendi l’utero in affitto. Ti chiamano fascista se non invochi l’immigrazione di massa irregolare. Ti chiamano fascista se non chiedi più censura sulla rete. Ti chiamano fascista se non usi schwa e asterischi. Ti chiamano fascista se non ti pieghi al politicamente corretto. Ti chiamano fascista tutto l’anno per qualsiasi cosa, basta che sia contraria al loro pensiero. Poi monopolizzano il #25aprile e vogliono che festeggi al loro fianco. Altrimenti sei fascista. Ma anche vaffanculo. Matteo Brandi

Personalmente condivido, nel mondo di ESSI non c’è spazio per le opinioni (nome guarda caso di questo sito), o è tutto bianco o è tutto nero! Quindi ogni ragionamento, ogni distinguo dalla propaganda…. anzi scusate, dal loro incontestabile pensiero, è fassscismooo!!!

Eppure la storia dovrebbe insegnare che dal fascismo delle opinioni al fascismo dei bastoni il passo è breve. Non smettiamo mai di pensare con la nostra testa, la propaganda impera è sembra oscurare ogni cosa ma non siamo mai stati soli, non lo eravamo durante lo squadrismo sanitario dell’era covid e non lo siamo neanche oggi.

Buon 25 aprile!

Vademecum dell’astensionismo

Del magistrato Luciano Barra Caracciolo

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Ma certo…siccome non si può diventare Einstein e vincere il Nobel per la fisica, tanto vale non cominciare neppure a studiare.

Siccome non si può diventare miliardari, a meno che non si erediti, tanto vale rimanere disoccupati e sperare in qualche sussidio…in questa società ingiusta.

Siccome tutti-tutti sono brutti e cattivi e corrotti, tanto vale non votare e lasciare eleggere in maggioranza coloro che detesto, in modo che possano fare quel che mi danneggerà di più, protestando poi (sui social) sulle imperfezioni degli altri (meno che sulle mie…che in fondo non mi andava di studiare).

Siccome crearsi una coscienza sociale e politica è troppo faticoso, aspetto che qualcuno mi dia la sua cattiva coscienza per poter dire che è cattiva.

Siccome la democrazia sostanziale è realizzabile solo con un sforzo partecipativo costante ed ampliando costantemente una cultura critica nelle scienze sociali, abbandono la democrazia al suo destino. Come se non mi riguardasse e potessi fare un dispetto, astenendomi, a chi la democrazia me la vuole togliere.

Aggiungo io:

Siccome il “potere” ha già deciso tutto, ergo è chiaro che votare non serve. Quindi vado al mare alla faccia dei padroni che la democrazia me l’hanno tolta e ESSI sai quanto ci rimangono male!!!

Si ssi perché così facendo ESSI non vengono da me leggittimati, ecco perché è più democratico non votare perché se voto giustifico il sistema (tanto so tutti uguali), invece se non voto il sistema è sistemato (o no🤔

A volte ritornano!!!

Si lo so, non è certo una sorpresa, anzi. Nonostante l’abbiano affossato durante l’elezione a presidente della repubblica, eccolo di nuovo in pole position a proporre la sua autocandidatura. L’agenda è importante e c’è chi è una garanzia nella sua esecuzione! Inoltre Draghi è un personaggio mitico o semi-umano per molti esponenti della politica e dell’informazione, gente che riesce a esprimere livelli di servilismo inimmaginabili di fronte a Esso! Come dimenticare le conferenze stampa durante il suo governo? Praticamente monologhi con 40 minuti di applausi fatti da giornalisti in estasi di fronte al loro idolo. Tutta gente che già ha iniziato a promuovere la sua candidatura in UE senza se e senza ma. Tutta gente che sarebbe quindi altamente auspicabile non votare, perché l’ideologia che rappresenta Draghi non è certo quella a favore del popolo, tanto meno della democrazia. Eppure questi simil-politici cercano i nostri voti e spesso riescono pure ad ottenerli. Il paternalismo è stato il grande protagonista delle scelte politiche italiane negli ultimi 13anni, quando i presidenti della Repubblica hanno voluto governi tecnici al posto di quelli scelti dal popolo, perché bisognava fare la cosa giusta e quindi al poterec mettere personaggi ben voluti dalle élite europee e soprattutto in grado di portare avanti la loro agenda di deflazione salariale e privatizzazione del paese. Oggi le cose sono cambiate? Forse in parte, perché se certi personaggi non ci vengono imposti ma devono essere in qualche modo sponsorizzati, questo significa che un’alternativa può esseri. E che il voto alle europee qualcosa conta. Non dimentichiamocelo

Siogiovanni

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