
Su Repubblica relativamente al possibile aumento dell’IVA il ministro Tria dichiara: “La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative (LEGGI QUI )!
Ora io sono perfettamente consapevole che le alternative ci saranno se e solo se la parte eurocritica del governo uscirà rafforzata dalle prossime elezioni europee. E basterebbe un decreto a cancellare una volta per tutte ste famigerate clausole di salvaguardia per introdurre poi misure realmente anticicliche che non tengano conto di astrusi parametri fiscali che altro non sono che misure d’austerità recessive (in realtà tanto amate proprio dai ragliatori della crescita che hanno affossato il paese)!
Ma per fare un’analisi sull’oggi riprendo qui brevemente alcune riflessioni fatte dal grande economista J.M. Keynes nel suo libro “Autarchia economica” del 1933.
Keynes sul ruolo dello Stato in economia:
“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”
Capito ministro Tria e suoi predecessori? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. Ma continuiamo con Keynes…
Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.
“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.
Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Le critiche che Keynes rivolgeva ai politici di allora, che con le loro assurde scelte economiche impoverivano interi popoli ad esclusivo vantaggio di pochi gruppi industriali legati a doppio filo con il sistema finanziario, potrebbero essere ripetute pari pari ai politici italiani e più in generale europei (ma anche USA, Cina, ecc., ecc.). E a me dell’oca giùl’IVA o dei vincoli di bilancio o del debito pubblico BRUTTO poco importa. Attendo con speranza la “città delle meraviglie” perché di altra povertà e menzogne, magari condite da solite guerre devastanti non vorrei proprio più sentir parlare…










