Povery Buoni

No non è nullatenente, è solo diversamente povero! Perché esso è esente dal sistema “virtuoso” di lotta all’evasione con cui una certa politica moralista giustifica l’imposizione dl fiscale più alta al mondo che caratterizza il nostro Paese! Il ricco, così come l’evasore, per ESSI è sempre l’idraulico, il meccanico o comunque quel libero professionista che non fa la fattura. Questi per ESSI sarebbero i ricchi, questi altri soggetti (vedi sopra) invece sono povery e soprattutto Buoni a prescindere! Quando capiremo che siamo tutti parte di una stessa classe sociale e che l’unica opposizione possibile è fra noi e loro?

Sindacati, dove siete andati?

1981 con il divorzio fra la banca di Italia e il tesoro il debito pubblico esposto alle speculazioni del mercato iniza ad andare fuori controllo, i tassi salgono e i padroni investono i profitti in speculazioni finanziarie.

14 febbraio 1984 con i decreti di San Valentino viene tagliats di 3 punti la scala mobile, il problema è l’inflazione, cioè gli operai che guadagnano troppo quindi bisogna tagliare i salari (e i padroni ringraziano)!

1992 governo amato, viene siglata la definitiva soppressione della scala mobile grazieall’intesa con le parti sociali (la triade sindaca Cgil Cisl e Uil). Come al solito i padroni ringraziano e il baratro salariale si apre inarrestabile sotto i piedi dei lavoratori.

1998 l’euro diventa moneta per gli scambi internazionali e poi valuta interna dello stato – >le banche ringraziano, inizia la droga finanziaria, si presta dove più conviene senza alcuna prudenza, tanto c’è l’euro a proteggerle! – > 2011 le speculazioni sono ormai una montagna ma tranquilla arrivano gli eroi del capitale – >in Italia ci penserà Monti a garantire il sistema, l’euro va salvata, l’ austerità è la cura, lo stato sociale la malattia! – >oggi lo possiamo tranquillamente affermare che è andato tutto come doveva andare, chi voleva i guadagni facili li ha avuti, chi aveva un lavoro dignitoso lo ha definitivamente perso. I salari sono regredito al 2003, venti anni persi. Senza lotta di classe, che presuppone una vera coscienza di classe, non c’è futuro

Non umani!?!

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Non umani oppure fin troppo umani? Nel senso di individui ego-centrici all’ennesima potenza volti a costruire una nuova Torre di Babele, cioè un potere umano che sfida il divino creando società tecno-illogiche-eco. Con queste mie brevi riflessioni vi lascio al nuovo post di Stefano.

Post di Stefano

Per “non umani” si possono intendere: animali, vegetali o addirittura alieni di un altro pianeta, oppure semplicemente esseri umani che di umano hanno solo l’aspetto. Voglio parlare di quest’ultima categoria. Quelli che hanno il potere… o meglio, quelli che credono di averlo, poiché il libero arbitrio di ognuno di noi è inattaccabile, nel senso che nessuno può obbligarci o vietarci di fare qualsiasi cosa. Su noi stessi l’ultima parola ce l’abbiamo sempre noi.

In un altro mio post ho già spiegato che anche con una pistola puntata alla tempia possiamo dire di no. Se poi il grilletto sarà premuto o no, dipenderà dalla scelta della persona che impugna la pistola, dal SUO libero arbitrio.

Un vero essere umano è libero anche di morire per un ideale! Il problema è che pochi di noi sanno di avere questa libertà e gli pseudo potenti se ne approfittano. Creano le condizioni per far sì che noi crediamo di essere sempre meno liberi, sempre meno detentori di sacrosanti diritti, sempre più precari, sempre più indaffarati per garantirci la sopravvivenza, con sempre meno certezze: la famiglia, ultimo welfare, minacciata dalle teorie gender; la casa di proprietà, minacciata dalle politiche finto green; la libertà di spostamento, garantita finora dall’auto, minacciata dalla transizione ecologica; la possibilità di guadagnare dignitosamente un reddito, minacciata dalla robotica e dalla immigrazione selvaggia; la possibilità di disporre liberamente del proprio denaro, minacciata dall’abolizione del contante…

In ogni ambito in cui ci sia una qualche possibilità di riscatto, di riacquisizione di libertà, di possibilità di riappropriarsi della serenità necessaria alla propria evoluzione psicologica, culturale o/e spirituale, gli pseudo potenti tramano affinché noi umani diventiamo sempre più preda delle paure.

La paura, vero contrario dell’amore, è l’unica emozione che può inibire il libero arbitrio, facendo ritenere di non avere scelta. Ma è solo una convinzione errata, è una resa, il libero arbitrio è sacrosanto ed inviolabile. Quando lo si esercita si ama, prima di tutto se stessi, ma anche il prossimo, poiché alla fine si sceglie sempre di fare il bene di se stessi e degli altri, unica scelta intelligente e felice. Chi ama è fantasioso, è creativo, è imprevedibile, è vincente! Gli pseudo potenti che si riuniscono nei vari: WEF, Bilderberg, Trilateral, Aspen… lo dichiarano pure di avere delle agende, le pubblicano anche. Già il fatto stesso che abbiano delle agende che riguardano il resto dell’umanità la dice lunga su come si sentano superiori. Superiori a chi o a che cosa? A me sembra che abbiano paura di noi: paura=non amore! Ma perché non non si dedicano a godersi le tante ricchezze che hanno e magari a distribuirne un po’ a chi è povero? Ah già, ma non sono umani… saranno mica alieni per davvero?

San Giovanni Bosco

Grazie a lui ancora oggi i Salesiani sono un’istituzione sparsa in tutto il mondo volta ad educare e ad aiutare i giovani. Oggi più che mai c’è bisogno di educare la persona, c’è bisogno di un’educazione integrale!

Benedetto XVI, il primato della preghiera

Ad un anno esatto dalla sua morte pubblico un estratto di questo articolo dedicato al Papa emerito. La parte finale mette l’accento sull’importanza della vita monastica dedicata alla preghiera, un dialogo continuo con il mistero, la “fede in atto” dice l’autore dell’articolo! Al di là delle parole c’è l’incontro con il Signore, bisogna forse sperimentare l’abbandono o meglio aprirsi all’amore che è dono. Per chi è lontano da questo incontro di speranza, perché come me vaga nelle nebbie, ha molte domande e poche certezze, non resta che provare a cogliere i riflessi di chi è entrato nella luce. La preghiera è un mantra, un accorato appello, un dialogo mai interrotto. Ma vi lascio al post…

“Il primato della preghiera, una vita di impronta monastica, è stato l’ultimo esempio che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ci ha lasciato, dopo averci consegnato quello della sapienza teologica e quello dell’esigente cura pastorale della Chiesa. Gli ultimi anni di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, dedicati alla preghiera, sono forse stati il suo servizio pastorale più alto e il suo magistero più profondo e insieme la sua teologia più compiuta. Come se nell’ultimo decennio della sua vita fosse venuto allo scoperto ciò che l’aveva sempre animata: la fede che è preghiera, la preghiera che è fede in atto.

Da questo suo lascito bisognerà prima o poi ricominciare, come da un indicatore essenziale, per riparare i danni enormi subiti dalla Chiesa. Ridare alla preghiera e al culto il posto preminente che meritano, significa ristabilire il giusto rapporto fra antropologia e teologia, fra teologia e pastorale, fra amore di Dio e del prossimo, rapporto che vediamo troppo spesso idolatricamente rovesciato per mettere al centro l’uomo, il suo bisogno, perfino il suo capriccio.”

tratto da https://www.sabinopaciolla.com/benedetto-xvi-teologo-pastore-e-monaco-a-un-anno-dal-dies-natalis/

L’anno nuovo

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Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno”.

Gianni Rodari

BUON ANNO A TUTTI!!!!

Natale, un mistero di salvezza!

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Nel 337 d. C. venne istituita la festa del Natale da papà Giulio I. Ciò avvenne grazie al l’imperatore Costantino che nel 315 d. C. con l’editto di Milano affermò la libertà di culto dei cristiani battezzandosi lui stesso. Ripropongo ancora una volta questo post sul Natale scritto nel dicembre 2016, QUI potete leggere i pochi ma significativi commenti che lo corredavano. Aggiungo solo una breve introduzione: Cristo non può essere pensato solo come il fondatore di una religione: Esso è infatti immanente alla storia degli uomini e assolutamente trascendente ad essa! Inoltre – e ciò è fondamentale – è l’unico mediatore di senso in grado di dare una risposta all’uomo e ai suoi problemi! Possiamo affermare che Cristo, attraverso l’oscurità della carne, diviene esso stesso l’epifania di Dio: un Dio che si dona e attraverso l’incarnazione si rivela a tutti gli uomini! Ma lascio parlare il vecchio post…

Il Natale è una festa profondamente religiosa: DIO o la LUCE si manifesta, viene nel mondo e attraverso il suo ESSERE VISIBILE dà senso all’uomo e al suo non-essere  fondato in se stesso. Noi siamo un battito di ciglia, una folata di vento nell’immensità della creazione. Sapere di esserci va oltre qualsiasi fede o ideologia, è un miracolo che ci pone già oltre e ci prepara rendendoci aperti al mistero! Se fossimo sostenuti dal nulla o dal caso non ci sarebbe alcuna distinzione tra la vita e la morte, non ci sarebbe un io a domandarsi il senso del domani, ad essere cioè proiettato nel futuro. L’Amore dona e mantiene in essere l’umanità nonostante il male e l’ingiustizia sia presente nelle nostre vite. Un male che è frutto del caos e delle nostre libere scelte, permesse da un Dio che non può non amarci e soffre per la nostra cecità. Un male che è essenzialmente mancanza di bene, incapacità di mettersi in relazione con gli altri amandoli come se stessi. Noi abbiamo immensamente bisogno di salvezza, sia dai mali fisici, sia da quelli spirituali, da soli non possiamo andare da nessuna parte.

Per questi motivi da millenni gli uomini festeggiano la vittoria della LUCE nei giorni successivi al momento più buio, il solstizio d’inverno! Il Natale accade in una notte profonda, preceduta nel nostro emisfero da un giorno effimero che viene rapidamente sovrastato dall’oscurità per prendersi subito dopo la rivincita nella “luminosa notte”. E come i magi, uomini saggi guidati dalla stella, anche il resto dell’umanità deve avvicinarsi al mistero dell’incarnazione come un cammino di conoscenza: la divinità entra nel nostro mondo per regalarci le conoscenze necessarie alla vita terrena. Le domande di senso insite in ogni animo umano possono trovare qui risposta: Chi siamo? Da dove veniamo? Qual è il nostro destino? Il silenzio della notte di Natale, nel mistero che si compie in una grotta lontana e isolata da tutto e da tutti, deve diventare il nostro silenzio, necessario per andare oltre l’esteriorità per arrivare a trovare Dio nel nostro animo. Dio nasce nel tempo e nello spazio pur essendo oltre: il luogo, una grotta della piccola Betlemme, è una metafora della trascendenza divina, che porta la luce nel buio di uno spazio così lontano dalla civiltà e dalla quotidianità! Concludo citando un passo di un articolo di Giovanni Vannucci, a cui le mie riflessioni si sono ispirate:

“Nel tuo cammino religioso il giorno che sarai nel silenzio totale, per la tacitazione delle voci che salgono dai sensi, dai desideri, dai sentimenti ed avrai raggiunto l’oscurità feconda di chi non crede più alle proprie vedute umane e ti sarai portato fuori della città costruita dagli uomini, spinto dalla constatazione dell’inutile operare umano, sarai, come: la grotta di Betlem, nella condizione di accogliere la Parola di Dio che discende da sempre. Quel giorno, in te e per te sarà nato il Salvatore.”

Buon Natale

Toro seduto

TORO SEDUTO
Il 15 dicembre 1890 veniva ucciso “Toro Seduto”.
Se ne andava quel giorno uno dei più famosi e carismatici capi Sioux.
Considerato all’epoca un selvaggio, un incivile, un terrorista, un nemico dell’umanità, le parole che Toro Seduto pronunciò restano estremamente attuali tutt’oggi ed esemplari ad oltre un secolo di distanza.
“La brama di possedere terre e oggetti è grande in loro. Questa gente ha molte regole che i ricchi posso infrangere, ma i poveri no. Hanno una
religione che viene seguita dai poveri, ma non dai ricchi. Prendono persino soldi dai poveri per supportare i ricchi e coloro che governano!
Pensano che la nostra madre terra sia solo loro, e provano a scacciare i loro vicini… se l’america fosse stata grande il doppio, per loro non sarebbe stato comunque abbastanza.”
Toro Seduto era un fiero nativo americano

Tratto dal web

Riflessioni sul patriarcato

L’amico Stefano mi ha inviato un suo articolo sul patriarcato che pubblico volentieri. Ho aggiunto infondo una breve riflessione sul tema fatta da Massimo Cacciari. Sicuramente l’eccessivo e repentino abuso della parola patriarcato fatta sull’onda emotiva dei tragici eventi recentemente accaduti non è un buon segnale. C’è tanta voglia di pensiero unico volto più che altro ad imporre un’ideologia piuttosto che a risolvere un problema. Poi quando un Cacciari mette in evidenza che quello di cui si sta parlando è più che altro un fantasma dei tempi passati, invece di approfondire la questione su altri fronti si continua imperterriti a propagandare il mantra di turno.

Post di Stefano

Ho già scritto su questo argomento , ma, vista l’insistenza del mainstream, mi sento di ritornarci.
Mi riferisco ai “femminicidi” che sembra siano diventati l’unica specie di omicidio commesso in Italia e che “pare” avvengano a causa di quel desueto sistema sociale definito “patriarcato”.
Cerco di fare un po’ di ordine: intanto l’uomo, inteso come essere umano, è l’unico animale che uccide NON per motivi strettamente legati alla sopravvivenza. Mentre gli altri animali uccidono o per mangiare o per difendersi, l’uomo invece uccide per i motivi più vari ed anche più abbietti e futili: per interesse, per vendetta, per gelosia, per invidia, per affermare il proprio potere, per religione, per delega (nel caso di guerra), per punizione (pena di morte)… addirittura per diversa fede calcistica! Tutte le categorie umane uccidono, sia gli uomini che le donne, ragazzi minorenni e persino i bambini, seppur con frequenza decisamente minore.
Per femminicidio si intende l’omicidio del partner femminile all’interno della coppia o della ex coppia. Beninteso: è un fenomeno esistente ed estremamente grave e tragico, ma non è l’unico, purtroppo, perché esiste anche il “maschilicidio”, non so se esiste la parola, ma ci siamo intesi.
Solo che di quest’ultimo non si parla mai anche se, statistiche alla mano, come consistenza numerica è di poco inferiore al più famoso omicidio di donne da parte del partner o ex. E’ successo a me di leggere in prima pagina a caratteri cubitali del solito femminicidio e poi nella pagina di cronaca locale un trafiletto dedicato a quell’anziana moglie che prende a martellate in testa, nel sonno poi reso eterno, il marito. Altro analogo episodio recente, negli stessi identici termini, è stato raccontato da un blogger su un sito che seguo. Domanda: l’omicidio di un uomo ha meno dignità di quello di una donna? Se i notiziari volessero affrontare seriamente questi omicidi al fine di stimolare diversi approcci educativi, culturali, giuridici, dovrebbero evidenziare imparzialmente tutti gli omicidi a sfondo passionale/sentimentale. Invece no, è stato tirato in ballo il vecchio patriarcato. Ammetto che in ambito lavorativo le donne sono ancora penalizzate, più che altro per legislazioni ormai datate che poco tutelano i periodi della gravidanza e del successivo accudimento dei bambini, ma: l’attuale presidente del Consiglio italiano è donna, presidente del Consiglio europeo è una donna, presidente della Banca Centrale Europea è una donna. Ormai, giustissimamente, le donne rivestono ruoli dirigenziali al pari degli uomini.
In caso di separazione tra coniugi con figli, la donna viene sempre privilegiata e non è raro che gli uomini, pur se hanno comperato in coppia o addirittura da soli la casa coniugale, si trovino costretti a lasciarla e a dover pagare l’affitto o, peggio, a ridursi a barboni. Ormai se una donna, per ottenere maggiori vantaggi in una separazione coniugale denuncia mentendo il proprio ex di violenza, quest’ultimo ha l’onere di provare la sua innocenza. A me non sembra proprio che esista ancora qualcosa di simile al patriarcato, istituto al quale erano collegate anche tutta una serie di norme comportamentali che prevedevano da un lato l’assoluto divieto di qualsiasi violenza verso il “sesso debole” e dall’altro l’obbligo ad atteggiamenti protettivi e cavallereschi. A sentire i media e i vari influencer, tra cui cantanti famosi e sportivi, bisognerebbe vergognarsi di essere uomo. Bene, secondo il codice penale e credo anche secondo la costituzione, ma comunque sicuramente secondo il buon senso, la responsabilità è personale. Io, ad esempio, non ho mai alzato un dito su una donna… le mani sì, ma con lei consenziente e per farle tutto meno che violenza, per cui: Io non mi vergogno di essere maschio! E come me, spero, la stragrande maggioranza degli uomini.
I media giocano su fattori percettivi: nelle passate società tribali, in assenza di tecnologie multimediali, ogni individuo poteva interessarsi solo alla propria cerchia di parentele, amicizie e vicini, con una conoscenza di due o trecento persone, al massimo. Se all’interno di un numero così ristretto avveniva un omicidio, il fatto era significativo e cambiava la percezione della realtà. Oggi invece subiamo le notizie che arrivano da una platea italiana di 60 milioni e mondiale di 8 miliardi di persone. Per quanto statisticamente gli omicidi siano una eventualità estremamente rara, tranne in caso di guerra, ogni volta che ne abbiamo notizia tendiamo a reagire come se avvenissero nel nostro ristretto ambito di conoscenze.
Infine c’è da chiedersi il perché di questo accanimento contro il genere maschile. La mia risposta, ma resta solo la mia opinione, è da inquadrarsi all’interno della stessa strategia che prevede la promozione dell’omosessualità che va ben al di là delle normali e lecite pulsioni individuali. Insieme a tutte le strategie che prevedono l’allontanamento degli individui tra loro, vedi psicopandeminchie, ma non solo, altre strategie sono finalizzate a far perdere ogni senso identitario: il maschio fluidificato, la donna mascolinizzata, l’appartenenza ad un’etnia o persino il colore della pelle vengono globalizzati e mescolati secondo un modello precostituito: ho visto che Annibale è diventato nero e che la danese Sirenetta è diventata mulatta. Sia come sia, alla fine dei conti il tutto sembra finalizzato in primo luogo alla dissoluzione della famiglia tradizionale (considerata icona patriarcale) in quanto ultimo rimasuglio di solidarismo ed estremo welfare, e in secondo alla decrescita demografica.

ARTICOLO DEL “ GIORNALE “

Anche Massimo Cacciari interviene sulla questione “patriarcato”, argomento parecchio dibattuto in questi ultimi giorni. Il filosofo ha espresso la sua opinione nel corso della recente puntata di Otto e mezzo, lasciando a dir poco di stucco la conduttrice Lilli Gruber, andata recentemente a scontrarsi con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio su questo tema.
Non è un caso, infatti, che durante la trasmissione si sia ancora parlato di patriarcato, e che la giornalista abbia chiesto un’opinione a Cacciari, forse immaginandosi una risposta diversa. L’ex sindaco di Venezia ha infatti spiazzato la conduttrice, affermando senza mezzi termini che la famiglia patriarcale, dove sono gli uomini a imporsi, non esiste più ai giorni nostri.

“Può piacere o no, ma la civiltà occidentale, dall’invasione dorica, 1500 anni prima di Cristo, si è imposta su una idea di patria potestas. Questo, ovviamente, non c’entra se condividerlo o meno. È la realtà”, ha spiegato il filosofo. “Una cosa che è durata, per poi andare in crisi, fino al nostro Rinascimento. Una ‘robetta’ di 2000 mila anni. Bisogna rendersi conto di cosa stiamo parlando”.
Lilli Gruber ha fatto quindi notare che è trascorso parecchio tempo da quell’epoca. “Stiamo parlando di una rivoluzione, vera, di quelle culturali, antropologiche, presenti già nei drammi shakespeariani, dove è chiarissima la crisi del modello patriarcale. Come nel Re Lear, o l’Amleto”, ha aggiunto Cacciari. “Col tempo questa crisi si è approfondita, l’epoca storica della famiglia borghese già segna una grave crisi della cultura patriarcale, e via via si approfondisce, determinando una crisi altrettanto culturale e antropologica. Sto parlando del venire sempre meno, e con drammatica rapidità nell’ultimo periodo, del ruolo della famiglia e del ruolo maschile nella famiglia”.

All’Italia (e all’Europa)!

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“O patria mia, vedo le mura e gli archi E le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri. Ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi. Or fatta inerme, nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio, formosissima donna! Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, che di catene ha carche ambe le braccia; sì che sparte le chiome e senza velo siede in terra negletta e sconsolata, nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia,le genti a vincer nata e nella fausta sorte e nella ria.”

All’Italia, Giacomo Leopardi, 1818

Leopardi aggiungeva che l’amor di Patria, già difficile in un paese dalla storia così antica e frammentata, non poteva per natura estendersi a dimensioni artificiali più ampie come quella europea:

«La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa . La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene. E conchiudo che senza amor nazionale non si dà virtù grande.»

(Giacomo LeopardiZibaldone[7])

P. S. : Quindi era già chiaro come le cose sarebbero andate a finire. Lo scriveva Leopardi, lo sapevano in molti, l’Europa dei popoli non sarebbe mai potuta nascere senza distruggere quegli stessi popoli che ne fanno parte. Ma l’opera si è oggi compiuta? O si cerca di portare avanti un raccapricciante Frankenstein che genera aberrazioni politiche e sociali? A me sembra che non ci siano molti dubbi alla luce dei risultati odierni.

Siogiovanni

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