
Giusto premio
il silenzio della vetta
sacro, come il silenzio del nostro essere.
Beato chi lo ascolta
ma come la vetta
va anelato e conquistato.
Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

Giusto premio
il silenzio della vetta
sacro, come il silenzio del nostro essere.
Beato chi lo ascolta
ma come la vetta
va anelato e conquistato.
Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

Lascio
le mie impronte sulla roccia
per la fatica di avanzare
il freddo penetra nel mio cuore
che sente ciò che mi sostiene
in uno stato di dolore.
Sono un uomo appartenente
ad un popolo di morti
morti dentro
spenti dai sogni della mente
che incoscienti ricercano rimedi
per non svegliarsi mai più.
Apparteniamo all’Eternità,
eppure non ricordo
di essere mai stato
così schiavo del mondo
di aver visto tanta rassegnazione
intorno a me
gente disperata aggrapparsi
all’illusione del domani.
Come ombre mi attraversano
questi uomini fatti di niente,
ed io come loro
fra di loro
ombra della mente
non riesco a sollevarmi
dalla terra
per guardare una sola volta
in faccia a me stesso.

Palpitante musica celeste
dentro un grembo
sogni colorati
di una vita che nasce.
Chissà se c’è continuità
tra quei sogni
e questo mio esistere?
Rassicurato
dai battiti ovattati
di un amore materno
ho vissuto in un oasi
di felicità.
Ma il grembo
che circonda questa vita
è ora troppo grande
non vedo i suoi confini
né sento il calore
delle sue pareti
avvolgere le mie membra.
C’è troppo spazio per sognare
c’è troppo spazio
per vedere una mèta,
il mio sguardo si perde nell’ignoto
di questa vita sconfinata,
solo anch’io,
come i miei fratelli
dispersi nell’esistenza,
con il cuore stretto dalla speranza
che la grande Madre
un giorno torni ad abbracciarci
ed a farci sentire
il calore del suo grembo.
Poesia già pubblicata QUI.

Sogni colorati
nel grembo materno
circondato da un battito d’amore.
Quale continuità con questa esistenza?
Forse un giorno mi sveglierò
e come un fiore a primavera
vedrò la luce
di una nuova creazione.
* La poesia è già stata pubblicata QUI

La vita ti cammina addosso
e ti accorgi
di essere fragile come vetro.
L’esistenza
ti entra nella coscienza
ubriaca annebbiandoti
finché non senti
incrinare i sentimenti
la paura che controlli
il fingere di non sapere dove cammini
un abisso di nulla
oscurità
l’unica luce sono i tuoi occhi
non puoi vedere oltre
la luce dei tuoi occhi
e la coscienza di essere fragile.
* La poesia è già stata pubblicata QUI e all’interno del post Illusione permanente

Il cuore
ogni tanto
ci comunica
improvvisi bagliori
d’anima,
soffocata
a volte disperata
inespressa
perché i sogni
che costruiscono
questa vita
c’impediscono d’amare,
di liberarci dalle catene
del dubbio e della paura.
E’ una luce d’amore
immensa e sincera
che imprigioniamo,
senza guardarci
mai in faccia
neghiamo noi stessi
e incateniamo la vita
con crudeli illusioni.
Ma il cuore
ogni tanto
ci comunica,
d’incanto ci apre
un’alba luminosa
dipinta di mille colori
illumina il buio
per farci assaporare
la libertà
d’essere noi stessi
in mezzo al mondo
degli uomini
dalle infinite immagini
cangianti
e con semplicità
ci riempie
d’infinita accettazione.

Senti
questo silenzio di cime mai svelate
ove solo il vento è padrone.
Il vento e quei fruscii
di un abisso profondo.
E ogni passo infrange
questo muro
ove l’illusione è un ricordo
portato lontano dal mare.
E su tutto, l’urlo straziato del vento.
Mi diverto in questa gara
col tempo,
già perduta, o chissà…?
Gli occhi non saranno mai
sazi di quell’acqua.
Aspettami fonte della vita
aspetta che mi crescano le ali.
Non mutare
il tuo azzurro riflesso
in quest’acqua nera.
Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI.

Coscienza
implica sempre
sapere che ci sei.
Il sapere di una mancanza.
Il sentire una presenza.
Il guardarti in faccia
senza vederti
piangere.
La poesia è già stata pubblicata QUI. E il tema è sempre e comunque quello della fede, declinata nelle mille sfumature della vita. Perché come mi ha ricordato alcuni giorni fa il mio amico Andrea, il credente è colui che crede che l’impossibile diventi reale e che il reale sia l’impossibile. Oscar Wilde affermava che gli uomini crederanno sempre nell’impossibile, ma mai nell’improbabile. Perché l’improbabile riguarda la ragionevolezza, l’impossibile invece riguarda il cuore che con il supporto della ragione ci proietta oltre il nulla che sembra circondare le nostre esistenze. Nel Vangelo di Luca è lo stesso Gesù a parlare della fede, sempre umanamente fragile, riferendosi a Pietro: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».
Del resto cosa potremma mai fare da soli? Come potremmo, anche per un solo istante, tenere insieme le miriadi di atomi che ci compongono?
Io ho pregato per te… quando il nulla riemerge sembra esserci pronta una mano ad afferrarci nel vuoto! Peccato che per noi sia così difficile vedere…

Sant’Agostino morì ad Ippona il 28 Agosto 430. Ripubblico sotto un post che era stato ispirato dalle sue posizioni teologiche e dall’esperienza della sua conversione. Mi riferisco in particolare alla “razionalità della fede”: per Agostino la fede è un gradino della conoscenza, essa dona “i semi della verità” e quando si tratta di” verità supreme essa purifica il cuore e lo rende capace di accogliere e sostenere la luce della ragione”.
“Sant’Agostino stava scrivendo il suo trattato sulla Trinità e si sforzava di approfondire il grande mistero. Ad un tratto s’accorse che a breve distanza da lui v’era un bimbo, che con una conchiglia attingeva dal mare e la trasportava in una piccola buca, che aveva scavata nella sabbia.
Che fai bimbo? – domandò Sant’Agostino.
Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
Vescovo Agostino, e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto, quale è quello della SS. Trinità? Detto ciò, il piccolo scomparve. Era un angelo del Cielo.”
La fede è un continuo confronto con il Mistero. La fede non è certezza , ma ricerca di senso. Quello del credente è infatti un cammino nella fede, una messa in discussione continua delle proprie certezze, una risposta mai banale alle domande sulla propria esistenza e sul senso del Tutto in cui siamo inseriti. Alla base della fede non c’è solo la fiducia illimitata in un Dio che pensiamo o sentiamo o vogliamo che esista perché espressione di un nostro bisogno e una nostra fragilità. La fiducia quando non ha riscontri puntuali viene tradita e decade nel nulla. Oltre alla fiducia è necessario un fondamento e questo è possibile solo trovando nella nostra intimità quell’ IDEA GRANDIOSA di Dio che è parte del nostro essere: Dio è quell’Essere così perfetto in cui l’Essenza e l’Esistenza coincidono! Pensare Dio, come diceva Sant’Anselmo, è pensarlo necessariamente come esistente! Ciò non è solo un astruso ragionamento filosofico, ma è un presupposto fondante la fede, un principio che va oltre la pura razionalità e si impone ad ogni uomo che sia in atteggiamento di ascolto. Sentire Dio come esistente non significa però definirlo, tanto meno conoscerlo. Non si può chiudere Dio in una scatola e dire: “Ecco, questo è (il mio) Dio!”. Il saccente e il bigotto non faranno altro che preconfezionare il loro Dio e proporlo nella sua logicità agli altri. In realtà qui non c’è alcuna differenza fra l’ateo e il cosiddetto credente, entrambi hanno le loro incrollabili e immutabili certezze e accolgono sprezzanti con scetticismo ogni critica e posizione diversa dalla loro.
Sant’Agostino affermava che “…si deve cercare Dio per trovarlo e trovarlo per cercarlo ancora!”, questo perché nel credente il dubbio è risorgente, si crede ogni giorno nel cammino della propria esistenza, non ci sono risposte ai misteri del male e della sofferenza, anzi quasi mai è possibile spiegarli! Non sappiamo il perché del vuoto infinito che ci pervade, ma al contempo non possiamo fare a meno di credere pervasi da quella luminosa idea che si impone all’animo umano con la sua grandezza! Quell’atomo di Verità che scorgiamo quando ci liberiamo dai pregiudizi è il motore che ci spinge a rinnovare la fede in un cammino arduo e tormentato. Concludo con una bellissima preghiera di Sant’Agostino…
Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.
(Confessioni 10.27.38)

La vita è un attimo
che sconfina nell’eternità!
Come potrebbe essere altrimenti?
E’ così densa
nel tempo sottile
che sfugge
e rifugge
corre come il vento
fra le mani.
Quella densità
che pesa
il cuore gonfio
di speranza
un altro giorno
se ne va
è la vita che passa
ma
ricominciare è un attimo!
Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !
Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista
Le emozioni mi strabordano
Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo
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Uno sguardo sul mondo