Campo Imperatore

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Poesie di Lorenzo

Un fiore

uno stelo d’erba

accarezzato dal vento

appoggiato

e confuso in quest’immenso.

Vorrei essere così

un granello

di questo silenzio infinito,

dove il sibilo del vento,

il tepore del sole,

le sconfinate distese verdi

e le lontane cime maestose

si incontrano

in un canto soave.

Qui il post originale

Un nulla percepibile

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Per quanto spinga il mio pensiero

nel futuro più lontano

nulla riesco a percepire

di ciò che cerco

e che dicono si chiami amore.

Ma forse qualcosa è cambiato

oggi è cambiato,

cambiato da tempo

è a dire il vero

il mio bisogno d’amore imperante

diventato ostinato

ricercato ogni istante

scandito in ogni battito

ma pur sempre lontano

in un futuro ove nulla percepisco

se non angoscia e vuoto totale

nella mancanza di coraggio

di cambiare.

Tutti cercano qualcosa

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Il testo sotto è tratto dalla canzone “Tutti cercano qualcosa”, contenuta nell’album “I treni a vapore”. Non ho molti commenti da fare, mi sono limitato a sottolineare ed evidenziare le parole che più mi hanno colpito. Forse è un testo romantico, forse è filosofico, forse addirittura teologico… lascio a voi la scelta. Sicuramente è tratto dalle profondità dell’animo umano, che è un cercatore d’amore insaziabile, che si perde nella disperata ricerca di noi stessi persi in profondità infinite e insondabili!  Il video e la canzone di Fiorella Mannoia la potete ascoltare QUI – Tutti cercano qualcosa

TUTTI CERCANO QUALCOSA

Tutti cercano qualcosa magari per vie infinite

magari per vie difficili e misteriose

a volte con arroganza e a volte senza pudore

a volte senza speranza e ormai nemmeno più dolore

soltanto per un po’ di tempo o per la vita intera

nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.

Tutti cercano qualcosa che non sanno più

ma io di più… ma io di più…

Mi manchi che fuori è freddo, mi manchi che fuori piove

che fuori c’è quest’aria scura che non si muove

mi manchi da tutto il tempo nel tempo di questo secondo

e mancano le parole e manca il fiato

e la voce diventa di vetro in questo tempo affilato

tempo che prende fuoco se manchi tu…

ma io di più…ma io di più…

E sarà fuoco e sarà amore oppure non sarà

e sarà amore da guardare finché non finirà

e sarà amore da pregare finché non tornerà

e sarà ricordo da bruciare finché non scalderà

sarà ricordo da portare finché non peserà.

Tutti cercano qualcosa, la verità che non ha confini

la verità che non ha colore e dorme sepolta dalle stagioni

e come questo povero cuore non ha padroni

e manca a tutta quanta la terra a tutta la gente del mondo

e manca da tanto tempo in questo tempo di piombo

e tutti vogliono qualcosa che non hanno più

ma io di più… ma io di più

Gabbiano sulle acque

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Poesie di Lorenzo – foto da internet

Da questo

sperone di scoglio

ti vedo

gabbiano

galleggiare sulle acque della tempesta

con animo

di fede divina

salire sulla cresta dell’onda

a scorgere bagliori

di un lontano orizzonte;

poi scendere

nel fondo cupo dell’onda

ma sereno

affidarti al gioco dei flutti!

Maestro di vita

concedimi la sua forza

e la tua fede

per sorridere gioioso

ai venti della tormenta.

Insinuami

il segreto

di affidarsi

ed abbandonarsi

con sorriso di pargolo

al fiume della vita.

Manto soffice

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Ancora sulla Speranza, poche parole, forse banali. Nella poesia sotto uno stato d’animo, di sconforto a volte, ma anche di luce…

Due essenzialmente sono i segni che ci permettono  di aprirci alla Speranza: il primo riguarda la dignità umana, essa va perseguita costantemente nella società attraverso il riconoscimento della libertà (in ogni sua forma) insieme alla promozione di ognuno. Il secondo segno è la giustizia senza la quale non si può parlare di equità o dignità umana.Sappiamo bene quanto l’uomo nella storia abbia negato questi principi, pur avendoli teorizzati e in modo spesso marginale concretizzati in delle forme di governo.

Ma essi sono presenti nella coscienza dell’umanità e possono trovare una sintesi teologica nella Rivelazione dell’amore di Dio da cui discendono tutte le altre forme di amore. E attraverso l’Amore il creato, la storia e la stessa umanità devono trovare compimento. Perciò è neccessario per i credenti lasciarsi guidare dalla fede, vivere il presente con lo sguardo rivolto al futuro impegnandosi concretamente nella realizzazione di questi principi nella vita reale e nella società, opponendosi con fermezza ai modelli distorti di falsa giustizia che  negano appunto lavoro e vita dignitosa alle persone, ristorati nei momenti di sconforto da un rifugio interiore, dove c’è posto per tutti e dove tutti possono entrare per condividere l’esigenza di giustizia e dignità…

Giornata cupa questa.

Un vento freddo e pungente mi fa rabbrividire.

All’improvviso inizia a piovere,

sembra quasi neve

acqua gelida destinata a trasmettere

sensazioni di morte.

E’ così che ci sentiamo

quando siamo soli

e manca la speranza.

Ma anche la neve può portare la vita,

trasformandosi in un manto caldo e soffice

che protegge i germogli

e li tiene al sicuro.

Forse anche per noi c’è un caldo rifugio.

Certo a volte c’è tempesta

e il freddo prevale…

Continuiamo a sperare

affinché ognuno possa trovare trovare

un caldo rifugio.

 

Preghiera

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Poesie di Lorenzo

Oh sole

forza nascosta,

dissipa

questa nebbia

che mi avvolge

con il suo colore di morte;

rendimi docile

come la montagna

adagiata e nuda

ad accogliere

i tuoi raggi;

ed attento

come gli occhi del falco

rapido

a scegliere

i tuoi percorsi.

Squarcia

questo grigio di nuvole

ed infondimi

la tua Vita.

Dedicata a Padre Turoldo

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Foto tratta da Wikipedia

Domani, 6 febbraio, è il 26° anniversario della morte di padre Turoldo! Uomo, poeta, sacerdote che attraverso la sua penna ha saputo celebrare la fede e l’amore verso Dio in modi unici e irripetibili. Sacerdote e poeta “ribelle” lo hanno definito in molti! In realtà è lui stesso a darci una corretta definizione di questa ribellione: “Perché del libro di Giobbe?… Perché di questo vecchio libro di millenni su cui tanto si è scritto, al quale tuttavia l’umanità riflessiva di quando in quando ritorna come a una fontana “di ribellione” e di lacrime…?”, qui la parola ribellione è stata aggiunta da padre David nel 1991, ben 40 anni dopo aver scritto il testo sopra citato. Continua a spiegare: “Tale la ragione che mi ha spinto nelle braccia di questo uomo, senza più carne, scheletrito, disegnanti nel vuoto della notte la danza della sua violenta e totale disperazione. Perché Giobbe, prima di dire con la parola, parla con il suo silenzio, con la sua faccia non più umana, con le sue ossa rosicchiate dalla lebbra, con i suoi occhi lucenti per la febbre che tentano di forare il tempo e il mistero fitto dell’esistenza” (citazioni tratte dal libro “La parabola di Giobbe. L’inevitabile mia storia” Ed. Servitium 2012). Questa identificazione di Turoldo con Giobbe è estesa da lui all’intera umanità! Perché noi umani non siamo esenti alla pena e alla disperazione alla quale inevitabilmente dobbiamo opporci e ribellarci con la forza della Speranza: Essa è presente nel cuore di ogni uomo e nel cuore segreto delle cose, Essa è ciò che ci apre al futuro e ad esso dà senso, Essa è in noi pur essendo altro, un gemito, una sofferenza, un dono inesprimibile che lascia lo spazio all’intervento di Dio! Per questi motivi anni fa ho scritto una poesia di ringraziamento a Padre Turoldo. La sua ricerca e la sua fede è stata una risposta a molte mie domande.

Non ci siamo mai conosciuti

guardandoci negli occhi

prendendoci per mano

scambiando opinioni

aiuti disinteressati

considerazioni di valore

che costituiscono amici.

Ma leggendo il tuo cuore,

parole, pensieri scritti

che esprimono tutto di te,

ho appreso molto

tutto ciò che ha valore

slancio vitale ed espressione,

intimità gridata

alla ricerca dell’Essere.

Verità gridano le tue parole!

Verità cerco io, aprendo il mio cuore a me stesso!

Aiutaci a sciogliere i nodi

affinché ogni uomo possa mostrare

sé stesso al mondo.

Grazie.

Il grido del cuore

deserto fiore

Rimbalza

fra il compiacimento e la distruzione

negli inganni della mente;

sopravvivono in noi

personalità in conflitto

mendicanti d’amore

che si specchiano nel giudizio degli altri.

Superbo è il piacere

che riceviamo dall’approvazione,

pauroso è il vuoto percepito

nel nulla delle nostre immagini

costruzioni senza amore,

apparenze senza essere.

Coltiviamo ipotesi di vita

innaffiate da illusioni,

nutrite da orgogli tirannici

che ci ingannano con le loro adulazioni.

Dovremmo gridare a noi stessi:

Perché non mi accetti? Perché mi giudichi?

Io sono come un fiore piantato nel terreno,

sono ciò che sono,

lasciami vivere

lasciami fiorire

non calpestare i miei germogli

non soffocarmi nei grovigli della tua mente

amami

perché ti sono sempre accanto

unica Verità

in mezzo al fango delle illusioni.

Dolcezza

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Dolcezza

è il tuo animo disciolto nel mio,

commistione di sguardi

che penetrano in profondità

per lasciare spazio all’amore.

Assaporo i tuoi respiri

le espressioni del tuo viso

ora circondato dalla luce

della vera bellezza:

dolcezza che annulla il dolore,

l’amaro del nostro soffrire,

la paura di sbagliare ancora,

di uccidere ogni speranza

di tornare a morire.

Lascia che la tua dolcezza

migliori il mondo intorno a te,

fa conoscere chi sei

lo splendore che hai dentro

ciò che ti è stato donato

prima ancora di nascere,

un gioiello prezioso

che brilla di una luce tutta sua,

la luce della verità

che costituisce gli uomini

li rende capaci di amare

e di creare la vita.

Pianura desolata

deserto

Una materia informe

ho modellato con la mia mente

al pari di un Dio delirante

creando fantasmi

fatti di un denso pensiero

che vivono in me

offuscando speranze legate alla vita.

Seduto in una pianura desolata

osservo il mio corpo

ombra di una luce,

proiezione di ciò che siamo,

vagare in un mondo

tenuto insieme dai nostri sguardi

e basta chiudere gli occhi

per annullare il tutto

restando sospesi nel buio

che sta al di sotto dell’Essere.

Vorrei che avesse un senso Dio

e non fosse una vana compegnia

 creata dalla mente

strumento onnipotente

aperta al Tutto,

un vuoto evanescente.

Ma non posso negare di esserci

non posso negare il pensiero

che sostiene il mio animo,

che modella le cose

o le riduce ad un niente.

Seduto in una pianura desolata

ora riesco ad alzare lo sguardo

verso le essenze

che si specchiano in una realtà

riflesso di modelli ideali,

di perfezioni divine

al di sopra di noi

che a volte giochiamo ad essere Dio

 non accontentandoci delle immagini

e non illudendoci di vivere davvero

ci sforziamo per capire

alzando lo sguardo verso il cielo.

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