Re Davide che suona l’arpa. XVIII sec. Cattedrale di Hajdúdorog*
Dio aprì il tesoro delle melodie,
prese il canto dell’uccello e il brusio della foresta,
il fremito soave della brezza che agita i rami,
il sussurro delle foglie,
il mormorio delle sorgenti e dei ruscelli,
il canto di chi è stato toccato dalla grazia
e ne fece un’anima, quella di un uomo
nato per lodare l’Eterno.
Quando, venendo al mondo, il suo sguardo
incontrò la luce delle stelle,
intonò un canto nuovo:
“Ti cercherò Signore,
fra miriadi di stelle,
incontrerò i tuoi occhi
il tuo sguardo d’amore
indescrivibile euforia
ritorno alla vera vita”.
Ma il ricordo dell’Eterno
inquieterà il suo animo per la mancanza
di ciò che è il pieno rispetto al nulla
rispetto alla miseria di una realtà evanescente
pur se impastata da Te.
E la lode diventerà il suo stesso respiro,
il canto un invocazione,
la preghiera il respiro della sua anima
sola pur se illuminata dalla tua luce
che la rende visibile
una creatura strumento della tua lode
che tenta di uscire fuori
di aprirsi alla vita
con gemiti inesprimibili.
* Lode tratta in parte dal trattato giudaico “Benedizioni” o “berakhot” , che narra la creazione dell’anima del re Davide. Tale anima trae origine dal Malkuth, la prima sephirat. Malkuth significa Abbassamento, cioè capacità di sacrificare sé stessi e di assumersi grandi responsabilità!