La buona notizia è che non abbiamo perduto la libertà.
Non si può perdere ciò che non hai mai avuto. Elogi, parole sublimi sulla libertà, come il vento ti attraversano provi ad afferrarle senza dare loro una forma un’idea, una sostanza viva e pulsante.
Continueremo ad abbassare la testa non abbiamo nulla la strada è tracciata. Permane una strana dissonanza un principio, una luce, pietra angolare di ogni esistenza, ma lontana come l’orizzonte.
La mia bambina ha una bambola, e la sua bambola ha tutto: il letto, la carrozzina, i mobili di cucina, e chicchere, e posate, e scodelle, e un armadio con i vestiti sulle stampelle, in folla, e un’automobile a molla con la quale passeggia per il corridoio quando le scarpe le fanno male. La mia bambina ha una bambola, e la sua bambola ha tutto, perfino altre bamboline più piccoline, anche loro con le loro scodelline, chiccherine, posatine eccetera. E questa è una storiella divertente ma solo un poco, perché ci sono bambole che hanno tutto e bambini che non hanno niente.
Filastrocca di Gianni Rodari, Bambini e bambole, Emme edizioni
Purtroppo con questa versione di Word Press non posso inserire direttamente i video, ma potete vederlo cliccando direttamente al sul link attivo qui sotto. Il video si basa sulla lettera “A mio figlio” scritta da Stefano e che avevo pubblicato nel blog http://A mio figlio
Voce narrante: Dario Albertini Musica e video: Luciano Sartini
Nessuno è escluso, dice il poeta, nessuno è escluso dalla gioia per la nascita del Salvatore! Il viaggio è lungo e pieno di insidie, ma tutti possono percorrerlo. La rabbia è in noi, fa parte del nostro essere. Per questo la vera pace non può che partire dal cuore. Perché l’amore è liberazione da ogni male, astio o sofferenza. L’amore è pace ed esaltazione, dolcezza e forza, bellezza e purezza assoluta.
Brilla una stella nella notte dei tempi, è nato il Salvatore: pace agli uomini di buona volontà!
[…] Cristo, pensoso palpito, Astro incarnato nell’umane tenebre, Fratello che t’immoli Perennemente per riedificare Umanamente l’uomo, Santo, Santo che soffri, Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli, Santo, Santo che soffri Per liberare dalla morte i morti E sorreggere noi infelici vivi, D’un pianto solo mio non piango più, Ecco, Ti chiamo, Santo, Santo, Santo che soffri.
Giuseppe Ungaretti, da Il Dolore (1937.1946) Roma occupata
Ecco, oggi 29 novembre è la prima domenica di Avvento e con questo estratto della poesia di Giuseppe Ungaretti “Mio fiume anche tu” ci prepariamo all’Evento dell’incarnazione, al “la Parola divenne carne” del Prologo del vangelo di Giovanni. Una perfetta trascendenza della Parola creatrice che entra nella storia umana attraverso Gesù di Nazaret. Giuseppe Ungaretti si affida alla Fede in Cristo “astro incarnato nelle umane tenebre” per superare il dolore per la morte del figlio Antonietto a soli 9 anni in seguito ad un’appendice mal curata. Un dolore che ho fatto mio, leggendo questi versi, piangendo per la loro cruda bellezza, per come riescono ad imporre la sofferenza viva di un padre straziato.
<<Mi si è fatto osservare che in un modo all’estremo brutale, perdendo un bimbo che aveva nove anni, devo sapere che la morte è la morte. Fu la cosa più tremenda della mia vita. So cosa significhi la morte, lo sapevo anche prima; ma allora, quando mi è stata strappata la parte migliore di me, la esperimento in me, da quel momento, la morte. Il Dolore è il libro che di più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi.>> Giuseppe Ungaretti
Eppure leggetela la poesia, o perlomeno la parte finale che ho pubblicato; leggetela e capirete che quel ripetere incessante “Santo, santo che soffri” altro non è che vedere il volto di Cristo nel suo volto riflesso in uno specchio, specchio di dolore e di speranza, che riedifica l’uomo nella fede! Non siamo soli, nonostante tutto… non siamo soli!
E con questa certezza prepariamoci al santo Natale.