Mio fiume anche tu

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[…] Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell’umane tenebre,
Fratello che t’immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D’un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Giuseppe Ungaretti, da Il Dolore (1937.1946) Roma occupata

Ecco, oggi 29 novembre è la prima domenica di Avvento e con questo estratto della poesia di Giuseppe Ungaretti “Mio fiume anche tu” ci prepariamo all’Evento dell’incarnazione, al “la Parola divenne carne” del Prologo del vangelo di Giovanni. Una perfetta trascendenza della Parola creatrice che entra nella storia umana attraverso Gesù di Nazaret. Giuseppe Ungaretti si affida alla Fede in Cristo “astro incarnato nelle umane tenebre” per superare il dolore per la morte del figlio Antonietto a soli 9 anni in seguito ad un’appendice mal curata. Un dolore che ho fatto mio, leggendo questi versi, piangendo per la loro cruda bellezza, per come riescono ad imporre la sofferenza viva di un padre straziato.

<<Mi si è fatto osservare che in un modo all’estremo brutale, perdendo un bimbo che aveva nove anni, devo sapere che la morte è la morte. Fu la cosa più tremenda della mia vita. So cosa significhi la morte, lo sapevo anche prima; ma allora, quando mi è stata strappata la parte migliore di me, la esperimento in me, da quel momento, la morte. Il Dolore è il libro che di più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi.>> Giuseppe Ungaretti

Eppure leggetela la poesia, o perlomeno la parte finale che ho pubblicato; leggetela e capirete che quel ripetere incessante “Santo, santo che soffri” altro non è che vedere il volto di Cristo nel suo volto riflesso in uno specchio, specchio di dolore e di speranza, che riedifica l’uomo nella fede! Non siamo soli, nonostante tutto… non siamo soli!

E con questa certezza prepariamoci al santo Natale.

Punti luminosi

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Nell’ammasso infuocato

prima del Big Bang

in una stella primordiale che tutto raccoglieva

eravamo insieme

omogeneità d’essere

indifferenza nella luce.

Poi all’improvviso punti luminosi

si distinsero dal tutto

come esseri coscienti alla ricerca di sé stessi.

Esplosione primordiale che ci lanciò nel buio

dispersi in un oceano

sperando in una meta.

Ci siamo poi incontrati in una terra verde

dove la vita lotta per vincere la morte.

Come esseri divisi ora noi cerchiamo il Tutto

pensando a noi stessi come punti luminosi

individui solitari ma fratelli delle stelle.

Vaghiamo nella notte e a volte ci incontriamo

restando rapiti dall’amore di qualcuno

che forse già incontrammo nella stella primordiale

condividendo una luce che a tutti apperteneva.

Le parole non servono a niente!

Le parole

non servono a pregare

dona piuttosto la tua gioia e la tua sofferenza.

Non servono ad amare

basta la scintilla di un tuo sguardo o la leggerezza di un respiro.

Non servono alla verità,

testimoniata dalla vita stessa.

Servono all’ipocrisia e all’ignoranza,

al capire ciò che non serve,

a fare ciò che non si deve.

Le parole non servono a niente

ma il nostro mondo è un pieno di parole

parole e solo parole

niente altro

che parole vuote

un’offesa al creato

e al suo Creatore

Dolcezza

fiopri

Dolcezza

è il tuo animo disciolto nel mio,

commistione di sguardi

che penetrano in profondità

per lasciare spazio all’amore.

Assaporo i tuoi respiri

le espressioni del tuo viso

ora circondato dalla luce

della vera bellezza:

dolcezza che annulla il dolore,

l’amaro del nostro soffrire,

la paura di sbagliare ancora,

di uccidere ogni speranza

di tornare a morire.

Lascia che la tua dolcezza

migliori il mondo intorno a te,

fa conoscere chi sei

lo splendore che hai dentro

ciò che ti è stato donato

prima ancora di nascere,

un gioiello prezioso

che brilla di una luce tutta sua,

la luce della verità

che costituisce gli uomini

li rende capaci di amare

e di creare la vita.

Il canto del miele

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Il miele è la parola di Cristo,

l’oro del suo amore.

Il meglio del nettare,

la mummia della luce di paradiso.

L’alveare è una stella pura,

pozzo d’ambra che alimenta il ritmo

delle api. Seno dei campi

tremulo d’aromi e di ronzii.

Il miele è l’epopea dell’amore

la materialità dell’infinito.

Anima e sangue dolente dei fiori

condensata attraverso un altro spirito.

(Così il miele dell’uomo è la poesia

che emana dal suo petto addolorato,

da un favo con la cera del ricordo

creato dall’ape nell’intimità.)

Il miele è la bucolica lontana

del pastore, la zampogna e l’olivo,

fratello del latte e delle ghiande,

regine supreme dell’età dell’oro.

Il miele è come il sole del mattino,

con tutta la grazia dell’estate

e il fresco antico dell’autunno.

È la foglia appassita ed è il frumento.

Oh divino liquore dell’umiltà,

sereno come un verso primitivo!

Tu sei l’armonia incarnata,

lo spirito geniale di liricità.

In te dorme la malinconia,

il segreto del bacio e del grido.

Dolcissimo. Dolce.

Questo è il tuo aggettivo.

Dolce come il ventre di una donna.

Dolce come gli occhi dei bimbi.

Dolce come le ombre della notte.

Dolce come una voce.

O come un giglio.

Per chi ha in sè la pena e la lira

tu sei il sole che illumina il cammino.

Equivali a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni.

Oh liquore divino della speranza,

dove anima e materia unite

trovano il perfetto equilibrio

come nell’ostia corpo e luce di Cristo.

È la superiore anima dei fiori.

Oh liquore che hai unito queste anime!

Chi ti gusta non sa che inghiotte

lo spirito d’oro di liricità.

Poesia di Federico Garcia Lorca

Un breve commento a quella che più che una poesia sembra quasi un salmo laico, che celebra la divinità di Cristo ed esalta la sua presenza nel mondo attraverso ogni manifestazione di bellezza, dolcezza, accoglienza e amore. Il miele (miel in spagnolo è una parola femminile), esattamente come accade nell’ostia consacrata, è in grado di unire materia e spirito, anche se il poeta ci avverte che: “Chi ti gusta non sa che inghiotte lo spirito d’oro di liricità”. Manca la consapevolezza all’umanità tutta, di essere già ora in cammino verso una nuova umanità esaltata nell’Amore che annulla tutte le contrapposizioni e unisce le anime. A noi non resta che gustarne la dolcezza nella speranza di riuscire, prima o poi, a farla entrare nel profondo dell’anima.

Il tempo e la vita

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare

sappiate che non sono mai partito.

Il mio viaggiare

è stato tutto un restare qua,

dove non fui mai. *

*Poesia di Giorgio Caproni, “Biglietto lasciato prima di non andar via”, 1975 in “Il franco cacciatore”, Garzanti, Milano, 1982.
Azzardo un breve commento personale a questa bellissima poesia di Giorgio Caproni. Non trovo altre parole per definire l’essenza di ogni vita. Quasi mai capiamo che siamo oltre la nostra storia attuale, in un bozzolo di luce assai lontano dalle dimensioni del tempo e dello spazio dove invece pensiamo di essere ora. Non dobbiamo aver paura, nulla di ciò che siamo può davvero andare perduto…

Preghiera

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Poesie di Lorenzo

Oh sole

forza nascosta,

dissipa

questa nebbia

che mi avvolge

con il suo colore di morte;

rendimi docile

come la montagna

adagiata e nuda

ad accogliere

i tuoi raggi;

ed attento

come gli occhi del falco

rapido

a scegliere

i tuoi percorsi.

Squarcia

questo grigio di nuvole

ed infondimi

la tua Vita.

Poesia di Lorenzo già pubblicata QUI!

Tutti cercano qualcosa

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Il testo sotto è tratto dalla canzone “Tutti cercano qualcosa”, contenuta nell’album “I treni a vapore”. Non ho molti commenti da fare, mi sono limitato a sottolineare ed evidenziare le parole che più mi hanno colpito. Forse è un testo romantico, forse è filosofico, forse addirittura teologico… lascio a voi la scelta. Sicuramente è tratto dalle profondità dell’animo umano, che è un cercatore d’amore insaziabile, che si perde nella disperata ricerca di noi stessi in profondità infinite e insondabili!  Il video e la canzone di Fiorella Mannoia la potete ascoltare QUI – Tutti cercano qualcosa

TUTTI CERCANO QUALCOSA

Tutti cercano qualcosa magari per vie infinite

magari per vie difficili e misteriose

a volte con arroganza e a volte senza pudore

a volte senza speranza e ormai nemmeno più dolore

soltanto per un po’ di tempo o per la vita intera

nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.

Tutti cercano qualcosa che non sanno più

ma io di più… ma io di più…

Mi manchi che fuori è freddo, mi manchi che fuori piove

che fuori c’è quest’aria scura che non si muove

mi manchi da tutto il tempo nel tempo di questo secondo

e mancano le parole e manca il fiato

e la voce diventa di vetro in questo tempo affilato

tempo che prende fuoco se manchi tu…

ma io di più…ma io di più…

E sarà fuoco e sarà amore oppure non sarà

e sarà amore da guardare finché non finirà

e sarà amore da pregare finché non tornerà

e sarà ricordo da bruciare finché non scalderà

sarà ricordo da portare finché non peserà.

Tutti cercano qualcosa, la verità che non ha confini

la verità che non ha colore e dorme sepolta dalle stagioni

e come questo povero cuore non ha padroni

e manca a tutta quanta la terra a tutta la gente del mondo

e manca da tanto tempo in questo tempo di piombo

e tutti vogliono qualcosa che non hanno più

ma io di più… ma io di più

Post già pubblicato QUI

 

Solo un’intuizione

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Foto da Pixabay

Intuire

ti porta lontano

per farti trovare

chi ti sta vicino.

E’ un sentire

ciò che in realtà

sta sempre

accanto.

Ma la scelta

porta a negare

ciò che dentro

ci farebbe rinascere:

Amore.

Le parole del silenzio

mare

Questa notte dovrò scrivere

una poesia senza parole.

Forse il necessario è stato già detto.

Forse è il momento

di far parlare il silenzio.

Spesso mi sono chiesto:

<< E se smettessimo di parlare?

E se guardandoci negli occhi

iniziassimo ad ascoltare?>>

Capiremmo molte cose,

le parole del silenzio

un ascolto rispettoso

un sussurro, un sentimento.

Quante volte invece ho urlato

per nascondere l’amore

che parlava silenzioso

per lenire ogni dolore.

Questa notte un vento fresco

ha messo a tacere le parole…

<< Lascia che i tuoi pensieri vengano con me >>

– sibilava dolcemente – << Lasciali andare…

li donerò a qualcuno che li vorrà ascoltare >>

Oggi nel mare

il mio silenzio è passato,

oggi nel deserto

il mio silenzio ha sussurrato

e anche dentro la tempesta

mai smetterà di parlare

finché non troverà qualcuno

che lo vorrà ascoltare.

Poesia già pubblicata QUI!

Siogiovanni

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