
Pare che i castelli di sabbia costruiti dal sistema finanziario globale stiano crollando ancora una volta e questa non è certamente una buona notizia per nessuno. Penso che pochi siano realmente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Sui quotidiani, anche quelli finanziari, leggiamo parole tipo bolle, volatilità, bruciati miliardi…
Draghi mette subito le mani avanti affermando che: “Non vi è alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da un eccesso di credito”. Sarà! Diciamo che le banche centrali, – quali BCE e FED – hanno immesso nell’economia “di carta” miliardi nel tentativo di mantenere in equilibrio il modello neoliberista su cui si basa ormai il welfare mondiale. E in cosa consiste questo modello? Ma essenzialmente nelle RIFORME, in particolare in riforme che si scaricano sul lavoro! Ormai in Europa ne abbiamo ben conosciuto l’utilità e in Italia possiamo prendere ad esempio le parole della Fornero che nel 2012 affermava: “Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio” QUI l’articolo del Fatto Quotidiano. . Essa continuava dicendo che era necessario cambiare il comportamento degli italiani in molti modi!
Non da meno furono le dichiarazioni di Monti, le cui gesta vennero appoggiate da tutti i partiti in modo trasversale. E’ lui stesso a spiegare a cosa servirono gli enormi sacrifici richiesti agli italiani dal suo governo: “Rischiavamo di non avere i soldi per pagare gli stipendi”! QUI l’articolo del Tempo
Peccato che queste sue affermazioni contrastano nettamente con quelle che fece in un’intervita rilasciata alla CNN che potete vedere QUI . Essenzialmente Monti diceva che le azioni messe in essere dal suo governo HANNO DISTRUTTO LA DOMANDA INTERNA, che tradotto significa che hanno fatto crollare i consumi attraverso l’azione concomitante dei tagli alla spesa pubblica e dell’innalzamento della pressione fiscale. Quindi cosa mai centravano le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici? Assolutamente nulla! Se davvero il problema fosse stato il debito pubblico divenuto a causa della crisi ormai insostenibile, che senso aveva distruggere la domanda interna facendo crollare i consumi e con essi il pil? Il pil (prodotto interno lordo) è esattamente la ricchezza che uno stato produce e che ne garantisce la solvibilità sui mercati o quantomeno lo mette nelle condizioni di poter restituire i debiti contratti. Eppure l’austerità montiana imposta dai diktat europei portò l’Italia a ben 12 trimestri di recessione consecutivi, record negativo superato solo dalla distruzione di ricchezza causata dalle due guerre mondiali!
InZomma l’Italia distruggendo soldi e ricchezza, mandando all’aria imprese, aumentando la disoccupazione, diminuendo i servizi pubblici, portando le tasse a livelli stratosferici sarebbe stata salvata! In realtà allora l’unica cosa che questi benefattori al servizio del capitale finanziario dovevano salvare erano proprio gli istituti di credito dei paesi del nord Europa. L’euro è stato proprio un affare per le speculazioni fra paesi aderenti all’eurozona, in primis perché la moneta unica metteva al sicuro gli investimenti dai rischi di pesanti svalutazioni, poi perché tale unione si basa su un organo “indipendente” (da chi? Ma chiaramente dagli stati democratici o perlomeno dai loro cittadini!), la BCE, pronto ad intervenire per imporre pesanti condizionalità agli Stati (ex) sovrani e costringerli con le buone o con le cattive a partecipare alla restituzione dei loro azzardi finanziari (vedi ad esempio letterina inviata nel 2011 all’allora governo Berlusconi prontamente sostituito dal nuovo bene-e-fico governo Monti)!!! Quindi lì tutti i media di regime a gridare “al deBBBito puBBBlico”, al “puBBBlico deBBBito”, quando in realtà vennero istituiti i fondi salva stati (ESM) con l’unico fine di ricapitalizzare gli azzardi speculativi delle banche (degli altri). L’Italia, per fare un esempio, versò circa 80 miliardi in questi fondi, e di questi 60 andarono in Grecia dove l’esposizione debitoria dei nostri istituti di credito era molto bassa, mentre quella delle banche francesi e tedesche era elevata. Ecco a cosa servirono l’aumento delle tasse e l’introduzione fatta in fretta e furia di nuove! La soluzione più logica sarebbe stata quella di uscire dall’euro e restituire i debiti esteri accumulati dalle famiglie e dalle imprese dei paesi più esposti, come Grecia, o Portogallo, o Spagna nelle loro valute, chiaramente fortemente svalutati! Ma non sia mai che chi aveva speculato avesse indietro carta straccia svalutata. Soprattutto quando grazie all’occhio vigile della BCE tali speculazioni avevano assunto dimensioni tali da far collassare stati virtuosi come quelli del nord Europa.
Rientrati dagli azzardi fino all’ultimo centesimo, i paesi dell’UE sono comunque rimasti nella morsa dell’austerità per completare il puzzle neoliberista con le agognate riforme. Parlavo sopra della riforma del lavoro proprio perché togliere le tutele esistenti era essenziale per recuperare la competitività. L’UE e l’euro si basano su due capisaldi, il primo è la libera circolazione dei capitali di cui sopra abbiamo visto i benefici. Le banche di stati diversi si prestano soldi che vanno a finire nelle tasche di noi cittadini attraverso mutui o prestiti. E una moneta unica, come ad esempio una taglia unica, non può avere vantaggi uguali per tutti. In poche parole il funzionamento dell’euro è questo: moneta debole per i paesi forti (Germania in primis) e forte per i paesi deboli (ad esempio Grecia, Spagna ma anche Francia e Italia). In questi 18 anni di moneta unica c’è stato un graduale e sistematico calo della produttività dei paesi del sud Europa che si è tradotto in un parallelo aumento della produttività dei paesi del nord Europa. E quest’ultimi hanno ben pensato di riversare la loro liquidità dovuta agli indubbi vantaggi regalati loro dall’euro, in prestiti nei paesi euro-deboli che hanno creato un falso benessere, falso perché basato sul debito, sui prestiti facili dati a basso tasso d’interesse ma estremamente pericolosi. Pericolosi innanzitutto perché il lavoro, l’unica garanzia in grado di sostenere in maniera credibile un debito, è stato spazzato via al primo arrivo di una crisi finanziaria globale. E questo è accaduto in maniera estremamente pesante proprio in quei paesi in cui la moneta unica taglia extralarge aveva nei fatti già minato la produttività delle imprese! Se affronti una tempesta con una barca che ha falle da tutte le parti quante possibilità hai di rimanere a galla? Assolutamente nessuna e questo i nostri amici(?!?!) liBBeristi lo sapevano!!! “Abbiamo dovuto distruggere la domanda interna”, cioè come dicevamo anche sopra “Abbiamo dovuto affondare l’Italia”, sacrificarla insieme ad altri malcapitati paesi in nome di un modello economico che danneggia i molti per arricchire a dismisura pochi.
Ma dicevamo che l’UE e l’euro hanno due capisaldi, il primo è il libero movimento di capitali che giustamente si sono spostati dove si poteva lucrare di più, lasciando le macerie in mano ad interi popoli; il secondo caposaldo è invece la libera circolazione delle persone, o meglio della merce più pregiata nell’economia reale, il lavoro!!! Ecco perché una volta che l’austerità ha salvato l’euro e restituito i capitali investiti in valuta forte ai creditori, ora essi vogliono fare “en plein” e realizzare il massimo profitto possibile: spostare le persone come birilli laddove serve forza lavoro; poterli licenziare alla bisogna con un calcio in c@l@; pagarli una miseria senza garantirgli più nessun tipo di assistenza o tutela ( che saranno eventualmente loro stessi a pagare versando i contributi ai rispettivi aguzzini-padroni di tutto: pensioni tramite fondi privati, sanità, previdenza assicurativa privata, ecc., ecc., ecc…), infine metterle in competizione al ribasso con masse crescenti di disperati…
Queste belle riforme liBBeriste che stanno tanto facendo del bene in Europa, ma altrettanto bene hanno sempre fatto negli Stati Uniti, impoverendo i popoli e facendoli indebitare per incrementare i loro (dei padroni della finanza) sempre più lauti guadagni stanno per scontrarsi con una dura realtà: se togli i soldi alla gente e fai crollare i consumi, la deflazione ti avverte che prima o poi esploderà una nuova bolla finanziaria in grado di far sparire centinaia di miliardi e innescare una devastante recessione su scala mondiale! Perché le famiglie che perdono lavoro NON PAGANO I DEBITI, i beni immobili quali case o altre proprietà espropriate e messe all’asta continuano a perdere valore in una spirale a ribasso senza fine e non basteranno i giochi contabili che trasformano i debiti in derivati da rifilare in ogni modo possibile e immaginabile agli stati o ai risparmiatori! Prima o poi la bolla del debito – basato sullo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento di interi popoli – esploderà e non sarà un bello spettacolo per nessuno. NON C’E’ NESSUNA CRESCITA, NE ORMAI POTREBBE ESSERCI VISTE LE RIFORME! Esse nel mondo globalizzato hanno realizzato una deflazione da debiti che spazzerà via ogni illusione e menzogna con cui oggi i media descrivono gli scossoni di borsa, che altro non sono che piccoli avvertimenti di quello che accadrà nei prossimi mesi. Sono le logiche conseguenze di élite che vogliono avere il potere assoluto senza dare nulla in cambio, neanche quel minimo di redistribuzione della ricchezza necessaria a garantire la pace e un benessere diffuso, attraverso modelli come quello indicato dalla Costituzione.
A noi non resta che aspettare, nella speranza di limitare i danni e uscire da un incubo di cui ora non si vede la fine. Forse dalla distruzione potrebbe nascere un vero cambiamento. Intanto ricordiamoci bene chi ha tracciato il solco per farci a cadere senza protezioni nel baratro in cui siamo ora. Non solo i personaggi sopracitati, sempre pronti ad uscire dal cilindro di qualche padrone per garantirgli i migliori risultati. Ricordiamoci anche di quei partiti che si sono prestati a completare il disastro e che oggi, perfino in campagna elettorale se ne vantano.







Premetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:
