
Partiamo dal presupposto che i Padri costituenti hanno messo nella nostra Costituzione tutto quello che era necessario affinché lo Stato formasse un modello sociale che puntava alla piena occupazione e garantiva l’istruzione, la salute, il risparmio, la previdenza al di sopra di qualsiasi astruso principio contabile. Questo per chi legge con attenzione la Costituzione è ciò che è stato effettivamente fatto, ma le forze regressive hanno comunque preso il sopravvento! Ciò è avvenuto in parte formando una classe dirigente che ha portato avanti questa ideologia neoliberista all’interno delle principali forze politiche, in parte attraverso l’adesione a trattati sovranazionali che hanno snaturato i principi sociali su cui si basava la nostra democrazia sostituendoli con dogmatici e immutabili principi contabili. Questi attraverso la continua e incessante propaganda mediatica sono entrati a far parte del modo di essere e di pensare della maggior parte dei cittadini, che spesso sono i primi a invocare meno stato, tagli alla spesa, abbattimento del debito pubblico…
Questi temi, il rigore, i conti pubblici in ordine, l’abbattimento del deficit e del debito pubblico, il fiscal compact, SONO TUTTI PRINCIPI LIBERISTI INCOMPATIBILI CON LO STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE! Essi vanno contro i diritti dei cittadini cancellando lo Stato, perché gli impediscono nei fatti il funzionamento. Quindi i partiti che mettono nel proprio programma elettorale questi principi, li considerano validi o eventualmente solo modificabili alla bisogna, ebbene ci stanno dicendo che NON FARANNO L’INTERESSE DEI PROPRI CITTADINI MA LAVORERANNO PER GARANTIRE IL SISTEMA DEGRADATO E DEGRADANTE CHE HA PORTATO L’ITALIA AD UNA CRISI EPOCALE DA CUI NON SI VEDE UN’USCITA!
Ma nonostante tutto i contabili rigoristi che tanto bene hanno rappresentato e governato il nostro paese negli ultimi anni non demordono. “Non tutte le promesse elettorali sono relizzabili. Abolire la legge Fornero sarebbe gravissimo!” – afferma il ministro Padoan!.
Ma gravissimo per chi? In un post che scrissi agli esordi del blog – fine settembre 2016 – parlavo proprio delle lettere e delle letterine con cui il nostro ministro dell’economia provava a contrattare o meglio a elemosinare spazi di manovra con i virtuosi membri non eletti della commissione europea. Lo ripropongo sotto per poi tornare a riflettere su quello che gli italiani dovrebbero aspettarsi da queste elezioni. Ecco il post:
Lettere, letterine e messaggi in bottiglia
Se avete la sensazione di vivere costantemente nella nebbia, di essere immersi in una nube nera che respirate ed entra intimamente a far parte del vostro essere, ebbene questa è la “coscienza collettiva” che si sta formando sulla spinta devastante del cosiddetto “risanamento”: il sogno di costruire una società nuova e migliore attraverso sacrifici immani che portano all’incenerimento di tutto ciò che i popoli europei avevano ricostruito dalle macerie e dalle sofferenze della seconda guerra mondiale. La spinta che seguì portò a realizzare democrazie sociali, con tutele e diritti che mai i popoli avevano potuto sperimentare prima e ora sembra che tutto ciò sia stato un lusso che non possiamo più permetterci. La CRISI è come un’onda lunga che non smette mai di cadere infrangendo ogni speranza e resistenza, è il motore per imporre ai cittadini, ormai sempre più sudditi e senza voci in capitolo, la rinuncia ad ogni sacrosanto diritto: LAVORO, PREVIDENZA, SERVIZI PUBBLICI, SANITA’, … Il bello è che le mezze verità che quotidianamente il mainstream dell’informazione di massa ci somministra hanno convinto i più che i diritti siano diventati privilegi e che tali privilegi siano le cause prime del disastro: sprechi, corruzione, casta, parassiti… Problematiche che esistono dall’alba dell’umanità sarebbero quindi i motivi del male che si sta scaricando su ognuno di noi. Ma se la disinformazione di massa può dare un’impressione di credibilità a queste pseudo-risposte, non può cancellare la nube nera che si è insinuata nella coscienza di milioni di persone: anche se molti ancora non riescono a prenderne consapevolezza, la sensazione è che l’inganno che ci hanno propinato sta per venire a luce piena e non credo che ci siano “controllori” in grado di prevederne le conseguenze. La nube si è iniziata ad intravedere già con” la lettera della BCE” al governo Berlusconi, dove nell’agosto 2011 una banca centrale nata al fine di mantenere la stabilità dei prezzi (cioè la temutissima inflazione) e realizzare una politica monetaria unica per i paesi dell’area euro, si occupava invece di dettare l’agenda ai futuri governi italiani. Governi rigorosamente nominati a garanzia della realizzazione di tali virtuose richieste, con i risultati che tutti noi viviamo giorno per giorno sulla nostra pelle: riforma delle pensioni, accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento dei dipendenti, significativa riduzione dei costi del pubblico impiego rafforzando il turnover e (se necessario) riducendo gli stipendi, accettazione di clausole automatiche di riduzione del deficit che specifichino che ogni scostamento dagli obiettivi stabiliti sia compensato con tagli orizzontali (col falciò) sulle spese… Sono esattamente i “PRIVILEGI” di cui parlavo sopra! Chiaramente l’intento dei burocrati europei era ed è solo quello di “normalizzarli” e renderli “sostenibili”! O no?
Tutto ciò ha un nome ormai entrato a far parte della nostra quotidianità: le RIFORME (DI)-STRUTTURALI!!! Esse nei fatti rappresentano quello che Marx definiva “misticismo logico”, cioè le istituzioni e le leggi che realizzano, invece che mirare al bene comune ed avere come soggetto l’uomo e il cittadino, con tutte le esigenze sociali di cui ha bisogno, rappresentano una “realtà ideale” che se ne sta occultamente dietro di loro: un vero e proprio capovolgimento in cui i cittadini invece di essere soggetti/fini dell’azione dello Stato, di fatto diventano i mezzi, le cavie da laboratorio della nuova società ultraliberista su cui si fonda il progetto europeo! E questo bel sogno, questo ideale, sta diventando l’incubo insostenibile pronto a svegliare bruscamente chi ancora dorme beato nel paradiso dell’Europa perduta! Fatte queste (doverose) premesse, fa sorridere parlare della “letterina” che pochi giorni fa il ministro dell’economia Padoan ha scritto sul Corriere della sera in risposta alla critiche fatte all’operato del governo da Paolo Mieli. Le critiche riguardavano i famigerati TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, o tradotto in linguaggio liberista corrente TAGLI AGLI SPRECHI! Questo perché ogni centesimo che lo Stato spende per i cittadini in servizi, o per gli stipendi dei dipendenti pubblici, o per le opere pubbliche,…. sarebbe sempre e comunque mal speso, ci sarebbero gli ingranaggi della burocrazia e le mani onnipresenti della corruzione, per non parlare poi dei fannulloni (vedi un esempio nel mio profilo o nella sezione Chi sono)! Per far ripartire l’economia bisogna tagliare, tagliare e ancora tagliare la spesa, cosa che il nostro ministro, si è prontamente premurato di dimostrare nella sua lettera di risposta mostrando i DATI: pensate che ” in Italia la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue.” Inoltre il ministro precisa che tale sforzo di risanamento e consolidamento delle finanze pubbliche per i cittadini italiani è stato sicuramente superiore a quello sostenuto da chiunque altro nell’Eurozona. Tali dati, aggiungo io, oltre ad essere preoccupanti dimostrano che la spesa pubblica italiana rapportata ad un pil che è da anni in stato comatoso è talmente bassa da essere ormai a livelli di quella dei paesi del terzo mondo. Ce ne accorgiamo dal fatto che invece di ricevere servizi migliori e più efficienti, di anno in anno ci viene tolto qualcosa! Ma il ministro non sembra pensarla allo stesso modo quando dice che i 25 miliardi di spesa lorda tagliati nella precedente finanziaria sarebbero stati effettuati solo sulle spese inefficienti e non invece sulla sanità o sulla scuola (tanto per citare due dei settori pubblici più martoriati dai cosiddetti tagli agli “sprechi”)! L’articolo si chiude però con un appello che secondo me il ministro Padoan rivolge all’Europa, un discorso apparentemente in contraddizione con quello detto sopra perché mirato ad evidenziare che la strada dei tagli e dell’austerità perseguita dai governi italiani molto più che altrove, non è più sostenibile e quindi è necessario concedere anche all’Italia la possibilità di fare maggiori investimenti pubblici! Ecco quindi svelati i veri destinatari della lettera: i commissari – burocrati – sacerdoti dell’austerità europei! Senza concessioni o maggiore flessibilità sui conti pubblici, il governo attuale non ha futuro e dovrà presto essere rottamato! Con quali conseguenze? I controllori credono davvero che la strada seguita fino ad ora possa essere sostenuta ancora a lungo? Anche se la maggior parte dei cittadini non si fermano a riflettere sui veri contenuti che soggiacciono in teatrini come quello aperto dalla lettera sopracitata, tali tematiche continueranno a modificare pesantemente i nostri stili di vita continuando a toglierci diritti senza darci nulla in cambio!
Ricordo che mio nonno mi raccontava sempre una storia: nel dopoguerra c’era in paese un ragazzo “semplice” che quando partecipava a dei pranzi si abbuffava a più non posso, al punto che quando gli iniziavano a saltare i bottoni della giacca chiedeva alla madre: ” Mà, basta?” Ecco, è arrivato il momento che la giusta capacità di discernimento inizi rapidamente a diffondersi tra di noi, dobbiamo iniziare a capire con maggiore chiarezza qual è il bene per noi stessi e i nostri figli, per fare quella “massa critica” necessaria a costringere chi ci comanda a cambiare strada facendogli perseguire almeno in parte i nostri sacrosanti diritti! Purtroppo però le questioni affrontate in questo post sono lontane dalla vita quotidiana, sono piuttosto come messaggi in bottiglia lanciati nel mare del web, destinati a vagare senza una meta precisa, senza la speranza di aprire una vera discussione nella società in cui viviamo! E nonostante il mio smisurato pessimismo continuo ogni giorno a sperare che ci sia qualcuno in grado di farmi cambiare idea…
E oggi dopo più di un anno siamo ancora qui a discutere di limiti EURO-imposti, limiti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: una pseudo-ripresa che non porta beneficio a nessuno, tranne a quei pochi gruppi industriali e finanziari che hanno depredato un paese in rovina e continueranno a farlo senza remore se il nuovo governo lavorerà solo per la cosiddetta “sostenibilità finanziaria” negando invece l’esigenza di liberarci dalla gabbia dei vincoli europei e far ripartire l’economia reale del paese. Perché in fondo il mio messaggio in bottiglia nel mare del web non rimane che questo: liberarci da un sistema dominato per anni dal “partito unico” (dell’euro e della finanza) – rappresentato trasversalmente da tutte le forze politiche presenti e passate, rimane impresa quasi impossibile – ma imparare a distinguere il vero dal falso, ciò che è necessario da ciò che è dannoso, è invece possibile! Sia questo puntare alla verità al di là di ogni ideologia e appartenenza politica che guidi le nostre scelte future, nella speranza che ci sia un cambiamento che venga dal basso, dalla nostra esigenza di cittadini che vogliono avere un futuro e decidere il meglio per sé stessi e per i propri figli.






Premetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

